Colonizzazione europea delle Americhe

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Carta dell'America settentrionale attribuita all'abate Bernou (circa 1681). La carta mostra i risultati delle spedizioni di padre Marquette e L. Jolliet (1673) e di Cavelier de la Salle nella valle del Mississippi. Vi si vede l'insediamento di tre forti costruiti nel 1679 e 1680: fort de Conty (presso le cascate del Niagara), fort des Miamis (a sud del lago Michigan), fort Crèvecoeur (sulla riva sinistra dell'Illinois). Il corso del Mississippi è raffigurato soltanto fino alla confluenza con l'Ohio.

La colonizzazione europea delle Americhe è un termine che, nella storiografia più diffusa indica l'operazione di esplorazione, conquista e colonizzazione compiuta a partire dal 1492 da parte di molti stati europei tra i quali Spagna, Olanda, Portogallo, Francia e Inghilterra. Anche se le motivazioni principali erano quelle di ampliare le attività commerciali, civilizzare e propagare la fede cristiana nel "Nuovo Mondo", il processo di colonizzazione produsse in effetti la sistematica distruzione culturale, e in molti casi anche fisica, delle popolazioni locali nel corso dei secoli successivi. Si può dire che questa colonizzazione finì solo nella seconda metà del secolo XIX con la conquista del Far West da parte degli statunitensi.[senza fonte]

Secondo altre correnti minoritarie[1] della storiografia contemporanea, l'espressione "scoperta delle Americhe", usata per designare il fenomeno della colonizzazione europea delle Americhe, non dovrebbe più essere utilizzata, in quanto considerata portatrice di un punto di vista nettamente eurocentrico, oltre ad essere probabilmente inesatta: secondo i sostenitori di tale tesi, la vera scoperta fu effettuata dalle prime popolazioni che arrivarono a piedi durante l'ultima glaciazione passando sopra all'attuale Stretto di Bering. Inoltre, dal ritrovamento di resti vichinghi in Terranova, sappiamo che essi giunsero ben prima di Colombo; sarebbero quindi confermate le "Saghe del Vinland", in cui è narrato che i primi a giungervi furono i vichinghi (Leif Ericsson, figlio del proscritto Eirik Raude), giunti intorno all'anno 1000 a Terranova, nell'odierno Canada, che venne chiamata Vinlandia (dall'antico norvegese vin, pianura e land, terra). Per questi motivi, i sostenitori di tale tesi preferiscono parlare di "conquista delle Americhe", ponendo così l'accento sulle violenze commesse dai Conquistadores nel cosiddetto "Nuovo mondo" e soprattutto dai coloni inglesi in America Settentrionale, che hanno portato i nativi a vivere in riserve.

Secondo gli oppositori, questa tesi non tiene però conto della differenza tra "scoperta" e "approdo": perché si verifichi effettivamente una scoperta, è necessario che l'esperienza odeporica, di viaggio, sia accompagnata da un'acquisizione stabile e duratura di conoscenze che si riflettano sulla cultura del popolo "scopritore", o - come nel caso dei viaggi di Colombo - dell'intero globo. I vichinghi abbandonarono invece quelle terre dopo il peggioramento delle condizioni climatiche, e il ricordo del Vinland fu perso, invalidando i relativi reperti cartografici[2][3].

I viaggi di Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggi di Cristoforo Colombo.
Colonizzazione europea delle Americhe
Colonizzazione spagnola delle Americhe
Colonizzazione portoghese delle Americhe
Colonizzazione francese delle Americhe
Colonizzazione inglese delle Americhe
Colonizzazione italiana delle Americhe
Colonizzazione danese delle Americhe
Colonizzazione olandese delle Americhe
Colonizzazione curlandese delle Americhe
Colonizzazione tedesca delle Americhe
Colonizzazione russa dell'America
Colonizzazione scozzese delle Americhe
L'arrivo di Colombo a San Salvador

Con la conquista del regno di Granada (1491), l'ultimo territorio iberico ancora in mano ai musulmani, la Castiglia aveva libero accesso alle coste atlantiche, ma si trovava la costa africana e le isole atlantiche sbarrate dai portoghesi.

Proprio per questo i sovrani Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia accettarono l'impresa proposta loro dal genovese Cristoforo Colombo.

In realtà essa si basava su un errore di calcolo: Colombo era convinto che la circonferenza terrestre fosse molto minore di quanto non sia effettivamente e credeva di riuscire a raggiungere in tempi relativamente brevi l'Oriente descritto da Marco Polo, ovvero intendeva buscar el Levante por el Poniente.

Questo errore e l'aiuto dei venti alisei permisero a Cristoforo Colombo di scoprire l'America il 12 ottobre 1492, di venerdì, e sbarcare il giorno seguente su una delle isole Lucaie, che venne battezzata San Salvador in onore di Gesù Cristo Salvatore, per poi toccare altre isole tra cui l'isola Santa Maria, Grande Exuma, Grandi Antille, Haiti dopo settanta giorni di navigazione su tre piccole navi, la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

Da quel momento, quella parte di mondo divenne terra spagnola, almeno secondo la volontà di Colombo stesso che ne prese possesso, senza nessuna consultazione con gli abitanti, a nome dei reali di Spagna.

Seguirono a questo altri quattro viaggi nel periodo tra il 1492 e il 1500, in cui Colombo continuò l'esplorazione dei Caraibi, raggiungendo a sud le foci dell'Orinoco e ad ovest Panamá.

Nicchia commemorativa della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo in un palazzo di via Gramsci, al porto antico di Genova

Il primo ad intuire, però, che quelle terre non erano l'Oriente ma un nuovo continente fu nel 1507 il fiorentino Amerigo Vespucci con le sue esplorazioni lungo le coste del Brasile e dell'Argentina. Amerigo Vespucci viaggiò inizialmente nel Nuovo Mondo nel 1497 e probabilmente toccò terra nell'attuale penisola della Guayira (Colombia). Ciò si deduce dalle sue lettere a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici sulla cultura degli indigeni nativi.

Successivamente Vespucci viaggiò nel Nuovo Mondo nel 1499, insieme a Alonso de Ojeda e Juan de la Cosa, il famoso pilota di Cristoforo Colombo. In questo viaggio Vespucci esplorò le coste del Brasile e fu il primo europeo ad individuare l'estuario del Rio delle Amazzoni. Vespucci fece altri due viaggi nel Nuovo Mondo, nei quali esplorò le coste del Brasile e della Patagonia.

Amerigo Vespucci intuì che il Nuovo Mondo era un continente separato dagli altri tre conosciuti, ed inviò delle lettere a Firenze dove esprimeva le sue convinzioni. Fu in seguito a queste lettere, interpretate da cosmografi europei, che il Nuovo Mondo fu battezzato America in onore di Amerigo Vespucci.

Nel 1513 si ebbe la conferma che l'America era un nuovo continente. Infatti, lo spagnolo Vasco Núñez de Balboa attraversò via terra l'istmo di Panamá e scoprì un nuovo oceano poi chiamato Pacifico per la tranquillità delle sue acque al momento della scoperta.

Retrodatazione della scoperta dell'America[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colonizzazione vichinga dell'America.

Prima di Colombo già alcuni popoli avevano compiuto dei tentativi verso il nuovo continente, come ad esempio i Vichinghi, gli scandinavi ed infine gli stessi portoghesi. Alcuni colonizzatori islandesi erano giunti in Groenlandia all'inizio del X secolo, mentre le isole Azzorre, che pure si trovano al largo nell'Atlantico, erano già state colonizzate dai portoghesi.

La questione se i Vichinghi siano giunti o meno nel Nordamerica molto prima di Colombo (forse intorno all'anno 1000) è stata a lungo dibattuta dagli storici. Sappiamo che intorno al 980 i Vichinghi islandesi scoprirono la Groenlandia e, trovandola disabitata, si insediarono sulla costa sud-occidentale. Le prime ipotesi di un successivo sbarco e addirittura di tentativi di insediamento dei Vichinghi in zone come Labrador e Terranova trovavano giustificazione soprattutto in alcuni passi della saga di Erik il Rosso, in cui veniva menzionato un viaggio di Erik in una regione oltre oceano detta Vinland, abitata da un popolo (gli Skrælingar) che sembrava corrispondere con le prime descrizioni dei nativi americani a opera dei successivi esploratori europei.

Nel 1961, la scoperta di tombe vichinghe dell'XI secolo a L'Anse aux Meadows, ha fornito una prova della correttezza di questa ipotesi. Oggi si considera certo che i vichinghi giunsero, oltre che in Groenlandia, anche a Terranova.

