Spedizione Endurance

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Il tre alberi Endurance che ha dato il nome alla spedizione[1].
Attività in Antartide
durante il XX secolo
Storia dell'Antartide
Accordi internationali
Trattato antartico
Attività del Commonwealth
Spedizione Discovery (1901-1904)
Spedizione Scotia (1902-1904)
Spedizione Nimrod (1907-1909)
Spedizione Terra Nova (1910-1913)
Spedizione Aurora (1911-1914)
Spedizione Endurance (1914-1917)
Spedizione Quest (1921-1922)
Spedizione BANZARE (1929-1931)
Spedizione British Graham Land (1934-1937)
Operazione Tabarin (1943-1945)
Spedizione Fuchs-Hillary (1955-1958)
Attività francesi
I spedizione Charcot (1903-1905)
II spedizione Charcot (1908-1910)
Transantarctica (1989-1990)
Attività tedesche
Spedizione Gauss (1901-1903)
Spedizione Filchner (1911-1912)
Spedizione Nuova Svevia (1938-1939)
Attività norvegesi
Spedizione Amundsen (1910-1912)
Attività svedesi
Spedizione Nordenskjöld-Larsen (1901-1904)
Attività statunitensi
Operazione Highjump (1946-1947)
Operazione Windmill (1947-1948)
Spedizione Ronne (1947-1948)
Operazione Deep Freeze (1955-1956)

La spedizione Endurance[2] (in inglese Endurance Expedition, pron. [ɪnˈdjʊərəns ˌekspɪˈdɪʃn]), conosciuta anche come spedizione imperiale trans-antartica (Imperial Trans-Antarctic Expedition), è stata una missione esplorativa finanziata dal Regno Unito diretta verso le regioni antartiche.

Svoltasi negli anni 1914-1917[3] la missione era comandata da Ernest Shackleton a bordo dell'Endurance ed aveva come obiettivo l'attraversamento a piedi dell'Antartide partendo dal mare di Weddell. Il gruppo avrebbe poi dovuto essere recuperato dalla nave Aurora nell'altro lato del continente, sulla costa del mare di Ross.

L'Endurance venne però distrutta dalla banchisa a migliaia di chilometri dalle più vicine terre abitate, inabissandosi nei pressi del 70esimo parallelo di latitudine Sud: i 28 uomini dell'equipaggio furono costretti a lottare per sopravvivere, con limitate provviste e in un ambiente in cui la temperatura oscillava da -22°C a -45 °C. Tutti gli uomini riuscirono comunque ad arrivare all'isola Elephant nelle Shetland Meridionali, da cui Shackleton salpò alla guida di una scialuppa di sette metri salvata dal naufragio dell'Endurance nel tentativo di raggiungere una base baleniera situata nella Georgia del Sud. Con l'aiuto di un sestante e di un cronometro l'imbarcazione riuscì a percorrere 1 600 km ed a raggiungere Grytviken, dove Shackleton organizzò una spedizione di soccorso per gli uomini rimasti ad attendere all'isola dell'Elefante. Nessun uomo del gruppo di Shackleton morì in Antartide[4].

L'equipaggio dell'Aurora dovette affrontate situazioni altrettanto critiche. La loro avventura, al contrario di quella di Shackleton, costò la vita a tre persone.

Anche se all'epoca erano disponibili apparecchi radio, l'eccessiva distanza da una qualsiasi stazione ricevente rendeva questa tecnologia inutilizzabile per esplorazioni tanto remote. Inoltre il Regno Unito, che era impegnato nella prima guerra mondiale, non volle destinare denaro, uomini e mezzi ad una spedizione di soccorso.

Dopo il salvataggio sono stati scritti numerosi libri sull'avventura, spesso a cura degli stessi partecipanti[5]. Inoltre durante la spedizione furono realizzate numerose fotografie ad opera di Frank Hurley[6]. A queste testimonianze vanno aggiunti diversi film e documentari che hanno trattato della spedizione, considerata come l'ultimo atto dell'epoca eroica delle spedizioni antartiche (1895-1922)[7].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« After the conquest of the South Pole by Amundsen, who, by a narrow margin of days only, was in advance of the British Expedition under Scott, there remained but one great main object of Antarctic journeyings--the crossing of the South Polar continent from sea to sea. »
(IT)
« Dopo la conquista del Polo Sud da parte di Amundsen che, per pochi giorni, aveva preceduto la spedizione britannica di Scott, restava una sola grande impresa dell'esplorazione antartica -- l'attraversamento del continente bianco da mare a mare. »
(Ernest Shackleton, South!, prefazione)

La spedizione Endurance fu la prima missione con destinazione Antartide organizzata dal Regno Unito dopo che Roald Amundsen aveva battuto Robert Falcon Scott nella corsa al Polo nel dicembre 1911. La sconfitta e la tragica fine di Scott e dei suoi uomini erano state un grande smacco per il Regno Unito che aveva tentato, con ben tre spedizioni nel decennio precedente[8], di essere il primo paese a raggiungere il Polo Sud.

Ernest Shackleton era un esploratore di grande esperienza: aveva partecipato alla spedizione Discovery, la prima missione britannica nel continente, e comandato la seconda, la spedizione Nimrod dove aveva stabilito il record di Furthest South spingendosi sino a 88° 23' sud. Pur trovandosi a soli 180 km dal Polo lui ed i suoi uomini erano stanchi ed i viveri talmente scarsi che decisero di tornare indietro[9]. La missione consentì comunque a Shackleton di guadagnare una discreta fama in patria.

In questo contesto Shackleton iniziò la sua raccolta di finanziamenti per organizzare una missione che doveva consentire ad un gruppo di britannici di attraversare l'Antartide, dal mare di Weddell[10], (oceano Atlantico), al mare di Ross (oceano Pacifico), passando per il Polo. Soltanto un altro esploratore aveva tentato di realizzare un'impresa del genere. Si trattava del tedesco Wilhelm Filchner che nel 1911 raggiunse con la sua spedizione la costa Luitpold sino a spingersi nella baia di Vahsel a 78° sud. Il fallimento dei tentativi di realizzare una base sul continente lo obbligarono però a tornare in Europa ancor prima di iniziare la traversata[11].

Il piano di Shackleton prevedeva che l'Endurance raggiungesse la baia di Vahsel per poi utilizzare questo territorio già conosciuto dai resoconti di Filchner come luogo di partenza per la traversata. Un'altra spedizione, partendo dalla barriera di Ross, avrebbe dovuto predisporre dei depositi con provviste e materiali ad uso dei gruppo del mare di Weddell per rendere possibile il viaggio trans-continentale di oltre 3 000 chilometri. La prima difficoltà di questo piano consisteva nel raggiungere la parte meridionale del mare di Weddell bloccato per buona parte dell'anno dalla banchisa e sbarcare uomini e materiali in condizioni climatiche avverse.

L'Antartide, così come era conosciuto nel 1914.

Obiettivi scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a rappresentare la prima spedizione ad attraversare il continente antartico con la conseguente scoperta (e rivendicazione per il Regno Unito) dei territori sconosciuti che sarebbero stati incontrati durante il tragitto, Shackleton aveva stabilito anche diversi obiettivi scientifici[12]:

  • dalla base stabilita nel mare di Weddell il gruppo doveva studiare la fauna terrestre e marina ed effettuare rilevazioni meteorologiche;
  • sempre partendo dal mare di Weddell due spedizioni dovevano dirigersi verso la terra di Graham e la terra di Enderby, per effettuare osservazioni essenzialmente di natura geologica;
  • dal mare di Ross alcuni geologi dovevano raggiungere il ghiacciaio Beardmore con lo scopo di migliorare la conoscenza della formazione del continente;
  • infine entrambe le navi avevano in programma diversi rilievi idrografici, tra cui la misurazione della profondità dei fondali marini attraversati.

Preparazione e finanziamento della spedizione[modifica | modifica wikitesto]

Shackleton deve bussare a numerose porte per trovare i fondi necessari all'impresa. Il maggior contributore lo trova nel ricco industriale James Key Caird che lo finanzia con 24 000 sterline[13]. Tra i maggiori benefattori vi sono poi Janet Stancomb-Wills figlia di un magnate del tabacco e Dudley Docker della Birmingham Small Arms Company. Il governo britannico contribuisce con 10 000 sterline e 1 000 vengono dalla Royal Geographical Society. Ulteriori fondi sono ottenuti mediante una sottoscrizione tra alcune scuole del Regno Unito cui Shackleton intitolerà i cani della spedizione[14].

Per reclutare l'equipaggio il 1º gennaio 1914 viene pubblicato un annuncio sul giornale grazie al quale Shackleton può scegliere i 56 uomini di cui ha bisogno tra oltre 5 000 candidati[13].

Shackleton acquista due navi, l'Endurance per la spedizione nel mare di Weddell e l'Aurora per il gruppo diretto nel mare di Ross. Entrambe incontreranno serie difficoltà durante il loro viaggio, ma la storia del gruppo dell'Endurance è la più conosciuta.

