Guerra di Corea
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| Guerra di Corea | |||||||||||
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| Parte della Guerra Fredda | |||||||||||
Fotogrammi di alcune fasi della guerra |
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| Schieramenti | |||||||||||
Supporto navale: Aiuti sanitari: |
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| Comandanti | |||||||||||
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| Effettivi | |||||||||||
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Totale: 1.566.000 |
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| Perdite | |||||||||||
| Corea del Sud: 58.127 soldati morti 175.743 feriti 80.000 MIA o POW[6] Stati Uniti: |
Corea del Nord: 215.000 morti, 303.000 feriti, 120.000 MIA o POW[9] Cina |
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| Totale dei civili coreani morti/feriti: 2.000.000 stimati[16] | |||||||||||
| Questa voce è parte della serie |
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Gojoseon 2333-108 a.C. Proto-Tre Regni: 108-57 a.C. Tre Regni: 57 a.C. - 668 d.C. Stati del Nord e del Sud: 698-935
Tre Regni Posteriori 892-935 Goryeo 918-1392
Divisione della Corea 1945–1948
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La guerra di Corea determinò una delle fasi più acute della Guerra Fredda, durante la quale il mondo rimase con il fiato sospeso, temendo lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale con l'uso delle bombe nucleari, già sperimentate durante la seconda guerra mondiale a Hiroshima e Nagasaki.
La guerra di Corea scoppiò nel 1950 a causa dell'invasione della Corea del Sud da parte dell'esercito nord-coreano, che determinò una rapida risposta dell'ONU: su mandato ONU, gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 paesi, intervennero militarmente nel tentativo di liberare il paese occupato ed, eventualmente, rovesciare il governo nordcoreano. All'epoca, in occidente, la guerra venne considerata come una reazione all'espansionismo sovietico e, ideologicamente, come parte di una più ampia lotta fra il "mondo libero" e il "mondo comunista".
Calcolata per difetto, la carneficina costò circa 1.500.000 tra morti, feriti e prigionieri tra i comunisti e circa 650.000 tra gli alleati. Ad essi vanno sommate le vittime civili, spesso barbaramente massacrate, ammontanti ad almeno 250.000 morti.
[modifica] Nome
In Corea del Sud, la guerra viene spesso chiamata 6·25 o Guerra 6·25 (in coreano: 6·25 전쟁), in base alla data d'inizio del conflitto o, più formalmente, Hanguk jeonjaeng (Hangul: 한국전쟁; Hanja: 韓國戰爭, letteralmente "Guerra coreana"). In Corea del Nord, anche se viene comunemente riconosciuta come Guerra di Corea, viene chiamata formalmente Joguk haebang jeonjaeng o Guerra patriottica di liberazione (Hangul: 조국해방전쟁; Hanja: 祖國解放戰爭). Negli Stati Uniti viene generalmente chiamata Korean Conflict, il conflitto coreano, piuttosto che una guerra, soprattutto per evitare la necessità di una dichiarazione di guerra da parte del congresso statunitense. A volte la guerra viene chiamata la guerra dimenticata o la guerra sconosciuta, perché è un serio conflitto del XX secolo che gode di meno attenzione della seconda guerra mondiale, che l'ha preceduto, e della guerra del Vietnam, che l'ha seguito.[17] In Cina il conflitto è noto come Guerra di resistenza all'America ed in aiuto alla Corea (抗美援朝), ma viene comunemente chiamata "Guerra di Corea" (朝鮮 戰爭 Chaoxian zhanzheng,[18] 韓國戰爭 Hanguo zhanzheng, o semplicemente 韓戰 Hanzhan).
