Varicella
| Varicella | |
| Un ragazzo affetto da varicella | |
| Classificazione e risorse esterne | |
| ICD-9-CM | (EN) 052 |
| ICD-10 | (EN) B01 |
La varicella è una malattia esantematica, infettiva ed epidemica causata dal Virus varicella-zoster (VZV o Herpesvirus umano 3), un virus a DNA appartenente alla famiglia Herpesviridae, sottofamiglia Alphaherpesvirinae, genere Varicellovirus.
Questa malattia, nota fin dall'antichità[1], venne nettamente distinta dal vaiolo soltanto ai primi del XIX secolo.
Indice |
[modifica] Patogenesi
Il contagio avviene mediante le goccioline di saliva disperse nell'aria e il contatto con le eruzioni cutanee. L'incidenza è più elevata nei nuclei familiari o in assembramenti permanenti, come le scuole o la popolazione di un carcere. L'infezione è più frequente dall'autunno alla primavera, seguendo grosso modo l'andamento dell'anno scolastico.
[modifica] Decorso
La contagiosità inizia da 1 a 2 giorni prima che l'eruzione cutanea si manifesti e può durare fino alla comparsa delle croste, dopo di che non si è più contagiosi. Il periodo di incubazione della malattia (nel quale il virus non risulta contagioso) varia dalle 2 alle 3 settimane (solitamente 13-17 giorni) prima dell'uscita delle prime papule pruriginose.
La malattia esordisce con un’eruzione cutanea maculo-papulosa (rash), accompagnata da febbre, di solito di lieve entità, e malessere generale, a volte con mal di testa.
Per 3 o 4 giorni piccole papule pruriginose di colore rosaceo compaiono a ondate sulla testa, sul viso, sul tronco e sugli arti e col tempo evolvono in piccole vescicole, poi in pustole ed infine in lesioni crostose. La caratteristica principale del quadro cutaneo è la completa asincronicità delle lesioni. Spesso infatti si riscontrano diverse lesioni in vari stadi evolutivi, andando a identificare il cosiddetto "effetto a cielo stellato".
La malattia viene trasmessa tramite la saliva con contagiosità particolarmente elevata specialmente in gruppi permanenti (nuclei familiari, studenti, detenuti, soldati...). Viene diffusa principalmente con i colpi di tosse e con contatto ripetuto e prolungato con un malato. Anche nella non infrequente possibilità di assenza di tosse e febbre un elemento di contagio non trascurabile viene da eventuali lesioni prima del tempo alle vesciche che si vengono a formare. Il liquido contenuto in esse è riconosciuto vettore dell'infezione. In caso di rottura la lesione deve essere immediatamente coperta e il liquido drenato con garze imbevute di disinfettanti. Inoltre, la malattia può svilupparsi dopo contatto con individui malati di Herpes zoster.
[modifica] Complicazioni
A differenza dei virus che causano le altre infezioni infantili e contrariamente a quanto supposto fino a pochi anni or sono, il virus della varicella varicella-zoster rimane attivo anche dopo il suo manifestarsi nell'individuo: il virus infatti, una volta esaurita la fase di invasione primaria come comune varicella, si ritira nelle terminazioni nervose e può manifestarsi nuovamente sotto forma di herpes zoster, più comunemente denominata Fuoco di Sant'Antonio, negli adulti. Questa malattia in genere può insorgere in soggetti più deboli: infatti la sua incidenza si concentra su soggetti non più giovani, la cui età è in genere superiore ai 50-55 anni, e può provocare herpes dolorosissimi che talvolta non guariscono mai completamente. È provato che il prurito che si avverte con l'esantema varicelloso è dovuto alla prima e più blanda sollecitazione del virus nelle terminazioni nervose. Ogni individuo che ha contratto la varicella può essere in futuro un ammalato di herpes zoster. Il virus non attacca le vie respiratorie ma, per indebolimento generale, possono innestarsi infezioni batteriche alle prime vie respiratorie, ai bronchi, ai polmoni. Particolarmente pericolose, sia per gli adulti che per i bambini, sono le polmoniti provocate da stafilococco, che possono causare conseguenze a lungo termine sul VES. In episodi rari, sia negli adulti sia nei bambini, possono svilupparsi encefaliti. Studi recenti hanno rilevato che le vescicole hanno finito per lasciare con sempre maggiore frequenza sgradevoli lesioni cutanee. Questa complicazione, un tempo limitata ai malati che rompevano le bolle prima del tempo, occore oggi anche in soggetti che avevano rispettato le indicazioni mediche di non toccare le lesioni. Si ipotizza che il problema sia dovuto all'eccessiva aggressività di alcuni preparati per attenuare il prurito, ma non è da escludere un'evoluzione "aggressiva" del virus Zoster.
