Operazione Husky
| Operazione Husky parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
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Piano di sbarco e dislocazione delle forze dell'Asse in Sicilia
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| Data | 9 luglio 1943 - 17 agosto 1943 | ||
| Luogo | Sicilia | ||
| Esito | Sconfitta dell'Asse, e occupazione dell'isola da parte Alleata | ||
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| Voci di operazioni militari presenti su Wikipedia | |||
L'operazione Husky (cane da slitta) fu il primo sbarco alleato sul suolo italiano che, durante la seconda guerra mondiale permise, con l'utilizzo di sette divisioni di fanteria (tre britanniche, tre statunitensi e una canadese) l'inizio della campagna d'Italia. L'operazione Husky costituì una delle più grandi azioni navali mai realizzate fino ad allora. Le grandi unità impegnate appartenevano alla 7ª Armata USA al comando del generale George S. Patton, e l'8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo di Armate, sotto la responsabilità del generale inglese Harold Alexander.
La campagna ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia (a Licata, tra Gela e Scoglitti e tra Pachino e Siracusa) delle forze alleate, tra il 9 e il 10 luglio 1943, a cui presero parte circa 160.000 uomini.
Indice |
La pianificazione dello sbarco[modifica]
L'attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 (a tal proposito, celebre rimase la definizione dell'Italia di Winston Churchill: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse») e la pianificazione e l'organizzazione venne affidata al generale Dwight Eisenhower.
Accordi preliminari[modifica]
La preparazione allo sbarco interessò una trattativa tra i rappresentanti del governo alleato e chi realmente aveva in Sicilia una grande influenza, ovvero la mafia[6]. Dalla relazione conclusiva della Commissione parlamentare Antimafia presentata alle Camere il 4 febbraio 1976: “Qualche tempo prima dello sbarco angloamericano in Sicilia numerosi elementi dell'esercito americano furono inviati nell'isola, per prendere contatti con persone determinate e per suscitare nella popolazione sentimenti favorevoli agli alleati. Una volta infatti che era stata decisa a Casablanca l'occupazione della Sicilia, il Naval Intelligence Service organizzò un'apposita squadra (la Target section), incaricandola di raccogliere le necessarie informazioni ai fini dello sbarco e della “preparazione psicologica” della Sicilia. Fu così predisposta una fitta rete informativa, che stabilì preziosi collegamenti con la Sicilia, e mandò nell'isola un numero sempre maggiore di collaboratori e di informatori. Ma l'episodio certo più importante è quello che riguarda la parte avuta nella preparazione dello sbarco dal gangster Lucky Luciano, uno dei capi riconosciuti della malavita americana di origine siciliana, il quale stava scontando una condanna a 15 anni[7]. Si comprende agevolmente, con queste premesse, quali siano state le vie dell'infiltrazione alleata in Sicilia prima dell'occupazione. Il gangster americano, una volta accettata l'idea di collaborare con le autorità governative, dovette prendere contatto con i grandi capimafia statunitensi di origine siciliana e questi a loro volta si interessarono di mettere a punto i necessari piani operativi, per far trovare un terreno favorevole agli elementi dell'esercito americano che sarebbero sbarcati clandestinamente in Sicilia per preparare all'occupazione imminente le popolazioni locali. “Luciano” venne graziato nel 1946 “per i grandi servigi resi agli States durante la guerra”, tornò a Napoli a fare contrabbando di sigarette e traffico di eroina.
E' un fatto che quando il 10 luglio 1943 gli americani sbarcarono sulla costa sud della Sicilia, il generale Patton raggiunse Palermo in soli sette giorni. Scrisse Michele Pantaleone: “...è storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d'accordo con il gangsterismo americano, s'adoperò per tenere sgombra la via da un mare all'altro...”[7] Ancora la Commissione antimafia: "la mafia rinascente trovava in questa funzione, che le veniva assegnata dagli amici di un tempo, emigrati verso i lidi fortunati degli Stati Uniti, un elemento di forza per tornare alla ribalta e per far valere al momento opportuno, come poi effettivamente avrebbe fatto, i suoi crediti verso le potenze occupanti”[7].
Accordi fra Allen Dulles e Lucky Luciano[modifica]
La trattativa fra servizi segreti americani e criminali mafiosi passò attraverso l'Office of Strategic Services, (OSS), diretto dal generale William Donovan: gerarchicamente, l’OSS in Europa dipendeva da Allen Dulles[8], che aveva la propria sede in Svizzera, il suo diretto dipendente in Italia era l’italoamericano Massimo Corvo, di origini siciliane, noto come "Max" e detto in codice "Maral", numero di matricola 45[9].
Max Corvo incominciò ad organizzare i propri uomini formando un'unità militare che, fra le forze armate americane era nota come the mafia circle (il circolo della mafia). Stabilì quindi ulteriori contatti con Victor Anfuso, Lucky Luciano, Vito Genovese, Albert Anastasia e altre persone delle organizzazioni criminali italoamericane inserite nell’operazione Underworld, un giovane raccomandato dallo stesso Luciano, Michele Sindona, e anche un certo Licio Gelli[9].
Max Corvo e la sua squadra vengono sbarcati in Nord Africa a maggio 1943. Poi tre giorni dopo l’attacco, l’unità prende terra a Falconara, vicino a Gela, e si stabilisce nel castello della cittadina. A Melilli Corvo incontra padre Fiorilla, parente di uno dei suoi uomini e parroco di San Sebastiano, poi è ad Augusta, sua città natale, per reclutare collaboratori locali. Intanto gli agenti dell’OSS occuparono le isole più piccole intorno alla Sicilia, fra cui Favignana e liberarono dalla prigione numerosi boss della mafia, che furono arruolati nel servizio dell’OSS, circa 850 "uomini d'onore" raccomandati dai capi mafiosi siciliani, che dopo l'occupazione assunsero cariche pubbliche nell’amministrazione militare del colonnello Charles Poletti: in provincia di Palermo ci furono 62 sindaci mafiosi.[9].
Pantelleria si arrende[modifica]
| Per approfondire, vedi Operazione Corkscrew e Presa di Lampedusa. |
I primi segnali dell'invasione si ebbero già un mese prima (11 giugno 1943), con la presa dell'isola di Pantelleria[10], primo lembo di terra italiana a cadere in mano alleata, seguita dalla caduta dell'isola di Lampedusa il 13 giugno.
A Pantelleria, dopo un violentissimo bombardamento aereo, il comandante italiano chiese e ottenne da Mussolini il permesso di arrendersi, facendo credere di non avere scorte idriche. In realtà le capaci caverne dell'isola, che già ospitavano degli hangar per l'aviazione, erano in grado di offrire un riparo sicuro a tutta la popolazione civile e militare dell'isola, e le scorte idriche e alimentari erano tutt'altro che esaurite. Gli alleati fecero circa 11.000 prigionieri tra le forze italiane.
Le forze in campo[modifica]
Le forze contrapposte erano sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana (generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220.000 uomini, solo 170.000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane presentavano in buona parte le mai risolte carenze in merito ad armamento moderno (artiglieria controcarro per esempio) e motorizzazione. Molte unità costiere erano inoltre prive di armamento pesante. Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo numero di semoventi da 90/53, in grado di mettere fuori combattimento qualunque mezzo corazzato alleato. Il contingente tedesco, forte di 30.000 uomini circa ed al comando del generale Frido von Senger und Etterlin (sostituito il 15 luglio da Hans-Valentin Hube), a differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato ed aveva sotto il suo controllo anche la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring", dotata di alcuni carri pesanti Tiger I.
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Le forze da sbarco, precedute da uno sfortunato lancio di paracadutisti (nessuna delle unità scese nel luogo stabilito e molti parà vennero catturati; inoltre 23 dei 144 Dakota, lungo la rotta di ritorno, sorvolarono le navi alleate e vennero abbattuti perché scambiati per bombardieri dell'Asse) erano protette e scortate da una formidabile flotta combinata.
Supermarina non si assunse la responsabilità di inviare la flotta a difesa dell'isola, rischiandone la totale distruzione, quindi chiese capo di stato maggiore di prendere tale decisione; ne segui una serie di discussioni che non portarono ad alcuna azione operativa.[11] La decisione fu in qualche modo giustificata dal fatto che, in assenza di adeguata copertura aerea, le corazzate e gli incrociatori italiani sarebbero salpati per una missione suicida. Tuttavia neppure i numerosi sommergibili in agguato a sud della Sicilia ottennero risultati: nel corso della campagna di Sicilia la Regia Marina perse i sommergibili Ascianghi, Bronzo, Flutto, Nereide, Argento ed Acciaio con la morte in tutto di 152 uomini, ottenendo come unica contropartita i gravi danneggiamenti degli incrociatori leggeri Cleopatra e Newfoundland e l'affondamento della motocannoniera MGB 641[12][13].
