Isola di Pianosa (Toscana)

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Origine del nome

Il nome dell'isola si riferì, sin dall'Antichità classica, alla sua morfologia pianeggiante: Planasia[1], dall'aggettivo latino planus («piatto»). Durante il Medioevo, il nome dell'isola si trasformò in Planosa.[2]


Isola di Pianosa
Pianosa Island (Tuscan Archipelago).jpg
Localizzazione
Mappa di Isola di Pianosa (Toscana)
Isola di Pianosa è posizionata in Toscana
Isola di Pianosa
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 42°35′N 10°05′E / 42.58333°N 10.08333°E / 42.58333; 10.08333Coordinate: 42°35′N 10°05′E / 42.58333°N 10.08333°E / 42.58333; 10.08333
Geografia fisica
Arcipelago Arcipelago Toscano
Superficie 10,3 km²
Altitudine massima 29 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia stemma Livorno
Comune Campo nell'Elba-Stemma.png Campo nell'Elba
Demografia
Abitanti 0

[senza fonte]

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Pianosa è un'isola situata nel mar Tirreno, che fa parte dell'Arcipelago Toscano nel parco nazionale omonimo.

Indice

Ambiente [modifica]

Di dimensioni medie (10,3 km²) rispetto alle altre isole dell'arcipelago, si trova circa 13 km a sud-ovest dell'isola d'Elba, alla quale è collegata durante la stagione turistica con regolari servizi di navigazione. Inclusa nella provincia di Livorno e amministrata dal comune di Campo nell'Elba, Pianosa, come dice il nome stesso, è l'unica isola dell'arcipelago priva di alture e complessivamente pianeggiante (il punto più alto raggiunge i 29 metri). L'isola, di forma vagamente triangolare, frappone tratti di costa rocciosa a tratti sabbiosi, il principale dei quali è Cala San Giovanni (o Cala Giovanna), suggestiva spiaggia di sabbia bianca dove sono visibili anche i ruderi di una villa romana. Il suo territorio è in parte a macchia e in parte coltivato a viti e olivi.

Endemismi [modifica]

  • Limonium planesiae (Limonio di Pianosa)
  • Podarcis muralis ssp. insulanica (Lucertola di Pianosa)
  • Podarcis muralis ssp. muellerlorenzi (Lucertola della Scola)

Clima [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Pianosa.
Una veduta di Pianosa con il Marzocco in primo piano e l'isolotto della Scola sullo sfondo

Il clima dell'isola, al pari delle altre isole meridionali dell'Arcipelago Toscano, risulta quello caratterizzato da valori di temperatura media più elevata, sia stagionale che annuale, oltre che da un limitatissimo apporto precipitativo, con eventi meteorici concentrati soprattutto tra autunno e inverno seppur in modo spesso sporadico e limitato. Sull'isola la temperatura media di gennaio è di +10,9 °C, quella media di luglio è di +24,2 °C, mentre la temperatura media annua di +16,8 °C risulta la più elevata tra tutte quelle misurate nel territorio della Toscana da stazioni meteorologiche. Inoltre, il valore delle precipitazioni medie annue attorno ai 400 mm fanno dell'isola il luogo più siccitoso della regione e tra i più siccitosi d'Italia.

Cenni storici [modifica]

La costa occidentale di Pianosa

L'isola fu abitata sin dall'epoca preistorica; le più antiche tracce di presenza umana sono attribuibili al Paleolitico superiore. Sono stati ritrovati anche manufatti e sepolture di popolazioni appartenenti al Mesolitico e al Neolitico, epoca a cui si data anche l'insediamento attestato sul piccolo isolotto detto la Scola, oggetto di scavo da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che ha restituito ceramiche risalenti al primo Neolitico a ceramica impressa. Di particolare rilevanza sono le tracce di insediamenti della preistoria recente, attribuibili rispettivamente all'Eneolitico e all'età del bronzo. All'Eneolitico o età del rame (IV-III millennio a.C.) sono databili le sepolture in grotticelle naturali e artificiali rinvenute alla fine dell'Ottocento da Raffaello Foresi e Gaetano Chierici, i cui reperti sono ancora conservati nel museo di Reggio Emilia; più recente il rinvenimento di un insediamento della media età del bronzo, oggetto di scavo da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che attesta la presenza insulare più settentrionale della caratteristica ceramica decorata in stile appenninico, legato alle rotte commerciali tirreniche della metà del secondo millennio a.C.