La spedizione del mare di Weddell[modifica | modifica wikitesto]

Il viaggio dell'Endurance[modifica | modifica wikitesto]

Shackleton rimanda la data di partenza per completare gli ultimi preparativi, ma Winston Churchill, allora First Lord of the Admiralty, gli impone di salpare[15]. L'Endurance parte da Plymouth il 9 agosto 1914 e fa una breve sosta a Buenos Aires per poi raggiungere Grytviken nella Georgia del Sud. A causa di un pack insolitamente esteso[15], la nave ed i 28 uomini di equipaggio devono attendere sino al 5 dicembre per spingersi più a sud. La spedizione incontra i primi iceberg prima del nuovo anno, ma Shackleton ritiene che l'Endurance sia in grado di navigare sino al luogo di sbarco prefissato[16].

Il 10 gennaio 1915 sono avvistati dei grandi muri di ghiaccio alti oltre 30 metri che coprono una porzione di costa antartica. Si tratta della terra di Coats, scoperta nel 1904 da William Speirs Bruce, l'ultimo esploratore britannico che si era spinto in quei luoghi.

Due giorni più tardi la nave raggiunge una latitudine di 74°sud ed entra in una regione inesplorata a nord della costa di Luitpold. Shackleton decide di chiamare il territorio appena scoperto costa di Caird, in onore di uno dei finanziatori della spedizione, James Key Caird[17].

L'Endurance intrappolata nei ghiacci. Febbraio 1915.

Più la nave avanza verso sud, più la navigazione si fa difficoltosa a causa dell'ispessimento della banchisa, ma Shackleton resta fiducioso. A metà gennaio l'Endurance riesce a percorrere giornalmente una distanza variabile: talvolta lo scafo è totalmente immobilizzato dal ghiaccio ed allora l'equipaggio non può fare altro che attendere, ma in altre occasioni la banchisa è sufficientemente frammentata da permettere di avanzare con una certa libertà. Con grande difficoltà la spedizione tenta di raggiungere il suo obiettivo a 78°sud.

Verso il 19 gennaio 1915 l'Endurance riesce a muoversi un'ultima volta prima di essere definitivamente bloccata dal ghiaccio a 76°34′S 31°30′W / 76.566667°S 31.5°W-76.566667; -31.5. Shackleton scrive:

(EN)
« Our position on the morning of the 19th was lat. 76° 34´ S., long. 31° 30´ W. The weather was good, but no advance could be made. The ice had closed around the ship during the night, and no water could be seen in any direction from the deck.</ref> »
(IT)
« La nostra posizione al mattino del 19 era lat. 76°34´S., long. 31°30´O. Il tempo era buono, ma era impossibile avanzare. Durante la notte il ghiaccio aveva circondato la nave e dal ponte non era possibile vedere mare libero. »
(Ernest Shackleton, South!, cap. II.)

Nel corso delle settimane seguenti il ghiaccio si spezza a circa 180 metri dalla nave, anche se gli uomini tentano di liberare lo scafo per permettere all'imbarcazione di raggiungere l'apertura, il pack puntualmente si richiude prima che la frattura arrivi allo scafo che resta quindi permanentemente bloccato dalla banchisa[18]. Vista l'inutilità di ogni ulteriore sforzo verso la fine di febbraio del 1915 l'equipaggio inizia i preparativi per affrontare l'inverno sul ghiaccio.

Alla deriva[modifica | modifica wikitesto]

Anche se oggi la posizione della spedizione può apparire disperata Shackleton scriverà più tardi che all'inizio non si era preoccupato eccessivamente dell'immobilità dell'Endurance. Pur conoscendo che il ghiaccio intorno alla nave poteva diventare un problema era confortato dall'esperienza di altri esploratori che, rimasti imprigionati nella banchisa delle regioni polari, avevano trovato più tardi una via d'uscita[19]. Inizialmente dunque Shackleton è soltanto contrariato del fatto che la nave si fosse fermata in un luogo che non gli consentiva di iniziare la programmata traversata continentale.

Le misurazioni della posizione della nave effettuate dagli uomini evidenziavano che l'Endurance stava derivando verso ovest ed al tempo stesso verso nord. Frank Worsley, il capitano della nave, registra minuziosamente gli spostamenti che risultano essere di soli pochi chilometri durante il mese di febbraio, ma già in marzo il pack accelera il suo movimento e porta la spedizione sempre più lontano dalla costa di Luitpold. Le speranze di Shackleton di iniziare la traversata la stagione seguente si fanno ogni giorno più lievi.

Il 1º maggio 1915 il sole tramonta un'ultima volta sull'Antartico: è l'inizio del lungo inverno australe. Shackleton scrive:

L'equipaggio tenta di liberare la nave.
(EN)
« We said good-bye to the sun on May 1 and entered the period of twilight that would be followed by the darkness of midwinter. The sun by the aid of refraction just cleared the horizon at noon and set shortly before 2 p.m. »
(IT)
« Il primo maggio diciamo addio al sole ed entriamo nel crepuscolo che sarà seguito dall'oscurità del pieno inverno. Il sole, grazie alla rifrazione rischiara l'orizzonte da mezzogiorno sino alle 2. »
(Ernest Shackleton, South!, cap III)

L'Endurance è vincolata ad un pezzo di banchisa di una superficie di alcuni chilometri quadrati. In quel periodo Shackleton riteneva che il ghiaccio si sarebbe frantumato al sopraggiungere dell'estate o, nella peggiore delle ipotesi, quando la deriva avrebbe spinto la nave sino all'estremità settentrionale del mare di Weddell. Tuttavia, con l'avvicinarsi della primavera l'equipaggio si rende conto che non sarà tanto semplice liberare l'imbarcazione: mentre il ghiaccio inizia a rompersi, enormi blocchi di banchisa vanno alla deriva, per poi scontrarsi di nuovo e ricompattarsi con violenza rendendo inutile ogni tentativo di aprire un varco per raggiungere il mare aperto.

A partire da agosto ed ancor di più durante settembre ed ottobre gli uomini osservano pericolose fenditure che si aprono nel ghiaccio e poi si richiudono, spesso in prossimità della nave. Fin dal luglio Shackleton aveva informato il capitano Worsley di considerare l'Endurance perduta[20]. Benché la nave fosse infatti in grado di resistere a pressioni elevate come qualunque altra nave polare dell'epoca, la situazione era effettivamente irrecuperabile. Il 24 ottobre la nave finisce in una frattura della banchisa. Sottoposta alla pressione del ghiaccio il ponte inizia a torcersi ed a scomporsi. A questo punto l'acqua inizia ad entrare nella stiva, mentre il legno si spezza con rumori terrificanti successivamente descritti dai marinai come simili a quelli di grandi fuochi d'artificio e alla detonazione di cannoni[21].

L'Endurance ormai perduta.

L'equipaggio tenta di pompare fuori l'acqua, tuttavia il 27 ottobre Shackleton è costretto a dare l'ordine di abbandonare la nave.

(EN)
« ..in the Endurance I had centred ambitions, hopes, and desires. Now, straining and groaning, her timbers cracking and her wounds gaping, she is slowly giving up her sentient life at the very outset of her career. »
(IT)
« ... nell'Endurance avevo riposto ambizione, speranza e desiderio. Adesso, gemendo e stridendo, mentre i suoi legni si spezzano e le sue ferite sanguinano, sta lentamente morendo, proprio ora che la sua carriera era appena iniziata. »
(Ernest Shackleton, South!, cap IV.)

Gli uomini si accampano sul ghiaccio, portando con sé i cani, i materiali, le provviste e tre scialuppe di salvataggio[22]. La temperatura esterna è intorno ai -25 °C e le settimane seguenti saranno utilizzate per salvare tutto quanto possibile dalla nave, in particolare verranno recuperate le fotografie ed il materiale fotografico, in un primo tempo abbandonato. Nel frattempo la nave continua ad essere sottoposta alle violente pressioni della banchisa che provocano numerose rotture tanto che, il 15 novembre 1915 l'Endurance si inabissa definitivamente a 69°00′S 51°30′W / 69°S 51.5°W-69; -51.5.

A piedi in Antartide[modifica | modifica wikitesto]

Senza le provviste e l'equipaggiamento stivati nell'Endurance non era più possibile continuare la spedizione come programmato. Shackleton fa sapere ai suoi uomini che adesso devono pensare soltanto a come far ritorno nel Regno Unito.

Wild e Shackleton fotografati vicino agli ammassi di ghiaccio creati dalle pressioni orizzontali del pack.

Inizialmente il gruppo si dirige verso l'isola Paulet[23] che quindici anni prima aveva dato rifugio ai naufraghi della spedizione Nordenskjöld-Larsen[24]. Shackleton crede infatti che una distanza di 450 chilometri sia tutto sommato ragionevole e che le provviste, calcolate per attraversare un continente, siano sufficienti agli uomini per raggiungere la meta. Una volta intrapreso il viaggio esso si rivela però molto più difficile del previsto. La superficie del pack non ha infatti molto in comune con quella del continente: a causa della pressione orizzontale il ghiaccio si solleva creando ammassi alti anche tre metri che rendono la progressione difficile e faticosa tanto più che il gruppo deve trascinare le scialuppe e le slitte con l'attrezzatura. Inoltre man mano che il tempo migliora il moto ondoso fa spezzare la banchisa più a nord e rende quella dove si trova la spedizione via via più sottile e fragile contribuendo ad aumentare difficoltà e pericoli. Muoversi sul ghiaccio diventa presto un rischio perché esso spezzandosi può separare gli uomini o far rovesciare una barca, danneggiandola seriamente. Shackleton tenta per due volte di far avanzare i suoi uomini, ma il gruppo si rivela troppo lento: in occasione di uno di questi tentativi riescono infatti a percorrere soltanto 18 chilometri in sette giorni di sforzi intensi. A questo ritmo sarebbero serviti 200 giorni per raggiungere l'isola Paulet e le provviste non consentono una tale autonomia. Scoraggiato, Shackleton rinuncia all'obiettivo[25] ed ordina ai suoi uomini di montare le tende sul ghiaccio[26].

Frank Hurley ed Ernest Shackleton al campo sul continente antartico.

La conseguenza immediata di questo seppur piccolo spostamento è la sensibile riduzione dello stock di provviste disponibili. Oltre ad aver bisogno di più calorie per trascinare le barche, il gruppo si è anche allontanato dalla zona del naufragio, nei pressi della quale gli uomini avevano accumulato tutto quanto erano riusciti a salvare dall'Endurance. Vista l'impossibilità di portare tutto con loro avevano infatti pensato di abbandonare parte dei rifornimenti per ridurre il peso delle slitte. Foche[27] e pinguini dapprima utilizzati come variante nei pasti diventano ora la portata principale dato che Shackleton preferisce conservare le razioni per un impiego futuro. Anche il combustibile necessario per riscaldarsi, cucinare o semplicemente per fondere della neve per dissetarsi può essere ricavato esclusivamente dall'olio di foca per cui, quando foche e pinguini iniziano inspiegabilmente a scomparire dal paesaggio gli uomini iniziano a preoccuparsi e le razioni vengono immediatamente ridotte[28]. Per sopravvivere devono essere abbattuti anche i cani da slitta[29].

Sino all'isola Elephant[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 aprile 1916 gli uomini, notato che il ghiaccio inizia a frantumarsi, salgono a bordo delle scialuppe faticosamente trasportate sulla banchisa. Il mare consente infatti una maggiore mobilità e Shackleton, che si era preparato da tempo ad una simile evenienza, ha già in mente dove dirigere il gruppo. La destinazione migliore sembra essere l'Isola Desolation, circa 300 km ad ovest che, oltre ad avere vaste colonie di foche e pinguini, è provvista di una piccola chiesa in legno che potrebbe essere utilizzata dal carpentiere del gruppo per migliorare le caratteristiche delle barche[30]. Le altre possibili destinazioni sono l'isola Elephant e l'isola Clarence, più vicine tanto da essere state a portata di vista durante il mese di marzo.

Una volta salpati, anche se la carne di foca non manca, risulta essere molto difficile alimentare il fuoco per riscaldarsi, cucinare e fondere il ghiaccio indispensabile per placare la sete che attanaglia l'equipaggio. Alcune notti la temperatura scende anche sino a -20 °C e gli uomini sono continuamente bagnati dalla gelida acqua del mare. Gran parte delle riserve di cibo si congelano ed il morale scende al minimo[31]. Per la prima volta infatti il gruppo conosce la mancanza di protezione contro le intemperie, Shackleton capisce che non ha altra scelta che far rotta verso la più vicina terraferma. Dopo sette giorni di navigazione tutte e tre le imbarcazioni riescono a raggiungere l'isola Elephant. È il 14 aprile del 1916.

La partenza della James Caird dall'isola Elephant. 24 aprile 1916.

Il viaggio della James Caird[modifica | modifica wikitesto]

L'isola Elephant non è il luogo ideale dove attendere soccorsi. L'isola è infatti inospitale: la maggior parte della superficie è ricoperta da neve e ghiaccio mentre il resto è costituito esclusivamente da rocce. Nonostante la relativa abbondanza di foche e pinguini, il gruppo teme che gli animali possano spostarsi così come era avvenuto per quelli nei pressi del campo sul continente da poco abbandonato. L'arrivo dell'inverno è un'ulteriore fonte di preoccupazione tanto più che il clima del passaggio di Drake conferma la sua terribile reputazione. Per ultimo l'isola si trova distante dai luoghi che la spedizione aveva previsto di esplorare[32] e lontana dalle rotte marittime dell'epoca rendendo quindi scarsamente probabile l'avvistamento casuale di una nave.

Shackleton capisce rapidamente che è indispensabile ripartire al più presto e ritiene che la destinazione migliore sia la Georgia del Sud, anche se questo significa navigare per oltre 1 500 chilometri in pieno oceano con la James Caird, una delle scialuppe salvate dal naufragio dell'Endurance.

Un disegno della James Caird in viaggio verso la Georgia del Sud pubblicato nel libro di Shackleton South! del 1919.

Le acque che gli uomini devono affrontare a bordo di una barca lunga sette metri[33] riempita di mezza tonnellata di gallette e sacchi di sabbia[34] per fare da zavorra sono conosciute per essere tra le più tempestose del mondo. Shackleton ha scritto più tardi che le raffiche di vento sono moneta corrente in quei luoghi e Worsley riporta che espressioni come «eight bells» (cioè un vento forza otto nella scala Beaufort) sono assai comuni. Le stazioni meteorologiche moderne installate nel passaggio di Drake registrano venti da 60 a 70 km/h ed onde di oltre sette metri in media per 200 giorni all'anno. Diverse fonti confermano inoltre che non sono rare onde di oltre 20 metri[35][36], le condizioni sono così estreme che i marinai, nei secoli, hanno dato un nome ai venti che si possono incontrare alle diverse latitudini dell'area[37]. Il viaggio della James Caird resta a tutt'oggi uno dei più temerari viaggi marittimi mai effettuati.

Dato che Shackleton inizia la sua navigazione dall'isola Elephant a 61°S con destinazione intorno a 54°S la James Caird si sarebbe trovata ad attraversare in pieno la furia dell'oceano. Conscio di dover affrontare onde più alte della stessa lunghezza della barca e delle scarse speranze di successo, decide di caricare viveri per non più di quattro settimane consapevole del fatto che, se non avranno raggiunto la Georgia del Sud entro quel periodo, significherà che sono affondati o irrimediabilmente persi nei mari antartici.

Per questo viaggio Shackleton si fa accompagnare dai marinai Tim McCarthy e John Vincent e dall'ufficiale pluridecorato Thomas Crean. Viene inoltre imbarcato il carpentiere della spedizione, Harry McNish[38], che inizia subito a lavorare alla James Caird alzandone i bordi, rafforzando la chiglia e costruendo un ponte improvvisato in legno e tessuto intriso di olio e sangue di foca per renderlo impermeabile[39]. Il navigatore sarà Frank Worsley cui spetta il difficile compito di verificare la rotta con il solo ausilio di un sestante e di un cronometro, conscio che mancare il bersaglio significherà condannare l'equipaggio[40].

Il 24 aprile 1916 la nave lascia l'isola Elephant. Successivamente Shackleton scriverà:

(EN)
« At midnight I was at the tiller and suddenly noticed a line of clear sky between the south and south-west. I called to the other men that the sky was clearing, and then a moment later I realized that what I had seen was not a rift in the clouds but the white crest of an enormous wave. During twenty-six years’ experience of the ocean in all its moods I had not encountered a wave so gigantic. It was a mighty upheaval of the ocean, a thing quite apart from the big white-capped seas that had been our tireless enemies for many days. I shouted, “For God’s sake, hold on! It’s got us!” Then came a moment of suspense that seemed drawn out into hours. White surged the foam of the breaking sea around us. We felt our boat lifted and flung forward like a cork in breaking surf. We were in a seething chaos of tortured water; but somehow the boat lived through it, half-full of water, sagging to the dead weight and shuddering under the blow. We baled with the energy of men fighting for life, flinging the water over the sides with every receptacle that came to our hands, and after ten minutes of uncertainty we felt the boat renew her life beneath us.[41] »
(IT)
« A mezzanotte ero al timone ed improvvisamente ho notato una linea nel cielo tra il sud ed il sud-ovest. Ho chiamato gli altri uomini ed ho detto loro che il cielo si stava schiarendo ma un momento dopo ho capito che avevo visto non un varco tra le nubi, ma la cresta di un'enorme onda. In tutti i miei 26 anni di esperienza negli oceani non avevo mai incontrato un'onda così gigantesca. Era un poderoso sollevamento dell'oceano, superiore al solito mare schiumoso, nostro nemico instancabile da giorni. Ho gridato, “In nome di Dio, tenetevi! È sopra di noi!” Poi venne il momento dell'attesa, che è sembrato durare ore. La bianca schiuma del mare era tutta intorno a noi. Abbiamo sentito la nostra barca sollevarsi e vacillare come un sughero sulla cresta dell'onda. Eravamo in balia del mare, ma in qualche modo la barca è riuscita a resistere mezza piena d'acqua incurvandosi sotto il peso e fremendo al colpo. Abbiamo utilizzato l'energia degli uomini che combattono per la vita, lanciando l'acqua fuoribordo con ogni mezzo e dopo dieci minuti di incertezza abbiamo sentito la barca ritornare alla vita. »
In verde il viaggio sino all'isola Elephant, in rosso il percorso della James Caird sino alla Georgia del Sud.

L'8 maggio 1916, dopo 15 giorni di navigazione l'equipaggio, stanco ed assetato, avvista alcune isole della Georgia del Sud. Il morale si riprende ma Shackleton, per evitare un attracco di notte su una costa sconosciuta e non cartografata preferisce restare al largo ed attendere l'alba. Dopo poche ore scoppia una violenta tempesta con venti paragonabili a quelli di un uragano[42]. Per nove pericolosissime ore l'equipaggio lotta per non essere spinto contro gli scogli e riesce finalmente a toccare terra il 10 maggio[43].

Shackleton scriverà:

(EN)
« However, I made fast the line, and in a few minutes we were all safe on the beach, with the boat floating in the surging water just off the shore. We heard a gurgling sound that was sweet music in our ears, and, peering around, found a stream of fresh water almost at our feet. A moment later we were down on our knees drinking the pure, ice-cold water in long draughts that put new life into us. It was a splendid moment[44]»
(IT)
« Tuttavia, assicurai la fune che teneva la barca, ed in pochi minuti eravamo tutti in salvo sulla spiaggia, con la barca che galleggiava nell'acqua agitata a pochi metri da riva. Abbiamo sentito uno scroscio che era musica per le nostre orecchie e, guardato intorno abbiamo scorto un piccolo ruscello d'acqua dolce quasi ai nostri piedi. Un istante dopo eravamo in ginocchio che bevevamo acqua pura, acqua gelata a grandi sorsi che infondeva nuova vita dentro di noi. Fu un momento splendido. »

Lungo la Georgia del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Shackleton sa che non può circumnavigare la Georgia del Sud per raggiungere le stazioni baleniere sull'altro lato perché i venti dominanti renderebbero il viaggio ad alto rischio di naufragio. Decide quindi di lasciare la James Caird nella baia di re Haakon e di attraversare l'isola a piedi. Il gruppo è vicino alla meta, ma l'interno dell'isola è praticamente inesplorato e solcato da montagne perennemente innevate e ghiacciai. La necessità di Shackleton di raggiungere l'altro lato dell'isola coincide dunque con la prima traversata in assoluto della Georgia del Sud.

Il 19 maggio 1916 alle due del mattino, dopo aver lasciato i tre membri più stanchi nella baia di re Haakon, Shackleton, Worsley e Crean arrivano a Stromness. Dopo 36 ore di marcia, improvvisando dei ramponi conficcando chiodi nelle suole delle loro scarpe e senza l'ausilio di altro equipaggiamento né tenda percorrono la trentina di chilometri in linea d'aria che separano Stromness dal punto di partenza, ma seguendo ovviamente un percorso non certo rettilineo e tornando più volte sui loro passi dato che non disponevano di una cartina dell'area[45]. Il tempo di attraversamento risultò così breve che anche alpinisti esperti e ben equipaggiati, al giorno d'oggi, hanno difficoltà a fare altrettanto[46].

Tipiche montagne della Georgia del Sud.

Arrivati a Stromness Shackleton e gli altri sono accolti dall'amministratore della stazione che li alloggia nella sua casa. Più tardi viene allestito un banchetto in onore degli esploratori dove balenieri stupefatti ascoltano il racconto della traversata nei mari antartici[42].

McNish, McCarthy e Vincent rimasti alla baia di re Haakon saranno recuperati il giorno seguente da alcuni marinai guidati da Worsley. A proposito Shackleton scrive:

(EN)
« Curiously enough, they did not recognize Worsley, who had left them a hairy, dirty ruffian and had returned his spruce and shaven self. They thought he was one of the whalers. [...] Then it suddenly dawned upon them that they were talking to the man who had been their close companion for a year and a half[47]»
(IT)
« Curiosamente non riconobbero Worsley, che li aveva lasciati barbuto e sporco ed era ritornato pulito e rasato. Pensavano che fosse uno dei balenieri. [...] Successivamente capirono che stavano parlando con l'uomo che era stato loro compagno di avventura per un anno e mezzo. »

Sull'isola Elephant[modifica | modifica wikitesto]

Come detto, Shackleton aveva lasciato 22 uomini, gran parte dell'equipaggio dell'Endurance, sull'isola Elephant, al comando del suo secondo, Frank Wild. L'isola appare immediatamente inospitale: Shackleton ha scritto nei suoi racconti che prima di salpare con la James Caird i venti, che soffiavano tra i 112 ed i 145 chilometri orari, avevano ridotto a brandelli le tende che avevano egregiamente riparato gli uomini della spedizione durante la permanenza sulla banchisa.

Nonostante l'isola Elephant si trovi oltre 1 500 chilometri a nord dal luogo da dove la spedizione ha dovuto abbandonare l'Endurance le temperature sono rigide. Per poter sopravvivere gli uomini costruiscono una rudimentale capanna con pietre per pareti e gli scafi rovesciati delle due scialuppe rimaste come tetto. Quel che resta delle tende è cucito insieme ed utilizzato, insieme alla neve compattata, per tentare di isolare il riparo. La struttura regge bene ai violenti blizzard che si abbattono sull'isola. Paradossalmente le basse temperature offrono migliori condizioni di vita per gli uomini perché se la temperatura esterna supera gli zero gradi la neve inizia a sciogliersi provocando l'allagamento della capanna mentre la carne di foca accumulata inizia a scongelarsi ed a marcire[48].

Shackleton fa ritorno sull'isola Elephant il 30 agosto 1916 ed apprende che tutti i 22 uomini rimasti sono sopravvissuti.

Il salvataggio[modifica | modifica wikitesto]

Appena in salvo nella Georgia del Sud Shackleton inizia ad organizzare la spedizione di soccorso per recuperare gli uomini rimasti sull'isola Elephant. Il primo tentativo viene effettuato soltanto tre giorni dopo l'arrivo a Stromness. Il 23 maggio 1916 il peschereccio The Southern Sky che si trovava nella baia salpa con destinazione isola Elephant. Questo primo tentativo operato grazie all'aiuto dei pescatori locali non ha però successo poiché la nave, sebbene giunta in prossimità dell'obiettivo è costretta a tornare indietro a causa dello spessore della banchisa.

Shackleton fa rotta allora verso Port Stanley nelle isole Falkland. Arrivato in porto il 31 maggio 1916 riceve un telegramma da re Giorgio V:

(EN)
« Rejoice to hear of your safe arrival in the Falkland Islands and trust your comrades on Elephant Island may soon be rescued[49]»
(IT)
« Deliziati di sapere che siete arrivato sano e salvo alle isole Falkland e confidiamo che i vostri camerati sull'isola Elephant saranno presto tratti in salvo. »
(Giorgio V)

Una volta capito che il Regno Unito, impegnato nella prima guerra mondiale contro gli imperi centrali, non avrebbe inviato soccorsi ai naufraghi ancora in Antartide per almeno sei mesi, Shackleton decide di cercare aiuto in Sud America. Arrivato in Uruguay il governo locale gli fornisce una barca, la Instituto de Pesca No. 1 e successivamente, grazie all'aiuto finanziario del britannico Allan McDonald[50], ha a disposizione anche la nave privata Emma. Entrambi i tentativi sono però vani poiché la banchisa risulta essere ancora troppo spessa e le condizioni meteorologiche si inaspriscono con il proseguire della stagione invernale. Tuttavia, il 30 agosto, quattro mesi dopo la partenza dall'isola Elephant, Shackleton riesce a raggiungere tutti i 22 naufraghi e ad imbarcarli su una nave militare cilena, la Yelcho, comandata da Luis Pardo. Seppur provati dalla dura esperienza, tutti gli uomini del gruppo del mare di Weddell sono in salvo.

Il viaggio dell'Endurance.
La deriva dell'Endurance.

Membri della spedizione del mare di Weddell[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportata la lista dei membri della spedizione del mare di Weddell[51]:

Sir Daniel Gooch (1869-1926) si occupò dell'addestramento e della cura dei 69 cani da slitta durante il viaggio dell'Endurance sino alla Georgia del Sud senza però proseguire in Antartide.

Oltre Shackleton altri cinque membri della spedizione avevano già esperienze antartiche avendo partecipato alle spedizioni Discovery (1901-1904), Nimrod (1907-1909), Terra Nova (1910-1913) ed Aurora (1911-1914). Alcuni parteciperanno anche alla successiva spedizione Quest (1921-1922)

Soltanto quattro membri dell'equipaggio dell'Endurance non sono stati insigniti della medaglia polare. Si tratta di Harry McNish, John Vincent, William Stephenson e Albert Holness.

La spedizione del mare di Ross[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo in Antartide[modifica | modifica wikitesto]

La nave Aurora prima di salpare per l'Antartide.

La nave Aurora salpa da Londra per Sydney al comando di Æneas Mackintosh. Il gruppo, conosciuto anche come Ross Sea Party fa poi scalo ad Hobart da dove riparte il 24 dicembre 1914 disegnando una rotta per l'isola di Ross (mare di Ross), in Antartide. Shackleton, che conosce bene l'area dove opererà il gruppo di Mackintosh perché l'ha già esplorata durante la spedizione Nimrod del 1908. scrive:

(EN)
« The Trans-continental party will be led by Sir Ernest Shackleton, and will consist of six men. It will take 100 dogs with sledges, and two motor-sledges with aerial propellers [...] When this party has reached the area of the Pole, after covering 800 miles of unknown ground, it will strike due north towards the head of the Beardmore Glacier, and there it is hoped to meet the outcoming party from the Ross Sea. Both will join up and make for the Ross Sea base, where the previous Expedition had its winter quarters.[56]»
(IT)
« La spedizione transcontinentale sarà guidata da sir Ernest Shackleton e consisterà in sei uomini. Utilizzerà 100 cani da slitta e due motoslitte a propellente aereo. Una volta al Polo, dopo 800 miglia di territorio sconosciuto si dirigeranno verso l'inizio del ghiacciaio Beardmore dove si spera potranno incontrare il gruppo del mare di Ross. I due gruppi insieme andranno verso la base del mare di Ross, dove la spedizione precedente ha passato l'inverno. »
Alcuni membri dell'equipaggio dell'Aurora.

Arrivata in Antartide la nave fa una breve sosta a capo Crozier per cacciare pinguini ed ormeggia il 21 gennaio 1915 ad Hut Point dove l'equipaggio scarica rapidamente la nave al fine di completare entro l'estate l'installazione dei primi depositi alimentari e di carburante per la slitta a motore sino a 80°S ad uso del gruppo di Shackleton che dovrà arrivare dall'altro lato del continente[57]. Il 24 gennaio Ernest Joyce, Irvine Gaze ed Andrew Jack partono con parte degli approvvigionamenti seguiti il giorno seguente da Mackintosh e Arnold Spencer-Smith e da un altro gruppo di sei uomini con una slitta a motore il 30 gennaio. Mackintosh utilizza i cani da slitta senza lasciar loro il tempo di riposare. A Joyce che glielo fa notare risponde che vuole fare in fretta perché è preoccupato che Shackleton possa aver bisogno dei rifornimenti sin dalla prima stagione[58]. Il 20 febbraio 1915 raggiungono 80°S, dove costruiscono l'ultimo dei rifugi previsti. Il gruppo di sei uomini con la motoslitta partito dal campo base è già tornato indietro, Mackintosh, Jack, Joyce, Gaze e Spencer-Smith si trovano dunque a dover affrontare il viaggio di rientro da soli. Il gruppo soffre enormemente per il freddo ed il vento, per la mancanza di cibo, per le malattie ed il rapido decesso di 16 dei 18 cani che li accompagnano.

(EN)
« While Wild was getting the Primus lighted he called out to us that he believed his ear had gone. This was the last piece of his face left whole—nose, cheeks, and neck all having bites. I went into the tent and had a look. The ear was a pale green. I quickly put the palm of my hand to it and brought it round. Then his fingers went, and to stop this and bring back the circulation he put them over the lighted Primus, a terrible thing to do[59]»
(IT)
« Mentre Wild accendeva il fornello da campo ci ha detto ad alta voce che credeva che il suo orecchio fosse andato. Era l'ultima parte della sua faccia, dopo l'intero naso, le guance ed il collo a non essere stata ancora compromessa dal freddo. Sono entrato nella tenda a vedere. Il suo orecchio era verde pallido. Vi ho poggiato rapidamente il palmo della mia mano per massaggiarlo. Poi è arrivato il turno delle sue dita che per far tornare la circolazione sono state messe direttamente sulla fiamma, con terribile dolore. »
Mappa dell'isola di Ross.

Tempesta e deriva dell'Aurora[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 maggio 1915 una tempesta nei pressi di capo Evans rompe gli ormeggi dell'Aurora. Mackintosh ed il suo gruppo composto da Joyce, Jack, John Cope, Ernest Wild e Victor Hayward sono già sulla banchisa quando vedono la nave al comando di Joseph Stenhouse andare alla deriva trascinata dal forte vento. L'Aurora, come l'Endurance, è successivamente immobilizzata dai ghiacci e riesce a riprendere il mare soltanto il 14 marzo 1916. Necessita però di importanti riparazioni e fa rotta verso Port Chalmers in Nuova Zelanda dove arriva il 12 aprile. Nel frattempo 10 uomini sono lasciati al loro destino in Antartide.
Gli uomini di Mackintosh, rimasti a terra insieme ad altri quattro uomini che al momento della tempesta non erano sulla nave trovano riparo ad Hut Point, il rifugio costruito durante la spedizione Terra Nova di Robert Falcon Scott. Decidono comunque di continuare la loro missione nella barriera di Ross per costruire i depositi che dovranno essere utilizzati dal gruppo di Shackleton. Il geologo Alexander Stevens, il fisico Richard Richards, Spencer-Smith e Gaze rimangono ad Hut Point per effettuare osservazioni scientifiche, ma soffrono di una grave mancanza di provviste, di vestiti e di combustibile poiché quasi tutto si trovava ancora a bordo della nave. Erano state scaricate infatti soltanto le razioni di biscotti, di e di cacao destinate ai depositi per Shackleton.

Nuovi depositi[modifica | modifica wikitesto]

Gli altri uomini si dedicano invece alla costruzioni dei depositi. Il primo, Minna Bluff, è realizzato in febbraio, ma il gruppo non riesce a tornare indietro sino a capo Evans poiché dovrebbe attraversare il canale McMurdo e la stagione fa supporre che il ghiaccio non sia abbastanza spesso per reggere il peso degli esploratori. Trovano dunque riparo ad Hut Point e raggiungono capo Evans solo il 2 giugno dove rimangono sorpresi di non trovare l'Aurora. Alla fine della stagione 1914-15 sono stati costruiti dunque soltanto la metà dei depositi preventivati e gli uomini sono caricati della responsabilità della sopravvivenza del gruppo di Shackleton che credono in procinto di arrivare nel loro lato del continente. Ad Hut Point gli uomini realizzano da soli i vestiti a partire da tessuti non utilizzati, fabbricano scarpe e borse con tutto quanto riescono a recuperare ed addirittura sopperiscono alla scarsità di tabacco con un miscuglio di alghe, segatura, foglie di tè e caffè.

Il rifugio ad Hut Point costruito durante la spedizione Terra Nova.

Durante tutto l'inverno, non senza contrasti, continuano ad organizzare la stagione 1915-16 dove contano di terminare la costruzione dei depositi lungo tutta la barriera sino al ghiacciaio Beardmore. Economizzando per quanto possibile il combustibile ed i prodotti alimentari che dovranno essere lasciati nei rifugi, sopravvivono grazie alla carne di foca, l'unica risorsa virtualmente illimitata della zona. Nel settembre 1915 il gruppo tenta, con scarso successo, di spostare i materiali da capo Evans (sull'isola di Ross) ad Hut Point, più vicino al continente. Il piano di Mackintosh consiste nel continuare poi senza i cani e di trascinare le slitte a mano, ma Joyce è convinto che gli animali siano la sola speranza di successo. Il 9 ottobre nove uomini con quattro cani e tre slitte si mettono in marcia, pur tentando di restare raggruppati, spesso si disperdono[60]. Inizialmente il gruppo prevede di fare diversi viaggi tra Corner Camp e One Ton Depot al fine di avvicinare gli approvvigionamenti per il trasporto finale. Poiché Shackleton ha designato Mackintosh come responsabile della spedizione e Joyce, il musher più esperto, come responsabile della logistica i due si trovano spesso in disaccordo.

Il rifugio ad Hut Point costruito durante la spedizione Discovery.

Dopo un incidente avvenuto appena dopo l'inizio del 1916, Cope, Jack e Gaze tornato a capo Evans mentre gli altri sei continuano verso sud. A metà strada per il ghiacciaio Beardmore, Mackintosh raccomanda il trasporto manuale dei materiali. Il gruppo è perplesso perché questo ulteriore sforzo è associato ad una dieta poco calorica dove gli ultimi alimenti freschi consumati risalgono all'ottobre precedente. In aggiunta a questo Spencer-Smith e lo stesso Mackintosh soffrono per diverse ferite che si sono procurati durante il percorso. Arrivati nei pressi del ghiacciaio Beardmore, Spencer-Smith collassa ed è incapace di continuare. Gli altri lo lasciano indietro nella tenda più piccola sperando che il riposo lo aiuti a riprendere le forze mentre proseguono la marcia per altri 60 chilometri per costruire l'ultimo deposito (Mont Hope). Nonostante tutte le difficoltà riescono dunque ad erigere tutti i rifugi per Shackleton che vengono riempiti di provviste conservando soltanto le razioni minime per il viaggio di ritorno. Quando il gruppo torna sui suoi passi e raggiunge Spencer-Smith lo trova però sensibilmente peggiorato, anche a causa dello scorbuto.

Mackintosh e Spencer-Smith, incapaci di camminare, sono caricati sulle slitte e trascinati dai compagni.

Il viaggio di ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo inizia immediatamente il viaggio di ritorno. Spencer-Smith, incapace di camminare, viene trasportato su una slitta. Anche Mackintosh deve esservi presto caricato e trascinato dai compagni. Il gruppo lotta per ogni tappa, che corrisponde ai depositi siti a 82°, 81° e 80°. In ognuno prendono abbastanza provviste per una settimana ma, passato il deposito a 80°, dopo 5 giorni il loro cammino è fermato da una forte tempesta di neve. Per sopravvivere riducono le già scarse razioni, tanto che al 22 febbraio ad ogni uomo spettano soltanto otto zollette di zucchero e mezzo biscotto[61]. Mackintosh chiede ai compagni di abbandonarlo e di continuare. Nella disperazione Joyce, Richards e Hayward lasciano Mackintosh e Spencer-Smith con Wild ad assisterli sul posto ed avanzano per cercare nuove provviste in un deposito che dista una quindicina di chilometri. Tutti sono ormai colpiti da scorbuto. Lottando contro venti ad oltre 130 km/h, i cani restano tre giorni senza mangiare, mentre gli uomini sopravvivono con tè e quel che resta del cibo per gli animali[62]. A causa del freddo, della stanchezza e del forte vento per percorrere i quindici chilometri sono costretti ad accamparsi due volte. Nonostante la scarsa visibilità riescono ad individuare il più fornito dei depositi costruiti dove possono nutrire sé stessi ed i cani con farina di avena. Dopo un giorno di riposo in cui viene anche riparata la tenda strappata dal vento, si rimettono in marcia per recuperare i compagni che raggiungono una settimana dopo averli lasciati. Wild che era rimasto con Spencer-Smith e Mackintosh è molto preoccupato per i compagni, ma la scarsità di viveri di cui dispongono impone un severo razionamento. Quando vede tornare Joyce, Richards e Hayward si precipita fuori dalla tenda per aiutarli a tirare la slitta mentre Mackintosh, che non riesce a stare in piedi, striscia all'esterno per ringraziare il gruppo di Joyce per l'aiuto. Il gruppo ha ora nuove provviste prese dal deposito, ma difetta sempre di prodotti alimentari freschi necessari per curare lo scorbuto.

La morte di Spencer-Smith[modifica | modifica wikitesto]

I due invalidi sono caricati sulle slitte per il viaggio di ritorno. Mackintosh è sempre molto debole e durante il percorso cade per due volte dalla slitta senza che il gruppo se ne accorga immediatamente. La carovana deve quindi tornare indietro per recuperarlo. Troppo deboli per continuare a trasportare due persone e con Hayward sul punto di crollare gli uomini decidono di lasciare Mackintosh in tenda, mentre Joyce, Wild e Richards si affrettano a raggiungere Hut Point con Spencer-Smith e Hayward. Alle 5:45 del mattino del 9 marzo Spencer-Smith muore a solo alcuni giorni di distanza dall'obiettivo[63]. Dopo averlo sepolto i quattro superstiti ripartono e raggiungono Hut Point l'11 marzo da dove, dopo essersi nutriti con carne fresca di foca, ripartono per recuperare Mackintosh e lo trasportano al rifugio.

Il percorso del gruppo del mare di Ross raffigurato su una mappa moderna.
Turchese: il tragitto che avrebbe dovuto compiere Shackleton.[64]
Arancio: il viaggio dell'Aurora
Rosa: l'Aurora alla deriva.
Rosso : il percorso seguito per la costruzione dei depositi.

La morte di Mackintosh e di Hayward[modifica | modifica wikitesto]

Mackintosh, Joyce, Richards, Hayward e Wild sono dunque sopravvissuti al duro viaggio di ritorno, ma adesso il gruppo è bloccato a Hut Point con scarsi viveri. Nonostante che il ghiaccio sia ritenuto troppo sottile per rischiare il viaggio finale sino a capo Evans, Mackintosh, che può nuovamente camminare, annuncia, tra le obiezioni dei compagni, che tenterà la traversata insieme a Hayward. Poche ore dopo la partenza si scatena però una forte tempesta di neve. Joyce, Richards e Wild attendono la fine della tormenta per iniziare le ricerche, ma il 10 maggio riescono soltanto ad individuare le tracce della slitta di Mackintosh e Hayward che terminano sul bordo della banchisa rotta. I due sono molto probabilmente caduti nelle gelide acque del mare antartico quando il ghiaccio troppo sottile si è rotto al loro passaggio[65].

Richards, Joyce e Wild decidono di attendere sino al giugno, il mese più freddo, per intraprendere l'analogo viaggio[66]. Giunti finalmente a cape Evans non trovano ad attenderli alcuna barca e si uniscono a Jack, Gaze, Cope e Stevens. Completamente all'oscuro del destino di Shackleton e del suo gruppo del mare di Weddell e colpiti dalla tragica fine di Mackintosh e Hayward che erano sopravvissuti alla marcia lungo barriera di Ross, i sette si preparano a trascorrere un altro inverno in Antartide.

L'arrivo di Shackleton[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1916, dopo aver salvato gli uomini rimasti sull'isola Elephant, Shackleton si mette in viaggio per la Nuova Zelanda, e salpa con lAurora (che ha appena terminato le riparazioni) alla volta dell'isola di Ross alla ricerca degli uomini dispersi ormai da oltre un anno.
Il 10 gennaio 1917 Richards, che era impegnato a cacciare foche, vede la barca all'orizzonte: è l
Aurora. Shackleton si informa subito delle cause di morte di Mackintosh, Hayward e Spencer-Smith ed imbarca i superstiti per Wellington.

Un'avventura dimenticata[modifica | modifica wikitesto]

Gli uomini del gruppo del mare di Ross hanno trascorso più giorni in Antartide di chiunque altro prima di loro in condizioni difficilmente immaginabili con temperature sino a -45 °C e venti estremamente violenti, sottoposti a lunghe privazioni di cibo e di acqua. Hanno subito congelamenti e sofferto per la mancanza di sonno e la cecità da neve affrontando l'Antartide con tende e calzature inadatte. Pur di compiere la loro missione si sono privati dei pochi generi alimentari di cui disponevano per lasciarli nei depositi che sarebbero dovuti essere utilizzati da Shackleton ed i suoi uomini in arrivo dall'altro lato del continente. Solo quattro cani sono sopravvissuti alla barriera di Ross: Oscar, Gunner, Con e Towser, ma Con è stato ucciso dagli altri tre poco prima dell'arrivo dei soccorsi. Gli altri sono stati alloggiati nello zoo di Wellington[62]. Nel complesso la storia del gruppo del mare di Ross è trascurata rispetto a quella del gruppo del mare di Weddell benché Shackleton vi dedichi una larga parte del suo libro South![67]. Sull'isola di Ross si trovano a tutt'oggi due stazioni di ricerca scientifica[68] ed i rifugi utilizzati dal gruppo sono ancora presenti, preservati dalle autorità neozelandesi che rivendicano il territorio con il nome di dipendenza di Ross. È ancora visibile l'iscrizione che Richards ha fatto su un muro del rifugio con un elenco dei dispersi.

Il gruppo del mare di Ross prima della partenza.

Membri della spedizione del mare di Ross[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportata la lista, incompleta, dei membri della spedizione del mare di Ross[62].

Gruppo rimasto in Antartide:

Gruppo alla deriva con l'Aurora:

ed altri sette uomini dell'equipaggio.

The Captain, marzo 1917. La copertina della popolare rivista inglese è dedicata a Ernest Shackleton, di ritorno dalla spedizione Endurance.

Ritorno in patria[modifica | modifica wikitesto]

Portati in salvo, agli uomini impegnati del mare di Weddell e mare di Ross è concessa soltanto una breve sosta a casa. Molti infatti sono richiamati negli eserciti dei rispettivi paesi ed impiegati nei fronti della prima guerra mondiale. Il bilancio di tre morti e cinque feriti per cause belliche viene redatto dallo stesso Shackleton[70]. Tra tutti vale la pena di ricordare la prima vittima del conflitto, Timothy McCarthy, che dopo essere sopravvissuto al viaggio con la James Caird morirà nel 1917 in un combattimento navale.

Durante la pianificazione della missione non era previsto che equipaggio e scienziati convivessero per così tanto tempo. Si ritiene che le qualità di organizzatore di Shackleton e la gestione di Frank Wild sull'isola Elephant abbiano impedito che la situazione degenerasse o che gli uomini si abbandonassero alla disperazione dopo il naufragio dell'Endurance. Durante questa missione Shackleton ha conquistato la stima di diversi uomini che non aveva mai incontrato e che non esiteranno a ripartire sotto il suo comando pochi anni dopo per la spedizione Quest.

Delle osservazioni scientifiche condotte sono sopravvissuti soltanto pochi materiali. Dopo la perdita della nave Shackleton è infatti costretto a fare scelte rigorose, scelte che si ripetono ad ogni trasloco sul ghiaccio. Ha però cura che Hurley conservi un congruo numero di pellicole e che ogni membro del gruppo mantenga il suo diario, consapevole che gli sarebbero servite prove per dimostrare la sua impresa. A tutt'oggi i diari dei membri della spedizione non sono ancora stati interamente pubblicati.

