Lhasa

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Tibetano:[lha sa ʹl̥ʰásə] or [ʹl̥ʰɜ́ːsə]Lhasa
Cinese:拉薩 Lāsà Shì
Abbreviazione: 拉萨 (pinyin: Lāsà)
Lhasa in evidenza sulla mappa
Origine del nome Trono di Dio
Livello amministrativo Prefettura
Segretario del comitato del PCC [[]]
Sindaco [[]]
Superficie 53 km²
Popolazione (2007)
 - Area metropolitana
 - Densità
420.000
122.261
4856.6/km²
PIL ([[]])
 - pro capite
¥
¥
Gruppi etnici (2000) Han, Tibetani, Hui
Contee
Comuni
(31 dicembre, 2004)
ISO 3166-2 CN-
Sito ufficiale:
(ZH) http://www.lasa.gov.cn/
Vista del Potala dal Jokhang
Piazza del Barkhor

Lhasa (in tibetano "trono di Dio") situata a 3650 m di altitudine nella valle del Kyi Chu, è la capitale del Tibet, territorio fin dal 1750 direttamente o indirettamente controllato dalla Cina (e ora dalla Repubblica Popolare Cinese). Attualmente Lhasa è quindi la capitale della Regione Autonoma del Tibet (territorio, quest'ultimo, di estensione assai inferiore all'originaria nazione tibetana). Era anche la residenza tradizionale del Dalai Lama.

Era già un importante centro amministrativo quando il sovrano Songten Gampo (618-649) proseguì nell'opera di unificazione del Tibet. Nello stesso periodo furono costruiti la fortezza del Palazzo del Potala e il tempio del Jokhang per ospitare le effigie del Buddha portate in dote dalle mogli, una cinese e l'altra nepalese. Da Lhasa i re di Yarlung governarono per 250 anni.

Nel 1642 divenne capitale del Tibet quando il 5° Dalai Lama costruì la sua residenza sulle rovine del vecchio Potala.

Nel 1950 Lhasa e tutto il Tibet vennero invasi dalla Cina ed assoggettati alla sua amministrazione. Durante il capodanno cinese del 1959, quando si scoprì che i cinesi avrebbero tentato di rapire il Dalai Lama, scoppiò una rivolta popolare. Il Dalai Lama dovette rifugiarsi di nascosto in India ed, in seguito a tre giorni di repressione, morirono circa 10.000-15.000 tibetani . Prima dell'occupazione cinese la città contava 20.000 - 30.000 abitanti. Oggi non si sa con esattezza quanti tibetani vivano nell'antica capitale: l'amministrazione cinese afferma che l'etnia tibetana rappresenti circa l'80% della popolazione cittadina, ma il buon senso di chiunque visiti la città porterebbe a concludere che i Tibetani rappresentino solo il 50-60% della popolazione urbana. Secondo il Governo Tibetano in esilio tale percentuale è destinata a scendere ulteriormente a seguito dell'inaugurazione nel 2007 della rete ferroviaria che ha collegato l'altopiano tibetano ai territori cinesi. È ciò che il Dalai Lama ha definito "genocidio culturale".

In seguito all'occupazione cinese gran parte del patrimonio artistico di Lhasa è stato distrutto, ma il piccolo quartiere del Barkhor e l'area del Potala rimangono siti di inestimabile valore artistico e culturale. Lhasa moderna si sta invece sviluppando rapidamente secondo gli schemi di una qualsiasi periferia cinese, in netto contrasto con l'anima antica della città.


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