Sbarco in Sicilia

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Sbarco in Sicilia
Soldati britannici in marcia durante la campagna in Sicilia
Soldati britannici in marcia durante la campagna in Sicilia
Data 9 luglio 1943 - 17 agosto 1943
Luogo Sicilia
Esito vittoria degli Alleati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
195.000 italiani[1]
60.000 tedeschi[1]
260 carri armati
1.400 aerei[2]
250.000 americani
228.000 inglesi
14.000 veicoli
600 carri armati
1.800 cannoni[3]
2.590 navi[4]
Perdite
174.370 perdite
(9.139 morti, 40.370 feriti, 124.430 prigionieri)[5]:
  • Germania Germania:
    4.561 morti
    7.870 feriti[6]
    5.500 prigionieri[1]
  • Italia Italia:
    4.578 morti[7]
    32.500feriti[7]
    116.861 prigionieri[7]
25.664 perdite
(6.655 morti, 15.683 feriti, 3.326 prigionieri)[5]:
  • Stati Uniti USA:
    2.899 morti e dispersi
    6.471 feriti
    598 prigionieri
  • Regno Unito Regno Unito:
    3.194 morti
    7.548 feriti
    2.644 prigionieri
  • Canada Canada:
    562 morti
    1.664 feriti
    84 prigionieri
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Lo sbarco in Sicilia (denominato in codice operazione Husky) fu un'operazione militare, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, messa in atto dagli Alleati. Fu la prima operazione delle truppe alleate sul suolo italiano durante il conflitto; e costituì l'inizio della campagna d'Italia.

L'operazione Husky costituì una delle più grandi operazione anfibie della seconda guerra mondiale. Le grandi unità impegnate appartenevano alla 7ª armata statunitense, al comando del generale George S. Patton, e l'8ª Armata britannica, al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo di Armate, sotto la responsabilità del generale britannico Harold Alexander. Lo sbarco in Sicilia ebbe decisiva influenza in Italia: favorì la destituzione di Benito Mussolini, la caduta del fascismo e il successivo armistizio di Cassibile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pianificazione e l'appoggio di cosa nostra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conferenza di Casablanca, Lucky Luciano, Operazione Mincemeat e Office of Strategic Services.

Sebbene un attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 e la sua pianificazione ed organizzazione vennero affidate al generale Dwight Eisenhower, un "piano Sicilia", (Italy (Sicily) Project), presentato al generale Donovan, capo dell'Office of Strategic Services (OSS) fin dal 9 settembre 1942[8] Il documento, firmato da Earl Brennan, futuro direttore dell'OSS in Italia, riguardava il reclutamento e l'impiego di sei agenti di origine siciliana, il cui compito era lo spionaggio, tramite due radio ricetrasmittenti a onde corte.

La trattativa fra servizi segreti dello stato americano ed esponenti di cosa nostra passò attraverso l'Office of Strategic Services, diretto dal generale William Joseph Donovan[9]: gerarchicamente, l’OSS in Europa dipendeva da Allen Dulles[10], che aveva la propria sede in Svizzera. In Italia l'OSS era diretto da Angleton e il vice direttore era Earl Brennan. Il diretto dipendente di Brennan era l'italoamericano Max Corvo, di origini siciliane, noto come "Max", il quale aveva nome in codice "Marat", numero di matricola 45.[11]

Max Corvo aveva presentato un proprio piano strategico per l'invasione della Sicilia e fu incaricato da Earl Brennan di organizzare i propri uomini formando un'unità militare[12] chiamata "Gruppo Earl", ma nota fra le forze armate americane come the mafia circle (il circolo della mafia)[13], come esplicitamente dice un rapporto dell'OSS del 1945 (rapporto 06500/2-245) [14], inframmezzandolo, per non dare nell'occhio, con la partecipazione di elementi insospettabili d'ispirazione socialista. Su indicazione di Allen Dulles, stabilì ulteriori contatti con Victor Anfuso, un avvocato di New York, e Vincent Scamporino, avvocato di Middletown. Max Corvo disse che altri mafiosi come Lucky Luciano, Vito Genovese, Albert Anastasia e altre persone delle organizzazioni criminali italoamericane inserite nell'operazione Underworld, un giovane raccomandato dallo stesso Luciano, Michele Sindona, e anche un certo Licio Gelli[11], non furono mai reclutate. In realtà Walter Winchell, un giornalista, ha riferito che Luciano nel 1947 sarebbe stato proposto per la Medaglia d'oro del Congresso degli Stati Uniti per servigi nello sbarco di Sicilia[15],[16]. Vito Genovese era presente fra il personale dell'AMCOT, ufficialmente come interprete di Charles Poletti [17], Albert Anastasia, era entrato nell'Esercito degli Stati Uniti e fu collaboratore del colonnello Charles Poletti[18], capo degli Affari Civili della VII armata americana, responsabile della Sicilia.

