Operazione Urgent Fury

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Operazione Urgent Fury
parte della Guerra Fredda
Piano d'invasione dell'isola di Grenada.
Piano d'invasione dell'isola di Grenada.
Data 25 ottobre - 15 dicembre 1983
Luogo Grenada, Antille
Causa Colpo di stato ad opera di Hudson Austin e deposizione del governo di Maurice Bishop
Esito Decisiva vittoria statunitense
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
USA: 7.300 uomini
FPC: 353 uomini
Grenada: 1.500 uomini
Cuba: 722 uomini[1]
Perdite
USA: 19 morti, 116 feriti[1] Grenada: 45 uccisi, 358 feriti
Cuba: 25 uccisi, 59 feriti, 638 catturati[1]
24 civili uccisi durante i combattimenti
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L'operazione Urgent Fury è stata l'invasione dell'isola di Grenada condotta dagli Stati Uniti d'America a seguito di rivolgimenti politici che avrebbero potuto portare ipoteticamente ad un uso futuro dell'isola come base sovietica o cubana.[2]

Il 25 ottobre 1983 soldati degli Stati Uniti sbarcarono su Grenada e, dopo aver vinto la resistenza delle forze presenti sull'isola, rovesciarono il governo militare da poco salito al potere di Hudson Austin.

L'invasione venne condannata dall'Onu come un attentato alla sovranità di Grenada ed una violazione del diritto internazionale. Oltre che dall'ONU, forti critiche arrivarono anche da singoli stati quali il Regno Unito, il Trinidad e Tobago il Canada e molti altri. Approssimativamente un centinaio di persone perse la vita.

La ricerca di un successo schiacciante, che potesse permettere agli USA di superare ed archiviare la sconfitta della guerra del Vietnam, è probabilmente da considerarsi la vera ragione dell'invasione, a prescindere dalle sue reali implicazioni politiche o strategiche.

Gli avvenimenti a Grenada[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 marzo 1979 una rivoluzione, guidata da Maurice Bishop a capo del movimento New Jewel, depone il governo di Eric Gairy sostituendolo con un governo provvisorio. La costituzione (e le sue garanzie) viene sospesa e vengono aboliti tutti i partiti politici. Il governo provvisorio cerca di stabilire contatti con Cuba.

L'aeroporto a Point Salinas.

Viene avviata la costruzione di un aeroporto internazionale a Point Salinas con il supporto di Canada, Messico ed altre nazioni, il completamento viene previsto per l'anno seguente per mezzo di personale tecnico cubano. Il progetto era stato proposto dal governo britannico già nel 1954 quando Grenada era ancora colonia, disegnato da canadesi e parzialmente costruito da una ditta britannica.

Gli Stati Uniti sospettano però che la pista possa essere usata dalle forze armate cubane e sovietiche o per contrastare gli interessi americani in centro e sud America. Il governo di Bishop dichiara che gli scopi sono tutt'altri: sarebbe l'unico aeroporto capace di consentire voli commerciali e turistici sull'isola. Nel marzo 1983 il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan dichiara che la pista è l'evidenza della "militarizzazione sovietico-cubana" ed una potenziale minaccia per gli Stati Uniti; dichiara inoltre che la lunghezza di 2700 m e i depositi di carburante nelle vicinanze, sono caratteristiche inutili per voli commerciali e questo può solo significare che si tratta di una base sovietico-cubana. Ma le accuse statunitensi si rivelano subito una montatura oltretutto mal congegnata, almeno altre cinque isole caraibiche compresa Barbados hanno un aeroporto di dimensioni e dotazioni simili o maggiori inoltre la costruzione dell'aeroporto fu finanziata dalla Banca Mondiale e dall'Unione europea all'interno di un progetto di rilievo turistico che comprendeva la realizzazione anche di alcuni alberghi.

Nel frattempo nel movimento New Jewel avviene una scissione tra la componente dei "non allineati" (che guarda con simpatia al coevo eurocomunismo) guidata da Bishop e quella degli stalinisti-filo sovietici, Bishop ha l'appoggio dei sindacati e dei contadini (grazie alla riforma agraria da poco in vigore), inoltre punta sullo sviluppo del settore turistico, i filo-sovietici vogliono invece un'economia pianificata di tipo industriale e godono dell'appoggio dei cosiddetti 12 apostoli, ovvero i fondatori dell'ala militare del partito, ora a capo del piccolo ma agguerrito esercito popolare rivoluzionario e guidati da Hudson Austin. Il 13 agosto 1983 la fazione filo sovietica guidata da Bernard Coard prende il potere con un colpo di stato.

