Paternità

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Un padre assieme al figlio

Nell'accezione comune primaria paternità indica la condizione di padre, di colui, cioè, che nell'atto sessuale con la donna crea un nuovo essere umano, con il quale egli intrattiene un rapporto giuridico/affettivo unico e privilegiato.

Da questo concetto di paternità derivano quelli di paternità adottiva, spirituale, ecc.

Secondo una visione antropologica evoluzionista, il concetto corrente di paternità è una costruzione culturale della specie umana[1], a seguito della rivoluzionaria scoperta che è lo sperma dell'uomo a fecondare la donna e a renderla madre. Prima di tale scoperta, nell'uomo così come anche in alcuni dei suoi parenti biologici più stretti (scimpanzé e bonobo), i maschi non potevano presentare alcun legame di "paternità", ma solo quello di istintiva affettività.[2][3]

Scoperta della paternità[modifica | modifica sorgente]

La scoperta della paternità[4] ebbe luogo in un periodo storico per il quale le fonti sono assai scarse, ma i pochi studiosi che se ne sono occupati sono comunque riusciti a tratteggiarla in modo sufficiente.

La relazione fra atto sessuale e procreazione è di natura sperimentale e non di evidenza immediata. Il concepimento, infatti, non è assolutamente osservabile, al contrario del parto, che è del tutto manifesto e visibile. Il lungo lasso di tempo, poi, che intercorre fra il primo ed il secondo non contribuisce certo ad evidenziare il loro legame, ma rende, al contrario, ancora più difficile ipotizzare una loro qualsiasi relazione. Per millenni, quindi, gli esseri umani ignorarono che era l'uomo a fecondare la donna, la quale sembrava dunque essere l'unica detentrice della capacità di procreare[5][6]. Se, quindi, l'uomo era indispensabile nel provvedere al nutrimento ed alla difesa del gruppo, era tuttavia la donna che, creando nuovi individui, lo incrementava e lo reintegrava; e si conquistava in tal modo un ruolo di primaria, indiscussa importanza in quanto tale sua funzione veniva certamente percepita come fondamentale[7].

Tale situazione si protrasse molto probabilmente per tutto il paleolitico, come le famose "veneri steatopigie" secondo alcuni studiosi sembrano dimostrare. Con l'avvento del neolitico nacquero l'agricoltura e l'allevamento.

Proprio quest'ultimo, pare, fu causa di riflessioni che poco a poco condussero probabilmente la donna, che più dell'uomo si occupava degli animali addomesticati, alla scoperta della funzione procreativa del rapporto sessuale fra maschio e femmina: si osservò che le femmine non figliavano più se le si tenevano separate dai maschi o se i maschi venivano a mancare perché macellati in quanto inutili alla riproduzione. Comunque andò, ad un certo punto i nostri antenati si accorsero che il maschio aveva una sua parte nella ‘produzione’ del figlio e ne dedussero intelligentemente che se ciò valeva per gli animali, doveva valere anche per l’uomo[8][9].


In una società in cui la sessualità, mero piacere e coagulante sociale, non era colpita da nessun tabù, quella scoperta provocò indubbiamente reazioni sconvolgenti[10], non solo per quanto concerne la normativa della sessualità stessa, ma anche per l'intero assetto politico, sociale ed economico. I tempi per arrivare ad una sufficiente certezza del meccanismo del concepimento saranno stati certamente lunghissimi, ma inarrestabili i conseguenti mutamenti che pian piano portarono al modello di società patriarcale (o meglio, cosiddetta patriarcale), che, con sfumature e tempi diversi, si impose a quasi tutta l'umanità. Tale modello è ancor oggi quello dominante: esso è fondato sulla conquista del titolo di “creatore” da parte dell'uomo[11]. Il quale, liberatosi in tal modo dalle frustrazioni dovute all’assoggettamento secolare all’unica “creatrice”, la donna, operò in modo tale da configurare una società volta esclusivamente alla conquista del primato assoluto dell’uomo sulla donna[12]. E, naturalmente, sugli altri uomini da lui “creati”, i figli. Il legame di sangue con i figli che prima era riconosciuto solo con la madre (cordone ombelicale) e che costituiva il fondamento della struttura sociale matriarcale fu rivendicato anche dall'uomo (sperma) in quella patriarcale: ciò rende dunque il cosiddetto patriarcato una struttura, in realtà, ibrida matriarco-patriarcale. ll prezzo pagato alla donna fu dunque l’accettazione del sangue come vincolo fondamentale dei rapporti affettivi, sociali, economici ed infine ‘politici’. E mentre prima il vincolo che poteva stabilirsi fra uomini poteva essere soltanto di affinità elettive, ora a questo vincolo, ed in posizione privilegiata, si aggiunse quello del sangue. Nelle culture cosiddette patriarcali, tuttavia, come dimostra ampiamente l'antropologia con i riti iniziatici antichi e moderni[13][14],l'uomo sembra sempre aver avuto bisogno di una seconda nascita che cancellasse o superasse quella biologica per poter essere pienamente integrato nella comunità. Un esempio? Il battesimo cristiano, in cui si rinasce in Cristo. Quando poi nell'uomo l'introiezione del vincolo di sangue diventa molto forte, si ottengono curiosi risultati. Un illuminante esempio lo troviamo nella tragedia di Eschilo intitolata Le Eumenidi: alla corifea delle Erinni, che accusa il matricida Oreste di aver versato il suo stesso sangue, Apollo risponde che ciò non è affatto vero, perché la madre è solo la nutrice e non la genitrice del figlio, il cui sangue è solo quello del padre che è il vero, unico genitore. La tesi viene accolta dai giudici e Oreste viene assolto. L'estrema tesi di Apollo non tutti l'adottarono, neppure ad Atene. Laddove vigente, fu poi via via abbandonata quando le conoscenze scientifiche relative alla procreazione migliorarono.