Sebbene Colombo fu preceduto da altri navigatori/popoli migranti nessuno di questi viaggi presunti o reali ebbe un impatto sulla Storia.[4]

Secondo il giornalista Ruggero Marino[5] la scoperta dell'America da parte di Colombo sarebbe da anticipare di qualche anno. Secondo queste tesi, il navigatore avrebbe compiuto già nel 1485 un viaggio che lo avrebbe portato nel Nuovo Mondo. Questo lo si potrebbe dedurre da vari indizi: la rotta seguita da Colombo nel primo viaggio nel 1492 segue esattamente le correnti; inoltre l'ammiraglio è così sicuro di raggiungere le nuove terre che, per sedare una rivolta, promette di navigare soltanto per altri tre giorni e proprio nella notte fra il secondo e il terzo giorno arriva a destinazione. Inoltre, sulla tomba di papa Innocenzo VIII c'è scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Il papa però morì il 25 luglio 1492, alcuni giorni prima della partenza ufficiale. Naturalmente l'autore di detta iscrizione può avere sia fatto semplice riferimento all'ultimo anno solare in cui visse Innocenzo VIII, appunto il 1492, quanto all'oggi noto ruolo di "protettore" che detto Papa ebbe nei confronti di Colombo, per mezzo del suo logoteta presso la corte di Spagna Alessandro Geraldini (autore del resoconto di viaggio: "Itinerarium ad Regiones Sub Aequinoctiali Plaga Constitutas"[6]).

È da notare tuttavia che il navigatore turco Piri Reìs, nella sua famosa mappa, realizzata nei primi decenni del XVI secolo, annotò che la zona delle Antille era stata scoperta nell'anno del calendario islamico 896 (corrispondente al 1490/1491 dell'era cristiana) da parte di un genovese infedele di nome Colombo.[7] Lo stesso Reìs dichiarò che alcune delle fonti a cui aveva attinto per realizzare la sua opera erano le mappe usate da Colombo.

La divisione del Nuovo Mondo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1493 il re Ferdinando d'Aragona ottenne dal papa Alessandro VI (1491-1503) una bolla pontificia, la Inter Caetera, che sanciva il possesso della Castiglia di tutte le terre scoperte e cristianizzate al di là di una linea teorica che si trovava a circa cento miglia marine dalle isole Azzorre e Capo Verde.

Nel 1494 però, i sovrani di Spagna dovettero accordarsi con il re del Portogallo Giovanni II con il trattato di Tordesillas che spostava la linea di demarcazione fra le rispettive aree di influenza ancora più ad occidente per altre ottocento miglia marine. Questa nuova linea dava al Portogallo le terre dell'attuale Brasile.

Altri esploratori e colonizzatori[modifica | modifica sorgente]

Francobollo commemorativo del cinquecentenario della scoperta dell'America, emesso dalle Postverk Føroya (Fær Øer)

Dopo Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci altri esploratori inviati dalla corona spagnola e, successivamente, dagli altri monarchi europei ampliarono la conoscenza del Nuovo Mondo:

Periodo dei Conquistadores[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquistadores e Colonialismo spagnolo.
La battaglia di Cajamarca tra gli spagnoli di Francisco Pizarro e gli Inca di Atahualpa in un'incisione di Johann Theodor de Bry

Il periodo dei conquistadores va dal 1519 al 1560. Fino al 1519, i navigatori erano spinti in realtà dall'idea di raggiungere le Indie e di poter commerciare con l'Oriente, in special modo con le Isole delle Spezie (Molucche, oggi facenti parte dell'Indonesia). In seguito ai viaggi e alle intuizioni di Amerigo Vespucci fu chiaro che il Nuovo Mondo non era l'Asia ma un nuovo continente.

