Rivolta di Poznań

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Le croci di Poznań sono un monumento eretto in memoria delle proteste polacche del 1956 contro il sistema politico della Polonia sotto il regime

Gli operai di Poznań, in Polonia, insorsero il 28 giugno 1956 al grido di pane e libertà contro il regime stalinista mantenuto dall'Unione Sovietica. La rivolta fu repressa nel sangue dai carri armati dell'Esercito Polacco comandati dal generale sovietico Konstantin Rokossovsky, allora ministro della guerra polacco. Gli operai uccisi dal generale sovietico (benché di origine polacca) furono almeno 100.

La rivolta espresse il vivo fermento di libertà presente in tutta la Polonia, e si propagò anche in altri paesi a regime stalinista come l'Ungheria; qui esplose nella insurrezione ungherese del 23 ottobre. Per allontanare il pericolo di una sollevazione in Polonia, i russi furono costretti ad allentare le redini della dittatura aprendo qualche spiraglio di libertà nel Paese.

Furono liberati in quella circostanza il cardinale Stefan Wyszyński, nonché il dirigente di partito Władysław Gomułka, nel 1949 imprigionato sotto l'accusa di titoismo.

Il PCI e i fatti di Poznań[modifica | modifica sorgente]

L'Unità definendo gli scioperanti "provocatori" approvò la repressione e in quei giorni scrisse[1]:

« La responsabilità per il sangue versato ricade su un gruppo di spregevoli provocatori che hanno approfittato di una situazione temporanea di disagio in cui versavano Poznan e la Polonia »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'Unità edizione del 30 giugno 1956

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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