[modifica] La "spartizione della Corea"
Durante le sessioni della Conferenza del Cairo, nel 1943, un accordo tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina prevedeva l'indipendenza della penisola coreana dal Giappone a guerra ultimata e lo status di "nazione neutrale". L'Unione Sovietica accettò questa mozione, nonostante essa confinasse per un breve tratto col nuovo stato che si sarebbe venuto a creare. Nell'Agosto 1945, in contemporanea con gli attacchi nucleari americani su Hiroshima e Nagasaki, i sovietici denunciarono il trattato di non belligeranza che avevano stipulato coi giapponesi nel 1938 a seguito degli scontri di Nomonhan ("Nomenkan", al confine tra la regione cinese di Manciuria, occupata dai giapponesi nel 1931 e la Mongolia, indipendente dalla Cina dal 1911 e retta da un governo comunista fin dal 1921, stato satellite dell'URSS, scontri che avevano visto vincitrice l'Armata Rossa sull'esercito nipponico).
Nel giro di tre settimane, i sovietici occuparono tutta la Manciuria, le isole Curili, la parte meridionale dell'isola di Sakhalin e la penisola coreana fino al 38º parallelo, laddove incontrarono gli americani che la stavano occupando a partire dalla regione meridionale. L'evacuazione dei giapponesi si completò il 16 agosto. Al momento della resa nipponica (settembre 1945), la situazione si configurava secondo una temporanea divisione. Tutte le potenze vincitrici accettarono la spartizione in attesa che un governo nazionale s'insediasse. Ma, dal 1946, la Guerra Fredda investì anche l'estremo oriente e nessun governo unitario poté esser eletto. Nel 1947 l'ONU fissò le date per le elezioni generali, ma ai suoi funzionari fu impedito l'ingresso nella zona d'occupazione sovietica[19].
Si giunse così all'insediamento di due regimi antitetici nelle rispettive zone d'influenza: il 13 agosto 1948 il governo sudcoreano venne istituito e cominciò la repressione dei comunisti[20]. Il 9 settembre 1948 fu la volta della Corea del nord a dichiarare la propria sovranità e dopo soli tre mesi, nel dicembre 1948, furono richiamate le truppe russe d'occupazione. Nonostante le proteste degli alti vertici sudcoreani, anche gli statunitensi completarono l'evacuzione (giugno 1949)[21].
[modifica] La situazione
La Corea dopo oltre un trentennio di dura dominazione giapponese (protettorato nipponico dal 1895 al 1910 e quindi annessa dal 1910 al 1945), era stata occupata durante la seconda guerra mondiale dall’esercito sovietico al nord e da quello statunitense al sud, nell'agosto 1945. Alla fine delle ostilità, ritiratesi le truppe di occupazione, la Corea venne divisa in due zone lungo la linea del 38º parallelo.
Nell’area settentrionale si era formato un governo comunista filosovietico con capitale Pyongyang presieduto da Kim Il Sung e in quella meridionale un governo nazionalista filoamericano con capitale Seoul presieduto da Syngman Rhee. Entrambi gli stati avevano, come priorità, il disegno della riunificazione nazionale. I nordcoreani, già dall'ottobre 1949, in concomitanza con la vittoria dei comunisti in Cina, iniziarono ad organizzare una guerra di liberazione[22].
[modifica] Lo scontro armato
L'attacco alla Corea del Sud fu proposto dal dittatore nordcoreano - nell'ottica di una riunificazione nazionale - sia all'Unione Sovietica, che alla Cina già nell'autunno del 1949. Il dittatore russo Stalin e quello cinese Mao acconsentirono per motivi diversi. Stalin, fresco del cocente danno d'immagine conseguente al Blocco di Berlino da lui iniziato nel 1948, cui gli americani risposero col ponte aereo, era deciso a "saggiare" l'entità della potenza rivale[23].
Mao, invece, era debitore al dittatore nordcoreano, il quale aveva inviato parte del suo esercito a sostenere i comunisti cinesi nella Guerra civile cinese del 1946 - 1949. Stalin promise solo aiuti bellici e forniture alimentari. Mao appoggiò i nordcoreani anche con istruttori militari e mise a disposizione anche aeroporti in Manciuria, ritenuti, a torto, al sicuro dai bombardamenti americani[24].
