Erich Priebke

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Erich Priebke
Erich Priebke in servizio pressol'ambasciata tedesca di Roma.
Erich Priebke in servizio presso
l'ambasciata tedesca di Roma.
29 luglio 1913 - 11 ottobre 2013
Nato a Hennigsdorf
Morto a Roma
Religione Cattolico
Dati militari
Paese servito Germania Germania
Forza armata SS
Corpo Gestapo
Reparto Abt. IV Aussenkommando Rom der Sicherheitspolizei und des SD
4º Reparto della polizia di sicurezza e del servizio di sicurezza del comando esterno di Roma
Anni di servizio 1933 - 1945
Grado SS-Hauptsturmfuehrer collar.svg Hauptsturmführer
Guerre 2ª guerra mondiale

Trial Watch: Erich Priebke

voci di militari presenti su Wikipedia

Erich Priebke (Hennigsdorf, 29 luglio 1913Roma, 11 ottobre 2013[1]) è stato un militare tedesco, capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia, condannato all'ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Hennigsdorf, una piccola cittadina tedesca a nord ovest di Berlino, sin da adolescente, a causa della prematura morte dei suoi genitori, Priebke fu cresciuto principalmente da uno zio e iniziò molto presto a lavorare, per guadagnarsi da vivere, come cameriere prima a Berlino, poi a Londra, ed infine a Sanremo.[2][3]

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1933 aderisce al Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi[4] e, nel 1936, entra a far parte della Gestapo, la polizia politica del Terzo Reich dove, grazie anche alla sua conoscenza della lingua italiana, a partire dal febbraio del 1941, con l'inizio della Seconda guerra mondiale, viene inquadrato come interprete presso l'Ambasciata tedesca a Roma. [2]

Nel 1942 viene messo a capo della sezione della Gestapo di stanza a Brescia e, l'anno dopo, fa rientro a Roma dove viene aggregato, con il grado di capitano (Hauptsturmführer), alle SS, il corpo paramilitare d'élite del Partito nazista tedesco, sotto il diretto comando di Herbert Kappler.[4]

Nel corso della seconda guerra mondiale rimase sempre in Italia dove, assieme ad altri militari tedeschi, partecipò al coordinamento delle tattiche e delle strategie che il Terzo Reich avrebbe dovuto adottare nella Penisola.

L'eccidio delle Fosse Ardeatine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attentato di via Rasella e Eccidio delle Fosse Ardeatine.

Poco dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, firmato cinque giorni prima a Cassibile, la Wehrmacht assunse il controllo effettivo della città di Roma e, fin dai primi giorni vari gruppi di resistenza formati da civili si costituirono nella capitale, intenzionati a reagire con le armi e con azioni che avessero un forte valore simbolico.[5]

Con questo obbiettivo, il 23 marzo del 1944, un gruppo di partigiani dei GAP della brigata Garibaldi preparò un attentato contro un reparto di coscritti appartenenti alla Terza compagnia del Polizeiregiment "Bozen" interamente composto da reclute altoatesine. Una bomba di 18 chili collocata nel carrettino da spazzini esplose nel momento preciso in cui il battaglione percorreva via Rasella, provocando la morte di 33 soldati.[6]

Dopo l'attentato, su ordine di Adolf Hitler e come rappresaglia per l'agguato di via Rasella, Kappler ordinò le esecuzioni di ostaggi italiani (nel numero di dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso), da fucilare nelle cave delle Fosse Ardeatine, nei pressi della capitale dove i condannati arrivarono intorno alle ore 15 del 24 marzo e dove, condotti nelle grotte a gruppi di cinque, vennero trucidati con dei colpi di fucile alla nuca.[6]Al termine dell'esecuzione di massa l'entrata delle cave venne fatta esplodere.

