K2

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« Nel Karakorum il K2 è, per altezza, solo la seconda vetta del mondo, ma tenendo conto di altezza, pericolosità e difficoltà tecniche, è considerato l'ottomila più impegnativo »
(Reinhold Messner, K2 Chogori, p. 14)
K2
K2-big.jpg
Il versante sud del K2
Stati Pakistan Pakistan
Cina Cina
Altezza 8.611 m s.l.m.
Catena Karakorum
Coordinate 35°52′57″N 76°30′48″E / 35.8825°N 76.513333°E35.8825; 76.513333Coordinate: 35°52′57″N 76°30′48″E / 35.8825°N 76.513333°E35.8825; 76.513333
Altri nomi e significati ChogoRi (baltì)
Dapsang (baltì)
Godwin-Austen (desueto)
Data prima ascensione 31 luglio 1954
Autore/i prima ascensione Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, della spedizione italiana guidata da Ardito Desio
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Pakistan
K2

Il K2, conosciuto anche come Monte Godwin-Austen, ChogoRi (lingua balti) o Dapsang, posto nel gruppo del Karakorum appartenente alla catena dell'Himalaya, è con i suoi 8.611 metri di altitudine s.l.m la seconda montagna più alta della Terra dopo l'Everest.

Si trova al confine tra la parte del Kashmir controllata dal Pakistan e la Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan di Xinjiang, Cina.

ChogoRi significa Grande montagna,[1] ma per la sua difficoltà alpinistica e per il fatto che in media per ogni 4 alpinisti che tentano la scalata, uno muore, il K2 è conosciuto anche come la Montagna Selvaggia. Fra gli Ottomila, il K2 ha il terzo più alto tasso di mortalità di scalata dopo l'Annapurna e il Nanga Parbat. Reinhold Messner indica che si tratta dell'Ottomila più difficile da scalare[2] e la sua opinione è condivisa anche da altre fonti.[3] La sua difficoltà è la somma di diversi fattori: l'estrema ripidezza di tutti i suoi versanti, la presenza di tratti di arrampicata impegnativi in prossimità della vetta, e l'assenza quasi totale di posti adatti ad un campo.[3]

La cima fu raggiunta per la prima volta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli il 31 luglio 1954, due alpinisti di una spedizione italiana guidata da Ardito Desio.[4][5]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Schizzo di Montgomery per il K2.

Il nome K2 che sta per Karakorum 2, cioè la seconda cima del Karakorum, fu assegnato da T.G. Montgomery, un membro del gruppo che guidato da Henry Godwin-Austen effettuò i primi rilevamenti nel 1856.

Il "2" nacque in effetti da un errore di misurazione dell'altezza della cima. Come K1 venne indicato il Masherbrum che invece è considerevolmente più basso. Ma per pura coincidenza il numero 2 corrispondeva alla posizione della montagna nella lista delle cime più alte del mondo, e questo ne ha giustificato il suo mantenimento anche successivamente.

Secondo quanto riferito da H. Adams Carter, il nome ChogoRi sarebbe una creazione occidentale, nata dall'unione delle parole Baltì chhogo (grande) e ri (montagna), e non sarebbe utilizzato dalla popolazione locale, per la quale il nome della montagna sarebbe semplicemente K2, pronunciato Ke-tu.[1][6] Il termine Ketu sta addirittura assumendo per i Baltì il significato di picco elevato, o grande montagna.[1]

Alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

Difficoltà[modifica | modifica wikitesto]

La difficoltà dell'ascensione del K2 è molto maggiore di quella dell'Everest, i cui pendii sono molto meno ripidi e affrontabili anche da alpinisti non perfettamente esperti ed addestrati, purché opportunamente equipaggiati per le bassissime temperature e con respiratori per superare l'elevata rarefazione dell'aria in quota.

Oltre che una forte pendenza, il K2 presenta infatti numerosi passaggi alpinistici difficili, ripidi e ad altissima quota, laddove la via normale per l'Everest presenta come difficoltà alpinistica il solo Hillary step.

Il K2 è inoltre situato in luoghi remoti: il campo base è infatti a 80 km di distanza a piedi dalla più vicina località raggiunta da veicoli, Askole, 60 dei quali sono da percorrere sul ghiacciaio Baltoro.[7]. Per una spedizione in stile himalayano è già un'enorme difficoltà arrivare a trasportare e montare il campo base, infatti si contano molte sciagure già relativamente a questa fase.

