Cina

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Cina
Cina – Bandiera Cina - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Cina - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Popolare Cinese
Nome ufficiale 中华人民共和国
Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó
Lingue ufficiali Cinese mandarino
Capitale Pechino  (20 693 000 ab. / 2012)
Politica
Forma di governo Stato socialista
monopartitico con Riforme di Mercato
Presidente Xi Jinping
Primo ministro Li Keqiang
Indipendenza 1º ottobre 1949 proclamazione della Repubblica Popolare Cinese
Ingresso nell'ONU 25 ottobre 1971[1]
Superficie
Totale 9.706.961 km² ()
 % delle acque 2,8 %
Popolazione
Totale 1.353.821.000 ab. (2012) ()
Densità 139,6 ab./km² (81º)
Tasso di crescita 0,481% (2012)[2]
Nome degli abitanti Cinesi
Geografia
Continente Asia
Confini Afghanistan, Bhutan, Birmania, Corea del Nord, India, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Tagikistan, Vietnam
Fuso orario UTC+8
Economia
Valuta Yuan cinese
PIL (nominale) 8 221 015[3] milioni di $ (2012) ()
PIL pro capite (nominale) 6 071 $ (2012) (89º)
PIL (PPA) 12 261 274 milioni di $ (2012) ()
PIL pro capite (PPA) 9 055 $ (2012) (93º)
ISU (2012) 0,699 (medio) (101º)
Fecondità 1,6 (2010)[4]
Varie
Codici ISO 3166 CN, CHN, 156
TLD .cn, .中國, .中国
Prefisso tel. +86
Sigla autom. CN
Inno nazionale Marcia dei Volontari[?·info]
Festa nazionale 1º ottobre
Cina - Mappa
 

Coordinate: 35°N 103°E / 35°N 103°E35; 103

La Cina (中國trad., 中国sempl., Zhōngguópinyin, letteralmente "terra di mezzo"), ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese (RPC) (中華人民共和國trad., 中华人民共和国sempl., Zhōnghuá Rénmín Gònghéguópinyin ascolta la pronuncia in cinese mandarino[?·info]), è uno Stato sovrano situato nell'Asia orientale. È il paese più popoloso del mondo, con una popolazione di oltre 1.35 miliardi. La RPC è uno Stato a partito unico governato dal Partito Comunista, con la sua sede del governo nella capitale di Pechino. Essa esercita giurisdizione su 22 province, cinque regioni autonome, quattro municipalità direttamente controllate (Pechino, Tianjin, Shanghai e Chongqing), e due per lo più autonome regioni amministrative speciali (Hong Kong e Macao). La RPC considera anche Taiwan - che è controllata dalla Repubblica di Cina (RDC), un'entità politica separata - come la sua 23esima provincia. La complessa condizione politica di Taiwan è una delle conseguenze della guerra civile cinese che ha preceduto la fondazione della RPC.

Coprendo poco meno di 9.6 milioni di chilometri quadrati, la Cina è il terzo paese più grande per superficie del mondo. Il paesaggio della Cina è vasto e diversificato, e va dalle steppe della foresta e i deserti dei Gobi e del Taklamakan nell'arido nord alle foreste subtropicali e umide del sud. L'Himalaya, il Karakoram, il Pamir e il Tian Shan sono le catene montuose che separano la Cina meridionale dall'Asia centrale. Il fiume Azzurro e il fiume Giallo, rispettivamente il terzo e il sesto più lunghi del mondo, scorrono dall'Altopiano del Tibet verso la costa orientale densamente popolata. La costa della Cina lungo l'oceano Pacifico è lunga 14.500 chilometri, ed è delimitata dal mare di Bohai, dal mar Giallo, dal mar Cinese Orientale e dal mar Cinese Meridionale.

L'antica civiltà cinese - una delle prime al mondo - fiorì nel bacino fertile del fiume Giallo, nelle pianure della Cina settentrionale. A partire dall'età del bronzo si ha evidenza di strutture feudali, in cui i nobili si raccoglievano intorno a monarchie ereditarie. Vi sono testimonianze di una casata regnante nella prima metà del I millennio a.C., nota come dinastia Zhou, il cui declino condusse alla nascita di un discreto numero di regni indipendenti in competizione per il predominio sulla regione, con stagioni di conflitto che si fecero particolarmente accese nel periodo che va dall'VIII al III secolo a.C.. Nel 221 a.C., lo stato di Qin sconfisse e conquisto i territori di tutti gli altri stati combattenti, dando vita al primo impero della storia cinese, sotto la dinastia Qin.

Da quel momento il titolo di imperatore della Cina divenne il sinonimo della raggiunta supremazia. La dinastia Qin non durò a lungo, ma le popolazioni vennero presto riunite sotto l'egida della dinastia Han (III secolo a.C. - III secolo d.C.). I quattro secoli in cui regnarono i sovrani della dinastia Han sono considerati cruciali per la definizione e affermazione della identità culturale cinese, tanto da divenire il termine con cui i cinesi definirono se stessi (con il termine appunto di etnia o popolo Han). Da allora la storia cinese ha visto l'alternarsi di periodi di divisione e fasi di unificazione, con conseguenti periodi di frammentazione, contrazione o espansione territoriale, sotto l'egida di diverse dinastie, talora di etnia straniera (come nel caso dei mongoli o dei mancesi).

L'ultima dinastia fu quella dei Qing, il cui regno si concluse nel 1911 con la fondazione della Repubblica di Cina. Dopo la sconfitta dell'Impero del Giappone durante la seconda guerra mondiale, il paese fu scosso dalla guerra civile che vedeva contrapposte le forze nazionaliste del Kuomintang, il partito che allora deteneva il governo del paese, e le forze facenti capo al Partito comunista cinese. Nel 1949 la guerra si concluse con la sconfitta del Kuomintang e la fuga del governo nazionalista sul'isola di Formosa, nella cui capitale Taipei ha tuttora sede l'attuale Repubblica di Cina, altresì nota come Taiwan. In seguito alla vittoria conseguita sul continente, il 1º ottobre del 1949 a Pechino le forze comuniste guidate da Mao Zedong proclamarono ufficialmente la nascita della Repubblica popolare cinese.

Dopo l'introduzione di riforme economiche nel 1978, la Cina è diventata l'economia dalla crescita più rapida al mondo. A partire dal 2013, è la seconda economia più grande al mondo sia come PIL totale nominale che per parità di potere d'acquisto (PPA), ed è anche il più grande esportatore e importatore di merci al mondo. La Cina è ufficialmente uno Stato munito di armi nucleari e ha il più grande esercito permanente del mondo, con il secondo più grande bilancio della difesa. La RPC è stata un membro delle Nazioni Unite dal 1971, quando ha sostituito la RDC come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina è anche membro di numerose organizzazioni multilaterali formali e informali, tra cui l'OMC, l'APEC, il BRICS, l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, il BCIM e il G-20. La Cina è stata caratterizzata come una potenziale superpotenza da un certo numero di accademici, analisti militari, dalla politica pubblica e da analisti di economia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Cina.
History of China
Storia della Cina
MITOLOGICA
Tre Augusti e Cinque Imperatori
ANTICA
Dinastia Xia c. 2100 – c. 1600 a.C.
Dinastia Shang c. 1600 – c. 1046 a.C.
Dinastia Zhou c. 1045 – 256 a.C.
 Dinastia Zhou occidentale
 Dinastia Zhou orientale
   Periodo delle primavere e degli autunni
   Periodo dei regni combattenti
IMPERIALE
Dinastia Qin 221–206 a.C.
Dinastia Han 206 a.C. – 220 d.C.
  Dinastia Han occidentale
  Dinastia Xin
  Dinastia Han orientale
Tre Regni 220–280
  Wei, Shu e Wu
Dinastia Jìn 265–420
  Jin occidentale Sedici regni
304–439
  Jin orientale
Dinastie del Nord e del Sud
420–589
Dinastia Sui 581–618
Dinastia Tang 618–907
  (Wu Zetian 690–705)
5 dinastie
e 10 regni

907–960
Dinastia Liao
907–1125
Dinastia Song
960–1279
  Song del Nord W. Xia
  Song del Sud Dinastia Jīn
Dinastia Yuan 1271–1368
Dinastia Ming 1368–1644
Dinastia Qing 1644–1911
MODERNA
Repubblica di Cina 1912–1949
Repubblica popolare
cinese

1949–presente
Repubblica di Cina
(Taiwan)

1949–presente
Territori occupati dalle dinastie e dagli stati moderni della storia cinese.

La Cina è stata abitata dall'uomo fin da tempi antichissimi; i resti umani ritrovati e classificati come specie ominide a sé (Sinanthropus pekinensis o uomo di Pechino) risalgono a circa 50.000 anni fa[senza fonte]. La società cinese passò da matriarcale (10.000 anni fa) a patriarcale (5.000 a.C.) sviluppando l'agricoltura e l'artigianato. Di questo periodo non abbiamo fonti storiche al di fuori di miti e leggende tramandate oralmente: le tre grandi figure di questi miti sono Huang Di, l'Imperatore Giallo, il primo a unificare la Cina, Lei Zu, sua moglie, che introdusse il baco da seta, e Yu il Grande[5] (2205-2197 a.C.) che introdusse l'uso delle armi di bronzo e la dinastia Xia, la prima della storia nazionale. La storia delle cosiddette dinastie copre un arco di quasi quattro millenni, a partire dalla prima semi-mitologica dinastia Xia nel II millennio a.C.. L'epoca dei regni combattenti si concluse nel 221 a.C. con l'unificazione di tutta la Cina allora conosciuta, e la fondazione della dinastia Qin. Da qui in poi la storia cinese divenne la storia delle dinastie imperiali, che termina con la fine della dinastia Qing nel XX secolo, in conseguenza degli effetti a lungo termine della Guerra dell'oppio fra Cina e Inghilterra, che aveva aperto il periodo delle concessioni agli stranieri. Dopo un secolo di rivolte e turbolenze, sedate con l'aiuto di potenze europee e del Giappone, l'autorità imperiale si indebolì sempre di più e nel dicembre 1911 a Nanchino viene proclamata la Repubblica, ponendo fine al cosiddetto "Celeste Impero".

