Equus hemionus

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Asino selvatico asiatico
Kulaani Korkeasaari.jpg
Un kulan allo zoo di Helsinki
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Perissodactyla
Famiglia Equidae
Genere Equus
Specie E. hemionus
Nomenclatura binomiale
Equus hemionus
Pallas, 1775
Sinonimi
  • Equus bahram (Pocock, 1947)
  • Equus bedfordi Matschie, 1911
  • Equus blanfordi (Pocock, 1947)
  • Equus castaneus Lydekker, 1904
  • Equus dzigguetai (Wood, 1879)
  • Equus finschi Matschie, 1911
  • Equus hamar C. H. Smith, 1841
  • Equus hemionos Boddaert, 1785
  • Equus hemippus I. Geoffroy Saint-Hilaire, 1855
  • Equus indicus George, 1869
  • Equus khur Lesson, 1827
  • Equus kulan (Groves e Mazák, 1967)
  • Equus luteus Matschie, 1911
  • Equus onager Boddaert, 1785
  • Equus onager Pallas, 1777
  • Equus syriacus Milne-Edwards, 1869
  • Equus typicus Sclater, 1891
Areale

Equus hemionus map.png

L'asino selvatico asiatico (Equus hemionus Pallas, 1775) è un mammifero perissodattilo della famiglia degli Equidi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

A differenza dei cavalli, l'asino selvatico asiatico, alto al garrese fino a 130 cm e con un peso che può raggiungere i 260 kg, ha solo la metà posteriore della coda ricoperta di pelo, possiede orecchie simili a quelle degli asini africani, ha un mantello di colore variabile dal giallo pallido al bruno rossastro, con una striscia scura in corrispondenza della colonna vertebrale, e ha sia la criniera sia il ciuffo della coda nero-bruni. Il suo verso è intermedio tra il nitrito del cavallo e il raglio dell'asino.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

In tempi storici l'asino selvatico asiatico era diffuso in gran parte della Mongolia, spingendosi a nord fino alla Transbaikalia (Russia), a est fino alla Mongolia Interna nord-orientale (Cina) e, forse, alla Manciuria occidentale (Cina), e a ovest fino alla Porta di Zungaria. Si incontrava inoltre in Kazakistan e in Russia, a nord del corso superiore dell'Irtysh e dell'Ural; a ovest il suo areale si spingeva fino al versante settentrionale del Caucaso e al Mar Nero, almeno fino al fiume Dniestr (Ucraina), all'Anatolia (Turchia) e alla Siria; a sud raggiungeva le coste sud-orientali del Mar Caspio, in Iran, l'Iraq settentrionale, l'Afghanistan e il Pakistan, fino al deserto di Thar, nell'India nord-occidentale. Era diffuso anche nella penisola arabica fino alle regioni centrali dell'Arabia Saudita. Sopravvisse in Armenia e Azerbaigian fino al XVII-XVIII secolo. Nell'ultima roccaforte occidentale del suo areale, la Siria, l'asino selvatico scomparve nel 1927.

A partire dal XIX secolo l'intero areale dell'asino selvatico asiatico è diminuito enormemente. Oggi, le popolazioni più numerose si incontrano nelle regioni meridionali della Mongolia e delle adiacenti zone della Cina settentrionale. La specie sopravvive inoltre con alcune popolazioni isolate nel Rann di Kutch (India), nella Riserva naturale di Badkhyz (Turkmenistan) e in Iran, nel Parco Nazionale di Touran e nella Riserva di Bahramgor. Alcune popolazioni sono state reintrodotte nelle seguenti aree: l'isola di Barsa-Khelmes, nel Mare d'Aral (Kazakistan); la Riserva di Aktay-Buzachinskiy, lungo le coste orientali del Mar Caspio (Kazakistan); le riserve di Andasayskiy e Kapchagayskoye, nel Kazakistan sud-orientale; nel Centro di Allevamento delle Gazzelle Subgutturose nei pressi di Bukhara (Uzbekistan); nelle località di Meana-Chaacha, Kaakha, Kopet Dag e nella Valle di Sumbar, nel Turkmenistan meridionale (nella stessa zona erano stati reintrodotti altri esemplari nelle zone di Kurtusu e Germab, non sopravvissuti a lungo); nell'area del lago Sarakamish, nel Turkmenistan settentrionale; nella penisola di Beruchi (Ucraina), nel Negev (Israele meridionale) e a Taïf (Arabia Saudita). Le popolazioni reintrodotte in Ucraina, Israele e Arabia Saudita, però, non appartengono alla sottospecie che un tempo viveva in quelle aree, l'emippo, ormai estinta.