La latitudine del K2 è inoltre di 8 gradi più a nord dell'Everest, il che, se da una parte affievolisce l'impeto del monsone, dall'altro rende il clima più rigido e più difficilmente prevedibile: la montagna è infatti spesso sottoposta allo scatenarsi di pericolosissime tempeste che durano diversi giorni e che in certi anni hanno impedito di raggiungere la vetta per l'intera stagione.

La difficoltà del K2 è testimoniata dall'elevata percentuale di insuccessi sul numero totale di tentativi, comprese anche numerose vere e proprie tragedie. La seconda ascensione è avvenuta ben 23 anni dopo la prima, cioè nel 1977. Fino al 2007, solamente 278 persone[8] (di cui 35 italiane) hanno raggiunto la vetta, contro le oltre 3000 che hanno raggiunto quella dell'Everest; inoltre 66 persone vi hanno perso la vita (spesso nella fase di discesa), delle quali ben 16 nel 1986. Per quanto ci siano stati dei tentativi, non è finora stata effettuata alcuna ascensione invernale del K2.

Percorsi e accessi[modifica | modifica wikitesto]

Le principali vie di ascensione aperte sul versante pakistano della montagna. A: Cresta Ovest; B: Parete Ovest; C: Pilastro Sudovest; D: Parete Sud; E: Sperone Sud-Sudest; F: Sperone Abruzzi
Il versante nord, cinese, del K2.

Vi sono diverse vie di ascensione al K2, tutte presentano difficoltà in comune che sono la ripida pendenza, la forte esposizione e numerosi difficili passaggi alpinistici.

Sul versante pakistano, il più conosciuto e frequentato, vi sono le seguenti vie:

  • Cresta Ovest - scalata nel 1981. (Lettera A nell'immagine)
  • Parete Ovest - tecnicamente difficile ad elevata altitudine, scalata da una cordata russa nel 2001. (Lettera B)
  • Pilastro Sud-Sudovest - battezzato Magic Line da Messner e obiettivo originale della spedizione da lui guidata nel 1979 (che deviò ben presto sul classico Sperone Abruzzi).[9] Via tecnica e tra le più difficili, fu scalata nel 1986 dal trio polacco slovacco Piasecki-Wroz-Bozik dopo numerosi tentativi, come quello di Renato Casarotto che, arresosi a 300 m dalla cima, morì sulla via del ritorno. Da allora una spedizione catalana è stata la sola a ripeterla.[10] (Lettera C)
  • Parete Sud o "Via Polacca" - estremamente esposta alle valanghe e molto pericolosa. Reinhold Messner con una sola occhiata la giudicò una via suicida.[senza fonte] Scalata nel 1986 dai polacchi Jerzy Kukuczka e Tadeusz Piotrowski. Mantiene ancora oggi la sua fama, visto che finora nessuno è riuscito a ripetere l'impresa. (Lettera D)
  • Sperone Sud-Sudest o "Via Cesen" - variazione dello Sperone degli Abruzzi, a cui si ricongiunge. Salita per la prima volta da Tomo Česen in solitaria nel 1986. La linea era già stata tentata dalla spedizione inglese di Doug Scott nel 1983. È forse la via più sicura in quanto evita il primo grande ostacolo dello Sperone Abruzzi, la Piramide Nera. (Lettera E)
  • Cresta Nordest - via lunga e con cornici, inaugurata da Rick Ridgeway, John Roskelly, Lou Reichardt e Jim Wickwire nel 1978
  • Sperone degli Abruzzi (o cresta Sudest) - è stata la via utilizzata per la prima ascesa e, nonostante sia considerata la "via normale", è piuttosto difficile e pericolosa. (Lettera F)

Sul versante cinese, molto meno esplorato e frequentato, anche perché le autorità cinesi impediscono l'utilizzo di portatori locali quali gli sherpa nepalesi, esistono solo 2 percorsi esplorati:

  • Cresta Nord - inaugurata da una grande spedizione giapponese nel 1982, è forse uno dei percorsi himalayani più interessanti; da affrontare in gruppi numerosi, anche se ci sono problemi di spazio al campo 1 e al campo 4
  • Parete Nordovest - inaugurata nel 1992, prevede il passaggio per la cresta Nordovest per poi ricollegarsi al percorso precedente

Avvicinamento[modifica | modifica wikitesto]

L'avvicinamento dal versante pakistano comporta diverse tappe e richiede, a volte, più di due settimane.

