Arma

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Alcune armi orientali tra cui armi da fuoco ad acciarino, armi bianche e parti di armatura

Un'arma è uno strumento, concepito per usare violenza, con cui una persona può uccidere o recare danno ad altre persone e animali, o comunque distruggere e danneggiare cose, oppure utilizzare per difesa personale in caso di aggressione.
In linea puramente teorica, qualunque oggetto può essere utilizzato come arma, anche se chiaramente alcuni possono risultare più efficaci o idonei allo scopo rispetto ad altri.

Da un punto di vista normativo e concettuale si distingue generalmente fra arma propria ed arma impropria, cioè fra oggetti progettati e creati appositamente per essere usati come armi ed oggetti originariamente destinati invece ad altra funzione, che in un determinato frangente vengono usati come armi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La clava pare sia stata la prima e quindi la più antica arma fabbricata dall'uomo. Vennero ben presto la mazza a punta o bastone appuntito con corno, e poi le scuri, i coltelli, le daghe, le lance costruite con selci lavorate, gli archi e le frecce. Con l'uso dei metalli la varietà, tanto da offesa, quanto da difesa, si accrebbe rapidamente e ne nacque la prima suddivisione in difensive ed offensive, le quali presero forme ed i nomi più svariati.

Dalla offesa e difesa vicina si passò ben presto alla offesa e difesa lontana, e sorsero le macchine corazzate e le armi da lancio. Tra le armi di difesa, si ricordano scudi ed armature: in particolare, si attribuisce al capitano di ventura Mostarda da Forlì (XIV-XV secolo) l'introduzione dell'uso di armature interamente di ferro, anziché in cuoio, come si faceva fino ad allora.

Con l'invenzione della polvere da sparo nel XIV secolo, sorsero le armi da fuoco portatili e le artiglierie, oltre alle armi lanciate a mano come bombe e granate. Le armi da fuoco portatili presero fin dall'inizio vari nomi, a seconda dell'epoca di costruzione, della forma, dei meccanismi presenti. Lo stesso avvenne per le artiglierie. Il primo archibugio fu costruito in Spagna nel 1450.[senza fonte]

Il numero delle armi offensive nello sviluppo dell'umanità, dai primordi all'epoca storica andò sempre aumentando e queste sempre più si resero micidiali. L'invenzione delle armi da fuoco e la loro applicazione alla guerra fece diminuire e quasi totalmente abbandonare le armi difensive personali, le quali si distinguono in antiche e moderne.

L'invenzione e lo sviluppo delle armi sono sempre state una preoccupazione chiave nella storia dell'umanità, sia nella preistoria per il miglioramento della caccia, sia nelle successive società tribali e divise classi, per la difesa, la guerra e l'ordine interno. Data la loro decisiva importanza, la qualità e il tipo di armi che crea una società può essere spesso un predittore del livello scientifico e tecnologico raggiunto.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, sin dalle origini dell'umanità, l'evoluzione delle armi ha seguito di pari passo quella dell'uomo, fino a giungere ai più moderni mezzi d'offesa e difesa che caratterizzano, nei fatti, il grado di evoluzione tecnologica di uno stato, di un gruppo di nazioni o di una popolo.

Armi bianche[modifica | modifica wikitesto]

Sono armi bianche gli oggetti che provocano danni al bersaglio se impugnati e azionati dall'uomo con la sola forza fisica. Possono essere oggetti contundenti oppure lame.

Gli oggetti contundenti basano il danno inferto sul principio dell'urto col bersaglio e per questo, sono chiamati anche armi da botta e ne sono tipici rappresentanti i bastoni, i martelli, le mazze, le clave. Infatti, queste sono armi da offesa, con manico più o meno lungo atte a ferire, ammaccare, contundere mediante percossa. I bastoni nodosi e le clave rappresentano i rudimenti di tali armi e sono antichi quanto l'umanità. Dopo le clave vennero le mazze e quindi la scure nell'età della pietra. Seguì il mazzafrusto (o flagello) simile al flagrum degli antichi romani, strumento di punizione formato da parecchie catene con palle di metallo alla loro estremità, sospese ad un manico corto: tale strumento fu anche usato come arma da guerra.