Iniziò quindi una ricerca spasmodica di un passaggio che potesse comunicare l'oceano Atlantico con un altro mare da dove si potesse arrivare "facilmente" all'Asia. Vasco Nunez de Balboa fu il primo europeo ad individuare questo mare. Nel 1513 attraversò le montagne di Panamá ed individuò un nuovo mare che chiamò "Mare del Sud". Si pensava ad un passaggio marittimo che permettesse di raggiungere il Mare del Sud: lo cercò Juan Díaz de Solís nel 1515, ma morì nel Rio della Plata attaccato da indigeni. La spedizione che ebbe fortuna nel trovare il passaggio marittimo fu quella di Ferdinando Magellano, che nel 1519 attraversò lo stretto a lui intitolato, navigò nell'oceano Pacifico e giunse, finalmente, alle isole delle Spezie (Molucche). A partire dal 1519, quando fu chiaro che l'America oltre a essere un nuovo continente era separata dall'Asia da un immenso oceano, gli esploratori del Nuovo Mondo, furono spinti da altri motivi. Siccome gli indigeni americani facevano largo uso di monili in oro, si diffuse la leggenda che all'interno del continente americano vi fossero immense quantità d'oro e città fantastiche dove si viveva nell'abbondanza. Quando Hernán Cortés conquistò il Messico e Francisco Pizarro il Perù, entrambi si appropriarono di grandi quantità del prezioso metallo e la leggenda di una città nascosta all'interno del continente e pavimentata d'oro si ingrandì. La leggenda dell'"Indio Dorado", poi abbreviata in El Dorado, originatasi nella laguna di Guatavita nell'attuale Colombia, non fece altro che spingere altri uomini a cercare il mitico regno perduto o la leggendaria città d'oro. E così altri esploratori occuparono gran parte della loro vita a cercare l'El Dorado. Ad esempio, Diego de Ordaz risalì l'Orinoco alla ricerca della mitica città. Francisco de Orellana partecipò ad una spedizione capeggiata dal fratello di Francisco Pizarro, Gonzalo, alla ricerca del "Pais de la canela y de El Dorado". Nella spedizione navigò lungo gran parte del corso del Rio delle Amazzoni. Francisco Vazquez de Coronado cercò a lungo le sette città di Cibola nel continente nord americano. Gonzalo Jimenéz de Quesada intraprese una lunga spedizione nel territorio del Meta (Colombia) alla ricerca sempre dell'El Dorado. E Lope de Aguirre lo cercò a lungo unendosi ad una spedizione capeggiata da Pedro de Ursúa. Senza il mito eterno dell'El Dorado la colonizzazione delle Americhe si sarebbe svolta in altre forme e soprattutto con altri tempi. In questi viaggi di scoperta i vari esploratori fornirono importanti informazioni per i futuri colonizzatori, mapparono un intero continente, senza mai trovare la mitica città o l'indio dorado delle leggende, la cui ricerca continua ancora oggi.

I conquistadores[modifica | modifica sorgente]

Fin dopo i primi viaggi di Colombo gli spagnoli organizzarono nelle isole caraibiche degli insediamenti stabili e dei governatorati coloniali come a Cuba. Il primo, però, ad organizzare una spedizione di conquista verso la terraferma fu Hernán Cortés. Egli il 18 febbraio 1519 con undici navi, poche decine di cavalli e alcuni pezzi d'artiglieria, partì da Cuba verso l'odierno Messico. Dopo aver sostato sull'isola di Cozumel e aver costeggiato lo Yucatan, fondò sulla costa messicana la piazzaforte di Veracruz. Da lì si mosse alla conquista dell'Impero Azteco e nell'arco di pochi mesi, sfruttando le rivalità e conflittualità tra le varie popolazioni facenti parte dell'impero, entrò a Tenochtitlan, la capitale azteca. L'anno successivo, però, egli dovette lasciare la città per fronteggiare l'attacco mossogli da un altro spagnolo, Pánfilo de Naváez, mandato dal governatore di Cuba Diego de Velázquez, che l'anno prima aveva sconfessato Cortés.
Respinto de Naváez, il conquistador dovette rifugiarsi a Tlaxcala, città a lui fedele, a seguito di una ribellione scoppiata nel giugno del '20. Ripresosi e riconquistato il terreno perduto, Cortés entrò definitivamente a Tenochtitlan che ribattezzò Mexico (13 agosto 1521). Nei decenni successivi si susseguirono missioni sempre più spesso militari in Centro America, finché dal 1522 le brame dei conquistadores si rivolsero verso un regno sito tra gli altopiani andini e del quale giungevano notizie abbastanza precise sulla sua prosperità e le sue ricchezze minerarie: l'impero inca. Pasqual de Andagoya fu il primo ad arrivare fino a sud dell'attuale Colombia a Puerto de Pinas. Fu però il condottiero e hidalgo spagnolo Francisco Pizarro ad organizzare nel '32 il viaggio di conquista dell'impero inca. Partito da Panama alla fine del '30 con tre navi e quasi centottanta uomini giunse a Túmbez nell'aprile dell'anno dopo. Una volta che ebbe costituito il primo insediamento spagnolo sulla costa pacifica sudamericana (San Miguel de Piura), ripartì alla volta del Biru. Approfittando della guerra civile tra i due fratellastri Atahualpa e Huáscar e utilizzandoli come pedine del proprio disegno strategico, Pizarro soggiogò gli incas, si impossesso dell'ingente tesoro imperiale e spostò la capitale da Cuzco a Villa de los Reyes, ossia l'odierna Lima.
Gli anni successivi furono turbolenti, poiché presto gli indigeni si ribellarono al giogo spagnolo guidati da Manco Capac, l'imperatore imposto da Pizarro in sostituzione di Huáscar da lui precedentemente sostenuto contro Atahualpa, e anche perché tra il condottiero e Diego de Almagro, che lo aveva seguito, nacquero rivalità sfociate in una guerra tra fazioni. La situazione rimase tale anche con i successori dei due, finché nel 1572 il viceré Francisco de Toledo riuscì a catturare e giustiziare l'ultimo imperatore inca Tupac Amaru e a dare una sistemazione definitiva al suo Vicereame.
Tra queste due spedizioni, ne furono organizzate di numerose tra il 1522 e il 1526 che portarono all'esplorazione e conquista dell'Honduras, del Guatemala, del Messico meridionale di Tepic e nel '29 nel territorio degli indios chichimecas nel Messico nordoccidentale, che rimase una regione instabile per le ribellioni degli indigeni fino al '600 inoltrato.
Lo stesso Cortés organizzò quattro viaggi tra il 1532 e il '39 nello specchio d'acqua che ancora oggi porta il suo nome: Mar de Cortés o Golfo di California[8].