Il trekking di avvicinamento parte normalmente da Rawalpindi o da Islamabad, da dove ci si trasferisce in aereo a Skardu, nel nord del Pakistan. Poi ci si reca, normalmente con mezzi fuoristrada, al villaggio di Askole, da dove si prosegue a piedi. Durante la marcia di avvicinamento si incontrano diversi paeselli e campi attrezzati, tra cui: Korophone, Jhula, Bardumal, Paiju, Khuburse, Urdukas e Goro. Il K2, però, non si mostra fino a che non si giunge al Circo Concordia, punto d'unione dei ghiacciai Baltoro, Abruzzi e Godwin-Austen (4.720 m s.l.m.), da dove appare all'improvviso come un'enorme cono che si staglia nel cielo e sovrasta le vette circostanti. Da qui, un'ultima tappa di circa 4 ore porta al campo base, a circa 5.000 metri di quota.[11][12][13]

Sperone Abruzzi[modifica | modifica wikitesto]

È la via usata più di ogni altra e deve il suo nome a colui che l'ha individuata, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, che la scoprì nel 1909. Segue la cresta sud-est e comincia a 5400 metri, luogo dove si può installare un campo base avanzato sopra al ghiacciaio Godwin-Austen. Dopo una serie di difficoltà iniziali, si presentano le due famose e difficili arrampicate del Camino Bill e della Piramide Nera. Sopra la Piramide Nera pendii ripidi e pericolosamente esposti conducono alla evidente Spalla. L'ultimo grande ostacolo per la vetta è quindi il Collo di Bottiglia, pericolosamente vicino a un muro di seracchi nella parte sommitale est.

Storia delle ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

Tentativi iniziali[modifica | modifica wikitesto]

K2 da est, fotografato dal Duca degli Abruzzi durante la spedizione italiana del 1909. La foto è spesso attribuita a Vittorio Sella

Cinque tentativi di scalare il K2 furono fatti a partire dal 1902.

Il primo tentativo fu compiuto nel 1902 da una spedizione guidata da Aleister Crowley ed Oscar Eckenstein; la spedizione giunse ad una quota di circa 6.600 m, ma fu costretta a ritirarsi per il maltempo.[14][15][16]

Nel 1909 una spedizione italiana guidata da Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi, ed accompagnata dal fotografo Vittorio Sella, scoprì la via di salita lungo lo sperone est della montagna, ancora oggi nota come Sperone degli Abruzzi.[17].

Negli anni trenta vi furono due spedizioni statunitensi. La spedizione del 1938 raggiunse la quota di 7800 m, ma furono costretti a ritirarsi per la mancanza di fiammiferi per accendere le stufe. La spedizione del 1939, organizzata da Fritz Wiessner che raggiunse la quota di 8200 m, si concluse con la morte del milionario Dudley Wolfe, prima vittima accertata del K2, bloccato da una tempesta a 7500 m. I suoi resti, portati a valle da una valanga, furono ritrovati solo nel 2002.[18]

Un'ulteriore spedizione statunitense ebbe luogo nel 1953, ma anche questa si concluse in tragedia. La squadra stava cercando di far scendere a valle il compagno Art Gilkey, colpito da tromboflebite e da un probabile edema polmonare; mentre i compagni stavano cercando un posto tranquillo per fare una sosta, Gilkey, bloccato su una barella, fu spazzato via da una valanga.[18][19]

La prima scalata del 1954[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spedizione del 1954 al K2 e Caso K2.
I componenti della spedizione del 1954 al campo base

Il 31 luglio 1954 una spedizione italiana guidata da Ardito Desio raggiunse la vetta. La notizia giunse in Italia a mezzogiorno del 3 agosto e fu accolta con grande entusiasmo e come simbolo della rinascita del Paese nel dopoguerra: da quel momento il K2 divenne per tutti la montagna degli italiani.

I due alpinisti che raggiunsero effettivamente la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, con il determinante aiuto di Bonatti, anche se il merito va sicuramente all'intero gruppo.