Le persone uccise alla fine furono complessivamente 335, cinque in più rispetto al numero stabilito dallo Stato Maggiore tedesco e dovuto ad un errore dello stesso Priebke che "preposto alla direzione dell'esecuzione e al controllo delle vittime, nella frenetica foga di effettuare l'esecuzione con la massima rapidità, non s'accorse che esse erano estranee alle liste fatte in precedenza."[7] Tra le vittime dell'eccidio ci furono anche malati, vecchi, minorenni, oltre a 75 ebrei romani.[8]

Oltre a partecipare alla fucilazione[3]"cagionando direttamente la morte di due persone"[9], come vice comandante del quartier generale della Gestapo a Roma, Priebke redasse personalmente la lista di coloro che sarebbero stati uccisi. Trascorse l'intera notte prima dell'eccidio a scorrere i registri in cui erano schedati i sospetti fiancheggiatori delle forze di Resistenza e, per rastrellare gli ostaggi considerati "meritevoli di morte" arrestò anche diversi prigionieri politici precedentemente incarcerati con deboli prove a loro carico e in base agli accordi precedentemente presi da Kappler con i suoi superiori.[2][9]

« Sì alle Fosse Ardeatine ho ucciso. Ho sparato, era un ordine. Una, due tre volte. Insomma, non ricordo, che importanza ha? Ero un ufficiale, mica un contabile. Non ci interessava nemmeno tanto la vendetta, a via Rasella i militari morti erano del Tirolo, più italiani che tedeschi. Ma Kappler fu inflessibile, costrinse anche il cuciniere a sparare. Fucilammo cinque uomini in più. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno. »
(Erich Priebke, da un'intervista a la Repubblica[10])

Il 14 giugno 1944 divenne ufficiale di collegamento con lo Stato Maggiore della GNR, con sede a Brescia, partecipando attivamente alle perquisizioni e alle azioni di rastrellamento, allo scopo di individuare le cellule cittadine di supporto ai partigiani che presidiavano le montagne bresciane[11].

Centinaia di arrestati, appartenenti alla resistenza o semplici sospetti partigiani catturati dai tedeschi tra la Lombardia e il Veneto, furono catturati e rinchiusi nella prigione di Canton Mombello, per poi essere condotti nel quartier generale tedesco ove Priebke svolgeva -spesso personalmente- gli interrogatori. Come ricorda la staffetta partigiana Agape Nulli, catturata appena diciottenne e reclusa nel carcere bresciano dall'autunno del 1944:

« Ricordo il giorno dell'interrogatorio, Priebke entrò nella stanza puntandomi l'indice contro e mi chiese a bruciapelo "Hai letto la Bibbia?". Gli risposi di no, sapevo che era una domanda tranello per scoprire se fossi ebrea. Poi mi domandò dove si nascondevano i miei fratelli, anche loro partigiani, ma non potevo saperlo perché mi trovavo in carcere da più di un mese. Il mio incontro si chiuse lì, altri miei compagni di sventura furono assai meno fortunati: Bruno Gilardoni fu riportato in cella più morto che vivo dopo ore di interrogatorio appeso al soffitto con una fune, altri furono inviati nei campi di concentramento e lì morirono »
(Agape Nulli, da un'intervista a Il Corriere della Sera[12])

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 maggio del 1945, dopo la resa dell'esercito tedesco, Priebke venne preso prigioniero a Bolzano, assieme agli altri militari ed ufficiali della sua compagnia guidata dal generale Karl Wolff[13], comandante delle SS in Italia. Internato nella prigione di massima sicurezza di Ancona, una struttura speciale di dove vengono reclusi gli ufficiali indiziati per crimini di guerra, il 31 marzo 1946 venne portato al campo 209 di Afragola, un centro alle porte di Napoli custodito dagli inglesi ed infine venne spostato nel campo di prigionia di Rimini.[14]

Il 31 dicembre del 1946, Priebke riuscì a fuggire dal campo di concentramento di Rimini: approfittando dei festeggiamenti di fine anno, eluse la guardia dei militari inglesi e polacchi di stanza nel campo e, assieme ad altri quattro commilitoni, si rifugiò nel vescovado di Rimini.[15]

« Eravamo detenuti in un campo inglese a Rimini. Prigionieri in 220, prima di lì ero stato detenuto ad Afragola e ad Ancona. Il 31 dicembre del 1946 abbiamo approfittato della fine dell' anno. Gli inglesi bevevano, facevano festa, e noi tedeschi siamo scappati in cinque: due ufficiali e tre sottufficiali. Erano le due di notte, faceva freddo. Ci siamo diretti verso il palazzo del vescovo, abbiamo bussato, ci hanno risposto che il vescovo non c'era, era in visita da qualche parte. Ci hanno indicato un convento. Non era una fuga comune, nel senso che ognuno di noi si considerava sciolto. Ci siamo divisi alla stazione di Bologna. »
(Erich Priebke, da un'intervista a la Repubblica[16])

