Zona demilitarizzata coreana

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Mappa della zona demilitarizzata coreana. La ZDC è colorata in rosso. La linea del confine (linea nera) corre nel mezzo della ZDC.

La Zona demilitarizzata coreana (o ZDC) è una striscia di terra che attraversa la Penisola Coreana e serve come zona cuscinetto tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Essa divide la Penisola Coreana in due parti, attraversa il 38º parallelo (rappresentante il precedente confine tra i due stati) con un angolo acuto, con la parte ovest a sud del 38º parallelo, e la parte est a nord dello stesso. È lunga 248 km e larga 4 km, ed è il confine più armato del mondo[1].

La Zona fu stabilita come tale alla fine della guerra di Corea; con l'armistizio del 27 luglio 1953, le due parti in guerra accettarono di fare arretrare le proprie truppe di 2.000 metri dalla linea di demarcazione militare coreana, creando così una zona cuscinetto di 4 km di larghezza. La linea di demarcazione militare coreana, in inglese "Military Demarcation Line (MDL)" si trova al centro della ZDC, ed indica esattamente la posizione del fronte al momento della firma dell'armistizio.

Riserva naturale[modifica | modifica wikitesto]

Il conseguente abbandono da parte degli esseri umani ha permesso alla flora e alla fauna locale di diffondersi creando un cosiddetto "parco involontario". La zona demilitarizzata è oggi riconosciuta come uno degli habitat della zona temperata meglio preservati.[2] I ricercatori hanno identificato circa 2900 specie vegetali, 70 diverse specie di mammiferi e 320 specie di uccelli.[2]Molte specie animali e vegetali considerate a rischio hanno ripopolato l'area. Tra queste si annoverano le rare gru della Manciuria, tradizionalmente identificata in Asia come portatrice di pace e fortuna[3], la gru dal collo bianco, la gazza azzurra[4] e gli ancor più rari leopardo dell'Amur e il goral.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) DMZ in lifeinkorea.com, 23 ottobre 2007. URL consultato il 7 maggio 2014.
  2. ^ a b (EN) Korea's DMZ: The thin green line in CNN, 22 agosto 2003. URL consultato il 7 maggio 2014.
  3. ^ Weisman, 2008, op. cit., p. 225.
  4. ^ Weisman, 2008, op. cit., p. 222.
  5. ^ Weisman, 2008, op. cit., p. 223.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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