Veto

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Il termine veto (o intercessio) indica un atto formale con il quale un'autorità investita di tale potere è in grado di bloccare, temporaneamente o definitivamente, una deliberazione amministrativa, legislativa o politica emessa da un altro potere.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto di veto era riservato nell'antica Roma ai tribuni della plebe per bloccare provvedimenti emessi da altre autorità, compresi il Senato o altri tribuni, che potessero danneggiare i diritti della plebe da loro rappresentata (Ius intercessionis). Sempre con il termine ius intercessionis si indicava il diritto di ciascun magistrato nelle magistrature paritarie come il consolato di impedire le decisioni del collega. In tal modo i magistrati dovevano sempre evitare uno scontro diretto e trovare, se necessario, formule conciliative.

Diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite[modifica | modifica wikitesto]

Il termine veto indica la facoltà di impedire una deliberazione da parte della maggioranza, riservato in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU a ciascuno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia - che l'ha ereditata dall'URSS -, Regno Unito, Francia e Cina), in base allo Statuto delle Nazioni Unite. In realtà il diritto di veto non è esplicitamente menzionato nello Statuto delle Nazioni Unite (art. 27 c.3) che recita testualmente:

"Le decisioni del Consiglio di Sicurezza su ogni altra questione sono prese con un voto favorevole di nove Membri, nel quale siano compresi i voti dei Membri permanenti..."

ma il fatto che nel voto debbano essere necessariamente compresi i voti dei Membri permanenti porta implicitamente al veto ad esempio quando uno dei suddetti membri si opponga alle deliberazioni del consiglio facendo mancare il suo voto. Ad esempio per ben 5 volte l'URSS appose il veto all'ingresso nell'ONU dell'Italia che, per questa ragione, fu ammessa solo nel 1955.

Il veto presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è solitamente adoperato anche per indicare la richiesta, fatta dal Capo dello Stato, di una nuova deliberazione di una legge approvata dal Parlamento. Questa richiesta può provocare la bocciatura definitiva della legge in ogni caso o se non riapprovata a maggioranza qualificata.

Dispone del "potere di veto", nel senso descritto, il Presidente degli Stati Uniti d'America mentre, ad esempio, i presidenti italiano e francese dispongono di un attenuato "potere di sospensione" o "veto sospensivo" poiché, se il Parlamento riapprova la legge anche a maggioranza semplice, non possono rifiutarsi di promulgarla.

Veto nel conclave[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ius exclusivae.

Alcuni monarchi cattolici (Re di Spagna, Re di Francia, Sacro Romano Imperatore poi Imperatore di Austria Ungheria) avevano il potere di escludere un Cardinale dall'elezione a Papa (Ius exclusivae). Un caso noto fu quello del cardinale Fabrizio Paolucci, che, essendo già Segretario di Stato, era considerato favorito in ben due elezioni papali (1721 e 1724), ma la sua elezione fu entrambe le volte bloccata dal veto imperiale, in quanto considerato troppo filofrancese.

Tale diritto fu usato per l'ultima volta da Francesco Giuseppe Imperatore di Austria-Ungheria nel 1903 contro il Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, considerato il naturale successore di papa Leone XIII. I Cardinali non se la sentirono di sfidare il potere imperiale e al posto del favorito Rampolla fu eletto il Patriarca di Venezia Giuseppe Melchiorre Sarto che prese il nome di Pio X. Il primo atto del neo eletto Papa fu quello di abolire tale diritto di veto.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]