Martin Scorsese

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Martin Charles Scorsese[1] (New York, 17 novembre 1942) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense, di origini italiane. Esponente della New Hollywood, è considerato uno dei maggiori e più importanti registi della storia del cinema. Temi centrali dei suoi film sono la violenza istintiva dell'uomo, la colpa, il peccato e la religione. Il suo stile, spesso caratterizzato da sequenze virtuosistiche e violenza iperrealista, trae ispirazione dalla Nouvelle Vague francese, dal Neorealismo italiano e dal cinema indipendente di John Cassavetes.

Rilevanti nella sua carriera i sodalizi con Daniel Day-Lewis, Harvey Keitel, Joe Pesci e soprattutto con Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. Tra i numerosi premi cinematografici ricevuti, l'Oscar alla miglior regia nel 2007 per The Departed, la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1976 per Taxi Driver, il Leone d'oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia nel 1995 e ben tre Golden Globe come miglior regista nell'ultimo decennio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

« Vivendo nella Little Italy di Manhattan potevi scegliere fra diventare gangster o prete. Io scelsi la via religiosa, ma finii per diventare un regista.[2] »

Martin Scorsese nasce il 17 novembre 1942 nel quartiere di Corona nel Queens, dove i genitori Luciano Charles Scorsese e Caterina Cappa si erano trasferiti dal Lower East Side di New York. I suoi nonni emigrarono dalla Sicilia, per la precisione da Polizzi Generosa e da Ciminna, in provincia di Palermo, agli inizi del XX secolo. Dopo i primi anni di vita nel Queens la famiglia di Scorsese in seguito a controversie con il proprietario della casa dove vivono in affitto si vedono costretti a tornare a Manhattan, in Elizabeth Street, una delle vie principali della cosiddetta "Little Italy", quartiere dove Scorsese vive una travagliata adolescenza a causa del suo forte asma e della sua piccola stazza, che non gli permettono di inserirsi nelle bande della zona. Parallelamente a questo suo emarginamento sviluppa una passione per il cinema, in particolare quello neorealista e western, e una forte credenza religiosa, arrivando a dire che gli unici luoghi in cui si sentisse davvero a suo agio fossero la chiesa e il cinema. L'asma procurò non pochi problemi a Scorsese, impedendogli anche di praticare attività sportive. Dato che non possiede una cinepresa disegna storyboard di film immaginari fin dalla pre-adolescenza, mostrando i disegni solamente al suo migliore amico.[3]

Verso il 1956 studia per diventare prete, ma cambia presto idea non riuscendo a conciliare la vita di religioso con i propri ritmi, e nel 1960 si iscrive al corso di cinematografia della New York University, dove dirige i suoi primi cortometraggi in 16 mm, tra cui La grande rasatura, corto simbolo per un'intera generazione di cineasti della New Hollywood, il quale è alla base di tutta la filmografia scorsesiana (i caratteri contenuti in questo cortometraggio saranno sempre presenti in tutti i lavori successivi del regista italo-americano).

Il suo primo lungometraggio ha una gestazione complicata. Nel 1965, grazie ad un prestito della NYU, inizia le riprese di un film intitolato Bring On the Dancing Girls, per poi lasciarle incompiute a causa di alcuni ostacoli nella produzione. Nel 1967, dietro consiglio del suo professore Haig Manoogian, riprende a lavorare al film, girando in 16 mm e intitolandolo I Call First. Dopo aver aggiunto una sequenza erotica, dietro consiglio del produttore, Scorsese fa uscire il film nel 1969, con il titolo definitivo Chi sta bussando alla mia porta?. Il film è interpretato da Harvey Keitel alla prima collaborazione col regista insieme alla produttrice Barbara De Fina e la montatrice Thelma Schoonmaker, la quale monterà tutti i film di Scorsese a venire senza nessuna eccezione.

Durante le vicissitudini di Chi sta bussando alla mia porta? Scorsese viene chiamato a dirigere I killers della luna di miele, ma dopo una settimana di riprese viene sostituito da Leonard Kastle. Nel 1970 partecipa alla realizzazione del film documentario Woodstock, come assistente alla regia e come supervisore del montaggio. Lo stesso anno dirige il documentario militante Scena di strada 1970, riguardante le manifestazioni contro la guerra del Vietnam.