Piano di sbarco e dislocazione delle forze dell'Asse in Sicilia

Max Corvo e la sua squadra vennero sbarcati in Nord Africa a maggio 1943. Poi, tre giorni dopo l'attacco, l'unità prese terra a Falconara, vicino a Gela, e si stabilì nel castello della cittadina. A Melilli Corvo incontrò padre Fiorilla, parroco di San Sebastiano, e parente di uno dei suoi uomini e poi andò ad Augusta, sua città natale, per reclutare collaboratori locali. Intanto gli agenti dell'OSS, al comando di Max Corvo e di Vincent Scamporino, occuparono le isole più piccole intorno alla Sicilia, fra cui Favignana e liberarono dalla prigione numerosi boss della mafia[14], che furono arruolati nel nascente servizio dell'OSS in Italia, Servizio informazioni militare, circa 850 "uomini d'onore" raccomandati dai capi mafiosi siciliani, che dopo l'occupazione assunsero cariche pubbliche nell'amministrazione militare del colonnello Charles Poletti: in provincia di Palermo ci furono 62 sindaci mafiosi.[11].

L'invasione di Pantelleria e delle Pelagie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Corkscrew e Presa di Lampedusa.

I primi segnali dell'invasione si ebbero già l'11 giugno 1943), con la presa dell'isola di Pantelleria,[19] primo lembo di terra italiana a cadere in mano alleata, seguita alla presa di Lampedusa avvenuta il 13 giugno.

A Pantelleria, dopo un violentissimo bombardamento aereo, il comandante italiano chiese e ottenne da Mussolini il permesso di arrendersi, facendo credere di non avere scorte idriche. In realtà le capaci caverne dell'isola, che già ospitavano degli hangar per l'aviazione, erano in grado di offrire un riparo sicuro a tutta la popolazione civile e militare dell'isola, e le scorte idriche e alimentari erano tutt'altro che esaurite. Gli alleati fecero circa 11.000 prigionieri tra le forze italiane.[senza fonte]

Lo sbarco a Licata (settore JOSS)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bombardamenti di Randazzo.
L'affondamento della nave americana Liberty Robert Rowan colpita da un bombardiere tedesco durante lo sbarco a Gela l'11 luglio.

La 7^ Armata americana, comandata dal Generale Patton, sbarcò a Licata la 3ª Divisione Fanteria comandata dal generale Truscott. Alle 2,45 della notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 iniziò lo sbarco di 20.000 uomini a Licata, Spiaggia di Mollarella e Poliscia ore 2,57. Altri sbarchi avvennero, nei giorni seguenti a Gela, dove tremila paracadutisti furono lanciati nell'entroterra, e a Scoglitti, nel ragusano. In 24 ore furono sbarcati 160.000 uomini. Stuka italiani affondarono il cacciatorpediniere USS Maddox[20] e la nave ospedale indiana Talamba[21].