I territori spagnoli del Nuovo Mondo furono organizzati secondo un sistema di tipo feudale. Ai conquistadores la corona spagnola concedeva appezzamenti di terra più o meno grandi (le encomiendas). Il feroce sfruttamento delle popolazioni native provocò un enorme crollo demografico.

I conquistadores si organizzavano in bande armate per conquistare i territori ancora non colonizzati, le loro spedizioni erano chiamate entradas (incursioni), affidate a loro dalla corona e che li rendeva governatori e comandanti generali allo stesso tempo (il cosiddetto adelantado). Il loro potere, però, non era assoluto[9].
Vennero ridotti in schiavitù moltissimi nativi e vennero utilizzate le ricchezze del loro territorio fertile e dal sottosuolo ricchissimo, favorendo di fatto lo sviluppo economico in tutta l'Europa, e non solo in Spagna e Portogallo. I maggiori sostenitori e beneficiari di questa politica di sfruttamento furono infatti il Regno Unito,Spagna, Portogallo Francia e l'Olanda. Sostanzialmente, i colonizzatori crearono un continente dal quale attingere oro, argento (utilizzando la manodopera dei nativi ridotti in schiavitù) e prodotti agricoli da monocolture (installate bruciando le foreste e le coltivazioni presenti prima dell'arrivo di Colombo).

Uno dei motivi principali dell'arretratezza era il contrasto allo sviluppo industriale locale operato dalle potenze coloniali. Questa portava le colonie a vendere in Europa materie prime a prezzi bassissimi (ad esempio metalli e fibre tessili), per poi comprare prodotti lavorati (ad esempio armi, tessuti, attrezzature) dagli stessi paesi europei. La gran parte di tali ricchezze si riversavano, quindi, nei paesi produttori di tali beni.

Anche con la fine della schiavitù, nel 1888, la mortalità dei lavoratori era sempre altissima[senza fonte] e le proprietà – terriere e non – erano tutte divise tra pochissime famiglie ricche. Di fatto era ancora più conveniente assumere con contratti temporanei tutti i disperati che non potevano trovare cibo che gestirli come schiavi.

La spartizione europea


Colonizzazione delle Americhe nel 1750

La situazione politica delle Americhe nel 1750.

██ Territori spagnoli

██ Territori reclamati dagli spagnoli

██ Territori portoghesi

██ Territori francesi

██ Territori britannici

██ Territori francesi reclamati dai britannici

██ Territori russi

Colonizzazione dell'America centromeridionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Bolivia coloniale.

Inizialmente l'opera di colonizzazione da parte degli occidentali si concentrò nel Centro e Sud America. Questi territori furono ben presto mete di avventurieri europei alla ricerca di oro o di facili occasioni di arricchimento, attraverso il deliberato furto e l'asservimento delle popolazioni indigene. Visto però che i caraibici si adattavano male al lavoro servile delle miniere e delle piantagioni morendo in gran numero, il sovrano Ferdinando il Cattolico a partire dal 1510 autorizzò la tratta degli schiavi neri dall'Africa.