Dal 2 gennaio del 1947 fino all' ottobre del 1948, Priebke visse in Alto Adige, a Vipiteno, assieme alla moglie Alicia Stoll e ai figli Jorge (nato nel 1940) e Ingo (nato nel 1942).[17] Qui grazie all'assistenza di alcuni preti altoatesini, quali Johann Corradini parroco di Vipiteno e Franz Pobitzer di Bolzano, ma anche dal Vicario generale della diocesi di Bressanone Alois Pompanin, ricevette il battesimo cattolico.[18]

« Alla stazione ognuno è andato per conto suo [...] io verso il nord, a Vipiteno, dove c'era mia moglie con i figli [...] Ho pensato a tornare in Germania, ma a Berlino non avevo più famiglia, vivevamo nella parte est, dei parenti lontani non avevo più notizia. Mio padre è morto nella prima guerra, mio fratello anche, io ero stufo della guerra e non avevo qualcuno da cui ritornare. Volevo solo mettere in salvo me e la famiglia. L'aiuto venne da un padre francescano, no, non ricordo il nome. Ci disse: per la Germania non posso fare niente, ma se vi accontentate dell'Argentina posso aiutarvi. Dissi di sì »
(Erich Priebke, da un'intervista a la Repubblica[19])

Attraverso le sue conoscenze all'interno degli uffici del comune di Termeno e nella Croce Rossa Internazionale, Pompanin poté aiutare alcuni gerarchi tedeschi in fuga verso il Sud America, procurando loro documenti di identità falsi. E così, come per Adolf Eichmann nel giugno del 1948[18], anche per Priebke si operò affinché potesse ottenere una falsa identità, quella di un direttore di albergo lettone, apolide, e optante di nome Otto Pape. Priebke però riprese la propria identità una volta stabilitosi in Argentina, variando solamente il suo nome da Erich Priebke a Erico Priebke.[20]

Il 13 settembre del 1948 venne quindi ribattezzato dal parroco Johann Corradini, su disposizione formale del vescovo di Bressanone Geisler[18],e si convertì al cattolicesimo, condizione essenziale per ricevere l'appoggio del Vaticano e perché lui e la sua famiglia ottenessero il passaporto falso necessario per la fuga all'estero. A spedirglieli fu il vescovo Alois Hudal.

Come viene riportato nel registro battesimale: «Con riguardo all’accoglimento nella Chiesa cattolica del signor Priebke Erich, lo stesso viene battezzato per una seconda volta dal parroco Johann Corradini sub conditione».[18]

Si imbarcò quindi dal porto di Genova sulla nave San Giorgio e, pochi giorni dopo il Natale del 1948, sbarcò in Argentina, a Rio de La Plata.[15]

Da lì nel 1949 si spostò a San Carlos de Bariloche, una cittadina 1 750 chilometri a sud ovest di Buenos Aires, ai piedi delle Ande, dove rimase per quasi mezzo secolo con sua moglie Alicia nella casa al numero 167 della Calle 24 de Septiembre. Nei primi anni di permanenza Priebke aprì un negozio di alimentari, per poi diventare in seguito direttore della scuola «Primo Capraro» di San Carlos de Bariloche.[21]

Priebke tornò comunque più volte in Europa, tornando sia in Germania (come ad esempio nel 1978, in occasione del funerale di Herbert Kappler[8]), sia in Italia, nel 1980, dove in compagnia di sua moglie visitò alcune città italiane come Roma, Sorrento e Rapallo.[13]

L'intervista alla ABC e l'estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di aprile del 1994, la troupe del programma Prime Time Live dell' emittente statunitense ABC, guidata dal giornalista Sam Donaldson, si presenta alla porta dell'abitazione di Juan Mahler, ovvero Reinhard Kops, il militare tedesco che nel 1946 aveva aiutato Priebke a scappare dal campo di detenzione inglese di Rimini. Davanti alle prove scritte mostrategli dai giornalisti americani, Kops cede e fornisce nome e indirizzo di Priebke.[22]

La mattina del 6 maggio 1994[23], la troupe si precipitò su Priebke non appena egli finì il proprio turno di lavoro nella scuola «Primo Capraro» di San Carlos de Bariloche, cogliendolo di sorpresa mentre stava entrando nella sua macchina e riuscendo così a fargli una breve intervista: «Signor Priebke, Sam Donaldson, televisione americana..è lei Erich Priebke?», chiede il giornalista, «Si», risponde tranquillamente lui.[24] Il giornalista fece diverse domande a cui egli rispose senza problemi, dicendo ad esempio di non esser mai stato contro gli ebrei e di non averne mai fatto deportare alcuno e che considera quanto accaduto alle Fosse Ardeatine una tragedia. In successive interviste televisive confermerà comunque di aver dovuto sparare a due delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine, specificando che però si limitò semplicemente ad eseguire gli ordini e che per lui fu terribile dover eseguire quell'ordine.

A causa della sua età avanzata e del suo stato di salute, le autorità argentine decisero, in un primo momento, il non doversi procedere con l'arresto optando invece, l'8 maggio[23] successivo, per la misura degli arresti domiciliari nella sua casa di Bariloche. Il 9 maggio le autorità italiane inoltrarono la richiesta di estradizione ai giudici della Corte suprema argentina, richiesta che venne quindi accolta il 2 novembre del 1995.[25]

Il 21 novembre del 1995 Priebke arrivò in Italia, dove venne recluso nel carcere militare di Forte Boccea, a Roma e subito interrogato dal procuratore militare Antonino Intelisano. Contrariamente a quanto aveva fatto dopo la sua cattura, quando si era rifiutato di parlare con lo stesso pm recatosi personalmente in Argentina per la rogatoria internazionale, Priebke decise di collaborare con i magistrati italiani pur senza affrontare, almeno inizialmente, i punti cruciali sostenuti dell'accusa.[26]

I processi e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 dicembre 1995 si svolse a Roma l'udienza preliminare nel procedimento contro l' ex capitano nazista: la Procura militare chiese per Priebke il rinvio a giudizio per crimini di guerra e l'imputazione per "concorso in violenza con omicidio continuato in danno di 335 cittadini italiani" per i fatti accaduti presso le Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944. L'udienza però terminò con un rinvio.[27]Il 28 marzo 1996 venne fissata la nuova udienza preliminare che si svolse il successivo 3 aprile e si concluse con il rinvio a giudizio dell'imputato e nonostante Priebke si fosse proclamato innocente.

L'8 maggio 1996, all'interno del Tribunale Militare di Viale delle Milizie, a Roma, ebbe inizio il processo.

Il 1º agosto 1996, il Tribunale militare, pur riconoscendo la responsabilità dell'imputato, ritenne che allo stesso si dovessero applicare le attenuanti e dichiarò di "non doversi procedere, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione" e ordinò l'immediata scarcerazione dell'imputato.[9] Una sentenza che suscitò le proteste della comunità ebraica, che diede vita a una manifestazione guidata da Riccardo Pacifici. Per l'impossibilità di lasciare il tribunale, in cui era stato appena assolto, Priebke denunciò Pacifici di sequestro di persona, perdendo in seguito la causa.[28] La sentenza di assoluzione in realtà non venne poi mai eseguita: il giorno successivo alla sentenza, infatti, Priebke venne nuovamente arrestato per una richiesta di estradizione presentata dalla Germania.[29]

Il 15 ottobre 1996, la Corte di Cassazione annullò la sentenza del tribunale militare disponendo così un nuovo processo a carico di Priebke e, il 10 febbraio del 1997, dopo una lunga disputa giurisdizionale, la Corte decise che spettava al tribunale militare di Roma (con una nuova composizione, dopo la ricusazione del presidente Quistelli) giudicare l'imputato.[29]

Il 14 aprile 1997, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, ebbe inizio il secondo processo ad Erich Priebke (e all'altro ex ufficiale delle SS, Karl Hass) per la strage delle Fosse Ardeatine.[30] Il 27 giugno il pm conclude la sua requisitoria con la richiesta di un verdetto di colpevolezza e della pena dell'ergastolo.[23]Secondo difesa, presieduta dall'avvocato Carlo Taormina, Priebke non sarebbe invece punibile perché "ubbidi' a un ordine da lui ritenuto legittimo e per questo dopo tanti anni non si e' pentito ma ha valutato il fatto come un orrore."[31]

