Rosario Bentivegna

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Rosario Bentivegna

Rosario Bentivegna (Roma, 22 giugno 19222 aprile 2012) è stato un partigiano, scrittore e medico italiano, membro del GAP che compì l'attacco partigiano di via Rasella.

Indice

Ambiente familiare [modifica]

Rosario Bentivegna proveniva da una famiglia siciliana, particolarmente impegnata nelle lotte per il Risorgimento.

Il trisavolo Domenico di Marco, nonno della nonna paterna, Angela di Marco, liberale, detto "il Doganiere", guidò l'insurrezione di Palermo del 1831 per la Costituzione e fu fucilato dai Borboni.

Il bisnonno Vincenzo Bentivegna fu nominato dal Generale Giuseppe Garibaldi, nel settembre del 1860, commissario straordinario per la Provincia di Benevento. Francesco Bentivegna, mazziniano, fratello di Vincenzo[1], membro del Parlamento siciliano dopo i moti del 1848, avviò da Corleone, dove era al confino politico, l'insurrezione anti-borbonica prevista per il 12 gennaio 1857, anniversario della rivoluzione del 1848. Scoperto il piano, il 22 novembre 1856, con alcuni suoi compagni prese il controllo di Mezzoiuso, dal cui carcere furono liberati alcuni prigionieri politici. Malgrado l'azione sia proseguita con successo a Villafrate, la preponderante forza armata borbonica fece fallire l'insurrezione[2][3].

Giuseppe Bentivegna, garibaldino, fratello dei predetti Vincenzo e Francesco fu, insieme a Giovanni Corrao ed Enrico Cairoli, uno dei tre colonnelli di Garibaldi sull'Aspromonte, nel 1862[3].

L'omonimo nonno di Rosario, fu docente universitario di Ingegneria Sanitaria, vice-sindaco di Roma e Assessore ai Lavori Pubblici nella Giunta di Ernesto Nathan [1]. Uno zio, Pietro Bentivegna, cadde nel 1916, giovanissimo aviatore, nel corso della Prima guerra mondiale.

Attività politica e partigiana [modifica]

Prime manifestazioni politiche [modifica]

Nel 1941 Rosario Bentivegna partecipò a una manifestazione dei Gruppi Universitari Fascisti contro l’abolizione della norma che consentiva agli studenti in regola con gli esami, di ritardare la chiamata militare

Secondo quanto da lui stesso dichiarato, Rosario Bentivegna si avvicina alle idee antifasciste intorno al 1937, disgustato dalla propaganda antisemita posta in essere dal regime in vista dell’adozione della legislazione razziale[4].

Nel 1939 fonda, assieme a Corrado Nourian e Nino Baldini un'organizzazione di orientamento trotskista (GUM, Gruppo di Unificazione Marxista)[5][6]; tuttavia, iscrittosi all'Università di Roma, per seguire i corsi della Facoltà di Medicina, entra nei Gruppi Universitari Fascisti (GUF).

Il 23 giugno, 1941, Bentivegna, insieme ad altri 3-4.000 universitari, partecipa alla manifestazione nazionale dei GUF contro l’abolizione della norma che consentiva agli studenti in regola con gli esami, di ritardare la chiamata militare. La manifestazione si trasforma ben presto in una delle prime proteste contro il regime e all'occupazione dell'Università di Roma[7] [8]. Le sue posizioni politiche e l'embrionale attività clandestina destano l’attenzione della polizia fascista. Arrestato nel settembre dello stesso anno, per attività sovversiva, è rilasciato nel 1943 con diffida di polizia.

Azioni partigiane durante l'occupazione tedesca [modifica]

Nel 1943 Bentivegna aderisce al Partito Comunista Italiano, e dopo l'8 settembre 1943, con il nome di battaglia di Paolo, è dapprima vice-comandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) "Carlo Pisacane" dei GAP Centrali Garibaldini.

Una prima azione dei GAP, alla quale parteciparono Rosario Bentivegna, Mario Fiorentini Giovanni e Franco di Lernia Pietro, fu organizzata per eliminare il Ministro dell'Interno di Salò Guido Buffarini Guidi e il gerarca Francesco Maria Barracu, intenti a cenare in una trattoria nei dintorni di Piazza Navona; l'azione fu revocata all'ultimo momento, quando il "commando" dei GAP era già sul posto (ottobre 1943)[9].

