Guerra coloniale portoghese

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Guerra coloniale portoghese
Monumento ai soldati portoghesi morti nella guerra d'oltremare a Lisbona.
Monumento ai soldati portoghesi morti nella guerra d'oltremare a Lisbona.
Data 1961 - 1975
Luogo territori degli attuali Angola, Guinea-Bissau e Mozambico
Casus belli decolonizzazione
Esito ritirata finale delle forze portoghesi
indipendenza delle colonie portoghesi
Schieramenti
Portogallo Portogallo
Supporto da:
Sudafrica Sudafrica
Rhodesia Rhodesia
Malawi Malawi
Angola:
Bandeira do MPLA.svg MPLA
Bandeira da FNLA.svg FNLA
Flag of UNITA.svg UNITA
Flag of Cabinda.svg FLEC
Guinea-Bissau:
Flag of PAIGC.svg PAIGC
Mozambico:
Frelimo.PNG FRELIMO
Supporto da:
URSS Unione Sovietica
Cina Cina
Cuba Cuba
Jugoslavia Jugoslavia
Bulgaria Bulgaria
Varie nazioni della OAU
Comandanti
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La guerra coloniale portoghese o guerra d'oltremare fu il conflitto armato che vide scontrarsi le truppe portoghesi ed i vari gruppi nazionalisti presenti nelle colonie portoghesi d'Africa, ossia Angola, Guinea-Bissau, São Tomé e Príncipe e Mozambico. Nelle ex colonie la guerra è conosciuta come "guerra di liberazione" (guerra de Libertação), in Portogallo era definita semplicemente come "guerra d'Africa".

Il conflitto ebbe inizio il 4 febbraio del 1961 in Angola, nella cosiddetta ZSN (Zona Sublevada do Norte), la zona insorta nel nord-ovest del paese, corrispondente alle attuali province di Zaire, Uíge e Cuanza-Norte. La rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, determinò la fine del regime dell'Estado Novo ed il Portogallo divenne una nazione democratica. Con il cambio di direzione politica del paese, l'impegno militare delle forze armate portoghesi non aveva più senso. I nuovi leader, che attuarono la democratizzazione del paese, accettarono anche le rivendicazioni di indipendenza delle colonie - così ebbe inizio la fase di transizione, con i movimenti di liberazione impegnati nella lotta armata, di conseguenza, ciò determinò la fine dell'Impero portoghese.

Nel corso della guerra, l'impegno delle forze armate portoghesi, aumentò progressivamente, con l'allargarsi del fronte del conflitto nelle tre colonie africane (Angola, Guinea Bissau e Mozambico), la situazione raggiunse il punto critico nei primi anni settanta, quando l'opinione pubblica era ormai fortemente contraria al protrarsi della guerra. Per il regime portoghese, che si oppose fin dall'inizio alla decolonizzazione, la guerra fu una forma di difesa di quello che considerava territorio nazionale, in virtù di un concetto di nazione ideologicamente pluri-continentale e multi-razziale. I movimenti di liberazione, dal canto loro, si giustificarono in base al principio inalienabile dell'autodeterminazione dei popoli in un quadro di sostegno internazionale e di incoraggiamento ad intraprendere la lotta armata, erano supportati dalle Nazioni Unite e dalle due opposte superpotenze dell'epoca, Stati Uniti d'America ed Unione Sovietica che miravano ad inserire le ex-colonie portoghesi nella loro zona d'influenza.

Soldati portoghesi in partenza per la guerra d'Oltremare.

Nel mondo colonizzato sono sempre esistiti movimenti di resistenza contro la presenza delle potenze coloniali. Durante il XX Secolo, il sentimento nazionalista — fortemente incentivato dalla due guerre mondiali — era presente in tutte le nazioni europee, quindi non sorprende il fatto che si sia sviluppato anche nelle colonie, i popoli nativi presero fortemente coscienza della loro identità.