Agli inizi degli anni settanta lascia New York per Hollywood, ed entra nella factory di Roger Corman. Il primo lavoro che riceve una vasta distribuzione viene prodotto proprio dalla American International Pictures di Roger Corman: America 1929 - Sterminateli senza pietà (1972), con Barbara Hershey e David Carradine.

I primi successi[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver girato America 1929 Corman propose a Scorsese di girare un altro film sullo stesso stile, ma il regista rifiutò fermamente per poter girare un film al quale pensava da oltre sei anni: Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno, girato con la stessa troupe del film precedente. Scorsese riversò molte delle esperienze vissute da adolescente in questo suo film, attingendo a persone da lui conosciute per caratterizzare i protagonisti del film, prigionieri della Little Italy e incapaci a fuggire da quello che diventa sempre più un inferno in terra, sempre in bilico fra salvezza e peccato. Nella pellicola vengono appurati quasi tutti i tratti stilistici connotativi del cinema di Scorsese: dal punto di vista umano, i protagonisti sono non solo persone comuni, ma veri e propri antieroi emarginati, mentre dal punto di vista artistico Scorsese ricorre ad una fotografia cupa e claustrofobica, incentivata dalla regia sperimentale e dalla musica popolare (la colonna sonora include tra l'altro una versione della canzone napoletana Maruzzella); inoltre, spesso in gioco sul grande schermo ci sono degli opposti, come la religione e la vita dei gangster. Tra le altre cose il film segnò l'inizio della prolifica collaborazione di Scorsese con Robert De Niro, presentatogli da Brian De Palma, che diventerà l'attore-feticcio di Scorsese e protagonista di alcuni dei suoi film più importanti fino al 1995 con Casinò, loro ultima collaborazione..

Dopo aver subito alcune critiche secondo le quali non avrebbe saputo girare un "film con protagonista una donna", girò come risposta Alice non abita più qui (1974) con protagonista Ellen Burstyn, la quale per il suo ruolo ha vinto il Premio Oscar alla Miglior attrice protagonista nel 1975.

Successivamente Scorsese gira il documentario Italoamericani (1974), che ha sempre dichiarato essere fra le preferite delle sue opere. Si tratta di una lunga intervista ai suoi genitori, che lancia uno sguardo sulla vita degli immigranti italiani a New York, in particolare nella Little Italy.

I grandi capolavori[modifica | modifica sorgente]

Da sinistra: Salvo Cuccia, Martin Scorsese e Vittorio De Seta al Tribeca Film Festival 2005

Tornato alla sua amata New York, Scorsese viene colpito da una sceneggiatura scritta da Paul Schrader dal titolo di Taxi Driver (1976), un'immersione nella mente distorta di un reduce dal Vietnam che non riesce a reinserirsi nella società a causa degli orrori vissuti durante la guerra; rappresentato come una discesa all'inferno è gran parte frutto del periodo di forte depressione vissuto da Schrader il quale ha riversato nella sceneggiatura tutte le sue ansie e insicurezze, portate in maniera cupa, nitida e sperimentale da Scorsese sullo schermo. Acclamato da critica e pubblico come un capolavoro fin dalla sua prima apparizione, è considerato uno dei film cardine della New Hollywood oltre che uno dei più disturbanti, radicali e rappresentativi dei cupi anni che stava passando non solo l'America ma gran parte del mondo occidentale, venendo all'unanimità considerato come uno dei più grandi film realizzati.[4]Nel ruolo del protagonista fu scelto di nuovo Robert De Niro, ed il film vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes del 1976 aggiudicandosi anche quattro nomination ai Premi Oscar, lanciando il nome di Scorsese fra i registi più promettenti della sua generazione.

Successivamente Scorsese dedica alla propria città un intero film, New York, New York (1977), un musical che vede ancora Robert De Niro, affiancato da Liza Minnelli, nel ruolo del protagonista. Nonostante il progetto ambizioso ed un cast in grande forma, questa pellicola non ottenne un buon riscontro di pubblico, e venne addirittura considerato da molti un film non pienamente riuscito rispetto ai precedenti film del regista, il quale in seguito al suo flop sprofondò in una grande depressione che lo spinse all'abuso di droghe e psicofarmaci.[5]

Malgrado il peggiorare delle sue condizioni fisiche Scorsese realizza un documentario sull'ultima esibizione live del gruppo musicale The Band, ovvero L'ultimo valzer (1978) nel quale appaiono volti celebri come Muddy Waters, Bob Dylan, Van Morrison, Eric Clapton, Neil Young e molti altri. Il film riscosse un grande successo nei festival e tra gli amanti della musica rock, facendo risalire mediaticamente il nome di Scorsese, che però continuò a sprofondare sempre di più nella depressione culminando nel settembre 1978 quando fu ricoverato in ospedale, per un'emorragia interna a causa dell'abuso di stupefacenti.