Dalla preistoria al grande Impero[modifica | modifica wikitesto]

Una delle statue che fa parte dell'esercito di terracotta nella tomba dell'Imperatore Qin, a Xi'An.

La Cina fu abitata sin da tempi antichissimi:le tracce del primo uomo risalirebbero a circa 50.000 anni fa. A partire dal 3.000 a.c nel paese si formò una società a struttura patriarcale[senza fonte]. Successivamente si alternarono al potere innumerevoli regni o dinastie, che diedero alla Cina una dinastia di tipo feudale. L'Imperatore era considerato una figura divina dotata di poteri straordinari. La prima unificazione politica, monetaria e militare avvenne durante il regno di Qin Shi Huang Di, che fece edificare i primi tratti della grande muraglia cinese. In seguito la Cina fu governata da nuove dinastie le quali riuscirono a creare una gigantesca organizzazione burocratica centralizzata sul vasto territorio cinese.

La prima dinastia di imperatori cinesi è la dinastia Xia, fondata dal Grande Yu che lasciò il trono al figlio Qin e ai suoi discendenti, nel 2200 a.C.: l'ultimo Xia fu Jie, che venne detronizzato, nel 1766 a.C. dai fondatori della successiva dinastia Shang. Durante quest'ultima nascono i primi pittogrammi, incisioni su dorsi di tartaruga a scopo augurale e divinatorio, che in seguito divennero gli ideogrammi della scrittura cinese: questa venne poi codificata durante il regno della dinastia successiva, gli Zhou, che regnarono dal 1122 a.C. al 770 a.C. In questo periodo il regno è sempre più diviso e iniziano le prime lotte fra province, che si accentua durante il periodo Chunqiu (Primavere e Autunni) 770-476 a.C., che segna l'ingresso della Cina nell'età del Ferro: in questo periodo nasce e insegna Confucio. Alla fine la litigiosità dei principi locali smembra il regno degli Zhou, e si apre con il periodo dei Regni Combattenti, in cui la Cina è frammentata in una decina di regni in perenne lotta fra di loro. In realtà, anche se queste dinastie sono incluse tra quelle imperiali, fino al 221 a.C. l'Impero Cinese propriamente detto non esiste, poiché questi regni non estendono il loro controllo se non su di una parte della Cina. Inoltre i poteri locali sono ancora molto forti e l'economia è basata sulla schiavitù, un po' come succede nell'Impero Romano. Sarà lo stesso primo imperatore della dinastia Qin (in cinese 秦始皇帝) che unificherà la Cina a inventare un nuovo titolo, Huangdi, per designare una forma più alta di autorità e potere: quello dell'Imperatore di tutta la Cina.

La Cina imperiale[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Muraglia Cinese, lunga 21.196,18 km, che doveva servire a contenere le incursioni dei popoli confinanti, in particolare dei Mongoli. Eretta a partire dal III secolo a.C., venne modificata in epoche successive.

Nel 221 a.C. Ying Zheng, re del regno di Qin, nell'odierna provincia dello Scensi, unifica definitivamente la Cina e nominandosi Qin Shihuangdi, cioè "primo augusto imperatore di Qin", fonda la prima dinastia imperiale moderna, la dinastia Qin, che dura solamente undici anni. In questo periodo inizia la costruzione della Grande Muraglia, vengono unificate le unità di misura e la lunghezza dell'asse dei carri. Viene codificata per la prima volta la scrittura cinese, ad opera del primo ministro Li Si, che pubblica il primo catalogo ufficiale con 3.300 caratteri.

Dopo un periodo di turbolenza seguito alla caduta dei Qin, si consolida il potere della dinastia Han, che regna per circa quattro secoli, fino al 220 d.C.: sotto la dinastia Han si apre ufficialmente la via della seta e inizia il commercio con le province romane d'oriente. L'impero comincia ad espandersi nell'Asia continentale, mentre il confucianesimo si afferma come ideologia della classe dirigente cinese. Nel 105 a.C. viene inventata la carta. Al cadere della dinastia Han, l'impero si spezza di nuovo in tre stati (periodo dei Tre Regni, 220-265): regno Wei a nord, regno Shu nell'attuale provincia del Sichuan e il regno Wu a sud. la divisione è favorita dall'introduzione del Buddismo.

Segue la dinastia Jìn denominata "occidentale" nel periodo tra il 265 e il 316, durante la quale si verifica una riunificazione per un breve periodo, e "orientale" nel periodo tra il 317 e il 420 che vede Nanchino come capitale; dal 420 al 589 circa la Cina rimane divisa tra le dinastie del Nord e del Sud, mentre una nuova riunificazione avviene sotto la Dinastia Sui tra il 581 ed il 618, durante la quale la capitale diventa Xi'an; dal 618 al 907 succede la Dinastia Tang, uno dei periodi di massima fioritura della cultura cinese, mentre il periodo dal 907 al 960 viene detto "delle Cinque Dinastie e Dieci Regni". Dal 960 al 1279 l'impero viene dominato dalla Dinastia Song. Tra il periodo Tang e quello Song vengono inventate la polvere da sparo, la stampa e la bussola.

Il Palazzo d'Estate a Pechino, con il lago Kunming utilizzato come pista da pattinaggio; il complesso fa parte di un parco, uno dei più belli della capitale cinese.

Il periodo successivo è segnato dall'invasione dei Mongoli, civiltà che si trovava vicino il grande impero cinese, sotto la guida di Gengis Khan e dei suoi discendenti, i quali liquidano la dinastia Song e fondano dal 1279 al 1366 con Kublai Khan la dinastia Yuan, all'inizio della quale risalgono i viaggi di Marco Polo in Cina. Inizialmente la Cina fa parte dello sterminato Impero Mongolo e Kublai Khan era al tempo stesso sovrano di entrambe le entità territoriali; con la frammentazione dei vari Khanati, la dinastia Yuan si limita a governare la Cina. Il dominio mongolo è caratterizzato da una grave crisi demografica e gli invasori faticano a integrarsi con i vinti fino a che una rivolta popolare porta alla cacciata dei Mongoli ed alla fondazione di una nuova dinastia nazionale, la dinastia Ming dal 1368 al 1644. Sotto i Ming la Cina nel XV secolo costruisce in tre anni 1.681 navi di cui molte oceaniche, cosa all'epoca impossibile in Europa, tanto che si può definire sicuramente la superpotenza mondiale di quest'epoca. Successivamente per una profonda crisi politica e d'identità, dovuta in parte alle pressioni dei mongoli e dei tartari a causa delle quali la Cina dovette impiegare le sue forze nella difesa dei confini sottraendole all'espansionismo marittimo, nel 1525 fu dato ordine all'esercito di distruggere qualsiasi vascello oceanico cinese che fosse stato trovato lungo le coste; tale decisione fu la premessa del declino dell'impero cinese.

In seguito alla crisi dei Ming, i Manciù invadono la Cina e la conquistano fondando la dinastia Qing, rimasta al potere dal 1644 al 1911, la quale porta l'Impero alla massima estensione territoriale, ma lentamente verso una crisi irreversibile.

La fine dell'impero e la repubblica di Cina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Intellettuali cinesi in Giappone 1895-1911.

Diversi furono i tentativi di modernizzazione in questo periodo: mentre in Giappone il processo procedette celermente, in Cina venne invece osteggiato prima e dopo la morte dell'imperatore Kuang-Hsiü, lontano parente dell'ultimo imperatore Pu Yi. La vedova Tsu-hsi, zia di Kuang Hsiü, aveva assunto il ruolo di reggente da molti anni ormai e per timore che la riforma confuciana da lei messa in atto allo scopo di rafforzare l'apparato amministrativo dell'impero andasse in frantumi, represse con una certa durezza ogni tentativo di aprire il paese all'occidente.Ad aggravarla è il movimento Taiping, in una guerra civile che l'impero riuscì a reprimere solo grazie all'aiuto delle potenze europee che non aiutarono il movimento Taiping pur avendo le stesse radici religiose cristiane, in quanto il movimento non consentiva la vendita dell'oppio. Questa guerra causò oltre 20 milioni di morti. Successivamente in particolare l'Inghilterra, scatena le Guerre dell'oppio. Interi territori finiscono sotto l'influenza sia degli europei, che dei giapponesi, e la crisi dell'Impero si fa irreversibile. Tutto ciò si conclude con l'abdicazione del giovane Pu Yi[6], il 12 febbraio 1912.

Due guerre civili fra i nazionalisti filoamericani di Chiang Kai-shek (o Jiang Jie-Shi) e i comunisti di Mao Tse-tung (o Mao Zedong) (1927-1937 e 1945-1949) e l'invasione giapponese (1937-1945) termineranno con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese di Mao il 1º ottobre 1949, e della Repubblica nazionale cinese nell'isola di Formosa.

La repubblica popolare cinese[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo governo riunificò il territorio e diede una struttura economica di tipo socialista al paese, con la nazionalizzazione delle industrie la creazione delle comuni e la redistribuzione delle terre dei latifondisti ai contadini attraverso iniziative politiche ed economiche che costarono la vita a milioni di persone.

Nella seconda metà del Novecento, si afferma una linea economica che inizialmente segue il modello sovietico e poi tenta un percorso alternativo che porterà al disastro del Grande balzo in avanti. La terribile carestia, la repressione, i lavori forzati e la Rivoluzione Culturale in cui furono protagoniste le Guardie Rosse, provocheranno decine di milioni di morti.

L'apertura alla proprietà privata[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le molteplici carestie nel Paese, negli scontri politici interni del Partito si afferma Deng Xiaoping, che riorganizza l'economia cinese, favorendo il riconoscimento costituzionale della proprietà privata e l'apertura del mercato ad investimenti esteri. Le proteste di Tian An Men non fermano la politica del Partito Comunista, che dopo il ritorno di Hong Kong e Macao, porta l'economia cinese ai primi posti del globo.

Anche l'occidentalizzazione della Cina, tentata più volte dagli europei a partire dal secolo XVII e culminata con l'irruzione coloniale dalla seconda metà del secolo XIX, è stata assorbita e trasformata nel corso del XX secolo in una singolare forma di comunismo nazionale, uno dei fattori dominanti nella scena internazionale del secondo dopoguerra, facendo dell'antico "Regno di Mezzo" uno dei poli della politica mondiale anche nell'era post-comunista.

