Acido acetilsalicilico
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| Acido acetilsalicilico | |
| Nome IUPAC | |
| acido 2-(acetilossi)benzoico | |
| Nomi alternativi | |
| acido acetilsalicilico (ASA) | |
| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C9H8O4 |
| Massa molecolare (u) | 180,16 |
| Aspetto | polvere cristallina incolore |
| Numero CAS | |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Densità (g/cm3, in c.s.) | 1,35 |
| Costante di dissociazione acida a 298 K | 3,2 × 10-4 |
| Solubilità in acqua | 3,0 g/l a 293 K |
| Temperatura di fusione (K) | 409 (136 °C) |
| Temperatura di ebollizione (K) | 413 (140 °C) con decomposizione |
| Proprietà termochimiche | |
| ΔfH0 (kJ·mol-1) | -815,6 |
| Indicazioni di sicurezza | |
| Simboli di rischio chimico
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Acido acetilsalicilico
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| Nome IUPAC | ||
| acido 2-(acetilossi)benzoico | ||
| Identificatori | ||
| Numero CAS | ||
| Codice ATC | A01 | |
| PubChem | ||
| DrugBank | ||
| Caratteristiche generali | ||
| Formula | C9H8O4 | |
| MM | 180,16 g/mol | |
| SMILES | CC(=O)Oc1ccccc1C(=O)O | |
| Sinonimi | Aspirina (ASA) | |
| Proprietà chimico-fisiche | ||
| Densità | 1,35 g/cm³ | |
| Punto di fusione | 409 (136 °C) °C | |
| Punto di ebollizione | 413 (140 °C) con decomposizione °C | |
| Solubilità in acqua | 3,0 g/l a 293 K mg/mL (20 °C) | |
| ΔcombH0 | -815,6 | |
| Dati farmacologici | ||
| Categoria farmacoterapeutica | Antitrombotico - analgesico - antipiretico | |
| Teratogenicità | rischioso negli ultimi tre mesi di gravidanza, su consiglio del medico[1] | |
| Fascia farmacologica | A | |
| Regime di dispensazione al pubblico | non soggetto a prescrizione medica - da banco | |
| Modalità di somministrazione | orale | |
| Dati farmacocinetici | ||
| Biodisponibilità | ? | |
| Metabolismo | epatico | |
| Emivita | ? | |
| Escrezione | renale | |
L'acido acetilsalicilico o ASA (IUPAC: acido 2-(acetilossi)benzoico), meglio conosciuto con il suo nome commerciale aspirina, è un farmaco antiinfiammatorio non-steroideo (FANS) della famiglia dei salicilati. Il suo numero CAS è 50-78-2.
Pura, a temperatura ambiente si presenta come un solido dai cristalli incolori; poco solubile in acqua (3 g/l), molto solubile in etanolo.
L'aspirina trova impiego come analgesico per dolori lievi, come antipiretico (per ridurre la febbre) e come antiinfiammatorio. Ha, inoltre, un effetto antiaggregante e fluidificante sul sangue, per questo il suo uso a piccole dosi aiuta a prevenire a lungo termine gli attacchi cardiaci.
Il nome "Aspirina" è stato inizialmente un marchio coniato dalla Bayer, ma in molti paesi si è volgarizzato diventando il termine generico per indicare l'acido acetilsalicilico, e perdendo perciò la capacità distintiva necessaria alla sua validità come marchio di commercio.
In passato l'aspirina ha trovato largo impiego nel combattere i sintomi dell'influenza; oggi si preferisce ricorrere ad altri farmaci, quali il paracetamolo, che però ha un effetto epato-tossico molto più pronunciato.
Un basso dosaggio di aspirina a lungo termine blocca irreversibilmente la formazione del trombossano A2 nelle piastrine, con un conseguente effetto inibitore sull'aggregazione delle piastrine, che si traduce in una fluidificazione del sangue. Questa proprietà la rende utile per ridurre l'incidenza degli infarti. L'aspirina prodotta a questo scopo è di solito confezionata in compresse da 100 mg; forti dosi di aspirina sono spesso prescritte immediatamente dopo attacchi cardiaci acuti.