Scorsese dopo una lunga convalescenza si riprese grazie all'amico Robert De Niro che gli propose di girare Toro scatenato (1980), la biografia del pugile italoamericano Jake LaMotta. Toro scatenato, girato per ragioni artistiche interamente in bianco e nero, divenne in breve un vero e proprio film cult, nel quale Scorsese riversò tutta la sua sofferenza realizzando il film che ha definito il suo stile radicale, aggiudicandosi due Premi Oscar, al miglior attore protagonista e al montaggio di Thelma Schoonmaker, e facendo uscire il regista dal limbo nel quale era precipitato. Toro Scatenato è considerato tra le pietre miliari del cinema statunitense, inserito al quarto posto nella classifica dei migliori film statunitensi di tutti i tempi dall'American Film Institute.[6][7]

Nello stesso anno di Toro Scatenato il regista si sposa con Isabella Rossellini e fa un cameo nel film di Renzo Arbore Il pap'occhio, nella parte di un regista della televisione vaticana.

La coppia Scorsese-De Niro, però, non terminò ancora il sodalizio artistico ma diede vita ad un altro film, la commedia Re per una notte (1983), un ritratto impietoso degli atteggiamenti paradossali dettati dalla ricerca del successo nel mondo dello star system. Insuccesso sia di pubblico che di critica con gli anni è diventato un cult mantenendo inalterate le sue qualità di critica sociale e la sua profonda inquietudine celata sotto un'apparenza di commedia leggera.[8]

Nel 1985 Scorsese gira un piccolo film indipendente fuori dai canoni con protagonista Griffin Dunne, Fuori Orario. Segnato da un grottesco humour nero è una rappresentazione vicina all'incubo della vita notturna dei quartieri di New York, fra solitudine ed eccesso, che prende vita dall'avventura del protagonista che cerca in ogni modo di tornare alla sua abitazione, senza riuscire a fuggire dal quartiere nel quale è finito per una serie di equivoci. Definito da molti critici come Kafkiano e cupamente gioioso, i film è uno dei più amati dagli ammiratori del regista e uno dei più inventivi, vincendo la Palma d'oro per la miglior regia al Festival di Cannes del 1986.[9]

Le controversie e il ritorno al successo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1986 Scorsese gira un film su commissione: Il colore dei soldi, con Paul Newman e Tom Cruise, sequel de Lo spaccone a ben 25 anni di distanza dal film originale. Il film frutta a Paul Newman l'Oscar al miglior attore ma viene generalmente considerato come uno dei film meno personali di Scorsese nonostante il grande successo di pubblico all'uscita al cinema.

Uno dei progetti che il regista sognava da fare fin dagli anni '70 era quello di fare un film sulla vita di Gesù basato sul libro L'ultima tentazione di Cristo di Nikos Kazantzakis, libro contestato dai religiosi più convinti per il suo descrivere Gesù come una divinità ma prima di tutto come un uomo, il quale più volte è sul punto di cedere alla tentazione di vivere come una persona normale e di rifiutare il destino predispostogli da Dio. Nel 1983 sembrava poter essere possibile fare il film, ma la Paramount rifiutò di produrlo a seguito delle polemiche da parte di associazioni cattoliche. Il sogno di Scorsese si avverò nel 1988 quando adattò per il grande schermo il romanzo a patto però di usare un budget modesto, il quale ha determinato una veloce realizzazione del film e un mancato completamento di tutte le intenzioni del regista. Il film che ne venne fuori provocò un grande scandalo: L'ultima tentazione di Cristo (1988), con Willem Dafoe nei panni di Cristo, fin dalle sue prime apparizioni sollevò forti proteste e minacce di boicottaggio, con picchetti dei cristiani davanti ai cinema che sancì l'insuccesso del film. Il suo essere considerato come apocrifo e blasfemo mise in cattiva luce le vere qualità del film, come il regista ha dichiarato più volte: "Il mio film descrive Cristo come completamente divino e al tempo stesso completamente umano, solo così infatti la sua crocifissione ha un senso, se Gesù fosse solamente divino e non capace di provare le sensazioni di un uomo non proverebbe nessuna sofferenza nella crocifissione, e non avrebbe nessun valore per l'umanità. Il mio film è profondamente religioso e rispettoso della cristianità, ma non è stato capito."[10] Malgrado la forte contestazione all'uscita, il film è diventato con gli anni un cult, anche per la celeberrima colonna sonora composta da Peter Gabriel.

