Fratello

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il termine fratello definisce il rapporto di parentela di un individuo rispetto ad altri figli o figli di medesimi genitori: due individui sono cioè tali quando condividono (giuridicamente o naturalmente) uno o entrambi i genitori. Il termine è usato per indicare solo individui maschi o maschi e femmine. Per indicare individui di solo sesso femminile il termine è sorella.

Indice

[modifica] Nella struttura familiare

I fratelli possono, come già detto, condividere entrambi i genitori o uno solo di essi. Nel primo caso i fratelli si dicono "bilaterali" o "germani". Nel secondo caso sono detti "unilaterali". Nello specifico, se i fratelli condividono solo il padre si dicono "consanguinei", se condividono solo la madre "uterini". I fratelli unilaterali sono anche chiamati "fratellastri" (femminile sorellastre) o anche, non molto usato, mezzi fratelli (mezze sorelle).

Due fratelli possono essere adottivi, cioè essere stati adottati dalle stesse persone ma avere diversi genitori, oppure essere uno figlio naturale dei genitori adottanti dell'altro.

Si parla di fratelli anche quando uno dei genitori dell'uno ha sposato uno dei genitori dell'altro. In questo caso i fratelli non sono parenti naturali e anche per essi è in uso il termine fratellastri.

In alcuni casi, quando si ha un'amicizia molto profonda tra due persone (soprattutto dello stesso sesso), i due individui si possono identificare come fratelli, anche se questo ovviamente non ha alcun valore a livello giuridico, ma solo a livello affettivo.

In alcune culture antiche o arcaiche, caratterizzate da strutture familiari ampie, si dicono fratelli anche i figli di fratelli dei genitori (figli degli zii), quelli che nella nostra società si chiamano esclusivamente cugini.

Di ciò restano tracce linguistiche in alcuni dialetti[1].

È nota inoltre l'antica querelle sui fratelli di Gesù: il Nuovo Testamento e altre fonti successive ad esso correlate ci informano che Gesù aveva dei 'fratelli' (v. p.es. Mt12,46-50), ma il termine αδελφός (adelfòs) del greco ellenistico semitizzato è fortemente polisemico, cioè può essere inteso in più sensi (fratello, fratellastro, cugino, seguace) [2].

[modifica] Nell'organizzazione religiosa

Al di là della struttura familiare, il termine viene utilizzato metaforicamente per indicare un rapporto paritario con i propri simili, considerati tutti alla pari e confrontati soltanto al livello superiore (il "Padre", scritto e pensato maiuscolo). L'uso di questa metafora è tipico di culture patriarcali.

  • Cristianesimo
    Nella scia del Vangelo, per fare riferimento a Dio come unico padre dei viventi, i cristiani si definirono tutti fratelli. Ancora oggi si chiamano così ("frate" / "suora") gli appartenenti ad alcune comunità religiose, soprattutto di ordini monastici o mendicanti.
  • Islam
    Una potentissima organizzazione islamica, costituita nel 1928 ma affiorata alla notorietà negli ultimi anni, sono i Fratelli musulmani.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Nel dialetto tiburtino, ad esempio, si indica il cugino come fràtemu cogginu.
  2. ^ Nel tempo, la tradizione cristiana fondò su questa polisemia la credenza nella verginità perpetua della Madonna, sostenendo che i fratelli di cui si dice non erano fratelli di carne e comunque non figli della stessa madre. La teoria della verginità della madonna non è da confondersi con il recente dogma dell'Immacolata concezione, proclamato nel 1854 e non condiviso da nessuna delle altre Chiese cristiane. Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica [1] si limita ad affermare, al punto n. 501, che: "Gesù è l'unico Figlio di Maria".

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue