Obice

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Un obice da 152/13 usato dall'Esercito Italiano durante la prima e la seconda guerra mondiale

L'obice (òbice o obizzo in una forma più arcaica, dal tedesco Haubitze, che è dal boemo houfnice «fionda») è un'arma da fuoco di artiglieria, impiegata prevalentemente per il "tiro indiretto" sui bersagli.

La storia della nascita dell'obice come arma d'assedio è controversa. Tradizionalmente la sua invenzione è datata attorno al 1570 e attribuita al padovano Pio Enea I Obizzi (che gli avrebbe anche dato il nome obice)[1], esponente di una importante e antica famiglia di cavalieri mercenari e collezionisti di armi e armature un tempo conservate al Castello del Catajo. I documenti che descrivono la collezione citano la presenza del primo esemplare dell'obice. In realtà pare fosse già apparso più di un secolo prima durante le guerre hussite[2].

Nel tiro di artiglieria le parabole descritte dai proietti (prendono il nome di "proietti" quelli di obici e cannoni, in quanto oltre a ruotare su se stessi durante il loro percorso, non hanno il fondello come nel munizionamento per armi leggere; mentre si dicono "bombe" quelle da mortaio, che non ruotano) si distinguono in primo e secondo arco. Il primo arco parte dalla linea retta teorica che si otterrebbe per il tiro ad alzo zero, fino alla parabola che consente al proiettile di raggiungere la distanza (gittata) maggiore, idealmente 45° in realtà un po' di meno a causa della resistenza dell'aria.
Il secondo arco è ottenuto da alzi (e quindi angoli di tiro rispetto al terreno) superiori, i quali accorciano la gittata, ma consentono di superare ostacoli più elevati. Il tiro col secondo arco è di norma meno preciso rispetto a quello con il primo arco.

Caratteristica distintiva dell'obice rispetto al cannone è la capacità di effettuare tiri sia con il primo arco che con il secondo. Invece il mortaio di norma spara solo nel secondo arco. In conseguenza di un utilizzo prevalente con il secondo arco, e quindi con velocità alla bocca minori, gli obici morfologicamente hanno una lunghezza relativa della canna (lunghezza assoluta/calibro) inferiore rispetto ai cannoni.

Origine degli obici[modifica | modifica wikitesto]

I primi pezzi di artiglieria utilizzavano palle piene di pietra o di ferro, tuttavia apparve presto chiaro che l'utilizzo di esplosivi permetteva una maggiore distruttività dei colpi delle armi da fuoco, soprattutto nel caso che i proiettili fossero lanciati oltre ostacoli (mura o ostacoli naturali). Per questo motivo fino dal XV secolo si parlò di "fochi artifiziati", cioè di proiettili che esplodevano dopo il lancio[3]- Per questo motivo, a partire dall'epoca delle guerre hussite, furono utilizzate palle cave riempite di polvere che venivano fatte esplodere tramite una spoletta, indicate in francese come obus[4], da cui il nome di obice per la relativa arma da lancio. I primi pezzi ad utilizzare proiettili esplodenti erano in realtà mortai, in quanto sparavano unicamente nel secondo arco, ma a partire dal XVII secolo si svilupparono studi per utilizzare "cannoni" (cioè bocche da fuoco capaci di tirare sia nel primo sia nel secondo arco) per lanciare bombe (granate esplosive)[5]. La prima indicazione dell'uso di obici (obus) veri e propri viene dalla cattura nella battaglia di Neerwinden del 1693 di "mortai...costruiti come i cannoni di cui si servono gli inglesi e gli olandesi"[6].

Fin dall'origine dell'artiglieria si ebbe una distinzione precisa fra cannoni (a canna lunga) e mortai o bombarde (a canna corta), i mortai trovarono il loro uso principale nell'artiglieria d'assedio, e l'ulteriore distinzione, dovuta al diverso impiego tattico, fu che i cannoni tiravano a palla piena, mentre i mortai tiravano bombe esplodenti, quindi il tiro veniva effettuato col metodo "a due fuochi", cioè un primo servente accendeva la miccia della bomba e successivamente, dopo che il primo si era ritirato, un secondo servente accendeva la carica di lancio[7]. Dato che praticamente tutti pezzi d'artiglieria erano ad avancarica, solo i mortai potevano essere utilizzati per lanciare bombe, dato che il sistema a due fuochi non era utilizzabile per i cannoni, a causa della lunghezza della canna. Tuttavia i mortai presentavano alcune caratteristiche sgradite agli utilizzatori, in particolare la canna corta portava ad una velocità alla bocca relativamente bassa ed il calibro elevato portava ad un notevole peso del pezzo di artiglieria. In base a queste considerazioni furono iniziati studi per l'utilizzo di pezzi più mobili (quindi con calibro ridotto) e più precisi (quindi con la canna più lunga) dei mortai. Questi pezzi, montati su affusti ruotati e non su affusti a slitta come i mortai, furono denominati dagli inglesi howitz[8].

Successivamente le canne degli obici furono allungate, prima da Federico il Grande e successivamente dalle altre potenze europee[9]. Nel 1765 il generale Gribeauval introdusse il sistema di calibri e di affusti unificato per l'artiglieria francese, che prevedeva anche due obici (da 6 libbre e da 8 libbre[10]) e da quel momento gli obici entrarono in organico negli eserciti europei, anche se, per tutto il periodo napoleonico, furono molto più diffusi i cannoni. Tuttavia già nel 1816 nell'Esercito Prussiano il rapporto fra cannoni ed obici era circa di 2:1[11].

Sviluppo degli obici nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XIX secolo le armi da fuoco ebbero alcuni sviluppi fondamentali, come lo sviluppo della retrocarica, la rigatura della canna e la conseguente adozione della granata ogivale al posto della palla tonda. Tutte e tre questi sviluppi favorirono gli obici, in grado di lanciare proiettili esplodenti rispetto ai cannoni, in particolare la rigatura e la conseguente rotazione del proietto permisero di migliorare la precisione del tiro, fino ad allora limitata dalla minore lunghezza della canne degli obici nei confronti dei cannoni.

Questo portò ad un utilizzo molto più diffuso per gli obici. Per fare un confronto nel 1861 erano in servizio nella Royal Artillery sia obici pesanti (fusi in ghisa) da 10 in e 8 in sia obici leggeri (fusi in bronzo) da 32 pr, 24 pr, 12 pr e 4 2/5 in[12].

Gli obici nelle guerre mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione ironica della Grande Berta, un obice pesante usato dall'Esercito Tedesco durante la prima guerra mondiale, dal film Il grande dittatore di Charlie Chaplin

Nel corso delle guerre mondiali gli obici ebbero una maggiore diffusione rispetto ai cannoni, che furono utilizzati per compiti specializzati (tiro contraerei, tiro controcarri e per tiro a lunga distanza), questo grazie al minore peso degli obici[13] ed alla loro capacità di tiro indiretto.

Nel corso della Prima guerra mondiale il tiro a puntamento diretto (con cannoni) fu considerato un'eccezione[14], e gli obici videro un notevole impiego praticamente in tutti i calibri compresi fra 75 e 420 mm[15].

Nella Seconda guerra mondiale gli obici furono nuovamente usati ampiamente da tutti gli stati partecipanti. Per esempio le divisioni di fanteria tedesche avevano in organico un reggimento su quattro gruppi tre di obici leggeri (105 mm) ed uno di obici pesanti (150 mm), mentre i cannoni, a parte quelli contraerei e controcarri, erano assegnati solo a livello di corpo d'armata o di armata[16]. Invece l'esercito britannico utilizzava a livello divisionale solamente i cannoni obice (88 mm)[17], utilizzando i medi calibri (140 mm) a livello superiore.

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Ian Hogg, The guns 1939-45, tradotto da N. Pignato come I cannoni 1939-45, Albertelli Editore, Parma, 1971
  • Giovanni Santi Mazzini, La macchina da guerra dal Medioevo al 1914, 2 vol., Mondadori Electa, 2006
Un obice M198 da 155mm in azione circondato dagli artiglieri del 4º battaglione del 14º reggimento Marine. L'immagine è stata ripresa l'11 novembre 2004 nel campo militare di Falluja durante l'operazione Phantom Fury.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario delle origini, invenzioni e scoperte nelle arti, nelle scienze, nella geografia, nel commercio, nell'agricoltura, vol. 3, A. Bonfanti, 1830, voce Obice
  2. ^ Cristopher Gravett, Gli eserciti medievali germanici 1300 - 1500, Osprey Publishing.
  3. ^ Santi Mazzini, op. cit. Vol 1 pag 165
  4. ^ Santi Mazzini, op. cit. Vol 1 pag 174
  5. ^ Santi Mazzini, op. cit., Vol 2 pag 292
  6. ^ Saint.Rémy, I, p.280, citato da Santi Mazzini, op. cit. pag 293
  7. ^ Santi Mazzini, op. cit. Vol II, pag 289
  8. ^ Santi Mazzini, op. cit. Vol II pag 293
  9. ^ Santi Mazzini, op. cit.Vol II pag 293
  10. ^ Santi Mazzini, op. cit. Vol II, pag 367 (Notare che lo stesso autore a pag 401 dello stesso volume indica come unico obice del sistema Gribeauval il 6 lb).
  11. ^ Taubert, Use of field artillery, tradotto dal tedesco da Henry Hamilton Maxwell, John Weale, London, 1856, pag 5
  12. ^ Charlese Harry Owen et al., Elementary lectures on artillery, 3rd edition, Printed by authority of the Royal Artillery institution, Woollwich, 1861, pag 34 e 35.
  13. ^ Per esempio il cannone controcarri tedesco da 88 mm (8,8 cm PaK 43) pesava, in ordine di marcia 4750 kg, mentre l'obice cannone britannico da 87,6 mm (25 libbre)pesava, sempre in ordine di marcia, 1800 kg, AAVV, War machine, tradotto in italiano come Armi da guerra, De Agostini, Novara, 1985, Vol IV pag 912 e Vol V pag 1009.
  14. ^ Ian Hogg, op. cit. pag 9
  15. ^ Obici da 420 mm furono in servizio in Austria-Ungheria (Skoda) e Germania (Krupp), Nicola Pignato, Artiglieria e Motorizzazione 1900-1918, Curcio edizioni, Roma, 1981, pag 8.
  16. ^ Samuel W. Mitchell jr., German Order of battle, Stackpole books, Mechanisburg (PA-USA), 2007, Vol 1, pag 5, 6
  17. ^ Ian Hogg, op. cit. pag 33

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