La spedizione fu inizialmente segnata dalla tragedia della morte di Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da edema polmonare. Erich Abram (una guida altoatesina), Walter Bonatti (considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo) e Ubaldo Rey (un'altra guida di Courmayeur) fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7000 metri che contiene il famoso Camino Bill.[5][20]

Il 30 luglio, il giorno prima della salita finale, si rischiò un altro dramma: Bonatti e l'Hunza Mahdi, che portavano le bombole d'ossigeno al nono campo dove erano attesi da Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima, non riuscirono a raggiungere la tenda del nono campo (da Compagnoni e Lacedelli posta più in alto di quanto concordato la sera prima per facilitare, a loro dire, la salita in vetta del giorno dopo). Al sopraggiungere dell'oscurità, Bonatti e Mahdi si trovarono così impossibilitati sia a salire sia a scendere. Non ricevendo assistenza dalla ormai vicina tenda di Compagnoni e Lacedelli - a portata di voce - essi dovettero quindi bivaccare all'aperto in condizioni climatiche proibitive, su un gradino di ghiaccio in mezzo a un ripido canalone che il vento notturno riempiva di neve, senza tenda e senza sacchi a pelo, e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale forza fisica. Mahdi riportò gravi congelamenti che determinarono l'amputazione di tutte le dita dei piedi.[20] Questo episodio è all'origine di tutta una serie di polemiche, calunnie, accuse, persino di fronte a tribunali, che coinvolsero i protagonisti della vicenda e si trascinarono per 54 anni, dando origine al cosiddetto Caso K2.

La versione ufficiale dell'epoca[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la relazione pubblicata all'epoca da Ardito Desio, la mattina successiva al trasporto delle bombole da parte di Bonatti e Mahdi, Compagnoni e Lacedelli sarebbero scesi a prendere le bombole (che garantivano una pressurizzazione pari a 6000 metri anche alla quota di circa 8100 metri), dove Bonatti e Mahdi le avevano lasciate (a poca distanza dal nono campo) e con esse avrebbero fatto la salita finale; l'ossigeno tuttavia, secondo il loro racconto, si sarebbe esaurito due ore prima (a quota 8.400) della vetta che quindi i due alpinisti avrebbero raggiunto senza il supporto dell'ossigeno, portando comunque con sé le bombole e i bastini di trasporto (del peso complessivo di 19 kg per alpinista) per lasciare in vetta un segno della loro conquista. Al ritorno entrambi sarebbero stati in condizioni psicofisiche difficili e Compagnoni, che in un primo tempo asserì di aver ceduto in vetta i suoi guanti a Lacedelli che li avrebbe persi nel vento mentre scattava le foto (la versione in seguito venne modificata), riportò gravi congelamenti alle mani, per i quali fu necessaria l'amputazione di due dita.

Revisione della versione ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

La versione secondo cui l'ossigeno sarebbe terminato prima di raggiungere la vetta - volta forse a eroicizzare oltremisura la conquista della vetta - è stata poi ufficialmente smentita dal CAI a seguito delle risultanze della commissione dei tre saggi, che ha pubblicato la propria relazione nel 2008.[21]

Secondo la versione rivista, l'ossigeno sarebbe stato utilizzato fino alla cima. La prova è costituita da 2 foto scattate sulla cima dai due alpinisti: in una si vede Compagnoni ancora con la maschera di ossigeno; nell'altra Lacedelli con tracce di brina intorno la bocca, come se si fosse tolto da poco la sua maschera di ossigeno. Compagnoni e Lacedelli avrebbero respirato l'ossigeno delle bombole per almeno 9 ore e 45 minuti, vale a dire le bombole avevano praticamente piena carica. I due avrebbero cominciato l'ascesa finale non prima delle 8:30 partendo dal luogo del forzato bivacco notturno di Bonatti e Mahdi dove avrebbero recuperato le bombole lasciate in bella vista e scoperte dalla neve da Bonatti. Risulta pertanto completamente validata la versione di Bonatti.[22]

Ascensioni successive[modifica | modifica wikitesto]

La seconda ascensione del K2 fu effettuata solo 23 anni dopo, per la stessa via di salita della spedizione italiana. L'8 agosto 1977, una spedizione mista giapponese-pakistana riuscì a giungere in vetta per la via normale dello sperone Abruzzi.[23][24]

La terza ascensione (spedizione statunitense del 1978) vide la prima ascensione comprovata senza ossigeno. Louis Reichardt raggiunse la vetta il 6 settembre; partito dall'ultimo campo con le bombole di ossigeno, se ne liberò durante il percorso a causa di un malfunzionamento, giungendo in vetta senza. Il giorno dopo il compagno John Roskelley raggiunse a sua volta la vetta, ma partendo senza bombole già direttamente dall'ultimo campo.[23][25]

La prima donna sulla vetta del K2 fu la polacca Wanda Rutkiewicz, il 23 giugno 1986, precedendo di mezz'ora la francese Liliane Barrard;[26] quest'ultima morì durante la discesa.[23] Entrambe erano salite senza ossigeno.[25]

La montagna non è ancora stata scalata in periodo invernale.[27]

Il disastro del 1986[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro del K2 (1986).

