Colonialismo austriaco

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Bandiera da guerra dell'Impero austro-ungarico, in uso dal 1880 al 1915

Il colonialismo austriaco consistette in una serie di tentativi, fatti tra il XVII e il XIX secolo, da parte dell'Impero austriaco prima e da parte dell'Impero austro-ungarico poi, volti ad ottenere profitti dal commercio coloniale e di fondare delle proprie colonie oltremare; a causa della competizione con le altre potenze coloniali e di un governo poco propenso a portare avanti una tale politica, i tentativi coloniali austriaci fallirono.

La Compagnia di Ostenda[modifica | modifica wikitesto]

La Compagnia di Ostenda, che aveva base nell'omonima città dell'attuale Belgio, fu una compagnia commerciale privata che commerciò con le Indie grazie a patenti concesse nel 1722 dai Paesi Bassi Austriaci. Le pressioni politiche internazionali sul governo austriaco, portarono al ritiro delle patenti già nel 1727 e interruppero di conseguenza la crescita della compagnia che si sciolse nel giro di pochi anni.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Compagnia di Ostenda.

Le isole Nicobare[modifica | modifica wikitesto]

La colonizzazione delle Isole Nicobare (poste tra la Birmania, l'India e l'Indonesia), fu un breve tentativo di occupare queste isole dell'Oceano Indiano da parte degli Austriaci. Furono inizialmente colonizzate dai Danesi nel 1756, ma il loro tentativo fallì e perciò la colonia austriaca venne stabilita nel 1778 sul sito di un precedente insediamento danese. Nel 1783 però, a causa della mancanza di un valido supporto da parte del governo, gli ultimi colonizzatori abbandonarono l'arcipelago. Nel 1785 il governo danese rinunciò al possesso. Nuovamente occupate dai Danesi nel 1848, i diritti coloniali furono poi ceduti alla Gran Bretagna nel 1869 che le aggregò alle Andamane.

Esplorazioni artiche nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1873, una spedizione austriaca venne inviata al Polo nord e scoprì un arcipelago, ribattezzato Terra di Francesco Giuseppe in onore dell'imperatore dell'epoca. Questi territori non vennero mai né rivendicati, né colonizzati, tuttavia fu solo nel 1926 che l'Unione Sovietica si appropriò di queste isole.

Il Borneo Settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Una compagnia commerciale internazionale (i cui principali azionisti erano Statunitensi, Britannici e Cinesi), con sede ad Hong Kong vendette nel 1875 i suoi diritti sul Borneo settentrionale (l'attuale stato di Sabah nella Malaysia), al console austro-ungarico a Hong Kong, il barone Von Overbeck. Questi riuscì intorno al 1878 ad ottenere un rinnovo di 10 anni del contratto di locazione di questi territori dal Temenggong del Brunei, a cui aggiunse anche quelli della costa orientale, stipulando un trattato analogo con il Sultano di Sulu. Per finanziare i suoi piani per il Nord Borneo, Von Overbeck trovò sostegno finanziario dai fratelli Edward e Alfred Dent. Tuttavia non ricevette aiuti dal governo di Vienna che si disinteressò delle sue trattative; il barone Von Overbeck si rivolse quindi al governo italiano per vendere le concessioni e formare una colonia penale, ma anche l'Italia a sua volta rifiutò di intervenire, perciò il Barone, nel 1880 rinunciò ai suoi diritti, lasciandoli ai fratelli Dent, finché il Borneo Settentrionale fu infine occupato dai Britannici.

Il Congresso di Berlino e la spartizione dell'Africa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1885, nonostante non fosse una potenza coloniale, l'Austria-Ungheria partecipò assieme alle altre Grandi Potenze, alla Conferenza di Berlino, volta a disciplinare la politica coloniale tra le nazioni d'Europa.

La rivolta dei Boxer in Cina e la concessione di Tientsin[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla rivolta dei Boxer, l'Impero Austro-Ungarico inviò un corpo militare in Cina, così come le altre grandi potenze dell'epoca. Come contropartita ottenne una concessione nella città di Tientsin, che dopo la Prima Guerra Mondiale venne aggregata alla preesistente Concessione Italiana.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Colonialismo e Imperi coloniali
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