Inoltre, anche le maggiori potenze emergenti dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e l'Unione sovietica, nutrirono - sia materialmente che ideologicamente - la formazione di gruppi di resistenza nazionalisti durante la loro lotta per garantirsi una propria sfera di influenza. Ed è in questo contesto che la conferenza di Bandung, nel 1955, diede voce propria alle colonie, che, in un delicato periodo di transizione, stavano affrontando problemi comuni, la conferenza creò un'alternativa al semplice allineamento con uno dei due blocchi contrapposti. Questi paesi, si ritrovarono, uniti, per la prima volta, per considerare le legittime rivendicazioni del così detto Terzo mondo, con l'intento, allo stesso tempo, di mantenere un equilibrio nelle relazioni internazionali, nel contesto della guerra fredda. Questo cambiamento portò ad un risveglio dei popoli colonizzati che, con l'appoggio delle grandi potenze, miravano ora al conseguimento dei loro obiettivi di autonomia ed indipendenza, la conferenza di Bandung diede il via al processo di decolonizzazione.

Sul finire degli anni cinquanta, le Forze armate portoghesi si trovarono nella paradossale situazione generata dalla politica del regime dell'Estado Novo di Salazar, che deteneva il potere dal 1926. Il regime impose una politica di neutralità durante la seconda guerra mondiale, cosa che, da un lato, tenne lontane lontano i militari da un possibile confronto Est-Ovest, dall'altro lato, il regime, allo scopo di mantenere un certo prestigio internazionale, si sentì responsabile di mantenere la sovranità sui vasti territori d'oltremare, dove la tensione post-bellica, aveva generato un sentimento di indipendenza nelle popolazioni native, che sfocerà presto nella lotta armata, i francesi, in Algeria, stavano già combattendo una guerra per mantenere il controllo su quello che consideravano Territorio metropolitano. Il regime portoghese dunque, considerava essenziale per la propria sopravvivenza, il mantenimento del controllo sui territori d'oltremare, fu per questo motivo, oltre che per il forte anti-comunismo che lo caratterizzava, che scelse l'allineamento con la NATO.

L'integrazione del Portogallo nell'Alleanza Atlantica era vista dal regime come una necessità indispensabile al fine di creare una forza militare d'élite in grado di pianificare e condurre operazioni belliche nei territori d'oltremare. Questa nuova generazione di militari, ascesa rapidamente ai più alti gradi della gerarchia politico-militare, senza dimostrare però necessariamente fedeltà al regime, venne fortemente influenzata dalle altre potenze democratiche occidentali, ciò creò una sostanziale incompatibilità tra la struttura militare ed il potere politico. Alcuni analisti sostengono che il cosiddetto golpe Botelho Moniz ha segnato l'inizio di questa rottura, così come la diffidenza, da parte del regime, del mantenimento di un unico centro di comando, proprio perché si sentiva minacciato da un possibile confronto diretto con le forze armate. Questa situazione causò lo scoordinamento tra i comandi dei tre stati maggiori delle forze armate, cioè (esercito, marina ed aviazione).

Il regime dell'Estado Novo, non ammise mai esplicitamente di ritrovarsi in uno stato di guerra, considerava i movimenti separatisti come delle organizzazioni terroristiche, inoltre, i territori d'oltremare non erano considerati colonie, ma provincie e quindi, territorio integrante dello stato portoghese.

Opposizione[modifica | modifica sorgente]

Il regime giustificava la situazione facendo leva su un presunto consenso generale, presentando il Portogallo come una stato multi-continentale, con le provincie d'oltremare come parte integrante della nazione. I primi ad opporsi a questa politica, furono i comunisti, fu proprio il Partito Comunista Portoghese nel 1957, durante il suo quinto congresso, a chiedere che venisse concessa l'indipendenza immediata, completa ed indolore alle colonie. La censura di regime, obbligò il partito a rappresentare due ruoli distinti, quello di partito politico e quello di forza di coesione tra i diversi settori dell'opposizione, dove non tutti avevano dei programmi esplicitamente anti-colonialisti, seguendo la stessa linea espressa nelle precedenti elezioni presidenziali.

Dopo i brogli elettorali del 1958, Humberto Delgado formò il Movimento nazionale indipendente (MNI) che nell'ottobre del 1960, sostenne la necessità di preparare i popoli delle colonie, prima di riconoscere loro il diritto all'autodeterminazione. Tuttavia, non furono stabiliti né tempo né metodologia atti allo scopo.

L'opposizione crebbe lentamente, sia nelle colonie che nella madrepatria, crebbe a tal punto da sfociare nella lotta armata, fino a quando ci si rese conto che il conflitto sarebbe durato troppo a lungo e che l'impegno militare del Portogallo in Africa sarebbe divenuto un altro "Vietnam", basti pensare che, oltre all'opposizione interna, il conflitto costava alla nazione circa il 40% del budget governativo.

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