[modifica] L'attacco nordcoreano e l'invasione della Corea meridionale
Dopo ripetute violazioni del confine e scaramucce che si protraevano da quasi un anno, l'esercito nordcoreano, forte di 350.000 uomini, con 500 carri e 2000 pezzi d'artiglieria, addestrati da mesi (dal Febbraio 1950 erano in "stato di allerta"), aprì un potente e continuato fuoco d'artiglieria a partire dalle ore 04:00 del mattino di domenica 25 giugno 1950, approfittando anche della giornata piovosa. Il settore ove prese avvio la guerra fu la zona di confine limitrofa alla città di Kaesong (allora nella Corea del Sud, oggigiorno nella Corea del Nord a causa dello spostamento del confine in base alla linea d'armistizio), dove la IV^ Divisione di Fanteria nordcoreana iniziò a martellare pesantemente le posizioni sudcoreane. La Corea del Sud non diede la notizia dell'attacco prima delle ore dieci antemeridiane, circa sei ore dopo l'invasione, che stava procedendo speditamente. Già nel pomeriggio del primo giorno di guerra, aerei nordcoreani bombardarono l'aeroporto di Seoul e la base americana di Kimpo.
Il giorno dopo, il 26 giugno, rimasta inapplicata la risoluzione dell'ONU per il cessate il fuoco con ripristino dello status quo, i cittadini statunitensi vennero evacuati via mare dal porto di Inchon all'approssimarsi degli invasori. Il 27 giugno anche l'ambasciata americana di Seoul venne evacuata, mentre a New York si riuniva il consiglio di Sicurezza dell'ONU che decretava sanzioni contro la Corea del Nord. Il primo scontro tra americani e nordcoreani avvenne il 27 giugno, quando il V° Stormo dell'USAF abbattè tre aerei nemici mentre appoggiava l'evacuazione dei civili da Seoul. Il presidente americano Truman, quasi contemporaneamente, ordinava alla marina e all'aviazione di intervenire in aiuto alla Corea del Sud. Fu solo allora che il mondo fu portato a conoscenza che, nella notte del 25 giugno 1950, truppe nord-coreane costituite da circa 120.000 uomini, su dieci divisioni, avevano varcato simultaneamente il confine ed invaso il sud, che disponeva in quel momento di sole 4 divisioni, occupando Seoul, distante appena 40 km dal confine, il 28 giugno 1950. Grazie all'assenza del consigliere sovietico (ritiratosi per protesta contro la presenza della sola Cina nazionalista nell'ONU), gli Stati Uniti ottennero dal Consiglio di sicurezza un voto favorevole all'intervento militare.
Il presidente americano Harry Truman, il 28 giugno, il giorno successivo alla condanna pronunciata dall'ONU, ordinò di contrastare l'avanzata dei nordcoreani, ed il 7 luglio nominò il Generale Douglas Mac Arthur, capo del FEC (il Far East Command). Il FEAF (Far East Air Force) americano, agli ordini del Tenente Generale George E. Stratemeyer, iniziò da subito ad intercettare l'aviazione nordcoreana a sud del 38º parallelo, venendo attaccato a sua volta. In risposta, l'indomani, bombardieri americani Boeing B-29 Superfortress, le "Superfortezze volanti" bombardarono per la prima volta il territorio nemico, attaccando l'aeroporto della capitale nordcoreana Pyongyang. Per tutto il mese successivo, le poche forze di terra americane impiegate man mano che arrivavano non furono in grado di fermare l'avanzata nordcoreana. L'1 e 2 luglio 3 battaglioni di fanteria Usa furono duramente battuti ed il 20 luglio a Tacion, la 24^ divisione di Fanteria, frettolosamente inviata al fronte, perse 6000 uomini ed il suo comandante gen. William Dean fu catturato. Soltanto l'aviazione americana riusciva a ritardare l'avanzata nemica, mentre il Governo Usa inviava ingenti rinforzi in Giappone per costituire l'8^ Armata al comando del gen. Walton Walker. Il quartier generale avanzato fu posto nella città di Taegu, nella Corea del Sud, il giorno 24 luglio.