La Cina come potenza emergente[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza della Cina nel ventunesimo secolo[7][8] si riflette in virtù del suo ruolo come prima potenza economica per prodotto interno lordo; inoltre è membro fondatore delle Nazioni Unite (è uno dei cinque membri permanenti con il diritto di veto), aderisce al Shanghai Cooperation Organisation (SCO), e fa parte del OMC, dell'APEC, dell'ASEAN, del G2 e del G20. Con l'introduzione della riforma economica basata sul capitalismo, nel 1978 la Cina è diventata il paese con lo sviluppo economico più veloce al mondo, primo maggiore esportatore (2008), e il primo più grande importatore di merci (2010)[9]. Molti studiosi hanno definito la Cina come la nuova superpotenza militare emergente; già nel 1964 riesce a sviluppare i suoi armamenti nucleari e mantiene dalla fine della seconda guerra mondiale l'esercito di terra più grande al mondo (Esercito di Liberazione Popolare), il suo budget per la difesa (con un aumento annuale più 10%) è secondo solo a quello degli USA. La rapida industrializzazione ha ridotto il suo tasso di povertà dal 53% nel 1981 all'8% nel 2001[10]. Tuttavia, la Repubblica popolare cinese è ora di fronte a una serie di altri problemi, tra cui il rapido invecchiamento della popolazione a causa della politica del figlio unico[11] [collegamento interrotto], un ampliamento urbano-rurale, uno squilibrio economico tra regione costiere e interne, e il degrado ambientale[12][13].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Cina.

La superficie della Cina è di 9.706.961 km², di poco inferiore all'intera Europa, il che ne fa lo Stato più esteso dell'Asia orientale; la popolazione è di oltre 1 341 900 000 persone[14], pari a circa il 19,5% della popolazione mondiale: la Cina è il paese più popolato del mondo.

La forma di Stato della Cina è una repubblica socialista governata da un unico partito, il Partito Comunista Cinese; la sua amministrazione è articolata in 22 province, 5 regioni autonome, 4 comuni, e 2 regioni amministrative speciali.

La Cina confina con 14 paesi: a nord con Russia e Mongolia; a est con la Corea del Nord; a sud con Vietnam, Myanmar, Laos, Bhutan e Nepal; a ovest con India, Pakistan, Tagikistan, Kazakistan, Afghanistan e Kirghizistan. Si affaccia inoltre a est sul Mar Giallo e sul Mar Cinese Orientale e sud-est sul Mar Cinese Meridionale.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Questa foto dal satellite mette bene in evidenza l'aridità della Cina occidentale e, al contrario, l'umidità della zona sudorientale.

Con 9.59 milioni km quadrati, la Cina è il terzo paese del mondo per estensione (dopo la Federazione Russa e il Canada) e di conseguenza offre una grande varietà di climi e paesaggi. Il punto sul globo terrestre più lontano dal mare (circa 2600 km) si trova in Cina, nell'area desertica nella regione Sinkiang-Uygur. Il sud è diviso tra l'altopiano dello Yunnan-Guizhou, con un'altitudine che parte dai 2000 metri per arrivare ai 550 metri, e i bacini dei grandi fiumi che lo attraversano.

Idealmente si potrebbe dividere la Cina in sei grandi regioni:

Il nord-ovest[modifica | modifica wikitesto]

Si divide in tre fasce climatiche, la parte settentrionale fredda, la centrale più temperata e la meridionale umida. Questa regione comprende a nord un bacino chiamato "il bacino di Zungaria",che, nonostante sia caratterizzato da zone rocciose e sabbiose, è una zona piuttosto fertile dove l'agricoltura viene praticata grazie a vasti sistemi di irrigazione; a sud si trova il bacino del Tarim situato tra gli elevati rilievi del Kunlun. Esso comprende il deserto più arido di tutta l'Asia: il Taklamakan.

La Mongolia interna[modifica | modifica wikitesto]

Questa regione possiede un clima molto secco e si trova nella parte centro-settentrionale della Cina. La Mongolia Interna è un altopiano caratterizzato da deserti di sabbia, roccia e ghiaia che a est degradano in fertili steppe. Questa regione, delimitata ad est dalla boscosa catena del grande Khingan, comprende pianure ondulate divise da aridi piani rocciosi. Il capoluogo è Hohhot.

Il nord-est[modifica | modifica wikitesto]

Comprende tutta la Manciuria a est della catena del grande Khingan: si tratta di una vasta e fertile pianura circondata da monti e colline tagliate da moltissime valli e piccoli pendii. A sud si trova la penisola di Liaodong, le cui coste sono ricche di porti naturali. Nella parte occidentale del nord est si trovano ampie zone desertiche.

La Cina settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Questa regione si trova nella zona delimitata a nord dalla Mongolia interna e, a sud, dal bacino del fiume Huang He; qui si trova l'altopiano del Loes, caratterizzato da profonde vallate, gole e terrazze coltivate, il bassopiano cinese, i monti dello Shandang e infine, gli aspri e inaccessibili rilievi del sud ovest.

La Cina meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Questa regione abbraccia la valle del Chang Jiang e numerose regioni del sud. La valle del grande fiume consiste in una serie di bacini i cui fertili terreni alluvionali sono solcati da canali navigabili e da molti laghi. A ovest si estende il bacino dello Sishuan, un fertile territorio collinare, circondato dagli irregolari altopiani centrali. Gli altopiani meridionali sono compresi tra i monti Tibetani e il mare. A est si estendono zone collinari disboscate e soggette ad erosione; lungo la costa si trovano gli irregolari altopiani sud orientali.

L'estrema regione sud-occidentale[modifica | modifica wikitesto]

È occupata dall'altopiano del Tibet conosciuto anche come il Tetto del Mondo, che, posto ad un'altitudine media di 4510 metri sul livello del mare, è la regione in cui si trovano le montagne più alte del mondo, con ben 14 cime che si elevano al di sopra degli 8000 metri tra cui il K2 ed il Monte Everest. Morfologicamente vario, costituito da vasti affioramenti rocciosi, alternati da pianure alluvionali, laghi salati e paludi, l'altopiano è attraversato da numerose catene montuose e orlato dall'Himalaya a sud, dal Pamir e dal Karakorum a ovest, e dal Quiliam sham a nord. Qui si trova la sorgente del Gange. In estate la catena dell'Himalaya fa da scudo protettivo alle più basse nuvole monsoniche provenienti dai versanti indiano e nepalese. Le piogge sono dunque limitate, presenti soprattutto in luglio/agosto.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Le precipitazioni in Cina.

La Cina è sede di un gran numero di fiumi. I tre maggiori sono: lo Huang He 黄河 (in italiano "Fiume Giallo"), lo Chang Jiang长江 (o "Fiume Azzurro") e lo Xi Jiang西江 (o "Fiume delle Perle"), che nella parte media e bassa del loro corso dividono tre grandi assi orografici della Cina orientale, ed hanno la loro origine sull'altopiano tibetano. Lo Huang He o fiume giallo,nasce nelle montagne del Qinghai, percorre il territorio cinese per circa 4.855 km, prima di sfociare nel Pacifico presso la penisola dello Shandong. Il Chang Jiang o fiume azzurro è il maggiore fiume cinese e il quarto per lunghezza al mondo. Anch'esso nasce dalle montagne del Qinghai, ma procede verso sud-est attraversando così zone di montagne ricche di acqua che gli garantiscono una notevole portata. Lo Xi Jiang nasce sull'altopiano dello Yunnan ed ha notevole importanza dal punto di vista agricolo, dato il clima subtropicale delle regioni irrigate. Nel Guandong confluisce nello "Zhu Jiang" o Fiume delle Perle che è un'altra importante arteria di trasporto fluviale con il suo delta che arriva fino alla città di Canton e oltre verso un territorio pieno di canali e dighe.

Circa la metà dei fiumi della Cina, compresi i tre più lunghi Chang Jiang (fiume Azzurro), Huang He (fiume Giallo) e Xi Jiang, scorre da ovest a est e sfocia nei mari cinesi aperti all'Oceano Pacifico; in minore quantità sfociano nel Mare Del Giappone, mentre altri sono privi di sbocco sul mare e quindi si gettano negli aridi bacini occidentali e settentrionali, dove le acque filtrano nel sottosuolo formando profonde e importanti riserve d'acqua. Le piene dei grandi fiumi portano inondazioni che hanno sovente conseguenze disastrose sugli insediamenti umani e sulle coltivazioni.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica della Cina dal 1961 al 2003.
Shanghai, una delle città più moderne della Cina.

La Cina ha una popolazione di circa 1.339.724.852 abitanti[15], con una densità di 138 ab./km² e un isu di 0,777; classificandosi all'81º posto. La popolazione è sparsa in modo molto irregolare; è infatti concentrata prevalentemente nelle province orientali e nelle grandi pianure, mentre a ovest, zona più aspra e arida, vi è una densità bassissima. Il tasso di crescita della popolazione nel 2006 è 0,59%.

Oggi, la Repubblica Popolare Cinese ha una dozzina di grandi città, con uno o più milioni di residenti di lungo periodo, tra cui le tre città globali di Pechino, Hong Kong e Shanghai. Le principali città della Cina svolgono ruoli chiave a livello nazionale e per quanto riguarda l'identità regionale, la cultura e l'economia.

Alfabetizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il tasso di alfabetizzazione sopra i 15 anni è del 98%, uomini: 99,2%; donne: 96,7% (stime 2001); nel 1950 questo era del 20%.
Studenti universitari: 2,8%; 30 milioni (2010), con aumento di 5 milioni per anno.