I suoi effetti collaterali più indesiderati - specialmente ad alti dosaggi ed ove assunta a stomaco vuoto - riguardano il tratto gastro-intestinale, dove può causare ulcere ed emorragie. Il meccanismo di azione coinvolge la riduzione della sintesi di sostanze che proteggono la mucosa gastrica. Un altro effetto collaterale sgradito, dovuto alle sue proprietà anticoagulanti, è l'aumento della perdita di sangue nelle donne durante le mestruazioni e il rischio di emorragia critica perioperatoria.
Indice |
[modifica] La scoperta
Erodoto nelle Storie narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; tale popolo usava mangiare le foglie di salice. Ippocrate, considerato il padre della medicina, descrisse nel V secolo a.C. una polvere amara estratta dalla corteccia del salice che era utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre. Un rimedio simile è citato anche dai sumeri, dagli antichi egizi e dagli assiri. Anche i nativi americani lo conoscevano e lo usavano per curare mal di testa, febbre, dolori muscolari, reumatismi e brividi.
Nell'era moderna è stato il reverendo Edward Stone, nel 1757, a scoprire gli effetti benefici della corteccia di salice, da lui assaggiata, oltre al suo sapore amaro. Sei anni dopo, scrisse una famosa lettera alla Royal Society, nella quale giustificava in modo razionale l'utilizzo della sostanza contro le febbri.[2]
La sostanza attiva dell'estratto di corteccia del salice bianco (Salix alba), chiamato salicina, fu isolato in cristalli nel 1828 da Johann A.Buchner e in seguito da Henri Leroux, un farmacista francese, e da Raffaele Piria, un chimico italiano emigrato a Parigi, che diede al composto il nome attuale (acide salicylique). La salicina è abbastanza acida quando viene sciolta in acqua (una sua soluzione satura ha pH 2,4), per questo venne ribattezzata acido salicilico. Il composto fu isolato anche dai fiori di olmaria (Spiraea ulmaria) da alcuni ricercatori tedeschi, quali Karl Jakob Löwig nel 1839.
Nel 1860 Hermann Kolbe e i suoi studenti del'Università di Marburgo riuscirono a sintetizzare l'acido salicilico, riuscendo così ad immetterlo sul mercato (nel 1874) ad un prezzo dieci volte inferiore all'acido estratto dalla salicina, e già nel 1876 un gruppo di scienziati tedeschi, tra i quali Franz Stricker e Ludwig Riess, pubblicarono su "The Lancet" gli esiti delle loro terapie basate sulla somministrazione di sei grammi di salicilati al giorno.[3]
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Nel 1897 Felix Hoffmann[4], dopo l'idea del suo superiore Arthur Eichengrün, chimici impiegati presso la Friedrich Bayer & Co. derivò il gruppo ossidrile (-OH) dell'acido salicilico con un gruppo acetile, formando l'acido acetil-salicilico. Tale composto presentava gli stessi effetti terapeutici dell'acido salicilico, ma con minori effetti collaterali. Nacque così il primo farmaco sintetico - una molecola nuova, non una copia di una molecola già esistente in natura - e la moderna industria farmaceutica.
Il meccanismo di azione dell'aspirina fu conosciuto in dettaglio solamente nel 1970.
[modifica] Il nome
Il nome "aspirina" fu brevettato dalla Bayer il 6 marzo 1899, componendo il prefisso "a-" (per il gruppo acetile) con "-spir-" (dal fiore Spiraea, da cui si ricava l'acido spireico, ovvero l'acido salicilico) e col suffisso "-ina" (generalmente usato per i farmaci all'epoca).
La Bayer perse tuttavia il diritto ad usare il proprio marchio in molte nazioni dopo che gli Alleati occuparono e rivendettero le sue proprietà dopo la prima guerra mondiale. Il diritto ad usare il marchio "Aspirina" negli Stati Uniti fu acquistato nel 1918 dalla Sterling Drug Inc. Già nel 1917, prima ancora che il brevetto scadesse, la Bayer non riuscì ad impedire che il nome e la formula del farmaco fossero impiegati da altri. Sul mercato apparvero quindi "Aspirine" prodotte da numerose diverse case farmaceutiche finché nel 1921 una sentenza della corte federale degli Stati Uniti fece di "aspirina" un nome generico non più soggetto a brevetto.
