Albert Kesselring

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Albert Kesselring
Bundesarchiv Bild 183-R93434, Albert Kesselring.jpg
30 novembre 1885 - 16 luglio 1960
Soprannome Il sorridente Albert
Nato a Marktsteft
Morto a Bad Nauheim
Dati militari
Paese servito Flag of the German Empire.svg Impero tedesco
   Flag of Germany (3-2 aspect ratio).svg Repubblica di Weimar
      Flag of the NSDAP (1920–1945).svg Terzo Reich
Forza armata Deutsches Heer
Reichswehr
Wehrmacht
Arma Luftwaffe
Unità 1º reggimento di artiglieria bavarese
3º reggimento di artiglieria bavarese
Anni di servizio 1904 - 1945
Grado Feldmaresciallo
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Battaglie Battaglia delle Frontiere
Campagna di Polonia
Campagna di Francia
Operazione Barbarossa
Battaglia del Mediterraneo
Campagna di Tunisia
Sbarco in Sicilia
Operazione Achse
Battaglia di Montecassino
Sbarco di Anzio
Liberazione di Roma
Operazione Olive
Battaglia della Linea Gotica
Invasione Alleata della Germania
Comandante di 2. Luftflotte
Comando "Sud"
Gruppo d'armate C
Comando "Sud-Ovest"
Comando "Ovest"
Decorazioni Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con foglie di quercia, spade e diamanti

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Albert Konrad Kesselring (Marktsteft, 30 novembre 1885Bad Nauheim, 16 luglio 1960) è stato un generale tedesco con il grado di feldmaresciallo. Dopo aver prestato servizio in artiglieria durante la prima guerra mondiale, entrò a far parte della nuova Luftwaffe di cui fu uno dei principali organizzatori. Durante la seconda guerra mondiale comandò con notevole efficacia flotte aeree nel corso dell'invasione della Polonia, della Campagna di Francia, nella battaglia d'Inghilterra e dell'operazione Barbarossa. Durante queste campagne diresse una serie di incursioni aeree contro agglomerati urbani nemici.

Nel novembre 1941 divenne comandante in capo tedesco dello scacchiere Sud ed ebbe il comando generale delle operazioni nel Mediterraneo, che includevano anche le operazioni in Nordafrica. Mentre la collaborazione con il generale Erwin Rommel fu spesso difficile, in generale seppe mantenere buoni rapporti con i dirigenti politico-militari italiani. Dall'estate 1943, e soprattutto dopo l'8 settembre 1943, assunse il comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia e condusse con grande abilità la lunga campagna difensiva contro gli Alleati. Per la sua direzione militare in Italia è stato considerato da molti storici uno dei migliori generali tedeschi della seconda guerra mondiale. Verso la fine della guerra, dal marzo 1945, comandò le forze germaniche sul fronte occidentale senza poter evitare la resa finale.

Kesslering mantenne il controllo dell'Italia occupata con grande durezza, represse il movimento di Resistenza e fu responsabile di numerosi crimini di guerra, per questo fu processato dagli Alleati e condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo per intervento del governo britannico[1]. Fu in seguito rilasciato nel 1952 senza aver mai rinnegato la sua lealtà ad Adolf Hitler.[2] Pubblicò in seguito le sue memorie intitolate Soldat bis zum letzten Tag (Soldato sino all'ultimo giorno)

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Albert Kesselring nacque a Marktsteft, in Baviera il 30 novembre 1885[3], figlio di un insegnante, Karl Kesselring e sua moglie Rosa.[4]

Nel 1904 si arruolò nell'esercito imperiale tedesco come ufficiale cadetto (Fahnenjunker) nel 2º Reggimento Bavarese di Artiglieria. Di base a Metz, questo Reggimento fu responsabile dei presidi della zona. Rimase inquadrato in questo reggimento fino al 1915, fatta eccezione per il periodo in cui frequentò l'Accademia Militare dal 1905 al 1906, alla conclusione del quale ricevette i gradi di tenente, e la Scuola di Artiglieria dal 1909 al 1910.[5] Sposò Luise Anna Pauline Keyssler nel 1910. La coppia adottò Ranier, figlio di suo cugino Kurt Kesselring nel 1913.[6]

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scoppio della Grande Guerra nel 1915 Kesselring fu trasferito al 1º Reggimento bavarese di artiglieria, che era inglobato nella sesta armata tedesca. Nel 1916 fu nuovamente trasferito al 3º Reggimento bavarese di artiglieria. Nel 1917, fu destinato allo staff di comando sul fronte orientale della 1 Divisione Bavarese. Nel 1918, ritornò al Fronte Occidentale come membro dello staff di comando del II e III Corpo Bavarese.[7] Durante la prima guerra mondiale fu spostato nel Servizio Aereo dell'esercito tedesco dove instaurò uno stretto rapporto di amicizia con Hermann Göring. Si racconta che durante il periodo bellico Kesselring fumò frequentemente circa 20 sigari al giorno. Smise però di fumare nel 1925.[8]

Tra le due guerre[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della guerra, Kesselring fu coinvolto nella smobilitazione del III Corpo Bavarese nella zona di Norimberga, in seguito fu spiccato un mandato di arresto per la sua presunta partecipazione in un putsch contro il comando del III Corpo Bavarese.[9]

Dal 1919 al 1922, prestò servizio al comando di una batteria di artiglieria. Il 1º ottobre 1922 fu reclutato dal Reichswehr (Forze di Difesa del Reich) e fu impiegato dal dipartimento d'addestramento militare presso il Ministero della Difesa in Berlino. Rimase al suo posto fino al 1929, quando ritornò in Baviera in qualità di comandante dell'esercito del Wehrkreis VII.[4] A quel tempo presso la Reichswehr, Kesselring fu impiegato nell'organizzazione dell'esercito, con il compito di creare il miglior esercito possibile con le limitate risorse disponibili. Fu coinvolto nella riorganizzazione del Dipartimento di Artiglieria, gettando le basi per lo sviluppo della ricerca che avrebbe prodotto nuove armi. Kesselring passò due anni a Dresda come tenente colonnello con il 4º Reggimento Artiglieria.[10]

Kesselring al posto di pilotaggio di un Siebel Fh 104 Hallore

Contro i suoi desideri, Kesselring fu dimesso dall'esercito il 1º ottobre 1933 e divenne capo del dipartimento amministrativo presso il Commissariato del Reich per l'Aviazione (Reichskommissariat für die Luftfahrt), l'antesignano del Reichsluftfahrtministerium, il Ministero dell'Aeronautica. Come capo dell'amministrazione, dovette crearsi un nuovo staff. Fu inoltre coinvolto nella ricostruzione dell'industria aeronautica e nella costruzione di fabbriche segrete, forgiando alleanze con industriali e ingegneri aeronautici.[11]

All'età di 48 anni, imparò a volare. Kesselring riteneva che una conoscenza di prima mano di tutti gli aspetti dell'aviazione fosse cruciale per poter essere in grado di comandare degli aviatori, nonostante fosse ben consapevole che gli ultimi arrivati come lui stesso non erano apprezzati dai vecchi pionieri o dai giovani aviatori.[12] Conseguì le abilitazioni nel pilotare vari aerei sia monomotori che plurimotori e continuò a volare tre o quattro giorni alla settimana fino al 1945.

Tra le due guerre Kesselring rimase nelle forze armate e fu promosso a maggior generale (Generalmajor) nel 1932. In seguito entrò a far parte della neonata Luftwaffe sotto il comando di Erhard Milch dove nel 1936 venne promosso Generalleutnant (tenente generale). In seguito alla morte di Walther Wever in un incidente aereo, Kesselring divenne Capo di stato maggiore della Luftwaffe il 3 giugno 1936. In questa veste, Kesselring diresse l'espansione della Luftwaffe, l'acquisto di nuovi tipi di velivoli come il Messerschmitt Bf 109 e il Junkers Ju 87, e lo sviluppo del paracadute. La sua principale mansione fu il supporto alla Legione Condor nella Guerra civile spagnola. Comunque, il suo servizio fu rovinato dai conflitti personali e professionali con il suo superiore, il generale Erhard Milch, e Kesselring chiese di essere esonerato.[13]

Il comandante della Luftwaffe, Hermann Göring, acconsentì e Kesselring divenne il comandante del III Distretto Aereo di base a Dresda. Il 1º ottobre 1938, fu promosso General der Flieger e divenne comandante della Luftflotte 1, di base a Berlino.[14]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Polonia.