Alla colonizzazione dell'America centromeridionale parteciparono principalmente la Spagna ed il Portogallo, ma in minor misura anche la Francia, l'Inghilterra e l'Olanda. Vi furono anche colonizzazioni secondarie come quella italiana, curlandese e tedesca.

Colonizzazione del Brasile[modifica | modifica sorgente]

Anche i portoghesi effettuarono diversi viaggi di esplorazione entro i limiti indicati dal trattato di Tordesillas. Nel 1500 il comandante Pedro Álvares Cabral con la sua flotta di tredici navi giunse alle coste dell'attuale Brasile, ma non vi trovò grandi elementi di attrattiva; l'unico prodotto di un certo valore commerciale era il legno presente nella zona.

In Brasile i portoghesi realizzarono fattorie e porti fortificati lungo le rotte delle loro navi, non penetrando mai troppo all'interno; infatti, il commercio rimase nelle mani dei popoli indigeni del Brasile. La colonizzazione portoghese si basò soprattutto sulla concessione di grandi latifondi per la coltivazione della canna da zucchero. Il ristretto numero di portoghesi nelle colonie e la numerosa importazione di schiavi neri dall'Africa dette vita ad una società estremamente variegata, al cui interno erano presenti numerose culture diverse.

Colonizzazione dell'America settentrionale[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del Cinquecento, mentre gli spagnoli dilagavano nella parte centrale e meridionale del continente, altri europei presero a esplorare le coste atlantiche della sua parte settentrionale. Così fecero l'Inghilterra (con Giovanni Caboto e Sebastiano Caboto) e la Francia (per mezzo di Giovanni da Verrazzano). A quel tempo a nord del Rio Grande si stima che la popolazione indigena non superasse i 12 milioni di persone, riunite in tribù poco numerose e non unite le une dalle altre. I nativi americani, appartenenti alle tribù Algochine e Cherokee, praticavano un'agricoltura rudimentale e si spostavano con le canoe lungo i fiumi.

Fra il XVI e il XVII secolo sorsero in Florida, nel New Messico e in California le prime colonie degli spagnoli che provenivano dall'America centrale. Più a nord, i francesi si inoltrarono nel bacino del San Lorenzo dove si stanziarono nelle città di Québec e Montreal. Da qui i francesi penetrarono nell'interno, verso i Grandi Laghi e successivamente verso sud nel bacino del Mississippi, fino a raggiungere la sua foce, dove fondarono la città di La-Nouvelle Orléans (New Orleans).

Ben presto però, fra tutti i coloni, prevalsero gli inglesi che giunsero a dominare l'intera fascia costiera, dove un po' alla volta si formarono 13 colonie, il nucleo fondamentale di quelli che un secolo più tardi divennero gli Stati Uniti d'America (1776).

I primi tentativi di colonizzare l'America settentrionale non ebbero un grande successo, dato che i nativi americani non si adattavano minimamente ad essere assoggettati come manodopera e il clima non favoriva gli insediamenti. Dopo alcuni tentativi falliti, il primo insediamento inglese stabile fu costruito nell'odierna Virginia e prese il nome di Jamestown.

Gli inglesi partirono dalla costa più vicina all'Europa (la East Coast) respingendo progressivamente le popolazioni indigene verso ovest (il cosiddetto Far West).

Non è un caso quindi che le due lingue più parlate siano l'inglese e secondariamente il francese in alcune zone del Canada.

Negli Stati Uniti d'America, in ricordo del giorno in cui Colombo arrivò nelle Americhe, viene festeggiato il Columbus Day.