Il 1986 è stato un anno particolarmente funereo per il K2: infatti, a fronte di 27 tentativi di salita, vi sono stati 13 morti, di cui 5 nel periodo tra il 6 agosto ed il 10 agosto. Tra i morti di quell'anno, si ricordano Renato Casarotto, forte alpinista italiano, e Julie Tullis, alpinista britannica, che formava con Kurt Diemberger un noto team di documentaristi di alta quota, il "film-team più alto del mondo".[28]

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Spedizione invernale 2002-2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, una spedizione polacca guidata da Krzysztof Wielicki e comprendente alpinisti di altre nazionalità tentò di effettuare la prima ascensione invernale, accedendo dal versante cinese.[29] La spedizione fu bersagliata dal maltempo, ma il 13 febbraio 2003 il polacco Piotr Morawski ed il kazako Denis Urubko riuscirono a stabilire il campo IV ad una quota di 7630 m, la massima quota mai raggiunta sul K2 in inverno.[30] Il maltempo obbligò gli alpinisti a ritirarsi il 15 febbraio; una nuova squadra tornò al campo il 26 febbraio, ma lo trovò distrutto dal vento. La spedizione dovette ritirarsi il 28 febbraio senza riuscire a raggiungere la vetta, ma stabilendo comunque il record della massima altezza raggiunta in inverno sul K2.[31]

Spedizione italiana del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2004 la nutrita Spedizione celebrativa K2 1954-2004 (33 alpinisti, un numero troppo elevato secondo molti) ha tentato, portandola a termine, la scalata del K2 per festeggiare i 50 anni dall'impresa di Compagnoni e Lacedelli. Il 26 luglio - a tre anni di distanza da che l'ultimo alpinista aveva raggiunto la vetta - Silvio Mondinelli e Karl Unterkircher hanno (ri) conquistato il K2.

Anche questa spedizione ha lasciato sul campo delle vittime: 5 sherpa sono affogati in territorio pakistano travolti da un'ondata di piena di un fiume che stavano guadando. Il drammatico evento è dovuto ad un cambio di percorso, fatto per raggiungere il campo base in tempi più rapidi per poter recuperare i 5 giorni persi per le nevicate precedenti. Probabilmente l'errore commesso è dovuto all'inesperienza o non conoscenza dei luoghi degli sherpa reclutati in vallate distanti.[senza fonte] Infatti la spedizione italiana aveva molto materiale e non era riuscita a trovare nel luogo abbastanza portatori, tanto che era dovuto intervenire anche il governo per sopperire a questa mancanza.

Spedizioni del 2007[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 2007 la spedizione italiana K2 Mountain Freedom 2007[32] raggiunge la vetta del K2 attraverso lo sperone Abruzzi e senza l'ausilio dell'ossigeno con tre dei suoi alpinisti: Daniele Nardi, capospedizione, Mario Vielmo e Stefano Zavka. Michele Fait, il quarto uomo della spedizione, si ferma a qualche centinaio di metri dalla vetta. Vielmo e Zavka raggiungono la cima della montagna molto tardi, attorno alle 18.30 (ora locale), circa 2 ore e mezzo dopo il loro compagno e dopo altri scalatori russi, coreani, canadesi e americani impegnati sul K2 in quegli stessi giorni. Le previsioni meteorologiche erano concordi nel prevedere un peggioramento delle condizioni del tempo per la serata dello stesso giorno. Vielmo e Zavka, soli, cominciano la discesa dalla vetta verso il campo 4 (ca. 7900 m) alle 19.00, ma le condizioni del tempo diventano pessime: il vento fortissimo alza una fitta neve che, assieme alla notte e alla stanchezza accumulata durante la scalata del pomeriggio (durata più di 14 ore), rende problematiche le operazioni di discesa. Stefano Zavka[33], che non aveva con sé la radio e che durante la discesa aveva ceduto il passo a Vielmo che lamentava un congelamento di mani e piedi, si perde nella tempesta[34] e non farà più ritorno al campo 4; anche Mario Vielmo, alpinista esperto con alle spalle diversi 8000, si perde nella notte, ma alla fine riesce a raggiungere le tende dei compagni, con cui comunicava via radio, grazie alle luci frontali che questi avevano posto come segnale[35]. Nel corso della discesa un componente della spedizione americana scivola e si rompe una gamba, e due componenti della spedizione coreana si perdono nella tormenta. Sia l'americano che i coreani riusciranno comunque a ritornare al campo base. La spedizione, seguita anche dal giornalista Marco Mazzocchi con una troupe Rai, è stata documentata nel programma TV K2: Il sogno, l'incubo, andato in onda su Rai 2 nell'ottobre 2007.