[modifica] Terapia
La terapia è volta ad alleviare i sintomi: con antipiretici come il paracetamolo (l'acido acetilsalicilico è controindicato per il rischio d'insorgenza della sindrome di Reye) ed antistaminici per via orale per mitigare il prurito e quindi il riflesso di grattamento; il trattamento con aciclovir riduce i giorni di febbre e il numero di lesioni, ma è indicato prevalentemente nei soggetti a rischio, può provocare una possibile interferenza negativa con la risposta immune, a causa dell'azione inibente sulla replicazione virale, e quindi provocare al soggetto periodiche lievi ricadute. Se insorgono problemi alle vie respiratorie, si è verificata una sovrainfezione batterica e si deve intervenire con antibiotici: in questo caso è da evitare la sovrapposizione con gli antivirali. Può essere utile far indossare ai bambini guanti di cotone. La profilassi prevede un periodo di isolamento di durata variabile (di solito 2 settimane per i soggetti colpiti da forme più aggressive, 1 settimana per quelli con forme lievi). La progressiva introduzione del vaccino dovrebbe consentire in futuro una prevenzione più attiva con somministrazione di dosi ai contatti dei malati. Una volta esaurite la febbre e la tosse (bisogna aspettare almeno 60-72 ore consecutive senza febbre), un malato può anche uscire, ma deve fare molta attenzione ad evitare la rottura accidentale delle vesciche per evitare di contagiare altre persone. Un buon sistema per proteggere eventuali vescicole "a vista" può essere la loro copertura con cerotti oppure garze, applicati con la dovuta cautela. Il ricambio d'aria delle stanze va effettuato solo dopo disinfezione, preferibilmente con un vaporizzatore, onde evitare di disperdere nell'atmosfera un ingente quantitativo di virus.[2]
[modifica] Prevenzione
A causa dell'elevata contagiosità e del lungo periodo di incubazione della malattia, risulta difficile la prevenzione. A differenza di morbillo, rosolia e parotite, la cui incidenza è stata pesantemente ridimensionata su gran parte del territorio nazionale, questa malattia non è mai stata contenuta adeguatamente in modo attivo ed ha finito per diventare la malattia infettiva infantile preponderante in Italia (in media si calcolano mezzo milione di casi annui), nonostante con il passare degli anni abbia mostrato alcuni caratteri pericolosi (tra cui un crescente numero di ricoveri ospedalieri e complicanze dovute alle sempre possibili infestazioni di batteri come streptococchi e stafilococchi ai danni delle vie respiratorie) che suggerirebbero una politica di profilassi più decisa. La vaccinazione antivaricella, di importanza fondamentale nel bambino immunodepresso o in terapia antitumorale, non è stata mai resa obbligatoria e viene venduta a prezzi più elevati rispetto alla media europea. Solo di recente è stata introdotta in forma sperimentale nei piani vaccinali di alcune regioni italiane (Veneto e Sicilia). In Toscana è stato aggiunto in forma ufficiale nei piani vaccinali dal 2008. In Friuli Venezia Giulia la vaccinazione è attualmente gratuita per tutti. Un'epidemia verificatasi nella popolazione carceraria femminile del carcere di Rebibbia nel 2005, che causò la morte di una detenuta sieropositiva, aveva fatto ipotizzare la possibilità di una campagna vaccinale per i detenuti, ma al momento questa possibilità è rimasta solo sulla carta.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Wood MJ (ottobre 2000). History of Varicella Zoster Virus. Herpes 7 (3): 60–65. PMID 11867004.
- ^ David Salisbury, [http://www.dh.gov.uk/prod_consum_dh/groups/dh_digitalassets/documents/digitalasset/dh_131000.pdf Immunisation against infectious disease ], Norwich, TSO (The Stationery Office) [1996], 2006, pp. 421. 13 978-0-11-322528-6
[modifica] Altri progetti
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