Caccia alla balena

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Caccia alla balena in una litografia colorata a mano risalente agli anni 60 del XIX secolo
Un moderno rampone

La caccia alla balena è una caccia, mediante navi e barche, alle balene e in generale a tutti i cetacei di grandi dimensioni. La caccia alla balena ha origini antiche risalenti almeno al 6000 a.C., ma si sviluppò soprattutto dal XVI Secolo nell'oceano Atlantico e dal XIX Secolo nell'oceano Pacifico. Fra i primi balenieri commerciali furono i Baschi, mentre fra i più numerosi furono gli statunitensi, di cui il più famoso è sicuramente Herman Melville, autore del romanzo Moby Dick.

Le navi addette alla caccia alla balena sono le baleniere, e i marinai di tali navi sono "balenieri". La caccia in genere procede con baleniere relativamente grandi (in tempi moderni, navi fabbrica) che lanciano scialuppe o altre navi più piccole che si avvicinano al cetaceo e lo colpiscono con un arpione (in tempi moderni, un arpione esplosivo). Dopo che il cetaceo muore, viene riportato alla baleniera e lì lavorato per separare il grasso e gli altri prodotti.

Nel XIX secolo il prodotto principale delle balene era il grasso, che veniva convertito in un olio usato per le lampade, ma l'intero animale veniva utilizzato, compresi i fanoni, per corsetti, e l'olio fragrante del capodoglio per profumi. In tempi moderni l'uso principale è la carne, che è un prodotto tipico e spesso prediletto di molte località con lunghe tradizioni baleniere, compresi il Giappone, l'Islanda, e molte popolazioni indigene, comprese negli Stati Uniti e nel Canada.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

L'uomo iniziò presumibilmente ad inserire le balene nella sua dieta in tempi molto antichi: la scoperta di un dente di capodoglio nel giacimento paleolitico di Bédeilhac-et-Aynat (Ariège) sembrerebbe avvalorare questa tesi. Tuttavia, vista l'impossibilità pratica di realizzare strumenti idonei alla caccia anche in acque basse, è probabile che si limitasse a recuperare balene arenate sulla spiaggia. Eppure non è da escludere, sulla base dell'osservazione delle tecniche di caccia degli Aleuti e degli Eschimesi, effettuate mediante l'uso di punte intagliate avvelenate, che gli uomini primitivi facessero altrettanto, seguendo con imbarcazioni l'animale agonizzante. In ogni caso la caccia delle origini era intrapresa in prossimità della costa. Il più antico metodo di caccia conosciuto con certezza è quello consistente nel sospingere le balene a riva. L'operazione veniva eseguita piazzando parecchie barche di piccole dimensioni tra la balena e il mare aperto, cercando di spaventarla con rumori e forse con lance e frecce. Solitamente questo metodo era usato per piccole specie, come il globicefalo (Globicephala melaena), beluga (Delphinapterus leucas), il narvalo (Monodon monoceros). Successivamente si adoperava un'ancora galleggiante legata ad un arpione, nella speranza che la balena si stancasse abbastanza da poter essere avvicinata e uccisa. Molti popoli del mondo cacciavano le balene in questo modo, inclusi gli Inuit, i Nativi Americani e i Baschi del Golfo di Guascogna. Fonti archeologiche trovate a Ulsan nella Corea del Sud provano che ancore galleggianti, arpioni e lenze venivano usate fin dal 6000 a.C.

La caccia in età medioevale e i Baschi[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del Medioevo, documenti scritti scandinavi riferiscono di una tecnica di caccia denominata grind: gli uomini, a bordo di piccole imbarcazioni, sospingevano branchi di piccoli cetacei negli stretti fiordi costieri, fino a farli giungere in acque basse. A quel punto venivano uccisi con delle lance.

Solamente nel IX secolo, presso i Baschi, la caccia alla balena diventa un'attività rilevante, continuativa e non circoscritta al consumo locale e di sussistenza. Nel golfo di Biscaglia infatti, per sei mesi l'anno le femmine di balena franca si recavano per partorire, approfittando delle acque calde ivi presenti. Delle vedette si appostavano nei periodi autunnali in punti elevati sul mare, segnalando la presenza di gruppi con tamburi, campane o falò. Delle imbarcazioni leggere venivano a quel punto messe in acqua, all'inseguimento delle prede. Queste, una volta raggiunte, venivano colpite ed uccise con un tridente, indi trascinate a riva e squartate. I Baschi acquistano esperienza nella caccia e ne fanno il centro della loro economia. Empori commerciali che vendono sottoprodotti della balena, quali la lingua, richiestissima e prelibata o il grasso, che viene salato e distribuito in tutta la Francia, sorgono sulle coste basche.

Verso il XV secolo tuttavia la caccia indiscriminata condotta lungo le coste della Biscaglia determinò un impoverimento delle aree di caccia tradizionali, spingendo i Baschi a mutare le loro tecniche tradizionali e spostarsi più a largo. A bordo di imbarcazioni adatte ad affrontare il mare aperto (prima le caracche, poi le caravelle), si spingono nel nord Atlantico, fino alle isole Faer Oer. Gli equipaggi di questi velieri erano composti perlopiù da stranieri, della Frisia e della Normandia in primis. I Baschi si limitavano all'arpionamento e allo squartamento delle prede.