Il 31 ottobre, ai tre si aggiunse Lucia Ottobrini, con compiti di copertura per un'azione in Corso Vittorio Emanuele II. I "gappisti" uccisero tre militi della RSI, usciti da Palazzo Braschi, dopo averli seguiti sin quasi a Piazza Venezia[10].

Il 18 novembre, alcuni gappisti della Pisacane entrarono nel teatro Adriano, essendo venuti a conoscenza che il giorno seguente avrebbe presenziato il generale Stahel, comandante della " piazza" di Roma, tra alti ufficiali tedeschi e autorità fasciste repubblicane (tra cui il Maresciallo Rodolfo Graziani). I partigiani misero sotto il palco un estintore imbottito di circa 6 kg di tritolo con dispositivo ad orologeria, ma il congegno non funzionò e non accadde niente.

La sera del 17 dicembre 1943, Rosario Bentivegna e Carla Capponi uccidono un ufficiale tedesco con una borsa piena di documenti in Via Veneto; Bentivegna provvide anche a sequestrare e a consegnare la borsa alla Giunta militare[11].

Il giorno dopo, il quartetto Bentivegna-Capponi-Fiorentini-Ottobrini è incaricato di porre una bomba all’uscita del cinema Barberini, frequentato da soldati tedeschi. L’azione è conclusa in bicicletta dallo stesso Bentivegna e provoca la morte di otto militari, oltre a un numero imprecisato di feriti[12] [13].

Il 26 dicembre, Mario Fiorentini, in bicicletta, dal lungotevere sovrastante via della Lungara, lancia un ordigno esplosivo contro l'ingresso del carcere di Regina Coeli, mentre 28 militari tedeschi sono impegnati nel cambio della guardia. Rosario Bentivegna partecipa insieme a Carla Capponi, Franco di Lernia e Lucia Ottobrini, a copertura dell’azione. Rimangono uccisi altri sette o otto tedeschi, oltre a un numero imprecisato di feriti[14].

Dopo lo sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), Bentivegna viene destinato con la sua formazione nell’VIII zona (Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Centocelle, Quarticciolo). Torna ad agire nel centro di Roma ai primi di marzo.

Il 10 marzo 1944 Rosario Bentivegna, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini, e Franco Ferri, spuntano improvvisamente da dietro ai chioschi del mercato di Piazza Monte d’Oro, e lanciano alcune bombe su un corteo di fascisti che sfilano in Via Tomacelli. I partigiani si dileguano, dopo aver causato tre morti e numerosi feriti, in un’azione che, per la sua perfezione, già prefigura il successivo Attentato di via Rasella[15]. Sino ad allora, gli occupanti tedeschi non avevano proceduto ad alcuna rappresaglia, pur avendo perso numerosi camerati per le azioni partigiane.

Il 23 marzo, i GAP Centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) compiono il loro più importante attacco in Via Rasella, durante il transito di una compagnia in assetto di guerra del I battaglione del Polizeiregiment Bozen delle SS, composto da 156 uomini[16]. All'azione, iniziata con lo scoppio di un carico di 18 kg di tritolo, trasportato [17] e fatto brillare da Rosario Bentivegna, partecipano altri 11 gappisti[18], che effettuano anche un fuoco di copertura con bombe da mortaio brixia[19]. Sotto le bombe partigiane rimane ucciso anche il tredicenne Pietro Zuccheretti e un altro civile non identificato con certezza. L’attacco si conclude con l’annientamento della compagnia nemica, e provoca la morte immediata di 32 SS e il ferimento di altre 110 circa (un’altra vittima sarebbe morta in ospedale il giorno dopo ed altri nei giorni successivi). I gappisti non subiscono perdite mentre rimangono uccisi sotto il fuoco tedesco di reazione almeno altri tre civili.

Per rappresaglia, le truppe occupanti naziste fucilarono 335 prigionieri o rastrellati italiani, quasi tutti civili, nel massacro noto come Eccidio delle Fosse Ardeatine; tra gli uccisi, anche i "gappisti" Gioacchino Gesmundo, Valerio Fiorentini e Umberto Scattoni, arrestati nei mesi precedenti. Antonello Trombadori, ancora prigioniero in Via Tasso, si salvò dal rastrellamento perché temporaneamente ricoverato nell'infermeria del carcere.

Alla fine dell'aprile 1944 il tradimento di Guglielmo Blasi, porta alla cattura di un gran numero di partigiani dei GAP (Salinari, Calamandrei, Falcioni, Grigioni, Pintor e Serra). Bentivegna e la Capponi si uniscono alle formazioni partigiane della campagna romana, a sud di Roma. Bentivegna agisce nella zona Casilina-Prenestina, immediatamente dietro il fronte tedesco di Cassino. Dopo un'azione intorno a Palestrina, si oppone all'uccisione di 28 soldati tedeschi per rappresaglia della morte di due civili[20].

Dopo la liberazione di Roma [modifica]

Il 5 giugno 1944, alle ore 13 circa, durante un servizio di ordine pubblico nella città appena liberata dalle truppe alleate, Bentivegna è protagonista di uno scontro a fuoco con il sottotenente Giorgio Barbarisi[21] e un militare, ambedue appartenenti alla Guardia di Finanza, intenti a strappare manifesti del partito comunista. Secondo le testimonianze, alcune delle quali rese nello stesso processo intentato contro Bentivegna, risulta che il militare non smise di strappare manifesti anche dopo l'alt. Il finanziere invece sparò due colpi (il primo sparato in aria), mentre il secondo non raggiunse Bentivegna il quale rispose al fuoco uccidendo il finanziere e mettendo in fuga il militare. Secondo la versione del militare invece Bentivegna sparò all'improvviso uccidendo il sottotenente Barbarisi senza che questo avesse avuto il tempo di estrarre la rivoltella. Sottoposto a processo dall'Alta Corte Militare Alleata, il 19 luglio 1944 Bentivegna fu condannato in prima istanza a 18 mesi di carcere per omicidio colposo per eccesso di difesa, poiché era acclarato che il sottotenente Barbarisi stesse facendo il proprio dovere essendo vietata l'affissione di manifesti.
Il 14 agosto successivo, in sede di revisione del processo, gli si riconobbe lo stato di legittima difesa, venne assolto e immediatamente scarcerato[22][23].

La sera del 20 settembre 1944 Bentivegna sposa Carla Capponi, sua compagna di lotta nei GAP, a Centocelle e sui monti Prenestini; la mattina successiva è trasferito dal Ministero della Guerra in Jugoslavia, dove ricopre l'incarico di commissario di guerra presso la 4ª Brigata della Divisione Partigiana Italiana Garibaldi, reparto regolare dell'Esercito Italiano che opera nel sud della Jugoslavia (Montenegro, Kossovo, Bosnia e Croazia meridionale, Sangiaccato, fino al lago di Scutari, ai confini con l'Albania).

Durante il periodo della sua permanenza in Jugoslavia assolve anche compiti di ufficiale di collegamento con i comandi dell'Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, ed ha la responsabilità politica del gruppo dei comunisti italiani che operano nella divisione. Rimpatriato per malattia nel marzo del 1945, dichiara la propria avversione per l'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia[24] ed inizia a lavorare a L'Unità come redattore sindacale.

Dopoguerra [modifica]

Il 4 giugno 1946 Bentivegna fu arrestato per la detenzione di un mitra Sten, giudicato per direttissima dopo 15 giorni di detenzione e poi rilasciato per gli effetti dell'amnistia[25]. Ripresi gli studi di medicina, si è laureato nel 1947.

Specialista di medicina del lavoro ha esercitato presso l'INCA-Istituto Nazionale Confederale di Assistenza (ente di patronato della CGIL) e come assistente volontario negli Ospedali Riuniti di Roma, all'Istituto Carlo Forlanini e presso l'Istituto di Anatomia Patologica. Successivamente è stato iscritto nelle liste mutualistiche degli specialisti (patologia clinica) presso l'Ordine dei Medici della Provincia di Roma e ha diretto un laboratorio privato di patologia clinica, convenzionato con le mutue di malattia e con il Servizio sanitario nazionale (1955–1991). Contemporaneamente ha svolto attività di giornalismo facendo parte del comitato di redazione della rivista L'Assistenza Sociale e dirigendo, insieme a Gastone Marri, la Rassegna di Medicina dei lavoratori[26].
Ha pubblicato diversi volumi sulla guerra partigiana ed in particolare sull'azione di Via Rasella, che lo vide protagonista.

