Hu Jintao

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Hu Jintao
Hu Jintao Cannes2011.jpg

Segretario Generale del Partito Comunista Cinese
Durata mandato 15 novembre 2002 –
15 novembre 2012
Predecessore Jiang Zemin
Successore Xi Jinping

Presidente della Repubblica Popolare Cinese
Durata mandato 15 marzo 2003 –
14 marzo 2013
Predecessore Jiang Zemin
Successore Xi Jinping

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Cinese
Alma mater Università Tsinghua
Firma Firma di Hu Jintao

Hú Jǐntāo (胡錦濤trad., 胡锦涛sempl., Hú Jǐntāopinyin), (Jixi, 21 dicembre 1942) è un politico cinese. È stato il Quarto Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, eletto al termine del XIV Congresso Nazionale, nonché Presidente della Repubblica Popolare Cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale dello stato e del partito.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Hu Jintao nacque nel 1942 a Jiangyan. I suoi antenati erano originari di Jixi della provincia di Anhui ove risiedettero finché suo nonno non si trasferì a Jiangyan. Hu si dimostrò uno studente talentuoso, eccellendo in materie quali il canto e la danza. È stato un attivista della Lega della Gioventù Comunista, considerata l'ala riformista del partito, della quale divenne il maggior esponente.

Si unì al Partito Comunista Cinese prima della Rivoluzione culturale cinese, quand'era ancora studente all'Università Tsinghua di Pechino. Si laureò con lode in Ingegneria idraulica nel 1964. Dopo la laurea, Hú divenne assistente universitario, ove lavorò dal 1965 al 1968. Durante la rivoluzione culturale cinese del 1966, il padre fu torturato e morì a Jiangyan.

Durante la rivoluzione culturale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 esplodeva la Rivoluzione culturale. Fra le innumerevoli vittime minori, stritolate dalla campagna contro i "borghesi", vi fu un certo Hu Jingzi della cittadina di Taizhou, in provincia di Jiansu. Colpevole solo di possedere un piccolo negozio di tè, fu espropriato della sua modesta impresa e costretto a diventare un impiegato dello Stato. Per aver osato criticare qualche estremista locale, Hu Jingzhi fu poi accusato di peculato, trascinato in piazza per subire uno dei famigerati processi pubblici delle Guardie rosse e infine incarcerato. Venne liberato solo dopo la fine della Rivoluzione culturale, nel 1978. Morì subito dopo per gli stenti patiti in prigione. Aveva solo 50 anni. Hu Jingzhi era il padre dell'attuale presidente della Cina.

Hu Jintao aveva iniziato a fare carriera nei primi gradini della gerarchia comunista quando la notizia della morte del padre lo raggiunse nella regione del Qinghai (il Far West della Cina, in senso letterale), dove era stato mandato a dirigere il partito locale. Si precipitò a Taizhou per ottenere dai suoi compagni la riabilitazione ufficiale del padre[1].

Un aneddoto narra che Deng Pufang, figlio maggiore di Deng Xiaoping ed anch'esso studente all'Università Tsinghua, fu perseguitato durante la rivoluzione culturale. Catturato e rinchiuso, si accorse che la sua cella era piena di materiale radioattivo e capendo che se fosse rimasto rinchiuso in quel posto sarebbe morto, tentò la fuga saltando da una finestra. A causa della caduta rimase però paralizzato ed impossibilitato a muoversi. Hú vide la scena e portò Deng Pufang ad un vicino ospedale ove poterono salvargli la vita (anche se rimase comunque paralizzato). Questa notizia colpì molto Deng Xiaoping, che successivamente si prodigò per far avere a Hú una promozione.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Sostenuto sia da Qiao Shi che da Hu Yaobang, appena quarantaduenne fu nominato segretario del partito della provincia di Guizhou, e lo rimase fino al 1988, quando fu mandato a ricoprire la stessa carica nella Regione Autonoma del Tibet, in cui dall'anno precedente erano iniziate le manifestazioni indipendentiste. Impose immediatamente il pugno di ferro in quella zona, seguendo le indicazioni del governo centrale che chiedeva di stroncare ogni protesta; il 5 e 6 marzo 1989 la polizia fece fuoco sui dimostranti tibetani e dal 7 marzo venne istituita la legge marziale.

Da parte della leadership cinese e di Deng Xiaoping venne molto apprezzata la decisione di Hú d'inviare da Lhasa un telegramma al Comitato Centrale del Partito ove esprimeva il suo incondizionato appoggio all'intervento armato contro i manifestanti di piazza Tien An Men.

