Dalai Lama

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'attuale Dalai Lama, vedi Tenzin Gyatso.
« Contrastate il male che vi viene fatto ma non odiatene l'autore, non lasciatevi trascinare contro di lui, non cercate di vendicarvi. È questa la vera saggezza. »
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)
Tenzin Gyatso, l'attuale Dalai Lama

Il Dalai Lama (Tale' i Bla-ma in tibetano) è un monaco buddhista tibetano. È stato la più alta autorità teocratica del Tibet, essendo la massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano dagli inizi del Seicento, e, dal 1959, Capo del Governo tibetano in esilio (fino all'11 marzo 2011) del Tibet.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il titolo di Dalai lama è tratto da una combinazione della parola mongola Dalai, che significa "Oceano", e pronunciabile in tibetano come tale' i, con Lama, equivalente tibetano del termine sanscrito guru, ovvero «Maestro spirituale». Dalai Lama sarebbe dunque traducibile come «Maestro oceano», ma si preferisce utilizzare la più elegante espressione «Oceano di saggezza».

Questa denominazione fu attribuita nel 1578 da Altan Khan, il sovrano dell'Impero mongolo, al monaco buddhista tibetano Sonam Gyatso, aderente alla scuola Gelug e Khenpo del monastero di Drepung, a Lhasa, il più grande monastero del Tibet.
Sonam Gyatso era considerato un tulku, ossia un Lama reincarnato, pertanto attribuì il titolo di Dalai Lama alle sue precedenti incarnazioni, Gendun Gyatso e Gendun Drup, divenendo in tal modo il terzo.

Successivamente, sempre con il sostegno dei monarchi mongoli, il Quinto Dalai Lama divenne anche il sovrano assoluto del Tibet, che a quel punto divenne una teocrazia lamaista. La sua residenza divenne il Palazzo del Potala, nuovo simbolo del potere sia temporale sia spirituale della nazione insieme al Palazzo d'Estate, il Norbulingka, anch'esso a Lhasa.

Il Dalai Lama è venerato come manifestazione di Cenresig, il Buddha della Compassione, e i tibetani si rivolgono a lui chiamandolo Kyabgon, il «Salvatore», e Kundun, «la Presenza». Al di fuori del Tibet lo si considera capo dei Gelug, ma in realtà, benché si tratti della massima autorità spirituale e politica del Tibet, la scuola dei Berretti Gialli riconosce il proprio capo nel Ganden Tripa, «Detentore del Trono di Ganden» in tibetano, un lama scelto tramite elezione dai khenpo dei più autorevoli monasteri Gelug, e che in genere rimane in carica per tre anni.

Successione[modifica | modifica sorgente]

Il Dalai Lama è il più famoso esempio di tulku, cioè di Lama reincarnato: quando un Dalai Lama muore, il Panchen Lama, il Reting Rinpoce e altri insigni monaci qualificati avviano le indagini atte a scoprire la sua reincarnazione servendosi degli oracoli, interpretando i presagi e i sogni. Una volta che la reincarnazione viene identificata, solitamente quando è ancora un bambino molto piccolo, viene consacrato novizio e intronizzato ufficialmente, dando inizio al suo percorso di studi, ma fino alla sua maggiore età il potere esecutivo è esercitato da un Reggente.

Secondo un'antica tradizione, alla famiglia del bambino reincarnato vengono concessi un titolo nobiliare e una proprietà fondiaria.

In Mongolia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buddhismo in Mongolia.

Per tradizione, i Dalai Lama esercitano una profonda influenza anche in Mongolia, dove la religione più diffusa è il Buddhismo tibetano. Le varie incarnazioni del Bodhisattva Avalokitesvara sono state a stretto contatto con i Jebtsundamba Khutuktu, lignaggio di tulku a capo della scuola Gelug del Dharma tibetano nella terra dei Khan.

L'attuale Dalai Lama[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tenzin Gyatso.
Tenzin Gyatso nel 1988 a Venezia

L'attuale Dalai Lama, il quattordicesimo, è Tenzin Gyatso, nato a Taktser, nell'Amdo, il 6 luglio 1935. Dal 1959, a causa dell'occupazione politica e militare del Tibet da parte della Cina (che revocò così lo statuto di autonomia di cui il Paese da secoli usufruiva), risiede a Dharamsala, nello Stato di Himachal Pradesh, nel nord dell'India: l'allora Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru si prodigò per garantire la sopravvivenza della civiltà tibetana e del Buddhismo, messi in pericolo nello stesso Tibet a causa di una forte campagna voluta dalle autorità cinesi per fare del Paese delle Nevi un avamposto completamente cinese.

Capo del Governo tibetano in esilio fino all'11 marzo 2011, data in cui ha ufficialmente presentato le dimissioni in favore di un successore eletto dal Parlamento esule, dopo aver peraltro promosso una riforma atta a ridisegnare i propri poteri politici, Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura.

Il futuro del Dalai Lama[modifica | modifica sorgente]

Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un caposaldo per tutta la cultura tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni di questa importante carica religiosa, prerogativa che spetta invece ai soli lama tibetani.

Il primo passo da parte dei cinesi è stato compiuto nel 1995 quando rapirono la supposta reincarnazione del decimo Panchen Lama, seconda autorità lamaista del Tibet, sottoposta solo a quella del Dalai Lama. Il Panchen Lama e il Dalai Lama sono legati da un antico vincolo nella ricerca delle reciproche reincarnazioni. Il potenziale undicesimo Panchen Lama fu identificato da Tenzin Gyatso nella persona di Gedhun Choekyi, ma dal 1995 non si hanno più notizie di lui e della sua famiglia, che ufficialmente sono posti sotto la «tutela protettiva» del governo di Pechino.
Nel settembre 2007, la Cina ha affermato che tutti gli alti monaci tibetani dovranno essere nominati dal suo governo e che, in futuro, questi dovranno eleggere il 15º Dalai Lama sotto la supervisione del loro Panchen Lama, Jizun Losang Qamba Lhunzhub Qoigyijabu Baisangbu.

In risposta a questo scenario, Tashi Wangdi, il rappresentante del Dalai Lama in Europa[1], ha affermato che le elezioni in quel caso sarebbero del tutto illegittime, aggiungendo:

« Non si possono imporre imām o vescovi alle altre religioni. La decisione di nominare lama e monaci spetta ai tibetani. I cinesi possono usare la loro forza politica, ma le loro decisioni saranno comunque senza valore. Così è stato per l'usurpatore del Panchen Lama, così sarà per ogni carica non eletta dai tibetani. »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ New and Outgoing Representatives meet with Tibetans in France, 18 gennaio 2009. URL consultato il 26 ottobre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Dalai Lama
Flag of the Tibet Government in Exile Gendun Drup | Gendun Gyatso | Sonam Gyatso | Yonten Gyatso | Lozang Gyatso | Tsangyang Gyatso | Kelzang Gyatso | Jamphel Gyatso | Lungtok Gyatso | Tsultrim Gyatso | Khedrup Gyatso | Trinley Gyatso | Thubten Gyatso | Tenzin Gyatso