Proposto per la medaglia d'oro al V.M.; gli sono state conferite nel 1951 dal Presidente Luigi Einaudi, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi, una medaglia d'argento, per la sua attività di guerriglia all'interno della città di Roma, con esplicito riferimento anche all'attentato di via Rasella del 23 marzo 1944, e una di bronzo per la sua attività partigiana sui Monti Prenestini, dietro le linee tedesche sul fronte di Cassino.

Il Comando Generale delle Brigate Garibaldi gli conferì nel 1952, insieme a Giorgio Amendola, la "Stella d'oro garibaldina", onorificenza concessa a pochissimi combattenti della Resistenza antifascista. Ricevette due onorificenze dall'URSS, per la sua partecipazione alla "Grande Guerra Patriottica Antifascista", in occasione del 20º e del 40º anniversario della sconfitta della Germania nazista (avevano combattuto al suo comando, sui monti Prenestini, alcuni partigiani sovietici evasi dai campi di concentramento fascisti dopo la disfatta dell'8 settembre) e la "Stella d'argento" di Cavaliere del Popolo dalla Repubblica Federativa di Jugoslavia.

Nel biennio 1968-69 organizzò l'espatrio e partecipò, insieme alla figlia Elena, al trasporto in Italia con mezzi di sua proprietà (un motoscafo d'altura e un'auto), di oppositori alla "Dittatura dei colonnelli" della Grecia[24][27][6].

Si dimise dal PCI nel 1985, per profondi dissensi sulla linea del partito[28]. Iscrittosi ai Democratici di Sinistra nel giugno 1999, nel novembre del 2007 aderì al Partito Democratico. Al momento della morte era membro della Presidenza Onoraria dell'ANPI Nazionale e presidente onorario dell'ANPI di Roma.

Onorificenze [modifica]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Bentivegna Rosario, Roma, classe 1922, Durante l'occupazione nazista della capitale emergeva al comando di un GAP per capacità organizzativa, indefessa attività, intrepido ardimento. Nelle vie e nelle piazze dell'Urbe, e particolarmente il 18 dicembre 1943 e il 23 marzo1944, combatteva contro i nazifascisti in una lunga serie di scontri e di agguati che diedero larga risonanza al suo nome.»
— Zona di Roma, 1943-1944
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Monti Prenestini, 1944

Note [modifica]

  1. ^ a b Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito, Donzelli editore, Roma, 2005, pag. 32
  2. ^ Francesco Brancato, Francesco Bentivegna, in: Dizionario Biografico Treccani, vol. 8
  3. ^ a b Francesco Bentivegna eroe dimenticato
  4. ^ Alessandro Portelli, cit., pag. 107
  5. ^ Personaggi della Resistenza
  6. ^ a b Addio a Rosario Bentivegna
  7. ^ Il Messaggero del 24 settembre 2011
  8. ^ Intervista a Rosario Bentivegna sul sito ANPI di Osimo
  9. ^ Robert Katz, Roma città aperta. Settembre 1943-Giugno 1944, Il Saggiatore, Milano, 2009, pagg. 149-150
  10. ^ Robert Katz, cit., pagg. 156-157
  11. ^ Robert Katz, cit., pagg. 158-159
  12. ^ Carla Capponi, Con cuore di donna. Il Ventennio, la Resistenza a Roma, Il Saggiatore, Milano, 2009, pag. 140 e succ.ve
  13. ^ Alessandro Portelli, cit., pag. 156
  14. ^ Maurizio Chiararia, Storie di storia, in: Stampa Critica, n. 22/2011
  15. ^ Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Il Saggiatore, Milano, 2010, pag. 111 e succ.ve
  16. ^ Le modalità dell'attacco di Via Rasella
  17. ^ Il tritolo fu deposto in un carretto della nettezza urbana attrezzato nel rifugio di Bentivegna, in Via Marco Aurelio 47. Paolo, travestito da spazzino, lo trasportò a mano per circa tre chilometri, attraverso Via Claudia, Piazza del Colosseo, Via dei Fori imperiali, Via XXIV maggio, Via XX Settembre, Via delle Quattro fontane (in discesa) e Via Rasella. Dopo l'attentato mise indosso l'impermeabile consegnatogli da Carla Capponi, che l'attendeva all'angolo di Via delle Quattro fontane. Cfr. Intervista a Rosario Bentivegna
  18. ^ Oltre a Bentivegna: Franco Calamandrei all’angolo di via del Boccaccio, per avvertire dell'arrivo del battaglione SS; Carlo Salinari nei pressi del Traforo e, poco distante, Silvio Serra; Carla Capponi all'angolo di Via Rasella con Via delle Quattro Fontane, con in mano l'impermeabile per Bentivegna; dopo lo scoppio del tritolo, in Via Rasella: Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli, Guglielmo Blasi, Mario Fiorentini e Marisa Musu.
  19. ^ Parla Mario Fiorentini
  20. ^ Alessandro Portelli, cit., pag. 409
  21. ^ Barbarisi, antifascista e partigiano, giorni prima aveva ottenuto di poter far sventolare il tricolore sul Campidoglio assieme alle bandiere degli alleati
  22. ^ Alessandro Portelli, cit., pag. 184
  23. ^ "Stavolta li querelo, a questi piacciono solo i partigiani morti", Corriere della Sera, 28 maggio 1994.
  24. ^ a b Addio a Rosario Bentivegna, partigiano di Via Rasella
  25. ^ Maurizio Caprara, Lavoro riservato, Feltrinelli, 1997, pag.47.
  26. ^ Diego Alhaique, Rosario Bentivegna, medico dei lavoratori, in "Rassegna sindacale", 2012.
  27. ^ Addio a Rosario Bentivegna
  28. ^ Omaggio a Rosario Bentivegna

