Congelamento

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Congelamento
congelamento superficiale e profondo
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano {{{RaraIT}}}
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM (EN) 991.0-991.3
ICD-10 (EN) T33-T35
Sinonimi
Eponimi

Il congelamento è una lesione locale che interessa una o più parti del corpo in seguito all'azione del freddo sulla pelle e i tessuti sottostanti. Tale evento si manifesta quando la temperatura del corpo scende a -3,9 gradi Celsius (sotto i 25 gradi Fahrenheit) [1]

Indice

[modifica] Epidemiologia

Le parti più colpite sono il naso le orecchie, le dita e i piedi, questo perché sono le parti del corpo più esposte.[2] Negli ultimi anni tale manifestazione si è molto diffusa, basti pensare ai senzatetto o chi compie spedizioni nelle montagne.[3]

[modifica] Sintomatologia

Fra i sintomi e i segni clinici ritroviamo:

Una volta che avviene lo scongelamento sono altri i disturbi che la persona avverte o vengono segnalati tramite esami:

[modifica] Diagnosi

A prima analisi bisogna distinguere nell'effettuare la diagnosi possibili traumi, sindrome da immersione e l'ischemia arteriosa periferica.

[modifica] Tipologia

Un esempio di congelamento alle mani

I metodi per suddividere il congelamento da un punto di vista clinico sono due:

Il primo è quello di verificare se vi sia perdita del tessuto o meno (superficiale o profondo a seconda dei casi) , il secondo più utilizzato, è una differenziazione comparata alle ustioni, ovvero quando il danno è già avvenuto.[5] anche perché risulta molto difficile nei primi momenti comprendere di quale grado si tratti.

Possiamo distinguere il congelamento di I, di II, di III e di IV grado:

  • Il congelamento di I grado si manifesta con un iniziale intorpidimento e formicolio, soprattutto nelle estremità delle articolazioni. Si tratta di una reazione di autodifesa da parte dell'organismo, che limita la circolazione sanguigna determinando una vasocostrizione per evitare ogni dispersione del calore e limitare i danni; si può risolvere rimanendo in un luogo più caldo.
  • Il congelamento di II grado è caratterizzato dalla formazione di bolle o flittene e l' edema spesso raggiunge gli strati dell' epidermide o il derma.


In seguito ad ulteriore esposizione al freddo, subentrano degli effetti generali sull'intero organismo, tale situazione viene denominata ipotermia sistemica o assideramento.

[modifica] Terapia

[modifica] Primo soccorso

Il primo soccorso nei casi di congelamento comporta in primo luogo la necessità, ove ciò sia possibile, di trasportare la vittima in un rifugio riparato e di sostituire gli indumenti bagnati con altri asciutti. Le parti congelate dovranno essere riscaldate con gradualità, evitando il contatto diretto con oggetti molto caldi; questo è estremamente importante perché un riscaldamento eccessivo causerebbe gravi ferite a causa dell'immediata espansione dei vasi. All'infortunato è opportuno somministrare bevande zuccherate calde, mentre dovranno assolutamente essere evitati gli alcolici.

Se il paziente presenta segni di ipotermia, questa va trattata con precedenza.

Per quanto riguarda la forma più profonda la temperatura dell'acqua deve essere di 40, 6 gradi Celsius.

[modifica] Farmacologica

Per velocizzare il riscaldamento della persona si possono iniettare (somministrazione in endovena) degli oppiacei, in seguito vengono applicate delle opportune creme aloe (ogni 6 ore). In contemporanea per via orale si somministra l'ibuprofene. Altri studi invece hanno sperimentato l'utilizzo di vitamina C e Acido acetilsalicilico[6]

[modifica] Chirurgica

L'amputazione della parte congelata (soprattutto nel caso delle mani) deve occorrere soltanto quando la necrosi (la morte dei tessuti) è irreversibile.[7]Bisogna attendere giorni, anche settimane prima di decidere in tal senso. Attualmente si stanno sperimentando nuove metodologie di impiego teraupetico per evitare il trattamento chirurgico.[8]

[modifica] Prognosi

La prognosi dipende dalla rapidità di intervento dei primi soccorsi base[9] e dalla gravità del fenomeno.

[modifica] Note

  1. ^ Keith Stone; Humphries L.Roger, Guida pratica alla diagnosi e alla terapia in medicina d’urgenza 1° edizione pag 403, Milano, McGraw-Hill, 2005. ISBN 88-386-3908-6
  2. ^ Berg A, Aas P, Lund T.. (1999). Frostbite injuries . Tidsskr Nor Laegeforen. 119: 382-385.
  3. ^ Petrone P, Kuncir EJ, Asensio JA. (novembre 2003). Surgical management and strategies in the treatment of hypothermia and cold injury . Emerg Med Clin North Am..
  4. ^ Granberg PO. (1991). Freezing cold injury. . Arctic Med Res..
  5. ^ Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16a edizione) pag 126, New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3
  6. ^ Purkayastha SS, Bhaumik G, Chauhan SK, Banerjee PK, Selvamurthy W. (luglio 2002). Immediate treatment of frostbite using rapid rewarming in tea decoction followed by combined therapy of pentoxifylline, aspirin & vitamin C. . Indian J Med Res..
  7. ^ Su CW, Lohman R, Gottlieb LJ. (maggio 2000). Frostbite of the upper extremity . Hand Clin. 16: 235-247.
  8. ^ Bruen KJ, Ballard JR, Morris SE, Cochran A, Edelman LS, Saffle JR. (giugno 2007). Reduction of the incidence of amputation in frostbite injury with thrombolytic therapy . Arch Surg. 142: 546-551.
  9. ^ Reamy BV. (1998). Frostbite: review and current concepts. . J Am Board Fam Pract. 11: 34-40.

[modifica] Bibliografia

  • Keith Stone; Humphries L.Roger, Guida pratica alla diagnosi e alla terapia in medicina d’urgenza 1° edizione, Milano, McGraw-Hill, 2005. ISBN 88-386-3908-6
  • Harrison, Principi di Medicina Interna (il manuale - 16a edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3
  • Douglas M. Anderson; A. Elliot Michelle, Mosby’s medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004. ISBN 88-299-1716-8
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