Nello stesso anno Scorsese collabora anche con il cantante Michael Jackson girando il videoclip della canzone Bad (dall'omonimo album) dalla durata di 18 minuti, dove il regista oltre a girare il videoclip della canzone costruisce anche una trama attorno alla vita di un giovane teppista degli anni '80 interpretato dallo stesso Jackson, creando una sorta di piccolo cortometraggio musicale.

Nel 1989 Scorsese partecipa al film collettivo New York Stories, formato da tre episodi da circa quaranta diretti rispettivamente da Scorsese, Francis Ford Coppola e Woody Allen. I tre registi, famosi per aver ambientato gran parte dei loro film nella città di New York, portano sullo schermo ognuno col proprio stile tre storie di vita nella grande mela. Malgrado i famosi nomi dei registi il film si rivelò un insuccesso sia di pubblico che di critica, la quale però sottolineò il valore dell'episodio girato da Scorsese, "Lezioni dal vero", con protagonisti Nick Nolte e Rosanna Arquette.[11]

Durante la lavorazione de Il colore dei soldi Scorsese lesse il romanzo Il delitto paga bene (Wiseguy) scritto da Nicholas Pileggi e basato sulla storia vera del gangster Henry Hill. Scorsese ne rimase fortemente colpito anche per le affinità con la sua infanzia nella Little Italy e nel 1990 lo portò sullo schermo con il titolo Quei bravi ragazzi (Goodfellas). Tornando a collaborare con Robert De Niro e Joe Pesci e scegliendo come protagonista il misconosciuto Ray Liotta il regista torna ad un grandissimo successo di pubblico e di critica. Scorsese introduce uno stile nevrotico e virtuoso mai visto prima, rileggendo completamente le regole dei film gangster e discostandosi nettamente dall'epopea classica raffigurata alla perfezione da Il Padrino di Coppola. Scorsese sfruttando tutto il proprio armamentario stilistico e i ricordi della sua infanzia ha portato sullo schermo un film di eccessi e omicidi dettati dall'istinto animale dei protagonisti, inserendo una colonna sonora martellante fatta di pezzi rock che sono quasi sempre presenti in sottofondo al film e sincronizzati con le immagini. Joe Pesci vinse un Oscar come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione del folle e crudele Tommy DeVito e Scorsese si guadagnò la terza nomination come miglior regista dopo quelle per Toro Scatenato e L'ultima tentazione di Cristo. Quei bravi ragazzi è considerato come uno dei migliori film gangster di sempre e compare costantemente nelle classifiche dei film preferiti di pubblico e critica.[12]

Dagli anni novanta al duemila: da De Niro a DiCaprio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988 Scorsese firmò un contratto con la Universal Pictures nel quale in cambio della produzione de L'ultima tentazione di Cristo il regista avrebbe girato un film più commerciale. Nel 1991 tenne impegno al suo debito e realizzò Cape Fear - Il promontorio della paura, remake dell'omonimo film del 1962 con protagonista ancora una volta Robert De Niro, nel ruolo di un fanatico religioso che perseguita un avvocato e la sua famiglia per averlo condannato al carcere per otto anni, a causa di uno stupro. Nonostante i toni più commerciali della pellicola Scorsese non rinuncia a inserire le proprie tematiche come le religiosità e il peccato anche in questo film, ottenendo un grande successo al box office ma al tempo stesso di critica, facendo guadagnare a De Niro la sua ultima nomination agli Oscar come miglior attore e lanciando la giovane Juliette Lewis.[13]

Il successivo film di Scorsese, tratto dall'omonima opera Premio Pulitzer della scrittrice Edith Wharton, fu L'età dell'innocenza (1993), film al quale il regista pensava da anni e che realizzò scegliendo come protagonisti Michelle Pfeiffer, Daniel Day-Lewis e Winona Ryder. Il film, opera in costume ambientata alla fine dell'Ottocento nell'alta borghesia newyorkese, è connotato da una straordinaria ricchezza di dettagli visivi e da una profonda analisi dei rapporti amorosi dell'epoca, che denuncia l'ipocrisia e i perbenismi della borghesia stessa; infatti il film è uno dei pochi del regista dove la violenza non è esplicita ma sottotraccia, insita nei comportamenti della "società bene" di quel periodo, che non tollerava deroghe alle leggi non scritte della moralità.[14]