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

La Cina riconosce ufficialmente 56 gruppi etnici distinti, il più grande dei quali sono i Cinesi Han, che costituiscono circa il 91,9% della popolazione totale, ma la distribuzione è molto irregolare; esistono infatti vaste zone della Cina occidentale in cui l'etnia Han è una minoranza. Inoltre la riunione di molti cinesi nella maggioranza Han oscura alcune delle grandi differenze linguistiche, culturali e razziali che sussistono tra persone all'interno di questo stesso gruppo. Le grandi minoranze etniche comprendono gli Zhuang (16 milioni), i Manciù (10 milioni), i Cinesi Hui (9 milioni), i Miao (8 milioni), gli Uiguri (7 milioni), gli Yi (7 milioni), i Tujia (5,75 milioni), i Mongoli (5 milioni), i Tibetani (5 milioni), i Buyei (3 milioni) e i Coreani (2 milioni). La natura multietnica della Cina è il risultato in parte dei territori incorporati dalla Dinastia Qing, i cui imperatori erano essi stessi di etnia manciù e non membri della maggioranza Han. Le teorie etniche cinesi sono pesantemente influenzate da quelle dell'Unione Sovietica. La politica ufficiale afferma di essere contro l'assimilazione e sostiene che ogni gruppo etnico dovrebbe avere il diritto di sviluppare i propri linguaggio e cultura. Il grado di integrazione dei gruppi etnici di minoranza con la comunità nazionale varia largamente da gruppo a gruppo. Alcuni di essi, come i tibetani e gli Uiguri provano un forte sentimento di ostilità verso la maggioranza. Invece altri gruppi come gli Zhuang, i Cinesi Hui e i Manciù, sono ben integrati.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religioni in Cina e Chiesa cattolica in Cina.
Religioni in Cina (2010)[16]
Religione tradizionale cinese e Taoismo
  
69,5%
Buddhismo
  
13,8%
Cristianesimo
  
2,4%
Islam
  
1,7%
Non religiosi
  
12,6%
Cerimonia pubblica al Tempio di Shennong-Yandi, a Suizhou, in Hubei.
Tempio taoista a Shangrao, in Jiangxi, dedicato a Dongyue, dio del Monte Tai, una delle montagne sacre cinesi.

Il governo cinese si dichiara formalmente "laico", e in quanto tale non riconosce alcuna religione come "di Stato". L'articolo 36 della Costituzione cinese, stabilisce la libertà di credo religioso, bandendo e proibendo qualsiasi forma di intolleranza e coercizione. Le religioni ufficialmente riconosciute sono cinque: il Buddhismo, il Taoismo, il Protestantesimo, il Cattolicesimo e l'Islam. Il quadro religioso del Paese è tuttavia più complesso, una volta che si guardi alla situazione al di fuori dei riconoscimenti ufficiali.

La religione tradizionale cinese è sempre stata — e continua ad essere — la religione della maggioranza della popolazione. Essa comprende il culto di divinità locali della natura, e il culto di antenati deificati, domestico o pubblico. Questo funziona in maniera tale che ogni lignaggio (vale a dire tutte le famiglie che condividono lo stesso cognome, per esempio i Wu o i Lin), nel suo raggio di diffusione, possieda specifici templi nei quali si rende culto ai primi antenati deificati del lignaggio stesso; ogni famiglia in tal modo ricorda e onora le proprie origini. Alcune divinità, cui sono dedicati grandi templi pubblici, sono in effetti antenati ed eroi nazionali, ossia di tutto il popolo cinese.

Mentre il Confucianesimo nel suo aspetto religioso coincide con il culto degli antenati, che fa parte della religione tradizionale, il Taoismo si è sviluppato come movimento distinto da essa a partire dal I o II secolo. Il Buddismo venne introdotto dall'India nel I secolo e crebbe sino ad avere un forte impatto nel Paese, che tutt'oggi conserva. Il Cristianesimo e l'Islam sono presenti in Cina come religioni minoritarie, il secondo predominante tra alcune etnie non-Han (i più numerosi sono gli Hui e gli Uiguri).

Secondo rilevamenti statistici del 2010[16] il 70% dei Cinesi pratica la religione tradizionale, includendo un 13% che pratica a diversi livelli il Taoismo. Gli aderenti al Buddismo sono circa il 14%. I cristiani sono il 2.4%, dei quali il 2.2% sono protestanti e lo 0.2% cattolici. I musulmani sono l'1.7%. Il restante 13% della popolazione non è religioso (è ateo, agnostico o non ha dichiarato alcuna preferenza).

Per quanto riguarda il Buddismo tibetano e il Cattolicesimo va ricordato che se da un lato il riconoscimento ufficiale consente la pratica religiosa ai credenti di queste religioni, dall'altro comporta l'obbligo di giurare fedeltà allo stato da parte delle gerarchie religiose. Esse sono gestite da istituzioni inquadrate a livello statale, i cui membri sono tenuti a giurare fedeltà alla repubblica. Il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso e il suo Panchen Lama (l'autorità incaricata della scelta del successore del Dalai Lama) non sono riconosciuti come autorità religiosa dallo stato cinese, il quale ha scelto un proprio Panchen Lama. Per quanto riguarda il Cattolicesimo, io stato cinese non riconosce i vescovi nominati dalla Santa Sede, che sono spesso di fatto soggetti a provvedimenti restrittivi, e reclama invece per sé il diritto alla nomina di questi ultimi. I cattolici cinesi fedeli alla Chiesa Cattolica di Roma sono pertanto costretti celebrare i propri riti in clandestinità.

In aggiunta alle religioni già menzionate, sono presenti varie religioni delle minoranze etniche che abitano alcune regioni della Cina, e un numero non quantificato di aderenti a una varietà di nuove religioni sorte principalmente nall'alveo della religione tradizionale cinese.

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle varie lingue in Cina.

In Cina si parla una grande varietà di lingue, a causa dei numerosi gruppi etnici inglobati nel popolo cinese: ne sono state calcolate 292[17]. Queste lingue sono di solito distinte tra le varianti Han (il cinese propriamente detto) e quelle non-Han (generalmente parlate da minoranze linguistiche), a loro volta suddivise in altri gruppi. La maggior parte di queste sono tanto diverse tra di loro da non essere mutuamente intelligibili

La lingua ufficiale sul territorio della Repubblica Popolare, escludendo Hong Kong e Macao, è il mandarino standard, versione semplificata del mandarino tradizionale, che fa parte della famiglia Han (anche dette lingue sinotibetane). La scrittura del mandarino deriva dai pittogrammi incisi nella terracotta risalenti a 6.000 anni fa. Pur avendo subìto trasformazioni nel corso dei secoli, il sistema degli ideogrammi rimane sostanzialmente molto simile alla scrittura di ventidue secoli fa quando l'unificatore della Cina, l'imperatore Qin Shihuangdi, uniformò gli ideogrammi sviluppatisi localmente durante le dinastie Xia, Shang e Zhou, in modo da dotare la Cina appena unificata di un unico sistema di scrittura comune a tutte le lingue. A fianco del mandarino sono utilizzate altre lingue cinesi, come lo Yue o cantonese (Hong Kong, Canton e provincia), il Wu (Shanghai), il Minbei (Fuzhou), il Minnan (Repubblica di Cina o Taiwan): oltre a questi, altri dialetti sono lo Hakka, il Gan, lo Xiang. Sopravvivono anche alcuni linguaggi Miao nelle zone abitate dalle omonime comunità, una delle 55 minoranze etniche riconosciute ufficialmente in Cina. Dongba, la lingua dei Naxi, è un pittogramma ancora in uso.

Il mandarino prevede in tutto 415 sillabe che possono essere pronunciate applicando 4 toni diversi. Nella romanizzazione standard pinyin, il sistema adottato nel 1958 per trascrivere la pronuncia degli ideogrammi con caratteri latini, i 4 toni vengono trascritti sopra le sillabe con i seguenti segni: tono continuo; tono ascendente; tono discendente poi ascendente; tono discendente breve. I toni si esprimono fondamentalmente variando l'altezza della voce, e sono molto importanti poiché pronunciare una parola con un tono diverso ne altera il significato. La lingua cinese parlata non prevede flessioni né differenziazione del genere (maschile, femminile). I verbi non hanno tempi (passato, futuro), ma si usa un'unica forma che normalmente esprime il tempo presente, a meno che non siano presenti riferimenti temporali precisi al passato o al futuro quali: "ieri", "domani", "in futuro", ecc. Con una morfologia così essenziale è naturale che la sintassi rivesta particolare importanza nella grammatica e nella formazione del significato. Nella lingua scritta si utilizzano gli ideogrammi, simboli che indicano un oggetto o un concetto, piuttosto che un fonema che indica un suono come nell'alfabeto latino. Un ideogramma può avere diverse pronunce a seconda della lingua del parlante, ma il suo significato non cambia.

Le altre lingue sono diffuse specialmente nelle regioni più esterne, e alcune sono riconosciute come seconde lingue ufficiali, accanto al mandarino, nelle regioni amministrative speciali: il mongolo nella Mongolia Interna, il tibetano in Tibet, l'uiguro nello Sinkiang; e poi il coreano e il kazaco.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

La Cina è una Repubblica popolare. Il massimo organo legislativo è l'Assemblea Nazionale del Popolo (abbreviata in ANP), i cui rappresentanti rimangono in carica 5 anni. L'elezione di tali rappresentanti avviene per via indiretta attraverso un sistema piramidale di assemblee e comitati: i cittadini riuniti in assemblee eleggono dei comitati i cui rappresentanti a loro volta si riuniscono in assemblee per eleggere i propri rappresentanti di livello superiore, e così via fino all'elezione dei membri dell'ANP. L'Assemblea elegge a sua volta un Comitato permanente che ne esercita le funzioni negli intervalli tra le sessioni plenarie, che avvengono di norma una volta l'anno: in tali occasioni l'Assemblea può nominare il presidente della repubblica e i membri del governo, del quale supervisiona l'operato e all'occorrenza approva le leggi.
Il potere esecutivo è nelle mani del Consiglio di Stato, l'organo di governo del quale fanno parte il primo ministro e i capi dei vari ministeri, oltre ad eventuali rappresentanti di agenzie statali di livello superiore a quello ministeriale (può trattarsi di agenzie di coordinamento, etc). Fin dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 le più importanti cariche dello stato sono sempre state occupate da dirigenti di alto livello del Partito Comunista Cinese (a titolo di esempio, l'attuale presidente della repubblica Xi Jinping è anche segretario generale del Partito; lo stesso valeva per il suo predecessore Hu Jintao) con il risultato che la leadership politica dello stato cinese ha sempre coinciso con il gruppo dirigente del Partito Comunista: ciò comporta che di fatto esiste un unico soggetto politico alla guida del Paese.
Le leggi che l'ANP approva di solito sono proposte direttamente dal Consiglio di Stato, le quali sono il risultato delle decisioni prese all'interno del Politburo. Dal momento che l'ANP è composta per la maggior parte da iscritti al Partito, le votazioni dell'Assemblea sono quasi sempre operazioni dall'esito già noto in anticipo e l'approvazione delle leggi è un fatto quasi scontato (sebbene negli ultimi anni vi siano stati episodi in cui l'ANP non ha approvato in prima battuta alcuni provvedimenti proposti dal Consiglio di Stato)[18].