Crollo demografico della popolazione indigena[modifica | modifica sorgente]

Il Nuovo Mondo conobbe nel corso del XVI secolo un notevolissimo crollo demografico della popolazione indigena del continente, principalmente dovuto alla diffusione di patologie non curabili quali il vaiolo, l'influenza, la varicella, il morbillo. Queste patologie vennero inconsciamente portate con sé dagli europei e dai loro animali, quando sbarcarono e si stabilirono nel nuovo continente. Si trattava di malattie pressoché inesistenti in America: mentre le popolazioni di Europa, Asia e Africa avevano sviluppato anticorpi specifici contro di esse, gli indiani si trovarono del tutto inermi di fronte ad esse. Pertanto, questi si ammalarono rapidamente e morirono senza poter fare niente Si stima che tra l'80% ed il 95% della popolazione indigena delle Americhe perì in un periodo di tempo che va dal 1491 al 1550 per effetto delle predette malattie. Circa un decimo dell'intera popolazione mondiale di allora (500 milioni circa) fu decimato. La prima malattia che si diffuse nel Nuovo Mondo fu causata da una germe dell'influenza dei suini ed ebbe inizio nel 1493 a Santo Domingo e decimò la popolazione (da 1.100.000 a 10.000)[senza fonte]; nel 1518 comparve il vaiolo ad Hispaniola che si propagò dapprima in Messico, poi in Guatemala e nel Perù; la malattia destabilizzò l'impero inca favorendo la campagna di conquista di Francisco Pizarro ed il massacro della popolazione. Dopo il devastante passaggio del vaiolo e dei conquistadores, fu la volta del morbillo.

Migrazione di piante e animali[modifica | modifica sorgente]

La colonizzazione europea delle Americhe ebbe, tra le numerose conseguenze, anche quella del trasferimento di piante ed animali dal Nuovo Mondo al Vecchio Mondo, che alterò il quadro botanico ed in misura minore quello zoologico. Tra le piante forestali vanno annoverate il noce nero del Nordamerica, la quercia rossa, la robinia pseudoacacia; tra le conifere l'araucaria dell'America Meridionale, la sequoia; tra le piante coltivate il mais, il girasole, il peperone, la patata, il fagiolo, il pomodoro, il tabacco.[10]
Alcuni erroneamente indicano tra i nuovi arrivi anche il cotone, che effettivamente era coltivato e lavorato in Perù da antica data. Tuttavia il cotone era utilizzato anticamente anche in India e tramite le rotte commerciali tra Asia ed Europa arrivò nel vecchio continente già nel Medioevo, alcuni ritengono tramite i Saraceni[11]. Tra le specie animali trasferite dall'America all'Europa vanno inclusi il tacchino, originario del Nordamerica e dell'America centrale, il cincillà, il visone americano, la trota arcobaleno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ilaria L. Caraci, Al di là di Altrove. storia della geografia e delle esplorazioni, Milano, IT, Ugo Mursia Editore, 2009. ISBN 978-88-425-3874-5.
  2. ^ Sin dal 1974 uno studio ha provato che la cosiddetta mappa di Vinland fu scritta con inchiostro del XX secolo, sebbene la pergamena sia del XV secolo
  3. ^ Katherine L. Brown, Robin J. H. Clark, Analysis of Pigmentary Materials on the Vinland Map and Tartar Relation by Raman Microprobe Spectroscopy (Reprint) in Analytical Chemistry, vol. 74, 2002, pp. 3658 – 3661. DOI:10.1021/ac025610r. URL consultato il 4 febbraio 2012.
  4. ^ Piero Angela et al., Cristoforo Colombo - storia di un incredibile viaggio, in Speciali di Superquark.
  5. ^ «Innocenzo VIII, il Papa che riscoprì il Nuovo Mondo» in Il Giornale, 11 ottobre 2005. URL consultato il 16 agosto 2011.
  6. ^ Alexander Geraldinus, "Itinerarium ad Regiones Sub Aequinoctiali Plaga Constitutas" – scritto tra il 1521 e il 1522, fu pubblicato per la prima volta solamente nel 1631; ristampa anastatica curata da Enrico Menestò, per conto dell'Assessorato alla Istruzione e Cultura della Regione dell'Umbria, in occasione delle Celebrazioni Colombiane del 1992, Tipografia Artigiana Tuderte, Todi, 1992; pubblicato anche da Nuova ERI, Torino, 1991.
  7. ^ Trascrizioni del testo presente sulla Mappa di Piri Reis
  8. ^ Francesco Surdich, Verso il Nuovo Mondo, Giunti, Firenze, 2002, pp. 35-37.
  9. ^ ibidem, p. 35.
  10. ^ "La diffusione di piante e animali", di Gian Tommaso Scarascia Magnozza, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.285, maggio 1992,pag.10-13
  11. ^ Mazzaoui, M.F., 1981. The Italian Cotton Industry in the Later Middle Ages, 1100-1600, Cambridge University Press

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Colonialismo e Imperi coloniali
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