Ginkgo biloba

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Ginkgo
Ginkgo biloba SZ136.png
Stato di conservazione
Status iucn2.3 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Ginkgophyta
Classe Ginkgoopsida
Ordine Ginkgoales
Famiglia Ginkgoaceae
Genere Ginkgo
E. Kaempfer, 1712
Specie G. biloba
Nomenclatura binomiale
Ginkgo biloba
L.
Sinonimi
  • Salisburia adiantifolia
    Smith, 1797
  • Pterophyllus salisburiensis
    Nelson, 1866

Ginkgo biloba L. è un fossile vivente ed unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae ma anche dell'intero ordine Ginkgoales (Engler 1898) e della divisione delle Ginkgophyta.

Appartiene alle Gimnosperme: i semi non sono protetti dall'ovario. Le strutture a forma di albicocca che sono prodotte dagli esemplari femminili non sono frutti. Sono semi ricoperti da un involucro carnoso. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa nel permiano.[1]

La pianta, originaria della Cina, viene chiamata volgarmente ginko o ginco o albero di capelvenere. Il nome Ginkgo, deriva probabilmente da un'erronea trascrizione del botanico tedesco Engelbert Kaempfer del nome giapponese ginkyō (ぎんきょう) derivante a sua volta da quello cinese 銀杏 "yin-kuo" (銀 yin «argento» e 杏 xìng «albicocca»; 銀杏 yinxìng «albicocca d'argento»). Questo nome è stato attribuito alla specie dal famoso botanico Carlo Linneo nel 1771 all'atto della sua prima pubblicazione botanica ove mantenne quell'erronea trascrizione del nome originale. Il nome della specie (biloba) deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie, a forma di ventaglio.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Corteccia di esemplare adulto
Ginkgo biloba
Foglie di ginkgo
Insieme di coni maschili

Portamento[modifica | modifica sorgente]

È una pianta arborea che raggiunge un'altezza di 30–40 m, chioma larga fino a 9 m, piramidale nelle giovani piante e ovale negli esemplari più vecchi. Il tronco presenta rami sparsi da giovane, più fitti in età adulta, branche principali asimmetriche inclinate di 45°, legno di colore giallo. I rami principali (macroblasti) portano numerosi rametti più corti (brachiblasti), sui quali si inseriscono le foglie e le strutture fertili.

Corteccia[modifica | modifica sorgente]

È liscia e di color argento nelle piante giovani, diventa di colore grigio-brunastro fino a marrone scuro e di tessitura fessurata negli esemplari maturi.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Ha foglie decidue, di 5–8 cm, lungamente picciolate a lamina di colore verde chiaro, che in autunno assumono una colorazione giallo vivo molto decorativa, dalla forma tipica a ventaglio (foglia labelliforme) leggermente bilobata e percorsa da un numero elevato di nervature dicotome. La morfologia fogliare varia a seconda della posizione e dell'età: le plantule hanno foglie profondamente incise, le foglie portate dai brachiblasti hanno margine interno e talvolta ondulato, le foglie portate dai macroblasti sono spesso bilobate.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

La Ginkgo è una gimnosperma e per questo non presenta dei fiori come abitualmente li intendiamo. Le Gimnosperme non hanno fiori ma portano delle strutture definite coni o strobili o, come in questo caso squame modificate (i coni da un punto di vista funzionale si possono considerare simili a dei fiori per omologia). È una pianta dioica cioè che porta strutture fertili maschili e femminili separate su piante diverse. [1] Negli strobili maschili i microsporangi sono portati a coppie su microsporofilli, disposti a spirale su un asse allungato. L'impollinazione è anemofila.

Negli strobili femminili gli ovuli, inizialmente due, si riducono ad uno solo nel corso dello sviluppo e sono portati su peduncoli isolati. Le piante femminili dunque, a differenza della maggior parte delle Gimnosperme (in particolare delle Pinophyta), non producono coni propriamente detti ma strutture analoghe a questi.

La fioritura è primaverile. Tra impollinazione e fecondazione intercorrono alcuni mesi. La fecondazione avviene a terra all'inizio dell'autunno, quando gli ovuli sono già caduti dalla pianta madre e hanno quasi raggiunto le dimensioni definitive. I gameti sono ciliati e mobili, come avviene in molti gruppi meno evoluti (Cycadophyta, muschi, felci ed alghe).