Nel gennaio del 1989 morì il Panchen Lama, da molti considerato la seconda autorità spirituale del buddismo tibetano dopo il Dalai Lama. Quella morte scatenò due mesi di disordini in Tibet. Hu, che aveva appena assunto il comando della regione e la frequentava poco, non era certo preparato a capire gli umori della popolazione. La sua reazione fu durissima: legge marziale e repressione poliziesca.

La repressione tibetana intanto continuava e Hu accusava il Dalai Lama di "favorire l'insorgere di idee indipendentiste all'interno dell'opinione pubblica, con il sostegno delle forze reazionarie internazionali". La sua linea intransigente gli valse la fiducia dell'"ala dura" del Partito e, mentre Zhao Ziyang e Hu Yaobang continuavano a perdere prestigio, accusati di "debolezza", nell'ottobre 1990 Hú Jǐntāo fu nominato Primo Segretario del Distretto Militare del Partito Comunista in Tibet.

Nel 1992 fu richiamato a Pechino da Deng Xiaoping ed eletto membro del Politburo, massimo organo decisionale cinese. La sua carriera politica continuò, nel 1999 divenne vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese, il 15 novembre 2002 viene eletto Segretario Generale del Partito Comunista Cinese ed infine, il 15 marzo 2003 divenne Presidente della Repubblica Popolare Cinese e nel 2004 della Commissione Militare Centrale del Partito poi nel 2005 della Commissione Militare Centrale dello Stato.

La leadership[modifica | modifica wikitesto]

Hu fotografato nel 2006 in compagnia della moglie

Quando ha assunto la direzione del partito, al sedicesimo congresso nazionale del partito comunista della Cina, Hu Jintao è sembrato avere un atteggiamento più egalitario del suo predecessore. Hu ed il suo primo ministro Wen Jiabao hanno puntato a realizzare una società più armoniosa, cercando di diminuire le disuguaglianze e di puntare sul benessere. Hanno scommesso sui settori della popolazione cinese che non hanno partecipato alla riforma economica ed hanno effettuato nelle province con l'obiettivo dichiarato di capire meglio le zone più povere della Cina. Hu e Wen inoltre hanno tentato di far uscire la Cina da una politica di "sviluppo economico a tutti i costi" e favorendo una politica economica più equilibrata tenere conto di fattori quali la diseguaglianza sociale e i danni ambientali, compreso l'uso del "prodotto interno lordo verde"

Una delle maggiori crisi che ha dovuto affrontare Hu durante il suo mandato è legata allo scoppio dell'epidemia di SARS nel 2003. A seguito di forti critiche alla Cina da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per aver inizialmente cercato di nasconderla e per aver risposto poi con debolezza e lentezza alla crisi, Hu e Wen hanno deciso di prendere le misure necessarie per aumentare la sicurezza e il monitoraggio della situazione, segnalando i casi alle organizzazioni internazionali della salute.

Molti osservatori internazionali parlano di Hu come di un politico molto liberale, rispetto ai suoi predecessori. Ha introdotto infatti molte novità nella politica interna, mirando a eliminare (almeno in parte) gli enormi privilegi della classe dirigente cinese. Nonostante alcune aperture, rispetto alla politica estera non sembra ancora molto disponibile a concederne. Ad esempio, con la dichiarazione del 17 maggio ha espresso chiaramente la sua volontà di non rinunciare all'obiettivo di considerare l'unificazione della Cina con Taiwan come uno dei più importanti del suo mandato, a costo di utilizzare anche la forza se Taiwan si dichiarasse indipendente.

Il Plenum del partito nell'ottobre del 2004 rilancia il modello socialista e Hu, assunti pieni poteri, dichiara che: "La democrazia liberista occidentale non è fatta per la Cina" e che: "I fatti hanno provato che il socialismo con caratteristiche cinesi è la strada corretta per condurre il paese verso la prosperità e assicurare il benessere ai cittadini".

Una classifica stilata nel 2010 dalla rivista Forbes lo collocava al 1º posto nella lista degli uomini più potenti al mondo di quell'anno.

Come capo di Stato della Cina ha aperto le Olimpiadi del 2008.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Pakistan (Pakistan)
— 24 novembre 2006[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il secolo cinese (cap. XXIII - Il Segreto di Hu Jintao) - Federico Rampini
  2. ^ "Nishan-e-Pakistan" conferred upon Chinese President

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Segretario generale del PCC Successore
Jiang Zemin 2002–2012 Xi Jinping
Predecessore Presidente della Repubblica Popolare Cinese Successore
Jiang Zemin 2003–2013 Xi Jinping
Predecessore Presidente della Commissione Militare Centrale Successore
Jiang Zemin 2004–2012 Xi Jinping

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