La 7ª Armata Statunitense comandata dal generale Patton, nelle prime ore del mattino del 10 Luglio, sbarcò la 3ª Divisione Fanteria (3rd Infantry Division) [22] comandata dal Maggiore Gen. Lucian King Truscott (Joss Force), che era composta da 3 Reggimenti di Fanteria: Il 7º Reggimento Fanteria, il 15º Reggimento Fanteria e il 30º Reggimento Fanteria. Lo sbarco dei 3 reggimenti avvenne contemporaneamente, in quattro arenili della costa di Licata. L'ora "H" ebbe inizio alle ore 2.45 del 10 luglio 1943 e quindi iniziarono le operazioni di sbarco nelle spiagge prestabilite. Alle 2,57 sulla baia o spiaggia di Mollarella e Poliscia toccarono terra i primi carri armati americani. La 3ª Divisione Fanteria (3rd Infantry Division) sbarcò a ovest della città di Licata, il gruppo d'attacco Gaffi, comandato dal capitano Sabin, sulla spiaggia di Torre di Gaffe, denominata spiaggia rossa e il gruppo d'attacco Molla, comandato dal capitano Robert Morris, sulla baia o spiaggia di Mollarella e Poliscia, denominate spiaggia verde 1 e spiaggia verde 2. Recentemente, il 10 luglio 2011 una stele marmorea commemorativa è stata deposta in memoria dell'evento. Ad est di Licata sbarcò il gruppo d'attacco Salso nell'arenile della Playa e Montagna Grande, denominate spiagge verdi. Il 10 luglio 2013, in ricordo dei 70 anni dello sbarco, è stata deposta una stele commemorativa. Il quarto gruppo d'attacco denominato Falconara, comandato dal Capitano H.E. Nelson, sbarcò nella spiaggia di Falconara, vicino la stazione di Falconara denominata spiaggia Blu. Già la mattina del 10 luglio nel Municipio di Licata si insediava il Maggiore Frank Toscani, come capo degli affari civili del Governo Militare Alleato AMGOT. Anche Il porto di Licata fu conquistato dalla Joss Force la mattina del 10 Luglio e aperto alle navi già alle ore 13 circa. Nei giorni successivi, gli Alleati proseguirono verso la Sicilia Nord Occidentale verso le città di Agrigento, Palermo e Trapani. La 3ª Divisione Fanteria, comandata dal Generale Truscott, tra il 21 e il 22 luglio giunse a Palermo. Nella piana di Licata, piano Romano - Bugiada, gli Alleati approntarono qualche giorno dopo lo sbarco, una pista di atterraggio.

A circa 7 chilometri di Licata, nelle vicinanze della stazione Sant'Oliva o Santa Oliva, c'era il comando del 139° Reggimento fanteria costiero, facente parte della 207ª Divisione Costiera del Regio Esercito. Nelle acque della costa di Licata diverse navi della U.S. Navy furono impegnate: gli incrociatori Swanson DD443 e Roe DD418 nel settore "Gaffi", gli incrociatori Brooklyn, Bristol ed Edison DD439 e i dragamine Seer AM112 e USS Sentinel AM113 e le navi HMS Princess Charlotte e HMS Princess Astrid nel settore "Molla". Nel settore Gaffi, nelle prime ore del mattino del 10 luglio 1943, si urtarono le navi Swanson DD443 e Roe DD418 che dovettero tornare a Biserta per essere riparate. Il dragamine Sentinel AM113, nelle prime ore del mattino del 10 luglio, fu bombardato dalle forze dell'asse e nella tarda mattinata affondò.

I combattimenti e l'avanzata alleata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Gela (1943), Battaglia del Simeto, Strage di Castiglione, Battaglia di Centuripe, Massacro di Biscari, Operazione Ladbroke e Operazione Lehrgang.
Il generale Patton a Palermo riceve il 28 luglio 1943 il gen. Montgomery all'aeroporto

Tra il 10 e l'11 luglio la divisione tedesca Hermann Goering e quella italiana Livorno contrattaccarono nella piana di Gela, dove fu combattuta l'omonima battaglia: i contrattacchi dei "gruppi mobili" italiani, reparti di formazione motocorazzati costituiti ciascuno da circa 1.500-2.000 uomini, una dozzina di carri o semoventi ed una batteria d'artiglieria, misero in difficoltà le posizioni alleate; efficace in tal senso fu la carica di circa 30 carri Renault R-35 (invero già catturati e ivi utilizzati dal 131º Reggimento carri), che attraversarono quasi tutta la testa di ponte americana mettendo - insieme agli attacchi della Livorno (l'unica fra le divisioni italiane parzialmente motorizzata) e della Hermann Goering - a rischio tutto il piano d'invasione della 7ª Armata USA; che però riuscì anche grazie all'appoggio dei bombardamenti navali alleati.[senza fonte] Anche gli assalti del 429° battaglione costiero del regio esercito italiano, male armato, poco addestrato e addirittura deficiente nelle dotazioni di base (ad esempio, non tutti avevano scarpe, che si passavano a chi doveva fare i turni di guardia) furono tuttavia in grado di arrestare l'avanzata degli alleati, seppur temporaneamente.[senza fonte] L'appoggio diretto delle navi da guerra, con un preciso e puntuale intervento di controbatteria e di bombardamento delle unità italiane e tedesche segnalate dalla ricognizione aerea, furono di grande importanza per la riuscita degli sbarchi ed il consolidamento successivo delle teste di ponte.

La notizia dei contrattacchi italiani venne riportata dai principali quotidiani degli Stati Uniti, ad esempio il New York Times scrisse: «Con il sostegno di non meno di quarantacinque carri armati, una notevole forza di fanteria della divisione Livorno attaccò le truppe statunitensi nei dintorni di Gela. La divisione americana li ha respinti con gravi perdite. Questa è stata la risposta più forte per l'avanzata degli Alleati»[23]. Un gruppo di 18 carri Renault R35, comandati dal tenente colonnello Massimo d'Andretta - della 54ª Divisione fanteria "Napoli" - ruppero inoltre le posizioni detenute dal 2° Battaglione Reggimento Wiltshire[24], il 10 luglio, e sono stati sconfitti dal fuoco anticarro solo dopo aver raggiunto nella periferia di Siracusa Priolo e Floridia[25].

Come parte degli sbarchi via mare a sud di Agnone, circa 400 uomini di 3 Commando Brigade, sotto il comando del tenente colonnello John Durnford-Slater, catturarono il Ponte Malati il 13 luglio, il cui possesso venne perso poco dopo, a causa di un contrattacco da parte del IV Battaglione Artiglieria semoventi, sotto il comando del tenente Colonnello Francesco Tropea, e della 53ª Compagnia del Motociclo.[26][27] Il 16 luglio fu combattuta la battaglia del Simeto, che impegnò gli inglesi dell'VIII armata britannica, bloccando la loro avanzata verso Catania. Intanto il 10º Reggimento Bersaglieri, al comando del colonnello Fabrizio Storti, aveva costretto due battaglioni specializzati di Rangers del colonnello William Darby in duri scontri nella battaglia di Agrigento, che non riuscì però a fermare le truppe statunitensi che conquistarono la città il 17 luglio.[28] La resistenza era stata tanto accanita da richiedere combattimenti casa per casa.[29] Quello stesso giorno l'incrociatore britannico HMS Cleopatra fu silurato e messo fuori combattimento per il resto del conflitto europeo dal sommergibile italiano Dandolo [30]. La presa di Palermo avvenne il 22 luglio con la resa firmata dal gen. Molinero.

Tra il 2 e il 5 agosto la battaglia di Centuripe portò gli alleati presso valle del Simeto, e nella piana di Catania, ci furono gli ultimi scontri con la 15. Panzergrenadier-Division tedesca, e della Brigata meccanizzata "Aosta" che contrattaccarono per 24 volte,[31] ma che tuttavia non riuscirono ad impedire l'ingresso a Catania da parte delgi alleati il 5 agosto. L'intera Sicilia fu occupata in 39 giorni, il 17 agosto le truppe Alleate entrarono a Messina.

I tedeschi si convinsero della fragilità della loro situazione e iniziarono ad approntare i piani per il definitivo abbandono della Sicilia. L'operazione Lehrgang, cioè l'evacuazione della Sicilia da parte delle truppe dell'Asse, ebbe infatti inizio il 10 agosto. Il generale Hube riuscì a trasferire in Calabria, per mezzo di imbarcazioni, la gran parte delle truppe tedesche e dei loro mezzi, e anche parte delle truppe italiane, mentre le truppe alleate entrarono a Messina il 17 agosto.

L'occupazione alleata e l'AMGOT[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Allied Military Government of Occupied Territories.

Occupata la Sicilia, il problema che si poneva, dopo averne tolto il governo ai fascisti, era quello di non lasciarlo in mano ai comunisti e quindi restavano a disposizione i poteri tradizionali della Sicilia, la Chiesa, la mafia[32] e l'aristocrazia. Per far fronte alle esigenze più impellenti, fu istituito un Governo Militare Alleato dei Territori Occupati (AMGOT, Allied Military Government of Occupied Territories). A capo di questo fu indicato il generale inglese Francis Rennell Rodd, mentre gli affari civili vennero affidati al colonnello USA Charles Poletti.