Nel corso dell'Invasione della Polonia, la Luftflotte 1 di Kesselring operò in supporto al Gruppo Armate Nord, comandate dal colonnello-generale Fedor von Bock. Nonostante non fosse sotto il comando di von Bock, Kesselring lavorò esclusivamente con lui, e si considerò sempre ai suoi ordini relativi alla guerra sul suolo. Kesselring si sforzò di provvedere al meglio possibile a supportare l'esercito al suolo, e sfruttò la flessibilità della potenza aerea per concentrarla su ogni possibile punto critico dello schieramento tedesco, come accadde nella battaglia del fiume Bzura. Cercò inoltre di tagliare le comunicazioni dell'esercito polacco attraverso attacchi aerei su Varsavia.[15]

Kesselring stesso fu abbattuto in Polonia dall'Aviazione polacca. In tutto fu abbattuto cinque volte nel corso della seconda guerra mondiale.[16] Per il ruolo svolto nella campagna di Polonia, Kesselring fu decorato con la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro da Adolf Hitler.[15]

Europa Occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Francia e Battaglia di Dunkerque.
Kesselring holds his Generalfeldmarschall's baton
Kesselring (sinistra), con Wilhelm Speidel (centro), e Hermann Göring (destra)

La Luftflotte 1 di Kesselring non fu impiegata nella preparazione della campagna sul Fronte occidentale rimanendo di presidio all'Est, stabilendo una nuova base e creando la Air Raid Precautions un network nella Polonia occupata. Comunque, dopo che un aereo fu costretto a un atterraggio di emergenza in Belgio con copie dei piani di invasione tedeschi il Generalfeldmarschall Hermann Göring rilevò dal comando della Luftflotte 2, il General der Flieger Hellmuth Felmy, e nominò Kesselring al suo posto. Kesselring volò nel suo nuovo quartier generale a Münster già il 13 gennaio 1940. Kesselring portò con sé il suo capo staff, Generalmajor Wilhelm Speidel, con sé.[17]

Arrivato in Occidente, Kesselring trovò la Luftflotte 2 operante in supporto al Gruppo d'armate B di von Bock. Mentre le iniziali operazioni contro i Paesi Bassi seguivano i piani, e i caccia e bombardieri di Kesselring ottenevano la vittoria contro la esigua aviazione olandese, i paracadutisti piombarono sulle indebolite linee nemiche. Il 14 maggio 1940, in risposta a una richiesta di assistenza dal General der Flieger Kurt Student, Kesselring ordinò il bombardamento a tappeto del centro di Rotterdam, lasciando circa 80.000 persone senza casa. Come risultato del bombardamento, che mirava ad abbattere la resistenza della città, i britannici abbandonarono immediatamente la politica che avevano inizialmente adottato che limitava i bombardamenti solo sugli obbiettivi militari.

Dopo la resa dei Paesi Bassi, la Luftflotte 2 tentò di muovere in avanti verso i nuovi campi d'aviazione in Belgio mentre intanto supportava il rapido movimento delle truppe di terra. La decisione di Hitler di fermare le panzertruppen lasciò l'onere di fermare gli Alleati durante l'Evacuazione di Dunkerque agli aviatori di Kesselring, che erano però ostacolati dal cattivo tempo e dall'opposizione dalla britannica Royal Air Force (RAF).[18] Per il suo ruolo nella campagna occidentale, Kesselring fu promosso Feldmaresciallo il 19 luglio 1940.[19]

Battaglia d'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia d'Inghilterra.

Dopo la Campagna di Francia, la Luftflotte 2 di Kesselring fu impiegata nella Battaglia d'Inghilterra. La Luftflotte 2 fu inizialmente impiegata nei bombardamenti dell'Inghilterra sudorientale e l'area di Londra, ma come la battaglia progredì, la responsabilità di comando fu divisa con la Luftflotte 3, comandata dal Generalfeldmarschall Hugo Sperrle che si occupò delle operazioni notturne Blitz, mentre le principali operazioni diurne furono ancora effettuate dalla Luftflotte 2. Albert Kesselring si occupò della pianificazione di numerosi raid, incluso il Bombardamento di Coventry del novembre 1940.[20] I piloti di Kesselring riportarono numerose vittorie, ma fallirono nel tentativo di ottenere una vittoria decisiva. Nonostante tutto, la Luftwaffe sfruttò la flessibilità della potenza aerea per colpire diversi obbiettivi.[21]

L'invasione dell'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Barbarossa.

Benché destinata per le operazioni nell'est, la Luftflotte 2 rimase all'ovest fino al maggio 1941, in parte perché le nuove basi in Polonia non avrebbero potuto essere pronte per il 1º giugno, data dell'attacco, nonostante gli aviatori fossero già pronti per l'Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941.[22] Kesselring stabilì il suo nuovo quartier generale a Bielany, un sobborgo diVarsavia.[23]

La Luftflotte 2 operò in supporto il Gruppo d'armate Centro del generale Fedor von Bock, mantenendo la stretta relazione tra i due comandi. La missione di Kesselring era di ottenere la supremazia aerea e se possibile il dominio dei cieli, nei limiti del possibile proteggere le operazioni a terra.[24] Per questo compito ebbe a disposizione circa 1000 velivoli, circa un terzo della forza totale della Luftwaffe'.[25] L'attacco tedesco permise di distruggere gran parte delle forze aeree sovietiche al suolo. Una tattica sbagliata inviò senza scorta bombardieri contro la Germania a intervalli regolari, in formazioni tattiche errate, cagionandone spesso gli abbattimenti. Kesselring ricordò che nella prima settimana di combattimenti la Luftflotte 2 aveva abbattuto circa 2500 velivoli sovietici sia in aria, sia in terra. Spesso Göring ritenne queste cifre difficili da credere e ordinò di svolgere verifiche. In seguito all'avanzata delle truppe queste cifre oltre ad essere confermate direttamente dai ritrovamenti al suolo risultarono addirittura contenute.[26] In quei giorni, Kesselring spesso volò da solo sul fronte a bordo del suo Focke-Wulf Fw 189.[27]

Ottenuta la supremazia aerea, la Luftflotte 2 fu impiegata nella protezione delle operazioni a terra, in particolare nella protezione delle linee avanzate, senza la quale la rapida avanzata forse non sarebbe stata possibile. Ogni volta che il nemico minacciò contrattacchi, Kesselring gli scatenò contro tutte le sue forze.[28] Persuaso che l'esercito affiancato dalla Luftflotte 2 avrebbe dovuto concentrare le forze sui punti critici, prese tempo con le unità che erano troppo inclini a richiedere il supporto aereo.[29] Kesselring si sforzò di creare una cooperazione tra l'esercito e l'aviazione con nuove tattiche e l'impegno del colonnello Martin Fiebig.[30] Il 26 luglio, Kesselring comunicò la distruzione di 165 carri armati, 2136 veicoli e 194 pezzi di artiglieria.[31]

Alla fine del 1941, la Luftflotte 2 partecipò alla Operazione Tifone sulla città di Mosca. I Raid su Mosca si rivelarono pericolosi, avendo la città a disposizione efficienti campi di aviazione e una tenace controaerea simile a quella incontrata nei cieli della Gran Bretagna.[32] Il cattivo tempo che ostacolò le operazioni a terra, dall'ottobre ostacolò anche quelle in aria sempre più spesso. Ciononostante, la Luftflotte 2 continuò a volare anche se i cieli erano difficoltosi per svolgere le missioni assegnate.[33]

Operazioni sul Mediterraneo[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1941, Kesselring fu nominato Comandante in capo dello scacchiere Sud e fu trasferito in Italia con il suo staff della Luftflotte 2. Solo nel gennaio 1943 costituì il suo quartier generale all'interno di un teatro e creò uno staff separato per controllare la Luftflotte 2.[34] Come teatro di comando, ebbe la responsabilità diretta sulla Wehrmacht e comandando le forze terrestri, navali e aeree, ma questo ebbe poca importanza in quanto la maggior parte delle unità tedesche erano sotto il comando operativo italiano. Nell'ottobre 1942, Kesselring ebbe il comando diretto di tutte le forze tedesche presenti in quel teatro di guerra, fatta eccezione per quelle sotto il comando dell'Afrikakorps del Generaloberst Erwin Rommel in Nord Africa, e del General der Infanterie Enno von Rintelen, l'ufficiale di collegamento con il Comando Supremo. Sotto il comando di Kesselring erano altresì incluse le truppe di stanza in Grecia e nei Balcani fino al 1º gennaio 1943, quando il Generaloberst Löhr ebbe la responsabilità della Wehrmacht nell'area sud orientale.

Ebbe successo nel creare una locale superiorità aerea neutralizzando momentaneamente la base inglese di Malta tra marzo ed aprile del 1942. Con vari espedienti, Kesselring riuscì a garantire un notevole incremento del flusso di rifornimenti vitali per l'Afrikakorps nella Libia italiana.[35] Con le sue unità militari nuovamente rinforzate, Rommel preparò un nuovo attacco contro le posizioni britanniche presso Ain el-Gazala, mentre Kesselring preparò un piano d'attacco su Malta utilizzando la 185ª Divisione paracadutisti "Folgore" e la Brigata paracadutisti Ramcke (Operazione Herkules) ma dovette fermarlo in seguito alla richiesta di Hitler che voleva rivolgere tutti gli sforzi della Luftwaffe sul fronte orientale.[36]

Campagna del Nord Africa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna del Nord Africa.

In previsione della battaglia di Ain el-Gazala, Rommel divise in due il suo comando, assumendo il comando personale delle unità mobili mentre la fanteria italiana del X e XI Armata fu assunto dal generale Ludwig Crüwell. Questo comando terminò il 29 maggio 1942 quando Crüwell fu preso prigioniero. Non avendo subito a disposizione un valido comandante con sufficiente anzianità, Kesselring assunse personalmente il comando del Gruppo Crüwell. Volando a bordo del suo Fieseler Fi 156 verso un incontro, Kesselring fu colpito dalle forze nemiche a cavallo delle linee di comunicazione di Rommel.

Kesselring attribuì il fallimento dell'iniziale assalto di fanteria contro Bir Hackeim a un imperfetto coordinamento tra le truppe a terra e l'aviazione, ma fu maggiormente impressionato dai risultati ottenuti nell'attacco a Tobruk, per il quale Kesselring aveva richiesto un numero addizionale di velivoli dalla Grecia e da Creta.[37] In previsione di una vittoria a Tobruch, Rommel persuase Hitler ad autorizzare un attacco in Egitto al posto di Malta, nonostante le obiezioni di Kesselring.[38] Le brigate paracadutisti preparate per l'operazione su Malta furono inviate a Rommel.[39] Nella prima fase dell'offensiva le cose andarono per il meglio ma, come Kesselring aveva giustamente segnalato, le difficoltà logistiche aumentarono e il risultato fu la disastrosa prima battaglia di El Alamein, la battaglia di Alam Halfa e la seconda battaglia di El Alamein.[40]

Kesselring considerava Rommel un grande generale che conduceva egregiamente le truppe nella guerra di movimento, ma lo riteneva troppo bizzarro e incostante per gli alti livelli di comando. Secondo Kesselring, il crollo nervoso di Rommel e il successivo ricovero in ospedale per depressione alla fine della campagna del Nordafrica confermarono le sue opinioni.[41]

Campagna di Tunisia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Tunisia.

L'invasione Alleata del Nord Africa Francese creò una grave crisi in seno al comando di Kesselring. Egli ordinò a Walther Nehring, un precedente comandante dell'Afrikakorps, che era ritornato in azione dopo il ricovero in ospedale per le ferite ricevute nella battaglia di Alam Halfa, di recarsi in Tunisia per prendere il comando della nuova armata (XC Korps). Kesselring ordinò a Nehring di stabilire una testa di ponte in Tunisia e quindi di premere a occidente in modo da garantire maggiore libertà di manovra.[42] A dicembre, il comandante Alleato, generale Dwight D. Eisenhower fu obbligato ad ammettere che Kesselring aveva vinto la corsa; la fase finale dell'Operazione Torch fallì e le truppe dell'Asse riuscirono a conservare ancora a lungo il controllo della Tunisia, dopo prolungati combattimenti.[43]

Con questa iniziativa che salvava le armate tedesca e italiana dall'isolamento, Kesselring sperò di poter poi in futuro lanciare una offensiva che avrebbe dovuto ricacciare gli Alleati fuori dal Nord Africa. Nella battaglia del passo di Kasserine le sue forze sconfissero le truppe Alleate ma alla fine la resistenza alleata ed errori del comando tedesco esaurirono l'offensiva.[44] Kesselring quindi concentrò i sostegni alle sue forze muovendo le navi mercantili cariche di rifornimenti dalla Sicilia, ma i suoi sforzi furono funestati dall'aviazione alleata e dai sottomarini. Una nuova offensiva Alleata in aprile sbloccò la situazione portando al collasso le truppe italo-tedesche in Tunisia. Circa 275000 tedeschi e italiani furono presi prigionieri. Solo la Battaglia di Stalingrado oscurò questa sconfitta. In definitiva, Kesselring riuscì a bloccare le truppe Alleate in Tunisia per sei mesi, obbligandoli a posticipare l'invasione della Normandia dall'estate 1943 all'estate 1944.[45]

Campagna d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna d'Italia (1943-1945).

Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sbarco in Sicilia.
L'esplosione della nave "Robert Rowan" colpita dai bombardieri tedeschi al largo di Gela, Sicilia, l'11 luglio 1943

Kesselring, aspettandosi un prossimo sbarco in Sicilia, sapeva che il tentativo di invasione sarebbe stato protetto dalle basi alleate in Tunisia e a Malta.[46] Pertanto Kesselring rinforzò l'area con 6 battaglioni costieri, sei divisioni mobili italiane e con due divisioni mobili tedesche, la 15. Panzer-Division e la 1. Fallschirm-Panzer-Division Hermann Göring, entrambe ricostruite dopo essere state distrutte in Tunisia.[47]

Kesselring era ben consapevole che mentre le sue forze erano abbastanza consistenti da bloccare un attacco alleato non erano invece sufficienti a fermare un'invasione su larga scala. Egli conseguentemente puntò la sua speranza di respingere l'invasione alleata con un contrattacco immediato. Nonostante le sue truppe avessero dato agli americani "filo da torcere" e la Luftwaffe avesse affondato la nave Robert Rowan carica di munizioni, il contrattacco per distruggere le teste di ponte americane fallì.[48]

Kesselring stesso volò in Sicilia il 12 luglio per verificare la situazione, e lì, visto che ormai era compromessa e che ulteriori azioni sarebbero state inutili, decise di evacuare l'isola.[49] Ciononostante, Kesselring manovrò in modo da ritardare per un altro mese le operazioni alleate in Sicilia. In definitiva, l'evacuazione della Sicilia fu forse una delle più brillanti operazioni belliche svoltasi nella campagna d'Italia. Nonostante la supremazia alleata tanto in terra che in mare e nell'aria, Kesselring fu capace di evacuare non solo 40000 soldati, ma anche 96605 veicoli, 94 cannoni, 47 carri armati, 1100 tonnellate di munizioni, 970 tonnellate di benzina e 15000 tonnellate di scorte. Riuscì a fare ciò perché sviluppò un perfetto coordinamento tra i tre servizi sotto il suo comando, mentre il suo avversario, Eisenhower, non vi riuscì.[50]

Penisola italiana[modifica | modifica wikitesto]

Kesselring durante un'ispezione sul fronte italiano

Con la caduta della Sicilia, l'OKW iniziò a temere che l'Italia si sarebbe tirata fuori dalla guerra, ma Kesselring continuò a confidare nella lealtà degli italiani.[51] La Wehrmacht riteneva che Kesselring e von Rintelen (che parlava fluentemente italiano) fossero troppo filo-italiani e cominciarono a destituirli, inviando Student a Roma, dove alla sua I Fallschirmjaeger Division era stato ordinato dalla Wehrmacht di occupare la capitale in caso di resa italiana, e Rommel nel Nord Italia[52]. Benito Mussolini fu destituito il 25 luglio 1943, e l'Italia uscì dal conflitto l'8 settembre 1943. Mussolini fu liberato dai tedeschi nell'"Operazione Quercia", un raid studiato da Kurt Student e portato a termine il 12 settembre 1943 dal Maggiore dei Fallschirmjäger Harald-Otto Mors e dall'Obersturmbannführer delle SS Otto Skorzeny. I dettagli dell'operazione furono, di proposito, tenuti all'oscuro di Kesselring. "Kesselring è troppo onesto per quei traditori nati laggiù" fu il giudizio di Hitler[53]. L'Italia a questo punto divenne effettivamente una nazione occupata.

A Kesselring fu ordinato di abbandonare il Sud Italia e di consolidare le sue forze con il Gruppo d'armate B di Rommel nel Nord Italia, dove lo stesso Rommel avrebbe assunto il pieno comando. Kesselring fu contrariato. Questo avrebbe comportato l'esporre il Sud della Germania ai bombardieri operanti dall'Italia e il rischio che gli Alleati irrompessero nella valle del Po; mentre era certo che Roma avrebbe potuto essere tenuta fino all'estate 1944, basando il suo giudizio sul fatto che gli americani non avrebbero condotto operazioni al di fuori del loro raggio di azione, e che avrebbero al limite raggiunto l'area intorno a Salerno. Kesselring rassegnò le sue dimissioni il 14 agosto 1943 ma Hitler rifiutò di accettarle.[54]

Benché fosse momentaneamente "dimissionario"[55], Kesselring intendeva combattere. Nel corso dello sbarco di Salerno, insieme alla 10ª Armata del Generaloberst Heinrich von Vietinghoff. Ancora una volta le sue forze diedero agli Alleati "filo da torcere". Le sue truppe fallirono nel tentativo di ricacciare in mare il nemico solo perché queste ottennero il decisivo supporto dall'artiglieria navale, ma ottennero il tempo di capire quale fosse il loro reale obiettivo. Kesselring, in contrasto agli ordini ricevuti, preparò una serie di successive linee difesa come la Linea del Volturno, la Linea Barbara e la Linea Bernhardt. Solo nel novembre 1943, dopo molti combattimenti, gli Alleati riuscirono a raggiungere la principale Linea Gustav. Secondo le sue memorie, Kesselring ritiene che molto di più si sarebbe potuto fare se avesse avuto accesso alle truppe rimaste "inutilizzate" sotto il comando di Rommel.[56]

Il 25 ottobre 1943, fu seriamente ferito in un incidente stradale e il suo posto in Italia fu preso momentaneamente dal generale Heinrich von Vietinghoff. Nel novembre 1943, Kesselring ebbe un incontro con Hitler, dandogli un giudizio positivo sulla situazione in Italia e rassicurandolo sul fatto che avrebbe potuto tenere gli Alleati a sud di Roma sulla Linea Gustav. Kesselring fece una promessa aggiuntiva ovvero che avrebbe impedito agli Alleati di raggiungere gli Appennini per almeno sei mesi. Come risultato, il 6 novembre 1943, Hitler ordinò a Rommel e al suo Gruppo d'armate B di portarsi in Francia sul Fronte occidentale per prendere l'incarico di approntare il Vallo Atlantico e prepararsi in vista dell'attacco alleato che si aspettava per la primavera 1944. Il 21 novembre 1943, Kesselring riassunse il comando di tutte le forze tedesche in Italia.[57] I tedeschi tennero quindi saldamente buona parte della penisola con una forza esigua di sole 9-10 divisioni, impossibilitati ad attaccare gli Alleati solo dalla loro carenza di uomini.

Notevole contributo al rallentamento delle operazioni alleate in Italia fu dato dall'audace raid aereo del 2 dicembre 1943 che si risolse nel bombardamento di Bari inferto ai danni della flotta anglo-americana all'ancora nel porto barese. Kesselring respinse la proposta di bombardare Napoli, avanzata dal generale Hans-Valentin Hube per punire la città dell'insurrezione del settembre 1943[58].

"Io ho sempre biasimato Kesselring", spiegò più tardi Hitler, "per vedere le cose sempre in maniera troppo ottimistica... gli eventi hanno dimostrato che Rommel sbagliava, e io sono stato giustificato della mia decisione di lasciare il Feld Maresciallo Kesselring là, chiunque lo avrebbe visto un incredibile idealista, ma anche un militare ottimista, ed è mia opinione che un leader militare senza ottimismo non possa esistere."[59]

Cassino e Anzio[modifica | modifica wikitesto]

Kesselring surrounded by German paratroopers
Kesselring ispeziona il fronte presso Monte Cassino nell'aprile del 1944.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Monte Cassino e Operazione Shingle.

Gli Alleati irruppero attraverso la linea Gustav e nella battaglia di Montecassino incontrarono un momentaneo successo, con la X Armata britannica irruppero attraverso la linea tenuta dalla 94 Infantry Division e misero in pericolo l'intera 10ª Armata tedesca. Allo stesso tempo, Kesselring ricevette l'allarme per un imminente attacco anfibio. Kesselring recuperò rapidamente la 29ª e la 90ª Panzergrenadier Division da destinare al fronte di Cassino. Queste riuscirono a stabilizzare le posizioni tedesche ma lasciarono Roma poco presidiata. Kesselring comprese che era stato messo in seria difficoltà quando gli Alleati effettuarono lo sbarco ad Anzio.[60]

Sebbene preso di sorpresa, Kesselring mosse rapidamente le proprie truppe per riguadagnare il controllo della situazione, chiamando la 14ª Armata del Generaloberst Eberhard von Mackensen dal Nord Italia, la 29 e la 90 Panzergrenadier Divisions dal fronte di Cassino, e la 26 Panzer Division dalla 10ª Armata. La Wehrmacht si procurò alcune altre divisioni da altri teatri bellici. A partire da febbraio, Kesselring riprese l'iniziativa ad Anzio ma le sue forze non riuscirono a distruggere le teste di ponte alleate; per questo Kesselring biasimò molto von Mackensen per errori evitabili.[61]

L'11 maggio 1944 il generale Sir Harold Alexander lanciò l'Operazione Diadem, che infranse la linea Gustav e obbligò la 10ª Armata tedesca a ritirarsi. Nell'azione, tra la 10ª e la 14ª Armata fu aperta una breccia, che mise entrambe a rischio di accerchiamento. A causa di questa sconfitta, Kesselring rilevò von Mackensen dal suo comando, rimpiazzandolo con il General der Panzertruppe Joachim Lemelsen. Fortunatamente per Kesselring, il generale Mark Wayne Clark, ossessionato dalla conquista di Roma, non seppe sfruttare il vantaggio della situazione e la 10ª Armata riuscì a raggiungere la successiva linea difensiva, la linea Albert, dove riuscì a ricollegarsi con la 14ª Armata, assieme alla quale raggiunse combattendo la formidabile linea Gotica a nord di Firenze. Là, Kesselring riuscì a fermare l'avanzata alleata.[62]

Un incidente accaduto lungo la linea Gotica coinvolse lo stesso Kesselring. Il 25 ottobre 1944, la sua vettura fu colpita su di un lato da un pezzo di artiglieria. Kesselring fu ferito seriamente alla testa e al viso e ciò gli impedì di ritornare al comando fino al gennaio 1945.[63]

Le fosse Ardeatine e il bando Kesselring[modifica | modifica wikitesto]

A Roma, il 23 marzo 1944, 33 soldati del Polizeiregiment "Bozen" originari dell'Alto Adige e due civili italiani restarono uccisi nell'attentato di via Rasella. Informato dell'accaduto, Hitler, inizialmente pretese una rappresaglia devastante e senza precedenti che comportava la fucilazione di 50 ostaggi e la deportazione di 1000 uomini per ogni soldato tedesco caduto, oltre alla distruzione dell'intero quartiere. Infine accettò la proposta dello stato maggiore di Kesselring, giunta attraverso il Generaloberst Eberhard von Mackensen, comandante della XIV Armata tedesca responsabile del settore di fronte che includeva la capitale italiana, di ridurre il numero dei fucilati alla proporzione di dieci italiani per ogni tedesco caduto.[64]. Ciò gli fu riconosciuto in seguito anche dalla pubblica accusa guidata dal colonnello Halse nel corso del processo di Venezia.[65] L'incarico di eseguire l'ordine fu assunto dall'Obersturmbannführer delle SS Herbert Kappler il quale, accertato che non vi era un numero sufficiente di prigionieri già a disposizione dei tedeschi, fece in modo di stilare una lista di condannati a morte nella quale figuravano cittadini civili, inclusi ebrei e passanti catturati a caso per le strade di Roma. Ne risultò l'eccidio delle Fosse Ardeatine.[66]

La caduta di Roma il 4 giugno del 1944 pose Kesselring in una delicata situazione, mentre le sue forze si ritiravano verso Nord, dove era in preparazione il vasto complesso di fortificazioni della Linea Gotica. Che i tedeschi fossero vulnerabili agli attacchi della Resistenza italiana non sfuggì al comandante alleato in Italia generale Alexander, il quale, alla radio, emise un appello agli italiani invitandoli a uccidere i tedeschi "ovunque li incontrassero". Kesselring rispose emettendo un ordine che includeva il "massiccio impiego di artiglieria, lanciagranate (Granatwerfer 42), lanciamine (Minenwerfer)[67], autoblindo, lanciafiamme e altre armi" contro i partigiani. Emise inoltre un ordine nel quale prometteva impunità ai soldati che avessero "ecceduto la nostra normale misura".[67] Sia o no ciò avvenuto per diretta conseguenza della linea dura decisa da Kesselring - egli ne fu ritenuto pienamente responsabile quando fu processato come criminale di guerra - le truppe tedesche ai suoi ordini si macchiarono di numerosi crimini e si resero responsabili di massacri ai danni della popolazione civile, tra i quali spiccano quelli commessi dalla divisione corazzata Hermann Göring a Stia nell'aprile del 1944, a Civitella in Val di Chiana in giugno e a Bucine nel luglio successivo[68], dalla 26ª Divisione corazzata al Padule di Fucecchio il 23 agosto 1944,[69] e dalla 16ª Divisione SS Reichsführer a Sant'Anna di Stazzema nell'agosto del 1944 e a Marzabotto tra settembre e ottobre 1944.[70]

Nell'agosto del 1944 Kesselring fu informato da Rudolf Rahn, l'ambasciatore tedesco presso la RSI, che lo stesso Mussolini aveva esteso proteste per le indiscriminate uccisioni di civili italiani da parte tedesca. Il 21 agosto, per conseguenza, Kesselring emise un altro editto alle sue truppe nel quale deplorava gli "incidenti" che avevano "danneggiato la reputazione e la disciplina della Wehrmacht e che nulla avevano a che fare con operazioni di rappresaglia", avviando al contempo indagini su alcuni specifici episodi citati da Mussolini. Tra il 21 luglio e il 25 settembre 1944 i tedeschi lamentarono 624 caduti, 993 feriti e 872 dispersi a causa di attacchi della Resistenza che, a propria volta, ebbe nello stesso periodo 9250 caduti.[67]

Kesselring impiegò gli ebrei di Roma come schiavi nella costruzione di fortificazioni militari, come già aveva fatto a Tunisi in precedenza, sfruttando allo stesso modo appartenenti alla locale comunità ebraica. Lo sfruttamento di manodopera in condizioni di schiavitù fu uno dei capi di imputazione contestati ai capi nazisti al processo di Norimberga. Avendo bisogno di una vasta forza lavoro per far fronte all'enorme sfida logistica che gli era posta innanzi dalla necessità di contenere la pressione alleata in Italia, si oppose con il pretesto di non avere a disposizione mezzi di trasporto sufficienti a un primo ordine di deportazione nel Reich degli ebrei romani, che gli fornivano manodopera forzata e gratuita. Hitler decise allora di aggirare il comando di Kesselring e affidò l'ordine di deportazione direttamente alle SS e così circa 8000 ebrei romani furono deportati e sterminati in Germania.[71] Si ritiene che durante l'occupazione in Italia i tedeschi abbiano ucciso circa quarantaseimila civili, inclusi settemila ebrei.[72]

Europa centrale[modifica | modifica wikitesto]

Una volta rimessosi dall'incidente automobilistico, Kesselring prese il posto del Generalfeldmarschall Gerd von Rundstedt come comandante in capo del settore Ovest il 10 marzo 1945.[73] Appena arrivato, si presentò al suo nuovo staff con il consueto ottimismo dicendo, "Bene, signori, io sono la nuova V-3".[74]

Essendo disperata la situazione sul fronte occidentale, questo era un segno del proverbiale ottimismo di Kesselring - testimoniato da tutti i suoi collaboratori durante la guerra fino alla fine della guerra - ma anche una testimonianza dell'influenza ipnotica di Hitler sul suo feldmaresciallo: nonostante le truppe tedesche fossero ormai sbaragliate ovunque, Kesselring ancora descrisse un Hitler che faceva "lucide" analisi della situazione, spiegando che l'esercito tedesco era prossimo ad infliggere una storica sconfitta ai Sovietici, dopo di che le vittoriose armate orientali, portate all'Ovest, avrebbero potuto sconfiggere gli Alleati e respingerli dal continente. Conseguentemente, Kesselring era determinato a "immobilizzare" gli Alleati sul Fronte occidentale fino a una soluzione risolutiva nell'Est[75].

Il Fronte occidentale in quel momento seguiva il corso del fiume Reno con due importanti eccezioni: la testa di ponte americana sul Reno presso Remagen, e un grosso caposaldo a forma di triangolo tedesco ad ovest del Reno, nella Saar-Palatinato. Fu presa in considerazione l'evacuazione del triangolo, ma la Wehrmacht ordinò di mantenerlo.[76] Quando Kesselring si recò la prima volta in Germania il 13 marzo 1945 il comandante del Gruppo Armate, SS-Oberst-Gruppenführer Paul Hausser e altri due comandanti affermarono che la difesa del triangolo non avrebbe potuto esserci, se non a costo di gravi perdite o della completa distruzione del loro comando. Ciononostante, Kesselring insistette che le posizioni andassero mantenute.[77]

Il triangolo fu presto sottoposto ad attacco da due lati, dalla 3ª Armata del generale George Smith Patton e dalla 7ª Armata del generale Alexander Patch. Le posizioni tedesche crollarono in fretta e Hitler riluttante dispose il ritiro.[76]

Secondo Albert Speer, una notte del 18 marzo 1945 Kesselring fu presente a un incontro nel bunker di Hitler (Führerbunker) sotto il Palazzo del Reichstag (Reichskanzlei) e informò Hitler che i civili tedeschi nella Saarland erano un impedimento per le sue truppe in movimento, che frequentemente e disperatamente tentavano di impedire ai soldati il passaggio nei loro villaggi, avendo paura delle distruzioni causate dalle truppe Alleate che li inseguivano. Hitler ordinò che tutti i civili fossero immediatamente evacuati, dalla regione e, quando Kesselring obiettò che non aveva treni o altri mezzi di trasporto disponibili per evacuarli, il Führer ordinò di forzarli ad andarsene a piedi, al che Kesselring non aggiunse altro[78].

La 1ª e la 7ª Armata ebbero gravi perdite: circa 113˙000 tedeschi messi fuori combattimento contro 17˙000 degli Alleati. Ciononostante, evitarono l'accerchiamento e svolsero un'abile manovra di disimpegno, evacuando le ultime truppe sulla riva orientale del Reno il 25 marzo 1945.[79]

Così la Germania fu tagliata in due, il suo comando fu allargato includendo il Gruppo d'armate Centro, Gruppo d'armate Sud e Gruppo d'armate Sud Ucraina sul fronte russo, e Gruppo d'armate C in Italia, oltre al suo Gruppo d'armate G e il Gruppo d'armate Alto Reno.

Il 30 aprile, Hitler si suicidò a Berlino e il 1º maggio 1945, Karl Dönitz fu designato Presidente della Germania (Reichspräsident). Uno dei primi atti del presidente Dönitz fu la nomina di Kesselring a Comandante in capo della Germania meridionale, con pieni poteri.

La resa[modifica | modifica wikitesto]

Kesselring fu sempre fermamente contrario ad arrendersi ma finalmente, sconfitto dalle insistenze di Wolff solo il mattino del 2 maggio, dopo due ore di telefonata al Feldmaresciallo presso il suo quartier generale a Pullach.[80][81] Kesselring accettò di arrendersi insieme al suo quartier generale. Pertanto ordinò allo SS-Oberst-Gruppenführer delle SS Paul Hausser di sovrintendere alle SS per assicurarsi che la resa fosse effettuata in accordo con le sue istruzioni. Quindi si arrese a un maggiore americano presso Saalfelden, vicino Salisburgo, in Austria il 6 maggio 1945. Lì fu prelevato dal generale Maxwell D. Taylor, comandante della 101st Airborne Division, che lo trattò cortesemente, consentendogli anche di mantenere le sue armi e il bastone di maresciallo, e di visitare sul fronte russo il quartier generale del Gruppo Armate Centro e Sud a Zeltweg e a Graz senza scorta. Taylor si preoccupò inoltre che Kesselring e il suo staff potessero alloggiare in un albergo a Berchtesgaden. In seguito Kesselring si incontrò con il generale Jacob L. Devers, comandante della 6ª Armata e rilasciò una intervista a un giornalista.[82]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 febbraio 1947 a Mestre iniziò il processo contro Kesselring gestito da un tribunale militare britannico che durò 57 giorni. I capi di imputazione furono sostanzialmente due: 1) il "coinvolgimento nell'uccisione, per rappresaglia, di circa 335 cittadini italiani"[83]; 2) l'emissione del "Bando Kesselring" in cui si disponeva la possibilità di applicare la rappresaglia anche su cittadini innocenti.

La prima imputazione[modifica | modifica wikitesto]

Kesselring processato a Venezia da un tribunale britannico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attentato di via Rasella e Eccidio delle Fosse Ardeatine.

Per quanto riguardava la prima imputazione l'accusa sostenne che l'ordine dato al generale Mackensen di fucilare dieci italiani per ogni tedesco morto nel corso dell'attentato era stato impartito da Kesselring, in seguito nel corso della notte era arrivato da Berlino un secondo ordine che imponeva di affidare l'esecuzione ai reparti della Sicherheitsdienst[84]. Pertanto per l'accusa Kesselring era responsabile per aver stabilito le rappresaglie in un rapporto di dieci a uno giudicato "eccessivo"[84]. La difesa invece obiettava che nel trasmettere gli ordini a Mackensen Kesselring si era prima accertato che nelle carceri vi fosse un numero sufficiente di persone già condannate a morte per altri reati o comunque detenuti per reati passibili di pena di morte specificandolo negli ordini impartiti: "uccidere ostaggi condannati a morte" in modo da escludere degli innocenti. in secondo luogo sempre secondo la difesa l'ordine emanato da Berlino di affidare la questione alla Sicherheitsdienst sollevava da ogni responsabilità Kesselring che poi non prese parte all'eccidio[84].

La seconda imputazione[modifica | modifica wikitesto]

Kesselring durante il processo

Per la seconda imputazione si dava per assodato che il feldmaresciallo Wilhelm Keitel avesse assegnato a Kesselring il comando di tutte le operazioni contro i partigiani in Italia pertanto tutti i reparti della Wehrmacht e delle SS. Kesselring il 17 giugno 1944 aveva emanato il primo bando contro i partigiani: "La lotta contro i partigiani deve essere condotta con tutti i mezzi a nostra disposizione e con la massima severità. Io proteggerò qualunque Comandante che, nella scelta e nella severità dei mezzi adottati nella lotta contro i partigiani, ecceda rispetto a quella che è la nostra abituale moderazione. Vale al riguardo il vecchio principio per cui un errore nella scelta dei mezzi per raggiungere un obiettivo è sempre meglio dell'inazione o della negligenza... i partigiani devono essere attaccati e distrutti"[84]. Il 28 giugno 1944, tramite telegrafo, Kasserling accusò le potenze Alleate di aver incitato la popolazione italiana "ad assalire le postazioni militari tedesche, ad attaccare le sentinelle pugnalandole alle spalle e ad uccidere quanti più tedeschi potevano"[84]. Il 1º luglio fu infatti emesso un secondo bando in cui minacciava che "laddove c'erano numeri considerevoli di gruppi partigiani, una parte della popolazione maschile di quell'area doveva essere arrestata. Nel caso in cui fossero stati commessi di atti di violenza, questi uomini sarebbero stati uccisi", concludendo che "Tutte le contromisure devono essere dure ma giuste. Lo richiede la dignità del soldato tedesco"[84].

L'accusa presentò sul banco delle prove più di venti rappresaglie tedesche particolarmente efferrate di cui erano rimaste vittime anche donne e bambini svoltesi nell'estate 1944. A riguardo fu citata una lettera di Kesselring del 21 agosto 1944 in cui sottolineava che "si erano verificati nelle ultime settimane casi che arrecavano il più grave danno alla dignità e alla disciplina delle forze armate tedesche, e che non avevano nulla a che fare con le misure punitive"[84]. A riguardo fu citato un altro ordine alle truppe in cui sottolineava come anche Mussolini avesse fermamente protestato per le rappresaglie indiscriminate: "Il Duce mi ha riferito di casi recenti che risultano rivoltanti per il modo in cui sono stati condotti e che stanno inducendo anche gli elementi pacifici della popolazione a passare dalla parte del nemico o dei partigiani"[84].

Sulla base degli ordini diramati da Kesselring, in particolare quello emanato il 17 giugno, l'accusa li ritenne un incitamento a commettere eccessi, soprattutto basandosi sull'espressione "proteggerò qualunque Comandante" e che solo il 24 settembre, proprio a causa di diversi eccessi, ordinò di cessare le rappresaglie. Pertanto sempre secondo l'accusa gli eccessi compiuti dall'esercito tedesco sono responsabilità di chi ne aveva il comando.

La difesa obiettò invece che gli ordini emenati da Kesselring non potevano essere giudicati illegali e che le garanzie fatte ai comandanti di reparto servivano a coprirli da eventuali contestazioni di elementi moderati che vedevano le rappresaglie "politicamente indesiderabili" ma che in ogni caso "dovevano essere dure, ma giuste"[84]. Per quanto riguardava invece i casi di uccisioni indiscriminate la difesa, pur rigettandone alcuni casi, attribuì la responsabilità agli effettivi esecutori sostenendo che non potevano essere attribuite all'imputato[84].

Le requisitorie finali[modifica | modifica wikitesto]

L'accusa sottolineò che, in particolare dopo l'attentato di via Rasella, era giustificato prendere degli ostaggi e procedere anche alla distruzione delle proprietà private, ma non poteva essere giustificato il togliere la vita agli ostaggi. La difesa invece riteneva che in casi estremi anche l'uccisione di ostaggi era legittima e a tal proposito citò un saggio di diritto militare tedesco del 1941 che riportava: "Gli ostaggi sono tenuti in una specie di custodia a fini di sicurezza. Essi garantiscono con la loro vita della giusta condotta dell'oppositore. Secondo le usanze di guerra, si deve annunciare sia che si prendono degli ostaggi sia la ragione per cui essi sono presi. Soprattutto, la presa di ostaggi deve essere portata a conoscenza di coloro della cui legittima condotta gli ostaggi sono garanzia. Se si verifica l'evento per garantirsi contro il quale gli ostaggi sono stati presi, se per esempio la parte avversaria persiste nella sua condotta contro legge, gli ostaggi possono essere uccisi". A riguardo la difesa citò anche un volume americano dal titolo "Norme relative alla guerra terrestre" del 1940 in cui si ribadiva la liceità di uccidere degli ostaggi per rappresaglia[84]. Infatti sempre secondo la difesa il Diritto Internazionale regola i rapporti tra due parti belligeranti ben riconoscibili mentre la minaccia che doveva affrontare Kesselring "non era rappresentato da Paesi organizzati con i loro Governi, ma da persone irresponsabili in generale, con cui non era possibile negoziare", pertanto impossibilitati a scoprire il vero responsabile di azioni partigiane "la rappresaglia deve essere considerata appropriata". Ed in ogni caso se ci sono dei buchi normativi a riguardo l'imputato non possa essere giudicato colpevole di crimini di guerra[84].

Riguardo la rappresaglia delle fosse Ardeatine la Corte la giudicò un crimine di guerra, però non risultando chiaro se il crimine riguardasse l'eccessivo numero di vittime nel rapporto di uno a dieci o se come suggerito dall'accusa: "Comunque la pensiate sul Diritto Internazionale e sulle rappresaglie, chiaramente cinque di questi 335 italiani sono stati assassinati. È stato un crimine di guerra, e da qui non si sfugge. Non c'erano ordini del Führer a coprirlo, ed era al di fuori di qualunque rappresaglia"[84]. Riguardo alle rappresaglie sui civili compiute a seguito dei bandi emanati da Kesselring la Corte non entrò nel merito se queste fossero o meno legittime e l'accusa sottolineò come a suo avviso "il Feldmaresciallo deliberatamente, e consapevolmente, quando ha prodotto quegli importanti ordini, li aveva prodotti in forma tale che sapeva quali sarebbero stati i loro risultati e che, nel redigere questi ordini, egli intendeva produrre questi risultati"[84].

La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio 1947 la Corte militare britannica lo condannò a morte mediante fucilazione giudicandolo colpevole di entrambe le imputazioni.

Il generale britannico Harold Alexander, conosciuta la sentenza, in una lettera dell'8 maggio al Primo Ministro Clement Attlee scrisse: "Sono spiacente per la sentenza inflitta a Kesselring e spero che venga commutata".[85] Il 29 giugno successivo, tuttavia, anche su sollecito di Winston Churchill, che riteneva non "essere di nessuna utilità uccidere i leader di un nemico sconfitto"[86] la condanna fu commutata nel carcere a vita. Infatti il generale Harding aveva deciso di valutare alcune circostanze attenuanti che non erano state prese in considerazione dal Tribunale di Venezia. Il prigioniero fu quindi recluso nel carcere di Werl, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, una prigione allora impiegata dalle autorità di occupazione alleate per ospitare numerosi politici e militari condannati per crimini di guerra.

Già nel 1948 la pena gli fu ridotta a 21 anni di carcere.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952 fu scarcerato giustificando la misura, tra l'altro, con un presunto peggioramento delle sue condizioni di salute dovuto a un tumore ma, tornato libero, immediatamente divenne il leader federale - e rimase tale sino alla morte, sopravvenuta otto anni dopo - dell'organizzazione "Verband deutscher Soldaten" (Associazione dei soldati tedeschi) di reduci e consulente di Konrad Adenauer per la politica di riarmo tedesca all'interno della NATO[87].

Poco dopo il suo rientro in Germania Kesselring dichiarò che non aveva nulla da rimproverarsi e che anzi gli italiani gli avrebbero dovuto dedicare un monumento per il suo operato sul suolo italiano nella salvaguardia delle città d'arte come Roma e Firenze.
In diretta risposta a questa dichiarazione l'ex partigiano e deputato social-democratico Piero Calamandrei, membro della Costituente, scrisse un componimento in versi liberi noto come "Lapide ad ignominia", citandolo personalmente:

“Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA”

L'epigrafe scolpita sul marmo fu posata a Cuneo, poi a Sant'Anna di Stazzema e in numerosi altri Comuni italiani.

L'anno successivo al suo rilascio Kesselring pubblicò la sua autobiografia intitolata "Soldat bis zum letzten Tag" (Soldato sino all'ultimo giorno) e "Gedanken zum Zweiten Weltkrieg" (Riflessioni sulla seconda guerra mondiale).

Morì a Bad Nauheim, dove era da qualche tempo ricoverato in un sanatorio, per un attacco cardiaco il 16 luglio 1960 senza mai rinnegare il suo operato durante la guerra, né la sua incondizionata lealtà a Hitler.

Critiche ai provvedimenti giudiziari in favore di Kesselring[modifica | modifica wikitesto]

Un'esauriente monografia pubblicata da Kerstin von Lingen dell'Università di Tubinga (Kesselrings letzte Schlacht. Kriegsverbrecherprozesse, Vergangenheitspolitik und Wiederbewaffnung: Der Fall Kesselring, Paderborn 2004, versione riveduta della tesi di dottorato di ricerca di questa contemporaneista tedesca) mette in luce il dibattito sulla questione del giudizio morale sull'operato di Kesselring nell'opinione pubblica tedesca dell'immediato dopoguerra. Dall'analisi traspare in maniera dettagliata come questa fosse in buona parte contraria alle accuse mosse al generale e come nella stampa tedesca sia stata svolta una chiara campagna a favore di Kesselring e dei provvedimenti di grazia nei suoi confronti. Ad esempio, il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicò un articolo intitolato con lo slogan Agli innocenti non si può garantire un'amnistia. L'apice della campagna fu segnato da alcuni numeri del settimanale Stern (1951), dove si proponeva il titolo Non grazia, ma giustizia. A favore di Kesselring venivano accreditati soprattutto i provvedimenti per la sicurezza del patrimonio artistico italiano e la dichiarazione di Roma città aperta. Venivano invece rimossi gli eccidi di massa in interi paesi compiuti dall'esercito tedesco in seguito al suo ordine del 17 giugno 1944 (detto Bandenbefehl, provvedimenti contro le bande). Secondo l'autrice, la Germania conservatrice di Adenauer nell'atmosfera di guerra fredda creatasi dopo il conflitto diede un nuovo significato all'immagine di Kesselring, che considerato un criminale di guerra dai tribunali militari Alleati, dalla popolazione tedesca era invece considerato un valoroso soldato ingiustamente rinchiuso in carcere. Sempre secondo von Lingen, l'atteggiamento degli alleati avrebbe inoltre dato l'impressione di aver corretto delle decisioni dettate dalla giustizia dei vincitori. Dello stesso parere il quotidiano Frankfurter Rundschau, il quale conferma appieno il giudizio storico formulato nella pubblicazione della von Lingen.