La sentenza venne emessa il 22 luglio 1997[23]: un verdetto di colpevolezza e la condanna a 15 anni di reclusione, in parte condonati (dieci anni per effetto del decreto di amnistia generale del 1945) o già scontati (i tre anni e quattro mesi del suo arresto preventivo in Argentina) . Nella sentenza di condanna, i giudici del tribunale militare, sancirono comunque l'affermazione della imprescrittibilità del reato per i crimini di guerra.[32]

Contro la sentenza del 22 luglio 1997 ricorsero in appello sia la procura militare con a capo Antonino Intelisano, sia i difensori dei due imputati e il processo d'appello iniziò quindi il 27 gennaio 1998, nell'aula bunker del Foro Italico, a Roma.[33]

L'8 marzo 1998, la Corte d'appello militare accolse le richieste del pm e, dopo otto ore di camera di consiglio, sentenziò la condanna all'ergastolo per Priebke (e per Hass).[34]

L'ultima sentenza che chiuse l'iter processuale contro l'ex capitano delle SS arrivò 17 novembre 1998[35] quando la Corte di Cassazione si pronunciò per la conferma definitiva della condanna all'ergastolo. Dopo quattro ore di camera di consiglio la prima sezione penale della Cassazione, respingendo i ricorsi dei difensori, confermò la sentenza emessa il 7 marzo precedente dalla Corte d'appello militare di Roma. Pochi mesi dopo, anche a causa della sua età avanzata, gli venne concesso di scontare la pena agli arresti domiciliari.[7]

L'esecuzione della pena[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda giudiziaria suscitò un grande interesse nell'opinione pubblica: la distanza temporale dagli eventi non attenuò in nessun modo la tensione e i sentimenti di inquietudine sociale che spesso sfociarono in vere e proprie sollevazioni popolari come dopo la prima sentenza di assoluzione. E lo stesso atteggiamento di alcuni politici o di taluni esponenti dell'allora governo italiano (come, ad esempio, la polemica tra il legale di Priebke, Velio Di Rezze, ed il Guardasigilli Giovanni Maria Flick[36]) piuttosto che di certi intellettuali, suscitarono critiche e perplessità in alcune fasce dell'opinione pubblica.

Il giornalista Indro Montanelli, in una lettera scritta nella primavera del 1996 (epoca della prima condanna di Priebke a 15 anni di reclusione), pur ricordando come la strage delle Ardeatine fosse costata la vita a due suoi «vecchi e cari amici», espresse dei dubbi sulla liceità del processo e di un'eventuale condanna dell'ex ufficiale tedesco:[37][38]

« Da vecchio soldato, e sia pure di un Esercito molto diverso dal Suo, so benissimo che Lei non poteva fare nulla di diverso da ciò che ha fatto [...] Il processo si dovrebbe fare alle aberrazioni dei totalitarismi e a certe leggi di guerra che imponevano la rappresaglia. Certo: lei, Priebke, poteva non eseguire l'ordine, e in pratica suicidarsi. Questo avrebbe fatto di lei un martire. Invece, quell'ordine lo eseguì. Ma questo non fa di lei un criminale »
(Indro Montanelli, da una lettera dell'aprile 1996[39])

Sia l'opinione di Montanelli, secondo cui Priebke non avrebbe potuto rifiutarsi di "eseguire l'ordine" senza essere a sua volta ucciso, sia l'altra asserzione del giornalista, secondo cui la strage delle Fosse Ardeatine fu commessa in base a presunte "leggi di guerra" che (sempre secondo Montanelli) avrebbero "imposto" la rappresaglia, sono però entrambe direttamente smentite dalle risultanze processuali. I giudici accertarono infatti che Priebke avrebbe avuto il dovere di disobbedire a un ordine palesemente criminoso, "avente ad oggetto l'esecuzione di un barbaro eccidio in danno di prigionieri inermi, in violazione sia del diritto bellico che dei più elementari princìpi umanitari dello ius gentium"[7]; che invece Priebke collaborò attivamente all'eccidio in tutte le sue fasi con piena convinzione, con zelo e con adesione cosciente e deliberata, cosicché non si può neanche parlare di un ordine a lui impartito bensì di un vero e proprio "accordo criminoso", fra lui e gli altri ufficiali delle SS, finalizzato a realizzare l'eccidio[40]; che, d'altra parte, su di lui non fu esercitata alcuna minaccia né coazione psicologica da parte dei suoi superiori, e che nessun immediato pericolo di vita lo sovrastava qualora si fosse rifiutato di partecipare alla strage[9].

Nel 2003, il senatore di Alleanza Nazionale Antonio Serena, propose un provvedimento di grazia per Priebke per poi inviare, a tutti i parlamentari, una videocassetta intitolata Guai ai vinti a sostegno dell'ex SS, atto che gli costò l'espulsione dal suo partito.[41]

Il 12 giugno 2007, l'Ufficio di Sorveglianza Militare, concesse a Priebke il permesso per uscire di casa "per recarsi al lavoro"[42] presso lo studio del suo avvocato, decisione che, il 18 giugno successivo, fu contestata da alcuni dimostranti della Comunità Ebraica romana che protestarono davanti all'abitazione di residenza di Priebke e davanti allo studio del suo avvocato Paolo Giachini, sede anche dell'Associazione Uomo e Libertà, sita a Roma in via Panisperna. Quello stesso giorno, il giudice Isacco Giorgio Giustiniani, decise di revocare il permesso di lavoro precedentemente concesso, in quanto Priebke aveva omesso di comunicare alle autorità gli orari e le modalità dei suoi spostamenti per recarsi al lavoro.[43]Il 23 novembre 2007, la prima sezione penale della Cassazione, accogliendo il ricorso del procuratore militare di Roma Antonino Intelisano, decise di confermare la revoca del permesso lavorativo.[42]

Nel maggio 2008 venne invitato a presiedere la giuria del concorso di bellezza Star of Year (come presidente onorario). L'iniziativa suscitò molte polemiche[44]e, alla fine, il 12 settembre dello stesso anno, Priebke riuscì a presiedere la tappa finale del concorso di Gallinaro (FR), ma solo in via telematica, dato che non gli furono revocati gli arresti domiciliari.[45]

Nel 2009 gli venne concesso il permesso, per alcune ore alla settimana, di uscire dalla sua abitazione romana "per fare la spesa, andare a messa, in farmacia" e affrontare "indispensabili esigenze di vita",[1]concessione che venne resa nota solo nel mese di ottobre del 2010. Durante le sue uscite, Priebke venne sempre comunque scortato costantemente dalle forze dell'ordine, soprattutto per tutelare la sua incolumità, "per quanto nelle sue uscite Priebke non sia mai stato oggetto di offese o, peggio, azioni violente."[46]

Nel luglio del 2013, in concomitanza con il suo centesimo compleanno, su alcuni muri di Roma apparvero alcune scritte e svastiche inneggianti all'ex capitano delle SS: «Dio stramaledica i tuoi accusatori», firmato dalla sedicente sigla Comunità militante Tiburtina, «Auguri Priebke» e «Priebke eroe», quest'ultima apparsa nei pressi della sede dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.[38][47] Sotto la sua abitazione, alcuni manifestanti muniti di bandiere con la stella di David, esposero manifesti e volantini con scritte contro Priebke: "Lui può festeggiare il suo compleanno, le sue vittime no" e "Quando si è assassini l'età non conta. Diciamo no alle feste di compleanno per l'assassino nazista."[1] Anche a Bolzano, da un balcone di una casa privata di un condominio di via Glorenza, venne esposto uno striscione con la scritta «29 luglio 1913, 29 luglio 2013. Alles Gute, capitano»[48]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Erich Priebke muore l'11 ottobre 2013. Venne rinvenuto privo di vita, all'ora di pranzo, sul divano della sua abitazione di via Cardinal Sanfelice a Roma. Lo stesso giorno, il suo legale Paolo Giachini, rivelò l'esistenza di un'intervista scritta e di un video "testamento umano e politico"[49] realizzati dall'ex capitano delle SS nei giorni a cavallo del suo centesimo compleanno e in cui Priebke, tra le altre cose, rivendica con orgoglio il suo passato, sostenendo che l'attentato di via Rasella operato dai GAP comunisti fosse fatto con l'intento di provocare una rappresaglia "che avrebbe potuto scatenare una rivolta della popolazione"[50] e nega l'evidenza dell'Olocausto.[1]

Nei giorni seguenti la sua morte la sua salma venne tenuta nell'obitorio del Policlinico Gemelli di Roma poiché il sindaco capitolino Ignazio Marino, d’accordo con la questura ed il prefetto, vietò l’uso di qualsiasi spazio pubblico della città per lo svolgimento del rito funebre.[51]

Il 15 ottobre 2013, giorno in cui si sarebbero dovuti celebrare i suoi funerali, dopo il diniego del Vicariato di Roma allo svolgimento delle esequie nelle chiese della Capitale, la salma venne traslata presso l’istituto Pio X dei padri Lefebvriani, ad Albano Laziale (RM). Dopo una giornata di proteste, con il carro funebre colpito con calci e pugni ed un prete lefebvriano aggredito, e di scontri tra esponenti di destra e manifestanti contrari alla cerimonia, la stessa venne quindi sospesa e, nella notte, la salma venne trasportata all'aeroporto militare di Pratica di Mare.[52] Dopo diverse polemiche scoppiate per la sua sepoltura, la salma di Priebke è stata tumulata in un luogo segreto.

Il sacerdote ultratradizionalista (attualmente sospeso dalla Fraternità San Pio X) Florian Abrahamowicz ha celebrato una messa in suffragio in una cappella privata di una villetta di Paese (TV), alla quale ha partecipato il sindaco del comune di Resana, Loris Mazzorato.[53]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d È morto Eric Priebke, capitano delle SS naziste: fu condannato per la strage delle Fosse ardeatine in la Repubblica.
  2. ^ a b c The moment I shook hands with Gestapo monster who massacred hundreds: Nazi who was once a waiter at the Savoy dies aged 100 in Daily Mail.
  3. ^ a b War criminal Erich Priebke dies at 100; Nazi captain convicted in 1995 in Los Angeles Times.
  4. ^ a b È morto Erich Priebke L'ex Ss aveva cento anni in Il Giornale.
  5. ^ 8 settembre 1943: 70 anni dall’armistizio dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale in Diretta News.
  6. ^ a b Ore 15 del 23 marzo 1944: un carrettino da spazzini carico di morte in Il Corriere della Sera.
  7. ^ a b c Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, in data 16.11.1998
  8. ^ a b Perché non festeggiare i cent’anni del nazista Erich Priebke in il Fatto Quotidiano.
  9. ^ a b c d Sentenza del Tribunale Militare di Roma, in data 01.08.1996
  10. ^ Priebke muore a 100 anni e lascia un testamento in la Repubblica
  11. ^ Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 2009, pp. 135-140.
  12. ^ Agape Nulli, l'ex prigioniera di Priebke: «Napolitano gli dia la grazia» in Il Corriere della Sera
  13. ^ a b La prima intervista di Erich Priebke nel '94: "Il Vaticano mi aiutò a fuggire in Argentina" in la Repubblica.
  14. ^ Erich Priebke, così è cominciata la caccia in L'Espresso.
  15. ^ a b Priebke: non credo più nella giustizia in Il Corriere della Sera.
  16. ^ La prima intervista di Erich Priebke nel '94: "Il Vaticano mi aiutò a fuggire in Argentina" in La Repubblica
  17. ^ Alicia Stoll Priebke, Richiesta al Presidente della Repubblica Italiana per la concessione della grazia ad Erich Priebke, 2 marzo 1999.
  18. ^ a b c d Il prete cortinese che fece fuggire Eichmann e Priebke in Corriere del Veneto.
  19. ^ La prima intervista di Erich Priebke nel '94: "Il Vaticano mi aiutò a fuggire in Argentina" in La Repubblica
  20. ^ Ma la Chiesa ha aiutato anche i nazisti a mettersi in salvo in Kolòt.
  21. ^ Bariloche si mobilita per il nazista Priebke in la Repubblica.
  22. ^ Priebke, lei è un criminale nazista in Il Corriere della Sera.
  23. ^ a b c d Priebke Trial(s) by David Travis in Brooklyn College Homepage.
