Conferenza di Jalta

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Conferenza di Jalta
Churchill, Roosevelt e Stalin alla conferenza di Jalta, 1945. Nella foto si riconoscono anche Vjačeslav Molotov (estrema destra), Sir Andrew Cunningham e Sir Charles Portal (alle spalle di Churchill) e William D. Leahy (dietro Roosevelt)
Churchill, Roosevelt e Stalin alla conferenza di Jalta, 1945. Nella foto si riconoscono anche Vjačeslav Molotov (estrema destra), Sir Andrew Cunningham e Sir Charles Portal (alle spalle di Churchill) e William D. Leahy (dietro Roosevelt)

Data 4 - 11 febbraio 1945
Luogo Livadija
Modifiche territoriali Divisione della Germania
Parti contraenti
Rappresentanti
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La conferenza di Jalta è un vertice tenutosi nel febbraio 1945 presso Livadija (3 km a ovest di Jalta), in Crimea, durante la Seconda guerra mondiale, nel quale i capi politici dei tre principali paesi Alleati presero alcune decisioni importanti sul proseguimento del conflitto, sull'assetto futuro della Polonia, e sull'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

I tre protagonisti furono Franklin Delano Roosevelt , Winston Churchill e Iosif Stalin, capi rispettivamente dei governi degli Stati Uniti d'America, del Regno Unito e dell'Unione Sovietica. Non venne invitato il leader francese Charles de Gaulle.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'incontro si tenne in Crimea, nel Palazzo di Livadija, vecchia residenza estiva di Nicola II a Jalta, fra il 4 e l'11 febbraio 1945, pochi mesi prima della sconfitta della Germania nazista nel conflitto mondiale. Esso fu il secondo ed il più importante di una serie di tre incontri fra i massimi rappresentanti delle grandi potenze alleate, iniziati con la Conferenza di Teheran (28 novembre – 1º dicembre 1943) e conclusesi con la Conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945).

Contenuto degli accordi[modifica | modifica sorgente]

Nel dettaglio, gli accordi ufficialmente raggiunti a Jalta inclusero:

  • una dichiarazione in cui si affermava che l'Europa era libera, e che invitava allo svolgimento di elezioni democratiche in tutti i territori liberati dal giogo nazista.
  • la proposta di una conferenza (da tenere nell'aprile 1945 a San Francisco) in cui discutere l'istituzione di una nuova organizzazione mondiale, le Nazioni Unite (ONU); in particolare a Jalta si considerò l'istituzione del Consiglio di Sicurezza.
  • lo smembramento, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania, visti come "prerequisiti per la pace futura"; lo smembramento (che prevedeva che USA, URSS, Regno Unito e Francia gestissero ciascuno una zona di occupazione) doveva essere provvisorio, ma si risolse nella divisione della Germania in est ed Ovest che finì solo nel 1989.
  • furono fissate delle riparazioni dovute dalla Germania agli Alleati, nella misura di 22 miliardi di dollari.
  • in Polonia si sarebbe dovuto insediare un "governo democratico provvisorio", che avrebbe dovuto condurre il paese a libere elezioni nel più breve tempo possibile.
  • riguardo alla Jugoslavia, fu approvato l'accordo fra Tito e Šubašić (capo del governo monarchico in esilio), che prevedeva la fusione fra il governo comunista e quello in esilio.
  • i sovietici avrebbero dichiarato guerra al Giappone entro tre mesi dalla sconfitta della Germania; in cambio avrebbero ricevuto la metà meridionale dell'isola di Sachalin, le isole Curili e avrebbero visti riconosciuti i loro "interessi" nei porti cinesi di Port Arthur e Dalian.
  • tutti i prigionieri di guerra sovietici sarebbero stati rimandati in URSS, indipendentemente dalla loro volontà.

Inoltre in Romania e Bulgaria furono insediate delle Commissioni Alleate per governare tali Paesi, appena sconfitti. Nella relazione finale venne inserito l'impegno a garantire che tutti i popoli potessero scegliere i propri governanti, impegno palesemente disatteso nei decenni successivi.

Il "mito" di Jalta[modifica | modifica sorgente]

Gran parte delle decisioni prese a Jalta ebbero profonde ripercussioni sulla storia mondiale, perlomeno fino alla caduta dell'Unione Sovietica del 1991. Per quanto, nei mesi immediatamente successivi, sovietici ed anglo-americani proseguissero con successo la loro lotta contro tedeschi e giapponesi, molti vedono nella conferenza di Jalta il preludio della Guerra fredda.

Ancora oggi, nei manuali di storia la conferenza di Jalta viene descritta come l'evento in cui i tre leader mondiali si spartirono l'Europa in sfere d'influenza. Altri studiosi invece ritengono che si debba far riferimento alla Conferenza di Teheran come vero inizio della divisione del mondo in blocchi contrapposti.

In realtà a Jalta era prematuro parlare di spartizione, perché la guerra non era ancora finita.

Secondo Sergio Romano[1] furono tre le ragioni che hanno creato il mito di Jalta:

  1. Uno scritto del 1958 di Charles de Gaulle, che recita: La sovietizzazione dell'Europa Orientale non era che la conseguenza fatale di quanto era stato convenuto a Jalta. Il generale francese Charles de Gaulle fu profondamente irritato per non essere stato invitato a Jalta. E trasse da questa analisi i motivi per condurre la politica autonoma della Francia nello scacchiere mondiale.
  2. Il partito repubblicano americano dell'epoca, per vocazione anti-rooseveltiano. In opposizione al Presidente degli USA, questo partito sostenne che Franklin Roosevelt abbia presenziato al vertice già stanco e malato, e quindi si sia lasciato convincere da Stalin a cedergli la metà dell'Europa.
  3. La propensione dell'uomo a trovare sempre un unico fatto che spieghi tutto, un'unica causa degli eventi, quando invece «le vicende storiche sono il risultato di una molteplicità di fattori che sfuggono quasi sempre al loro controllo».[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Sergio Romano, Il mito di Yalta e la storia della Guerra fredda, «Corriere della Sera», 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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