L'annuncio del Times[modifica | modifica wikitesto]

Spesso la spedizione Endurance viene messa in relazione con un annuncio pubblicato su The Times:

(EN)
« Men Wanted: For hazardous journey. Small wages, bitter cold, long months of complete darkness, constant danger, safe return doubtful. Honour and recognition in case of success. »
(IT)
« Cercansi uomini: per una spedizione azzardata. Bassa paga, freddo pungente, lunghi mesi nella più completa oscurità, pericolo costante, nessuna garanzia di ritorno. Onori e riconoscimenti in caso di successo. »

Benché esso sia attribuito allo stesso Ernest Shackleton che lo avrebbe scritto per selezionare gli uomini per la sua missione, si tratta di un falso, che non è mai stato pubblicato. Alcuni ritengono che sia stato scritto da Julian Watkins, l'autore del libro 100 Greatest Advertisements pubblicato nel 1958, poiché esso, a differenza degli altri avvisi riportati, non è accompagnato da alcuna fotografia dell'originale. Un sito internet ha messo in palio 100 dollari a chi sarà in grado di ritrovare l'avviso originale. Al momento nessuno ha ancora rivendicato il premio, ma l'iniziativa è servita a recuperare l'annuncio che Shackleton pubblicò per la spedizione Nimrod sul Geographical Journal[71].
Ad ogni modo la memoria collettiva associa talmente tanto l'annuncio de The Times a Shackleton che esso è riportato in molte opere riguardanti l'esploratore, con l'indicazione che probabilmente si tratta di un falso.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  Data Descrizione[72] Mappa
5 dicembre 1914 L'Endurance lascia il porto di Grytviken (Georgia del Sud).
ShackletonEndurancecarta it.jpg

Il percorso della spedizione Endurance mostrato su una moderna carta dell'Antartide.
Gruppo del mare di Weddell:
Rosso: il viaggio dell'Endurance.
Giallo: la deriva dell'Endurance bloccata dai ghiacci.
Verde: Il percorso, a piedi ed in scialuppa, degli uomini di Shackleton dopo il naufragio della nave sino all'isola Elephant.
Blu: Il viaggio della James Caird sino alla Georgia del Sud.
Turchese: il percorso originale della spedizione trans-antartica[64].
Gruppo del mare di Ross:
Arancio : il viaggio dell'Aurora
Rosa: L’Aurora rompe gli ormeggi e va alla deriva lasciando 10 uomini in Antartide.
Marrone : Percorso per l'installazione dei depositi di provviste.
7 dicembre 1914 L'Endurance ha il primo contatto con il pack.
24 dicembre 1914 L'Aurora salpa da Hobart.
16 gennaio 1915 L'Aurora raggiunge capo Evans.
19 gennaio 1915 L'Endurance è bloccata dal ghiaccio.
24 gennaio 1915 Il gruppo del mare di Ross guidato da Æneas Mackintosh sbarca sul ghiaccio ed installa i primi depositi di provviste sino a 80°S.
28 febbraio 1915 Mackintosh inizia il viaggio di ritorno per il campo base.
25 marzo 1915 Il gruppo di Mackintosh arriva ad Hut Point ed attende.
7 maggio 1915 L'Aurora rompe gli ormeggi e va alla deriva.
1º settembre 1915 Mackintosh lancia una nuova campagna di costruzione di depositi partendo da capo Evans.
27 ottobre 1915 L'equipaggio dell'Endurance abbandona la nave.
21 novembre 1915 L'Endurance affonda.
18 gennaio 1916 Mackintosh costruisce un deposito a 82°S.
27 gennaio 1916 Il gruppo di Mackintosh realizza l'ultimo deposito a 83°30'S ed inizia il viaggio di ritorno verso il campo base.
9 marzo 1916 Muore Arnold Spencer-Smith, del gruppo del mare di Ross.
11 marzo 1916 Il gruppo di Mackintosh si ferma provvisoriamente ad Hut Point.
9 aprile 1916 Gli uomini di Shackleton mettono in mare le scialuppe dell'Endurance.
14 aprile 1916 Il gruppo del mare di Weddell arriva all'isola Elephant
24 aprile 1916 Shackleton salpa a bordo della James Caird in cerca di soccorsi.
8 maggio 1916 Morte di Mackinstosh e Victor Hayward del gruppo del mare di Ross.
10 maggio 1916 Shackleton arriva nella Georgia del Sud.
20 maggio 1916 Shackleton raggiunge Stromness.
15 luglio 1916 Ritorno dei superstiti del gruppo del mare di Ross a capo Evans ed attesa dei soccorsi.
30 agosto 1916 La nave Yelcho raggiunge l'isola Elephant e salva gli uomini del gruppo del mare di Weddell.
10 gennaio 1917 Shackleton arriva a capo Evans e porta in salvo gli uomini rimasti del gruppo del mare di Ross.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frank Worsley, capitano dell'Endurance intitola il suo libro: «Endurance: An Epic of Polar Adventure» (ISBN 0393046842).
  2. ^ Letteralmente: spedizione resistenza
  3. ^ Il gruppo dell'Endurance terminò il viaggio nell'agosto 1916, mentre quelli dell'Aurora finirono la propria missione nel gennaio 1917.
  4. ^ Per molti anni nessuno riuscì a compiere l'impresa ideata da Shackleton. Soltanto nel 1958 la spedizione Fuchs-Hillary attraversò l'Antartide, mentre si dovette attendere la missione Transantarctica del 1989-90 perché qualcuno facesse lo stesso senza l'ausilio di mezzi motorizzati.
  5. ^ Prima di partire Shackleton aveva già ceduto i diritti commerciali sulle opere derivanti dalla missione. Aveva infatti fondato l'Imperial Trans-Antarctic Film Syndicate Ltd per i diritti sulle fotografie e cinematografici mentre i suoi racconti erano già stati ceduti al Daily Chronicle. Caroline Alexander, The Endurance: Shackleton's Legendary Antarctic Expedition, New York, Knopf Edition, 1998. ISBN 0375404031 p. 17.
  6. ^ Esistono in particolare venti diapositive a colori che testimoniano uno dei primi utilizzi di tale tecnica. Caroline Alexanders, op. cit., p. 159.
  7. ^ Tom Griffiths, Slicing the Silence: voyaging to Antarctica, Sydney, New South Books, 2007. ISBN 0674026330.
  8. ^ Si tratta delle spedizioni Discovery (1901-1904), Nimrod (1907-1909) e Terra Nova (1910-1913).
  9. ^ L'amico-rivale Scott morirà invece con i suoi uomini nel gennaio 1912 a causa della fame dopo aver sì raggiunto il Polo Sud, ma con provviste insufficienti per il viaggio di ritorno.
  10. ^ Il mare porta il nome del britannico James Weddell che lo scoprì nel 1823.
  11. ^ (EN) Articolo su Wilhelm Filchner dal sito South-Pole.com. URL consultato l'08-09-07.
  12. ^ (FR) Ernest Shackleton, L'Odyssée de l'Endurance, Parigi, Phébus, 1988, pp. 25-27, ISBN 2-85940-650-6.
  13. ^ a b Ernest Shackleton, op. cit., p. 29.
  14. ^ Caroline Alexanders, op. cit., p. 17.
  15. ^ a b (FR) Bertrand Imbert, Claude Lorius, Le grand défi des pôles, Découverte Gallimard, 2006, ISBN 2-07-076332-3.
  16. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p.44.
  17. ^ Almeno tre luoghi della costa di Caird furono battezzati in quell'occasione da Shackleton: il promontorio di Stancomb-Wills, il ghiacciaio Dawson-Lambton ed il canyon McDonald.
  18. ^ Frank Worsley scriverà più tardi che la nave si trovò circondata dal pack ed un forte vento da nord-est compattò il ghiaccio intorno allo scafo. Frank Worsley, op. cit.
  19. ^ Ad esempio durante la spedizione Filchner la Deutschland si trovò in una situazione analoga a causa di un tentativo di stabilire una base nella baia di Vahsel. La nave rimase intrappolata nel ghiaccio ed andò alla deriva verso nord per oltre 300 km. Se questo mise fine alle speranze di Filchner di stabilire una base sul continente, sei mesi più tardi il ghiaccio si spezzò e l'imbarcazione fu in grado di riprendere la navigazione senza danni. Ref. articolo su Wilhelm Filchner di www.southpole.com. URL consultato il 10-09-06..
  20. ^ Frank Worsley, op. cit.
  21. ^ Ernest Shackleton, op. cit.
  22. ^ Film documentario, The Endurance: Shackleton's Legendary Antarctic Expedition (2000).
  23. ^ Shackleton prende questa decisione il 20 dicembre 1915. Ernest Shackleton, op. cit., p. 109.
  24. ^ Nel 1915 Carl Anton Larsen stava andando con la sua nave Antarctic verso la costa occidentale dell'Antartide per recuperare la spedizione di Otto Nordenskjöld che aveva passato l'inverno nel continente. Come per l'Endurance, la nave di Larsen viene stritolata dal pack ed i naufraghi trovano rifugio sull'isola Paulet. Sia il gruppo di Nordenskjöld che quello di Larsen verranno poi recuperati da una nave militare argentina. Biografia di Nordenskiöld sul sito www.south-pole.com. URL consultato l'11-09-07.
  25. ^ È il solo momento in cui Shackleton dovrà fare i conti con un tentativo di ammutinamento, pare ad opera di Harry McNish. Shackleton non fa comunque menzione dell'episodio nel suo libro. Cfr. Caroline Alexander, op. cit., p. 88-89.
  26. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 115.
  27. ^ In particolare foche di Weddell, foche carnivore ed elefanti marini.
  28. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 121.
  29. ^ Era abbastanza comune per le spedizioni polari di consumare la carne dei cani e dei pony: Amunden, Scott e lo stesso Shackleton lo avevano già fatto durante precedenti missioni. Oltre a fornire provviste supplementari la carne fresca è utile per prevenire lo scorbuto. Come l'arancio essa è infatti ricca di vitamina C.
  30. ^ Un altro vantaggio offerto dall'isola, che comunque Shackleton non segnala sul suo libro South, consiste nella presenza di sorgenti geotermali che permetterebbero gli uomini di procurarsi acqua senza utilizzare combustibile. L'isola Deception è oggi una meta obbligata della crociere antartiche poiché i turisti possono, facendo attenzione a non scottarsi, fare il bagno nella sorgente Pendulum Cove. Sull'isola è presente anche un vulcano la cui ultima eruzione risale al 1969.
  31. ^ Caroline Alexander, op. cit, p.100-101
  32. ^ E quindi lontana dall'area di ricerca di un'eventuale spedizione di soccorso.
  33. ^ L'imbarcazione è attualmente conservata presso il Dulwich College. URL consultato il 14-09-07.
  34. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 172.
  35. ^ (EN) Paolo Venanzangeli, Cape Horn the terrible, 1998. URL consultato il 14-09-07.
  36. ^ Worsley descrive onde alte dai 13 ai 16 metri, cresta a cresta, che si spostano ad una velocità di 40 km/h in mare aperto e si abbattono sulla costa ad 80 km/h. (EN) Frank Worsley, Shackleton's Boat Journey, W. W. Norton & Company, agosto 1998, ISBN 0-393-31864-8.
  37. ^ Si parla infatti di quaranta ruggenti, cinquanta urlanti e sessanta stridenti (EN) The Roaring Forties sometimes purr. URL consultato il 15-09-07.
  38. ^ Caroline Alexander, che nel suo libro ha parlato del presunto tentativo di ammutinamento di McNish, giustifica la presenza a bordo del carpentiere dalla volontà di Shackleton di allontanarlo dal resto del gruppo. Caroline Alexander, op. cit.
  39. ^ Ernest Shackleton, op. cit., pp. 170-171.
  40. ^ L'utilizzo del sestante prevede infatti l'osservazione del sole o della luna ed il calcolo della loro altezza relativa all'orizzonte. Le pessime condizioni meteorologiche, i venti, le nuvole che spesso coprono il cielo ed il continuo rollio e beccheggio della piccola imbarcazione resero dunque estremamente difficile il calcolo della posizione che infatti potrà essere determinata soltanto per quattro volte durante l'intera navigazione.
  41. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 185.
  42. ^ a b (EN) Frank Worsley, Shackleton's Boat Journey, New York, W.W. Norton & Company [1933], agosto 1998, ISBN 0-393-31864-8.
  43. ^ Altre navi non furono così fortunate, Worsley scriverà più tardi che un vapore di 500 tonnellate che viaggiava da Buenos Aires verso la Georgia del Sud affondò a causa della tempesta. Il piccolo gruppo Shackleton l'aveva affrontato le stesse avversità con successo con un'imbarcazione di soli sette metri. Frank Worsley, op. cit.
  44. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 190.
  45. ^ (EN) Una mappa con il percorso di Shackleton. URL consultato il 18-09-07.
  46. ^ Biography: Ernest Shackleton, documentario televisivo, A&E Television Networks, 2002.
  47. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 217 e 218
  48. ^ Ernest Shackleton, op. cit
  49. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 223
  50. ^ Shackleton gli intitolerà in segno di riconoscenza il ghiacciaio McDonald.
  51. ^ (EN) Imperial Trans-Antarctica Expedition 1914-17. e (EN) HMS Endurance Tracking Project 2005/2006 Obituary.. Una biografia dei membri del gruppo del mare di Weddell è presente anche nel già citato libro di Caroline Alexander, p. 146-155.
  52. ^ a b Frank Wild (del gruppo del mar di Weddell) e Ernest Wild (del gruppo del mare di Ross) sono fratelli (EN) Shackleton's Lost Men. URL consultato il 20-09-07.
  53. ^ Il cambusiere, a differenza del cuoco, ha il compito della distribuzione del cibo all'equipaggio.
  54. ^ Blackborrow, a causa della giovane età e della mancanza di esperienza non viene accettato da Shackleton come membro della spedizione. Si imbarca però clandestinamente con la complicità dell'amico William Blakewell e di Walter How. Viene scoperto quando la nave è già vicina all'Antartide e Shackleton è costretto ad ammetterlo a bordo. A dimostrazione del suo valore è stato insignito al pari di quasi tutti altri membri della spedizione della medaglia polare
  55. ^ Able Seaman è un termine inglese che indica un marinaio con meno di due anni di esperienza.
  56. ^ Ernest Shackleton, op. cit., pp.26-27
  57. ^ È prevista la costruzione degli altri rifugi sino al ghiacciaio Beardmore durante la stagione 1915-16.
  58. ^ Del resto le stesse istruzioni di Shackleton prevedevano la costruzione dei primi rifugi appena giunti in Antartide.
  59. ^ Shackleton, op. cit., p. 272.
  60. ^ Il 26 ottobre Joyce scorge un oggetto sul ghiaccio: si tratta di una piccozza con un foglio attaccato:
    « 19 marzo 1912.
    Egregio signore,
    siamo partiti da qua questa mattina con i cani verso Hut Point. Non abbiamo lasciato alcun deposito lungo il nostro cammino. Non ho avuto la possibilità di lasciare note prima. »

