Anticoagulante

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Un anticoagulante è un composto capace di rallentare o interrompere il processo di coagulazione del sangue.

Utilizzo degli anticoagulanti in medicina di laboratorio[modifica | modifica wikitesto]

L'impiego di sostanze anticoagulanti è indispensabile per l'esecuzione di tutte le analisi che devono essere effettuate su "sangue intero", come l'esame emocromocitometrico, la velocità di eritrosedimentazione (VES), l'allestimento di strisci ematici su vetrino per eseguire la formula leucocitaria o l'esame morfologico di globuli rossi e globuli bianchi.

In commercio sono disponibili provette che contengono diversi tipi di anticoagulante, la cui scelta nella diagnostica di laboratorio è molto importante al fine di evitare interferenze nell'esecuzione degli esami richiesti o di conservare al meglio la morfologia degli elementi cellulari per le indagini ematologiche.

Utilizzo clinico degli anticoagulanti[modifica | modifica wikitesto]

Gli anticoagulanti si utilizzano anche "in vivo" come farmaci per regolare la fluidità del sangue e vengono impiegati sia a scopo preventivo, quando si verificano in un paziente particolari condizioni che predispongono all'insorgenza di trombosi, ad esempio dopo una frattura ossea, dopo un intervento chirurgico o in corso di fibrillazione atriale, sia a scopo terapeutico, quando la trombosi si è già verificata ed è necessario impedire il distacco o l'estensione del trombo.

Anticoagulanti di uso comune in laboratorio[modifica | modifica wikitesto]

Eparina[modifica | modifica wikitesto]

L'eparina è considerata l'anticoagulante naturale per eccellenza, in quanto presente a bassi livelli nel sangue e nei tessuti. Agisce inibendo la trombina e altri fattori della coagulazione. Il campione che si ottiene impiegando questo anticoagulante è utilizzabile praticamente per ogni tipo di analisi biochimica, compresa la determinazione dei gas ematici. Causando però la formazione di aggregati leucocitari e soprattutto piastrinici non può essere utilizzato per l'esame emocromocitometrico.

EDTA[modifica | modifica wikitesto]

L'acido etilendiamminotetracetico (EDTA) è, con il precedente, uno degli anticoagulanti più frequentemente usato ed è reperibile sotto forma di sali di sodio o di potassio. Come altri anticoagulanti esplica la sua azione sequestrando lo ione calcio, indispensabile per il processo di coagulazione, e formando con esso composti insolubili. È l'anticoagulante di scelta per eseguire l'esame emocromocitometrico e solo in rari casi può essere utilizzato per indagini biochimiche. Risulta pertanto un anticoagulante irreversibile del calcio.

Citrato[modifica | modifica wikitesto]

Il citrato di sodio, utilizzato soprattutto come sale sodico, come l'EDTA sequestra il calcio e lo rende insolubile, impedendo la coagulazione. Non essendo tossico è utilizzato per rendere incoagulabile il sangue destinato alle trasfusioni. Inoltre è l'anticoagulante d'elezione impiegato per la misura della VES, per lo studio dei fattori della coagulazione (fibrinogeno, PT, APTT, ecc.) e della funzionalità piastrinica.

Non può essere utilizzato per la determinazioni di parametri biochimici. Risulta quindi essere un chelante reversibile del calcio tramite utilizzo di CaCl2, cloruro di calcio.

Fluoruro di sodio[modifica | modifica wikitesto]

Il fluoruro di sodio, oltre che impedire la coagulazione mediante chelazione dello ione calcio, è una sostanza che, inibendo la glicolisi, stabilizza la concentrazione del glucosio ematico nel tempo: la glicolisi, infatti, consuma circa 6–7 mg/dl di glucosio ogni ora nei soggetti con ematocrito normale. È quindi l'anticoagulante da preferirsi per la raccolta dei campioni di sangue sui quali si debba determinare la glicemia con metodo chimico e non enzimatico. Non trova praticamente altre applicazioni.

Ossalati[modifica | modifica wikitesto]

Gli ossalati sono i chelanti del calcio utilizzati più raramente. L'ossalato di potassio, che è altamente tossico, viene utilizzato come anticoagulante per i campioni di sangue destinati alla determinazione del lattato.

Sodiopolietansulfonato[modifica | modifica wikitesto]

Il sodiopolietansulfonato è un anticoagulante usato prevalentemente nell'emocoltura.

Anticoagulanti utilizzati in clinica[modifica | modifica wikitesto]

Eparina[modifica | modifica wikitesto]

L'eparina è un glicosaminoglicano presente fisiologicamente nei granuli secretori delle mastcellule. Le molecole interagiscono con l'antitrombina circolante fornendo una difesa antitrombotica naturale.

In terapia viene somministrata per via parenterale, perché non viene assorbita dalla mucosa intestinale. Con la somministrazione endovenosa (in infusione continua o a boli intermittenti) l'azione antitrombotica ha inizio immediatamente; con la somministrazione sottocutanea (possibile nel caso di eparina calcica o eparine a basso peso molecolare) l'inizio dell'azione è ritardato di una-due ore.

L'utilizzo dell'eparina è possibile anche quando sono controindicati gli anticoagulanti orali, ad esempio in gravidanza, in quanto la molecola non attraversa la placenta.

Tra le complicanze, la più frequente è rappresentata dalle manifestazioni emorragiche, che sono dose-dipendenti e possono riguardare sia la sede di iniezione (ecchimosi o ematomi), sia sedi distanti (epistassi, ematuria ecc.). La complicanza più temibile è la Trombocitopenia indotta da eparina (sindrome HIT): si tratta, paradossalmente, di una complicanza protrombotica potenzialmente fatale che si osserva nel 3% dei pazienti trattati con Eparina Non Frazionata (ENF) e nello 0,5% di quelli trattati con Eparina a Basso Peso Molecolare (EBPM). Il suo riscontro è assai più frequente nei pazienti chirurgici rispetto ai pazienti internistici.

Anticoagulanti orali[modifica | modifica wikitesto]

Warfarin, acenocumarolo, fenprocumone[modifica | modifica wikitesto]

Warfarin, acenocumarolo, fenprocumone derivano dal dicumarolo, una variante di cumarina. Sono detti anticoagulanti indiretti in quanto non bloccano la cascata della coagulazione ma inibiscono a monte la formazione dei fattori della coagulazione vitamina K dipendenti (fattore II, VII, IX e X). La loro azione completa si raggiunge dopo alcuni giorni dall'inizio della somministrazione, ma la quantità da somministrare va monitorata attraverso la verifica periodica dell'INR, data la grande variabilità nell'assorbimento della molecola e l'interferenza con un grandissimo numero di sostanze.

Dabigatran[modifica | modifica wikitesto]

Di recente introduzione, il dabigatran è un inibitore diretto della trombina. Somministrabile per via orale, non necessita di monitoraggio mediante controlli periodici dell'INR né di aggiustamenti posologici. La sua efficacia e la sua sicurezza sono risultate pari o superiori a quelle di dosi aggiustate di warfarin in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, seguiti per almeno due anni in uno studio clinico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goodman & Gillman, The pharmacological basis of therapeutics, Nona edizione, McGraw-Hill Libri Italia, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina