Albert Kesselring
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Albert Kesselring (Bayreuth, 8 agosto 1885 – Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo , in seguito condannato per crimini contro l'umanità, che comandò il Gruppo d'armate C durante la seconda guerra mondiale.
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[modifica] Biografia
[modifica] Inizi
Figlio di un insegnante, entrò nell'esercito nel 1904 e diventò un ufficiale cadetto nel 2° Reggimento d'artiglieria Bavarese a Metz. Durante la Prima Guerra Mondiale fu spostato nel Servizio Aereo dell'esercito Tedesco dove instaurò uno stretto rapporto di amicizia con Hermann Göring.
Tra le due guerre Kesselring rimase nelle forze armate e fu promosso a maggiore nel 1932. In seguito entrò a far parte della neonata Luftwaffe sotto il comando di Erhard Milch dove, nel 1936, divenne Capo di Stato Maggiore.
[modifica] La seconda guerra mondiale
Allo scoppio della seconda guerra mondiale si trovava al comando della 1a Flotta Aerea con la quale fornì supporto aereo al Gruppo d'armate Nord comandato dal generale Fedor von Bock. L'anno seguente passò nella 2a Flotta Aerea con la quale partecipò all'invasione di Belgio, Olanda e Francia (Campagna di Francia). Il 19 luglio 1940 sebbene criticato per i suoi risultati a Dunkerque fu promosso Feldmaresciallo.
Nell'Operazione Barbarossa supportò il Gruppo d'armate Centro del generale Fedor von Bock durante l'invasione dell'Unione Sovietica. Quindi fu spostato al comando di tutte le forze aeree e di terra nella zona del Mediterraneo. Ordinò il bombardamento di Malta (come preparazione dell'Operazione Herkules) ma dovette fermarlo in seguito alla richiesta di Hitler che voleva rivolgere tutti gli sforzi della Luftwaffe sul Fronte Orientale.
[modifica] In Italia
| Lapide ad ignominia Lo avrai |
In seguito Kesselring supportò Rommel in Africa e fu spostato in Italia dove negli anni 1943-1944 guidò la ritirata tedesca lungo tutta la penisola. Il 25 ottobre 1944, fu seriamente ferito in un incidente stradale e il suo posto in Italia venne preso dal generale Heinrich Vietinghoff. Una volta guarito Hitler lo nominò comandante supremo di tutto il settore sud.
[modifica] La cattura ed il processo
Kesselring fu catturato a Saalfelden il 6 maggio 1945. Venne quindi processato a Mestre da un tribunale militare britannico e, a 57 giorni dall'inizio del processo, il 6 maggio 1947 fu condannato a morte mediante fucilazione per crimini di guerra e per l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Nel luglio successivo, tuttavia, la condanna fu commutata nel carcere a vita e il prigioniero venne internato nel carcere di Werl, nel Nord Reno-Westfalia, una prigione tuttora in uso ed impiegata nell'immediato dopoguerra dalle autorità di occupazione alleate per ospitare numerosi criminali nazisti. Già nel 1948 la pena gli fu ridotta a 21 anni di carcere.
Nel 1952 fu scarcerato giustificando la misura, tra l'altro, con un peggioramento delle sue condizioni di salute dovuto a un tumore ma, tornato libero, immediatamente divenne il leader federale - e rimase tale sino alla morte, sopravvenuta otto anni dopo - dell'organizzazione "Stahlhelm, Bund der Frontsoldaten" (Elmo d'acciao, federazione dei soldati del fronte) di reduci neonazisti. L'anno successivo al suo rilascio pubblicò la sua autobiografia intitolata "Soldat bis zum letzten Tag" (Soldato sino all'ultimo giorno) e "Gedanken zum Zweiten Weltkrieg" (Riflessioni sulla seconda guerra mondiale).
Morì a Bad Nauheim, dove era da qualche tempo ricoverato in un sanatorio, per un attacco cardiaco il 16 luglio 1960 senza mai aver rinnegato nulla circa il suo operato durante la guerra, né la sua incondizionata fede in Hitler.
[modifica] Monumento
Poco dopo il suo rientro in Germania Kesselring dichiarò che non aveva nulla da rimproverarsi e che anzi gli italiani gli avrebbero dovuto dedicare un monumento per il suo operato sul suolo italiano. Il monumento a lui dedicato si trova nell'atrio del palazzo comunale di Cuneo. Si tratta di una lapide ad ignominia, opera di Piero Calamandrei.
[modifica] Critiche ai provvedimenti giudiziari in favore di Kesselring
Un’esauriente monografia pubblicata dalla studiosa Kerstin von Lingen (Kesselrings letzte Schlacht. Kriegsverbrecherprozesse, Vergangenheitspolitik und Wiederbewaffnung, 2004) mette in luce la questione del giudizio morale sull’operato di Kesselring nell’opinione pubblica tedesca dell'immediato dopoguerra. Dall’analisi traspare in maniera dettagliata come questa fosse in buona parte prevenuta contro le accuse mosse al generale e come nella stampa tedesca sia stata inscenata una vera e propria campagna a favore di Kesselring e di provvedimenti di grazia nei suoi confronti. Ad esempio, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicò un articolo intitolato con lo slogan Agli innocenti non si può garantire un’amnistia. L’apice della campagna fu segnato da alcuni numeri del settimanale Stern (1951), dove si proponeva il titolo Non grazia, ma giustizia. A Kesselring venivano accreditati soprattutto i provvedimenti per la sicurezza del patrimonio artistico italiano e la dichiarazione di Roma città aperta. Veniva invece rimosso l’eccidio di massa in interi paesi - compresi vecchi, donne e bambini – compiuto in seguito al suo ordine del 17 giugno 1944 (detto Bandenbefehl, provvedimenti contro le bande). Secondo l’autrice, la Germania conservatrice di Adenauer si sarebbe servita dell’atmosfera di guerra fredda per dare un nuovo significato all’immagine di Kesselring, che da criminale di guerra doveva diventare un uomo d’onore rinchiuso in carcere. Sempre secondo von Lingen, l’atteggiamento indulgente degli alleati avrebbe destato l’impressione sbagliata di aver corretto delle decisioni dettate dalla giustizia dei vincitori. Dello stesso parere il quotidiano Frankfurter Rundschau, il quale conferma appieno il giudizio storico formulato nella pubblicazione della von Lingen.
È sorprendente come Kesselring abbia goduto per parecchio tempo di una buona reputazione tra i militari americani e britannici. Veniva anche chiamato smiling Albert, l’Alberto sorridente, forse anche a causa di un disturbo nervoso che condizionava la sua muscolatura del viso, costringendolo a sorridere quasi ininterrottamente.
[modifica] Bibliografia
- Kerstin von Lingen, Kesselrings letzte Schlacht. Kriegsverbrecherprozesse, Vergangenheitspolitik und Wiederbewaffnung: der Fall Kesselring, Paderborn 2004.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Interprogetti
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