In altre nazioni, tra cui l'Italia ed il Canada, il nome "Aspirina" è invece ancora un marchio registrato.
[modifica] Funzione
In una ricerca che gli valse un premio Nobel, il londinese John Vane dimostrò che l'aspirina nell'organismo umano blocca la produzione delle prostaglandine e dei trombossani. Questo avviene perché l'enzima cicloossigenasi - coinvolto nella loro sintesi - viene inibito irreversibilmente quando l'aspirina lo acetila.
Le prostaglandine sono ormoni locali prodotti dal corpo ed assolvono a svariate funzioni, tra le quali vi sono la trasmissione del segnale del dolore al cervello e la modulazione della temperatura corporea a livello dell'ipotalamo.
I trombossani sono responsabili dell'aggregazione delle piastrine, che formano i coaguli di sangue. Gli attacchi cardiaci sono principalmente dovuti all'ostruzione dei vasi sanguigni da parte di grumi di sangue coagulato. L'uso di una piccola quantità di aspirina porta ad una riduzione del numero dei coaguli; l'effetto collaterale è una minore capacità del sangue di coagularsi, che si traduce in un'emorragia più abbondante in caso di ferite. Infatti in Italia la donazione del sangue è consentita solo se sono passati almeno 5-7 giorni dall'ultima assunzione del farmaco.
Ricerche più recenti hanno dimostrato che esistono due tipi di cicloossigenasi (COX-1 e COX-2). L'aspirina li inibisce entrambi. La COX-1 è presente nelle piastrine e, venendo acetilata, non può essere risintetizzata; la COX-2 si trova principalmente nelle cellule endoteliali e, essendo queste ultime provviste di nucleo, la risintesi è possibile. L'uso di aspirina inibisce quindi la formazione di trombossani da parte della COX-1, mentre la sintesi di prostaglandine e prostacicline si ristabilisce abbastanza rapidamente, spostando la bilancia trombotica verso l'antiaggregazione piastrinica. L'aspirina è quindi normalmente usata nelle patologie trombotiche come anticoagulante e viene chiamata cardioaspirina.
Sono stati messi a punto nuovi farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) - chiamati "inibitori selettivi della COX-2" ("Coxib")- con la speranza che presentino ancor più ridotti effetti collaterali a carico del sistema gastro-intestinale. Si è visto che la riduzione della gastrotossicità è marcata. D'altro canto, con la COX-2 inibita, aumenta la sintesi di trombossani da parte delle piastrine, tramite la COX-1 ancora attiva. Questo sposta la bilancia trombotica verso l'aggregazione piastrinica, favorendo il formarsi di coaguli e l'instaurarsi di patologie cardiovascolari gravi. Questa è la motivazione per cui molti Coxib, come Rofecoxib e Valdecoxib, sono stati ritirati dal commercio. Questa tipologia di farmaco viene utilizzata in terapia solo dietro prescrizione medica e solo qualora il medico curante lo ritenga strettamente necessario (vedi Etoricoxib e Celecoxib).
[modifica] Note
- ^ Foglietto illustrativo - Voce "Gravidanza e allattamento"
- ^ "Le Scienze", num.271, marzo 1991, pag.62, "L'aspirina", di Gerald Weissmann
- ^ "Le Scienze", num.271, marzo 1991, pag.63, "L'aspirina", di Gerald Weissmann
- ^ "Le Scienze", num.271, marzo 1991, pag. 64, "L'aspirina", di Gerald Weissmann
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Acido acetilsalicilico
[modifica] Collegamenti esterni
- (IT) Acetilazione dell'acido salicilico: sintesi dell'aspirina.
- (IT) http://www.aspirina.it
- (IT) http://www.ascoltalatuatesta.it
- (IT) Preparazione in laboratorio dell'acido acetilsalicilico e meccanismo di reazione
- (EN) http://www.bayeraspirin.com
- (EN) http://almaz.com/nobel/medicine/aspirin.html
- (EN) http://chemed.chem.purdue.edu/genchem/topicreview/bp/1biochem/research7.html
- (EN) http://www.emea.europa.eu/pdfs/human/press/pr/20776605en.pdf: riferimento all'EMEA sull'uso dei COX2 inibitori