Le lame invece, si basano appunto sull'utilizzo della lama: questa è un pezzo di metallo di forma adeguata che presenta una o più parti affilate chiamate "filo".

Le lame possono essere più adatte a tagliare (in questo caso si parla di armi da taglio e ne sono tipici rappresentanti le spade, i coltelli, le sciabole e le asce) od a colpire di punta per penetrare nel bersaglio (da qui la nascita del termine armi da punta), come i pugnali o le lance, le picche e le baionette: a questo scopo, alcune armi da punta non prevedono nemmeno la presenza del filo sulla lama, ma hanno solamente la punta acuminata necessaria per penetrare e/o sfondare (come alcuni stiletti, i fioretti, i "centodieci", il "becco di corvo").

Si possono inoltre distinguere le armi bianche secondo la dimensione in corte, medie e lunghe.

Le armi bianche corte sono occultabili e generalmente non superano la trentina di centimetri: in questa categoria si possono catalogare i coltelli, i pugnali, gli stiletti, le daghe corte, le accette da lancio.

Le armi bianche medie erano le tipiche armi individuali da guerra da usare a corta distanza prima dell'avvento delle armi da fuoco: spade, sciabole, asce da guerra ecc.

Sono armi bianche lunghe, altrimenti dette inastate o immanicate, quelle poste al termine di un bastone (asta) che ne diventa il mezzo per impugnarle (manico) e per aumentare la distanza di efficacia delle armi stesse: la categoria ricomprende lance, picche, alabarde, giavellotti. Con armi d'asta o armi in asta si indicano appunto tutte le armi che hanno un manico lungo da due a più metri e permettono di colpire l'avversario a qualche distanza continuando ad impugnarle (seppure alcune sia possibile anche lanciarle, tipo il giavellotto). Le milizie medioevali usavano le cosiddette chiaverine. Il nome dell'arma deriva da una parte di essa (l'asta) che portava in cima una cuspide di forma e materiale variabili.

Precedentemente, la hasta dei Romani era lunga circa metri 1,75, quanto l'altezza di chi la portava il quale era chiamato hastatus. Nei secoli XV, XVI e XVII si chiamò picca ed era per la fanteria molto lunga, facendo riscontro all'antico contus, arma propria dei cavalieri o all'antica sarissa della fanteria dell'esercito macedone.

Nell'età della pietra si fabbricarono lame, coltelli, scuri di selce, e mazze semplici o formate di un bastone spaccato a una delle estremità, avente dentro lo spacco una pietra tenuta a posto con una legatura fatta di strisce di corteccia di albero o con una cordicella fatta di minugia attorcigliata.

Armi da lancio[modifica | modifica wikitesto]

Vengono definite da lancio quelle armi che, sempre grazie alla forza fisica dell'uomo e in abbinamento a dispositivi meccanici (ma sempre caricati dalla forza del lanciatore) servono per lanciare - anche a distanze considerevoli - proiettili di vario tipo come pietre, frecce, quadrella (arco, balestra, catapulta, fionda, scorpione, balista, carroballista), o che vengono esse stesse lanciate (giavellotto, asce da lancio, coltelli da lancio).

A seconda delle dimensioni e del numero di persone necessarie al proficuo utilizzo di queste armi, si ha la distinzione tra armi da lancio individuali (tutte quelle lanciate direttamente come giavellotto, asce da lancio, coltelli da lancio, nonché quelle che lanciano proiettili come arco, fionda, balestra, cerbottana) ed armi di artiglieria (ballista, catapulta, trabucco, onagro e carroballista).