Il 2 ottobre 2007 i kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov raggiungono la vetta del K2 per la via cinese sulla cresta nord, non ripetuta da undici anni. Inizialmente avevano tentato di aprire una nuova via sulla nord ma avevano dovuto rinunciare per il maltempo e le cattive condizioni della parete.[36]

Spedizioni del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro del K2 (2008).

A causa del maltempo, i tentativi di salita al K2 nel 2008 si concentrarono tutti ad inizio agosto. Il 1º agosto, circa trenta alpinisti di diverse spedizioni partirono dal campo 4 per raggiungere la vetta. L'affollamento ed i conseguenti ritardi, alcuni incidenti, ed il crollo di un seracco che travolse le corde fisse di appoggio generarono una situazione di estrema difficoltà, in seguito alla quale ben 11 alpinisti persero la vita. Tra gli alpinisti superstiti, l'italiano Marco Confortola, che riportò seri congelamenti e l'amputazione di tutte e 10 le dita dei piedi e al momento Marco Confortola è l'ultimo alpinista Italiano in vetta al K2, raggiungendo la cima il 1º agosto 2008.

In totale, nel 2008 sono stati diciotto gli scalatori (sedici uomini e due donne) che hanno raggiunto la vetta del K2, tutti il 1º agosto.

Spedizioni del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 sono state almeno 6 le spedizioni impegnate sul K2[37]: una americana, una cinese, una giapponese, una kazaka, una commerciale organizzata dall'australiana Field Touring Alpine e una composta dallo svedese Fredrik Ericsson e dall'italiano Michele Fait che aveva in programma la discesa completa del K2 dalla cima con gli sci lungo la via Cesen.

Proprio nelle scalate preparatorie a questa impresa, il 23 giugno 2009, Michele Fait, che aveva già provato la scalata del K2 nel 2007 rinunciando sul Collo di bottiglia, ha perso la vita scivolando lungo la discesa[38].

Nella stagione estiva 2009 nessun alpinista è riuscito comunque a raggiungere la vetta della montagna[39]. Lo spagnolo Jorge Egocheaga, di cui era stata annunciata la conquista della vetta il 19 luglio, ha affermato di essere arrivato a soli 12 metri dalla cima della montagna, senza tuttavia mostrare prove delle sue affermazioni[40].

I due assalti permessi dalle finestre di bel tempo (una il 26 luglio[41] e una il 4 agosto[42]) hanno permesso ad alcuni scalatori di raggiungere solamente gli 8400 metri, poco al di là del Traverso. Tra le cause principali del fallimento, che ha avuto tra i protagonisti anche l'alpinista austriaca Gerlinde Kaltenbrunner alla caccia del suo tredicesimo Ottomila, c'è stata l'eccessiva neve nella zona alta della montagna.

Nel giorno del secondo tentativo di vetta, il 4 agosto, l'alpinista americano Dave Watson è sceso sciando lungo il Collo di bottiglia, primo uomo nella storia[43][44].

Spedizioni commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Sono solo tre le spedizioni commerciali, ossia gestite da operatori specializzati che organizzano l'ascesa di clienti paganti, che hanno calcato le vie del K2. La prima, organizzata dalla tedesca Amical Alpin, ha raggiunto la vetta con cinque dei suoi alpinisti nel 1994 attraverso lo Sperone Abruzzi. Tra gli alpinisti della spedizione, guidata da Ralf Dujmovitz, figurava anche Robert Hall, protagonista due anni dopo della tragedia sull'Everest del 1996[45]. La seconda spedizione commerciale, organizzata dalla Field Touring Alpine nel 2006, non portò nessuno dei clienti in vetta. In quell'occasione Gerard McDonnell fu colpito da un sasso mentre saliva da campo 1 a campo 2 e fu necessario trasportarlo in elicottero al più vicino centro di soccorso[46]. Gerard McDonnell morirà poi sul K2 nei tragici eventi del 2008 dopo aver raggiunto la vetta. La terza spedizione è stata organizzata nel 2009 sempre dalla Field Touring Alpine e anche in questo caso nessuno dei membri ha raggiunto la vetta. Uno di loro, Dave Watson, ha comunque eseguito la prima discesa con gli sci del Collo di bottiglia.