Bibliografia [modifica]

  • Rosario Bentivegna, Achtung Banditen! Roma 1944, Milano, Mursia, 1983, 1985, 1994.
  • Rosario Bentivegna, Achtung Banditen. Roma prima e dopo via Rasella, Milano, Mursia, 2004 (con presentazione di Walter Veltroni, contenente una Introduzione aggiornata sulla Resistenza romana, la memoria ("Achtung Banditen", con ampie note di aggiornamento e, in appendice, cinque saggi: 1) – Alessandro Portelli: "Tra via Rasella e le Fosse Ardeatine: cattiva memoria, leggenda e mitologie"; 2) – Robert Katz: "Pio XII e via Rasella"; 3) – Lorenzo Baratter: "La storia del Polizei Regiment Bozen, dall'Alpenvoreland a via Rasella"; 4) – Giovanni Bellini: "Via Rasella e le Fosse Ardeatine nelle sentenze"; 5) – Davide Conti e Michela Ponzani: "Lo Stato repubblicano e via Rasella").
  • Rosario Bentivegna, Cesare De Simone, Operazione via Rasella. Verità e menzogne, Roma, Editori Riuniti, 1996.
  • Carlo Mazzantini, Dino Messina, Rosario Bentivegna, C'eravamo tanto odiati, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 1998 (saggio-intervista).
  • Rosario Bentivegna, Via Rasella. La storia mistificata. Carteggio con Bruno Vespa, Introduzione di Sergio Luzzatto, Roma, Manifestolibri, 2006 (risposta a ciò che l'autore riteneva distorsioni pubblicate da Bruno Vespa sui suoi libri Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, 2004, e Vincitori e vinti, 2005).
  • Rosario Bentivegna, Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista, contributi di Michela Ponzani, Torino, Einaudi, 2011. ISBN 9788806206901
  • Rosario Bentivegna, Medicina legale del lavoro, Ediesse 1995
  • Alberto Giovannetti, Roma città aperta, Libreria Vaticana, 1962
  • Massimiliano Griner - La "banda Koch". Il reparto speciale di polizia 1943-44. - Torino - Bollati Boringhieri, 2000
  • Robert Katz, Roma città aperta: settembre 1943-giugno 1944, Il saggiatore, Milano 2003
  • Robert Katz. Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine. Net/Il Saggiatore, 2004. ISBN 978-88-515-2153-0.
  • Albert Kesselring. Soldato fino all’ultimo giorno. Gorizia, LEG, 2007
  • Giorgio Pisanò. Storia della Guerra civile in Italia. CED, 1967
  • Enzo Piscitelli, Storia della resistenza romana, Laterza, 1965
  • Gerald Steinacher, Roma, Marzo 1944: il Polizeiregiment Bozen e l’attentato di Via Rasella, in: Carlo Romeo, Piero Agostini (a cura di), Trentino e Alto Adige, Province del Reich, Trento 2002, pag. 283-288.
  • Daniele Biacchessi.Orazione civile per la Resistenza, Bologna, Promomusic, 2012.

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]