381/40 Mod. 1914

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381/40 Modello 1914
Cannone da 381/40
Cannone da 381/40
Tipo cannone navale
Impiego
Utilizzatori Regio Esercito, Regia Marina
Produzione
Costruttore Ansaldo-Schneider, Armstrong-Pozzuoli e Vickers-Terni
Entrata in servizio 1916
Ritiro dal servizio 1945
Descrizione
Peso tra 62.600 e 84.900 kg, a seconda del costruttore
Lunghezza canna 15,75 m
Calibro 381 mm (15 in)
Peso proiettile 884 kg
Velocità alla volata 700 m/s
Gittata massima 27.300 m
Elevazione fino a 35°, a seconda del tipo di installazione

[senza fonte]

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Il 381/40 Modello 1914 era un cannone navale italiano ordinato nel 1913 per equipaggiare le navi da battaglia della classe Francesco Caracciolo. La costruzione delle unità venne cancellata nel 1916, ed i cannoni vennero destinati ad altri utilizzi: montati su monitori o come artiglieria costiera o ferroviaria. Nel ruolo di difesa costiera furono utilizzati anche durante la seconda guerra mondiale.

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno d'Italia pianificò la costruzione di quattro navi da battaglia, successive alle due della classe Andrea Doria. Queste nuove unità avrebbero dovuto essere armate con nuovi cannoni da 381 mm, gli stesso che equipaggiavano le britanniche Queen Elizabeth.

Granata da 381/40

Gli italiani ordinarono un totale di trenta cannoni nel 1913, a tre ditte diverse: Ansaldo-Schneider (10), Armstrong-Pozzuoli (10) e Vickers-Terni (10). I cannoni avevano le stesse identiche prestazioni, ma caratteristiche costruttive diverse. Il governo, tuttavia, favorì la ditta britannica, e quindi ne ordinò alla Armstrong-Pozzuoli ulteriori 10 l'anno successivo. Questo avvenne nonostante il fatto che il modello Ansaldo fosse decisamente meno pesante[1].

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

I cannoni delle tre ditte avevano delle caratteristiche costruttive piuttosto diverse.

  • Ansaldo-Schneider: 62.600 kg di peso e 15,75 m di lunghezza.
  • Armstrong-Pozzuoli: 84.900 kg di peso e 15,755 m di lunghezza.
  • Vickers-Terni: 83.8250 kg di peso e 15,755 m di lunghezza.

Le prestazioni comunque erano le medesime: infatti, tutti i modelli erano in grado di sparare un proiettile AP da 884 kg alla distanza di 19.800 (alzo a 20°) o 27.300 (alzo a 30°) metri, con una velocità iniziale di 700 m/s. La celerità di tiro era di 1,5-2 colpi al minuto a seconda dell'installazione. La durata media dell'anima rigata interna alla canna era di 150 colpi, dopodiché essa andava estratta e sostituita con una nuova[2].

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Le Francesco Caracciolo furono impostate tra il 1914 ed il 1915, ma l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale portò alla sospensione dei lavori per privilegiare la costruzione di armi che avevano una maggiore priorità. Per questa ragione, i cannoni costruiti furono utilizzati in altri ruoli.

Artiglieria ferroviaria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 381 mm/40 AVS e Treni armati del Regio Esercito.

Quattro o sette esemplari di costruzione Ansaldo furono trasferiti al Regio Esercito e montati su pianali ferroviari. Furono utilizzati sul fronte dell'Isonzo a partire dal 1917[3]. Dopo la fine della guerra, vennero trasferiti alla difesa costiera ed impiegati nel conflitto successivo per proteggere il porto di Genova. Non si sa però molto sul loro impiego[4].

Artiglieria navale[modifica | modifica wikitesto]

Torre da 381 mm della batteria Amalfi.

Diversi esemplari furono installati su imbarcazioni di vario tipo, ed utilizzati per appoggiare le operazioni di terra dell'esercito. In dettaglio, si trattava dei due monitori e cinque pontoni armati.

  • Monitori: Faà di Bruno ed Alfredo Cappellini, che ne imbarcavano due in una torre binata. L'alzo massimo era di 30°. Il Cappellini affondò per una tempesta nel 1917, mentre il Faà di Bruno sopravvisse alla guerra e venne utilizzato nel conflitto successivo per difendere Genova.
  • Pontoni armati: si trattava dei Sabotino (ex Tina), Monte Santo (ex Jella), Monte Grappa, Montello e Monte Novegno, che imbarcarono un singolo cannone. L'alzo massimo era di 35°.

Artiglieria costiera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Milizia Marittima di Artiglieria.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, i cannoni furono utilizzati per la difesa costiera. Nel giugno 1940, vi erano complessivamente dieci esemplari, schierati in difesa di Genova ed Augusta. Rimasero in servizio tutto il conflitto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clerici, et al., pp. 151–52
  2. ^ navweapons
  3. ^ Kosar, p. 234
  4. ^ Clerici, et al., p. 154

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Campbell, Naval Weapons of World War Two, Londra, Conway Maritime Press, 2002, ISBN 0-87021-459-4.
  • Carlo Clerici, Robbins, Charles B. and Flocchini, Alfredo, The 15" (381mm)/40 Guns of the Francesco Caracciolo Class Battleships in Warship International, vol. 36, nº 2, Toledo, OH, International Naval Research Organization, 1999, pp. 151–157, ISSN 0043-0374.
  • Robert Gardiner e Randal Gray (a cura di), Conway's All the World's Fighting Ships: 1906-1922, Annapolis, Naval Institute Press, 1984, ISBN 0-85177-245-5.
  • Franz Kosar, Eisenbahngeschütz der Welt, Stuttgart, Motorbuch, 1999, ISBN 3-613-01976-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]