Armadio della vergogna

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Con l'armadio della vergogna ci si riferisce a un armadio rinvenuto nel 1994 in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi in via degli Acquasparta a Roma, nella cancelleria della procura militare, dove fu ritrovato un archivio con 695 fascicoli riguardanti crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l'occupazione nazi-fascista, da Acerra a Trieste e nei Balcani, occultati subito dopo la guerra.

Indice

[modifica] Il ritrovamento

Nel 1994 il procuratore militare Antonino Intelisano (che si stava occupando del processo contro l'ex SS Erich Priebke) rinviene in uno sgabuzzino della cancelleria della procura militare nel Palazzo Cesi questo armadio, rimasto per anni con l'apertura verso il muro, nel quale c'erano documenti "archiviati provvisoriamente" decine di anni prima.

[modifica] Il contenuto

L'armadio conteneva il promemoria Atrocities in Italy (Atrocità in Italia), con stampigliato il timbro secret. Esso proveniva dal comando dei servizi segreti britannici, che aveva raccolto le denunce delle vittime e consegnato il tutto ai giudici italiani, i quali però resero note solo le denunce verso ignoti. Emersero:

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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