La flotta alleata contava quattro navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite e Valiant, quest'ultima appena rientrata in servizio dopo l'attacco di Alessandria), più altre due di riserva ad Algeri ("Forza Z" con le corazzate Howe e King George V), le portaerei Formidable e Indomitable, gli incrociatori Orion, Newfoundland, Mauritius e Uganda, gli incrociatori contraerei Aurora, Penelope, Euryalus, Cleopatra, Sirius e Dido, e 27 cacciatorpediniere. Le forze di appoggio diretto contavano 2 monitori, l'incrociatore Dehly, 8 cacciatorpediniere, 4 cannoniere, 5 mezzi da sbarco trasformati in batterie galleggianti, e 6 mezzi da sbarco con lanciarazzi. La US Navy per parte sua schierava cinque incrociatori (USS Boise, USS Savannah, USS Philadelphia, USS Brooklyn e USS Birmingham), oltre a 25 cacciatorpediniere e a un monitore britannico. Da notare anche la presenza tra queste forze di unità appartenenti a paesi occupati, come Olanda e Grecia. Con l'appoggio di queste forze le prime truppe toccarono terra nelle prime ore del 10 luglio.
Le forze terrestri[modifica]
Le forze dell'8ª Armata (il XXX Corpo d'armata formato dalla 1ª Divisione canadese, la 51ª Divisione e la 231ª Brigata Malta, e il XIII Corpo d'armata costituito dalla 5ª e dalla 50ª Divisione) sbarcarono nei tratti di costa compresi tra il promontorio di Pachino e la piazzaforte di Siracusa-Augusta, sul versante ionico, ad eccezione della 1ª Divisione canadese che sbarcò più a sud. Due brigate, la 1ª Brigata Paracadutisti e la 1ª Brigata Aviotrasportata (su alianti), distaccate dalla 1ª Divisione Aviotrasportata britannica furono aviosbarcate dietro le linee italiane per conquistare dei punti chiave.
La 7ª Armata di Patton sbarcò dapprima tre divisioni nel tratto di costa compreso tra Licata e Gela[14]. La 3' Divisione Fanteria (3rd Infantry Division) sbarcò nella costa a ovest di Licata, spiaggia di Torre di Gaffe e spiaggia di Mollarella e Poliscia, circa 7 chilometri a ovest di Licata. La 1ª divisione sbarcò a Gela e la 45ª divisione nei pressi di Scoglitti. L'82ª Divisione Aviotrasportata o paracadutisti fu invece aviosbarcata tra Gela e Scoglitti. Di fronte a queste forze c'erano le divisioni denominate costiere dell'Asse Germania Italia, in particolare la 206ª nell'estremo sud-est dell'isola, la 207ª a Licata in località S.Oliva, nelle vicinanze della omonima Stazione Ferroviaria tutt'ora esistente, e la 18ª Brigata costiera sulla costa di Gela. Furono queste unità, oltre alle batterie costiere, a sopportare l'urto dello sbarco americano. Il fuoco di controbatteria delle navi da guerra e l'appoggio aereo favorirono la rapida attestazione delle forze di invasione, anche se nei punti maggiormente muniti di artiglieria costiera la lotta fu piuttosto aspra. Nei numerosi tratti di costa privi di difesa le truppe alleate poterono avanzare dai punti di sbarco senza difficoltà. Nell'entroterra erano presenti la divisione Livorno e la divisione Hermann Göring, oltre alla male armata Napoli. In riserva momentanea la 15ª Divisione Panzergrenadier tedesca, divisa in gruppi tattici, non aveva più di 60 carri. A ovest erano schierate le divisioni italiane Aosta e Assietta. Al comando delle forze dell'Asse, da Berlino fu inviato Hans-Valentin Hube.
Lo sbarco a Licata[modifica]
Lo sbarco a Licata avvenne la notte tra il 9 e 10 luglio 1943 mediante la 7ª Armata statunitense comandata dal generale Patton che sbarcò la 3ª Divisione Fanteria (3rd Infantry Division), comandata dal Maggiore Gen. Lucian King Truscott (Joss Force). Lo sbarco avvenne nelle spiagge vicino Licata (poiché il Porto di Licata costituiva obiettivo strategico e quindi occupato dai militari dell'Asse, Germania nazista e Italia). L'ora "H" ebbe inizio alle ore 2.45 del 10 luglio 1943 e quindi iniziarono le operazioni di sbarco nelle spiagge prestabilite. Alle 2,57 nella spiaggia di Mollarella e Poliscia toccarono terra i primi carri armati americani. La 3ª Divisione Fanteria (3rd Infantry Division) sbarcò contestualmente, a ovest della città di Licata, spiagge di Torre di Gaffe e Mollarella e ad est di Licata spiagge di Falconara e nelle spiagge della Playa. La 3^ Divisione Fanteria (3^ Infantry Division) era composta da 3 Reggimenti di Fanteria: Il 7° Reggimento Fanteria, il 15° Reggimento Fanteria e il 30° Reggimento Fanteria. A Licata gli Alleati sbarcarono uomini e navi. Già la mattina del 10 Luglio nel Municipio di Licata si insediava il Maggiore Frank Toscani come capo degli affari civili del Governo Militare Alleato. Nei giorni successivi, gli Alleati proseguirono versO la Sicilia Nord Orientale verso le città di Agrigento, Palermo, Trapani. La 3^ Divisione Fanteria comandata dal Generale Truscott tra il 21 e il 22 Luglio giunse a Palermo. Nella piana di Licata gli Alleati approntarono qualche giorno dopo lo sbarco, una pista di atterraggio. A circa 7 chilometri di Licata, nelle vicinanze della stazione ferroviaria S.Oliva, c'era il 207°divisione costiera delle forze dell'Asse. Nelle acque di Licata affondarono la nave Maddox e Sentinel delle forze alleate.