In epoca romana l'isola era chiamata Planasia per la sua conformazione pianeggiante. Luogo di deportazione, qui fu esiliato nel 6-7 d.C. Agrippa Postumo, nipote ed ex-erede di Augusto. Agrippa rimase sull'isola fino al 14, anno in cui fu giustiziato. Fra le costruzioni d'epoca antica sono visibili, fra gli altri, i ruderi di una villa romana e un sistema di catacombe scavato su due livelli. La villa romana, parzialmente conservata, è conosciuta appunto col nome di Villa di Agrippa o Bagni di Agrippa, dal nome del nipote di Augusto. Lo stile architettonico e le tecniche di costruzione suggeriscono effettivamente che la villa sia stata edificata sul finire del I secolo a.C. e abbandonata nel corso del I secolo d.C. Attualmente è possibile visitare il teatro e il peristilio. Le strutture furono edificate sul piano roccioso di un tratto della costa orientale, di fronte al mare, con intento chiaramente scenografico. Ai piedi della villa si trovano in mare le strutture semisommerse della peschiera, ove si allevavano specie pregiate di pesce per il consumo del dominus. Altre strutture relative a peschiere si trovano racchiuse dal porticciolo moderno.

Alcuni giacimenti archeologici subacquei testimoniano che Pianosa si trovava inserita nelle rotte commerciali del Mediterraneo romano, come del resto le altre isole dell'Arcipelago Toscano, che costituivano un importante crocevia nella navigazione dei settori occidentali della grande "via d'acqua". Attualmente sono stati identificati due di questi giacimenti, denominati Pianosa 1 e Pianosa 2. Il giacimento Pianosa 2 è stato scoperto da subacquei sportivi, fra il Porto Romano e lo Scoglio della Scarpa, nella parte nord-ovest dell'isola ed è caratterizzato da anfore olearie Dressel 20, di produzione spagnola (I-III secolo d.C.). Assai più noto e indagato in maniera sistematica dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana è il giacimento Pianosa 1, posto di fronte allo Scoglio della Scola, nella parte a est dell'isola, a 36 metri di profondità su fondale pianeggiante, fra praterie di posidonia. Il giacimento è caratterizzato da oltre cento anfore a vista comprendenti Dressel 1, Dressel 2-4 di produzione ispanica (nettamente prevalenti), Dressel 20, Pascual 1, Beltran 2 B e anfore africane. Difficile stabilire, per ora, la natura del giacimento (relitto, relitti diversi, scarico di porto?), sul quale le indagini sono ancora in corso. Nell'ottobre del 2006 il giacimento è stato oggetto di ricerche sperimentali: riprese fotogrammetriche, riprese con ROV (veicolo filoguidato) georeferenziato, prelievo e ricollocamento di esemplari anforici, determinazione dei tipi. I fondi impiegati derivano dal progetto europeo VENUS (Virtual ExploratioN Underwater Sites), che riunisce archeologi, tecnici dell'ingegneria automatica sottomarina, ricercatori di sistemi fotogrammetrici computerizzati per la restituzione in 3D.[3]

Nel Medioevo l'isola fu a lungo disputata tra Pisa e Genova e infine, nel 1399 passò sotto il dominio di Piombino. L'isola fu a più riprese popolata e successivamente completamente abbandonata.

Vi furono nei secoli seguenti piccole colonie di elbani, che si rifugiavano sull'isola durante i periodi di pesca, e la presenza di alcuni presidi militari.

