Fiat C.R.42
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(Avions militaires 1919-1939 - Profils et Histoire[1])
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| Fiat C.R.42 | |
| Descrizione | |
|---|---|
| Tipo | caccia caccia notturno (C.R.42CN) |
| Equipaggio | un pilota |
| Progettista | Celestino Rosatelli |
| Costruttore | FIAT |
| Data primo volo | 23 maggio 1938 |
| Data entrata in servizio | maggio 1939 |
| Esemplari | 1 784 |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 8,26 m |
| Apertura alare | 9,70 m (sup) 6,50 m (inf) |
| Altezza | 3,585 m |
| Superficie alare | 22,4 m² |
| Carico alare | 102 kg/m² |
| Peso a vuoto | 1 720 kg |
| Peso max al decollo | 2 295 kg |
| Capacità | 575 kg: equipaggio una persona 80 kg, 2 armi calibro 12,7 tipo Safat 62 kg, munizioni 400 colpi per arma 8 kg, installazioni varie 8 kg benzina 305 kg, olio 35 kg |
| Capacità combustibile | 420 l |
| Propulsione | |
| Motore | Fiat A.74 RC.38 |
| Potenza | 840 cv (618 kW) a 3 800 m |
| Prestazioni | |
| Velocità max | 342 km/h) a meno di 1 000 metri, 430 km/h a 5/6 000 m, 423 km/h a 7 000 m |
| Velocità di salita | 11,8 m/s; a 5 000 m in 7 min 20 s a 6 000 m in 9 min |
| Corsa di decollo | 210 m |
| Atterraggio | 340 m, con freni |
| Autonomia | 775 km 1 000km (C.R.42 Egeo), con carico utile di 575 kg alla quota di 5 500 m e alla velocità di 380 km/h a 2 300 giri |
| Raggio di azione | 850 km |
| Tangenza | 10 500 m (teorica) 10 200 m (pratica) |
| Armamento | |
| Bombe | 2 da 50 kg 2 da 100 kg (C.R.42 AS) |
| Missili | 2 Breda-SAFAT da 12,7 mm più 2 Breda-SAFAT da 12,7 mm opzionali nell'ala inferiore. Inizialmente (causa insufficiente produzione armi del calibro maggiore), una Breda-SAFAT da 12,7 e una da 7,7 |
| Piloni | 2 (opzionali) |
| Velocità minima a bassa quota | 128 km/h |
| Note | Consumo orario di combustibile per la potenza di omologazione 227 kg/h; consumo orario corrispondente di lubrificante 8 kg/h. Consumo orario a regime di crociera del combustibile 150 kg/h (6 kg lubrificante). |
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fonti non citate |
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Il Fiat C.R.42 Falco fu un biplano monoposto con ala superiore di apertura alare maggiore di quella inferiore (cioè un sesquiplano) da caccia terrestre.[2] Realizzato dalla casa torinese alla fine degli anni trenta è stato utilizzato principalmente dalla Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale, in Francia, sulla Manica, in Africa Settentrionale e Africa Orientale Italiana, sui Balcani, in Mediterraneo e per la difesa del territorio metropolitano. Fu impiegato in combattimento da Belgio e Ungheria e, marginalmente, anche in Finlandia e Svezia.[3] Veloce - per un biplano - e molto robusto e maneggevole, fronteggiò, anche vittoriosamente, monoplani avversari di concezione più moderna, dotati di maggiore velocità ed armamento, tra i quali i francesi Bloch MB 151, Dewoitine D.520 [4] [5] e Morane-Saulnier MS.406 e, principalmente durante la Battaglia d'Inghilterra e in Nord Africa, i britannici Hawker Hurricane e Supermarine Spitfire.[6] [7] Detiene il primato di essere l'aereo italiano costruito nel maggior numero di esemplari (1 800 circa) e l'ultimo biplano della storia progettato a scopo bellico. Assieme al Gloster Gladiator britannico e al Polikarpov I-15 sovietico, fu l'ultimo caccia biplano a combattere nel secondo conflitto mondiale.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Sviluppo
Partendo dal grande successo, anche internazionale, del Fiat C.R.32 "Freccia", nel 1935-36 l'ufficio tecnico della Fiat, diretto dall'ingegner Celestino Rosatelli, iniziò a lavorare al suo successore, quello che sarebbe stato il Fiat C.R. 42 "Falco". Il nuovo biplano avrebbe adottato, secondo la direttiva del 1932, che richiedeva i motori raffreddati ad aria per i caccia, il più moderno motore aeronautico a disposizione in Italia, il Fiat A.74 a 14 cilindri disposti a doppia stella, al posto del motore in linea Fiat A.30 RA, raffreddato a liquido, da 600HP. Progettato dagli ingegneri Tranquillo Zerbi e Antonio Fessia, il nuovo propulsore era uno sviluppo del Pratt&Whitney R-1830 SC-4 Twin Wasp.
La Fiat decise di presentare il CR.42 al concorso "Caccia I" della Regia Aeronautica del 1936, a cui partecipavano - tra gli altri - anche il Fiat G.50 e il Macchi MC.200. Vinse il Macchi, ma il Ministero dell'Aeronautica decise di ordinare anche il successore del C.R.32. Il Fiat C.R.32 nella guerra civile spagnola, infatti, stava ottenendo ripetuti successi anche contro le macchine più moderne messe in campo dall'Unione Sovietica: a fronte della perdita di 73 Fiat CR.32, i piloti italiani abbatterono 48 bombardieri Tupolev SB-2 (ritenuti "inintercettabili") confermati, di 242 Polikarpov I-16 e 240 I-15, confermati, oltre a un altro centinaio non confermati. [8] La Regia Aeronautica però non valutò a pieno che i brillanti risultati ottenuti dal C.R.32 erano dovuti, sì, alla bontà della macchina, ma anche all'eccellente addestramento acrobatico dei piloti italiani, alla minore esperienza degli aviatori "internazionalisti", alla scarsa qualità dei velivoli nemici - che qualche volta perdevano le ali, incalzati dai biplani italiani - e alle tattiche inadatte che essi utilizzavano: il combattimento manovrato, stile Prima Guerra Mondiale, per il quale il Fiat era stato progettato espressamente. [9]
Il Ministero dell'Aeronautica, pertanto, ordinò il nuovo biplano il 10 febbraio 1938, emettendo una specifica per la fornitura di due prototipi intermedi C.R.40 e C.R.41. Il primo C.R.42 volò sull'aeroporto di Torino-Aeritalia il 23 maggio 1938, ai comandi del collaudatore Valentino Cus.[10] [11]
[modifica] La macchina
Aveva struttura interamente metallica, principalmente in alluminio per l'ala e in traliccio di tubi d'acciaio al cromo-molibdeno per la fusoliera. Il rivestimento era in lega leggera ad eccezione delle ali, dei lati e della sezione centrale della fusoliera. Le ali erano costituite da un longherone principale e centine per ogni semiala, con bordo d'entrata in alluminio. Le ali, coperte di tela dipinta, erano collegate tra loro e alla fusoliera tramite una struttura Warren a forma di W (la stessa degli S.V.A. della Prima Guerra Mondiale. Gli alettoni (presenti solo nell'ala superiore). Il timone e gli stabilizzatori avevano la stessa struttura delle ali. La fusoliera aveva nella parte anteriore la cappottatura motore tipo NACA. Tra propulsore e abitacolo c'era il serbatoio principale del carburante da 350 litri, mentre quello di riserva da 110 litri era sotto il seggiolino del pilota. Il carrello era di tipo tradizionale fisso con ruote carenate e sospensioni. [2]. La cabina di pilotaggio era scoperta. L'armamento consisteva di due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm montate sulla fusoliera, subito dietro al motore, con fuoco sincronizzato attraverso il disco dell'elica; le scatole portamunizioni contenevano 400 colpi per arma, anche se in combattimento ci si limitava a 380. [2] Il motore FIAT A.74 R 1 C.38 aveva una potenza massima di 840 CV a un regime di 2 400 giri e a 3 800 m di quota e di 740 CV al decollo. Aveva una doppia "stella" di sette cilindri ed era raffreddato ad aria e ricordava molto il Pratt & Whitney R-1830 SC-4 Twin Wasp. L'elica era una FIAT 3D,41-1 tripala metallica a velocità costante di 2,90 m di diametro, con la particolarità dell'asse spostato di mezzo grado a destra e di un grado e mezzo verso l'alto. [2]
[modifica] Le versioni
Il "Falco" fu subito accolto favorevolmente dai piloti italiani [12] che anche all'estero godevano della fama di essere particolarmente abili nelle acrobazie [13]. Se ne decise, pertanto, la produzione su vasta scala, in parallelo con i nuovi caccia monoplani (Fiat G.50 e Macchi M.C.200, con cui condivideva il propulsore) per soddisfare le richieste della Regia Aeronautica, del Belgio, con 34 esemplari consegnati tra il dicembre 1939 e il giugno 1940, e della Svezia, con 72 velivoli consegnati tra il 1940 e il 1941 [14]. Ne fu subito ordinato un primo lotto di duecento. La produzione continuò fino a tutto il 1944 sommando almeno 1.817-1.819 aeroplani prodotti "ex-novo", dei quali 63 (secondo altre fonti 51) costruiti sotto il controllo della Luftwaffe e 140 completati per l'esportazione. In ogni caso, il Falco è l'aereo italiano costruito nel maggior numero di esemplari." [2] [15]
Nella maggior parte delle versioni costruite non era previsto un apparecchio radio.