A capo del potere giudiziario vi è la Suprema Corte del Popolo, cui spetta in ultima istanza il giudizio sui processi. Dal 2006 è l'unica avente titolo di pronunciare sentenze di condanna a morte.[19].

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisione amministrativa della Cina.

Le province cinesi da sempre rivestono un importante ruolo culturale in Cina. I cinesi tendono ad identificarsi con la provincia nativa e solitamente ad ogni territorio provinciale corrispondono determinati stereotipi riferiti alla popolazione. I confini della maggior parte delle province cinesi furono stabiliti ai tempi della tarda Dinastia Ming. La Cina ha una giurisdizione su ventidue province (e considera Taiwan la ventitreesima), cinque regioni autonome, quattro municipalità, e due regioni amministrative speciali.

Suddivisione Amministrativa della Repubblica Popolare Cinese
Le 22 province (省 shěng) cinesi
Nome italiano Pinyin Abbreviazione Capitale Superficie Popolazione
Anhui 安徽 Ānhuǐ Wǎn Hefei 139 600 km² 59 860 000
Fujian 福建 Fújiàn Mǐn Fuzhou 121 400 km² 34 710 000
Gansu 甘肃 Gānsù Gān,
Lǒng
Lanzhou 390 000 km² 25 620 000
Guangdong 广东 Guǎngdōng Yuè Canton 197 000 km² 86 420 000
Guizhou 贵州 Guìzhoū Qián,
Guì
Guiyang 176 000 km² 35 250 000
Hainan 海南 Hǎinán Hǎi,
Qióng
Haikou 34 000 km² 7 870 000
Hebei 河北 Héběi Shijiazhuang 187 700 km² 67 440 000
Heilongjiang 黑龙江 Hēilóngjiāng Hēi Harbin 460 000 km² 36 890 000
Henan 河南 Hénán Zhengzhou 167 000 km² 92 560 000
Hubei 湖北 Húběi È Wuhan 187 500 km² 60 280 000
Hunan 湖南 Húnán Xiāng Changsha 210 500 km² 64 400 000
Jiangsu 江苏 Jiāngsū Nanchino 100 000 km² 74 380 000
Jiangxi 江西 Jiāngxī Gàn Nanchang 169 900 km² 41 400 000
Jilin 吉林 Jílín Changchun 187 400 km² 27 280 000
Liaoning 辽宁 Liáoníng Liáo Shenyang 145 900 km² 42 380 000
Qinghai 青海 Qīnghǎi Qīng Xining 720 000 km² 5 180 000
Shaanxi 陕西 Shǎnxī Shǎn,
Qín
Xi'an 206 000 km² 36 050 000
Shandong 山东 Shāndōng Jinan 156 700 km² 90 790 000
Shanxi 山西 Shānxī Jìn Taiyuan 150 000 km² 32 970 000
Sichuan 四川 Sìchuān Chuān,
Shǔ
Chengdu 480 000 km² 87 250 000
Yunnan 云南 Yúnnán Diān,
Yún
Kunming 394 000 km² 42 880 000
Zhejiang 浙江 Zhèjiāng Zhè Hangzhou 101 800 km² 46 770 000

Città principali[modifica | modifica wikitesto]

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Principali centri urbani della Cina

Shanghai,
Shanghai
Hong Kong.
Hong Kong
Guangzhou.
Canton

Shenzhen
Shenzhen

Posizione Città principale Divisione amministrativa Popolazione Popolazione prefettura Regione


Pechino
Tientsin.
Tientsin
Chongqing.
Chongqing
Nanjing.
Nanchino

1 Shanghai Municipalità di Shanghai 9,495,701 18,542,200 Est
2 Pechino Municipalità di Pechino 7,296,962 17,430,000 Nord
3 Hong Kong Hong Kong SAR 6,985,200 6,985,200 Sud
4 Tientsin Municipalità di Tientsin 5,066,129 11,500,000 Nord
5 Wuhan Provincia di Hubei 6,660,000 9,100,000 Centro-sud
6 Canton Provincia di Guangdong 4,154,808 15,000,000 Sud
7 Shenzhen Provincia di Guangdong 4,000,000 8,615,500 Sud
8 Shenyang Provincia di Liaoning 3,981,023 7,500,000 Nord-est
9 Chongqing Municipalità di Chongqing 3,934,239 31,442,300 Sud-ovest
10 Nanchang Provincia di Jiangxi 3,790,000 4,990,184 Est
11 Nanchino Provincia di Jiangsu 5,452,600 8,004,000 Est
12 Harbin Provincia di Heilongjiang 2,672,069 8,499,000 Nord-est
13 Shijiazhuang Provincia di Hubei 2,620,357 9,630,000 Nord
14 Xi'an Provincia di Shaanxi 2,588,987 10,500,000 Nord-ovest
15 Chengdu Provincia di Sichuan 2,341,203 11,300,000 Sud-ovest
16 Changchun Provincia di Jilin 2,223,170 7,400,000 Nord-est
17 Dalian Provincia di Liaoning 2,118,087 6,200,000 Nord-est
18 Hangzhou Provincia di Zhejiang 1,932,612 7,000,000 Est
19 Jinan Provincia di Shandong 1,917,204 6,300,000 Est
20 Taiyuan Provincia di Shanxi 1,905,403 3,413,800 Nord
21 Tsingtao Provincia di Shandong 1,867,365 8,000,000 Est
Stime del 2008 - popolazioni delle aree rurali e suburbane sono escluse nel conteggio della popolazione urbana

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Soldati dell'Esercito di Liberazione Popolare che sfilano.
  • Esercito Popolare di Liberazione (acronimo inglese PLA, Caratteri cinesi semplificati: 中国人民解放军, Caratteri cinesi tradizionali: 中國人民解放軍, pinyin: Zhōnggúo Rénmín Jiěfàng Jūn): si stima (2006) che le forze militari della Cina contino 2,25 milioni di soldati attivi[20], di cui circa 1,6 (70%) schierati nell'esercito, 470 000 (16%) nell'aviazione e 200 000 (10%) nella marina. Quello cinese è l'esercito tuttora più numeroso al mondo, con a disposizione ben 14 580 carri armati, 4 000 mezzi per la fanteria e 25 000 pezzi d'artiglieria. La Cina ha aderito nel 1992 al Trattato di non proliferazione nucleare e possiede 400-600 testate, fra cui 120 armi tattiche e 280 con un raggio d'azione fino a 13 000 km
  • Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione (acronimo inglese PLAN, cinese semplificato:中国人民解放军海军; cinese tradizionale:中國人民解放軍海軍; Pinyin: Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Hǎijūn): fino ai primi anni novanta del XX secolo la marina militare ha ricoperto un ruolo subordinato alle forze armate terrestri. Ha subito in seguito una rapida modernizzazione, ed è ormai, nel XXI secolo inoltrato, la terza più potente al mondo, con oltre 200 000 uomini, organizzata in tre grandi flotte: Flotta del Mare del Nord con sede a Tsingtao, la Flotta del Mar Oriente con sede a Ningbo, e la Flotta del Mar del Sud con sede a Zhanjiang. Il suo teatro d'operazioni si estende fin dove la Cina ha o prevede di avere basi d'appoggio: Maldive, Bangladesh, Pakistan e Birmania.
  • Aeronautica dell'Esercito Popolare di Liberazione (acronimo inglese PLAAF, cinese semplificato:中国人民解放军空军; cinese tradizionale: 中國人民解放軍空軍; pinyin: Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Kōngjūn): con 470 000 avieri, 3.000 aviogetti da combattimento e circa 400 aerei da attacco al suolo è la più grande forza aerea nella costa orientale dell'Asia. È organizzata in sette regioni militari e 24 divisioni aeree.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Popolare Cinese è ufficialmente una repubblica popolare. In passato ha avuto una serie di governi autoritari e nazionalisti, sin dalla prima Rivoluzione Xinhai del 1912 (anche detta rivoluzione Xinhai, da non confondere con la Rivoluzione culturale cinese).

Il Partito Comunista, alla guida del paese dal 1949, è il più grande partito del mondo con più di 85 milioni di membri[21]. Dagli anni '80 la Cina sta lentamente trasformando il suo sistema politico/economico in un sistema a socialismo di mercato. Il sistema politico elettivo degli organismi di governo è quello della democrazia popolare su modello dei soviet della Russia Sovietica.

Un paese, due sistemi[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Popolare cinese fu proclamata nel 1949 al termine della guerra civile vinta dalle forze capeggiate dal Partito Comunista Cinese. Essa non va confusa con la Repubblica di Cina, comunemente nota come Taiwan. In quello stesso anno il partito nazionalista del Guomindang trasferì formalmente la capitale della Repubblica di Cina sull'isola di Formosa presso Taipei, da dove continuò a rivendicare la sovranità territoriale sull'intero territorio della Cina e delle sue isole. Fino agli anni Settanta il rappresentate della Cina riconosciuto alle Nazioni Unite fu la Repubblica di Cina, ma a partire dal 1971 le Nazioni Unite riconobbero come unico legittimo rappresentante della Cina il governo della Repubblica Popolare Cinese, un rappresentante legale della quale occupa da quel momento il seggio all'Assemblea e presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Taiwan rivendica tuttora il proprio status di governo indipendente. La Repubblica Popolare Cinese considera ufficialmente Taiwan come una "provincia ribelle", includendola tra i territori sottoposti alla propria giurisdizione. A tale situazione si suole fare riferimento mediante il principio "Un paese, due sistemi" formulato per la prima volta nell'era moderna dal leader comunista Deng Xiaoping.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Una Cina due sistemi.