Parecchi storici sostengono che le macchine da lancio o da getto furono usate per prime dagli Orientali i quali già le adoperavano da parecchi secoli quando, poco prima di Pericle, i Greci ne appresero l'uso. Invece, secondo Plutarco la macchina da lancio è di invenzione italiana e risalirebbe al IV secolo a.C. e i Greci l'avrebbero importata dalla Sicilia, che era già allora centro di sviluppatissima civiltà, anche militare. Comunque è certo che Ciro, che fu uno dei più audaci e geniali condottieri della storia antica, adoperò ampiamente la balista.

Presso i Greci le macchine da getto ebbero diffusione dopo la guerra contro Serse e quella del Peloponneso, e vennero perfezionate da Filippo II di Macedonia e Alessandro Magno, i quali adoperarono dei parchi costruiti e diretti da Polido e Diodato. Questi parchi servivano esclusivamente per gli assedi, soltanto Alessandro fece il primo tentativo per utilizzarli in operazioni di campagna contro i Traci e, nella spedizione asiatica, mise in campo un'artiglieria eccellente, baliste e catapulte, di cui erano totalmente sprovvisti i Persiani e che provò le sue alte qualità tecniche negli assedi di Alicarnasso e di Tiro. Traiano utilizzò ampiamente le macchine da guerra anche sul campo di battaglia, in particolare la carroballista. Va rilevato che dalle macchine da getto gli Elleni trassero scarso rendimento. A ciò contribuì certamente l'insuccesso della seconda battaglia di Mantinea.

Armi da fuoco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi arma da fuoco.

Una prima grande svolta nella fabbricazione e nell'uso delle armi in Europa si ebbe nel XIV secolo con la scoperta della polvere da sparo e l'invenzione delle prime armi da fuoco (colubrine, archibugi, moschetti, spingarde, pistole) che sfruttavano come forza propulsiva per il lancio di proietti proprio i gas generati dalla deflagrazione della polvere da sparo quando questa veniva incendiata; uguale influsso ebbero gli approfondimenti degli studi sulla balistica.

Le armi da fuoco si possono dividere, anche in rapporto alle loro dimensioni ed alla loro tipologia, in armi portatili (o leggere) (pistola, fucile, comunque in calibro inferiore a 12,7 mm), armi di artiglieria (cannone, mortaio, ecc.) ed in armi esplodenti (bombe, mine, granate). Nella categoria armi da fuoco rientrano le armi che lanciano proiettili contenenti in sé energia propulsiva (lanciarazzi come il bazooka o il sistema MLRS, lanciamissili come il sistema portatile Stinger, ecc.): tali armi sono sostanzialmente dei supporti di lancio per armi esplodenti che usano il principio del razzo per la loro stessa propulsione.

Armi non letali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi arma non letale.

Le armi non letali (in inglese non-lethal weapon) o inabilitanti sono particolari tipi di armi, atte a fermare o comunque bloccare persone, masse di persone, materiali o mezzi. Spesso sono usate per sedare le proteste contro la globalizzazione e fra gli immigranti. Questo tipo di armi colpiscono, puniscono e scoraggiano i bersagli, ma in teoria non dovrebbero uccidere. Solitamente questo tipo di armi utilizzano le moderne tecnologie nel campo dell'elettronica, l'optoelettronica, l'acustica, la chimica la biologica, la medicina e la meccanica. Alcuni tipi di queste armi sono:

Armi che sfruttano il principio dell'esplosione (bombe, razzi e missili)[modifica | modifica wikitesto]

Sono armi che sfruttano la potenza generata dalla carica di esplosivo che incorporano, per generare danni a persone e cose. Questa particolare categoria di armi da fuoco, costituita da armi esplodenti, nasce per danneggiare bersagli molto estesi o molto grandi, come edifici, macchinari, automezzi, mezzi corazzati, navi eccetera: generalmente non vengono usate da singoli uomini (ci sono eccezioni, come le bombe a mano, i lanciarazzi RPG ed alcuni lanciamissili SAM spalleggiabili), ma lanciate da cannoni o sganciate da aerei o navi, o da appositi veicoli di terra e si differenziano tra di loro soprattutto per i diversi modi di arrivare sul bersaglio; per tale differenziazione avremo quindi:

  • Mine: armi esplodenti "da posa", ovvero ordigni esplosivi che vengono sotterrati nel terreno o lasciati in mare in attesa che sia il bersaglio ad arrivare in prossimità dell'arma facendola esplodere e ricevendone i danni. Esistono tuttavia anche mine che vengono azionate quando vengono toccate, e sono dette pappagalli verdi, oppure il nome originale: pfm1. Nel caso delle mine terrestri, si hanno mine antiuomo (piccole e leggere, da posare in grandi quantità) e mine anticarro (più grandi delle mine antiuomo in quanto pensate per danneggiare veicoli corazzati) oltre che mine da demolizione (sono cariche esplosive che vengono posate direttamente da operatori specializzati sui bersagli o sulle opere edili da distruggere). Nel caso delle mine navali, queste possono essere galleggianti, ancorate sul fondo marino (se questo non è troppo profondo) e trattenute da catene in modo da rimanere sott'acqua a determinate profondità o addirittura, se "intelligenti", lasciate sul fondo lasciando il compito dell'affioramento alla mina stessa (che lo farà nel momento in cui i suoi sensori rilevano l'avvicinarsi di una nave avversaria). I tutti i casi (sia per mine terrestri che marine), l'esplosione della carica esplosiva può essere attivata in diversi modi, a seconda del tipo di mina: dalla pressione a seguito del contatto con il bersaglio, da un comando elettrico o radiotrasmesso, dallo strappo di appositi fili-trappola in tensione o dal segnale generato da sensori di prossimità oltre che dal semplice scadere di un tempo prefissato. Al giorno d'oggi, 580 paesi nel mondo hanno firmato il trattato di Ottawa: questo trattato fa sì che questi paesi che hanno aderito non fabbrichino più le mine antiuomo.
  • Bombe a mano (o granate): armi esplodenti "da lancio" che vengono tirate manualmente dal singolo soldato. Affinché la detonazione avvenga in prossimità del bersaglio, l'ordigno è dotato di un dispositivo di innesco che può essere "con ritardo a tempo" (per cui l'esplosione avviene dopo un determinato periodo di tempo dal momento che si è armata la bomba, come nel caso della bomba a mano OD 82 in dotazione attuale all'Esercito Italiano) o "a percussione" (per cui l'esplosione avviene quando la bomba impatta contro un ostacolo, come nel caso della bomba a mano SRCM 35 in dotazione all'E.I. fino agli anni novanta).
  • Bombe d'aereo: armi esplodenti "da caduta", ovvero ordigni esplosivi che vengono sganciati da velivoli e che arrivano sul bersaglio "in caduta libera". Per attivare la detonazione della carica esplosiva, anch'esse possono essere dotate di spolette che permettono l'esplosione al contatto con il bersaglio o con un tempo di ritardo prefissato. I recenti progressi tecnici e tecnologici hanno permesso la nascita prima delle "bombe guidate" e poi delle "bombe intelligenti": le bombe guidate (dette anche Guided Bomb) sono ordigni di caduta dotati di alcune appendici aerodinamiche mobili che permettono di modificare la traiettoria descritta dalla bomba durante la sua caduta, traiettoria che viene variata tramite comandi o segnali dall'esterno (ne sono un esempio le bombe a guida laser, a guida TV o semplicemente radiocomandate). Le bombe cosiddette intelligenti (dette anche Smart Bomb) in più rispetto alle Guided Bomb, sono dotate di sensori di diverso tipo e sono autonome da segnali esterni per la loro direzionalità in quanto, una volta sganciate, sono loro stesse a identificare il bersaglio ed a dirigervisi contro in modo autonomo. Esistono inoltre anche bombe a submunizionamento (Cluster Bomb) che hanno al loro interno un certo numero di ordigni di dimensioni più piccole che vengono rilasciate prima dell'impatto al suolo, in modo da coprire aree di maggiori dimensioni.