- C.R.42AS
- Versione "tropicalizzata" per operare in Africa Settentrionale. Era equipaggiato di filtro antisabbia sulla presa d'aria del carburatore, radiatore esteso, ogiva dell'elica più grande. Ne esistevano le sottovarianti C.R.42AS/CB o C.R.42AS/BA con l'introduzione delle rastrelliere per le bombe, fino a un peso di 100 chili, in corrispondenza del punto di forza dei montanti alari.
- C.R.42 CAI
- Gli aeroplani destinati al CAI (Corpo Aeronautico Italiano) erano dotati di seggiolino corazzato (peraltro adottato come standard già nel corso della Serie I), un serbatoio ausiliario da 80 litri in fusoliera, sostituzione di una mitragliatrice da 12,7 mm con una da 7,7 (per risparmiare peso), virosbandometro, impianto ossigeno migliorato e pistola lanciarazzi; un solo esemplare ebbe una radio ricetrasmittente IMCA ARC.1 I in banda UHF.
- C.R.42CN
- Erano i "Falco" da caccia notturna. Finalmente dotati di radio ricetrasmittente, con scarichi prolungati talora prolungati fin oltre la cabina per nascondere le fiammelle rilevatrici, faro da intercettazione, strumentazione aumentata, qualche volta bombe illuminanti. Per compensare l'aumento di peso una o entrambe le armi erano sostituite con delle 7,7. Da principio i velivoli erano dipinti in nero paco, con potenziatore di energia.
- C.R.42EC
- (Erogatore Chimico) con due generatori di cortine fumogene sotto le ali.
- C.R.42 Egeo
- Prodotto in qualche decina di esemplari, questo allestimento era caratterizzato dallo stesso serbatoio da 80 litri, che ne accresceva l'autonomia.
- C.R.42 ICR
- La versione idro fu studiata fin dal 1938 dalla Fiat, che poi ne affidò la realizzazione alla CMASA di Marina di Pisa. L'unico prototipo fu realizzato nel 1940. All'inizio dell'anno seguente cominciarono i collaudi a Vigna di Valle, sul lago di Bracciano. L'ICR raggiungeva i 423 km/h. L'autonomia saliva fino a 950 km, mentre la tangenza scendeva a 9.000 metri. Il peso a vuoto saliva da 1.720 a 1.850 kg., quello totale da 2.295 a 2.425 kg. Non risultando preferibile ai Romeo Ro.43 e Romeo Ro.44 già avviati, non fu mai prodotto.
- C.R.42RF
- Ricognitore Fotografico: ne sono stati costruiti almeno sei esemplari dotati di una fotocamera Rb.50.
- C.R.42R
- (Rimorchiatore) per il traino degli alianti.
- C.R.42LW
- Versione da attacco notturno per la Luftwaffe.
- C.R.42B
- Era la versione Biposto, quella più estesamente modificata, con fusoliera allungata e secondo posto in tandem, destinata all'addestramento. Ne furono realizzati circa 40 esemplari, modificando cellule esistenti dall'Agusta e dalla Caproni Trento. La lunghezza aumentava di 68 centimetri, arrivando a 8,94 metri. L'altezza diminuiva di 23 centimetri mentre il peso a vuoto aumenta di soli 40 chili, arrivando a 1.760 chili, grazie allo smontaggio delle carenature di ruote e ruotino. Il peso totale saliva a 2.300 chili. La velocità massima era di 430 km/h. a 5.300 metri, 8 in meno. Fino al 1945 furono mantenute le due armi.
- C.R.42DB
- Realizzato nel marzo 1941, questo esemplare (MM.469) fu un tentativo di rivitalizzare il progetto installando, su un C.R.42 di serie, il castello motore di un Macchi C.202, con un propulsore tedesco DB-601. Portato in volo dal collaudatore, Valentino Cus, il prototipo fece registrare velocità ben superiori ai 500 km/h e fu oggetto di un ordine per 150 esemplari, presto cancellato.[16]
Inoltre, in Svezia, i "Falco" montavano il motore Bristol Mercury VIII (prodotto su licenza dalla NOHAB). [4].
[modifica] Produzione
Un primo lotto di 39 C.R. 42, matricola NC.221-269, fu prodotto per il Belgio. La fornitura per l'Ungheria era divisa in tre lotti, di, rispettivamente, 18 (NC. 300-317), 32 (NC.318-349) e 18 aerei (NC.401-418). La Finlandia ordinò 12 "Falco" (lotto NC.2501-2512) ma in seguito l'aviazione finlandese rifiutò i 12 Falco che furono rilevati dalla Kungsl. Svenska Flygvapnet per equipaggiare la Flottilj F-9 di Saeve. L'ordine inoltrato dalla Svezia era per 60 C.R. (NC. 2523-2572). La Luftwaffe, infine, piazzava una commessa per 63 Fiat nel 1943-44 (serie XV), Werk-Nr. 10001-10063. [4]. L'armistizio non fermò la produzione dell'obsoleto biplano, che i tedeschi volevano impiegare in operazioni di polizia nei Balcani. Il Fiat CR.42LW (per Luftwaffe) venne prodotto fino a quando i violentissimi bombardamenti dell'aprile 1944 danneggiarono gravemente le linee di montaggio.
[modifica] Impiego operativo
Il Falco conobbe anche un discreto successo di esportazione, venendo acquistato dall'aviazione belga (che lo impiegò nell'aprile 1940 contro la Luftwaffe), dalla Svezia e dall'Ungheria, con i cui colori operò sul fronte russo. Alcuni C.R.42 Egeo operarono con i colori iracheni in Medio Oriente.