  24. ^  SS criminal Erich Priebke is exposed in Argentina by US newsman Sam Donaldson for ABC in 1994. YouTube. URL consultato in data 24 ottobre 2014.
  25. ^ Si all'estradizione di Priebke in Il Corriere della Sera.
  26. ^ Priebke rifiuta di parlare con il pm in Il Corriere della Sera.
  27. ^ L' ho riconosciuto, è lui che mi torturava in Il Corriere della Sera.
  28. ^ Archivio storico del Corriere della Sera.
  29. ^ a b Priebke: nel '98 ergastolo per Fosse Ardeatine in ANSA.
  30. ^ Inizia il processo contro Priebke e Hass in Il Corriere della Sera.
  31. ^ " Priebke non punibile: esegui' un ordine " in Il Corriere della Sera.
  32. ^ Priebke colpevole: 15 anni con condono in Il Corriere della Sera.
  33. ^ Giudizio d' appello per Priebke e Hass in la Repubblica.
  34. ^ Sentenza della Corte militare di appello di Roma, in data 07.03.1998
  35. ^ Priebke e Hass, ergastoli definitivi in Il Corriere della Sera.
  36. ^ Priebke: Di Rezze a Flick, perché estradarlo per gli stessi reati? in Adn Kronos Agenzia.
  37. ^ Quando Montanelli scrisse al condannato: "Capitano, è una sentenza insensata" in Il Giornale.
  38. ^ a b Priebke, 20 anni di polemiche, odio e rancori in Libero Quotidiano.
  39. ^ "Egregio Indro Montanelli scusi il mio italiano. . ." in Il Corriere della Sera
  40. ^ Sentenza della Corte militare di appello di Roma, in data 07.03.1998
  41. ^ L'allegro ergastolano in Shalom.
  42. ^ a b Priebke fa causa in tribunale e la perde. Ma Equitalia notifica le spese alla comunità ebraica in Il Sole 24 ORE.
  43. ^ Manifestanti sotto casa, Priebke scappa in la Repubblica.
  44. ^ Priebke al concorso di bellezza invito shock all'ex capitano delle Ss in la Repubblica.
  45. ^ Priebke ospite al concorso delle miss in la Repubblica.
  46. ^ Erich Priebke da un anno libero di uscire. L'ex SS va a messa e a fare la spesa in Il Messaggero.
  47. ^ A Roma i nazisti festeggiano Priebke in l'Adige.
  48. ^ Auguri a Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine in Alto Adige.
  49. ^  Video testamento di Priebke. YouTube. URL consultato in data 24 ottobre 2014.
  50. ^ http://www.unita.it/italia/ecco-il-video-testamento-di-priebke-1.527818 "A via Rasella i GAP, comunisti italiani, fecero un attentato contro una compagnia della polizia tedesca, tutti uomini dell'Alto Adige, cittadini italiani - racconta Priebke -. Questo attentato fu fatto sapendo che dopo ci sarebbe stata una rappresaglia, perché quando Kesselring prese il suo comando in Italia fece affiggere su tutti i muri un avviso in cui era scritto che qualunque attentato contro i tedeschi avrebbe comportato una rappresaglia. Questo loro lo sapevano e fecero l'attentato a proposito, perché pensavano che una nostra rappresaglia avrebbe potuto scatenare una rivolta della popolazione, che invece non avvenne"
  51. ^ Funerali Priebke,ancora nessuna decisione in Il Corriere della Sera.
  52. ^ Funerali Priebke ad Albano, caos e scontri: cerimonia sospesa. Due fermi in Il Fatto Quotidiano.
  53. ^ Il sindaco di Resana alla messa per Priebke, si rischia la crisi – La Tribuna di Treviso. URL consultato il 21 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Katz, Dossier Priebke: anatomia di un processo, Milano, Rizzoli, 1996, ISBN 88-17-84503-5.
  • Gerald Steinacher, La Via Segreta dei Nazisti. Come l'Italia e il Vaticano salvarono i criminali di guerra, Milano, Rizzoli, 2010.

Memorie[modifica | modifica wikitesto]

  • Erich Priebke, Paolo Giachini, Autobiografia. Vae victis, Roma, Priebke, 2003, ISBN 88-901009-0-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 18033485 LCCN: nr97021703