Il declino dei Baschi e l'ascesa degli Olandesi[modifica | modifica sorgente]

Le guerre tra la Spagna e la Francia nel XVI secolo rendono la Baskonia zona di guerra e mettono in difficoltà le attività dei locali. Contemporaneamente la caccia comincia ad essere praticata in maniera consistente da Inglesi e Olandesi, i quali, avvalendosi di esperti Baschi, apprendono in breve tutti i segreti del mestiere, salvo poi rispedirli in patria una volta apprese le tecniche della caccia e della lavorazione. La concorrenza spietata comporta una estensione delle aree di caccia sino alla Groenlandia: gli Olandesi costruiscono sulle coste dello Spitzbergen stazioni di caccia attrezzate, fornite di magazzini e centri di lavorazione e commercializzazione dei prodotti ottenuti dalla balena. Si tratta di villaggi che nella stagione della caccia giungono ad accogliere diverse migliaia di persone, risultando pressoché deserti nel resto dell'anno. La stazione baleniera più importante fu Smeerenburg che, fondata nel 1623, raggiunse il suo apogeo negli anni 30 del XIX secolo, arrivando ad ospitare in una stagione circa 300 baleniere per un numero di persone intorno alle 18000 unità. La diminuzione e l'allontanamento delle balene franche dalle acque del nord Atlantico segnerà tuttavia il declino dell'industria baleniera olandese, determinando l'abbanono delle stazioni di caccia.

La diffusione nelle isole britanniche e nelle colonie del Nord America[modifica | modifica sorgente]

Prima metà del XIX secolo: la caccia al suo apice prima a Nantucket, poi a Bedford[modifica | modifica sorgente]

Nel 1800, nel Massachusetts, iniziò a svilupparsi la caccia alle balene; in particolar modo a New Bedford (Massachusetts) e nella vicina isola di Nantucket. Negli anni '20 dello stesso secolo, partì la famosa Baleniera Essex, comandata dal capitano Pollard e dal primo ufficiale Owen Chase. Dopo aver ucciso un branco di balene, fu avvistato un grosso Capodoglio, che fu attaccato, ma che, dopo essersi tolto i ramponi di dosso, cozzò contro la nave.

« "Mio Dio! Mr Chase, che sta succedendo?" Ed io risposi: "Una balena c'ha cozzato". »
(tratto da Narrazione del naufragio della Baleniera Essex di Nantucket, che fu affondata da un grosso Capodoglio a largo nell'Oceano Pacifico di Owen Chase)

Invece di andare alla ricerca di isole vicine (presumibilmente abitate da cannibali) si diressero verso le coste del Sud America e stettero circa cento giorni in mare. Finite le pochissime provviste, iniziarono a cibarsi dei compagni periti nel viaggio. Erano in 21 alla partenza su 3 scialuppe, ma alla fine, si salvarono in 5 tra cui il cap.Pollard e il primo ufficiale Chase; ci furono due dispersi (su un'isola trovata). Questo fu l'unico incidente documentato sul naufragio di navi da parte di balene, ma potrebbe non essere l'unico. Da leggere "Nel cuore dell'oceano" di Nathaniel Philbrick (cronaca del naufragio tratto da testimonianze dell'epoca e del naufrago sopravvissuto Jack Nickerson).

A Nantucket e New Bedford, si continuò l'attività della caccia anche nei primi anni del Novecento, ma furono sempre meno i ragazzi che rischiavano la vita in un mestiere molto pericoloso. Oggi la caccia alle balene è vietata internazionalmente.

La crisi di fine secolo[modifica | modifica sorgente]

La caccia diventa industria[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione della situazione dall'inizio del XX secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Oggi la caccia delle balene è vietata nella maggior parte del mondo, ma in molti paesi i cacciatori continuano indisturbati la loro caccia, in particolare in Giappone, dove il governo ha rilasciato una legge con pene fino ai 15 anni di carcere per coloro che verranno sorpresi a cacciare questi animali.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

La caccia alla balena è sorgente di molte controversie e dispute diplomatiche internazionali. Al momento è limitata alla ricerca e alla sussistenza di limitate popolazioni indigene.

Molti paesi della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) si oppongono alla caccia commerciale, citando sia i numeri delle balene, bassi in confronto al numero esistente prima del XIX Secolo, e anche l'industria turistica che presenta le balene come attrazione, oltre che la simpatia che le balene, come la maggior parte dei cetacei, riscuotono nelle popolazioni.
Inoltre, vi sono sostituti pratici per ciascuno dei prodotti che in secoli passati si potevano solo ottenere dalle balene.

Altri paesi della Commissione citano l'aumento nel numero di balene, e soprattutto di alcune specie di balene, da quando la caccia commerciale alle balene fu sospesa nel 1986 (quando fu sospesa a causa della riduzione nel numero delle balene dovuta alla caccia stessa, e anche per motivi politici). Questo aumento, e gli usi tradizionali delle balene, soprattutto la carne, vengono addotte come giustificazione per riprendere la caccia alle balene, almeno per alcune specie più abbondanti.

Questa decisione viene presa ogni anno dalla Commissione Internazionale Baleniera.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

mare Portale Mare: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mare