[modifica] Italia
[modifica] Regia Aeronautica
Il C.R.42 Falco entrò in servizio nella Regia Aeronautica nel maggio 1939, assegnato al 53° Stormo basato a Torino Caselle. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ne erano già stati consegnati circa 300, che il 10 giugno 1940 costituivano il 40% dell'intera linea da caccia italiana.[4]. I Falco operarono fino all'armistizio per la difesa nazionale, con squadriglie e sezioni per la difesa degli aeroporti e delle basi della marina, ma questo aspetto è tra i meno conosciuti. Nel corso del 1941, i C.R.42 riequipaggiarono i reparti d'assalto (anche se tecnicamente erano più dei cacciabombardieri), e vennero intensamente impiegati in Africa Settentrionale e nel Mediterraneo. Alcuni reparti erano ancora equipaggiati col Falco nel luglio '43, ed andarono coraggiosamente all'attacco della flotta alleata a sud della Sicilia. I C.R. 42 furono in pratica gli unici caccia notturni della Regia Aeronautica, anche se erano sprovvisti di radar e spesso perfino di radio-trasmittente. Il primo abbattimento notturno ad opera di un pilota italiano nella seconda guerra mondiale fu opera del Capitano Giorgio Graffer, comandante della 365a Squadriglia, 150° Gruppo, 53° Stormo. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1940, Graffer fece fuoco sul bombardiere Whitley Mk.V P4965 ZA-H del 10° Squadron, che aveva decollato da Abingdon per bombardare la fabbrica di motori Fiat a Torino. [17]. Quando le sue mitragliatrici si incepparono, Graffer non esitò a speronare il bombardiere prima di lanciarsi con il paracadute. [18]Il Whitley, con un motore fuori uso e danni alla struttura, riuscì ad attraversare la Francia ma precipitò nella Manica, provocando la morte dei duei piloti, Officer Ernest Ian Parsons DFC (RAF No. 43370) e il Sergeant A. N. Champion. [19]. Il 12 luglio 1941 un Wellington fu probabilmente abbattuto presso Bengasi da un Fiat del 18° Gruppo. Il 5 dicembre dello stesso anno un C.R. CN della 356a Squadriglia abbatteva sicuramente un altro bombardiere dello stesso tipo nei pressi di Napoli. La notte del 25 agosto 1942 fu forse quella di maggior successo per la caccia notturna italiana. Il Tenente Colonnello Armando François, comandante del 4° Stormo, decollò su un C.R.42, probabilmente preso in prestito dalla 238a Squadriglia per contrastare i bombardamenti notturni della RAF su Fuka, in Nord Africa. Intercettò e abbatté un bombardiere bimotore non identificato che cadde in mare a 4 chilometri dalla costa. Dopo l'atterraggio, sullo stesso aereo salì il Tenente Giulio Reiner che, guidato dalla radio-guida intercettò a 2500 metri, sempre sopra Fuka, un Wellington (DV514/U) del 70 Squadron. Reiner colpì il vano bombe del bombardiere che precipitò a 10 km a sud est di Fuka, esplodendo. [20] Esistono rapporti di altre unità che attestano di abbattimenti certi o probabili di altri quattro bombardieri bimotori (ancora Wellington e Blenheim). [4] I C.R.42 CN ottennero i maggiori successi negli ultimi mesi del conflitto. Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1943, il Tenente Luigi Torchio della 377a Squadriglia Autonoma otteneva la prima delle sue cinque vittorie durante il conflitto, abbattendo con un C.R. 42 un Wellington nel cielo di Palermo. [21]
[modifica] Francia
I Falco ebbero il battesimo del fuoco il 13 giugno, quando 23 aerei del 23° Gruppo del 3° Stormo scortarono dieci bombardieri Fiat B.R.20 sul porto di Tolone. Dodici caccia mitragliarono gli aeroporti di Fayence e Hyères, colpendo al suolo circa 50 aerei francesi e distruggendone almeno 20. Il 15 giugno, 67 C.R.42 attaccarono gli aeroporti della Francia meridionale. Ventisette biplani del 150° Gruppo, del 53° Stormo, mitragliarono l'aeroporto di Cuers Pierrefeu incendiando una quindicina di Vought V-156F; sette dei caccia che effettuavano la copertura a 500 m di quota furono intercettati dai Bloch MB 151 dell'AC-3 che abbatterono un C.R.42 e ne costrinsero un altro all'atterraggio. I piloti italiani si attribuirono l'abbattimento di quattro caccia francesi. Altri 25 CR..42 si diressero contro l'aeroporto di Cannet des Maures colpendo al suolo circa venti aerei francesi, alcuni dei quali risultarono distrutti. Altri aerei francesi, però, erano riusciti a decollare e nello scontro con gli italiani risultarono abbattuti un Falco e due caccia francesi, mentre un secondo Falco riuscì a rientrare all'aeroporto benché gravemente danneggiato. Nel frattempo, la caccia francese aveva intercettato i 25 biplani del 18° gruppo in missione di copertura sopra Beuchamp: due CR.42 furono abbattuti. Il 18° Gruppo dichiarò l'abbattimento di tre aerei nemici, mentre l'Armée de l'Air ammise per quella giornata solo due perdite. L'Adjutant Pierre Le Gloan del GC.III/6 sul suo Dewoitine D.520 riuscì nella stessa giornata ad abbattere quattro C.R.42 ed un B.R.20, ottenendo in un sol giorno la qualifica di Asso. [4].
[modifica] Malta
I C.R.42 operarono anche su Malta, dove si scontrarono con i Gloster Gladiator e, successivamente, con gli Hawker Hurricane. Il 29 luglio 1940 (secondo lo storico Håkan Gustavsson, il 31 luglio) il "Falco" del Sergente Manlio Tarantino del 23° Gruppo abbatteva Charity, uno dei tre Gloster Gladiator che secondo la leggenda difendevano da soli l'isola. Il suo pilota, Flying Officer Peter Hartley, si lanciava col paracadute, ma riportava gravi ustioni. Nel frattempo il Flight Lieutenant William Joseph "Timber" Woods abbatteva il comandante della formazione italiana, il Capitano Antonio Chiodi della 75ª Squadriglia, il cui aereo precipitava in mare a cinque miglia ad est della Grand Harbour. Chiodi fu decorato di una medaglia d'oro al valor militare postuma. Il 24 agosto 1940, il Tenente Mario Rigatti della 75ª Squadriglia, 23° Gruppo Autonomo CT [22] ai comandi del FIAT C.R.42 Falco (MM. 7013) abbatteva nel cielo di Maltal l' Hawker Hurricane del Flight Lieutenant George Burges, del 261 Squadron, che stava attaccando un Savoia Marchetti S.M.79. Rigatti, a sua volta colpito, rientrava a Comiso seriamente ferito con il suo "Falco" (M.M.7013) danneggiato e veniva in seguito insignito di Medaglia d’Oro al valor militare.[23]
[modifica] Africa Orientale Italiana
Il C.R.42 fu il più moderno caccia italiano operativo in Africa Orientale Italiana (A.O.I.). Nelle fasi iniziali della guerra in Africa orientale, i Falco si batterono bene contro i loro contemporanei Gloster Gladiator, Fairey Battle, Vickers Wellesley e Hawker Hart dell'aviazione sudafricana. [24]. Allo scoppio delle ostilità, il Comando Aeronautica AOI disponeva di 36 C.R.42 distribuiti tra la 412ª Squadriglia a Massaua e la 413ª Squadriglia ad Assab. Degli aerei da trasporto SM.82 furono allestiti espressamente per trasportare un C.R.42 smontato e in questo modo 51 nuovi caccia giunsero in Africa Orientale. [4]. Il 6 novembre 1940, già nella prima ora dell'offensiva britannica contro l'Etiopia, i Fiat C.R.42 della 412a Squadriglia del Cap. Antonio Raffi abbatteva cinque Gloster Gladiator senza perdite. [25]. In questo teatro si mise in luce il Cap. Mario Visintini, che divenne uno dei più popolari assi italiani con 17 vittorie (una delle quali in Spagna). Tuttavia, dopo i successi iniziali, il 19 gennaio 1941, le forze inglesi avviarono una decisa controffensiva e, dopo cinque mesi di combattimenti, il 6 giugno 1941, in Africa Orientale erano rimasti, in grado di volare, solo il C.R.42 del Tenente Ildebrando Malavolti della 413ª Squadriglia e il C.R.32 del Maresciallo Giardinà della 410ª Squadriglia. I due caccia colsero di sorpresa le formazioni della RAF abbattendo un Wellesley il 2 luglio e un altro sette giorni più tardi.[26] Secondo alcuni autori, gli ultimi successi italiani in Africa Orientale. Il CR.42 del Tenente Ildebrando Malavolti fu l'ultimo aereo italiano a sostenere un duello aereo in quella regione il 24 ottobre 1941. Ma le versioni sull'ultimo combattimento aereo in Africa Orientale discordano. Decollato per mitragliare gli aeroporti inglesi di Dabat e Adi Arcai, secondo alcuni storici, fu intercettato da tre Gladiator ed abbattuto dopo che era riuscito a distruggere due aeroplani nemici. [4]. Per altri autori, Malavolti riuscì soltanto a mitragliare i due Gladiator. Secondo lo storico Hakan Gustavsson, invece, quando Malavolta (sic!), fu udito sorvolare l'aeroporto di Dabat il pilota della South African Air Force pilot (no. 47484V) Lieutenant Lancelot Charles Henry "Paddy" Hope, decollò per intercettare il suo C.R.42 (MM7117) e lo abbatté, nonostante le disperate manovre di fuga del pilota italiano. Il giorno seguente fu trovato il relitto dell'aereo con Malavolta ancora nel posto di pilotaggio. Hope lanciò un messaggio sulle linee italiane ad Ambazzo. "Onore al pilota del Fiat: egli era un coraggioso. South African Air Force." Malavolta ricevette una Medaglia d'Oro al Valor Militare postuma. Questo del 24 ottobre fu comunque l'ultimo combattimento aereo in Africa Orientale.[27] In Africa Orientale la Regia Aeronautica perse non meno di 87 C.R.42.