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Gli asini selvatici asiatici sono tipici abitanti dei territori desertici e semidesertici, ed evitano di solito le zone aperte, preferendo trattenersi sulle colline ricche di ripari, ove si nutrono in prevalenza di erbe e di piante con elevato contenuto salino. Sono più legati all'acqua degli asini selvatici africani, e si recano ogni giorno (al mattino o la sera) al luogo di abbeverata, se questo non dista più di 20 km dalla zona in cui vivono; in caso contrario devono comunque dissetarsi a intervalli di 2-3 giorni. I deserti completamente privi d'acqua sono dunque inabitabili anche per questi veloci Equidi. Il «problema dell'acqua» è senza dubbio anche la principale ragione della scomparsa degli asini selvatici da molte parti del loro originario territorio di diffusione: i pozzi naturali divennero infatti proprietà dell'uomo, che li utilizzò per i suoi animali domestici, scacciando gli asini, sebbene questi bevano anche acqua con un elevato contenuto salino. L'estensione del territorio personale dei singoli branchi oltre che dalla disponibilità di cibo è determinata anche dalla presenza di luoghi d'abbeverata. Nelle regioni settentrionali questi Equidi migrano dalle zone semidesertiche innevate in quelle steppose, ove la vegetazione erbacea non è ancora completamente ricoperta dalla neve.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Gli asini selvatici asiatici trascorrono l'intero giorno pascolando, concedendosi brevi interruzioni solo per prendere un bagno di sabbia e scacciare così gli insetti che li infastidiscono; durante la notte riposano di solito allungati al suolo in mezzo a cespugli bassi e situati a una certa distanza l'uno dall'altro. Quando si recano all'abbeverata gli animali si muovono in gruppo, ma una volta giunti alla meta si spingono sulla riva isolatamente, senza dubbio per ragioni di sicurezza. Il branco viene guidato di solito da una femmina, che in caso di pericolo viene però sostituita dal maschio. Questi animali possono raggiungere su brevi distanze una velocità di 60-70 km all'ora, e secondo i dati raccolti da Bannikov sono in grado di mantenere un'andatura sui 40-50 km orari anche su tratti abbastanza lunghi[2]. V. Heptner ha constatato nell'Unione Sovietica che un cavaliere, anche in groppa al miglior cavallo, non riesce a raggiungere un kulan[3]. La stessa cosa viene affermata da Arnulf Johannes, un cacciatore della società «Carl Hagenbeck», a proposito dell'onagro, che egli definisce «uno degli animali più resistenti», aggiungendo: «Poiché volevo verificare se l'onagro fosse realmente così resistente, inseguimmo una femmina per oltre un'ora e tre quarti, sempre a una velocità di 45-48 km all'ora; quando alla fine la lasciammo allontanare, nonostante l'elevata temperatura l'animale non aveva sulla pelle la minima traccia di sudore»[2].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

L'epoca degli amori sembra dipendere dalle condizioni ambientali esistenti nei diversi territori. Dopo una gestazione di undici mesi, le femmine partoriscono un piccolo, che viene sempre seguito dalla madre, quando cerca protezione tra la vegetazione o le rocce. Dopo un paio di settimane il cucciolo acquisisce una tale padronanza dei movimenti da poter seguire il branco in caso di fuga, e all'età di un mese si unisce definitivamente agli altri componenti del gruppo, seguendoli al pascolo. Benché sia in grado di svilupparsi ottimamente anche senza il latte materno già a partire dal quarto o quinto mese, continua a essere allattato fino a 9 mesi o addirittura fino a un anno. La maturità sessuale viene raggiunta al terzo anno dalle femmine e al quarto dai maschi. Allo stato libero gli asini selvatici dell'Asia vivono fino all'età di 10-12 anni, in cattività addirittura fino a 24. Se ben nutriti, possono raggiungere un peso di 200-250 kg. Oltre all'uomo, il loro più temibile nemico è il lupo, che soprattutto negli inverni rigidi compie stragi tra i piccoli, cercando tuttavia di evitare lo scontro diretto con il gruppo degli adulti. Quando un'alta coltre di neve gelata impedisce agli animali di mangiare e di muoversi liberamente, molti di essi muoiono: secondo i dati raccolti da Sludskij, ciò fu la causa principale della forte riduzione numerica degli asini selvatici verificatasi nel Kazakistan negli inverni 1879-1880 e 1891-1892, e di quella del 1934 nel Turkmenistan[4].