Statistiche e dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Dalla prima salita di Compagnoni e Lacedelli, 285 uomini e 11 donne hanno raggiunto la cima della montagna. Di questi, 31 sono morti nella discesa[47], ovvero il 10,5%.

Particolare il rapporto tra il K2 e le donne: tutte le prime 5 alpiniste che hanno raggiunto la vetta hanno perso la vita; 3 di loro sono morte durante la discesa, mentre le altre 2 sono morte successivamente in altre scalate.[23]

Solo la basca Edurne Pasaban che ha raggiunto la vetta il 26 luglio 2004, l'italiana Nives Meroi (in vetta il 26 luglio 2006) e la giapponese Yuka Komatsu (in vetta il 1º agosto 2006 usando l'ossigeno), non hanno perso la vita in incidenti alpinistici. Dopo 3 anni di spedizioni fallite alla cima del K2, il 23 agosto 2011 anche la spedizione guidata da Gerlinde Kaltenbrunner raggiunge la vetta salendo dal versante cinese[48].

Ancora molto resta da scoprire: i percorsi di salita attuali sono piuttosto tortuosi, il versante cinese è poco conosciuto, nessuno ha mai compiuto con successo un'ascesa invernale (più volte tentata da spedizioni polacche e russe).

Memorial Gilkey[modifica | modifica wikitesto]

Il memorial Gilkey è un monumento funebre dedicato ad Art Gilkey, alpinista americano morto durante la spedizione statunitense del 1953. Si tratta di un semplice cumulo di pietre, ricoperto di incisioni, targhe metalliche e piatti di latta, ciascuno dei quali riportante il nome di uno o più alpinisti morti sulla montagna. È tradizione che chi muore sul K2 venga ricordato con una targa sul memoriale, spesso costituita da un semplice piatto metallico con il nome del defunto sbalzato artigianalmente.[18][49]

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) H. Adams Carter, Balti place names in the Karakoram, American alpine Journal, 1974, pagg. 52-segg., consultabile on line (PDF)
  2. ^ Reinhold Messner, K2 Chogori, Corbaccio, 2004, ISBN 978-88-7972-665-8
  3. ^ a b (EN) David Roberts, K2: The bitter legacy, in NAtional Geographic Adventure, settembre 2004 (consultabile online)
  4. ^ Walter Bonatti, Montagne di una vita, Baldini Castoldi Dalai, 2006, ISBN 978-88-6073-063-3
  5. ^ a b Lino Lacedelli - Giovanni Cenacchi, K2 - il prezzo della conquista, Mondadori, 2006, ISBN 978-88-04-55847-7
  6. ^ (EN) H. Adams Carter, "A Note on the Chinese Name for K2, Qogir", American Alpine Journal, 1983, p. 296, consultabile on line
  7. ^ Misurazione su Wikimapia
  8. ^ AdventureStats - Elenco degli alpinisti che hanno raggiunto la vetta del K2 fino al 2007
  9. ^ Curran, 1995, op. cit., cap.XII
  10. ^ Lorenzo Scandroglio, K2: prima ripetizione della "Magic line" dedicata a Manel De La Matta, Planetmountain, 9 settembre 2004. URL consultato il 7 maggio 2013.
  11. ^ Jasmine Tours - trekking al campo base del K2
  12. ^ TeamCraft - trekking al campo base del K2
  13. ^ Great Walks - trekking al campo base del K2
  14. ^ (EN) Aleister Crowley - The wickedest man in the world, in Geoff Powter, Strange and Dangerous Dreams (pagg. 131-149), The Mountaineers Books, Seattle, USA, 2006, ISBN 978-0-89886-987-3, parzialmente disponibile su Google Books
  15. ^ (EN) K2 Climb - A wicked man for a wicked mountain
  16. ^ (EN) Mysterious Britain - Aleister Crowley
  17. ^ Filippo De Filippi, La spedizione nel Karakoram e nell'Imalaia occidentale 1909, relazione del dott. Filippo De Filippi, illustrata da Vittorio Sella, Bologna, Zanichelli, 1912.
  18. ^ a b c (EN) Shared Summits - K2 facts
  19. ^ (EN) Outside - La montagna delle montagne - parte 5
  20. ^ a b Walter Bonatti, K2 - la verità - 1954-2004, Baldini Castoldi Dalai, 2007, ISBN 978-88-6073-170-8
  21. ^ cfr. anche La revisione finale del CAI
  22. ^ Club Alpino Italiano, K2 una storia finita, a cura di Luigi Zanzi, Scarmagno (TO), Piruli&Verlucca, 2007, ISBN 978-88-8068-391-91 .
  23. ^ a b c d (EN) K2 News - ascensioni al K2 (aggiornamento 2001)
  24. ^ (EN) Planet Mountain - K2
  25. ^ a b (EN) K2 Climb - storia delle ascensioni
  26. ^ Curran, Jim, K2: Triumph and Tragedy. p.65-66, 185. Grafton, 1989. (ISBN 0-586-20569-1)
  27. ^ montagna.tv - spedizione russa per la prima invernale al K2
  28. ^ (EN) Outside Online - la tragedia del K2
  29. ^ K2 News: annuncio della spedizione
  30. ^ K2 News: stabilito il campo IV a 7630 m
  31. ^ K" news: resoconto della spedizione invernale 2002-2003
  32. ^ K2 Freedom 2007
  33. ^ SummitPost, Stefano Zavka (a sinistra nella foto dell'alpinista Don Bowie) il 20 luglio 2007, nel collo di bottiglia, guardando verso la spalla del K2 a meno di 500 metri dalla vetta
  34. ^ Montagna.tv, Zavka, le ipotesi sulla scomparsa
  35. ^ D. Nardi, News conclusiva spedizione alpinistica K2 Freedom 2007
  36. ^ PlanetMountain, Urubko e Samoilov al top del K2 da nord
  37. ^ K2Climb, Expedition list
  38. ^ Montagna.tv, Tragedia al K2: Fait precipita lungo la Cesen
  39. ^ K2 & Karakoram 2009 Season's end Chronicle
  40. ^ Montagna.tv, Egocheaga e il K2: vetta sì, vetta no
  41. ^ Montagna.tv, K2: dietrofront a 350 m dalla cima
  42. ^ Montagna.tv, K2, sfuma la vetta della Kaltenbrunner
  43. ^ Dave Watson K2 Ski Expedition 2009
  44. ^ Montagna.tv, K2: il primo a sciare sul Collo di Bottiglia
  45. ^ ExplorersWeb, The future of K2, part 3
  46. ^ FTA, K2 Broad Peak 2006 Double Dispatch Home
  47. ^ K2 AdventureStats
  48. ^ Kaltenbrunner in vetta al K2: prima donna dei 14 ottomila senza ossigeno
  49. ^ montagna.org - memorial Gilkey