[modifica] Nord Africa
Il Falco sostenne come unico modello di caccia italiano tutta la prima fase della guerra in Nordafrica, a partire dall'11 giugno 1940. All'inizio del conflitto in Africa Settentrionale Italiana vi erano 127 C.R.42 suddivisi tra il 13° Gruppo (2° stormo) a Castel Benito, 10° gruppo e 9° (4° stormo) a Benina, inclusi gli aeroplani di riserva. E proprio sui fronti africani la macchina italiana ottenne le sue affermazioni migliori. [4].
In questo scacchiere, infatti, alcuni dei sui limiti, come l'abitacolo aperto e l'assenza di radio, influirono meno che in altri fronti, negli scontri contro il biplano britannico Gloster Gladiator. Inoltre i piloti italiani erano abili e molto esperti, avendo combattuto nella Guerra Civile Spagnola; essi spesso restavano e combattevano per ammissione degli stessi inglesi, in situazioni dove i piloti tedeschi avrebbero subito lasciato il combattimento.[28] Il primo abbattimento di un aereo della RAF nella guerra del deserto fu opera del Capitano Franco Lucchini, a cui erano stati attribuiti cinque abbatimenti di aerei nemici in Spagna. Il 14 giugno 1940, ai comandi di un C.R.42 del 4° Stormo, decollato da Tobruk, abbatteva un Gladiator, la prima delle sue 21 vittorie aeree nella Seconda Guerra Mondiale. [29] Secondo lo storico Håkan Gustavsson, tuttavia, questo abbattimento va accreditato al Tenente Giovanni Guiducci, della 90ª Squadriglia. [30] Ad ogni modo, il Gladiator fu la prima perdita della RAF nel deserto. In giugno gli abbattimenti dichiarati assommavano a quindici: 11 Blenheim, 3 Gladiator e uno Short Sunderland. Il primo abbattimento confermato di un Sunderland, però, ebbe luogo solo il sei agosto, quando il Maresciallo Emiro Nicola (84a Squadriglia) ed il Sergente Alessandro Bladelli (91a Squadriglia, entrambe del 10° Gruppo) intercettarono a 30 chilometri a nord-ovest di Tobruk il Sunderland N9025 ‘OO-Y’ del 228 Squadron da Abukir, pilotato dal Flight Lieutenant T. M. W. Smith DFC. Dopo un attacco durato 15 minuti, il Sunderland fu costretto ad ammarare al largo di Tobruk e l'equipaggio fu catturato, ma uno dei componenti morì per le ferite riportare e affondò con il velivolo mentre una nave italiana cercava di rimorchiarlo fino al porto. [31] Tuttavia, nonostante l'abilità dei piloti italiani e le qualità del C.R. 42, in diverse occasioni, le forze aeree italiani subirono vere e proprie disfatte. Il 3 luglio quattro Falchi del 13° Gruppo venivano intercettati su Menastir da sei Gladiator e tutti distrutti, il medesimo giorno non ne rientravano altri due. [32] Nel pomeriggio del 24 luglio, grande giostra di biplani. Undici C.R.42 del 10° Gruppo, appoggiati da altri sei del 13° Gruppo, attaccavano una formazione di nove Blenheims che bombardavano Bardia e venivano a loro volta attaccati da Gladiator (quindici, secondo gli italiani). Il Tenente Giovanni Guiducci della 90ª Squadriglia abbatteva un Gladiator con 90 colpi. Ma il Capitano Aldo Lanfranco della 84ª Squadriglia, rimasto isolato e attaccato da tre biplani nemici, veniva abbattuto e costretto a lanciarsi con il paracadute sopra Sidi Azeiz. Il Tenente Enzo Martissa, 91ª Squadriglia, costringeva a un atterraggio fuori campo un caccia nemico, probabilmente il Gladiator (N.5775) pilotato dal Sergeant Shaw del ‘B’ Flight del 33° Squadron, che quel giorno fu costretto ad atterrare a est di Bug Bug con il motore danneggiato dopo il combattimento. I Gladiators (cinque) dello Squadron 33 rivendicarono l'abbattimento di quattro C.R.42, tre dei quali ad opera dell'ufficiale pilota Vernon Woodward (N.5768), del sergente Ronald Slater (N.5783) e del Pilot Officer Alfred Costello (N.5776). [33]
Diversi piloti della RAF divennero "assi" proprio ai danni degli italiani, in Nord Africa. Come il sudafricano Marmaduke "Pat" Pattle, uno dei più grandi assi alleati, con 41 abbattimenti accreditati (50 secondo alcuni autori). Pattle si scontrò con i caccia italiani per la prima volta nel corso della grande battaglia aerea del 4 agosto 1940, sulla Ridotta Capuzzo, che vide in campo due piloti destinati a diventare dei grandi "assi" italiani: i tenenti Adriano Visconti e Franco Lucchini. Di molto superati in numero, i quattro Gladiators guidati da Pattle furono tutti abbattuti.[34]. Pattle, che stava mitragliando la Squadriglia di Breda Ba 65 di Adriano Visconti, fu abbattuto da Lucchini, con 385 colpi. [35] Quattro giorni dopo, per riscattare la sconfitta subita, gli inglesi organizzavano un vero e proprio agguato ai danni degli italiani. Una formazione di tredici Gladiator piombava su ventisette C.R.42 e Ro.37 (secondo altri autori: 16 C.R.42, del 9° e 10° Gruppo, Quarto Stormo, che - a intervalli regolari - pattugliava il triangolo El Adem, Sidi Omar ed El Gobi), dichiarando 9 (due caduti sotto i colpi di Pattle) Fiat abbattuti e 9 probabili. [36]. Secondo altri autori, la RAF rivendicò l’abbattimento di 13-16 Fiat. Gli aerei italiani distrutti, in realtà, furono solo quattro. Altrettanti furono costretti a compiere degli atterraggi di emergenza, ma due di questi vennero, in seguito recuperati. A loro volta, gli inglesi persero due Gladiator: uno pilotato dal sergente pilota Trevor Martin Vaughan, che rimase ucciso, e un altro dal tenente pilota Evers-Swindell. Sorprendentemente, la squadriglia più colpita su proprio la 73ª, l’unità di élite del 4° Stormo, vista la presenza, nei suoi ranghi, di piloti membri dell’ultima Pattuglia acrobatica nazionale (come Enrico Dallari, Valerio De Campo e Vittorio Pezzè) che si era esibita con grande successo durante l’air show di Berlino-Staaken il 23 giugno 1939 in onore del ritorno dei piloti della Legione Condor. [37]