Nel frattempo, su mandato delle Nazioni Unite, si creò una forza internazionale costruita ed organizzata dagli Stati Uniti e comprendente 18 paesi aderenti all’ONU: Corea del Sud, Stati Uniti d'America, Gran Bretagna, Canada, Australia, Filippine, Turchia, Olanda, Francia, Nuova Zelanda, Thailandia, Etiopia, Grecia, Colombia, Belgio, Sud Africa, Lussemburgo e, come supporto navale, Giappone. Vi era anche personale medico proveniente da Danimarca, Italia (curiosamente, nel periodo bellico, il governo sudcoreano emise una serie di francobolli commemorativi raffigurante i vessilli dei paesi soccorritori, presentando la bandiera non dell'Italia repubblicana, bensì quella dell'Italia monarchica), Norvegia, India e Svezia.
[modifica] Il contrattacco americano e l'invasione della Corea settentrionale
Sotto la guida del generale Douglas MacArthur le truppe dell’ONU riuscirono a rallentare l’avanzata nord-coreana, dilagata nella Corea del Sud dove resisteva solo la zona di Pusan, per poi riprendere l’iniziativa con una controffensiva lanciata il 25 settembre, che in breve risalì fino al 38º parallelo e poi (7 ottobre 1950) penetrò profondamente nel territorio del nord.
Il primo scontro tra l'esercito nordcoreano e quello alleato avvenne il 5 agosto, ma l'avanzata nemica era talmente fulminea che Mac Arthur optò per creare una testa di ponte fortificata nell'estremo lembo sudorientale della Corea, in quello che è passato alla storia come il "Perimetro di Pusan", ove concentrare abbastanza truppe per resistere agli invasori e - nel frattempo - pianificare uno sbarco alle loro spalle al fine di chiuderli in una tenaglia. Gli strateghi cinesi previdero quest'eventualità e consigliarono ai nordcoreani di retrocedere, ma non vennero ascoltati[25]. Anche l'aviazione americana che si scontrava con i Mig 15 coreani e cinesi di fabbricazione sovietica, aveva migliorato le sue capacità, affiancando ed in parte sostituendo i Lockheed P-80 Shooting Star ed i Republic F-84 F Thunderstreak - inferiori agli aerei russi - con i più moderni e prestanti North American F-86 Sabre.
La controffensiva si concretizzò il 15 settembre, quando il Maggior Generale Edward M. Almond condusse un attacco anfibio contro il porto di Inchon, vicino al 38º parallelo, con il X° Corpo Marines. Le forze nordcoreane, che da settimane premevano inutilmente contro il Perimetro di Pusan circa 200 km più a sud, improvvisamente scoprirono di rischiare di rimanere intrappolati in una gigantesca sacca, qualora da Inchon, senza particolare difficoltà, gli americani avessero letteralmente "tagliato in due" la penisola coreana. A questo punto fu il panico tra gl'invasori e la loro ritirata fu improvvisa e caotica. In breve, l'esercito nordcoreano cessò di costituire un valido strumento offensivo. Massacri di popolazione inerme vennero compiuti dai nordcoreani in ritirata. Già il 17 settembre venne recuperata Seoul ed il 26 settembre venne ripreso l'aeroporto della capitale, mentre dal "Perimetro di Pusan" i mezzi corazzati americani iniziavano a eliminare le sacche di resistenza nordcoreane a sud di Seoul. Il 28 settembre venne raggiunto il 38º parallelo, il confine ufficiale tra le due Coree. Il 29 settembre il presidente Truman autorizzò sia il dispiegamento dell'aviazione nelle basi della Corea del Sud, che l'attraversamento del confine con lo scopo di liquidare il regime comunista nordcoreano.