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Per la trattazione delle vicende:

  • 1954 - Ardito Desio: La conquista del K2. Seconda cima del mondo. Garzanti, Milano
  • 1985 - Walter Bonatti: Processo al K2. Baldini, Milano
  • 1994 - AA.VV. (a cura di R. Mantovani), K2 1954. CAI, Museo Nazionale della Montagna, Torino
  • 1994 - AA.VV. Rivista del CAI maggio-giugno 1994. CAI
  • 2004 - Achille Compagnoni: K2: conquista italiana tra storia e memoria. Bolis, Azzano San Paolo (BG)
  • 2004 - Lino Lacedelli e Giovanni Cenacchi: K2 il prezzo della conquista. 176 pp, Mondadori, Milano
  • 2004 - Reinhold Messner, K2 Chogori. La grande montagna. Corbaccio, Milano. ISBN 978-88-7972-665-8
  • 2005 - Walter Bonatti, K2. La verità - storia di un caso. 282 pp, Baldini Castoldi Dalai
  • 2007 - Fosco Maraini, Alberto Monticone, Luigi Zanzi (i tre saggi del CAI): K2. Una storia finita, Scarmagno (TO), Priuli&Verlucca, 2007. ISBN 978-88-8068-391-9

Per le immagini fotografiche:

  • 2002 - R. Mantovani, K. Diemberger: K2, una sfida ai confini del cielo. White Star, Vercelli
  • 2004 - AA.VV.: K2 Uomini Esplorazioni Imprese. Istituto Geografico De Agostini e Club Alpino Italiano
  • 2004 - AA.VV.: K2 Le immagini più belle delle spedizioni italiane dal 1909 a oggi. K2 2004
  • 2008 - Giuseppe Ghedina "K2 EXPEDITION - A 50 anni dalla conquista gli Scoiattoli di Cortina sulle orme di Lino Lacedelli", Cortina, Edizioni Print House, 2008. ISBN 978-88-903349-0-0
  • 2009 - Marco Confortola, Giorni di ghiaccio. Agosto 2008. La tragedia del K2., Baldini Castoldi Dalai, 2009. ISBN 978-88-6073-600-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]