Pattle diventò un "asso" in Nord Africa, grazie ai ripetuti abbattimenti di biplani Fiat (10 dei 26 aerei italiani da lui distrutti). E le sue imprese non restarono un caso isolato. Sempre ai comandi di un Gloster Gladiator, l'ufficiale pilota Vernon Crompton Woodward, un canadese di Victoria, British Columbia, in forza allo Squadron 33, divenne in poche settimane un "asso", ai danni di aerei della Regia Aeronautica. Dopo aver abbattuto tre C.R.32 nella seconda metà del giugno 1940, Woodward "il 24 luglio abbatteva un Fiat C.R.42 e ne dichiarava uno probabile"[38]. Il giorno seguente, mentre era di pattuglia col sergente Slater, i due Gladiators furono attaccati da una dozzina di C.R.42 che piombarono loro addosso col sole alle spalle. L'attacco degli italiani, evidentemente troppo impazienti, andò a vuoto e Woodward e Slater furono loro addosso e in poco tempo abbattevano 3 C.R., rivendicandone uno a testa, e abbattendo il terzo in collaborazione. Alla fine dell'anno, passato sull' Hawker Hurricane, Woodward registrava una serie di abbattimenti. All'inizio di dicembre abbatteva un C.R. 42 e poi, nel giro di tre settimane, dal 9 al 20, abbatteva cinque C.R.42, ne dichiarava un sesto probabile e ne danneggiava altri quattro. Ma in Nord Africa, non sempre i "Falco" soccombevano sotto le mitragliatrici degli Hawker Hurricane. Il C.R.42 grazie all'abilità dei piloti e alla sua maneggevolezza riusciva a fronteggiare anche monoplani più veloci ed armati. [39] Il 31 ottobre, i "Falco" ottenevano le prime vittorie confermate ai danni dei caccia monoplani della Hawker. Durante la grande battaglia aerea sulla stazione di Marsa Matruh, il Sergente Maggiore Davide Colauzzi e il Sergente Mario Turchi della 368a Squadriglia, di scorta a uno stormo di Savoia Marchetti S.79 attaccavano tre Hurricane del 33 Squadron e abbattevano il ventiseienne canadese Flying Officer Edmond Kidder Leveille (RAF no. 40837), che moriva a causa dell'incompleta apertura del paracadute, e il Flying Officer Perry St Quintin (Hurricane P3724) che fu costreto a fare un atterraggio forzato a Qasaba con il serbatoio del carburante bucato dai colpi dei C.R.42. [40] Il 14 dicembre 1940, a 40 chilometri ad ovest di Bardia, una formazione di Hurricane del 274 Squadron guidata dallo Squadron Leader Patrick Dunn (P5176), attaccava un gruppo di Fiat C.R.42 del 13° Gruppo di scorta a Savoia Marchetti S.M. 79 in azione contro truppe britanniche. Gli Hurricane ingaggiarono un duello con i Fiat, ma vennero subito superati in maneggevolezza. I piloti del 13° Gruppo rivendicarono l'abbattimento di quattro Hurricane. In realtà l'unica vittoria aerea, attribuita al pilota Sergente Baldin (il cui aereo fu pesantemene danneggiato), fu quella ai danni dello Squadron Leader Dunn, che fu colpito e dovette compiere un atterraggio di emergenza. La RAF, da parte sua, rivendicava 5 "Falchi" distrutti, ma nessun Fiat era stato abbattuto. [41] L'alto livello degli aviatori italiani - nota uno storico anglosassone - molti dei quali veterani della guerra civile spagnola, e la grande manovrabilità dei C.R.42, costrinsero i piloti degli Hurricane ad adottare le tattiche che i piloti dei Messerschmitt Bf 109 impiegavano contro di loro - evitare le mischie ed attaccare con improvvise puntate in picchiata. [42]. Nonostante le tattiche "mordi e fuggi", la mattina del 14 Aprile 1941, su Tobruk, il Sottotenente Franco Bordoni-Bisleri ed il Maresciallo Guido Fibbia della 95ª Squadriglia, equipaggiata con C.R.42, dichiaravano ognuno l'abbattimento di uno degli Hawker Hurricane che stavano attaccando gli "Stuka" italiani e tedeschi, in azione sulla baia della città assediata. Sette mesi dopo, il 26 novembre del 1941, il capitano Bernardino Serafini, comandante della 366ª Squadriglia, abbatteva un Hawker Hurricane pilotato dall'ufficiale pilota D. S. F. Winsland DFC, del 33 Squadron, un veterano della guerra sul deserto e in Grecia.[43] E il 10 luglio 1942, un Falco rivendicava addirittura l'abbattimento di uno Spitfire. [44].
Ma erano gli ultimi successi del biplano italiano. Nell'aprile 1941, soppiantato dal Macchi M.C.200 Saetta, nel ruolo di intercettore puro, con la consegna dei primi 14 CR.42 Bombe Alari, il C.R.42 veniva impiegato per lo più come cacciabombardiere, rivelando un'insperata validità, grazie alla robustezza della struttura e alla resistenza del motore radiale ai colpi da terra. Il 19 giugno 1942, gli ultimi 82 C.R.42 lasciavano l'Africa e rientravano in Italia.