Targa commemorativa sul luogo della fucilazione di Maurice Bishop e i suoi fedelissimi a Fort Rupert in St. George's

Bishop viene arrestato; la popolazione però si riversa in strada, mentre i sindacati proclamano uno sciopero generale, e cerca di liberarlo dalla prigione in cui è detenuto. Le guardie aprono il fuoco uccidendo decine di cittadini disarmati (si parlò all'epoca di 100 morti). Bishop riesce comunque a fuggire (probabilmente grazie alla complicità di alcune guardie e, forse, di alcuni cubani) ma viene ricatturato e ucciso insieme a 7 membri del governo che gli erano rimasti fedeli.

Le forze armate e il comitato centrale del partito subiscono anche un'incruenta epurazione dei sostenitori di Bishop.

A questo punto l'esercito, comandato da Hudson Austin, forma una giunta militare e prende il potere. Il Governatore Generale britannico, Paul Scoon, viene messo agli arresti domiciliari. Vengono annunciati 4 giorni di coprifuoco totale: chiunque fosse stato sorpreso in strada sarebbe stato immediatamente ucciso. La situazione politica resta comunque incandescente, con molteplici possibili sviluppi di rivincita per la fazione di Bishop (adesso appoggiata anche da alcuni laburisti).

Le reazioni dei paesi dell'area[modifica | modifica wikitesto]

Immagine dalle ricognizioni USA dell'aeroporto di Point Salinas. Vicino alla pista, in basso nella foto, è visibile la scuola medica con gli studenti americani a cui si riferisce un comunicato cubano.

L'Organizzazione degli Stati dei Caraibi Orientali richiese agli Stati Uniti, Barbados e Giamaica di stabilizzare la situazione a Grenada. Questo appello formale, si accerterà in seguito, fu fatto per pressione degli USA che avevano deciso di intervenire militarmente. Ufficialmente le motivazioni vertevano sull'assassinio di Bishop, l'instabilità politica di uno stato vicino ai confini degli USA e la minaccia alla sicurezza di studenti americani presenti sull'isola. La presenza di cittadini statunitensi fu citata soprattutto per avere l'appoggio dell'opinione pubblica. Sia Cuba che Grenada, con l'invasione imminente, inviarono messaggi urgenti agli USA dichiarando che gli studenti americani stavano bene e non correvano alcun pericolo, non ci sono inoltre indizi di uno sforzo dell'amministrazione americana per una evacuazione concordata e pacifica degli studenti.

Gli ufficiali confermeranno in seguito che non ci fu alcuna intenzione di negoziare con le autorità di Grenada.

Cuba rilascia dichiarazioni ufficiali esprimendo "profonda amarezza" per l'assassinio di Bishop a cui rende un "sentito tributo". E comunica istruzioni al proprio personale a Grenada: "astenersi assolutamente da ogni coinvolgimento negli affari interni del Partito o di Grenada".

Il 22 ottobre Fidel Castro spedisce un messaggio alla rappresentanza cubana sull'isola per ribadire che non dovevano intraprendere alcuna azione nel caso di una invasione statunitense se non direttamente attaccati; se le forze americane fossero atterrate "sulla parte di pista vicina all'università o nei pressi di questa per evacuare i propri cittadini" l'ordine era di "non interferire in alcun modo".

Cuba informa inoltre i comandanti militari grenadini che "l'invio di rinforzi è impossibile e impensabile" , Cuba ha l'esigenza di dare "agevolazioni e garanzie totali per la sicurezza e l'evacuazione di statunitensi, inglesi e cittadini di altre nazionalità." Il messaggio viene ripetuto il 23 ottobre, affermando che l'invio di rinforzi sarebbe stato politicamente sconveniente e "moralmente impossibile di fronte al nostro popolo e al mondo" dopo l'assassinio di Bishop. Il 24 ottobre Cuba conferma ancora al regime che i propri uomini si difenderanno solo se attaccati e avvisa che la pista sarà sgombrata dal personale militare.