Il 7 ottobre iniziarono le scaramucce sul confine, mentre venivano bombardate le città nordcoreane, le linee di rifornimento, le linee ferroviarie, i porti. Il 09 ottobre, reparti sudcoreani - lungo la zona orientale del confine - e la VIII^ Armata americana - a Kaesong - varcarono il 38º parallelo, occupando il 10 ottobre Wonsan ed il 19 ottobre Pyongyang. Nel frattempo, l'esercito nordcoreano aveva praticamente cessato di esistere, ed il dittatore nordcoreano volò a Pechino ad implorare l'aiuto cinese, dopo aver ricevuto un secco rifiuto da Stalin in tal senso. Il 26 ottobre le forze sudcoreane presero Chosan, città nordcoreana sulla riva destra del fiume Yalu. Era stato raggiunto il confine cinese e quel che rimaneva del territorio nordcoreano era diviso praticamente in due.
Mentre l’Unione sovietica si limitò ad appoggiare il governo comunista, la Cina partecipò ai combattimenti inviando in Corea - già il18 ottobre 1950 - oltre 180.000 soldati del XIII Gruppo d'Armata, alle cui spalle erano pronti altri 120.000 uomini di rincalzo, "volontari" che in breve ricacciarono le truppe dell’ONU al di là del 38º parallelo facendo svanire le speranze di MacArthur in una facile vittoria.
[modifica] La seconda avanzata comunista e la stabilizzazione del conflitto
L'esercito cinese guadò lo Yalu la notte del 27 ottobre. Il contrattacco si concretizzò, tra il 28 ed il 29 ottobre, in una valanga umana che si abbattè sulle linee avanzate alleate, letteralmente travolgendole. L'intervento in massa dei cinesi divenne irresistibile a partire dal 25 novembre. Con una tattica "a tridente", i cinesi sfondarono al centro, ricacciando i sudcoreani da Chosan ed impegnando gli americani ad est della città (contro il X° Corpo dei Marines) ed ad ovest (contro l'VIII^ Armata). Le posizioni divennero impossibili da mantenere già dopo pochi giorni, nonostante i bombardamenti contro le colonne cinesi e contro le installazioni militari mancesi. Grazie all'aviazione (copertura offerta dai cacciabombardieri e trasporto offerto dagli elicotteri), le truppe alleate iniziarono il ritiro dalla Corea del Nord a partire dal 3 novembre, attraversando il fiume Chongchon .
L'8 novembre vennero bombardati i ponti sul fiume Yalu e la città di Sinuiju. In quest'occasione si svolse la prima battaglia aerea della storia in cui operarono unicamente aerei a reazione e fu vinta dagli americani. La ritirata dell'esercito alleato proseguì per tutto il mese di novembre e dicembre. Il 25 ed il 26 novembre furono rispettivamente bombardati il ponte ferroviario di Manpojin e quello di Chongsongjin, ma i cinesi continuarono ad attraversare lo Yalu ghiacciato, utilizzando ove necessario ponti provvisori in legno o di barche. L'offensiva alleata del 25 - 26 novembre venne fermata e la controffensiva cinese proseguì come un "rullo compressore", seppur con perdite enormi. A Chosin, la I^ divisione dei Marines fu costretta a ritirarsi ma combattendo duramente riuscì a sfuggire all'accerchiamento. Tra l'1 e l'11 dicembre i reparti in ritirata dovettero esser riforniti dagli alleati con lanci aerei. Tuttavia, nonostante le gravi perdite, sia i marines che le divisioni dell'esercito riuscirono a ritirarsi e tra il 10 ed il 24 dicembre furono evacuate con mezzi navali dal porto di Hungnam e da Wonsan.
Intanto il 5 dicembre i cinesi ripresero la capitale nordcoreana Pyongyang e per capodanno si attestarono sul confine del 38º parallelo. Varcato il 38º parallelo l'1 gennaio 1951, il 4 gennaio i cinesi presero la capitale sudcoreana Seoul. Vennero arrestati solo il 15 gennaio a circa 75 km dal confine, sulla linea Pyongtaek - Samchok. I cinesi erano esausti e le perdite subite erano state assai ingenti. Inoltre, le linee di rifornimento erano troppo estese e soggette al bombardamento a tappeto da parte degli aerei americani.
