Ipoclorito di sodio

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Ipoclorito di sodio
Formula di struttura
Nome IUPAC
ossoclorato(I) di sodio
Nomi alternativi
candeggina
varechina, conegrina
acqua di Javel, sale ossigenato
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare NaClO
Peso formula (u) 74,44
Aspetto liquido giallo
Numero CAS [7681-52-9]
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 1,083
Solubilità in acqua 942 g/l (pentaidrato) a 296 K
Temperatura di fusione 18 °C (291 K) (pentaidrato)
Temperatura di ebollizione 101 °C (decomp.)
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
corrosivo pericoloso per l'ambiente

pericolo

Frasi H 314 - 400
Consigli P 260 - 301+330+331 - 303+361+353 - 305+351+338 - 405 - 501 [1][2]

L'ipoclorito di sodio è il sale di sodio dell'acido ipocloroso. La sua formula chimica è NaClO.

Diluito variabilmente dall'1% al 25% circa in soluzione acquosa, di colore giallo-paglierino e dal caratteristico odore penetrante, è noto nell'uso comune come sbiancante e disinfettante, con i seguenti nomi:

  • Candeggina, che significa rendere candido, bianco, candeggiare, usata per detergere, disinfettare sanitari e pavimenti, smacchiare e sbiancare i capi di abbigliamento non colorati.
  • Varechina o Varecchina, da varècchi, cioè le ceneri di alghe marine, dal francese varech, a sua volta dall'anglosassone wreck e scandinavo wraec, cioè relitto, avanzo di naufragio. Anticamente infatti, bruciando le alghe che si depositavano sulle rive dei mari e sui relitti delle navi si potevano infatti produrre i saponi, poiché ricche di sodio; aggiungendo ancora del cloro, si produceva artigianalmente l'ipoclorito.
  • Nettorina, nome commerciale usato soprattutto nel nord-Italia, specialmente in Romagna, cui nome vuol dire rendere netto, cioè nitido, limpido, pulito.
  • Neveina o Niveina, usato al centro e sud Italia, e che significa, appunto, rendere bianco come la neve.
  • Conegrina o Cunegrina, prestiti della lingua piemontese e di quella lombarda. Di etimo ignoto, ma forse da cum-egro, cioè di o con azione, intendendo l'azione chimica.
  • in forma diluita è conosciuto come Amuchina (R), nome commerciale registrato della casa produttrice [4], molto diluito e stabilizzato, usato come parafarmaco disinfettante di cibi e di oggetti.
  • Acqua di Labarraque, dal chimico francese che la studiò, Antoine Germain Labarraque (1777-1850).

Indice

Caratteristiche [modifica]

Puro, l'ipoclorito di sodio è un sale pentaidrato (NaClO·5 H2O) che fonde a circa 18 °C ed è particolarmente instabile. Sia per sfregamento che per riscaldamento a temperature superiori a 35 °C può decomporsi in maniera anche violenta. Proprio per questo non viene mai commercializzato ed impiegato puro. Viene invece usato in soluzione acquosa, a concentrazione generalmente non superiore al 25%.
Chimicamente è ottenuto da un forte alcale, l'idrossido di sodio (soda caustica) quasi neutralizzato da un acido debole, che impartisce alla soluzione finale un pH leggermente alcalino; una soluzione di 160 g di ipoclorito di sodio in un litro d'acqua ha un pH di circa 12. Industrialmente, viene ottenuto per gorgogliamento del cloro gassoso nell'idrossido di sodio, secondo la reazione

Cl2 + 2 NaOH → NaClO + NaCl + H2O

Essendo una debole base chimica, l'ipoclorito di sodio viene spesso confuso con la stessa liscivia, cioè il nome comune dell'idrossido di sodio (soda caustica), di caratteristiche simili, ma molto più corrosiva.

È possibile produrre ipoclorito di sodio circa al 5% anche per via elettrolitica, tuttavia essa sviluppa cloro gassoso, che può risultare tossico. In un contenitore, anche di plastica, da circa 2 litri una fonte di energia a corrente continua come un alimentatore da laboratorio o una batteria che riesca ad erogare almeno 6 volt a 1 ampere senza scaricarsi, come una batteria per auto da 12 volt e 50Ah circa, nonché due elettrodi di carbone o, meglio, di platino; quelli di platino sono molto costosi e sono difficilmente reperibili, mentre è possibile ricavare elettrodi di carbone dalle mine per matite costituite da grafite. La superficie degli elettrodi deve essere la più ampia possibile. Si introduce quindi una soluzione satura di cloruro di sodio; per preparare questa soluzione è possibile sciogliere del sale da cucina (cloruro di sodio) in acqua distillata fino a saturazione, quando la concentrazione è tale che si ha precipitazione del sale aggiunto. Si immergono quindi i due elettrodi, l'anodo (+) e il catodo (-), lasciandone parte al di fuori della superfici dell'acqua per qualche centimetro, il più possibile distanti l'uno dall'altro (è importante che i due elettrodi non vengano mai in contatto). Alle estremità di ciascuno dei due elettrodi che sporgono dalla soluzione satura si collega un filo di rame, che non deve entrare in contatto con l'acqua salata; le altre estremità del filo di rame vanno collegate ai poli della batteria (avendo cura di non farli entrare in contatto). Il passaggio della corrente elettrica genera all'anodo cloro e al catodo idrogeno; col procedere dell'elettrolisi la soluzione si arricchisce di idrossido di sodio. La reazione tra il cloro e l'idrossido di sodio produce ipoclorito di sodio. Dopo circa due o tre ore la soluzione di ipoclorito di sodio si può considerare pronta per essere utilizzata, dopo averla filtrata per eliminare le particelle di carbone dovute all'usura degli elettrodi.

Altri usi [modifica]

Per la sua azione ossidante, oltre che esser utilizzato come sbiancante e disinfettante, l'ipoclorito di sodio è uno sporicida, un fungicida ed un virocida.
Viene anche utilizzato, opportunamente diluito, come principale irrigante endocanalare in endodonzia (branca dell'odontoiatria).

In chimica organica trova applicazioni come agente ossidante, ad esempio nell'epossidazione di Jacobsen.

Precauzioni [modifica]

Candeggina e soluzioni varie di ipoclorito di sodio sono irritanti e caustiche; è bene pertanto maneggiarle usando un paio di guanti di gomma e avendo cura di evitare il contatto con gli occhi. Non devono inoltre essere mescolate né all'acido cloridrico (acido muriatico per gli usi domestici) con cui sviluppano cloro, tossico, né all'ammoniaca con cui sviluppano clorammine, irritanti, né all'etanolo. Le soluzioni di ipoclorito di sodio sono sensibili alla luce ed al calore ed hanno una durata limitata nel tempo. Devono essere conservate quindi al riparo dalla luce e lontano da fonti di calore. Se acquistate in supermercato meglio preferire i prodotti confezionati in bottiglie non trasparenti in grado di proteggere il prodotto dalla luce.

Note [modifica]

  1. ^ scheda del composto su IFA-GESTIS
  2. ^ Smaltire in accordo alle leggi vigenti.
  3. ^ ESIS (European chemical Substances Information System)
  4. ^ http://www.amuchina.it
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