Zhou Enlai

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Zhou Enlai nel 1940

Zhou Enlai (cinese non semplificato: 周恩來 cinese semplificato: 周恩来 pinyin: Zhōu Ēnlái; Wade-Giles: Chou En-lai; in italiano scritto, Ciù En-lai) (Huai'an, 5 marzo 1898Pechino, 8 gennaio 1976) è stato un politico cinese. Importante dirigente del Partito Comunista Cinese, fu capo di governo della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 fino alla morte.

Primi anni di formazione[modifica | modifica sorgente]

Nato nella città di Huai'an, nella provincia del Jiangsu, fu adottato da una ricca famiglia di Tientsin. Zhou studiò all'università Nankai di Tientsin e in Giappone, all'Università Meiji (1915-1918) dove venne in contatto col nascente movimento socialista giapponese. Tornato a Tientsin fu per un breve periodo agli arresti per associazione sovversiva. Nel 1920, dopo il suo rilascio, studiò in Francia, dove si trovavano importanti gruppi di studenti cinesi vicini al comunismo e all'anarchia, in Gran Bretagna e in Germania. Si unì al Partito Comunista Cinese (PCC) nel 1921 e tornò in Cina nel 1924 per collaborare con il rivoluzionario repubblicano Sun Yat-sen.

L'8 agosto, 1925 sposò a Tientsin Deng Yingchao, una studentessa politicamente attiva. Non ebbero mai figli, ma adottarono in seguito numerosi orfani di "martiri rivoluzionari"; il più famoso dei quali fu Li Peng (nato nel 1928 e orfano dal 1931), che fu capo del governo della Repubblica Popolare Cinese dal 1987 al 1998.

Carriera rivoluzionaria[modifica | modifica sorgente]

Zhou salì alla ribalta nazionale per la prima volta durante il Movimento Quattro Maggio del 1919, quando guidò un attacco ad un ufficio governativo locale, in seguito all'umiliante firma del Trattato di Versailles che cedeva la provincia dello Shandong al Giappone, nonostante la Cina fosse tra le nazioni vincitrici della prima guerra mondiale.

Dopo il suo ritorno in Cina fu presidente del dipartimento politico dell'Accademia Militare Whampoa nel Canton, fondata nel 1926, dove, sotto il nazionalismo repubblicano di Sun Yat-sen, convivevano sia comunisti affiliati al Comintern che nazionalisti di destra come Chiang Kai-shek.

Dopo l'inizio della Spedizione a Nord del 1926, si dedicò all'organizzazione sindacale, promuovendo uno sciopero generale a Shanghai, consentendo così al Kuomintang di prendere la città (ad esclusione dei quartieri direttamente controllati dalle nazioni europee). Una volta conquistata buona parte della città, il Kuomintang ruppe con i comunisti e si alleò alla mafia locale, promuovendo un'ondata di terrore e assassini politici da cui Zhou si salvò scappando da Shanghai. Una versione differente della storia vuole che Zhou fosse stato catturato e poi rilasciato, su ordine diretto di Chiang Kai-Shek, per ricambiare il favore che Zhou, una volta, lo avesse salvato a Canton da estremisti di sinistra. Zhou riuscì così a riparare nella base sovietica rurale che si stava formando nella provincia del Jiangxi, dove nei seguenti e turbolenti anni, divenne un importante leader comunista. Mantenne la sua posizione sia durante la dirigenza dei 28 bolscevichi, (un gruppo alle dirette dipendenze dalle istruzioni del Comintern), sia durante la dirigenza di Li Lisan. Dopo la definitiva sconfitta seguita alla quinta battaglia di accerchiamento del Kuomintang, nel gennaio 1935 nel corso della tempestosa conferenza di Zunyi, appoggiò la nuova linea politica proposta da Mao Tse-tung, consentendogli da quel momento in poi di dominare il partito comunista e di decidere la direzione che avrebbe dovuto intraprendere la Lunga Marcia: non più solo fuga dal Kuomintang, ma puntare a nord per liberare la Cina dall'aggressione giapponese.

Negli anni passati nella capitale rossa Yan'an, Zhou fu attivo nel promuovere un unito fronte antigiapponese, cosa che comportava un'alleanza con il Kuomintang, come venne caldeggiato da Stalin. Ne conseguì un suo ruolo di primo piano nell'incidente di Xi'an, quando dei generali ribelli del Kuomintang catturarono Chiang Kai-shek e lo consegnarono ai comunisti, negoziando il suo rilascio e una rinnovata alleanza tra il Partito Comunista Cinese e Kuomintang stesso. Zhou passò gli anni della Seconda guerra sino-giapponese come ambasciatore comunista presso il governo di Chiang a Chongqing e prese parte ai negoziati che seguirono la seconda guerra mondiale.

Al governo della Cina[modifica | modifica sorgente]

Nel 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, Zhou diventò ministro degli esteri e capo del governo. Guidò la delegazione cinese alla Conferenza di Ginevra (1954) e nel 1955 alla Conferenza di Bandung. In quell'occasione fu bersaglio di un attentato organizzato dai servizi segreti statunitensi. Ma il ministro, probabilmente avvertito, non prese posto sull'aeroplano, che fu distrutto da una bomba ad orologeria. Nel 1958 si dimise da ministro degli esteri passando la carica a Chen Yi.

Nel dopoguerra il suo interesse principale fu di promuovere lo sviluppo economico, sia con l'aumento della produzione agricola, sia con lo sviluppo dell'industria pesante nazionale.

Zhou riuscì, grazie alla sua popolarità e senso pratico, a mantenere la sua posizione anche dopo il grande balzo in avanti del 1958, che fu un tale fallimento che persino Mao Tse-tung fu estromesso dalla gestione reale del paese, pur mantenendo la carica di capo di stato. Durante la Rivoluzione Culturale riuscì a impedire il saccheggio del ministero degli esteri da parte delle Guardie Rosse e impedì loro la distruzione del Palazzo Imperiale di Pechino e del Potala di Lhasa, oltre che di numerosi altri siti archeologici e storici.

Abilissimo diplomatico, Zhou fu responsabile, durante la guerra del Vietnam, del ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America. Nel febbraio 1972 organizzò l'accoglienza del presidente statunitense Richard Nixon in Cina e co-firmò il comunicato di Shanghai. Una volta saputo di essere malato di tumore trasmise molte delle sue responsabilità a Deng Xiaoping.

Morte e reazioni[modifica | modifica sorgente]

Zhou entrò in ospedale nel 1974 e morì l'8 gennaio 1976 pochi mesi prima di Mao Tse-tung.

Frasi celebri attribuitegli[modifica | modifica sorgente]

  • «La rivoluzione francese? Troppo presto per formulare un giudizio!»
  • «Dormono nello stesso letto, ma non fanno gli stessi sogni», parlando della prima distensione tra USA e URSS (Fonte il Corriere della Sera 3 febbraio 2006 - Il Muro Anti-Iran con tante crepe - Pag. 1)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Capo del Dipartimento Centrale per il Fronte Unito del PCC Successore
Wang Ming 19471948 Li Weihan
Predecessore Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Successore
Nessuno, posizione creata 1º ottobre 1949 — maggio 1958 Chen Yi
Predecessore Primo ministro del Consiglio di Stato Successore
Nessuno, posizione creata 1º ottobre 1949 — 8 gennaio 1976 Hua Guofeng ad interim
Predecessore Presidente della Conferenza Consultiva Politica Popolare Successore
Mao Tse-tung 27 settembre 1954 — 8 gennaio 1976 Deng Xiaoping
Predecessore Vicepresidente del Partito Comunista Cinese
Con Chen Yu, Liu Shaoqi e Zhu De
Successore
Nessuno, posizione creata 28 settembre 1956 — 28 aprile 1969 Lin Biao
Predecessore Vicepresidente del Partito Comunista Cinese
Con Kang Sheng, Li Desheng, Wang Hongwen e Ye Jianying
Successore
Lin Biao
Vacante dal 1970
28 agosto 1973 — 8 gennaio 1976 Deng Xiaoping, Li Xiannan, Wang Dongxin e Ye Jianying
Eletti nel 1977

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