Dopo un paio di mesi di scaramucce sulla nuova linea del fronte, da ambo le parti, gli alleati scatenarono una prima controffensiva tra il 25 gennaio ed il 21 aprile 1951: l'aeroporto di Seoul venne occupato il 10 febbraio, la città di Wonju fu presa il 28 febbraio e Seoul stessa venne definitivamente presa il 14 marzo. Era il turno dei cinesi di retrocedere in modo caotico. il 23 marzo cadde Munsan ed il 27 Yonchon. Praticamente tutta l'area tra Seoul ed il 38º parallelo era stata sgomberata dai cinesi. Gli attacchi aerei si concentrarono tra la capitale nordcoreana ed il confine mancese per tutto aprile: Sariwon, Hamhung e l'area di territorio nordcoreano alla foce dello Yalu, denominata "MIG Alley". Raggiunto il 38º parallelo soltanto nella zona orientale della penisola già il 31 marzo, il 7 aprile gli alleati penetrarono nuovamente in territorio nordcoreano. A questo punto scoppiò il "Caso MacArthur".
All'inizio del 1951 il presidente americano Harry S. Truman, che fino ad allora aveva appoggiato la conduzione della campagna militare da parte di Douglas MacArthur, temendo un allargamento del conflitto (McArthur si era detto più volte favorevole all'uso delle armi nucleari), stanco delle critiche rivoltegli dal generale, preferì sostituirlo, l'11 aprile, con il più moderato Matthew B. Ridgway, già comandante della 101^ divisione aviotrasportata a Bastogne ed in quel momento comandante dell'VIII^ Armata, avviando pochi mesi dopo le trattative fra le parti per una conclusione concordata del conflitto, su suggerimento dell'Unione Sovietica.
Il secondo contrattacco cinese iniziò il 22 aprile contro Taepo e Chunchon, ma venne bloccato poco più a sud, ancora in territorio nordcoreano, a Hongchon, già dopo due giorni. Il 24 aprile, gli alleati presero Kansong, respingendo i cinesi di 80 km al di là del 38º parallelo ad oriente, fino a Hwachon, mentre ad occidente, i cinesi rimasero di poco al di qua del confine, presso Yonchon, stabilizzando il fronte. contemporaneamente, la supremazia aerea degli alleati si fece totale. Nel mese di giugno, vennero bombardati tutti gli aeroporti cinesi. Il 23 giugno iniziarono a Kaesong i preliminari armistiziali e la controffensiva alleata ebbe termine l'8 luglio.
[modifica] Le fasi conclusive del conflitto e l'armistizio
Entrambi i contendenti erano esausti economicamente; le perdite di uomini e materiali erano a livello di guardia, eppure i negoziati non facevano progressi, soprattutto per il problema dei prigionieri di guerra: i comunisti li rivolevano indietro tutti senza condizioni, mentre gli alleati rimanevano fermi per la libertà di scelta. Già il 10 luglio si manifestarono i primi dissidi e le trattative furono sospese il 23 agosto. L'indomani, gli alleati iniziarono a martellare il settore centrale del fronte con l'artiglieria. I comunisti costruirono tre nuovi aeroporti a Aamcham, Taechon, e Namsi, sùbito rasi al suolo dall'aviazione alleata nel mese di ottobre. Il 12 novembre, i negoziati ripresero a Panmunjeom.
Mentre il fronte si stabilizzava, soltanto l'aviazione alleata condusse azioni tra il 28 novembre 1951 ed il 30 aprile 1952. L'8 ottobre i negoziati furono nuovamente sospesi e gli alleati impiegarono l'aviazione fino al 1 novembre per "ammorbidire" i nemici. Il 5 marzo 1953 venne bombardata la città di Chongjin, prossima al confine sovietico. Il 20 aprile ripresero i negoziati, con i cinesi pronti a riconoscere il referendum di autodeterminazione tra i prigionieri di guerra. Tuttavia le forze comuniste ripresero le ostilità con l'esercito il 10 giugno conquistando Kumsong, ma vennero bloccate già il 19 giugno. A questo punto, l'aviazione alleata iniziò a bombardare le dighe nordcoreane. I negoziati di pace si conclusero il 27 luglio 1953 con la firma a Panmunjeom di un armistizio che ristabiliva sostanzialmente la situazione preesistente, e la creazione della Zona demilitarizzata coreana. La Corea rimase divisa in due stati: Corea del Nord, con capitale Pyongyang e Corea del Sud, con capitale Seoul. Ci furono 2 milioni di morti.