I combattimenti[modifica]
Dopo una serie di bombardamenti dalle navi e di attacchi aerei la settima armata americana, comandata dal Generale Patton, sbarcò la 3ª Divisione fanteria comandata dal generale Truscott. Alle 2,45 della notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 iniziò lo sbarco di 20.000 uomini a Licata, Spiaggia di Mollarella e Poliscia ore 2,57. Gli altri sbarchi avvennero a Gela, dove tremila paracadutisti furono lanciati nell'entroterra, e a Scoglitti, nel ragusano. In 24 ore 160.000 uomini furono sbarcati.
Tra il 10 e l'11 luglio la divisione tedesca "Hermann Goering" e quella italiana "Livorno" contrattaccarono gli americani nella piana di Gela, dove fu combattuta una terribile battaglia: i contrattacchi dei "gruppi mobili" italiani, reparti di formazione motocorazzati costituiti ciascuno da circa 1.500-2.000 uomini, una dozzina di carri o semoventi ed una batteria d'artiglieria misero in seria crisi le posizioni alleate; significativa la carica dei circa 20-30 carri Renault R-35 di preda bellica del 131º Reggimento carri, che da soli attraversarono quasi tutta la testa di ponte americana mettendo, insieme ai vigorosi contrattacchi della "Livorno" (l'unica fra le divisioni italiane parzialmente motorizzata) e della "Hermann Goering", a serissimo rischio tutto il piano d'invasione della 5ª Armata USA; tutta l'operazione di sbarco fu salvata solo dall'imprevista efficacia del tiro navale, che si abbatteva inesorabile sugli italotedeschi. Anche gli assalti di un raccogliticcio ma coraggioso CCCCXXIX battaglione costiero, male armato, poco addestrato e addirittura deficiente nelle dotazioni di base (ad esempio, non tutti avevano scarpe, che si passavano a chi doveva fare i turni di guardia) furono così energici da arrestare l'impeto americano. L'appoggio diretto delle navi da guerra, con un preciso e puntuale intervento di controbatteria e di bombardamento delle unità italiane e tedesche segnalate dalla ricognizione aerea furono di grande importanza per la riuscita degli sbarchi ed il consolidamento successivo delle teste di ponte.
Sul fiume Simeto fu combattuta un'altra durissima battaglia che impegnò gli inglesi dell'VIII Armata, bloccando la loro avanzata verso Catania.
Il 16 luglio gli americani arrivarono ad Agrigento. Nonostante la combattività e il valore di gran parte delle forze dell'Asse (non solo le efficienti unità tedesche)[senza fonte], la Sicilia fu occupata in soli 38 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina, dopo aver conquistato Palermo il 22 luglio e Catania il 5 agosto.
I tedeschi con un ponte di barche riuscirono a trasferire in Calabria la gran parte delle loro truppe e dei loro mezzi(operazione Lehrgang), a differenza degli italiani che abbandonarono molti dei loro.
L'occupazione alleata[modifica]
A capo dell'amministrazione militare alleata della Sicilia occupata, di competenza dell'AMGOT che venne battezzata in questa occasione, fu indicato Charles Poletti.
Solamente il 3 settembre iniziò lo sbarco e quindi l'invasione alleata nella penisola italiana con l'Operazione Baytown, in concomitanza con la firma dell'armistizio. Armistizio che fu firmato a Cassibile, in provincia di Siracusa.
Note[modifica]
- ^ Mitcham & von Stauffenberg (2007), p. 307
- ^ Dickson(2001) p. 201
- ^ Mitcham & von Stauffenberg (2007), p. 63
- ^ a b Mitcham & von Stauffenberg (2007), p. 305
- ^ Mitcham & von Stauffenberg (2007), pp. 305-306
- ^ La ignominiosa alleanza: il contributo mafioso alla vittoria Alleata in Sicilia. In storia. Informazione. Luglio 2008.
- ^ a b c Aspetti controversi dell’invasione della Sicilia. Ethos associazione. Conferenza: Augusto Lucchese. 11 luglio 2008.
- ^ Lo Sbarco alleato in Sicilia del 1943: I Retroscena. Altervista. Eduardo Ambrosio.
- ^ a b c Max Corvo e l´OSS in Italia. Oggi notizie. 20 dicembre 2010.
- ^ Lo sbarco alleato in Sicilia. Altervista. II conflitto. 6 giugno 1943.
- ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare, Milano, Mondadori, 2001. 88-04-50150-2
- ^ Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, p. da 360 a 362
- ^ Caduti. Regia Marina.
- ^ Sicilia 1943: generale George S. Patton. Non solo bush. 23 giugno 2004.
Bibliografia[modifica]
- Attanasio, S. Sicilia senza Italia. Luglio-Agosto 1943. Milano, Mursia 1983.
- Alfio Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi, 2006, ISBN 978-88-502-1100-5
- Bartolone Giovanni, Le altre stragi. Le stragi alleate e tedesche nella Sicilia 1943-1944, Bagheria (Palermo), Tipografia Aiello & Provenzano, 2005.
- Carloni Fabrizio Gela 1943 Le verità nascoste dello sbarco americano in Sicilia Mursia ISBN 978-88-425-4742-6
- Costanzo Ezio Sicilia 1943. Le nove muse.
- Costanzo Ezio, Mafia e Alleati, Le Nove Muse Editrice, Catania 2006
- D'Este, C. 1943. Lo sbarco in Sicilia. Milano, Mondadori 1990. ISBN 978-88-04-33046-2
- Li Gotti, C. Gli americani a Licata. Dall'amministrazione militare alla ricostruzione democratica (capitolo I - L'operazione Husky). Civitavecchia, Prospettiva editrice 2008. ISBN 978-88-7418-377-7
- Maltese, P. Sbarco in Sicilia. Milano, Mondadori 1981.
- Mangiameli, R. "La regione in guerra (1943-1950)" in Storia d'Italia - Le regioni dall'Unità ad oggi, a cura di M. Aymard e G. Giarrizzo. Torino 1987
- Pantaleone M., Mafia e politica, Einaudi, Torino 1978
- Renda F., Storia della Sicilia (1860-1970), Sellerio, Palermo 1987
- Santoni, A. Le operazioni in Sicilia e Calabria. Roma, S.M.E. 1983.
- Tranfaglia N., Mafia, politica, affari nell’Italia repubblicana (1943-1991), Laterza, Roma 1992
- Zingali, G. L'invasione della Sicilia. Catania 1962.
- Zangara Carmela 10 Luglio 1943 Lo sbarco degli Americani nelle testimonianze dei Licatesi. "La Vedetta" Editrice.
- Antonio Cammarana - Gianfranco Ciriacono, "Le immagini della storia : lo sbarco angloamericano in Sicilia nel luglio del 1943", Acate, Ass. culturale Centro studi storici Memoria ricerca, 2008, Bibl. Nazionale Centrale Di Firenze , Collocazione: GEN C26 09622, Inventario: CF006318498.
- Ignazio Albani, "Il mio dodicesimo anno tra Acate e Gela, 1942-43", design di Gaetano Granatelli ; presentazione di Antonio Ceccardi ; e prefazione di Antonio Cammarana, Vittoria, Sprint grafica 2010, Bibl. Nazionale Centrale Di Firenze , Collocazione: GEN B31 06767, Inventario: CF006291015.
Voci correlate[modifica]
- Operazione Mincemeat
- George Patton
- Bernard Montgomery
- Harold Alexander
- Hans-Valentin Hube
- Battaglia di Gela
- Massacro di Biscari
- Strage di Castiglione
- Operazione Ladbroke
- Armistizio di Cassibile
- AMGOT
Altri progetti[modifica]
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Collegamenti esterni[modifica]
- Sbarco in Sicilia Museo storico della Provincia di Catania.
- (EN) Sicily: 9 July - 17 August 1943
- Istituto Luce (video)
- Album fotografie sbarco
- Lo sbarco in Sicilia. Storia. II Guerra Mondiale. Cap.1
- La Vedettaonline
- [http://www.militaryhistoryonline.com/wwii/husky/naval.aspx?p=6/ HUSHY Operation
by Thomas E.Nutter]