Riccoldo da Monte di Croce

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Riccoldo da Monte di Croce (talvolta Ricoldo da Montecroce) (Firenze, 1243 circa – Firenze, 31 ottobre 1320) è stato un missionario ed esploratore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver studiato in varie università europee, divenne frate domenicano nel 1267 e risiedette nel convento di Santa Maria Novella.

Papa Nicolò IV e Riccoldo, dal frontespizio del Liber peregrinationis.

Dopo esser diventato docente presso l'Università di Pisa, chiese di poter partire per l'Oriente e giunse a Baghdad verso il 1290. In città, che è il cuore delle attività culturali, intellettuali e anche religiose di tutto il Vicino Oriente, Riccoldo entra in contatto non solo con le comunità cristiane, ma anche con gli ambienti islamici.
Incontra le comunità cristiane dei maroniti, dei nestoriani, dei monoteliti e dei giacobiti, le quali si confrontano tra loro anche violentemente.
Riccoldo ottiene una accoglienza migliore tra i musulmani, tanto che vorrebbe tradurre il Corano in latino, ma successivamente rinuncia all'impresa.

Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, Riccoldo scrive due opere, la prima è una raccolta di lamentazioni, nello stile dei profeti di Israele, contro le lotte fratricide dei cristiani; la seconda (Contra legem Sarracenorum) contiene una analisi del Corano che, nel solco della tradizione medievale cristiana, mette in evidenza la composizione disordinata delle sure, le contraddizioni di stile, di contenuto e di dottrina che vi sono contenute. Vi sono però anche delle innovazioni, perché Riccoldo espone dei nuovi princìpi per il colloquio con i musulmani: non discutere per mezzo di interpreti, conoscere bene le dottrine delle Chiese separate, conoscere a fondo i testi religiosi musulmani e soprattutto vivere profondamente e coerentemente la propria fede cristiana.

Poco prima di morire scrisse una Improbatio Alcorani, opera di controversia contro l'Islam, che ebbe grande diffusione anche nell'Impero bizantino, grazie alla traduzione in greco di Demetrio Cidone.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Viaggi e Liber Peregrinacionis[modifica | modifica sorgente]

Il suo Liber Peregrinacionis o Itinerarius (scritto tra il 1288 e il 1291) fu accolto come una guida per missionari e consiste in una descrizione delle contrade orientali da lui visitate.

Nel 1288 o 1289 egli cominciò a registrare le sue esperienze nel Levante; tale registrazione fu probabilmente trasformata in forma di libro a Baghdad. Entrando in Siria a San Giovanni d'Acri, traversò la Galilea fino al Lago di Tiberiade; da qui tornò poi a San Giovanni d'Acri, viaggiando a quanto pare lungo la fascia costiera verso Giaffa e poi verso Gerusalemme. Dopo aver visitato il fiume Giordano e il mar Morto, abbandonò la Palestina muovendo sempre lungo la costa, risalendo sui suoi passi verso San Giovanni d'Acri e passando da Tripoli e Tortosa, entrando quindi in Cilicia. Dal porto della Cilicia di Lajazzo (oggi Yumurtalik in Turchia) s'avviò lungo la grande strada che conduceva a Tabriz, nel nord della Persia. Attraversò i monti del Tauro e viaggiò alla volta di Sivas, in Cappadocia a Erzerum, nei dintorni del monte Ararat e a Tabriz. Presso Tabriz egli predicò per vari mesi, dopodiché si indirizzò verso Baghdad, via Mossul e Tikrit. A Baghdad soggiornò per numerosi mesi.

In quanto viaggiatore e osservatore, i suoi meriti sono cospicui. La sua descrizione dei Tatari e la sua esposizione della religione islamica e dei costumi locali, sono particolarmente degni di nota. A dispetto del forte pregiudizio cristiano verso l'Islam, egli mostra un'ammirevole ampiezza d'idee.

Alla caduta di San Giovanni d'Acri[modifica | modifica sorgente]

Le Epistolæ de Perditione Acconis sono cinque lettere in forma di lamentazione circa l'assedio e la caduta di San Giovanni d'Acri (scritte nel 1292, esse furono pubblicate solo nel 1884 a Parigi).

Scritti apologetici contro l'Islam e l'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Bibliothèque nationale de France MS ar. 384, il manoscritto arabo del Corano letto da Riccoldo mentre stava scrivendo il suo Contra legem Saracenorum, con annotazioni di Riccoldo in latino

Durante il suo soggiorno a Baghdad, Riccoldo studiò il Corano e altre opere di teologia islamica, al fine di poter condurre sensatamente dispute dottrinarie coi musulmani, discutendo con cristiani nestoriani, e al contempo scrivendo. Nel 1300-1301 Riccoldo apparve ancora a Firenze. Verso il 1300 a Firenze egli scrisse Contra legem Sarracenorum e Ad nationes orientales.

Il più noto fra i lavori di Riccoldo fu il Contra Legem Sarracenorum, scritto a Baghdad, che fu per secoli popolarissimo tra i cristiani, come fonte d'informazione antislamica, e che conobbe diverse edizioni (la prima a Siviglia nel 1500, sotto il titolo Confutatio Alcorani, "Confutazione del Corano"). Tale lavoro fu tradotto in tedesco (Verlegung des Alcoran) da Martin Lutero nel 1542.

Molto del contenuto di quest'opera deriva da quelle sezioni del Liber Peregrinacionis dedicata alle credenze musulmane e ad argomenti correlati. Uno dei maggiori successi di Riccoldo, ampiamente citato nel suo stesso lavoro, è l'anonimo Liber denudationis siue ostensionis aut patefaciens.[1] Malgrado l'ostilità di Riccoldo nei confronti dell'Islam, la sua opera mostra una conoscenza specifica del Corano e supera un importante errore pregiudiziale, comune alle altre critiche medievali cristiane verso l'Islam: la visione di Muhammad come autore di un'eresia cristiana.[2]

La Christianæ Fidei Confessio facta Sarracenis (stampata a Basilea nel 1543) è attribuita a Riccoldo ed è stata probabilmente redatta nello stesso periodo dei summenzionati lavori. Altre opere sono: Contra errores Judæorum (Contro gli errori degli Ebrei); Libellus contra nationes orientales (MSS. a Firenze e Parigi); Contra Sarracenos et Alcoranum (MS. a Parigi); De variis religionibus (MS. a Torino). Molto probabilmente gli ultimi tre lavori furono scritto dopo il ritorno in Europa. Riccoldo è anche noto per aver scritto due lavori teologici — una difesa delle dottrine di Tommaso d'Aquino (in collaborazione con Giovanni da Pistoia, verso il 1285) e un commentario dei Libri sententiarum (prima del 1288). Riccoldo cominciò una traduzione del Corano verso il 1290, ma non si sa se questo lavoro sia stato completato.

Opere di Riccoldo disponibili su Web[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Burman 1994, pp. 215-216
  2. ^ Giuseppe Rizzardi, "Il Contra legel Sarracenorum di Riccoldo di Montecroce: Dipendenza ed originalità nei confronti di san Tommaso", Teologia 9 (1984), pp. 59-68

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Julien Ries, I cristiani e le religioni - Dagli Atti degli Apostoli al Vaticano II, Jaka Book, Milano, 2006. ISBN 978-88-16-40777-0

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