Sabato Martelli Castaldi

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Sabato Martelli Castaldi

Sabato Martelli Castaldi, nome di battaglia Tevere (Cava de' Tirreni, 19 agosto 1896Roma, 24 marzo 1944), è stato un generale di brigata aerea, antifascista, partigiano italiano, martire delle Fosse Ardeatine. Fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, onorificenza successivamente rifiutata da suo figlio[1].

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La vita militare

Partecipò da volontario alla Prima guerra mondiale dapprima in Artiglieria e poi nell'Aeronautica militare meritando alcune medaglie al valore. Terminata la guerra, si laureò in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino. Nel 1919 prestò servizio nell'Aeronautica Militare Italiana dapprima in Libia, e dal 1921 in Italia.

Nel 1933, a soli 36 anni di età, venne nominato generale di brigata e ritenuto probabile successore di Italo Balbo a ministro dell’Aeronautica. Venne tuttavia messo a riposo "per incapacità di giudizio" per aver denunciato alcune malversazioni a danno dell'aeronautica.

Ritornato alla vita civile trovò un'occupazione, come peraltro il suo collega e amico generale Roberto Lordi, presso il polverificio della "Ditta Stacchini" impiegato dapprima in Etiopia e poi nella sede di via Merulana a Roma.

[modifica] La Resistenza

Dopo l'8 settembre 1943 entrò nella Resistenza col nome di "Tevere": combatté a Porta San Paolo, prese contatti con gli Alleati, distribuì esplosivi ai partigiani, organizzò bande armate[2]. Venne arrestato dai tedeschi per un atto di generosità: il 17 gennaio 1944 Martelli Castaldi si presentò spontaneamente alle carceri di via Tasso, assieme a Roberto Lordi, per scagionare il proprietario del polverificio accusato dai tedeschi di aver fiancheggiato i partigiani, e furono arrestati entrambi[3]. Rinchiuso nella cella numero 1 di via Tasso, fu sottoposto per oltre un mese ad atroci torture e infine fu fucilato alle Fosse Ardeatine[4]. Prima di essere ucciso riuscì a scrivere sul muro della cella: "Quando il tuo corpo / non sarà più, il tuo / spirito sarà ancora più / vivo nel ricordo di / chi resta. Fa' che / possa essere sempre / di esempio"[5].

[modifica] Onorificenze

3 Medaglie di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria 3 Medaglie di bronzo al valor militare
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Dedicatosi senza alcuna ambizione personale e per purissimo amor di Patria all’attività partigiana, vi profondeva, durante quattro mesi di infaticabile e rischiosissima opera, tutte le sue eccezionali doti di coraggio, di intelligenza e di capacità organizzativa, alimentando di uomini e di rifornimenti le bande armate, sottraendo armi ed esplosivi destinati ai tedeschi, fornendo utili informazioni al Comando alleato, sempre con gravissimo rischio personale. Arrestato e lungamente torturato, nulla rivelava circa i propri collaboratori e la propria attività, affrontando serenamente la morte. Esempio nobilissimo di completa e disinteressata dedizione alla causa della libertà del proprio Paese»
— Roma, 23 ottobre 1943 - Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944[6]

La medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria fu conferita il 8 settembre 1985 in occasione di una cerimonia in Campidoglio per il 41º anniversario dell'inizio della guerra di liberazione. Nell'occasione vennero conferite diverse onorificenze alla memoria, tra gli altri Salvo D'Acquisto, Alfredo Monaco e Giuseppe Morosini. A ritirare l'onoreficenza, suo figlio, Sabato Martelli. Successivamente, durante la stessa cerimonia, quando venne conferita la medaglia d'argento a Rosario Bentivegna, autore dell'attentato di via Rasella, a cui segui la rappresaglia delle Fosse Ardeatine, tra le cui vittime era Sabato Martelli padre, il figlio riconsegnò la medaglia al presidente dell'Associazione delle vittime del nazifascimo, con la motivazione: «Non voglio scandali, ma neppure una medaglia che accumuni le vittime a chi le provocate.»[1].

[modifica] Bibliografia

  • Mario Avagliano, Il partigiano Tevere : il generale Sabato Martelli Castaldi dalle vie dell'aria alle Fosse Ardeatine, Introduzione di Vittorio Foa, Cava dei Tirreni, Avagliano, 1996.
  • Mario Avagliano, Sabato Martelli Castaldi, Roma, Rivista Aeronautica n. 1, 1997.
  • Mario Avagliano, "Muoio innocente". Lettere di caduti della Resistenza a Roma, Con Gabriele Le Moli, Milano, Mursia, 1999.
  • Mario Avagliano, Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945, Introduzione di Alessandro Portelli, Torino, Einaudi, 2006.
  • Pietro Malvezzi e Giovanni Pirelli (a cura di), Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945), 16a ed., Torino, Einaudi [1952], 2003, pp. 187-188. ISBN 978-88-06-17886-4

[modifica] Note

  1. ^ a b (9 settembre 1984) Molta emozione qualche protesta per le medaglie in Campidoglio. Il Tempo.
  2. ^ Nino Arena, La regia aeronautica (1943-1946), Modena : STEM Mucchi, 1978, p. 129
  3. ^ Filippo Tuena, Tutti i sognatori, Roma: Fazi, 1999, p. 170 [1]
  4. ^ Alessandro Portelli, L'ordine e già stato eseguito: Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma: Donzelli, 1999, p. 169
  5. ^ Testamento spirituale di Sabato Martelli Castaldi scritto nella prigione a Via Tasso
  6. ^ dal sito della Presidenza della Repubblica

[modifica] Collegamenti esterni

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