L'operazione "Urgent Fury"[modifica | modifica wikitesto]

Uomini della Forza di Difesa dei Caraibi Orientali durante "Urgent Fury"

Formalmente l'intervento è condotto da una forza multinazionale composta da paesi del bacino del Mar dei Caraibi a cui si uniscono le forze armate statunitensi. La Giamaica partecipa con una compagnia di fucilieri, un reparto d'appoggio armato di mortai e personale medico: in tutto 150 uomini. Barbados con un'unità di fucilieri di circa 50 uomini; gli altri paesi forniscono complessivamente alcune centinaia di uomini per un totale di circa 300. Gli USA inviano 7000 soldati col supporto di marina ed aviazione. Ma le forze dei paesi caraibici interverranno sull'isola solo una volta conclusi i combattimenti.

A Grenada l'esercito conta 1500 soldati, inquadrati nella People's Revolutionary Army e con consiglieri militari cubani.

I cittadini cubani sono 784 di cui 636 ingegneri e personale tecnico, 44 medici e insegnanti, 43 militari a cui Fidel Castro, dissociandosi dal colpo di stato, comunica di non intervenire e di rispondere al fuoco solo se attaccati. Non risulta confermata la presenza di personale militare di altri paesi comunisti.

La difficoltà principale è la raccolta di informazioni sulle forze grenadine e cubane; gli unici dati sono desunti dalle foto aeree del ricognitore SR-71. A ridosso dell'invasione i reparti speciali inviati in avanscoperta trasmettono informazioni che possono mettere in discussione l'intera operazione: in particolare l'aeroporto di Point Salinas, destinato allo sbarco del 75° Ranger Regiment e l'82ª Divisione Aviotrasportata, era stato bloccato e reso inutilizzabile. L'informazione giunge al comando delle operazioni con gli aerei già in volo.

I combattimenti[modifica | modifica wikitesto]

L'invasione ha inizio alle 05.00 locali del 25 ottobre 1983. Nonostante il fuoco contraereo il lancio dei paracadutisti si conclude con successo. I Rangers hanno in seguito smentito, contrariamente alla stampa, un contrattacco cubano: si trattava sempre di forze dell'esercito grenadino.

Artiglieria dell'82ª Divisione Aviotrasportata durante l'invasione dell'isola.

Per la velocità con cui la missione era stata approntata, si verificano alcuni problemi durante l'azione: i soldati non hanno carte dell'isola e devono orientarsi con guide turistiche, la contraerea non era stata completamente individuata nelle ricognizioni e alcuni elicotteri vengono abbattuti. Una squadra di SEALs inviata alla residenza del Governatore Generale Scoon, si imbatte in forze nemiche molto più numerose e rimane bloccata quasi 24 ore sotto il tiro continuo dell'esercito grenadino. Un'altra squadra, nell'occupare una stazione di telecomunicazioni, viene duramente colpita e respinta.

L'aviazione della marina USA bombarda per errore una clinica psichiatrica uccidendo diciotto pazienti.

Fonti ufficiali americane affermeranno in seguito che i difensori erano ben preparati ed attestati, hanno opposto una forte resistenza, tanto da dover inviare due battaglioni di rinforzi la sera del 26 ottobre.

Nonostante i problemi iniziali, la soverchiante potenza di fuoco aerea e navale a disposizione degli americani non può che decretare il successo dell'operazione già dalla sera del 27 ottobre, dove le ultime sacche di resistenza vengono neutralizzate, ed iniziando le operazioni di messa in sicurezza di tutti i centri abitati e la ricerca e cattura di criminali dell'esercito grenadino in rotta.

Vittime e perdite[modifica | modifica wikitesto]

Un elicottero CH-46 Sea Knight USA messo fuori combattimento dalla contraerea grenadina.

I morti tra la popolazione civile sono almeno 24.
Le forze USA contano 19 caduti e 116 feriti, l'esercito di Grenada 45 caduti e 358 feriti.
Tra i cubani ci sono 25 morti e in oltre 600 vengono fatti prigionieri.

L'annuncio del Dipartimento di Stato USA circa il ritrovamento di una fossa comune con 100 cadaveri di persone uccise dalle forze comuniste, si rivela presto infondato.

Reazioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Nella risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU n°38/7 del 2 novembre 1983 si stabilisce che l'invasione costituisce una grave violazione del diritto internazionale e un attentato all'indipendenza, sovranità e inviolabilità territoriale del paese; contiene inoltre la richiesta di interrompere al più presto l'intervento armato e ritirare le truppe straniere.

L'operazione viene condannata dall'URSS e gli altri paesi comunisti. Anche la reazione di molti paesi occidentali è negativa.

Grenada, come paese membro del Commonwealth, durante l'invasione, chiede aiuto agli altri membri della comunità. Tra gli altri Gran Bretagna, Trinidad e Tobago e Canada si oppongono all'azione americana. In particolare il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher lo fa personalmente; il suo ministro degli esteri, Geoffrey Howe, annuncia alla Camera dei Comuni un giorno prima dell'invasione, di non essere a conoscenza di nessun possibile intervento USA.

Ronald Reagan assicura alla Thatcher che una invasione non era contemplata. Reagan rivelerà in seguito: "Fu molto decisa e continuò ad insistere perché annullassimo il nostro sbarco a Grenada. Non ho potuto dirle che era già iniziato."

Dopo l'invasione la Thatcher scrive a Reagan: "L'azione verrà vista come un'interferenza di un paese occidentale negli affari interni di una piccola nazione indipendente, per quanto poco attraente fosse il suo regime. Le chiedo di considerare ciò nel contesto delle nostre più ampie relazioni Est-Ovest e del fatto che dovremo presentare nei prossimi giorni al nostro Parlamento e al popolo il posizionamento dei missili Cruise nel paese... Non posso nascondere che sono profondamente turbata dalla sua ultima comunicazione."

All'epoca dei fatti il 60% dei cittadini statunitensi è a sostegno dell'operazione.

Il dopo-invasione a Grenada[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione militare USA dell'isola di Grenada durò sino al 15 dicembre 1983. Gli elementi che rimasero ad operare e collaborare con le autorità grenadine includono la Polizia Militare, forze speciali e un distaccamento specializzato in intelligence.

Bernard Coard viene arrestato dai militari USA, processato per l'organizzazione del colpo di Stato e condannato all'ergastolo. Nel 2007 la sentenza è stata modificata in una condanna a 30 anni di reclusione. È stato rilasciato il 5 settembre 2009. Assieme a lui sono state condannate 17 persone, coinvolte nel colpo di Stato e nell'assassinio di Bishop, 7 delle quali furono condannate a morte (pena poi commutata nell'ergastolo e infine in 30 anni di reclusione). I movimenti politici di estrema sinistra potranno tornare a presentarsi alle elezioni dopo pochi anni, ma otterranno risultati scarsi e risulteranno divisi in base al giudizio su Bishop.

All'inizio di novembre la compagnia televisiva CBS effettua un sondaggio tra gli abitanti da cui risulta che il 91% degli intervistati si dichiara contento dell'intervento militare americano.

Il Governatore Generale Paul Scoon ripristina la costituzione e forma un nuovo governo. Nel dicembre 1984 hanno luogo le elezioni, che vengono vinte dal partito filo-americano di Herbert Blaize.

Terminati i lavori di costruzione, l'Aeroporto Internazionale di Pointe Salines di Grenada, viene intitolato a Maurice Bishop.

Attualmente a Granada il 25 ottobre è una festa nazionale ed è conosciuta come il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Cole, p. 6, 62.
  2. ^ ricerca.repubblica.it - REAGAN ESALTA L'INTERVENTO A GRENADA. URL consultato il 17 dicembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mir Bahmanyar, I Navy SEALs, Osprey Publishing, 2011, ISNN 2280-7012.
  • (EN) Ronald H. Cole, Operation Urgent Fury, Washington, Joint History Office of the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, 1997.
  • Carlos Caballero Jurado, Nigel Thomas, Le guerre in Centro America 1959-1989, Osprey Publishing, 2011, ISNN 2039-1161.
  • (EN) Richard W. Stewart, Operation Urgent Fury: The Invasion of Grenada, October 1983, United States Army Center of Military History, CMH Pub 70–114–1.
  • (EN) George Brizan, Grenada,Island of Conflict, Macmillan Education Ltd., 1998, ISBN 978-0-333-71023-4.

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