    Tale appunto proviene dal gruppo condotto da Apsley Cherry-Garrard che nel 1912 era impegnato nella ricerca del disperso Robert Scott. Il fatto ricorda al gruppo di Mackintosh che non riceveranno aiuto da nessuno. (EN) Shackleton's Lost Men. URL consultato il 26-09-07.

  61. ^ Ernest Shackleton riporta le opinioni di Mackintosh in data 27 febbraio: "Ci siamo ridotti ad un pasto ogni ventiquattro ore. E la privazione del cibo ci rende più sensibili al freddo. op. cit., p. 264.
  62. ^ a b c (EN) Shackleton's Lost Men. URL consultato il 20-09-07.
  63. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 305.
  64. ^ a b Il piano prevedeva di raggiungere la baia di Vahsel nel dicembre 1914, installarvi un campo base ed abitarvi sino al novembre 1915 quando un gruppo guidato da Shackleton sarebbe dovuto partire alla volta del Polo Sud per raggiungerlo nei giorni di Natale 1915. Gli uomini avrebbero poi proseguito verso il mare di Ross dove si sarebbero dovuti imbarcare sull'Aurora nel marzo 1916 e, appena le condizioni meteorologiche lo avrebbero permesso, far rotta per Hobart. Nell'ultimo tratto del viaggio il gruppo di Shackleton avrebbe dovuto utilizzare provviste lasciate in appositi depositi lungo la barriera di Ross. Plan of the Shackleton expedition (JPG) in The Daily Telegraph, 25 marzo 1916. URL consultato il 29-09-07.
  65. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 309.
  66. ^ Gli uomini volevano approfittare della visibilità data dalla luna piena per attraversare il ghiaccio del canale McMurdo, ma la loro marcia venne turbata da un'inattesa eclissi. Ernest Shackleton, op. cit., p. 310.
  67. ^ Le pagine 252 - 325 dell'edizione francese.
  68. ^ La stazione McMurdo degli Stati Uniti e la base Scott della Nuova Zelanda
  69. ^ (EN) Heroism and Tragedy in the Antarctic. URL consultato il 28-09-07.
  70. ^ Ernest Shackleton, op. cit., p. 329.
  71. ^ (EN) $100 contest!. URL consultato il 29-09-07.
  72. ^ (EN) Ernest Shackleton, Endurance Voyage, time line and map. URL consultato il 29-09-07.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Audio[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Libri scritti da membri della spedizione[modifica | modifica wikitesto]

Libri scritti da altri autori[modifica | modifica wikitesto]

  • Caroline Alexander, Endurance. La leggendaria spedizione di Shackleton al Polo Sud, Milano, Sperling & Kupfer [1998], 1999, ISBN 978-88-200-2900-5. In collaborazione con il museo americano di storia naturale in occasione dell'esposizione sulla spedizione Endurance realizzata a New York nel 1999.
  • Caroline Alexander, L'ultima spedizione di Mrs. Chippy. Il mirabile diario di bordo del gatto di Shackleton, Milano, Il Saggiatore, 2005, ISBN 978-88-428-1278-4.
  • (EN) Jennifer Armstrong, Shipwreck at the Bottom of the World : The Extraordinary True Story of Shackeleton and the Endurance, New York, Crown Books for Young Readers, 1998, ISBN 978-0-375-81049-7.
  • (EN) Lennard Bickel, Shackleton's Forgotten Argonauts, New York, Macmillan, 1982, ISBN 978-0-333-33867-4.
  • (FR) Bertrand Imbert, Claude Lorius, Le grand défi des pôles, Parigi, Découverte Gallimard, 2006, ISBN 978-2-07-076332-0.
  • (EN) Alfred Lansing, Endurance an illustrated account, Londra, Weidenfeld & Nicolson, 2000, ISBN 978-0-297-64680-8.
  • Alfred Lansing, Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud, Milano, TEA [1999], 1999, ISBN 978-88-502-0393-2.
  • Mirella Tenderini, La lunga notte di Shackleton, Torino, CDA & Vivalda [2004], 2004, ISBN 88-7480-047-9.
  • (EN) Kelly Tyler-Lewis, The Lost Men: The Harrowing Story of Shackleton's Ross Sea Party, Londra, Bloomsbury Publishing PLC, 2006, ISBN 978-0-7475-8414-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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