  • Granate (o proietti d'artiglieria): armi esplodenti "da lancio" che arrivano sul bersaglio sfruttando la forza propellente di una carica esplosiva fatta detonare dietro al proietto all'interno di una canna di un pezzo d'artiglieria (attualmente può essere un mortaio, un cannone o un obice). Attualmente vi sono diversi tipi di munizioni per artiglieria (a frammentazione, ad alto esplosivo o HE, a carica cava o HEAT, fumogeni, incendiari) per coprire diverse esigenze e tipi di intervento, compresi proietti "a submunizionamento" che rilasciano granate più piccole prima dell'impatto sulla zona bersaglio: in tal modo si possono coprire con pochi colpi aree più vaste con ordigni specifici per svariate esigenze. Inoltre, come nel caso delle "bombe", la moderna tecnologia ha portato a sviluppare anche ordigni d'artiglieria "intelligenti" che hanno un qualche sistema di "autoguida" per dirigersi in modo più o meno autonomo sul bersaglio migliorando enormemente la precisione del tiro (un esempio di tale tipo di munizionamento sono i proiettili in corso di sviluppo c/o la ditta costruttrice italiana OTO Melara per il loro uso nei pezzi navali da 76 mm e da 127 mm nel ruolo antiaereo e controcosta)
  • Razzi: armi esplodenti "da lancio" che sfruttano il motore a razzo incorporato per dirigersi verso il bersaglio. In queste armi non sono presenti sistemi di guida per variarne la traiettoria balistica (anche se la moderna tecnologia permette la costruzione di testate belliche che contengono più "submunizioni" che possono anche avere un sistema di guida autonomo), per cui occorre calcolare esattamente la traiettoria che seguiranno prima di lanciarli, altrimenti non si colpirà il bersaglio. I razzi possono essere per uso d'artiglieria, (come per esempio nei sistemi lanciarazzi russi Katyusha della seconda guerra mondiale o come nei sistemi moderni MLRS o Firos 25 e 50), per uso individuale (come quelli a carica cava per uso anticarro sparati dal Bazooka americano o dal Panzerschreck tedesco nella II GM, nonché dai più moderni Carl Gustav svedesi o dai sistemi AT4 svedesi/americani) e per uso aereo (i razzi sparati da aerei ed elicotteri, normalmente verso bersagli di superficie).
  • Missili: esattamente come i razzi, sono armi esplodenti che sfruttano il proprio motore per dirigersi verso il bersaglio; sono però dotate di sistema di guida (può essere sia autonomo che dipendente dall'esterno, così come può essere misto con entrambe le possibilità di guida) oltre che di superfici aerodinamiche mobili: questo permette di dirigersi anche verso bersagli che effettuano movimenti random non preventivabili ed in ogni caso, possono correggere la propria traiettoria durante il volo di avvicinamento raggiungendo una precisione enorme. A seconda della piattaforma di lancio e del tipo di bersaglio per la distruzione del quale sono stati costruiti, avremo i missili terra-aria o SAM (Surface to Air Missile) che dal suolo vengono lanciati per abbattere aerei nemici, missili aria-suolo o AGM (Air to Ground Missile) che viceversa, vengono lanciati dai velivoli per colpire bersagli terrestri, missili antinave o ASM (Anti Ship Missile) nati per colpire e possibilmente affondare bersagli navali, missili terra-terra nati per colpire bersagli terrestri partendo da lanciatori terrestri ed infine i missili aria-aria o AAM (Air to Air Missile) che vengono lanciati da velivoli per colpire altri velivoli.