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Si distinguono attualmente cinque sottospecie di asini selvatici asiatici:

Sottospecie Autore Descrizione Stato di conservazione Sinonimi
Emione
E. h. hemionus

3 khulan am Wasser Abend.jpg

Pallas, 1775 È un animale abbastanza grande, di cui rimangono solo piccoli branchi in Mongolia; si distingue per il cranio allungato, il mantello color grigio sabbia sulle parti superiori in estate, più chiaro in inverno, e la striscia scura dorsale piuttosto sottile e poco marcata. Vulnerabile castaneus Lydekker, 1904

finschi Matschie, 1911
hemionos Boddaert, 1785
typicus Sclater, 1891

Emippo
E. h. hemippus

SyrianWildAss-London Zoo.jpg

I. Geoffroy Saint-Hilaire, 1855 Diffuso in Siria, Mesopotamia e nella parte settentrionale della penisola arabica e purtroppo ormai sterminato, si distingueva per avere il profilo del muso «ondulato», gli occhi spostati verso la sommità del capo, una colorazione variabile dal giallo sabbia al giallo-bruno sulle parti superiori del corpo e bianca sull'addome, la striscia dorsale estesa fino all'estremità della coda e gli zoccoli bordati di scuro. Estinto syriacus Milne-Edwards, 1869
Khur
E. h. khur

Wild ass india.jpg

Lesson, 1827 Quest'asino di media grandezza ha una colorazione giallo-rossastra sulle parti superiori del corpo, e chiara in quelle inferiori; la striscia dorsale termina all'altezza della radice della coda, o prima, e il profilo del muso è «ondulato»; diffuso un tempo in tutti i territori aridi dell'India nord-occidentale, del Pakistan e dell'Iran sud-orientale, oggi è rappresentato solo da piccoli branchi viventi nel deserto del Kutch, a nord della penisola di Kathiawar. In pericolo indicus George, 1869
Kulan
E. h. kulan

Equus hemionus kulan.JPG

Groves e Mazák, 1967 Diffuso nel Turkmenistan e nel Kazakistan, ove è posto sotto rigida protezione, ha la regione occipitale allungata, gli occhi spostati verso il basso e presenta ai lati della striscia scura dorsale una sottile area bianca; secondo i dati raccolti da V. Heptner, non si tratterebbe in realtà di una sottospecie, ma di una razza di onagri. Critico
Onagro
E. h. onager

Pere-Parsi001.jpg

Boddaert, 1785 È un animale di medie dimensioni, dal mantello giallo-bruno chiaro, con la regione occipitale breve, gli occhi piuttosto spostati verso la sommità del capo, la striscia dorsale estesa fino all'estremità della coda e gli zoccoli bordati di nero; oggi in pericolo di estinzione, abita gli altipiani dell'Iran settentrionale. Critico bahram (Pocock, 1947)

dzigguetai (Wood, 1879)
ferus Erxleben, 1777
hamar C. H. Smith, 1841 typicus Sclater, 1891

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Un imponente maschio di khur.

La scomparsa degli asini selvatici dalla periferia del loro areale e la loro diminuzione generalizzata in tutta l'Asia sono imputabili al concorso di fattori direttamente o indirettamente attribuibili all'uomo.

Fra i primi la caccia, condotta con i moderni mezzi in voga in gran parte del mondo arabo, fra i secondi l'alterazione delle associazioni vegetali a causa del pascolo indiscriminato del bestiame e la diffusione di malattie epidemiche dalle greggi domestiche agli animali selvatici. Come se non bastasse, sottili perturbazioni e limitazioni del comportamento degli asini selvatici hanno prodotto autentiche catastrofi negli anni di siccità, quando l'accesso alle fonti d'acqua e ai terreni con il pascolo fertile era precluso dalle recinzioni erette dall'uomo e dalla presenza massiccia e soffocante di branchi di cavalli, asini, mucche, capre e dromedari domestici.

Nel 1941 fu istituita una riserva a Badkhyz in Turkmenistan, estesa per 75.000 ettari con un'area di tutela esterna per una superficie ulteriore di 30.000 ettari, con lo scopo di fermare il declino dei kulan e consentire la diffusione della popolazione in altre località e già nel 1953 un piccolo gruppo è stato trasferito con successo in un'isola del lago d'Aral (Barsa-Khelmes) creando un nuovo branco.

Ben più drammatica era la situazione del khur, l'asino selvatico delle steppe salate che si distendono lungo la frontiera tra India e Pakistan, nella regione del Piccolo e del Grande Rann di Kutch che è estesa 2590 chilometri quadrati. Nel 1940 l'intera popolazione di khur era stimata in 5000 individui e un accurato censimento aereo nel 1969, quando furono contati poco meno di 400 individui, dimostrò inequivocabilmente il drammatico declino di questo animale. Fortunatamente le misure prese hanno fatto nuovamente risalire la popolazione a 3900 esemplari.

