Boston Tea Party

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Litografia del 1846 divenuta l'icona classica del Boston Tea Party

Il cosiddetto "Boston Tea Party" (lett. "Ricevimento del tè di Boston") fu un atto di protesta da parte dei coloni della costa atlantica del Nord America diretta contro il governo britannico, in relazione alle loro recenti leggi sulla tassazione commerciale, con la quale vennero distrutte molte ceste di . Si svolse martedì 16 dicembre 1773 nel porto di Boston e fu vista da molti come la scintilla che fece iniziare la rivoluzione americana.

La situazione antecedente[modifica | modifica sorgente]

Le leggi sulla tassazione delle colonie tra il 1765 ed il 1767 accrebbero l'astio dei coloni verso il parlamento britannico relativamente ad una disparità tra le tasse pagate e la rappresentanza a Westminster. La protesta crebbe ed uno dei principali rappresentanti, John Hancock, con lo slogan "no taxation without representation" (niente tasse senza rappresentanti in parlamento) organizzò un sistema per boicottare il tè proveniente dalla Cina e venduto dalla Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Le vendite di quest'ultima nelle tredici colonie calarono da 320.000 a 520 sterline. La Compagnia delle Indie iniziò ad accumulare debiti nonché merce nei magazzini e senza avere all'orizzonte prospettive di miglioramenti anche perché i contrabbandieri, come il precedentemente citato Hancock, acquistavano tè dall'Olanda senza pagare tasse d'importazione. Il governo britannico fece passare allora il "Tea Act" che permise alla Compagnia delle Indie di vendere tè alle colonie senza l'obbligo di pagare tasse o dazi di alcun tipo al Regno Unito. Ciò permise alla compagnia di vendere il tè a metà del prezzo precedente e anche più economicamente di quello venduto in Inghilterra permettendole di contrastare anche le offerte dei mercanti e dei contrabbandieri delle colonie.

Questo non fu il primo colpo subito dalle colonie ad opera del governo della madrepatria. Nel 1764 vennero tassati zucchero, caffè e vino con lo "Sugar Act", nel 1765 qualsiasi materiale stampato con lo "Stamp Act" e nel 1767 il vetro la carta e la pittura con il "Townshend Acts". Il "Tea Act" del 1773 fu dunque la goccia che fece traboccare il vaso. Il risentimento per il trattamento di favore ricevuto dalla Compagnia delle Indie, la quale annoverava esponenti della lobby che esercitavano una grande influenza sul parlamento inglese, si fece subito sentire tra i coloni e specialmente tra i contrabbandieri benestanti. Vi furono alcune rivolte tra le quali quelle di New York e Filadelfia, ma quella che fu destinata a lasciare un segno nella storia fu quella di Boston.
La rimozione della tassa sul tè fu interpretata dagli abitanti delle colonie come un altro tentativo da parte del parlamento britannico di schiacciare la libertà americana. Samuel Adams, insieme ai contrabbandieri che avevano tratto profitto dal commercio del tè, intimò a tutti gli agenti ed ai consegnatari della Compagnia delle Indie Orientali di abbandonare il luogo terrorizzando chi avesse opposto un rifiuto con degli attacchi diretti ai magazzini ed alle residenze.[1].

Il primo vascello ad arrivare carico di tè fu il Dartmouth nel tardo novembre del 1773. I Sons of Liberty (Figli della Libertà) comandati da Adams iniziarono ad organizzare degli incontri per decidere le iniziative da prendere. Migliaia di persone presenziarono a questi incontri provenendo anche dalle zone circostanti. La folla sfidò la Compagnia, il parlamento inglese ed anche il governatore Thomas Hutchinson che si stava impegnando per permettere lo scarico della merce. L'incontro che si tenne il 16 dicembre alla Boston's Old South Meeting House fu il più grande visto sino ad allora, contando 8.000 partecipanti secondo la stima dell'epoca.

Il proprietario della Dartmouth ed il capitano Rotch convennero che il carico avrebbe dovuto essere riportato in Inghilterra e così decisero anche gli altri due vascelli presenti al porto, l'Eleonor ed il Beaver. Il governatore Hutchinson però decise di bloccare il porto e di vietare alle suddette navi di salpare senza aver scaricato il tè. Il 16 dicembre 1773, la notte prima della data prevista per lo scarico, il capitano Rotch si appellò al governatore per ottenere il permesso di lasciare il porto di Boston ed in seguito si presentò la sera stessa alla riunione di protesta per comunicarle il mancato assenso. Dopo aver appreso il rifiuto di Hutchinson e dopo varie ore di dibattito Samuel Adams si rivolse alla folla con le seguenti parole[2]:

« Questa riunione non può più fare nulla per salvare il paese »
(Samuel Adams)
I Sons of Liberty rovesciano il tè nel porto

I Sons of Liberty repentinamente si travestirono da indiani Mohawk[3] ed armati di asce e mazze si diressero verso Griffin's Wharf, il punto dove erano ancorate le navi. Il gruppo si divise in tre parti dirette da altrettanti comandanti e pronte ad imbarcarsi contemporaneamente. Una volta a bordo prontamente le ceste di tè vennero portate dalle stive sui ponti e successivamente il contenuto venne gettato in mare. In quella sera galleggiarono sulle acque del porto circa 45 tonnellate di tè, provenienti da 342 ceste, per un valore stimato dell'epoca di 10.000 dollari. Temendo una eventuale correlazione con il reato di alto tradimento i patrioti tentarono di eliminare ogni traccia possibile. Le scarpe vennero buttate in mare, i ponti delle navi vennero spazzati e venne fatto verificare ad ogni primo ufficiale che solo il tè venisse danneggiato.

Il tè stagnò nelle acque del porto per settimane. Vi furono dei tentativi da parte dei cittadini per recuperarlo ma prontamente vennero spedite delle barche che si occuparono di rendere il tè inutilizzabile battendolo con i remi[4].

Un altro vascello della Compagnia delle Indie avrebbe dovuto giungere a Griffin's Wharf ma non vi arrivò mai in quanto si arenò sulla spiaggia di Provincetown. La particolarità sta nel fatto che 54 ceste di tè vennero recuperate e giunsero puntualmente nelle teiere degli abitanti di Boston[5].

Reazioni[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione del Boston Tea Party

Le decisioni del governatore Hutchinson provocarono una crisi. Se si fosse comportato come gli altri governatori ed avesse permesso ai capitani di risolvere la faccenda con i coloni probabilmente le navi sarebbero salpate senza scaricare la merce. Lord North ammise che se i coloni avessero continuato nel rifiuto di importare per altri sei mesi il Tea Act sarebbe stato abrogato.

In Gran Bretagna anche i politici che erano considerati a favore delle colonie protestarono, consentendo così un'unione totale tra i partiti contro le colonie. Frederick North, il primo ministro inglese, disse per l'occasione[6]:

« Indipendentemente dalle conseguenze dobbiamo rischiare qualcosa. Se non lo facciamo tutto è perduto »
(Frederick North)

Il governo inglese era convinto che il "tea party" fosse stata un'azione che non poteva rimanere impunita e rispose nella primavera 1774 stabilendo nuove leggi, che furono conosciute come le "leggi intollerabili" o anche "leggi coercitive", con cui si chiudeva il porto di Boston e si riducevano le autonomie del Massachusetts. Inoltre John Hancock, Samuel Adams, Joseph Warren e Benjamin Church vennero accusati del crimine di alto tradimento[7].

Benjamin Franklin riconobbe che per riaprire il porto il tè distrutto andava ripagato. Lord North ricevette la visita di alcuni mercanti di New York che si offrirono di estinguere il debito ma le offerte vennero rifiutate[8]. Molti coloni, anche non di Boston, si impegnarono ad astenersi dal bere tè per protesta, passando a caffè, tisane e Balsamic hyperion (tratto da foglie di lampone). Questa protesta non durò a lungo, ma nell'autunno 1774 da Filadelfia le colonie decisero il boicottaggio sistematico di tutte le merci inglesi come pressione per ottenere l'autogoverno.

Alcuni coloni in seguito vennero ispirati dal "tea party" a sviluppare atti di protesta, provando così che la notte del 16 dicembre 1773 fu uno dei principali catalizzatori che condussero alla guerra di indipendenza americana. Inoltre l'evento permise di raccogliere numerosi appoggi per i rivoluzionari delle tredici colonie che in seguito avrebbero avuto la meglio nella loro lotta per l'indipendenza.

Nel febbraio 1775 il Parlamento britannico votò la cosiddetta "soluzione conciliante" (conciliatory resolution) che prevedeva l'abolizione delle tasse per tutte le colonie che avessero contribuito in maniera soddisfacente alla difesa del regno ed avessero mantenuto gli ufficiali dell'impero. Ma ormai era tardi: quella primavera iniziò la guerra di indipendenza americana. Il famigerato Tea Act fu abrogato solo con la legge sulla tassazione delle colonie del 1778. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti era già stata approvata da due anni.