Cinesi ed americani furono soddisfatti, mentre le due coree inizialmente non vollero riconoscere l'armistizio. Un comitato di supervisori dell'armistizio formato da osservatori appartenenti a nazioni neutrali operò fino al maggio 1956, quando, in sèguito agli incontri diplomatici di Ginevra (26 aprile - 15 giugno 1954), falliti per l'inflessibilità dei nordcoreani, non si ratificò un vero trattato di pace. Da allora, gli americani mantengono 40.000 soldati ed arsenali nucleari in Corea del Sud e questo costituisce il più lungo armistizio della storia.
[modifica] La condizione dei prigionieri e gli eventi collaterali della guerra
Il bilancio della guerra può così esser riassunto[26]:
- I nordcoreani persero una certa estensione del territorio di loro pertinenza al termine del conflitto, in quanto la linea del fronte divenne il nuovo confine di stato. Solo un esiguo tratto venne recuperato il mese precedente la firma dell'armistizio. Anche i sudcoreani persero una piccola parte del loro territorio originale, unitamente alla città di Kaesong.
- Nessuno dei due contendenti riuscì ad unificare il paese eliminando la presenza dell'altro contendente.
- Le perdite militari - in termini umani - dei comunisti furono almeno il triplo di quelle alleate.
- Il prestigio dell'URSS venne notevolmente intaccato per non esser scesa in campo a favore dei suoi alleati. Viceversa, il prestigio cinese si affermò notevolmente. Il 10 maggio 1950 il dittatore nordcoreano aveva preavvertito sia Stalin che Mao, ma il dittatore russo gli rispose: "Devi prima ottenere l'approvazione di Mao: se ti prendono a calci nei denti, io non alzerò un dito per tirarti fuori dai guai!". Alla fine di luglio, mentre l'offensiva nordcoreana sembrava avviata alla vittoria, Mao riunì il suo staff per illustrare che le linee di rifornimento nordcoreane erano pericolosamente allungate, mentre il 4 agosto disse che si sarebbe intervenuti in aiuto ai nordcoreani anche a costo d'una rappresaglia nucleare americana.
- La guerra servì ai dirigenti cinesi per occupare il Tibet il 7 ottobre 1950 senza reazioni da parte delle Nazioni Unite, ma anche per rafforzare il controllo interno (nelle purghe venne ucciso anche un italiano innocente che da un decennio viveva in Cina, Antonio Riva).
- I comunisti denunciarono l'utilizzo da parte degli americani di gas nervino. Nessuna prova è stata portata in favore dell'accusa, mentre gli americani hanno smentito categoricamente.
- Anche le accuse di alcuni prigionieri alleati detenuti nel campo di Byek Dong non furono provate circa sevizie, torture e maltrattamenti.
- A parte l'allontanamento del Generale Mac Arthur nel corso della guerra, anche il suo successore, Ridgway non continuò a lungo la carriera militare, ritirandosi nel 1955. Il comandante in capo cinese, Peng Dehaui, invece, cadde in disgrazia, per le sue critiche nei confronti del dittatore cinese, nel 1959 (nel 1966 venne epurato e morì in carcere durante la Rivoluzione culturale nel 1974 per mancanza intenzionale di cure mediche e quindi sepolto sotto falso nome; fu riabilitato dopo la morte di Mao, nel 1978).