Veduta del porticciolo del paese con in primo piano il Palazzo della Specola

Architetture [modifica]

Il carcere [modifica]

Nel 1858 viene istituita dal Granducato di Toscana la colonia penale agricola di Pianosa e furono inviati sull'isola i condannati destinati ad occuparsi dei lavori nei campi. Vi fu detenuto nel 1932 anche il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, incarcerato per motivi politici. In epoca moderna l'isola è nota per aver ospitato un penitenziario di massima sicurezza, dove erano detenuti soprattutto pericolosi esponenti della mafia e appartenenti a organizzazioni terroristiche. La zona di massima sicurezza, denominata Agrippa, fu voluta dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Tra gli altri, vi vennero rinchiusi personaggi come Francis Turatello, Pasquale Barra e Renato Curcio. Dobbiamo anche ricordare il lavoro duro e difficile degli allora Agenti di Custodia, molti dei quali furono vittime di aggressioni da parte dei carcerati. Il carcere, chiuso dopo 140 anni nell'agosto 1998, ha contribuito a conservare l'ambiente naturale marino e terrestre. Attualmente l'isola non è permanentemente abitata, se non per pochi detenuti semiliberi che lavorano alla manutenzione dell'esistente e alcuni agenti di polizia penitenziaria, circa una decina in tutto. Il lavoro degli uomini della Penitenziaria è talvolta supportato dalle motovedette del Servizio Navale del Corpo, con base a Porto Azzurro e Marina di Campo nella vicina isola d'Elba. Il 5 novembre 2009 Angelino Alfano, ministro della giustizia del Berlusconi IV, ha annunciato l'intenzione di riaprire il carcere[4][5]. Il giorno successivo, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo ha annunciato che, contrariamente alle dichiarazioni di Alfano, il carcere non sarebbe stato riaperto[6].

Il parco [modifica]

L'isola fa parte del Parco Nazionale dell'arcipelago Toscano. Un'associazione ne protegge l'aspetto e la zona marina rendendola un luogo piacevole per gite e viaggi. Sono vietate in tutta la sua zona marittima, la pesca, l'immersione, l'ancoraggio, la sosta, l'accesso e la navigazione se non sotto autorizzazione specifica. La visita diurna e guidata all'isola è possibile da aprile a ottobre in gruppi, con imbarco da Marina di Campo, sull'isola d'Elba. Nel 2009 è stato installato un radar hi tech con un ampio potere di controllo che può raggiungere anche le coste della Corsica e identificare anche piccoli natanti a salvaguardia del parco[7].

L'Associazione per la difesa dell'Isola di Pianosa [modifica]

Sull'isola, durante il periodo delle visite turistiche, è presente anche l'Associazione per la difesa dell'Isola di Pianosa (onlus) che cura un'interessante mostra fotografica. Costituita dopo la chiusura del carcere è nata dalla volontà di alcuni ex pianosini di far conoscere la storia della comunità che l'abitava, promuovere la rinascita dell'isola e sensibilizzare sulla condizione del paese ormai in rovina e soggetto a frequenti crolli. Il paese di Pianosa, essendo totalmente demaniale, era abitato unicamente dalle famiglie dei dipendenti del carcere che, una volta terminato il proprio servizio, lasciavano l'isola. Perciò, alla chiusura definitiva della struttura detentiva è diventato un paese fantasma.

Letteratura e fumetti [modifica]

Nel romanzo Comma 22 di Joseph Heller, Pianosa è la base del reparto di bombardieri a cui appartengono quasi tutti i personaggi del libro. Nel romanzo, oltre alla base, Pianosa ospita una piccola comunità stanziale. Ad ogni modo, nell'introduzione Heller afferma che Pianosa nella realtà è un'isola troppo piccola per ospitare tutti gli avvenimenti narrati nel libro. Nel numero 291 di Martin Mystère intitolato Il codice Caravaggio, il detective dell'impossibile si reca sull'isola per decifrare un complicato mistero fra templari, il Papa, i Cavalieri di Malta e il celebre pittore.

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 81.
  2. ^ Archivio Storico Diocesano di Pisa, Diplomatico arcivescovile, pergamena n. 2780, anno 1137.
  3. ^ I risultati del progetto di fotogrammetria subacquea 3D derivanti dal europeo Venus
  4. ^ Carceri, Alfano: "si alla riapertura di Pianosa"
  5. ^ Iacopo Gori, «Supercarceri, riaprirà Pianosa», 5 novembre 2009.
  6. ^ Carceri, retromarcia di Alfano. "Pianosa non sarà riaperto"
  7. ^ Pianosa accende il "Grande Occhio" e il mare diventa trasparente - Corriere della Sera

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