L'AMGOT diede incarichi di ogni tipo e cariche istituzionali a piccoli e grandi mafiosi: la nomina dei sindaci era sotto la giurisdizione del colonnello Charles Poletti, che si era stabilito all'Hotel Delle Palme, a Palermo. Don Calogero Vizzini fu sindaco di Villalba, Salvatore Malta di Vallelunga, Genco Russo divenne sovraintendente agli affari civili di Mussomeli, Damiano Lumia interprete di fiducia presso il Civil Affairs Office di Palermo, Max Mugnani, uno dei più attivi trafficanti di droga, divenne depositario dei prodotti farmaceutici americani a Cerda, al boss mafioso Vincenzo De Carlo venne affidato il controllo degli ammassi di grano.[17] Solamente il 3 settembre ebbe inizio lo sbarco a Reggio Calabria e quindi l'invasione alleata nella penisola italiana con l'Operazione Baytown, in concomitanza con la firma dell'armistizio, che ebbe luogo a Cassibile, in provincia di Siracusa, quello stesso giorno. La Sicilia rimase sotto l'amministrazione alleata fino al febbraio 1944.

La commisisone Kaufver e le indagini nel dopoguerra sul contributo di cosa nostra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Commissiome Kefauer e Lucky Luciano.

Nel 1951 la commissione d'inchiesta USA sul crimine organizzato presieduta dal senatore Estes Kefauver indagò pure sulla collaborazione del boss italoamericano Lucky Luciano con il Naval Intelligence Service, giungendo a queste conclusioni:

« Durante la seconda guerra mondiale si fece molto rumore intorno a certi preziosi servigi che Luciano, a quel tempo in carcere, avrebbe reso alle autorità militari in relazione a piani per l'invasione della sua nativa Sicilia. Secondo Moses Polakoff, avvocato difensore di Meyer Lansky, la Naval Intelligence aveva richiesto l'aiuto di Luciano, chiedendo a Polakoff di fare da intermediario. Polakoff, il quale aveva difeso Luciano quando questi venne condannato, disse di essersi allora rivolto a Meyer Lansky, antico compagno di Luciano; vennero combinati quindici o venti incontri, durante i quali Luciano fornì certe informazioni[33] »

la Commissione Kefauver accertò che nel 1942 Luciano offrì il suo aiuto al Naval Intelligence per indagare sul sabotaggio di diverse navi nel porto di Manhattan, tra cui la SS Normandie, un transatlantico francese che prese fuoco e affondò nelle acque dello Hudson, di cui furono sospettate alcune spie naziste infiltrate tra i portuali; in cambio della sua collaborazione, Luciano venne trasferito nel carcere di Sing Sing, dove venne interrogato dagli agenti del Naval Intelligence e si offrì anche di recarsi in Sicilia per prendere contatti in vista dell'invasione, progetto comunque non andato in porto[34][35]. È quasi certo che la collaborazione di Luciano con il governo statunitense sia finita qui, anche se lo storico Michele Pantaleone sostenne la tesi di oscuri accordi con il boss mafioso Calogero Vizzini, avvenuti per il tramite di Luciano, al fine di facilitare l'avanzata americana, smentito però da altre testimonianze[34].

Nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della repubblica italiana, presentata alle Camere il 4 febbraio 1976, si leggeva:

« Qualche tempo prima dello sbarco angloamericano in Sicilia numerosi elementi dell'esercito americano furono inviati nell'isola, per prendere contatti con persone determinate e per suscitare nella popolazione sentimenti favorevoli agli alleati. Una volta infatti che era stata decisa a Casablanca l'occupazione della Sicilia, il Naval Intelligence Service organizzò un'apposita squadra (la Target section), incaricandola di raccogliere le necessarie informazioni ai fini dello sbarco e della "preparazione psicologica" della Sicilia. Fu così predisposta una fitta rete informativa, che stabilì preziosi collegamenti con la Sicilia, e mandò nell'isola un numero sempre maggiore di collaboratori e di informatori[36] »

La relazione citò pure le conclusioni della commissione statunitense, presieduta dal senatore Kefauver, la quale aveva investigato sul crimine organizzato americano, soffermandosi su certi "servigi" resi dal gangster Lucky Luciano al Naval Intelligence Service.[36]

Per il contributo di Calogero Vizzini allo sbarco sull'isola, l'esercito statunitense gli diede il grado di colonnello onorario e per l'aiuto di Lucky Luciano a difendere il porto di New York dai sabotaggi, fu concessa l'estradizione e la libertà in Italia, dove si stabilì dapprima a Napoli e poi a Roma[37].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

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Il generale Alfredo Guzzoni comandante della 6. Armata italiana in Sicilia Il generale Hans-Valentin Hube, comandante del 14º Panzerkorps tedesco

Le forze contrapposte erano sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana (generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220.000 uomini, solo 170.000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane presentavano in buona parte le mai risolte carenze in merito ad armamento moderno (artiglieria controcarro per esempio) e motorizzazione. Molte unità costiere erano inoltre prive di armamento pesante. Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo numero di semoventi da 90/53, in grado di mettere fuori combattimento qualunque mezzo corazzato alleato. Il contingente tedesco, forte di 30.000 uomini circa ed al comando del generale Frido von Senger und Etterlin (sostituito il 15 luglio dal generale Hans-Valentin Hube), a differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato ed aveva sotto il suo controllo anche la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring", dotata di alcuni carri pesanti Tiger I.

Le forze navali[modifica | modifica wikitesto]

Le forze da sbarco, precedute da uno sfortunato lancio di paracadutisti (nessuna delle unità scese nel luogo stabilito e molti parà vennero catturati; inoltre 23 dei 144 Dakota, lungo la rotta di ritorno, sorvolarono le navi alleate e vennero abbattuti perché scambiati per bombardieri dell'Asse) erano protette e scortate da una formidabile flotta combinata.

Supermarina non si assunse la responsabilità di inviare la flotta a difesa dell'isola, rischiandone la totale distruzione, quindi chiese al capo di stato maggiore di prendere tale decisione; ne segui una serie di discussioni che non portarono ad alcuna azione operativa.[38] La decisione fu in qualche modo giustificata dal fatto che, in assenza di adeguata copertura aerea, le corazzate e gli incrociatori italiani sarebbero salpati per una missione suicida. Tuttavia neppure i numerosi sommergibili in agguato a sud della Sicilia ottennero risultati: nel corso della campagna di Sicilia la Regia Marina perse i sommergibili Ascianghi, Bronzo, Flutto, Nereide, Argento ed Acciaio con la morte in tutto di 152 uomini, ottenendo come unica contropartita i gravi danneggiamenti degli incrociatori leggeri Cleopatra e Newfoundland e l'affondamento della motocannoniera MGB 641[39][40].

La flotta alleata contava quattro navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite e Valiant, quest'ultima appena rientrata in servizio dopo l'attacco di Alessandria), più altre due di riserva ad Algeri ("Forza Z" con le corazzate Howe e King George V), le portaerei Formidable e Indomitable, gli incrociatori Orion, Newfoundland, Mauritius e Uganda, gli incrociatori contraerei Aurora, Penelope, Euryalus, Cleopatra, Sirius e Dido, e 27 cacciatorpediniere. Le forze di appoggio diretto contavano 2 monitori, l'incrociatore Dehly, 8 cacciatorpediniere, 4 cannoniere, 5 mezzi da sbarco trasformati in batterie galleggianti, e 6 mezzi da sbarco con lanciarazzi. La US Navy per parte sua schierava cinque incrociatori (USS Boise, USS Savannah, USS Philadelphia, USS Brooklyn e USS Birmingham), oltre a 25 cacciatorpediniere e a un monitore britannico. Da notare anche la presenza tra queste forze di unità appartenenti a paesi occupati, come Olanda e Grecia. Con l'appoggio di queste forze le prime truppe toccarono terra nelle prime ore del 10 luglio.

Le forze terrestri[modifica | modifica wikitesto]

Le forze dell'8ª Armata (il XXX Corpo d'armata formato dalla 1ª Divisione canadese, la 51ª Divisione e la 231ª Brigata Malta, e il XIII Corpo d'armata costituito dalla 5ª e dalla 50ª Divisione) sbarcarono nei tratti di costa compresi tra il promontorio di Pachino e la piazzaforte di Siracusa-Augusta, sul versante ionico, ad eccezione della 1ª Divisione canadese che sbarcò più a sud. Due brigate, la 1ª Brigata Paracadutisti e la 1ª Brigata Aviotrasportata (su alianti), distaccate dalla 1ª Divisione Aviotrasportata britannica furono aviosbarcate dietro le linee italiane per conquistare punti chiave.

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Il generale George Patton comandante della 7. Armata statunitense in Sicilia Il generale Bernard Montgomery, comandante dell'8. Armata britannica in Sicilia

La 7ª Armata di George Patton sbarcò dapprima tre divisioni nel tratto di costa compreso tra Licata e Gela[41]. La 3ª Divisione Fanteria (3rd Infantry Division) sbarcò nella costa a ovest di Licata, spiaggia di Torre di Gaffe e baia o spiaggia di Mollarella e Poliscia, circa 7 chilometri a ovest di Licata. La 1ª divisione sbarcò a Gela e la 45ª divisione nei pressi di Scoglitti. L'82ª Divisione Aviotrasportata o paracadutisti fu invece aviosbarcata tra Gela e Scoglitti. Di fronte a queste forze c'erano le divisioni denominate "costiere" dell'Asse Germania-Italia, in particolare la 206ª, nell'estremo sud-est dell'isola, la 207ª a Licata in località S.Oliva, nelle vicinanze dell'omonima Stazione ferroviaria tuttora esistente, e la 18ª Brigata costiera sulla costa di Gela. Furono queste unità, oltre alle batterie costiere, a sostenere l'urto dello sbarco americano. Il fuoco di controbatteria delle navi da guerra e l'appoggio aereo favorirono la rapida attestazione delle forze di invasione, anche se nei punti maggiormente muniti di artiglieria costiera la lotta fu piuttosto aspra. Nei numerosi tratti di costa privi di difesa le truppe alleate poterono avanzare dai punti di sbarco senza difficoltà. Nell'entroterra erano presenti la divisione Livorno e la divisione Hermann Göring, oltre alla male armata Napoli. In riserva momentanea la 15ª Divisione Panzergrenadier tedesca, divisa in gruppi tattici, non aveva più di 60 carri. A ovest erano schierate le divisioni italiane Aosta e Assietta. Al comando delle forze dell'Asse da Berlino fu inviato il 17 luglio Hans-Valentin Hube e il 18 arrivò in Sicilia la 29ª Panzergrenadier-Division. Il 12 era già stato paracadutato nei pressi dell'aeroporto di Gerbini il 3' reggimento del 1. Divisione paracadutisti della Luftwaffe.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Nel cinema e nella TV[modifica | modifica wikitesto]

L'Operazione Husky è stata oggetto, parziale o totale, di alcuni film del dopoguerra, tra i quali:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c B. H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, p. 627. Altre fonti riferiscono che i soldati italiani presenti sull'isola erano circa 230.000, compresa la milizia fascista; in: E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vo. V., p. 203.
  2. ^ (EN) World War II For Dummies. Keith Dickson. Wiley Publishing, INC. october 2001. ISBN 978-0-7645-5352-3. p. 201
  3. ^ (EN) op. cit. Mitcham & von Stauffenberg (2007), p. 63
  4. ^ E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. V, p. 201.
  5. ^ a b (EN) op.cit.Mitcham & von Stauffenberg (2007), pp. 305-306
  6. ^ (EN) op.cit. Mitcham & von Stauffenberg (2007), p. 305
  7. ^ a b c I. Montanelli-M. Cervi, Due secoli di guerre, vol. 9, p. 196.
  8. ^ [http://casarrubea.wordpress.com/2010/07/13/6652/ Parola di Lucky Luciano, daasarrubea.wordpress.com 13 luglio 2010.
  9. ^ (EN) Networks of Power: Corporate TV's Threat to Democracy. Dennis Mazzocco. South End Press. July 1, 1999. ISBN 0-89608-472-8. pag. 57.
  10. ^ Lo Sbarco alleato in Sicilia del 1943: I Retroscena. Altervista. Eduardo Ambrosio.
  11. ^ a b c Max Corvo e l´OSS in Italia. Oggi notizie. 20 dicembre 2010.
  12. ^ Roberto Faenza e Marco Fini, Gli americani in Italia, Feltrinelli Editore, 1976. pp. 12-13.
  13. ^ Gli alleati sbarcano in Sicilia e creano the mafia circle. Corriere della sera. Mirella Serri. Sette. 29 luglio 2013.
  14. ^ a b Commissione Parlamentare sul Fenomeno della Mafia. (PDF). IX legislatura. articolo 32 legge 13 settembre 1982 n° 646. Doc. XIII n° 3 bis. pag.74.
  15. ^ (EN) Lucky’s Luck: How Charlie Luciano got out of jail and passed go. Gangster Inc. 24 novembre 2010.
  16. ^ (EN) The Strength of the Wolf: The Secret History of America's War on Drugs. Douglas Valentine. Random House Inc. 1º maggio 2004. pag. 137.
  17. ^ a b Mafia & Alleati. Ezio Costanzo. Le Nove Muse. 2006. pag. 155, pag. 180.
  18. ^ Charles Poletti. La corsa infinita. Guerra.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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