- Nel corso della guerra, morì anche uno dei figli di Mao Zedong. Trattasi del prediletto Mao Anying (1922 - 1950), suo successore designato. Il 24 novembre 1950, il quartier generale cinese in territorio nordcoreano subì un attacco aereo statunitense. Il generale in capo ed altri collaboratori riuscirono a salvarsi nascondendosi in una miniera abbandonata, ma il figlio di Mao ed un commilitone non fecero in tempo a lasciare la baracca che venne centrata dalle bombe incendiarie. Morirono entrambi, e per Mao fu un colpo dolorosissimo. Venne sepolto sul campo di battaglia.
- I prigionieri vennero in gran parte rimpatriati, eccezion fatta per alcuni di essi, da ambo le parti. Più di 14.000 cinesi e 7.500 nordcoreani scelsero di non esser riportati in patria (si trasferirono in varie località degli Stati Uniti, della Corea del Sud, di Hong Kong e di Singapore). Anche 325 sudcoreani, 21 americani ed 1 britannico optarono per il blocco comunista, andarono ad abitare in Cina e di loro si persero successivamente le tracce .
[modifica] Il contributo italiano
L'Italia, sotto l'egida dell'ONU, partecipò al conflitto con l'invio del 68° ospedale da campo gestito dal Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e dalle Infermiere Volontarie.
[modifica] Conseguenze
La guerra di Corea spinse gli Stati Uniti a intensificare la propria azione tesa a circondare i paesi comunisti con un cordone di alleanze politiche e militari. Nel 1951 fu firmato il trattato di pace con il Giappone e fu stipulato il Patto di sicurezza nel Pacifico con Australia e Nuova Zelanda, mentre in Europa si iniziò il riarmo della Germania e aiuti economici furono concessi alla Spagna franchista e alla Jugoslavia, in rotta con l’URSS.
[modifica] Il costo della guerra
Nella guerra di Corea prestarono servizio 1.319.000 americani, e 54.246 di essi non fecero ritorno (33.686 morirono in battaglia o per ferite, 2.830 per cause non belliche e 17.730 fuori dal teatro di battaglia: 8176 MIA e 12.384 ausiliari sanitari, corpi speciali, etc.). Altri 105.785 rimasero feriti (92.134 combattenti; 13.651 tra ausiliari, sanitari, unità speciali, etc).. L'esercito sud-coreano ebbe 415.000 morti e 429.000 feriti, la gran parte di essi partigiani od irregolari. Il Commonwealth (Regno Unito, Canada, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda) ebbe 2.372 morti e 4.916 feriti. Belgio, Colombia, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Olanda, Thailandia e Turchia ebbero complessivamente 1.800 morti e 7.000 feriti, e metà di questi furono turchi. Secondo le stime ufficiali le perdite cinesi furono 110.400 morti in azione, 3.600 ausiliari e sanitari, 21.600 morti per ferite, 13.000 morti per cause non relative al combattimento (generalmente in sèguito ai bombardamenti americani), 25.600 dispersi e prigionieri e 260.000 feriti (militari, a cui si sommano almeno 120.000 feriti tra gli ausiliari ed i sanitari). Si calcola che almeno 250.000 siano gli irregolari ed i partigiani cinesi uccisi. I morti militari nordcoreani furono probabilmente tra i 200.000 e i 400.000. Morirono 1.500.000 civili, di cui 1 milione nordcoreani e 500.000 sudcoreani.
[modifica] Note
- ^ (EN) On This Day 29 August 1950. BBC. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ (EN) Veterans Affairs Canada — The Korean War. Veterans Affairs Canada. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ a b (EN) Filipino Soldiers in the Korean War (video documentary). URL consultato il 24-03-2008.
- ^ (EN) A brief account of the Korean War. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ (EN) French Participation in the Korean War. Embassy of France. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ (EN) South Korean POWs. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ (EN) All POW-MIA Korean War Casualties. URL consultato il 15-08-2007.
- ^ (EN) The UK & Korea, Defence Relations. URL consultato il 15-08-2007.
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- ^ Philip Short: "Mao: l'uomo - il rivoluzionario - il tiranno". Ed. RCS Libri S.p.A. - Milano - 1999
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- ^ C. Andrew - O. Gordievskij "Storia segreta del KGB" - Biblioteca Universale Rizzoli, 1996
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