Gli asini selvatici di questa interessante sottospecie, ben adattati ai deserti sabbiosi e rocciosi incrostati di sale, vivono in un'autentica isola di steppa vergine assediata dai branchi di bestiame domestico e dalla rapida messa a coltura e riforestazione dei terreni marginali, tanto che solo l'urgente tutela dell'habitat può consentirne la sopravvivenza.

L'emippo del deserto medio-orientale è già passato nella lista nera degli animali che non ritornano, dato che sono ormai nulle le speranze che piccoli branchi isolati sopravvivano ancora nel grande deserto pietroso che corre lungo il confine tra la Siria e la Turchia.

Un tempo ben diffusi in tutta la regione medio-orientale, fino alla penisola d'Arabia, gli asini selvatici appartenenti a quest'ultima sottospecie sono stati intensamente cacciati dalle tribù nomadi che in poche decine di anni hanno cancellato una delle più significative presenze animali della regione.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

L'immagine di un kulan su un francobollo del Kazakistan.

Nei giardini zoologici[modifica | modifica sorgente]

Nei giardini zoologici questi asini si riproducono con relativa facilità e si abituano ottimamente alle nuove condizioni ambientali; i giovani si dimostrano resistenti alle variazioni climatiche, adattandosi senza fatica alla diversa alimentazione. Nei gruppi destinati alla riproduzione, tuttavia, il maschio talvolta si dimostra aggressivo e tormenta le femmine mordendole alle zampe o alla gola, producendo gravi ferite.

Addomesticamento[modifica | modifica sorgente]

Non è stato ancora accertato con sicurezza se la sottospecie della Siria (Equus hemionus hemippus) venisse già addomesticata da antiche popolazioni, quali i Sumeri, e utilizzata per il traino di carri da guerra. Esistono per la verità antiche raffigurazioni, scoperte in Mesopotamia, in cui compaiono animali simili agli asini; potrebbe tuttavia trattarsi di muli o bardotti, dato che gli incroci tra cavallo e asino cominciarono a essere operati già nei tempi antichi. Nei giardini zoologici gli asini selvatici dell'Asia non perdono il loro innato timore neppure dopo anni di vita in cattività e non si lasciano addestrare in modo da poter essere utilizzati come animali da soma, da sella o da traino. Secondo fonti russe del XIX secolo, sembra che soltanto i chirghisi siano riusciti talvolta a far allevare piccoli kulan da cavalle: questi animali si abituavano a unirsi ai branchi dei cavalli e a pascolare liberamente assieme a essi, senza peraltro che i chirghisi riuscissero mai ad addestrarli a trainare carri o a trasportare carichi.

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Come gli asini selvatici africani, anche quelli asiatici si accoppiano con successo con cavalli e zebre: nel XIX secolo simili ibridi furono allevati ripetutamente, soprattutto in Inghilterra, e nello zoo di Berlino fu ospitato per un certo tempo anche un esemplare nato dall'incrocio tra un kulan e un'asina selvatica della Somalia. Poiché gli ibridi fra asini selvatici africani e asiatici sono sterili come i muli e i bardotti, se ne deduce che i genitori appartengono effettivamente a due specie diverse.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Rubenstein, D. & Flander, M. (Equid Red List Authority) 2008, Equus hemionus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b Bannikov, A. G. (1958): Zur Biologie des Kulans Equus hemionus Pallas. Z Säugetierk 23, 157-169
  3. ^ Heptner, V. G. et al. (1966): Kulan. In: Die Säugetiere der Sowjetunion Bd I, 850-857
  4. ^ Sludskij, A. A. Mammals of the Soviet Union: in three volumes / edited by V. G. Heptner and N. P. Naumov.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Duncan, P. (ed.). 1992. Zebras, Asses, and Horses: an Action Plan for the Conservation of Wild Equids. IUCN/SSC Equid Specialist Group. IUCN, Gland, Switzerland.
  • Moehlman, P. & Feh, C. 2002. Equus hemionus. In: IUCN 2004. 2004 IUCN Red List of Threatened Species. <www.iucnredlist.org>. Downloaded on 21 January 2006.
  • Juliet Clutton-Brock, Horse Power: A History of the Horse and the Donkey in Human Societies, USA, Harvard University Press, 1992, ISBN 978-0-674-40646-9.
  • Wolfgang Heimpel, Tierbilder in der Sumerische Literatur, Italia, Studia Pohl 2, 1968, ISBN.
  • Maekawa, K. 1979. The Ass and the onager in Sumer in the late third millennium B.C. Acta sumerologica, Hiroshima, I, 35-62.
  • Asiatic Wild Ass - Equus hemionus;; IUCN/SSC Equid Specialist Group; Species Survival Groups ([1])

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