Fame

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Il premio Nobel Norman Borlaug, che ha posto al centro della sua attività il problema della fame del mondo

La fame è riferita letteralmente al bisogno di cibo; può anche essere applicata metaforicamente ai desideri di altra natura. Il termine è usato più largamente per riferirsi ai casi di diffusa malnutrizione o privazione di cibo fra le popolazioni, solitamente dovuto a povertà, conflitti, instabilità politica, o a circostanze agricole avverse (carestia).

La fame come condizione fisiologica[modifica | modifica sorgente]

Il termine fame è usato comunemente per indicare l'avere un forte appetito o l'essere pronti per mangiare. Dopo un lungo periodo senza alimentazione, la sensazione di fame si trasforma in una sensazione progressivamente più grave, fino a diventare acutamente dolorosa. Dopo malnutrizione prolungata, l'organismo giunge a morte a causa di un mancato apporto di principi nutritivi indispensabili per l'organismo. Questo stato si chiama cachessia.

Bambina sazia dopo un pasto

Politiche sulla fame[modifica | modifica sorgente]

La fame continua ad essere un problema in tutto il mondo. Secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite, "850 milioni di persone nel mondo erano denutrite fra il 1999 e il 2005" ed il numero è in continuo aumento.

Nell'anno 2000 tutte le nazioni del mondo nel quadro delle Nazioni Unite (2000-Obiettivi del Millennio) si sono impegnate a ridurre la povertà della metà entro l'anno 2015. Ma sembra sempre più difficile che si arrivi a raggiungere questo obiettivo. In effetti, la fame nel mondo sembra, soprattutto in alcune regioni africane, tendere all'aumento.

Sul problema della fame del mondo si scontrano due teorie opposte:

  • La prima ritiene che non sia dovuta alla carenza della produzione alimentare mondiale, e il problema fondamentale sarebbe solo la ripartizione del potere di acquisto a livello mondiale che resta fortemente asimmetrica.[1]

L'equilibrio tra la produzione di alimenti e il loro consumo ha sempre costituito uno degli obiettivi più ardui delle società umane. Ragioni plurime hanno congiurato, nel corso della storia, per rendere le disponibilità inferiori al fabbisogno. A chi la osservi dal punto di vista della disponibilità di cibo la storia umana è una lunga serie di carestie interrotte da rari periodi di prosperità. Tra le ragioni delle carestie un ruolo peculiare svolge la guerra, siccome i popoli in guerra hanno sempre cercato di distruggere, reciprocamente, le messi dei nemici, e la guerra è stata indissolubilmente legata, per millenni, alla carestia.

Cause di carestie erano anche gli eventi climatici e i parassiti dei vegetali. Gli storici del clima hanno provato le conseguenze catastrofiche, sui raccolti, di lunghi periodi freddi, le piccole glaciazioni. Le cronache del passato sono ricolme, peraltro, di notizie sulla distruzione totale dei raccolti a causa di insetti, cavallette, coccinelle, coleotteri (ad esempio la dorifora), e a causa di infezioni di alcuni microrganismi, le "crittogame", causa di grandi carestie, che si sono potute controllare solo dopo la diffusione degli insetticidi e degli anticrittogamici di sintesi, anche se le relative problematiche hanno aperto questioni molto complesse. Le cronache italiane del Settecento ci propongono il quadro più inquietante della più grave carestia del secolo, quella che si protrasse tra il 1765 e il 1766, causata da giornate fredde e umide all'inizio dell'estate, che crearono le condizioni ideali per il pullulare della ruggine del frumento, uno dei funghi microscopi più dannosi, che i contadini dell’epoca non poterono combattere con alcun formulato antiparassitario. Come conseguenza ci furono decine di migliaia di morti.

Oggi gli equilibri alimentari del Pianeta sono assicurati da 2 miliardi di tonnellate di cereali, che, sommati alle altre derrate chiave, gli oli, gli zuccheri, la carne e i latticini, assicurano una razione media, per ogni abitante della terra, di 2.700 calorie, astrattamente adeguata ai bisogni biologici. Si deve dire astrattamente siccome la media non corrisponde, palesemente, ai valori che la compongono. Nei paesi occidentali sono comuni diete che sfiorano le 5.000 calorie, che salirebbero a 10.000 se si computassero le calorie fornite agli animali per produrre carne e latticini, mentre 800 milioni di uomini vivono al di sotto delle 2.000 calorie, confrontandosi, quindi, con la fame e le malattie che ne derivano, e gran parte dell'Asia non supera le 2.300, dimostrando l'esistenza di vastissimi bisogni non soddisfatti.

