Scuola di Chicago (economia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Con l'espressione Scuola di Chicago si definisce una scuola di pensiero economica, elaborata da alcuni professori dell'Università di Chicago, basata su una descrizione delle istituzioni economiche pubbliche e private contemporanee, volta a promuove inoltre ipotesi di riforme in senso liberale e liberista dell'economia.

Principi[modifica | modifica wikitesto]

È osservabile una tendenza al libero mercato ma non è esclusa, in costanti e determinate situazioni, l'azione dell'intervento governativo e statale.

I maggiori esponenti di tale scuola furono i premi Nobel Milton Friedman e George Stigler. L'atteggiamento economico di tale scuola fa da ponte tra la scuola neoclassica e la scuola austriaca.

Gli insegnamenti della scuola di Chicago sono anche chiamati neoliberisti. Essi influenzarono e caratterizzarono le politiche economiche dei governi statunitensi del presidente Ronald Reagan e del governo inglese del primo ministro Margaret Thatcher.

Chicago Boys[modifica | modifica wikitesto]

I "Chicago Boys" furono un gruppo di giovani economisti cileni formatisi presso l'Università di Chicago, nel 1970 circa, sotto l'egida di Milton Friedman e Arnold Harberger.

Successivamente furono assunti a metà degli anni '70 nell'amministrazione del ministero dell'economia del Cile, presieduto dal tecnico José Piñera, durante il regime di Augusto Pinochet, e che portarono al cosiddetto "Miracolo cileno".

Le politiche del ministero di Piñera si caratterizzarono per il processo di privatizzazione e liberalizzazione dell'economia del paese, dopo le riforme collettiviste del governo socialista di Salvador Allende.

Fu varata inoltre un'importante riforma del sistema pensionistico, basata sulla liberalizzazione e privatizzazione del monopolio pubblico della previdenza pensionistica. Tale sistema pensionistico è stato recentemente recepito da altri paesi, anche europei. La teoria dei Chicago Boys è stata applicata per anni in tutto il mondo, soprattutto in quei paesi che chiedevano prestiti al Fondo Monetario Internazionale, in quanto lo stesso FMI poneva come condizione per l'ottenimento dei prestiti l'applicazione di politiche economiche neo-liberiste, anche contro l'orientamento dei governi a cui si rivolgeva.

La crisi del 2008[modifica | modifica wikitesto]

La crisi avviata negli ultimi giorni di settembre 2008, con gran parte delle Banche del mondo in procinto di fallire in mancanza di intervento dello Stato e con le borse di tutto il globo in caduta libera (Orso), che riducevano drasticamente il valore delle azioni e delle pensioni legate ai fondi di investimento, secondo alcuni critici dimostrerebbe la fragilità della teoria della scuola di Chicago. A tali critiche è stato ribattuto che gli interventi distorsivi dello Stato hanno creato le condizioni per l'esplosione della bolla immobiliare e che la teoria dei mercati efficienti si limitava a parlare delle informazioni "disponibili" sul mercato.

Questa dottrina, fatta propria dal Fondo Monetario Internazionale, ha comportato per molti anni che ai paesi poveri fosse imposti tagli all'assistenzialismo ed alle spese parassitarie, con l'avvio del risanamento dei conti pubblici, per evitare con l'aumento del costo del debito pubblico la bancarotta come la Spagna tra il 1880 e il 1900, e l'Argentina in anni recenti, e apertura al commercio estero e agli investimenti stranieri.

Nel 2008 ha iniziato a manifestarsi la crisi mondiale, partita proprio dagli Stati Uniti: il forte calo delle vendite nelle industrie statunitensi dell'automobile ha costretto (per mancanza di liquidità, dovuta al forte indebitamento delle banche e dei cittadini americani e alla loro impossibilità a spendere), a chiedere e ottenere, dal governo Bush, nel dicembre 2008, per evitare il fallimento, prestiti per 17 miliardi di dollari.

Il F.M.I, andando evidentemente contro alle teorie applicate per anni, il 21 dicembre 2008, per bocca del suo presidente, il socialista francese Dominique Strauss-Kahn, ha chiesto agli Stati di spendere, per stimolare l'economia, qualcosa come il 2% del PIL mondiale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

economia Portale Economia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di economia