Ginkgo biloba

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Ginkgo
Stato di conservazione
In pericolo
Classificazione scientifica
Regno: Plantae
Divisione: Ginkgophyta
Classe: Ginkgoopsida
Ordine: Ginkgoales
Famiglia: Ginkgoaceae
Genere: Ginkgo
E. Kaempfer 1712
Specie: G. biloba
Nomenclatura binomiale
Ginkgo biloba
L.
Sinonimi
  • Salisburia adiantifolia
    (Smith, 1797)
  • Pterophyllus salisburiensis
    (Nelson, 1866)
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Ginkgo biloba L. è un fossile vivente ed unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae ma anche dell'intero ordine Ginkgoales (Engler 1898) e della divisione delle Ginkgophyta.
Appartiene alle Gimnosperme: i semi non sono protetti dall'ovario. Le strutture a forma di albicocca che sono prodotte dagli esemplari femminili non sono frutti. Sono semi ricoperti da un involucro carnoso. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa.[1]

La pianta, originaria della Cina, viene chiamata volgarmente ginko o ginco o albero di capelvenere. Il nome del genere Ginkgo, deriverebbe dal cinese 銀杏 (銀 yin «argento» e 杏 xìng «albicocca»; 銀杏 yinxìng «albicocca d'argento») che per un'errata trascrizione della forma giapponese ginkyō (ぎんきょう) da parte del botanico tedesco Engelbert Kaempfer ha mutato la lettera y in g.
Il nome della specie (biloba) deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie.

Indice

[modifica] Morfologia

Corteccia di esemplare adulto

[modifica] Portamento

È una pianta arborea che raggiunge un'altezza di 30-40 m, chioma larga fino a 9 m, piramidale nelle giovani piante e ovale negli esemplari più vecchi. Il tronco presenta rami sparsi da giovane, più fitti in età adulta, branche principali asimmetriche inclinate di 45°, legno di colore giallo. I rami principali (macroblasti) portano numerosi rametti più corti (brachiblasti), sui quali si inseriscono le foglie e le strutture fertili.

[modifica] Corteccia

È liscia e di color argento nelle piante giovani, diventa di colore grigio-brunastro fino a marrone scuro e di tessitura fessurata negli esemplari maturi.

Foglie di gingko

[modifica] Foglie

Ha foglie decidue, di 5-8 cm, lungamente picciolate a lamina di colore verde chiaro, che in autunno assumono una colorazione giallo vivo molto decorativa, dalla forma tipica a ventaglio (foglia labelliforme) leggermente bilobata e percorsa da un numero elevato di nervature dicotome. La morfologia fogliare varia a seconda della posizione e dell'età: le plantule hanno foglie profondamente incise, le foglie portate dai brachiblasti hanno margine interno e talvolta ondulato, le foglie portate dai nacroblasti sono spesso bilobate.

[modifica] Fiori

Insieme di coni maschili
Semi

La Gingko è una gimnosperma e per questo non presenta dei fiori come abitualmente li intendiamo. Le Gimnosperme non hanno fiori ma portano delle strutture definite coni o strobili o, come in questo caso squame modificate (i coni da un punto di vista funzionale si possono considerare simili a dei fiori per omologia). È una pianta dioica cioè che porta strutture fertili maschili e femminili separate su piante diverse. [1] Negli strobili maschili i microsporangi sono portati a coppie su microsporofilli, disposti a spirale su un asse allungato. L'impollinazione è anemofila.

Negli strobili femminili gli ovuli, inizialmente due, si riducono ad uno solo nel corso dello sviluppo e sono portati su peduncoli isolati. Le piante femminili dunque, a differenza della maggior parte delle Gimnosperme (in particolare delle Pinophyta), non producono coni propriamente detti ma strutture analoghe a questi.

La fioritura è primaverile. Tra impollinazione e fecondazione intercorrono alcuni mesi. La fecondazione avviene a terra all'inizio dell'autunno, quando gli ovuli sono già caduti dalla pianta madre e hanno quasi raggiunto le dimensioni definitive. I gameti sono ciliati e mobili, come avviene in molti gruppi meno evoluti (Cycadophyta, muschi, felci ed alghe).

I semi (di cui è commestibile l'embrione dopo la torrefazione) sono lunghi 1,5-2 cm e sono rivestiti da un involucro carnoso, pruinoso di colore giallo, con odore sgradevole a maturità (per la liberazione di acidi carbossilici), che viene definito sarcotesta. All'interno di questo vi è una parte legnosa (sclerotesta) che contiene l'embrione. La germinazione del seme è epigea.

[modifica] Diffusione

Roma, Gingko autunnale al Parco della Resistenza

È originaria della Cina, nella quale sono stati rinvenuti fossili che risalgono all'era mesozoica. La pianta è stata ritenuta estinta per secoli ma, recentemente, ne sono state scoperte almeno due stazioni relitte nella provincia dello Zhejiang nella Cina orientale. Non tutti i botanici concordano però sul fatto che queste stazioni siano davvero spontanee, perché la Ginkgo è stata estesamente coltivata per millenni dai monaci cinesi.

[modifica] Metodi di coltivazione

È una specie eliofila che preferisce una posizione soleggiata e un clima fresco. Non è particolarmente esigente quanto a tipo di terreno ma vegeta meglio in terreni acidi e non asfittici. È una pianta che sopporta le basse temperature: è stato dimostrato che non subisce danni anche a -35 °C. La moltiplicazione avviene generalmente per margotta. È preferibile coltivare gli individui maschili per evitare lo sgradevole odore dei semi; tuttavia il sesso della specie è difficilmente riconoscibile in quanto non presenta caratteri sessuali secondari affidabili. Le piante mal sopportano la potatura: i rami accorciati seccano.

[modifica] Usi

Un ramo di Ginkgo biloba
  • Molto utilizzata come pianta ornamentale in parchi, viali e giardini grazie alla notevole resistenza agli agenti inquinanti (non solo delle metropoli più inquinate ma anche in cittadine più piccole, in viali o nei giardini in gruppi isolati) viene inoltre usata anche per creare cortine frangivento.
  • Diffuso il suo utilizzo per farne bonsai.
  • Viene coltivata industrialmente in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti per l'utilizzo medicinale delle sue foglie.
  • Il legno giallastro viene usato per la costruzione di mobili, lavori di tornio e intaglio; è però di bassa qualità data la sua fragilità.
  • La parte interna legnosa dei semi viene utilizzata come cibo prelibato in Asia e fa parte della tradizione culinaria cinese. Viene commercializzato sotto il nome di "White Nuts". In Giappone i semi di Ginkgo vengono aggiunti a molti piatti (ad esempio il chawanmushi) e utilizzati come contorno.

[modifica] Proprietà medicinali

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici – Leggi le avvertenze

Somministrare con cautela in pazienti che assumono anticoagulanti, acido acetilsalicilico, ticlopidina, diuretici tiazidici, pentossifillina, trombolitici, caffeina, ergotammina; non associare a prodotti a base di aglio o derivati dal salice per aumento dei rischi di gastrolesività.

  • Le foglie di Ginkgo biloba contengono terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), che avrebbero un'azione vasodilatatrice con attività sulle funzioni cerebrovascolari e vengono utilizzate per combattere la malattia di Alzheimer.[2]
  • Viene anche utilizzato per i disturbi di memoria, la difficoltà di concentrazione per migliorare la circolazione sanguigna, come antiossidante, è utile nella sordità, nei ronzii, vertigini, emicranie, cefalee, emorroidi.[3]
  • Il ginkolide B è ritenuto un antagonista del PAF (platelet activating factor), mediatore intracellulare implicato nei processi di aggregazione piastrinica, formazione del trombo, reazioni infiammatorie (iperattività bronchiale).[1]
  • Con le sue foglie è possibile cercare di migliorare la circolazione di sangue, sia a livello periferico sia cerebrale, apportando quindi un certo beneficio alla fragilità capillare e contrastando le varici.[4]
  • Le foglie attuano un'azione di regolazione sulla circolazione e di opposizione ai radicali liberi rallentando i fenomeni di ossidazione, e proprio grazie a questa azione si contrastano gli effetti dello stress fisico e mentale.[5]
  • In cosmetica viene utilizzato topicamente per ripristinare il giusto equilibrio lipidico nelle pelli secche e screpolate.
  • È indicato nei casi di fragilità capillare a livello cutaneo, come nei vasi arteriosi delle gambe o della circolazione retinica, ma anche nei disturbi auricolari, nelle vertigini e nelle manifestazione allergiche cutanee e respiratorie.[1]

[modifica] Curiosità

[modifica] Cenni storici

Nell'antichità, il Ginkgo, venne considerato nel primo importante erbario cinese, una sostanza benefica per il cuore e i polmoni;[1] i medici lo utilizzavano per curare l'asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo; i monaci buddisti lo piantavano accanto al , gli antichi cinesi e giapponesi consumavano i semi tostati come rimedio digestivo; i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediante del "soma", l'elisir di lunga vita. L'albero è stato introdotto in Europa nel 1730.[1]

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e "Farmacia al naturale", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere & Salute", anno 4, maggio 1999, num.20, pag.26-29
  2. ^ "L'energia che viene dalle erbe", di Maddalena Colombo, pubbl, su "Sapere&Salute speciale", suppl. num.27, luglio 2000, anno V, pag.24
  3. ^ "L'energia che viene dalle erbe", di Maddalena Colombo, pubbl, su "Sapere&Salute speciale", suppl. num.27, luglio 2000, anno V, pag.24
  4. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.37
  5. ^ "In linea con la fitoterapia", di Roberta Pasero, pubbl. su Sapere&Salute Folia, anno 2, marzo 2003, num.4, pag.10
  6. ^ http://www.xs4all.nl/~kwanten/hiroshima.htm (in inglese)

[modifica] Bibliografia

  • Sun, W. 1998. Ginkgo biloba. In: 2008 IUCN Red List of Threatened Species. IUCN 2008.
  • Gellini R., Grossoni P., 1996 - Botanica forestale. Volume 1. Gimnosperme CEDAM Editore ISBN 8813197853

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