Nel 1995 Scorsese esce nei cinema con un nuovo film dalle connotazioni gangster: Casinò, basato su una storia vera e adattato per lo schermo insieme a Nicholas Pileggi, con protagonisti Sharon Stone, Robert De Niro e Joe Pesci, epopea di quasi tre ore sulla nascita ed il declino delle bande criminali a Las Vegas dagli anni settanta in poi, oltre che analisi dei sogni di gloria andati in fumo dei protagonisti Sam Rothstein e Nicky Santoro, sia per l'eccesso di denaro e stupefacenti che logorarono sempre di più i loro ritmi di vita, sia che per la comune storia amorosa con l'attraente Ginger. Seppur ambientato a Las Vegas il film ha delle connotazioni fredde, a sottolineare la distorsione provocata dal denaro sui protagonisti del film, straniamento accentuato dalla violenza disturbante e diretta del film, tanto che Scorsese arrivò a dichiarare che non avrebbe mai più girato un film così truculento.[15][16]

Sul finire degli anni '90 Scorsese realizzò due film che furono un insuccesso di pubblico ma che ricevettero comunque ottimi consensi dalla critica; il primo è Kundun del 1997, dedicato alla vita e all'esilio del Dalai Lama, mentre è del 1999 il film Al di là della vita, basato sulla cupa sceneggiatura di Paul Schrader col quale Scorsese ha realizzato i propri film più disturbanti, come Taxi Driver e L'ultima tentazione di Cristo. Il protagonista del film è Nicolas Cage nel ruolo di un paramedico sull'orlo di una crisi nervosa, il quale ha visioni delle persone morte che non è riuscito a salvare in tempo.[17][18] Con l'avvento degli anni 2000 inizia il sodalizio artistico con Leonardo DiCaprio, il più significativo nella carriera del regista insieme a quello con Robert De Niro. Tale sodalizio porta alla realizzazione di nuove importanti pellicole, che diventano i più grandi successi di Scorsese al botteghino e lo conducono a vincere l'Oscar nel 2007.

I due kolossal e l'Oscar del 2007[modifica | modifica sorgente]

Martin Scorsese al centro tra Leonardo DiCaprio e Cameron Diaz a Cannes nel 2002

Fin dai tempi di Mean Streets Scorsese stava lavorando insieme al suo amico Jay Cocks su una storia ambientata a New York nella metà dell'Ottocento, che narrasse la nascita dell'America moderna basata su sangue e violenza, caratteristica che seppur addomesticata sarebbe rimasta evidente nei quartieri frequentati da giovane dal regista. Più volte sul punto di essere realizzato e annullato all'ultimo per problemi di budget, il kolossal ha finalmente preso vita nel 2000 quando cominciano le riprese, ed esce nel 2002 dopo varie vicissitudini col titolo di Gangs of New York. Girato quasi interamente nei maestosi set di Cinecittà, definito da Scorsese stesso come uno degli ultimi grandi kolossal realizzabili in studio, prima della totale supremazia del cinema digitale.[19] Ridotto a quasi tre ore rispetto alle otto ore originali, il film ha incontrato problemi in produzione esaurendo il budget quando ancora dovevano essere terminate le riprese, costringendo Scorsese e una piccola parte della troupe a girare in grande velocità senza più gli attori principali sul set, e incontrò parecchie problematiche anche in fase di montaggio. Il risultato del film è un'epopea epica, violenta e analizzatrice degli istinti degli uomini che hanno forgiato l'America, nata e cresciuta su violente battaglie fra bande per la supremazia sul territorio. Il film è la prima collaborazione fra Scorsese e Leonardo Di Caprio, oltre che seconda collaborazione del regista con Daniel Day-Lewis. Guadagnandosi ben dieci nomination agli Oscar non ne vinse nemmeno uno, sancendo comunque un ritorno di Scorsese a grandi produzioni.[20]