Armi di distruzione di massa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arma di distruzione di massa.

Con le scoperte scientifiche del XIX secolo e del XX secolo, alle cosiddette armi convenzionali si sono via via aggiunte o sostituite armi più sofisticate che fanno ricorso a tecnologie avanzate basate sull'uso della chimica (armi chimiche, con veleni o tossine), della biologia (armi batteriologiche, con ceppi di batteri o di virus letali), dell'energia nucleare (armi nucleari come la bomba atomica, la bomba H e altre). In italiano è d'uso la dizione armi NBC e maschere anti-NBC, dalle iniziali Nucleari, Batteriologiche, Chimiche. In inglese la sigla attualmente più usata è WMD, Weapon of Mass Destruction (arma di distruzione di massa), ma sono usati anche NBC e ABC (dove "A" sta per Atomic).

Lo scopo di queste armi non è tanto quello di colpire un obiettivo preciso quanto di distruggere quanti più edifici e mezzi e/o uccidere quante più persone possibile, indiscriminatamente e senza alcuna distinzione fra militari e civili: l'area colpita da esse è infatti tanto vasta, e gli effetti tanto duraturi nel tempo, da impedire il ritorno ad una vita normale nell'area colpita per anni o per decenni, da parte di chiunque. Vengono anche definite armi della fine del mondo, perché un loro uso massiccio su vasta scala, per esempio in una ipotetica terza guerra mondiale, avrebbe una buona probabilità di provocare l'estinzione della specie umana e di buona parte delle piante e degli animali superiori dal pianeta. L'utilizzo più comune di tali armi è la deterrenza, ovvero non sono fatte per essere usate ma per minacciare ritorsioni o attacchi.

Armi cosiddette "improprie"[modifica | modifica wikitesto]

Come detto, sono considerati armi improprie oggetti costruiti con uno scopo utilitario, diverso da quello dell'offesa alla persona. La vita moderna è piena di oggetti che posseggono un potenziale offensivo, e che quindi si prestano a diventare armi improprie. Si possono citare coltelli e altri arnesi da cucina, sostanze chimiche sia di sintesi che naturali, utilizzate per i motivi più vari e che possono essere usate per nuocere ad una persona, automobili e altri mezzi di trasporto con i quali è possibile provocare volontariamente incidenti, elettrodomestici, l'energia elettrica sia domestica che industriale: in breve è un'arma impropria qualunque strumento costruito per uno scopo non offensivo ma che può essere usato come arma qualora lo si voglia.

Armi difensive (passive)[modifica | modifica wikitesto]

Vengono chiamati impropriamente armi (visto che non servono per offendere) difensive passive quegli oggetti indossabili atti a proteggere l'indossatore, per cui sono chiamate anche protezioni individuali.

Quelle antiche, sono la corazza, l'elmo, lo scudo e tutte le altre parti che difendevano la persona da capo a piedi. Esse erano di forme svariatissime a seconda dell'epoca di costruzione e della nazione.

Quelle moderne si riducono all'elmetto, adottato per la prima volta nella prima guerra mondiale da tutte le nazioni. Durante quel conflitto, vennero usati anche "scudi" individuali che proteggevano gli uomini che avevano il compito di avvicinarsi alle trincee nemiche per tagliare il filo spinato che le proteggeva, oltre a venire impiegate anche corazze metalliche a forma di corpetto per proteggere "Arditi assaltatori" e "guastatori": da queste corazze, impiegando nuovi materiali quali Kevlar e piastre in ceramica balistica, si è giunti ai moderni giubbotti antischegge ed ai giubbotti antiproiettile.

Altro elemento importante è stato sino a poco tempo fa il sacchetto a terra che si trasporta vuoto e si riempie sul posto per creare una postazione difensiva fissa.

Armi sportive[modifica | modifica wikitesto]

Categoria a se, è quella delle armi sportive rappresentata da tutte quelle armi che per le loro caratteristiche sono usate espressamente per lo sport del tiro.

Queste armi si contraddistinguono da quelle da guerra o quelle comuni per la loro meccanica più sofisticata, i sistemi di mira più precisi, le impugnature regolabili ed altri accorgimenti che ne fanno delle armi adatte all'esercizio dello sport del tiro. La normativa Italiana, prevede anche una particolare licenza ormai non più in uso comune, la "vecchia" carta verde, che ne consente il solo trasportata (scarica e non pronta all'uso ma non necessariamente smontata).

Le armi sportive in Italia possono essere detenute con regolare denuncia in numero massimo di sei.

Armi da caccia o ad uso venatorio[modifica | modifica wikitesto]

Le armi da caccia in Italia possono essere detenute con regolare denuncia in numero illimitato. Sono armi da caccia tutte le armi lunghe che camerano cartucce di calibro uguale a 5,6mm. e bossolo lungo almeno 40mm. e quelle di calibro superiore senza limite alla misura del bossolo. Non sono armi da caccia le armi corte e quelle lunghe di calibro inferiore a 5,6mm.

Armi proibite in guerra[modifica | modifica wikitesto]

La convenzione siglata a San Pietroburgo l'11 dicembre 1868, proibisce i proiettili esplodenti di peso inferiore a quattrocento grammi. Considerando che, anche ora, gli sforzi della civiltà hanno come scopo la diminuzione, per quanto possibile, della calamità della guerra; poiché il solo scopo legittimo di una fazione combattente è quello di indebolire l'avversario, pareva inutile l'impiego di strumenti che oltre a mettere fuori combattimento i soldati ne aggravassero le sofferenze conducendoli ad una morte inevitabile. Divieti analoghi esistevano fin nelle più antiche usanze di guerra, come risulta dai codici indiani ed ebraici. Quei codici consideravano da proibirsi le frecce dentate e le armi con la punta avvelenata e facevano divieto di uccidere gli inermi o coloro che si arrendevano, e di incendiare o distruggere senza assoluta necessità. La violazione di simili trattati come quello sopra riportato o come la Convenzione di Ginevra, è da considerarsi crimine di guerra, punibile da un tribunale internazionale alla fine delle ostilità.

Esistono in proposito varie norme positive nella Dichiarazione dell'Aia del 1899, nella IV convenzione dell'Aia del 1907, nel trattato di Washington del 1922, che sanciscono il divieto di determinate armi, del veleno, dei gas asfissianti e deleteri, ecc. Vedi, al capitolo Guerra sui Mezzi illeciti di guerra. Dopo la guerra del Vietnam è stato proibito anche l'uso del napalm.

Sistema d'arma[modifica | modifica wikitesto]

Per sistema d'arma si intende l'associazione tra l'arma vera e propria e un dispositivo ancillare, ad esempio, un veicolo (anche convenzionale), contenitore, apparecchiatura di osservazione (radar) o personale di servizio, adatti alle condizioni di battaglia, che permettono di aumentare le prestazioni dell'arma, rendendola ad esempio mobile o aumentando il numero di colpi. Ad esempio, un cavaliere con la corazza, il suo scudiero e rispettivi cavalli (che portano scudi, lance, vivande, ecc.), costituiscono un sistema d'arma.

Altrettanto lo sono un cannone, il camion che lo rimorchia, altri camion con le munizioni, le munizioni stesse, gli inservienti al pezzo ed eventuali elicotteri o jeep di avvistamento nella prima linea, e le radio per comunicare. Un sommergibile nucleare, con i suoi missili SLBM sono un sistema d'arma. Lo sono anche missili come l'SS-26 Stone e il suo lanciatore, così come anche il laser Boeing YAL-1 e l'aereo che lo contiene, derivato dal convenzionale Boeing 747.

Legislazione nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Licenza di porto d'armi.