Bambino sottonutrito

I due miliardi di tonnellate di cereali prodotti sul planisfero sono il risultato di cinque fattori:

  • La semina dei cereali su 700 milioni di ettari, metà della superficie coltivata sul pianeta (che comprende la coltura delle foraggere, delle piante oleaginose, degli ortaggi e dei fruttiferi, esclusi i pascoli naturali).
  • La disponibilità, sul totale, di 260 milioni di ettari irrigabili, un terzo del totale su cui si realizza il 70 per cento della produzione complessiva.
  • L'uso, sulla superficie irrigua, di 3.100 chilometri cubici di acqua
  • L'impiego di 150 milioni di tonnellate di fertilizzanti, che, combinati con l'acqua, rendono possibili produzioni quattro volte maggiori di quelle asciutte senza fertilizzanti.
  • Varietà di cereali selezionate dai genetisti per la maggiore produttività, capaci di rese cinque-dieci volte maggiori di quelle primitive.

Si deve rilevare che la produzione di cereali è cresciuta in modo travolgente, triplicandosi in entità, nell'ultimo cinquantennio, nel quale ha visto l'impiego massiccio di tutti i fattori elencati. Ma si deve rilevare che alle foreste non si può, ormai, sottrarre nuovi campi, che acqua ai grandi fiumi non se ne può più estrarre, che perciò è difficile estendere le superfici irrigue, che un impiego maggiore di fertilizzanti potrebbe rivelarsi catastrofico per gli equilibri idrologici. E che, infine, le nuove creature della genetica assicurano piccoli vantaggi sui cereali attuali, senza ricalcare i grandissimi guadagni che realizzavano quelli degli anni Cinquanta. Come risultato, gli incrementi di produttività annuale delle colture mondiali continuano a diminuire. Negli anni Sessanta le rese cerealicole crescevano del 3% ogni anno, negli anni Settanta del 2,3%, negli anni Ottanta e Novanta sono cresciute del 2%, varcato il millennio gli incrementi sono stati ancora più modesti.

Mentre si prevedono massicci incrementi della domanda, soprattutto per il miglioramento delle condizioni economiche di tutta la popolazione asiatica, l'aumento futuro delle produzioni agricole in assenza di un vigoroso impulso alla ricerca, e di un programma globale di rispetto delle risorse agricole, suoli e acque, è incerto.

La "lotta alla fame"[modifica | modifica sorgente]

Per la possibilità di sconfiggere la fame nel mondo si scontrano due scuole di pensiero: una sottolinea soprattutto la necessità di una migliore distribuzione delle risorse alimentari, la seconda vuole, invece, porre l'accento sulla necessità di aumentare le capacità produttive, come avvenne con la "Rivoluzione verde".

Goya:I disastri della guerra

Nutrire il pianeta[modifica | modifica sorgente]

Il tema del Nutrire il pianeta è stato scelto come argomento centrale dell'Expo 2015 di Milano. Pensato ancora quando la comunità mondiale riteneva che si erano create le premesse per una stabile situazione di surplus agricoli e che il problema fosse principalmente quello di una più equa distribuzione del cibo, ha visto in breve periodo di tempo spostarsi verso rialzi impensabili dei prezzi delle derrate agricole, mentre le eccedenze di cereali venivano dirottate verso la produzione di biocarburanti[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A loro dire esistono studi FAO, secondo cui la Terra potrebbe permettere di nutrire più di 12 miliardi di persone.
  2. ^ Panorama

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alexandratos Nikos (editor), World agricolture: towards 2010. An Fao study, Fao, John Wiley & sons, New York, 1995
  • Brown R. Lester, Who will feed China?, W. W. Norton & co., New York, London 1995
  • Calla Alex F. mc, Agriculture in 21st Century, Cimmyt Ecnomic program, El Batàn 2000
  • Cimmyt, Annual Report 1998-99. Science to sustain people and the environment, Mexico d. f. 1999
  • Commitee on World Food Security, Special event on the green Revolution in Africa, background document, Fao, Rome, may 2005
  • Conway Gordon, The doubly green revolution, Penguin books, Harmondsworth 1997
  • George Susan, Come muore l'altra meta' del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale, tr. di Luca Trevisani da How the Other Half Dies. The Real Reasons for World Hunger, Feltrinelli, Milano 1978
  • Antonio Saltini La fame del Pianeta ISBN 9788896459027

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