Nel 2004 è la volta di The Aviator, film basato sulla vita della leggenda di Hollywood Howard Hughes, per il quale il protagonista Leonardo Di Caprio ha vinto il Golden Globe come miglior attore e Cate Blanchett l'Academy Award come migliore attrice non protagonista. Anche in questo caso si è trattato di una produzione imponente, costato ben 110 milioni di dollari, ad oggi il film più costoso di Scorsese, premiato con ben 5 Oscar, di cui 4 in categorie tecniche: miglior fotografia (Robert Richardson), miglior montaggio (Schoonmaker), miglior scenografia (Ferretti-Lo Schiavo), migliori costumi (Sandy Powell). Il film scarnifica la vita di Hughes mostrando tutte le sue paure e ossessioni, come il disturbo ossessivo-compulsivo, esibendo le sue manie di grandezza molte volte irrazionali, ma senza criticarle o elogiarle, mostrando come una persona capace di grandi cose non riesca a capire quando fermarsi, e volando troppo in alto finisce per bruciarsi, proprio come il protagonista del film.[21]

Nel 2006 Scorsese torna a realizzare un film ad ambientazione gangster: The Departed, remake del film di Hong Kong del 2002 Infernal Affairs. Il film gioca sul ruolo dei due protagonisti, Leonardo Di Caprio, un poliziotto infiltrato nella cosca mafiosa di Frank Costello (interpretato da Jack Nicholson) e Matt Damon, viceversa, un infiltrato nella polizia che riferisce a Costello in anticipo le mosse delle forze dell'ordine. Per questo lavoro Scorsese riceve il suo primo Oscar come miglior regista e la pellicola viene premiata anche come miglior film, sceneggiatura non originale (a William Monahan) e montaggio (sempre alla Schoonmaker).[22]

Nel 2005 e 2008 Scorsese realizza anche due documentari musicali, rispettivamente No Direction Home, dedicato a Bob Dylan, e nel 2008 Shine a Light, dedicato ai Rolling Stones.

Produzioni recenti[modifica | modifica sorgente]

Il 17 gennaio 2010 Scorsese riceve il Golden Globe alla carriera e nello stesso anno esce nelle sale la quarta collaborazione fra il regista e Leonardo Di Caprio: Shutter Island, un thriller psicologico tratto dall'omonimo romanzo di Dennis Lehane pubblicato nel 2003. Nel film il protagonista, l'agente dell'F.B.I. Teddy Daniels, interpretato da Leonardo di Caprio, si trova ad affrontare, durante un'indagine in un inquietante ospedale psichiatrico, le sue paure e i suoi traumi irrisolti.[23]La pellicola è un'occasione per Scorsese di cimentarsi in un film di genere al confine fra horror e thriller, sposando la sceneggiatura alla propria padronanza registica.

Nel 2011 Scorsese dirige Hugo Cabret, tratto dal romanzo La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick[24]. Si tratta del primo film di Scorsese girato in 3D, scelta fatta completamente dal regista che ha cercato di utilizzare il potenziale di questa nuova tecnologia al massimo, tant'è che anche nell'edizione Home Video il film è uscito nello stesso formato, con abbinati gli appositi occhialini stereoscopici.[25] I due giovani protagonisti sono Asa Butterfield, Chloe Moretz[26], perseguitati da un cinico e grottesco Sacha Baron Cohen[27]. Il film ottiene ottimi consensi da parte della critica cinematografica, permettendo al regista di guadagnarsi il suo terzo Golden Globe come migliore regista e conquistando ben undici candidature al premio Oscar vincendone cinque. Nello stesso anno è uscito il suo documentario George Harrison - Living in the material world, un'incursione nella vita del famoso chitarrista dei Beatles, ed ha collaborato al restauro del capolavoro di Sergio Leone C'era una volta in America, restauro commissionatogli dagli eredi dello stesso Leone.

Il sodalizio con Leonardo Di Caprio continua con l'adattamento cinematografico di The Wolf of Wall Street, tratto dal libro omonimo e autobiografico di Jordan Belfort.[28] Un ritorno allo stile di Quei bravi ragazzi per un'analisi del mondo degli yuppies di fine anni '80, fra eccessi dettati dal denaro, dal sesso e dalla droga. Il film fa vincere a Di Caprio il secondo Golden Globe (nella categoria Miglior attore per film musical o commedia) e totalizza cinque nomination agli Oscar nelle categorie principali.[29]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Cortometraggi[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

Martin Scorsese con i Rolling Stones alla prima di Shine a Light

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Produttore[modifica | modifica sorgente]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premio Oscar[modifica | modifica sorgente]

