Azione penale

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L'azione penale è l'azione con la quale viene realizzata la pretesa punitiva pubblica (ius puniendi) che sorge a seguito della commissione di un reato, con l'applicazione dei precetti normativi del caso.

Titolarità[modifica | modifica wikitesto]

L'ordinamento giuridico generalmente attribuisce l'esercizio dell'azione penale ad appositi organi preposti.

Soggetti che possono dare impulso all'azione, ad esempio possono essere:

  • un organo pubblico, il pubblico ministero, che veglia alla osservanza delle leggi;
  • persona offesa dal reato, che agisce nel proprio interesse;
  • chiunque, nell'interesse della collettività cui appartiene (azione popolare).

Peraltro, l'azione della persona offesa dal reato e quella popolare, presenti negli ordinamenti del passato, in molti ordinamenti attuali sono scomparse (così è in Italia) e, laddove sono rimaste (come in Spagna), hanno di solito un ruolo marginale, suppletivo o integrativo rispetto all'azione del pubblico ministero.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ordinamento italiano l'azione è esercitata dal pubblico ministero una volta iscritta la notizia di reato e compiute le indagini preliminari.

Può esaurirsi con la richiesta di archiviazione o il rinvio a giudizio che rende l'indagato un soggetto imputato.

Nel corso delle indagini preliminari, il giudice dichiara con decreto d'archiviazione non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, solo se non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento (D. Lgs. 274/2000, art. 34). Non è obbligatorio consultare la parte offesa, la decisione di archiviazione è opponibile.

L'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero è obbligatorio ai sensi dell'art. 112 della Costituzione, come recepito nell'art. 50 c.p.p..

Il Pubblico Ministero decide la priorità dei procedimenti per i quali deve avviare l'azione penale. Tale prerogativa diviene rilevante nel momento in cui i ritardi nell'avvio di alcune cause possono rendere molto vicini i termini di prescrizione del reato, e compromessa l'effettività dell'azione penale obbligatoria.

Il dibattito politico ha individuato diverse leve per migliorare l'efficienza della macchina giudiziaria italiana: interventi sulle risorse quali aumento degli organico in magistratura, ridefinizione della geografia degli uffici giudiziari e loro informatizzazione; depenalizzazione dei reati meno rilevanti, maggiore diffusione delle pene alternative al carcere quale strumento contro le recidive di reato; semplificazione e miglioramento delle leggi con misure atte, dove possibile, ovvero per reati che non comportano lesioni fisiche alla persona, a impedire materialmente fatti di rilevanza penale come la truffa, bancarotta e simili.

Esercizio dell'azione penale[modifica | modifica wikitesto]

Laddove il P.M. ritenga di aver raccolto durante le indagini preliminari elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio deve (per obbligo costituzionale v. art. 112 Cost.) esercitare l'azione penale.

Tale esercizio assume diverse forme in funzione del rito adito ovvero della tipologia di reato contestato. Quanto al rito, infatti, sarà ben possibile un contestuale esercizio dell'azione penale e della condanna (es.: decreto penale di condanna). Ma tale forma è l'eccezione.

La regola è, infatti, la formulazione dell'imputazione in un atto di impulso dell'azione penale. Tale atto è la richiesta di rinvio a giudizio (per i procedimenti con udienza preliminare) ed il decreto di citazione diretta a giudizio (per i procedimenti di competenza del Tribunale Monocratico).

Richiesta di archiviazione del procedimento[modifica | modifica wikitesto]

La richiesta d'archiviazione è regolata dagli art. 408 e 125 del c.p.p.: il primo stabilisce che la richiesta venga effettuata dal PM al GIP che la deve accogliere per infondatezza della notitia criminis, mentre il secondo precisa cosa si intenda per infondatezza, sancendo che il pubblico ministero presenta al giudice la richiesta di archiviazione quando ritiene l'infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l'accusa in giudizio.

L'infondatezza pertanto non si manifesta solo quando appare evidente la mancanza di responsabilità dell'indagato, ma anche quando questa non è evidente o addirittura palese ma gli elementi probatori a carico di questo sono insufficienti per sostenere l'accusa.

La richiesta di archiviazione è stata sottoposta a questione di legittimità costituzionale per un eventuale eccesso di delega dell'art.125. La Corte Costituzionale ha negato questa prospettiva, evidenziato come la richiesta sia controllata dal GIP e che comunque la parola manifesta non introdotta, come da richiesta, dal legislatore delegato è comunque desumibile dato il carattere lungo e particolareggiato delle indagini preliminari.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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