Hong Kong e Macao[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono alla Repubblica Popolare Cinese anche le città di Hong Kong[22] e di Macao[23], che fino alla fine del XX secolo erano le ultime colonie in terra d'Asia rispettivamente di Regno Unito e Portogallo. Hong Kong tuttora infatti presenta varie caratteristiche del Regno Unito, come, ad esempio, la guida automobilistica a sinistra.

Rivendicazioni territoriali[modifica | modifica wikitesto]

La Cina rivendica l'isola di Taiwan al governo di Taipei, le isole Ryukyu e l'isole Senkaku/l'isole Diaoyu al Giappone, la provincia dell'Arunāchal Pradesh all'India, le isole Paracel al Vietnam (attualmente sotto amministrazione cinese) e le isole Spratly ai diversi stati sud-est asiatici.

Diritti umani[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Popolare Cinese, nonostante le riforme e la conversione al socialismo di mercato degli ultimi 15 anni, non ha introdotto alcuna libertà dal punto di vista politico. Essa è considerata responsabile di crimini contro i suoi stessi cittadini[24]. La situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese continua a ricevere numerose critiche dalla maggior parte delle associazioni internazionali che si occupano di diritti umani, che riportano numerose testimonianze di abusi ben documentati in violazione delle norme internazionali. Da un lato il governo ammette le deficienze, dall'altro definisce la situazione dei diritti umani in Cina come la migliore di tutti i tempi. Il sistema legale è stato spesso criticato come arbitrario, corrotto e incapace di fornire la salvaguarda delle libertà e dei diritti fondamentali. Nelle carceri laogai ("riforma attraverso il lavoro"), secondo molte fonti, vigerebbero condizioni di vita disumane al limite dello schiavismo e sarebbero applicati sistematicamente tortura e tecniche di lavaggio del cervello.

La Cina è il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte, sebbene le autorità si rifiutino di rendere pubblica qualsiasi statistica ufficiale. Riguardo alle condanne eseguite nel 2007, Amnesty International ha raccolto notizie su 470 esecuzioni, ma ne stima un totale di almeno 6000 nell'arco dell'anno[25]. Nessuno tocchi Caino stima una cifra simile di almeno 5000 esecuzioni nello stesso periodo, con un'incidenza dell'85,4% sul totale mondiale[26]. Entrambe le associazioni riconoscono però che c'è stata una diminuzione nel numero delle esecuzioni, dopo che è stata reintrodotta la norma per cui tutte le condanne a morte devono essere confermate dalla Corte suprema del popolo: ciò consente di attutire la piaga delle condanne a morte comminate dopo processi sommari e iniqui. Alcune stime, tuttavia, sono ben più pessimistiche: un esponente politico cinese, Chen Zhonglin, delegato della municipalità di Chongqing, giurista e preside della facoltà di legge dell'Università sudorientale cinese, in un'intervista al China Youth Daily ha parlato di 10.000 esecuzioni l'anno. In quell'occasione Chen dichiarava la sua intenzione di lavorare per migliorare la situazione dei diritti umani in Cina.

Secondo quanto rivelato dal viceministro della salute Huang Jiefu nel corso del 2005, è dai condannati a morte che proviene la maggioranza degli organi prelevati in Cina[27], spesso senza che il donatore abbia dato il suo consenso, sebbene la legge lo esiga[28]. Il prelievo non consensuale pare che venga praticato sistematicamente ai condannati appartenenti al movimento spirituale del Falun Gong[29], perseguitato dal regime di Pechino. Questo fenomeno, che ha determinato di fatto un traffico illegale di organi umani, ha generato il sospetto che le condanne vengano eseguite quando c'è richiesta di organi compatibili con il condannato[30].

Il governo cinese assicura di dispensare la pena capitale solo in caso di gravi reati (omicidio, strage, terrorismo…), escludendo reati politici o di qualsiasi altro genere, e ha pubblicato sul web[31] una copia del proprio codice penale che conferma questa versione. Tuttavia Amnesty International afferma che in Cina sono 68 i crimini punibili con la pena di morte, inclusi reati non violenti come l'evasione fiscale, l'appropriazione indebita, l'incasso di tangenti e alcuni reati connessi al traffico di droga[32].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pena di morte nella Repubblica Popolare Cinese.

Il governo cinese si è frequentemente macchiato di violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze etniche e religiose e dissidenti politici: l'esempio più celebre, per l'opera di sensibilizzazione mondiale in cui si è prodigato il Dalai Lama, è l'occupazione armata del suolo tibetano, oltre che il sopracitato esempio della setta del Falun Gong. Si pensa da più parti, inoltre, che in Cina vengano applicate gravi limitazioni alla libertà di informazione, alla libertà religiosa, quella di parola e persino alla libertà di movimento dei cittadini. Non esistono sindacati indipendenti ed è permesso solo il sindacato statale. Lo stato, almeno sulla carta, assicura i diritti dei lavoratori; ma la quantità annua di morti sul lavoro ha destato molte preoccupazioni e parecchie critiche e denunce non solo da organizzazioni umanitarie, ma anche dall'interno degli stessi organi di governo cinesi[33].

In vista delle Olimpiadi di Pechino 2008 il CIO espresse forti perplessità sui ritmi di lavoro con cui gli impianti sportivi venivano costruiti. Sempre in vista delle Olimpiadi la comunità internazionale richiese al governo cinese "un'ulteriore apertura" sul piano delle libertà politiche.

L'evento più conosciuto in occidente delle azioni di forza perpetrate dalla Cina nei confronti dei dissidenti politici è rappresentato dalla repressione della Protesta di piazza Tiananmen il 4 giugno 1989, in cui perse la vita un numero imprecisato di manifestanti e soldati (200 secondo il governo cinese, 600-800 secondo la CIA, tra 2 e 7 mila secondo alcuni dissidenti).

Un'altra accusa di lesione dei diritti umani rivolta al governo cinese è la pianificazione famigliare obbligatoria, tuttora impiegata. La legge che la regola è intitolata “Legge eugenetica e protezione della salute”, altrimenti detta Legge del figlio minore”. La legge è entrata in vigore nel 1979 dopo la morte di Mao Zedong, contrario a questa politica.[34] La commissione governativa responsabile del progetto è la NPFPC[35], ovvero National Population and Family Planning Commission. Secondo le stesse fonti governative, grazie all'introduzione di questa pratica le nascite evitate nella Repubblica Popolare Cinese sono state 300 milioni. La legge prevede ufficialmente un figlio nelle zone urbane, e due in quelle rurali. I trasgressori potranno portare a termine un'eventuale gravidanza dietro pagamento di un'ingente multa, oppure saranno obbligati a rinunciare al figlio. Le accuse verso questo progetto sono molto pesanti:

  • la lesione della libertà dei genitori[36];
  • l'uso massiccio e obbligatorio dell'aborto, per di più in modi particolarmente dolorosi (soprattutto in passato);
  • le dure repressioni contro i cittadini che, specialmente in zone rurali o povere, opponevano resistenza al progetto [9];
  • la violenza verso le donne, visti i casi certificati di sterilizzazioni forzate, operate in molti casi ai danni delle colpevoli[37];
  • discriminazione verso le donne; in moltissime famiglie (dato anche il divieto di diagnosticare il sesso del nascituro), specialmente nelle zone rurali, le neonate sarebbero uccise, oppure non registrate all'anagrafe (costringendole alla totale assenza di diritti politici e alla rinuncia di istruzione e di qualunque assistenza sanitaria)[38];
  • discriminazioni sociali, perché il sistema fa in modo che i più facoltosi possano “pagarsi” il diritto al secondo (o al terzo) figlio pagando la sanzione corrispondente (in genere di 50.000 yuan, circa 6.200 dollari, 3.980 euro).

Questo genere di politica è in Cina un punto di frizione molto critico nei rapporti fra governo e opinione pubblica; il 68 % dei cinesi, in un sondaggio del China Youth Daily (un giornale del partito), si è dichiarato contrario alla pratica di “comprarsi” il diritto di un altro figlio. Pareri sfavorevoli sono stati espressi anche dall'Accademia Cinese delle Scienze[39]. Zhang Weiging, direttore del NPFPC, assicura comunque che la normativa prevede molte eccezioni, e che si sia molto ammorbidita dai primi anni di applicazione[40]. Il governo assicura inoltre di aver preso seri provvedimenti contro i membri del Partito che abbiano più figli di quanti ne preveda la normativa[41].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Cina.
Deng Xiaoping, successore di Mao Tse-tung alla guida del paese e principale fautore dell'apertura della Cina all'economia mondiale.

L'economia cinese è la seconda maggiore economia al mondo per PIL (nominale) prodotto, alle spalle degli Stati Uniti d'America[42], anche se il PIL (nominale) pro capite è ottantanovesimo (2012).

Dalla nascita della Repubblica Popolare, nel 1949, il governo socialista portò avanti un modello di economia pianificata in stile sovietico. L'agricoltura venne collettivizzata e la pianificazione centrale avveniva attraverso la definizione di piani quinquennali; inoltre la Costituzione cinese fino al 2004 non riconosceva la proprietà privata.

Dopo la morte di Mao (1976), il controllo del Partito Comunista Cinese fu preso da Deng Xiaoping, che fu il principale fautore della cosiddetta apertura della Cina al mondo occidentale: migliorò infatti le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, ma soprattutto nel 1978 avviò la Cina al cosiddetto socialismo di mercato, un sistema economico che avrebbe avvicinato l'economia cinese al modello capitalista, sostituendo gradualmente la pianificazione centralizzata con un'economia liberale di mercato. Deng avviò al contempo il programma delle "Quattro modernizzazioni" (agricoltura, industria, scienza e tecnologia, apparato militare). Le terre non furono mai riprivatizzate, ma affidate ai contadini con contratti di usofrutto pluridecennale, il controllo centralizzato sui prezzi fu allentato, e venne incoraggiata la creazione di nuove imprese attraverso la liberalizzazione di alcuni settori e l'apertura agli investimenti esteri.