Kesselring mantenne sempre una buona reputazione tra i militari americani e britannici da cui era anche soprannominato smiling Albert, l'Albert sorridente, forse anche a causa di un disturbo nervoso che condizionava la sua muscolatura del viso, costringendolo a sorridere quasi ininterrottamente. Il noto scrittore britannico Frederick Forsyth nel suo racconto intitolato "Il miracolo" (2001) ne traccia una immagine molto positiva[88]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
Cavaliere dell'Ordine della Croce di Ferro con Fronde di Quercia, Spade e Diamanti - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Croce di Ferro con Fronde di Quercia, Spade e Diamanti
Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Croce di IV Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 'Fu una strategia precisa per terrorizzare la popolazione' - la Repubblica.it
  2. ^ Albert Kesselring profile at the Deutsches Historisches Museum, Berlin.
  3. ^ Macksey, Kesselring - The Making of the Luftwaffe, pp. 15. Alcune fonti erroneamente indicano la sua data di nascita il 20 novembre. Comunque, Kesselring testimoniò sotto giuramento che la data giusta fosse il 30 novembre 1885. Alcune fonti erroneamente indicano il suo primo nome come Albrecht al posto di Albert, e occasionalmente aggiungono il "von" davanti al suo nome.
  4. ^ a b (DE) Deutsches Historisches Museum. URL consultato il 3 novembre 2007.
  5. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 15
  6. ^ Macksey, Kesselring - The Making of the Luftwaffe, pag 13 e 243
  7. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag. 17-18
  8. ^ Gellately (ed), The Nuremberg Interviews, p. 320
  9. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 18
  10. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 19-26
  11. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag.25, 31-33
  12. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 31-33
  13. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 35-36
  14. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 37
  15. ^ a b Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 44-46
  16. ^ Macksey, Kesselring - The Making of the Luftwaffe, p. 16
  17. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 49-51
  18. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 59-60
  19. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 64
  20. ^ Nuremberg Trial Proceedings Vol. 9, Seventy Ninth Day, Tuesday, 12 March 1946
  21. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 65-84
  22. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 85
  23. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pag 28
  24. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 89
  25. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pp. 33-35
  26. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pp. 42-43, 85
  27. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 90
  28. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, p. 89
  29. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, p. 97
  30. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pag 93
  31. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pag 98
  32. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag94-95
  33. ^ Plocher, The German Air Force versus Russia, 1941, pag 233-234
  34. ^ Howe, Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West, pag 369
  35. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 103-118
  36. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 109, 128
  37. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 126-127
  38. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 124-125
  39. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 129
  40. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 130-136
  41. ^ Gellately (ed), The Nuremberg Interviews, p. 321
  42. ^ Howe, Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West, pag 261
  43. ^ Howe, Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West, pag 344
  44. ^ Howe, Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West, pag 477-479
  45. ^ Howe, Northwest Africa: Seizing the Initiative in the West, pag 666
  46. ^ Garland and Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, pag 46
  47. ^ Garland and Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, pag 80-82
  48. ^ Garland and Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, pag 174
  49. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, p. 163
  50. ^ Garland and Smyth, Sicily and the Surrender of Italy, pag 409-417
  51. ^ Blumenson, Salerno to Casino, pag 61
  52. ^ Blumenson, Salerno to Casino, pag 67-68
  53. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag. 171
  54. ^ Blumenson, Salerno to Casino, pag 63-66
  55. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 177
  56. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 186-187
  57. ^ Blumenson, Salerno to Casino, pp. 244-245
  58. ^ Sergio Romano, Storia dell'Italia in guerra tra bombe e leggende in Corriere della Sera, 27 aprile 2014.
  59. ^ Blumenson, Salerno to Casino, pp. 245-246
  60. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 192-193
  61. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 193-194
  62. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 200-213
  63. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pp. 218-219
  64. ^ Ovidio Dallera, in Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009, pag. 7: "Fosse Ardeatine: strage orrenda, esecranda, di cui Kesselring porta la pesante responsabilità. Il numero delle vittime è comunque spaventoso. Ma anche qui mette conto di ricordare quali erano state le rabbiose reazioni del Fuhrer all'attentato di via Rasella: fucilazione di 50 ostaggi italiani per ogni soldato tedesco ucciso; distruzione dell'intero quartiere (Quirinale compreso) e deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco caduto nell'attentato. Furono Kesselring e il suo stato maggiore -come riconobbe anche il Tribunale di Venezia- a negoziare con Berlino una rappresaglia meno apocalittica."
  65. ^ Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009, pag. 178: "È vero, sostiene, (il Pubblico ministero Prosecutor colonnello Halse) che la proporzione di 50 ostaggi italiani per ogni tedesco ucciso inizialmente richiesta da Hitler, a seguito dell'intervento del comando di Kesselring fu modificata nel rapporto di 1 a 10."
  66. ^ Raider, Anatomy of Perjury, pp. 80–83.
  67. ^ a b c von Lingen, Kesselring's Last Battle, pp. 43–44
  68. ^ Nuremberg Trial Proceedings Vol. 9, 13 March 1946, Yale Law School Lillian Goldman Law Library. URL consultato il 21 novembre 2007.
  69. ^ Mitcham, Rommel's Lieutenants, p. 121
  70. ^ Italy convicts Nazis of massacre, BBC, 13 gennaio 2007. URL consultato il 4 aprile 2009.
  71. ^ Charles Gray, Holocaust Denial on Trial, Trial Judgement: Electronic Edition, Università Emory. URL consultato il 21 novembre 2007.
  72. ^ Wette, The Wehrmacht, p. 138
  73. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 221
  74. ^ DeGuingand, Operation Victory, pag 444, riferendosi, alle V-3, i prototipi che erano usati sul fronte occidentale alla fine del 1944 e agli inizi del 1945.
  75. ^ Time magazine. "Smiling Al" — KESSELRING—A SOLDIER'S RECORD Recensione, lunedì, 19 aprile 1954.
  76. ^ a b Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 244
  77. ^ MacDonald, The Last Offensive, p. 244
  78. ^ Come riportato da Arrigo Petacco, La seconda guerra mondiale - I protagonisti, Armando Curcio Editore, Roma, Vol. 8, p. 199. Kesselring raccontò che questo incontro si era svolto una notte del 15 marzo.
  79. ^ MacDonald, The Last Offensive, pag 264-265
  80. ^ Allen Welsh Dulles, The Secret Surrender, Harper & Row, New York, 1966.
  81. ^ Frido von Senger und Etterlin, Krieg in Europa, Verlag Kiepenheuer & Witsch, Köln, 1960.
  82. ^ Kesselring, The Memoirs of Field Marshal Kesselring, pag 290-291
  83. ^ Ministero della Difesa - Kesserling Albert
  84. ^ a b c d e f g h i j k l m n Ministero della Difesa - Kesserling Albert
  85. ^ Harold Alexander, PRO, PREM 8/707, Prime Minister, lettera dell'8 maggio 1947.
  86. ^ Winston Churchill, PRO, PREM 8/707, Prime Minister, lettera inviata l'8 maggio 1947.
  87. ^ Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009, pag. 252: "Egli assunse infatti le funzioni di presidente dell'Associazione dei soldati tedeschi (Verband deutscher Soldaten, VdS) e di consulente di Adenauer per la politica NATO del riarmo tedesco come presidio militare di frontiera rispetto al blocco dei Paesi comunisti e del Patto di Varsavia."
  88. ^ Frederick Forsyth, Il veterano Edizione Oscar Mondadori 2002 Racconto: Il miracolo pag 155 "A mio parere fu uno degli ufficiali più sottovalutati della seconda guerra mondiale. Era stato nominato comandante supremo nel 1940, ma in quel momento qualunque generale avrebbe vinto facilmente sul fronte occidentale. Subire la sconfitta, continuando a ritirarsi dinanzi a forze superiori, è molto più difficile. Esiste un tipo di generale per le avanzate gloriose, un altro per le ritirate armi in pugno. Rommel apparteneva al primo tipo, Kesselring al secondo. Dovette indietreggiare combattendo, dalla Sicilia fino all'Austria. Padroni dei cieli, in possesso di carri armati migliori e scorte illimitate di carburante e rifornimenti, con la popolazione locale al loro fianco, nel 1944 gli Alleati avrebbero dovuto conquistare l'Italia entro metà estate. Kesselring li costrinse a combattere centimetro dopo centimetro. Ma, a differenza di altri, non era un selvaggio. Era un uomo colto e amava l'Italia, appassionatamente. Hitler gli aveva ordinato di far saltare tutti i ponti sul Tevere. Si tratta tuttora di veri gioielli dell'architettura. Kesslring si rifiutò, facilitando l'avanzata delle truppe alleate....Kesselring ordinò al generale Schlemm di far uscire da Siena il I corpo paracadutisti senza sparare un solo colpo. Nulla doveva essere distrutto o danneggiato"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • Atkinson Rick, The Day of Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944, Edizioni Henry Holt and Co., 2007
  • Belote Howard, Once in a Blue Moon: Airmen in Command; Lauris Norstad, Albrecht Kesselring and Their relevance to the Twenty First Century, Edizioni Air University Press, Maxwell Air Force Base, 2000, Alabama
  • Blumenson Martin, Salerno to Cassino, Washington DC Edizioni Office of the Chief of Military History, U.S. Department of the Army, 1969
  • Kerstin von Lingen, Kesselrings letzte Schlacht. Kriegsverbrecherprozesse, Vergangenheitspolitik und Wiederbewaffnung: Der Fall Kesselring, Paderborn, Ferdinand Schöningh, 2004, pp. 392 (Krieg in der Geschichte, 20), ISBN 3-506-71749-9.
  • Albert Kesselring, The memoirs of Field-Marshall Kesselring Greenhill Books, London, 2007, ISBN 978-1-85367-728-1
  • Amedeo Montemaggi, Linea Gotica 1944. La battaglia di Rimini (RN) e lo sbarco in Grecia decisivi per l'Europa sud-orientale e il Mediterraneo, Rimini, Museo dell'Aviazione, 2002, ISBN non esistente
  • Ferretti Vasco, Kesselring, Mursia editore, Milano, 2009, ISBN 978-88-425-3818-9
  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, Irving.
  • E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, GuerraDeserto.
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, Milano, Mondadori, 2001, Petacco.

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