Apache

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Apache
Apache
Ritratti apache
Luogo d'origine Stati Uniti Stati Uniti (Arizona, Nuovo Messico e Oklahoma)
Popolazione 56.060 (autoidentificati)[1]
Lingua Chiricahua, jicarilla, lipan, Kiowa Apache, mescalero, apache occidentale
Religione Chiesa nativa americana, cristianesimo, religione tribale sciamanica tradizionale
Gruppi correlati Navajo, Dene
Ragazza apache con cesto. Foto di Carl Werntz, circa 1902, Biblioteca del Congresso
Distribuzione delle tribù Apache nel XVIII secolo Distribuzione delle tribù Apache nel XVIII secolo
Distribuzione delle tribù Apache nel XVIII secolo
Distribuzione delle tribù Apache nel 2006

Gli Apache /aˈpætʃe/ (dalla parola zuni Apachu che significa "nemico") sono una popolazione nativa dell'area sud occidentale dell'America Settentrionale; il nome con cui sono soliti designarsi è però "Dineh"(il popolo). Originariamente gli Apache erano divisi in quatro bande principali:iBendokhoe,i Chokonen,i Chihenne e i Nedni, ognuno di questi era a sua volta composto da numerose bande locali. Gli Apache erano un popolo nomade, dedito alla caccia e alla raccolta. L'agricoltura era poco sviluppata, ma con il passare del tempo iniziarono a piantare granturco e meloni; l'usanza apache prevedeva che al momento del matrimonio l'uomo si stabilisse presso i parenti della sposa.

L'abitazione degli Apache era costituita dal Wickiup, ossia una piccola capanna fatta di frasche che aveva una forma sferica o a cupola. La dimensione e l'accuratezza della costruzione variava a seconda della maggiore o minore abbondanza nel luogo delle materie prime. L'intelaiatura era costituita da un cerchio di pali o piccoli tronchi incurvati, legati al centro. Lo spazio veniva riempito con foglie di yucca o sterpaglia presa nel deserto. Venivano anche utilizzate erba o canne prese nei letti dei fiumi. In cima vi era un foro per far fuoriuscire il fumo. All'esterno venivano disposte delle tele per ridurre gli spifferi, mentre una pelle o un piccolo lembo di coperta serviva come porta. La costruzione del Wickiup spettava esclusivamente alla donna e per costruirlo occorrevano circa quattro ore. Spesso vicina al Wickiup vi era un'ampia struttura di rami chiamata ramada, conosciuta anche come ghiacciaia della squaw, la quale veniva utilizzata come ripostiglio per il cibo e per i lavoro all'aperto.

Abitualmente gli Apache vestivano con abiti di pelle di daino e portavano i capelli lunghi e sciolti, tenuti fermi da una benda allacciata intorno alla testa; gli uomini indossavano pure un gonnellino aperto sui fianchi. I loro alti mocassini, allacciati sotto le ginocchia, erano un'importante parte del loro abbigliamento, poiché il terreno era coperto di rovi, boscaglia e cactus ed essi erano prevalentemente corridori d'incredibile resistenza. Le donne Apache avevano un ruolo importante nella vita familiare: raccoglievano cibo, legna e acqua e intrecciavano canestri con eccezionale precisione.

Gli Apache praticavano una religione magico-sciamanica tenendo in grande considerazione il culto degli antenati e degli spiriti. I guerrieri seguivano riti propiziatori e scaramantici sia alla loro prima campagna sia prima di ogni battaglia.[2]
Dal punto di vista artistico hanno prodotto statuette di pietra, feticci e bambole rappresentanti i kachina (spiriti degli antenati), raffigurazioni con sabbie colorate, tessitura di mantelli e di coperte, gioielli di conchiglie o di argento.[3]

Alla fine del sec. XVII i gruppi Apache presero a integrare la loro tradizionale economia con numerose razzie contro gli insediamenti spagnoli e, più tardi, contro le carovane dei pionieri dirette a ovest. Oggi sono confinati in riserve nel Nuovo Messico, in Arizona e parzialmente in Oklahoma. Pur adattandosi alle mutate condizioni economiche, gli Apache delle riserve hanno mantenuto gran parte dei loro costumi e riti tradizionali.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

J. L. Haley Apache Mursia, Milano ISBN 9788842525039

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Census.gov Census 2000 PHC-T-18. American Indian and Alaska Native Tribes in the United States: 2000. US Census Bureau 2000. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  2. ^ "Il ramo d'oro" di James Frazer, ediz. Newton&Compton, Roma 1992 - (pag.250 alla voce "Tabù dei guerrieri")
  3. ^ Gabriel Mandel, Arte Etnica, Mondadori, Milano, 2001, pag.145

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