[modifica] La Battaglia d'Inghilterra
Poco nota è la partecipazione del Fiat C.R.42 alla Battaglia d'Inghilterra. Cinquanta biplani Fiat (18° Gruppo), assieme a 45 Fiat G.50 e bombardieri bimotori Fiat B.R.20 e trimotori CANT Z.1007 operò, con il Corpo aereo italiano, da basi in Belgio, a fianco della Luftwaffe, contro la Royal Air Force, alla fine del 1940. Tra le fila della Regia Aeronautica erano presenti alcuni dei futuri "assi" della Regia, come Luigi Gorrini e Franco Bordoni-Bisleri. Nel mese di novembre ebbero luogo, sulla Manica, due grandi battaglie tra i biplani Fiat e gli Hurricanes e Spitfire del Fighter Command. L'11 del mese, 42 C.R. di scorta a 10 B.R.20 si scontrarono, per la prima volta, con i caccia del Fighter Command: 25 Hurricane decollati da Martlesham e Heston, degli Squadron 46, 249 e 257 e gli Spitfire dello Squadron 41, basato a Hornchurch. I piloti inglesi ignoravano non solo l'esistenza del CAI, ma addirittura quella dei biplani Fiat, scambiati, quando intercettati, per Gloster Gladiator in addestramento. E restarono stupefatti della maneggevolezza dei biplani Fiat e dalle capacità acrobatiche dei piloti italiani, come ammise il capitano cecoslovacco Karel Mrazek, in forza al 46° Squadron della Royal Air Force (allora basato a Stapleford Tawnwy, un aeroporto satellite di North Weald, appena ad est di Londra) che fu accreditato con la distruzione di uno dei due aerei italiani abbattuti. [45] [46] Al termine del violento e prolungato combattimento aereo, la Regia Aeronautica dichiarò l'abbattimento di nove caccia inglesi, più quattro probabili, contro la perdita di due Falchi e l'atterraggio in territorio nemico di un terzo. Uno degli Hurricane dichiarati abbattuti fu accreditato all'allora sergente Giuseppe Ruzzin, futuro asso con 4 Medaglie al Valor Militare e 1 Croce di Ferro tedesca. [47] [48] La RAF rivendicò, da parte sua, 5 C.R.42 distrutti e 4 probabili, più altri 3 Falchi danneggiati ma dichiarò solo leggeri danneggiamenti sui propri caccia. [49] L'altro secondo (ed ultim) grande scontro tra i C.R.42 e la RAF battaglia aerea tra il CAI fu la "Battaglia di Folkestone" del 23 novembre. "Alle ore 14.48, a circa 10 km. S-E di Harwich viene impegnato combattimento contro 25 Spitfire e Hurricane. Ne segue un violento combattimento durato circa una ventina di minuti, durante il quale vengono abbattuti nove caccia inglesi e quattro risultano probabilmente abbattuti. Tre aerei non rientrano alla base, due risultano colpiti dal fuoco delle mitragliatrici nemiche" [50]. Gli aerei britannici erano gli Spitfire dello Squadron 603 di Hornchurch. Sette dei piloi del Fighter Command rivendicarono abbattimenti di biplani Fiat perun totale di sette. In realtà gli italiani persero solo due aerei, precipitati nella Manica, colti di sorpresa dall'attacco alle spalle degli Spitfire. Un più accurato conteggio delle vittorie del 18° Gruppo fissò a cinque gli abbattimenti inglesi. Una delle vittorie individuali fu attribuita al tenente Giulio Cesare Giuntella.[51] "Il Falco dimostrò di poter sfuggire e anche vincere in combattimento contro gli Hurricanes e gli Spitfire - dichiarò Giuntella - a meno di essere attaccati di sorpresa alle spalle", come avvenne proprio in quella seconda battaglia aerea del CAI.
In quell'occasione, Bordoni-Bisleri avvisò il maggiore Ferruccio Vossilla, comandante del 18° Gruppo, dell'arrivo dei caccia inglesi, ma Vossilla, che aveva avuto un occhio danneggiato nella guerra di Spagna, non riuscì a vederli e mantenne la rigida formazione di volo. Attimi dopo, due C.R. 42 furono colpiti e incendiati dalle raffiche delle mitragliatrici inglesi. Ma non sempre l'effetto era così distruttivo. I colpi da 0,303 delle Browning britanniche, in effetti, risultarono così poco potenti da poter essere arrestati dalla lamina metallica dei paracadute italiani. Il "Falco", anche in quell'occasione, si dimostrò assai più maneggevole degli Hawker Hurricane ma - come nel precedente scontro - la RAF ammise solo il danneggiamento, leggero, di alcuni caccia e rivendicò, da parte sua, un numero di abbattimenti di C.R.42 di 3/4 volte superiore a quelli effettivi (4). Quando il capitano britannico Eric M. Brown testò il C.R. 42 del sergente Pietro Salvadori della 95ª Squadriglia, che - l'11 novembre - fece un atterraggio forzato vicino al faro di Orford Ness, nel Suffolk, restò colpito dalle prestazioni del C.R. 42. "Scoprì che il Fiat era delizioso da pilotare. Era veloce per un biplano, con una velocità massima di 270 mph, e gloriosamente (sic!) acrobatico, ma era anche poco protetto, leggermente armato e generalmente vulnerabile agli attacchi"[52].
[modifica] Egeo
Il Fiat C.R.42, inoltre, fu in prima linea, come caccia di scorta e intercettore, sul fronte greco, nei Balcani, in Egeo e nel Mar Mediterraneo negli ultimi mesi del 1940 e per tutto il 1941. "Il Falco si batté bene nel cielo della Grecia, dove affrontò il più delle volte il suo omologo, il Gladiator, che il Fiat superava in velocità ed armamento".[1] Nonostante la sua superiorità e l'abilità dei nostri piloti, tuttavia, il pur moderno biplano Fiat, proprio qui, subisce delle ripetute sconfitte, anche a causa di tattiche più efficaci, consentite dagli apparati radio rice-trasmittenti, adottate dalla RAF, che, tra le sue file, annoverano assi come Marmaduke "Pat" Pattle, uno dei più grandi piloti britannici, con 50 abbattimenti circa accreditati, al momento della sua morte, avvenuta proprio in questo teatro. L'arrivo dell' Hawker Hurricane, all'inizio del 1941, poi determinerà vere e proprie debacles, per i "Falco" (e anche per i FIAT G.50, introdotti - con scarso successo - per fronteggiare i monoplani inglesi), cui porrà termine solo l'arrivo dei Macchi M.C.200 e, soprattutto, del Messerschmitt Bf 109 e Messerschmitt Bf 110 della Luftflotte 4, nell'aprile del 1941.
Il 19 novembre 1940, i Gladiator inglesi debuttano di sorpresa distruggendo una sezione di cinque 42 su Coritza, solo uno ritorna. L'impressione è tale che al momento si provvede a farli volare in non meno di 18. Il 27, sette Gladiator piombano su tre Falchi abbattendo il capo pattuglia Com. Masfaldi, comandante della 364ª Squadriglia [44]. Ripresisi dalla sorpresa, i CR.42 cominciano a registrare i primi successi. Il 28 novembre 1940, durante uno scontro nel cielo di Delvinakion, cadono quattro aerei britannici. Gli italiani, però, perdono tre Falchi, e rimane ucciso il capitano Giorgio Graffer, asso con cinque aerei abbattuti [53], comandante della 365a Squadriglia, 150° Gruppo, 53° Stormo CT. Graffer viene insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare "alla memoria". Il 3 dicembre i CR.42 abbattono quattro PZL greci. Il giorno seguente, grande giostra su Tepelene tra trenta Gladiator, 12 42 CR.42s del 150° Gruppo, guidato dal Tenente Colonnello Rolando Pratelli, e dieci Fiat G.50bis del 154° Gruppo. [54] Gli inglesi dichiarano l'abbattimento di 9 aerei italiani, ma le perdite della Regia sono solo due: il Tenente Alberto Triolo e il Sottotenente Paolo Penna, del 150o Gruppo, abbattuti e uccisi dall'asso Marmaduke "Pat" Pattle , da poco giunto in Grecia dal Nord Africa, che in quella giornata rivendica anche l'abbattimento di due bombardieri italiani[38]. Per tutto il mese i combattimenti aerei si succedono furiosi. Il 21 dicembre, 15 Falchi intercettano 20 Gladiator facendone precipitare nove con due perdite[44]: il Tenente Mario Gaetano Carancini e il Tenente Mario Frascadore del 160° Gruppo. La RAF, da parte sua, rivendica otto aerei abbattuti e tre probabili, e ammette solo due abbattimenti, quello del Gladiator N5854, pilotato dal Flying Officer A. D. Ripley, visto precipitare in fiamme, e quello (N.5816) dello Squadron Leader William Joseph ‘Bill’ Hickey DFC, RAF no. 32035, il cui paracadute prende fuoco appena lanciatosi. [55] Ma come sempre in questi casi i numeri degli abbattimenti sono assai distanti. Entro la fine di dicembre lo Squadron 80 rivendica la distruzione di non meno di quaranta aerei italiani per la perdita in azione di soli sei Gladiator[38], cifre che trovano solo parziale conferma nei registri della Regia Aeronautica. Il 27 febbraio, in quella che i britannici celebrarono come la giornata di maggiori successi aerei nella campagna di Grecia, sempre lo squadron no. 80, riequipaggiato con l' Hawker Hurricane, dichiara di avere distrutto, in 90 minuti di combattimenti aerei, ben ventisette aerei italiani, tutte vittorie - si afferma da parte britannica - confermate, a fronte della perdita di un Gloster Gladiator. [56]. Lo stesso Pattle, nel corso di questa battaglia aerea, dichiarava tre Fiat C.R.42 abbattuti in meno di tre minuti"[38]. Ma la Regia Aeronautica ammetteva la perdita di due C.R.42, del 160° Gruppo, oltre a due Fiat G.50 e cinque FIAT BR.20. E rivendicava l'abbattimento di 6 Gladiator e uno "Spitfire " (non presente nell'area). Il 4 marzo, 11 Falchi sono attaccati da 33 avversari su Porto Palermo, registrando l'abbattimento del Magg. De Salvia e del Serg. Spallacci, ma dichirando l'abbattimento di sei aerei britannici. Il 13 marzo, per la prima volta, i biplani si alzano in volo appoggiati dai i M.C. 200, incontrano Gladiator e Hurricane in uno scontro misto fra mono e biplani. Cadono cinque inglesi e biplani Fiat. Il consuntivo ufficiale della Regia Aeronautica, per questo perioro, fissa le perdite a 29 contro 162 avversari. Cifre che ribaltano quelle fornite dalla RAF e peccano di ottimismo, poiché l'aviazione greca contava 44 velivoli e i britannici non intervennero troppo massicciamente. [44].