Il forte sviluppo economico cinese degli ultimi tre decenni si è basato in larga parte sulla grande quantità di manodopera a basso costo reperibile, che ha attirato la delocalizzazione produttiva di molte imprese occidentali e giapponesi. La delocalizzazione è stata incoraggiata anche da un crescente livello delle infrastrutture e dei trasporti, da una politica governativa favorevole e, a detta di alcuni, da una svalutazione competitiva del renminbi. Secondo le stime dell'OCSE, le imprese private hanno prodotto oltre il 50% del PIL del 2005, rispetto all'1% del 1978. La borsa di Shanghai è la quinta a livello mondiale per capitalizzazione complessiva. La Cina inoltre da poco tempo ha superato gli U.S.A. come paese più industrializzato del mondo grazie alla delocalizazione della produzione, dai paesi ricchi a stati dove la manodopera costa meno.

Nanjing Road, la via più famosa per lo shopping a Shanghai.

L'enorme sviluppo economico ha trascinato milioni di cinesi fuori dalla povertà: nel 2009 circa il 10% della popolazione viveva con meno di 1 dollaro al giorno (secondo la PPA), rispetto al 64% del 1978. L'aspettativa di vita è salita a 73 anni. La disoccupazione nelle città alla fine del 2007 era scesa al 4%, mentre la disoccupazione media si attesta attorno al 10%. Al contempo sono cresciuti notevolmente sia la fetta di popolazione appartenente al ceto che i super ricchi (individui con un patrimonio superiore a 10 milioni di yuan). Tuttavia la crescita economica si è concentrata nelle regioni industrializzate del sud-est, contribuendo ad allargare la disparità di reddito tra le diverse regioni della Cina.

Il sistema energetico è ancora inefficiente: sebbene negli ultimi decenni del 1900 e nei primi del 2000 la Cina sia il maggior consumatore mondiale di elettricità, ha bisogno di molta più energia della media dei paesi OCSE per svolgere gli stessi processi industriali, e circa il 70% della produzione viene dalle centrali a carbone, il combustibile fossile di cui la Cina è più ricca (i maggiori giacimenti si trovano nello Xinjang). Per ovviare a questo ritardo strutturale il governo sta promuovendo fortemente fonti di energia più pulite: la Cina è il secondo paese al mondo per produzione di energia eolica dopo gli Stati Uniti, e sfrutta molto anche il suo potenziale idroelettrico (degna di nota è la Diga delle Tre Gole, la più grande al mondo); inoltre sono attive 4 centrali nucleari, per un totale di 11 reattori, e altri 17 sono in costruzione con l'obiettivo di soddisfare il 6% del fabbisogno energetico con l'energia nucleare entro il 2020.

ipolit strambu - la Cina
Tratto della ferrovia del Qingzang.

La rete stradale cinese si estende per una lunghezza complessiva di 1,87 milioni di km, concentrati maggiormente lungo la zona costiera, di cui 34.300 km sono costituiti da strade a scorrimento veloce. A partire dagli anni novanta i collegamenti stradali sono notevolmente aumentati grazie alla costruzione di una rete autostradale che collega l'intera nazione, conosciuta come National Trunk Highway System (NTHS): alla fine del 2009 si contano in Cina 65.000 km di autostrade. I veicoli per uso privato crescono a un ritmo annuo del 15%, e nel 2009 il mercato automobilistico cinese è diventato il maggiore mercato mondiale, superando quello statunitense.

La rete ferroviaria operativa ha raggiunto 73.100 km di cui 23.700 km di ferrovie a più binari e 18.500 km di ferrovie elettriche. La Cina possiede la più vasta rete ferroviaria ad alta velocità, con oltre 7.050 km complessivi di tratte. È degna di nota la ferrovia del Qingzang, inaugurata nel 2006 a coronamento di un progetto iniziato negli anni cinquanta, che collega Lhasa, capitale del Tibet, al resto della rete nazionale: è la strada ferrata più alta del mondo, sviluppandosi per l'80% del suo percorso oltre i 4000 metri, e toccando i 5.072 m, ed è per questo anche una delle infrastrutture ferroviarie di più alto livello tecnologico. Il treno costituisce, insieme agli autobus, il mezzo di trasporto più frequentato anche per le tratte lunghe, vista la relativa onerosità dei viaggi aerei. Lo sviluppo del sistema ferroviario, monopolizzato dallo Stato, è stata la risposta privilegiata alla crescente domanda di trasporti che ha accompagnato lo sviluppo economico cinese, ed è per questo che molte centri urbani in forte crescita si stanno dotando di trasporti pubblici su rotaie. Hanno costruito una rete metropolitana, nell'ordine: Pechino (1969), Hong Kong (1979), Tientsin (1980), Shanghai (1995), Canton (1999), Shenzhen (2004), Wuhan (2004), Nanchino (2005) e Chongqing (2005).

Per quanto riguarda il trasporto marittimo, cruciale per esportare la produzione manifatturiera cinese sui mercati mondiali, nei maggiori porti è stato recentemente migliorato il sistema di movimentazione dei container. Tutti i maggiori porti (Hong Kong, Shanghai, Shenzhen, Tsingtao, Tientsin, Canton, Xiamen, Ningbo, Dalian) fanno parte del circuito dei primi 50 containers-ports del mondo, dove ogni anno transitano anche più di 100 milioni di tonnellate di merci.

Anche il sistema aeroportuale si è fortemente sviluppato recentemente. Fino al 2007 erano 467 gli aeroporti di qualsiasi tipo attivi in Cina, il più grande e trafficato dei quali è l'Aeroporto Internazionale di Pechino, e i maggiori hub sono quelli di Pechino, Shanghai e Canton.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Le principali regioni della Cina.

Il territorio cinese, terzo Paese del mondo per estensione, varia in altitudine dal livello del mare ad est, alla vetta dell'Everest (la montagna più alta del mondo) al confine con il Nepal. Le regioni meridionali confinanti con Laos, Vietnam e Myanmar sono ricoperte da foreste pluviali tropicali, mentre in Mongolia Interna sul permafrost dei Monti Da Hinggan, cresce una vegetazione simile alla tundra. La Cina ospita inoltre le più importanti zone umide dell'Estremo Oriente, il più lungo fiume dell'Asia (il Fiume Azzurro) e le sorgenti di due fiumi di inestimabile importanza per centinaia di milioni di persone dell'Asia meridionale e sud-orientale - il Gange e il Mekong. Ma un quinto della Cina è coperto anche da deserti, soprattutto nel nord-ovest del Paese, e aride steppe ricoprono vaste zone dei monti Altai, Tian Shan e Kunlun, nell'estremo ovest, regioni che non possono essere raggiunte né dal monsone di sud-ovest, bloccato dall'altopiano tibetano, né da quello di sud-est, che non raggiunge la zona per la notevole distanza dal mare. Questa gran diversità di topografia ed habitat ha portato ad un notevole sviluppo della vita vegetale e animale.

Foreste[modifica | modifica wikitesto]

In Cina si riscontra una gran varietà di foreste. Sia nelle zone nord-orientali che in quelle nord-occidentali si innalzano montagne ricoperte da gelide foreste di conifere in cui vivono animali come l'alce e l'orso dal collare, oltre a circa 120 specie di uccelli. Nelle foreste di conifere più umide, spesso si sviluppano boschetti di bambù, rimpiazzati, ad altitudini più elevate, da boscaglie di rododendri, ginepri e tassi. Le foreste subtropicali, che dominano le regioni della Cina centrale e meridionale, sono il regno di circa 146.000 specie vegetali, ma anche del famoso panda gigante, della scimmia dorata e della tigre della Cina meridionale. Le foreste pluviali tropicali e quelle monsoniche, confinate allo Yunnan e ad Hainan, contengono circa un quarto di tutte le specie vegetali e animali della Cina.

Praterie[modifica | modifica wikitesto]

Le praterie ricoprono circa un terzo della superficie totale della Cina. Di queste, le più vaste e fertili sono concentrate quasi tutte in Mongolia Interna, Ningxia, in alcune zone del Qinghai e in Tibet. Queste distese erbose sono l'habitat principale di tre specie a rischio estinzione: il cavallo di Przewalski, l'asino selvatico asiatico e il cammello della Battriana (l'antenato dei cammelli domestici). Spesso gli animali selvatici entrano in competizione diretta con quelli domestici e perciò i carnivori presenti nell'area vengono avvelenati o catturati con trappole; molto frequenti sono anche gli incendi appiccati volutamente dall'uomo per incrementare le zone di pascolo. Tale pratica è stata recentemente vietata dal Governo, ma nelle aree più remote la legge è difficile da far rispettare.

Ecosistemi d'acqua dolce[modifica | modifica wikitesto]

Fiume Lijiang.

Gli habitat d'acqua dolce ricoprono un ruolo importantissimo in Cina e un'altissima percentuale della popolazione dipende direttamente dalle zone umide - paludi, fiumi e laghi - per l'attività economica, l'irrigazione e l'acqua potabile. Sette dei più importanti fiumi del mondo nascono dagli altopiani della Cina occidentale. Il Fiume Giallo (Huang He), il Fiume Azzurro (Chang Jiang), il Lancang Jiang (Mekong) e il Salween nascono dalle zone orientali dell'altopiano del Tibet-Qinghai, mentre l'Indo, il Gange e il Brahmaputra da quelle meridionali. Questi fiumi sono una fonte inesauribile di acqua, utilizzata sia per bere che a scopo agricolo, ma anche un'importantissima via di comunicazione; non bisogna inoltre dimenticare l'importanza culturale e religiosa che rivestono per circa due miliardi di abitanti di Cina, India, Pakistan, Bangladesh e Asia sud-orientale. I fiumi suddetti danno origine a molte delle migliaia di laghi d'acqua dolce della regione.