I semi (di cui è commestibile l'embrione dopo la torrefazione) sono lunghi 1,5–2 cm e sono rivestiti da un involucro carnoso, pruinoso di colore giallo, con odore sgradevole a maturità (per la liberazione di acidi carbossilici, in particolare acido butirrico), che viene definito sarcotesta. All'interno di questo vi è una parte legnosa (sclerotesta) che contiene l'embrione. La germinazione del seme è epigea.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Roma, Ginkgo autunnale al Parco della Resistenza

La pianta è originaria della Cina, nella quale sono stati rinvenuti fossili che risalgono all'era mesozoica. La pianta è stata ritenuta estinta per secoli ma, recentemente, ne sono state scoperte almeno due stazioni relitte nella provincia dello Zhejiang nella Cina orientale. Non tutti i botanici concordano però sul fatto che queste stazioni siano davvero spontanee, perché la Ginkgo è stata estesamente coltivata per millenni dai monaci cinesi.

Metodi di coltivazione[modifica | modifica sorgente]

È una specie eliofila che preferisce una posizione soleggiata e un clima fresco. Non è particolarmente esigente quanto a tipo di terreno ma vegeta meglio in terreni acidi e non asfittici. È una pianta che sopporta le basse temperature: è stato dimostrato che non subisce danni anche a -35 °C. La moltiplicazione avviene generalmente per margotta. È preferibile coltivare gli individui maschili per evitare lo sgradevole odore dei semi; tuttavia il sesso della specie è difficilmente riconoscibile in quanto non presenta caratteri sessuali secondari affidabili. Le piante mal sopportano la potatura: i rami accorciati seccano.

Propagazione[modifica | modifica sorgente]

La pianta si riproduce per seme o per talee semilegnose prelevate durante l'estate.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Firenze. Ginkgo autunnale nel parco Le Cascine
  • Molto utilizzata come pianta ornamentale in parchi, viali e giardini grazie alla notevole resistenza agli agenti inquinanti (non solo delle metropoli più inquinate ma anche in cittadine più piccole, in viali o nei giardini in gruppi isolati) viene inoltre usata anche per creare cortine frangivento.
  • Diffuso il suo utilizzo per farne bonsai.
  • Viene coltivata industrialmente in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti per l'utilizzo medicinale delle sue foglie.
  • Il legno giallastro viene usato per la costruzione di mobili, lavori di tornio e intaglio; è però di bassa qualità data la sua fragilità.
  • La parte interna legnosa dei semi viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese. Viene commercializzato sotto il nome di "White Nuts". In Giappone i semi di Ginkgo vengono aggiunti a molti piatti (ad esempio il chawanmushi) e utilizzati come contorno.

Proprietà medicinali[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Un ramo di Ginkgo biloba

Somministrare con cautela in pazienti che assumono anticoagulanti, acido acetilsalicilico, ticlopidina, diuretici tiazidici, pentossifillina, trombolitici, caffeina, ergotammina; non associare a prodotti a base di aglio o derivati dal salice per aumento dei rischi di gastrolesività.

  • Le foglie di Ginkgo biloba contengono terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide).
  • La ipotesi che i suddetti principi attivi abbiano un'azione sulle funzioni cerebrovascolari e sui disturbi della memoria, tali da suggerirne l'uso nella malattia di Alzheimer[2] non è suffragata da convincenti evidenze scientifiche[3].
  • Il ginkolide B è ritenuto un antagonista del PAF (platelet activating factor), mediatore intracellulare implicato nei processi di aggregazione piastrinica, formazione del trombo, reazioni infiammatorie (iperattività bronchiale).[1]
  • Con le sue foglie è possibile cercare di migliorare la circolazione di sangue, sia a livello periferico sia cerebrale, apportando quindi un certo beneficio alla fragilità capillare e contrastando le varici.[4]
  • Le foglie attuano un'azione di regolazione sulla circolazione e di opposizione ai radicali liberi rallentando i fenomeni di ossidazione, e proprio grazie a questa azione si contrastano gli effetti dello stress fisico e mentale.[5]
  • In cosmetica viene utilizzato, applicato a livello topico, per ripristinare il giusto equilibrio lipidico nelle pelli secche e screpolate.[senza fonte]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Hiroshima[modifica | modifica sorgente]

  • Sei esemplari di Ginkgo, ancora esistenti, sono sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima.[6][7]
  • Il Ginkgo biloba è il simbolo della città di Tokyo, capitale del Giappone.

Goethe[modifica | modifica sorgente]

Anche il Poeta J. W. von Goethe (1749-1832),in uno dei suoi viaggi, rimase così affascinato da un esemplare di Ginkgo biloba da dedicarci una poesia:

"La foglia di quest’albero, dall’oriente affidato al mio giardino, segreto senso fa assaporare così come al sapiente piace fare.

"È una sola cosa viva, che in sé stessa si è divisa? O son due, che scelto hanno, si conoscan come una?"

In risposta a tal domanda, trovai forse il giusto senso. Non avverti nei miei canti ch’io son uno e doppio insieme?"

Gli alberi di conoscenze[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 Pierre Lévy e Michel Authier inventano gli "alberi delle conoscenze", strumento filosofico e tecnico per la condivisione dei saperi; il software per trattarli viene denominato Gingo, prendendo spunto dal Ginkgo biloba.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Nell'antichità, il Ginkgo venne considerato nel primo importante erbario cinese una sostanza benefica per il cuore e i polmoni;[1] i medici lo utilizzavano per curare l'asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo; i monaci buddisti lo piantavano accanto al , gli antichi cinesi e giapponesi consumavano i semi tostati come rimedio digestivo; i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediente del "soma", l'elisir di lunga vita. L'albero è stato introdotto in Europa nel 1730.[1]

Ginkgo secolari in Italia[modifica | modifica sorgente]

Sono diversi i Ginkgo biloba secolari in Italia. Il primo importato in Italia, nel 1750, si trova nell'Orto Botanico di Padova (Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO). È un esemplare maschile maestoso su cui, verso la metà dell'Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile. Degni di attenzione, per età o per dimensioni, quello piantato nel 1791 nell'Orto Botanico di Parma, i due esemplari piantati nell’Orto botanico di Brera a Milano nel 1775, quello di Villa Paolucci-Merlini a Forlimpopoli, quello di Villa Litta a Lainate e quello di Villa Della Casa a Baveno. Non meno importante è quello piantato dal lord Scozzese Francis Neville Reid a Villa Rufolo (Ravello) nella seconda metà dell'Ottocento. Presenti alcuni grandi esemplari anche a Villa Sciarra (Roma), piantati dai Wurts ultimi proprietari del parco e nel parco di Villa Cavallini a Solcio di Lesa in Provincia di Novara.Il Ginkgo biloba presente nell'Orto botanico comunale di Lucca ha un diametro di 2,28 metri e un'altezza di 23m è posto sotto la tutela del Corpo Forestale dello Stato che lo ha classificato come albero monumentale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d "Farmacia al naturale", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere & Salute", anno 4, maggio 1999, num.20, pag.26-29
  2. ^ "L'energia che viene dalle erbe", di Maddalena Colombo, pubbl, su "Sapere&Salute speciale", suppl. num.27, luglio 2000, anno V, pag.24
  3. ^ Snitz BE, O'Meara ES, Carlson MC, Arnold AM, Ives DG, Rapp SR, Saxton J, Lopez OL, Dunn LO, Sink KM, DeKosky ST; Ginkgo Evaluation of Memory (GEM) Study Investigators, Ginkgo biloba for preventing cognitive decline in older adults: a randomized trial in JAMA. 2009; 302(24): 2663-70.
  4. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.37
  5. ^ "In linea con la fitoterapia", di Roberta Pasero, pubbl. su Sapere&Salute Folia, anno 2, marzo 2003, num.4, pag.10
  6. ^ (EN) A-bombed Ginkgo trees in Hiroshima, Japan. URL consultato il 5 maggio 2012.
  7. ^ Martina Brunner-Bulst, Il segreto del Ginkgo e una poesia di Goethe, 12 maggio 2007. URL consultato il 22 maggio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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