[modifica] Aeronautica Militare Italiana
Alcuni esemplari sopravvissuti al conflitto vennero utilizzati nelle scuole di volo della neorifondata Aeronautica Militare, tra le quali i 4 Gruppi del Comando Scuole di Volo basata presso l'Aeroporto di Lecce-Galatina.
[modifica] Belgio
L'avvicinarsi dello scoppio del secondo conflitto mondiale scatenò una corsa frenetica agli armamenti, e il nuovo caccia interessava fortemente parecchi paesi d'Europa e dell'America del Sud. L'Aeronautique Militaire Belga nel novembre 1939 ordinò quaranta Fiat C.R.42. I primi biplani vennero consegnati il 6 marzo 1940 alle Escadrilles 3 e 4 del 2.e Régiment. Ed è così che una trentina di C.R.42 si trovarono a fronteggiare la Luftwaffe alle prime ore del 10 maggio 1940. [57]. Quel giorno erano in servizio 24 dei 26 aeroplani consegnati (uno, infatti, era precipitato, mentre un secondo era in manutenzione). A combattimenti già iniziati giunsero altri biplani Fiat, secondo le varie fonti quattro o otto. [4] Almeno quindici C.R.42 furono incendiati al suolo dagli aerei tedeschi, ma le due squadriglie belga rivendicarono l'abbattimento di tre/sei aerei tedeschi, tra i quali tre "Stukas" ed un Messerschmitt Bf 109. La Luftwaffe, da parte sua, rivendicò l'abbattimento di cinque Fiat. Per tre dei piloti tedeschi (l' Oberleutnant Wilhelm Gäth, l' Unteroffizier Rudolf Saborowski e l' Unteroffizier Josef Keil) fu proprio l'abbattimento di un C.R. 42 a inaugurare la loro carriera di "assi", anche se i belgi non confermarono ufficialmente queste perdite.
[modifica] Ungheria
Il primo Paese straniero ad acquistare il C.R.42 fu nel 1938, l'Ungheria, che aveva già in linea i Fiat C.R.32. La Magyar Kìraly Honvéd Légiero (MKHL), l'aeronautica militare ungherese, preferì il biplano italiano allo Heinkel He 112 e il 21 luglio 1938 ordinò 18 C.R.42 con nove motori A.74 di riserva. Gli aerei, designati V.2, giunsero in Ungheria a partire dal 16 giugno 1939 e i loro motori A.74 diedero subito degli inconvenienti. Questi motori, per giudizio unanime, erano i più affidabili propulsori italiani ma è probabile che nel 1939 non fossero ancora del tutto a punto. In ogni caso, i piloti riconobbero che il C.R.42 fu uno degli aeroplani che diede i migliori risultati e sollecitarono l'ordine di un secondo lotto di 50. [4] La cinquantina di C.R.42 ungheresi combatterono sul fronte dell'Est nel 1941. [57] Il 10 agosto di quell'anno, 6 C.R.42 della squadriglia 1/3 della Magyar Kiràlyi Honvéd Légiero scortavano 5 bombardieri Caproni Ca. 135 in una missione di bombardamento di un ponte sul fiume Bug nella città di Nikolayev, sul Mar Nero. Gli aerei ungheresi furono attaccati da caccia sovietici I-16. I loro piloti erano tenaci ma inesperti e l'equipaggio del Ca. 135 pilotato dal capitano Eszeniy abbatteva un I-16, mentre altri cinque aerei dell'Urss cadevano vittime dei Fiat C.R.42 di scorta. Solo un aereo ungherese, un Reggiane Re.2000, era perso. [58].
[modifica] Svezia
I 72 "Falco" acquistati dalla Svezia (equipaggiati con motore Bristol) non parteciparono mai alla guerra. Montavano il motore originale A.74, che - alla fine del ciclo di funzionamento - venne sostituito con il Nohab Mercury VIII, riproduzione svedese su licenza del Bristol Mercury VIII. I C.R.42 svedesi erano designati J-11. Furono operativi fino al 1944, quando vennero relegati a compiti secondari. Tredici di essi furono venduti alla compagnia Swedair, nel 1944, per trainare bersagli. [4].
[modifica] Operatori
- Aeronautica Militare (periodo postbellico)
[modifica] Velivoli attualmente esistenti
Attualmente sono 4 gli esemplari di Fiat C.R.42 Falco esistenti, 3 in esposizione museale ed un quarto in fase di restauro in Inghilterra.
[modifica] Musei
[modifica] Regno Unito
L'unico C.R.42 originale della Regia Aeronautica ancora esistente è l'MM 5701, appartenuto alla 95ª Squadriglia del 18º Gruppo Caccia Terrestre (CT) di base ad Ursel, in Belgio, durante la Battaglia d'Inghilterra. Quest'aereo l'11 novembre 1940 durante una missione di scorta a dei bombardieri Fiat B.R.20 diretti a bombardare Harwich perse il contatto con la formazione e l'orientamento a causa della fitte nubi. Il pilota, sergente Salvatori, trovandosi a corto di carburante decise di atterrare su una spiaggia pensando di essere già sulla costa europea, invece era una spiaggia inglese vicino al faro di Orford Ness, nel Suffolk. L'aereo venne poi riparato dai britannici e impiegato per alcuni voli di collaudo per valutarne le prestazioni, in seguito venne accantonato.
Nel 1968 venne deciso di destinarlo al RAF Museum Hendon, nel 1974, completati i restauri per ripristinare livrea ed insegne originali, venne esposto nel padiglione dedicato alla battaglia d'Inghilterra.
[modifica] Svezia
Un J11, cioè un C.R.42 appartenuto alla Svenska Fligvapnet, si trova al Fligvapnetmuseum di Malmen, presso Linköping.
[modifica] Italia
Il Fligvapnetmuseum il 25 maggio 1994 cedette all'Aeronautica Militare il relitto di un altro J11 (matricola militare svedese 2542), perso il 13 aprile 1942 in un incidente in cui era deceduto il pilota, Bertil Klintman.
Il relitto comprendeva la fusoliera centrale ed altre parti, aggiungendo altre parti ricevute da vari musei e collezioni ed altre ricostruite da disegni originali fornite dall'Alenia Aeronautica, la ditta AREA (Associazione Restauro Aeronautico) di Varese in collaborazione col GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici) ha ricostruito un C.R.42 completo, che riproduce il MM 5643 appartenuto alla 162ª Squadriglia CT di base a Rodi nel 1941.