Nel nord-est si trova la maggior parte delle paludi d'acqua dolce della Cina. Un'area di 20.000 chilometri quadrati della pianura di Sanjiang, nell'Heilongjiang, è essenzialmente una distesa di laghi d'acqua dolce poco profondi e di letti fluviali dove i fiumi Heilongjiang, Sungari e Wusuli si riuniscono insieme. Questo ecosistema si riscontra anche nel Jilin, nel Liaoning e in Mongolia Interna. Una delle più note aree protette di palude è la Riserva Naturale di Zhalong, un'area di 2000 chilometri quadrati, creata nel 1979 per proteggere i siti di nidificazione della gru della Manciuria e di altri uccelli che vi trascorrono l'inverno. Queste paludi sono anche di grande valore per la raccolta di canne, la maggior parte delle quali viene trasformata in pasta per carta. Gli uccelli acquatici possono vivere nei terreni di raccolta delle canne, almeno ai livelli attuali, dando vita, quindi, ad uno splendido connubio tra conservazione della natura e sviluppo economico. Nel Sichuan occidentale, le paludi offrono terreno di nidificazione alle gru collonero e alle oche indiane.

Tra i laghi della Cina vi sono le più famose zone umide dello Stato: il Poyang Hu, nel Chiangsi, e il Dongting Hu, nell'Hunan. Il Dongting Hu, il secondo lago d'acqua dolce più grande della Cina, è di estrema importanza per varie specie di animali selvatici, come il delfino di fiume del Fiume Azzurro e lo storione cinese, ma anche per molti uccelli acquatici che vi svernano. Il Poyang Hu è formato da un complesso di laghetti e zone paludose la cui estensione varia stagionalmente; le inondazioni estive rendono fertilissimo il terreno circostante in autunno e tale caratteristica attrae sia i contadini che gli uccelli migratori. L'importanza dell'area è difficile da sopravvalutare, dato che questi laghi costituiscono l'habitat di svernamento per la quasi totalità della popolazione globale di gru siberiana (circa duecento esemplari), così come per cinquecentomila uccelli che fanno del Poyang Hu la propria dimora durante i mesi invernali. Dal 2000, tuttavia, alcuni dei più grandi laghi del Poyang sono rimasti in secca alla fine dell'autunno e gli uccelli acquatici si sono ritrovati con una minore disponibilità di cibo.

Laghi d'acqua salata[modifica | modifica wikitesto]

Circa metà dei laghi della Cina sono salati e anche questi, come quelli d'acqua dolce, offrono rifugio a moltissimi uccelli acquatici. Quasi tutti sono concentrati nella Cina nord-occidentale, nei bacini endoreici dell'altopiano tibetano settentrionale e del bacino dello Zaidan. Il più grande di essi è il Qinghai, uno specchio d'acqua di 4.426 chilometri quadrati che ogni estate attrae migliaia di uccelli, compresi i cormorani, i gabbiani del Pallas, le oche indiane e le avocette bianche e nere. Allo stesso modo, il bacino del Tarim, nello Sinkiang, dà sostentamento ad una delle più grandi popolazioni di cicogne nere della Cina. La zona dell'altopiano di Ordos, in Mongolia Interna, così come il Taolimiao-Alashan Nur (un lago dello Sinkiang), offre terreno di nidificazione al raro gabbiano relitto. La maggior parte di questi laghi e paludi varia di livello a seconda delle stagioni ed è minacciata dal sempre più consistente bisogno d'acqua per l'utilizzo umano.

Zone umide costiere[modifica | modifica wikitesto]

La linea costiera della Cina si snoda per circa 18.000 km e si estende dal Golfo di Bohai, gelato in inverno, alle acque tropicali del Mar Cinese Meridionale. Le zone umide costiere sono un'importante zona di sosta per gli uccelli che seguono la rotta migratoria tra la Siberia e l'Australia. L'isola di Chongming, nel delta dello Fiume Azzurro, presso Shanghai - la più grande città della Cina ed una delle regioni a maggior sviluppo demografico - gioca un'importanza vitale per questi migratori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Membro permanente del CdS
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ è famoso anche per aver massacrato i suoi stessi figli, per paura di perdere il trono
  6. ^ Pu Yi de facto ritornò a governare lo stato fantoccio instaurato dagli invasori giapponesi, il Manchukuo (Manciuria)
  7. ^ Peter Gordon, Review of "China: The Balance Sheet -- What the World Needs to Know Now About the Emerging Superpower", The Asia Review of Books. URL consultato il 24 dicembre 2007.
  8. ^ Lyman Miller, China an Emerging Superpower?, Stanford Journal of International Relations. URL consultato il 24 dicembre 2007.
  9. ^ Country profile: China, BBC News, 1º luglio 2009. URL consultato il 14 luglio 2009.
  10. ^ (EN) Fighting Poverty: Findings and Lessons from China’s Success, World Bank. URL consultato il 20 gennaio 2014.
  11. ^ Jim Landers [China's rapidly aging population may strain its economy August 11, 2008. Accessed October 15, 2008.
  12. ^ Pechino’s Olympic Quest: Turn Smoggy Sky Blue - New York Times
  13. ^ Asia-Pacific | China fails environment targets, BBC News, 10 gennaio 2007. URL consultato il 15 giugno 2009.
  14. ^ Dato aggiornato il 30 febbraio 2012. Cfr. Total Population on the Mainland of China. URL consultato il 14-04-2010., sito che aggiorna automaticamente la popolazione cinese
  15. ^ (dato aggiornato ad aprile 2010)
  16. ^ a b 2010 Chinese Spiritual Life Survey conducted by Dr. Yang Fenggang, Purdue University’s Center on Religion and Chinese Society. Statistics published in: Katharina Wenzel-Teuber, David Strait. People’s Republic of China: Religions and Churches Statistical Overview 2011. Religions & Christianity in Today's China, Vol. II, 2012, No. 3, pp. 29-54, ISSN: 2192-9289.
  17. ^ (EN) Lewis, M. Paul (coord.), Languages of China in Ethologue. Languages of the world. URL consultato il 29 novembre 2010.
  18. ^ L'Assemblea nazionale in prima votazione non approva la nuova tassa sui carburanti nel 1999 (articolo in inglese)
  19. ^ China changes law to limit death sentence, China Daily, 31 ottobre 2006.
  20. ^ China's Armed Forces, CSIS (Page 24) (PDF), 25 luglio 2006.
  21. ^ Il Partito Comunista Cinese supera gli 85 milioni di membri, Xinhua, 30 giugno 2013. URL consultato il 24 luglio 2013.
  22. ^ Sotto sovranità britannica dalla fine della Guerra dell'oppio e tornata sotto la giurisdizione cinese dal 1º luglio 1997; la città godrà fino al 2046 di uno status amministrativo speciale, costituito da un sistema di amministrazione politica e un regime economico diversi e parzialmente indipendenti se confrontati con il resto delle province sottoposte all'autorità del governo centrale della RPC
  23. ^ Sotto sovranità portoghese per acquisto della durata di 500 anni alla fine del XVII secolo come base commerciale, e trasferita sotto alla sovranità cinese il 20 dicembre 1999; ancora nel secondo decennio del 2000 gode di uno statuto amministrativo simile a quello di Hong Kong
  24. ^ Il governo cinese ha aperto un sito nel tentativo di sconfessare le accuse a lui rivolte. La sua parzialità è dunque intrinseca, ma se ne consiglia comunque la visione [1].
  25. ^ Campagne - Pena di morte - Temi principali - Dati pena di morte nel 2010
  26. ^ SINTESI DEI FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2007 (e dei primi sei mesi del 2008)
  27. ^ Fonte Asianews
  28. ^ Fonte: Nessuno tocchi caino
  29. ^ (EN) Rapporto indipendente dei canadesi David Masa, legale esperto in diritti umani, e David Kilgour, ex parlamentare.
  30. ^ secondo il presidente della Società britannica per i trapianti (BTS) Stephen Wigmore Fonte Asianews
  31. ^ Codice penale cinese
  32. ^ Rappordo in pdf di Amnesty International sulla pena di morte in Cina
  33. ^ A proposito delle condizioni di lavoro dei minatori, Li Yizhong ha comunicato all'agenzia statale Xinhua i seguenti dati: nel 2007, almeno 12 incidenti in miniera sono stati occultati. Le morti certificate, nell'anno 2006, sono state 4.750 secondo lo stesso Li. Si parla ufficiosamente di un numero effettivo di 20.000. Fonte Tempus Vitae[2].
  34. ^ Jung Chang, "Mao. La storia sconosciuta"
  35. ^ sito ufficiale
  36. ^ art. 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, [3]
  37. ^ si veda [4], anche riguardo al punto precedente
  38. ^ si veda anche l'art. 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo [5]
  39. ^ Fonte AsiaNews. [6]
  40. ^ fonte Asianews. Si veda [7], anche per alcune considerazioni[quali?] presenti nei paragrafi precedenti[quali?].
  41. ^ Fonte Asianews. [8].
  42. ^ www.ilsole24ore.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Linda Benson, La Cina dal 1949 a oggi, Bologna, Il Mulino, 2011, ISBN 978-88-15-24725-4.
  • Marie-Claire Bergère, La Repubblica Popolare Cinese dal 1949 ai giorni nostri, Bologna, Il Mulino, 1994.
  • Silvia Bianchi, Cina tra sviluppo e democrazia, Editrice UNI Service, Trento, 2009, ISBN 978-88-6178-389-8
  • Enzo Biagi "Cina" Rizzoli, 1979
  • Salvatore Monni "Gli squilibri della crescita cinese", AffariInternazionali, August 2009. http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1219
  • Ignazio Musu, La Cina contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2011, ISBN 978-88-15-23295-3.
  • Franco Olimini 'Ma dove vanno i cinesi ?' Ed. Antropia, 2012
  • Renata Pisu Cina, Il drago rampante
  • Federico Rampini "Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica del mondo" Mondadori, 2005.
  • Federico Rampini "L'impero di Cindia" Mondadori, 2006.
  • Ilaria Maria Sala, Lettere dalla Cina, Ed. Una città, Forlì 2011
  • Antonio Saltini, L'Asia abbandona il riso. È la più grande rivoluzione alimentare della storia, in Spazio rurale, n. 3, marzo 2005
  • Alessandro Spaventa e Salvatore Monni "Al largo di Okinawa Petrolio, armi, spie e affari nella sfida tra Cina e Usa", Laterza, 2009.
  • Tiziano Terzani, La porta proibita - 1985
  • Luigi Tomba, Storia della Repubblica popolare cinese, Milano, Mondadori, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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