Tutti gli Stati nel mondo posseggono legislazioe in materia; le armi, generalmente sono utilizzate dalle forze armate e dalle forze di polizia, tuttavia spesso la legge prevede anche la possibilità di utilizzo da parte di privati previo rilascio di una particolare autorizzazione, detta genericamente licenza di porto d'armi.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il codice penale italiano (articoli 585 e 704), agli effetti della legge penale, per "armi" s'intendono quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, nonché le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.
La detenzione e l'uso delle armi (proprie) da parte dei cittadini sono regolati per legge. In particolare la detenzione ed il porto di un'arma è consentito previo il rilascio di apposite licenze rispettivamente denominate licenza di detenzione di armi e licenza di porto d'armi. La licenza di porto è obbligatoria sempre e comunque nel caso sia previsto il porto o il trasporto dell'arma, anche per l'esercizio della caccia o per il tiro sportivo. Inoltre, nel caso in cui un cittadino, sprovvisto di licenza di porto d'armi ma dotato dei requisiti, voglia acquistare o detenere un'arma ai fini della difesa abitativa o per fini collezionistici, può richiedere all'ufficio di Pubblica Sicurezza competente il rilascio di un nulla osta all'acquisto di armi e munizioni.

Il nulla osta consente l'acquisto sia da armerie che da privati ed autorizza al trasporto dell'arma acquistata fino al luogo di detenzione. Questa dovrà essere obbligatoriamente denunciata all'autorità che ha rilasciato il nulla osta così come dovrà essere denunciata l'eventuale cessione dell'arma.

Le norme principali in tema di armi sono:

  • Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)
  • Legge 2 ottobre 1967 n. 895 "Disposizioni per il controllo delle armi";
  • Legge 18 aprile 1975, n. 110 Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi;[1]
  • Legge 9 luglio 1990, n. 185 Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento.
  • Le circolari del Ministero dell'Interno.[2]

Riguardo alla disciplina sulle importazioni ed esportazioni di armi da guerra, prima dell'approvazione della legge 9 luglio 1990 n. 185 essa era regolamentata dall'art. 28 del TULPS e dagli articoli 41-58 del relativo regolamento di attuazione (R.D. 6 maggio 1940, n. 635).

Secondo la legge 185/1990 è necessaria una licenza per ogni spedizione di armi (in transito, importazione o esportazione), indicante quantità e specie di ogni materiale trasportato (e le modalità logistiche del trasporto: peso e dimensione di ogni cassa o pianale, con il relativo contenuto). Il materiale può essere sottoposto a controlli in dogana, ovvero nei luoghi di consegna indicati nella documentazione (apertura degli imballi, controllo inventariale delle quantità di ogni particolare, della conformità agli eventuali disegni tecnici allegati).

Nella documentazione non è obbligatorio allegare i disegni tecnici delle parti d'arma, che sono "più parlanti" di una codifica dei part number proprietaria delle aziende produttrici e di una descrizione testuale libera, e che sono uno dei primi criteri per stabilire la natura di un manufatto, e se si deve applicare la legge 185.

Il materiale destinato ad uso militare che non è sottoposto alle legge 185, può essere movimentato con un Convention des Marchandises par Route, che non richiede nessun tipo di licenza o controllo doganale particolare.

Con la pratica delle triangolazioni, i produttori talora eludono il divieto di trattare con Paesi in guerra, regimi che violano i diritti umani o sono nemici della NATO. La licenza di esportazione e i pagamenti sono richiesti verso un Paese che da intermediario provvede ad effettuare una seconda vendita verso la destinazione desiderata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legge 18 aprile 1975, n. 110 (testo aggiornato al 26/05/2011)
  2. ^ Circolari del Ministero dell'Interno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Tecnologia e arte militare, 1997, FUSA, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Ezio Cecchini. Le istituzioni militari. 1986, Stilgrafica, Roma.
  • Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico. Nicola Marselli. La guerra e la sua storia. 1986, Stabilimento Grafico Militare, Gaeta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]