Partecipanti al Boston Tea Party[modifica | modifica sorgente]

Lista dei partecipanti al Boston Tea Party, ordinati in ordine alfabetico[9]:

Francis Akeley (Eckley), Nathaniel Barber, Samuel Barnard, Henry Bass, Joseph Bassett, Edward Bates, Adam Beals Jr, Thomas Bolter, David Bradlee, Josiah Bradlee, Nathaniel Bradlee, Thomas Bradlee, James Brewer, John Brown, Seth Ingersoll Browne, Stephen Bruce, Benjamin Burton, Nicholas Campbell, George Carleton, Thomas Chase, Nathaniel Child, Benjamin Clark, Jonathan Clark, John Cochran, Gilbert Colesworthy, Gersham Collier, Adam Collson, James Foster Condy, Daniel Coolidge, Joseph Coolidge, Samuel Coolidge, Samuel Cooper, William Cox, Thomas Crafts, John Crane, … Crockett, Obadiah Curtis, Thomas Dana, Jr. Robert Davis, John DeCarteret, David Decker, John Dickman, Edward Dolbeare, Samuel Dolbeare, John Dyar, Jr. Joseph Eaton, Joseph Eayres, Eckley (vedi Francis Akeley), Benjamin Edes, William Etheridge, Samuel Fenno, Samuel Foster, Thomas Fracker, Nathaniel Frothingham, Jr. John Fulton, John Gammell, Eleazer Gay, Thomas Gerrish, Samuel Gore, Moses Grant, Nathaniel Greene, Timothy Guy, Samuel Hammond, Peter Harrington, William Haskins, William Hendley, George Robert Twelves Hewes, John Hicks, Samuel Hobbs, John Hooton, Elisha Horton, Elijah Houghton, Samuel Howard (nato Hayward), Edward Compton Howe, Jonathan Hunnewell, Richard Hunnewell, Richard Hunnewell, Jr., Thomas Hunstable, Abraham Hunt, Daniel Ingersoll, Daniel Ingoldson, Charles Jameson, Robert Jameson, Jared Joy, David Kinnison, Robert Lash, Amariah Learned, Joseph Lee, Nathaniel Lee, Amos Lincoln, John Locke, Matthew Loring, Joseph Lovering, Joseph Ludden, David Lyon, Thomas Machin, Ebenezer MacIntosh, Peter McIntosh, Archibald MacNeil, John Marston, Martin, probabilmente Wm. P., Thompson Maxwell, John May, Mead, probabilmente John, Henry Mellius, Thomas Melville, Aaron John Miller, James Mills, William Molineaux, Francis Moore, Thomas Moore, Anthony Morse Joseph Mountfort, Eliphalet Newell, Joseph Nicholls, Samuel Nowell, Joseph Pearse Palmer, Jonathan Parker, Joseph Payson, Samuel Peck, John Peters, William Pierce, Isaac Pitman, Lendall Pitts, Samuel Pitts, Thomas Porter, Henry Prentiss, Nathaniel Prentiss, Rev. John Prince, Edward Procter, Henry Purkitt, Seth Putnam, John Randall, Joseph Reed, Paul Revere, Benjamin Rice, Jonathan Dorby Robins, Joseph Roby, John Russell, William Russell, John Sawtelle, George Sayward, Edmund Sears, Robert Sessions, Joseph Shed, Benjamin Simpson Peter Slater, Jr., Samuel Sloper, Ephriam Smith, Josiah Snelling, Thomas Spear, Samuel Sprague, John Spurr, James Starr, Phineas Stearns, Ebeneezer Stevens, James Stoddard, Elisha Story, James Swan, Abraham Tower, Bartholomew Trow, John Truman, Benjamin Tucker Jr, Thomas Urann, James Watson, Henry Wells, Thomas Wells, Josiah Wheeler, John Whitehead, David Williams, Isaac Williams, Jeremiah Williams, Thomas Williams, Nathaniel Willis, Joshua Wyeth, Thomas Young, Connor Kenway.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il Boston Tea Party è presente nel videogioco Assassin's Creed 3

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brands, H.W. Benjamin Franklin - Anchor Books, 2000
  2. ^ Old South Meeting House dal sito ufficiale di Boston
  3. ^ From revolution to reconstruction: Essays: Boston Teaparty: Boston Teaparty
  4. ^ Hawkins, pg. 39
  5. ^ Unger, pg. 169
  6. ^ Cobbett, Parliamentary History of England, XVII,
  7. ^ Unger pg. 175
  8. ^ Ketchum, pg. 262
  9. ^ Boston Tea Party - participants

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • B.W.Labaree - The Boston Tea Party - Northeastern University Press, 1979
  • S.Kroll/P.Fiore - The Boston Tea Party - Holiday House, 1998

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]