L'aereo completo è stato consegnato al Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle il 12 maggio 2005.[60]
[modifica] The Fighter Collection
L'unico esemplare ancora in fase di restauro appartiene all'associazione The Fighter Collection che raggruppa già un buon numero di warbird riportati alle condizioni di volo. L'esemplare, anch'esso un J11 ex Svenska Flygvapnet, venne acquistato nel 1995[61]
[modifica] Note
- ^ a b Avions militaires 1919-1939 - Profils et Histoire. Paris, Connaissance de l'histoire Hachette, 1979, pag. 89.
- ^ a b c d e Nico Sgarlato, FIAT CR.42. Delta Editrice, Parma, 2005
- ^ Jeffrey L. Ethell, Aerei della seconda guerra mondiale. A.Vallardi/Collins Jane's.
- ^ a b c d e f g h i j k l Italo De Marchi FIAT CR.42
- ^ "Il 15 giugno 1940 una settantina di C.R.42 del 23° e del 18° Gruppo del 3° Stormo e del 151° Gruppo del 53° Stormo, attaccano gli aeroporti di Cannet des Maures e Puert Pierrefin, presso il confine, e si scontrano con i Dewoitine 520 del G.C.III/6 ed i Bloch 152 del A.C.3, monoplani certo più moderni. I nostri bollettini riportarono 8/10 abbattimenti, ammettendo la perdita di cinque 42. Sebbene le cose non siano certamente andate così, la situazione fu abbastanza equilibrata. Vennero abbattuti tre Bloch e cinque Dewoitine." Italo De Marchi - Borelli, Gian Paolo. FIAT CR. 42 Falco. Modena Mucchi Editore 1994
- ^ Hakan Aviaion Page - http://surfcity.kund.dalnet.se/italy_rigatti.htm
- ^ http://surfcity.kund.dalnet.se/italy_martinoli.htm
- ^ Pietro Tonizzo e Gianfranco Munerotto /Italo De Marchi - Enzo Maio. Macchi MC.200 "saetta" - FIAT C.R.32 . Modena: Stem Mucchi Editore, 1994
- ^ "Il grande, indiscusso ed insuperabile pregio del C.r. 32 era la manovrabilità." Tonizzo - Munerotto, Stem Mucchi
- ^ Nico Sgarlato. Fiat CR. 42. Parma: Delta Editrice 2005. pp.15,16,17
- ^ Italo De Marchi. FIAT CR.42Modena: Stem Mucchi, 1994
- ^ Bill Gunston. Gli aerei della 2a guerra mondiale. Milano: Alberto Peruzzo editore, 1984
- ^ Walter J. Boyne Scontro di Ali Mursia
- ^ Bill Gunston, Gli aerei della 2ª guerra mondiale, Milano, Alberto Peruzzo editore, 1984
- ^ De Marchi, Italo e Borelli, Gian Paolo. FIAT CR. 42 Falco. Modena Mucchi Editore 1994
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- ^ S.C. Il Messaggero/Giovedì 12 luglio 1984
- ^ a b c d Italo De Marchi, FIAT CR. 42 Falco
- ^ "Vidi sopra di me trenta o quaranta biplani, Sembravano Avia B 534, i caccia standard del mio paese. Dopo mi accorsi che erano una banda di italiani CR 42. Lottai per portare quella pigra bestia del mio Hurricane alla loro quota. Non appena ci riuscii, due dei caccia stavano precipitando in fiamme e allora altri due ruppero la formazione, dando l'impressione di averne avuto abbastanza del combattimento. Quando attraversarono la mia traiettoria senza vedermi tirai una breve raffica sul secondo con le mie mitragliatrici, calcolando la curvatura della parabola dei proiettili. Esplose (il CR. 42, ndr) e andò giù come una palla di fuoco. Con mia grande sorpresa, l'altro CR 42 virò per combattere usando tutta la maneggevolezza di quell'aereo. Il pilota poteva arrivarmi in coda con con una sola virata, tanto strettamente era egli capace di far girare il suo aereo. Io feci del mio meglio per proseguire i miei attacchi, sparandogli brevi raffiche ogni volta che potevo, finché non vidi fumo e fiamme uscire dal caccia. Contai (una volta atterrato a Stapleford, ndr) dieci buchi sulle ali e la fusoliera del mio caccia. Dichiarai un caccia distrutto e uno probabile, nella mia guerra personale con Mussolini. I miei abbattimenti, però, non furono mai confermati. Nell'eccitazione del combattimento, avevo dimenticato di accendere la mia ciné-camera." Laddie Lucas (edit by), Wings of war – Airmen of all nations tell their stories 1939-1945, London, Hutchinsons and Co. 1983, pp. 90-91.
- ^ "Sfortunatamente il mio Spitfire aveva tardato ad avviarsi, così il mio Squadron dovette partire senza di me. Quando sbucai da una nuvola a 3000 metri, mi trovai circondato da un'ampia formazione di biplani. Non potei riconoscerli, ma pensai che fossero aerei amici in volo di addestramento che avevano smarrito la via ed erano finiti in un'area altamente operativa. Quasi subito, due o tre di loro aprirono il fuoco su di me da quella che sembrava una distanza troppo grande. Riuscii ad evadere salendo a tutto motore. Dopo scelsi un aereo leggermente sotto di me e picchiai per attaccarlo. Gli sparai una raffica di 3 o 4 secondi. Ma non appena aprii il fuoco lui fece un mezzo-giro strettissimo e io fui del tutto incapace di seguirlo, tanto rapide erano le sue manovre. Immediatamente sparì nella nuvola e non lo vidi più. Allora ne attaccai altri due o tre, sparando brevi raffiche, in ogni caso i nemici facevano mezzi-giri strettissimi e facilmente mi superavano in virata. In due casi, non appena uscirono dai loro half-roll furono in grado di girare quasi sulla mia coda e di spararmi." Pilot officer Edward Preston Wells dello Squadron 41 - Peter Haining, The Chianti riders, London, Robson Book, 2005 pp. 80-81-82-83-84-85-86
- ^ Flaminio Pagani, Ali d'Aquila
- ^ "Potei notare che i nostri CR.42 erano sempre sopra i monoplani inglesi e vidi parecchi di questi precipitare verticalmente, lasciando lunghe scie di fumo. Da parte mia riuscii a mitragliare con precisione almeno quattro caccia della RAF, tutti colti di sorpresa in posizioni critiche, quasi fossero al culmine di un'impennata. In particolare un Hurricane lo colsi al culmine di una forte cabrata, era quasi in verticale, in piedi come ci esprimiamo noi e a quota inferiore, vidi l'aereo quasi scampanare e in quell'istante gli scaraventai una nutrita, aggiustata raffica; cadde subito in avvitamento lasciando una lunga scia di fumo nerissimo Le perdite inglesi ci furono note soltanto dopo tramite i comandi tedeschi: nove caccia abbattuti e quattro probabili." Sergente Giuseppe Ruzzin - "Flaminio Pagani, Ali d'Aquila, Milano, Mursia, 2007, pag. 177
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[modifica] Bibliografia
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[modifica] Collegamenti esterni
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- (EN) Fiat CR.42 Falco Falcon) in Military dictionary. http://www.militaryfactory.com, 13-11-2008. URL consultato il 11-04-2009.
- www.preservedaxisaircraft.com Sezioni dedicata ai velivoli Fiat (tra cui i C.R.42) della seconda guerra mondiale ancora esistenti
- www.giacomocaruso.it Servizio fotografico sul Fiat Cr.42 esposto presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle - Bracciano (Roma)
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