La scoperta della paternità non determinò solo l'imporsi della patrilinearità a scapito della matrilinearità, patrilinearità che determinò l'emergere dei modelli familiari tuttora in vigore, ma provocò anche la sacralizzazione dell'atto sessuale, che venne ben presto regolato da una ferrea normativa. La quale, cancellando la totale libertà del passato, finì con il condannare e proibire qualsiasi forma di attività sessuale che non portasse alla fecondazione della donna.

Ricerca della paternità[modifica | modifica sorgente]

Nella medicina legale la ricerca della paternità è un processo tipico. La legge che riforma questo istituto (Legge n. 151 del 1975) permette di effettuarla pressoché in qualsiasi caso a patto che non contrasti con particolari situazioni come concepimento incestuoso o stato di figlio illegittimo. La prassi è stata rivoluzionata dall'avvento dell'analisi del DNA e di quello dei caratteri ematologici. Il metodo utilizzato negli accertamenti ematologici consiste nella ricerca nei tre soggetti (padre presunto, madre e figlio) del numero più elevato possibile di marcatori genetici, qualora nessuno di questi marcatori venga escluso, è possibile un calcolo probabilistico della paternità. Tali calcoli vengono effettuati per stabilire quale verosimiglianza presenti l'ipotesi che un soggetto sia padre di un altro, avendo cura dei marcatori paterni presenti anche nella madre e nel figlio, e della frequenza con cui questi si presentano nella popolazione alla quale gli individui esaminati appartengono.

Con tale ricerca si può raggiungere un'approssimazione altissima pari al 99,9%. Di recente la possibilità di studiare la struttura del genoma cellulare, la scoperta e l'applicazione pratica del cosiddetto fingerprinting del DNA, scisso con enzimi, hanno evidenziato numerosi loci del genoma dotati di estrema variabilità. Questa caratteristica di piccole combinazioni uniche per ogni individuo e trasmesse secondo le Leggi di Mendel è utilizzata nella ricerca della paternità per una più alta probabilità di riuscita.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuditta Lo Russo, Uomini e Padri. L'oscura questione maschile, Roma, Edizioni Borla, 1995
  2. ^ Maurice Godelier, Métamorphoses de la parenté,Fayard, Paris, 2004
  3. ^ Jack Goody, The Labyrinth of Kinship, New Left Review 36, November-December 2005
  4. ^ Jacques Attali, Amori, Fazi Editore, 2008
  5. ^ James George Frazer, Il ramo d'oro,Newton Compton, 1992
  6. ^ Jean Przyluski, La Grande Déesse,Payot, 1950
  7. ^ Jean Markale, La femme Celt/Women of the Celts, Paris, London, New York, 1972
  8. ^ Jacques Dupuis, Storia della paternità, Edizioni Tranchida, 1996
  9. ^ Pierre Moussa, Notre aventure humaine, Grasset, 2005
  10. ^ Margaret Mead, Maschio e femmina,Mondadori,1991
  11. ^ Rosalind Miles, Chi ha cucinato l'ultima cena?, Elliot, 2009
  12. ^ Pierre Moussa, Notre aventure humaine, Grasset, 2005
  13. ^ Angelo Brelich, Paides e Parthenoi, Edizioni dell'Ateneo, Roma, 1969
  14. ^ Maurice Godelier,Au fondement des sociétés humaines, Albin Michel, 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Ulteriori pubblicazioni in merito:

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