Golden Globe[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 18 gennaio 2000[33]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ #83 Royal Descents, Notable Kin, and Printed Sources: A Third Set of Ten Hollywood Figures (or Groups Thereof), with a Coda on Two Directors, Americanancestors.org, 22 novembre 2011. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  2. ^ Martin Scorsese: «Potevo diventare un gangster o un prete» - Style.it
  3. ^ "Conversazioni su di me e tutto il resto" di Richard Schickel (2010), pag 19,20,21,22,23
  4. ^ Taxi Driver - MYmovies
  5. ^ http://www.ecoseven.net/dossier-cult/martin-scorsese-1976-1980-gli-anni-indimenticabili-da-taxi-driver-a-toro-scatenato-pt1
  6. ^ Toro scatenato - MYmovies
  7. ^ Toro scatenato
  8. ^ Re per una notte - MYmovies
  9. ^ Fuori orario - MYmovies
  10. ^ "Conversazioni su di me e tutto il resto" di Richard Schickel (2010), pag 228
  11. ^ New York Stories - MYmovies
  12. ^ Quei bravi ragazzi - MYmovies
  13. ^ Cape Fear - Il promontorio della paura - film 1991 - Movieplayer.it
  14. ^ L'età dell'innocenza - MYmovies
  15. ^ Conversazioni su di me e tutto il resto" di Richard Schickel (2010), pag 300
  16. ^ Casinò - MYmovies
  17. ^ Kundun - MYmovies
  18. ^ Al di là della vita - film 1999 - Movieplayer.it
  19. ^ Gangs of New York (2002) - Curiosità e citazioni - Movieplayer.it
  20. ^ Gangs of New York (2002) - Premi e nomination - Movieplayer.it
  21. ^ The Aviator - MYmovies
  22. ^ The Departed - Il bene e il male - MYmovies
  23. ^ http://www.imdb.com/title/tt1130884/?ref_=nv_sr_1
  24. ^ Scorsese's Hugo Cabret Is Underway. URL consultato il 15 luglio 2011.
  25. ^ Amazon.it: hugo cabret
  26. ^ Chloe Moretz: the Kick-Ass star of Let Me In, shortly to work with Scorsese. URL consultato il 15 luglio 2011.
  27. ^ [Martin Scorsese's 3-D kids' movie, 'Hugo': Watch the impossibly whimsical trailer New pictures of Scorsese's Hugo Cabret]
  28. ^ La coppia Scorsese-DiCaprio a caccia dei lupi di Wall Street - IlGiornale.it
  29. ^ http://www.imdb.com/title/tt0993846/awards?ref_=tt_awd
  30. ^ Film.it 25 maggio 2010
  31. ^ Cinema.fanpage.it 26 maggio 2010
  32. ^ Firstshowing.net 25 maggio 2010
  33. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Martin Scorsese[modifica | modifica sorgente]

  • M. Scorsese, The Age of Innocence: the shooting script
  • M. Scorsese, Gangs of New York: making the movie
  • M. Scorsese, A personal journey with Martin Scorsese through American Movies

Opere su Martin Scorsese[modifica | modifica sorgente]

  • R.A. Blake, Street Smart: The New York Of Lumet, Allen, Scorsese, And Lee
  • P. Brunette, Martin Scorsese: Interviews
  • R. Casillo, Gangster Priest: The Italian American Cinema of Martin Scorsese (Toronto Italian Studies)
  • M.T. Conard, The Philosophy of Martin Scorsese (The Philosophy of Popular Culture)
  • M. Desmond Nicholls, Scorsese's men: Melancholia and the Mob
  • A. Dougan, Martin Scorsese
  • P. Guralnick, Martin Scorsese presents the blues: a musical journey
  • M.T. Miliora, Scorsese Psyche on screen: Root and terms of characters in the films
  • B. Nyce, Scorsese Up Close
  • R. Riley, Film, Faith and cultural conflict: the case of M.S.'s The Last Temptation of Christ
  • J. Sanders, Scenes from the City: Filmmaking in New York
  • J. Sangster, Scorsese
  • E.M. Schorb, Scenario for Scorsese
  • C. Scorsese, Italianamerican: the Scorsese Family Cookbook
  • D. Thompson, Scorsese on Scorsese
  • R. Schickel, Conversations with Scorsese

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Oscar al miglior regista Successore
Ang Lee
per I segreti di Brokeback Mountain
2007
per The Departed - Il bene e il male
Joel ed Ethan Coen
per Non è un paese per vecchi

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