Isola di Montecristo

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Isola di Montecristo
Montecristo islet.jpg
Localizzazione
Isola di Montecristo è posizionata in Toscana
Isola di Montecristo
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 42°20′N 10°19′E / 42.33333°N 10.31667°E / 42.33333; 10.31667Coordinate: 42°20′N 10°19′E / 42.33333°N 10.31667°E / 42.33333; 10.31667
Geografia fisica
Arcipelago Arcipelago Toscano
Superficie 10,39 km²
Altitudine massima 645 m s.l.m.
Geografia politica
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Toscana
Provincia stemma Livorno
Comune Portoferraio-Stemma.png Portoferraio
Demografia
Abitanti 2 (2008)

[senza fonte]

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L'Isola di Montecristo, anticamente chiamata Oglasa, Ωγλασσα in greco, è un'isola situata nel Mar Tirreno e facente parte dell'Arcipelago Toscano. Amministrativamente è inclusa nel comune di Portoferraio e quindi della provincia di Livorno. Costituisce una riserva naturale statale integrale e fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.

Indice

[modifica] Posizione geografica

Montecristo si trova a sud dell'isola d'Elba, a ovest dell'isola del Giglio e del Monte Argentario, a sud-est dell'isola di Pianosa e a est dell'affiorante Scoglio d'Affrica, noto anche come Formica di Montecristo.

[modifica] Geologia

L'isola, originatasi dal sollevamento di un plutone sottomarino, è interamente montuosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare ed è costituita quasi esclusivamente da granodiorite con grossi cristalli di ortoclasio. La sommità dell'isola di Montecristo, denominata Monte della Fortezza, è di 645 m.

[modifica] La riserva naturale Isola di Montecristo

Oggi vivono stabilmente sull'isola solo due custodi e, alternandosi ogni due settimane, alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato. La riserva naturale statale Isola di Montecristo è una riserva biogenetica di 1.039 ettari[1] istituita nel 1971 con decreto ministeriale per tutelare la natura peculiare dell'isola. Oggi ricade nel Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. È stata insignita anche del Diploma europeo delle aree protette nel 1988[2] e riconosciuta come sito di interesse comunitario.[3]

Riserva naturale
Isola di Montecristo
Tipo di area Riserva Naturale Biogenetica
Class. internaz. SIC, ZPS, Diploma europeo delle aree protette
Stati bandiera Italia
Regioni Stemma Toscana
Province stemma Livorno
Comuni Comune di Portoferraio - Livorno
Superficie a terra 1.039,00 ha
Provvedimenti istitutivi DD.MM. 04.03.71/12.12.77
Gestore ex A.S.F.D.
  • non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1000 metri dalla costa.
  • entro 3 miglia è possibile transitare, ma non pescare.
  • eventuali accessi via mare possono avvenire solo a Cala Maestra, con fondale sabbioso, arrivando perpendicolarmente alla costa; esiste tuttavia un piccolo eliporto per le emergenze. Non si può utilizzare l'ancora ma è possibile l'attracco al gavitello o al molo.
  • per arrivare sull'isola è necessario chiedere un permesso al Corpo Forestale di Follonica; il permesso può essere relativo all'accesso o alla visita.

Nel primo caso (accesso) si deve rimanere a Cala Maestra, e sarà possibile visitare solo la Villa Reale, l'orto botanico e il Museo. Il tempo di attesa per ottenere l'accesso è nell'ordine dei mesi. Per quanto riguarda la visita sono ammessi solo 1000 visitatori l'anno ed il tempo medio di attesa per l'autorizzazione è di 3 anni (viene data precedenza a spedizioni scientifiche, associazioni, scolaresche). Le visite guidate si svolgono solo entro i tre sentieri esistenti, tutti molto impegnativi.

[modifica] Flora e fauna

Le condizioni che hanno impedito il popolamento di Montecristo hanno favorito la conservazione della flora e della fauna. In particolare, a Montecristo, vivono specie animali e vegetali un tempo diffuse in tutto il Mar Mediterraneo. Di particolare rilievo sono le formazioni di gigantesche eriche arboree che coprono i fondovalle e alcuni lecci millenari che rimangono in vita alle quote più alte. Interessante la presenza della vipera di Montecristo (Vipera aspis hugyi, una sottospecie presente anche nell'Italia meridionale, oggi ritenuta introdotta dall'uomo a Montecristo) ed il discoglosso sardo (un anfibio presente solo in un paio di isole toscane e in Sardegna). Sull'isola è presente una sottospecie endemica di lucertola (Podarcis muralis calabresiae). L'isola è, inoltre, luogo di sosta per migliaia di uccelli migratori ed ospita importanti colonie di uccelli marini (di particolare rilievo la berta minore). Montecristo ospita infine l'unica popolazione italiana di capra selvatica. L'ambiente marino è piuttosto ricco: vi sono praterie di posidonia, anemoni marini, gorgonie, coralli, il pesce luna e, fino alla fine degli anni Settanta, erano presenti le foche monache, specie ormai rarissima nelle acque italiane.[4]

[modifica] Endemismi

Vegetali:

  • Limonium montis-christi

Invertebrati:

  • Oxychilus oglasicola (Chiocciola di Montecristo), presente anche sull'Isolotto della Scola (Pianosa)

[modifica] Clima

Anche l'isola di Montecristo, come tutte le isole dell'arcipelago, presenta un clima mite, costantemente ventilato e molto soleggiato con scarsissime precipitazioni (valori medi annui nettamente inferiori ai 500 mm), caratterizzato da inverni mai troppo freddi ed estati con caldo moderato ma non afoso.

La spiaggia di Cala Maestra

[modifica] Storia

La storia documentata di Montecristo comincia con la fondazione del Monastero di San Mamiliano, che custodiva un leggendario Tesoro frutto di donazioni ecclesiastiche, e di una cappella absidata costruita all'interno della Grotta di San Mamiliano, dove visse il santo nel V secolo. Nel 1553 Dragut, dirigendosi verso l'Isola d'Elba, espugnò il Monastero decretandone la fine. Da quel momento l'isola di Montecristo rimase disabitata. I primi tentativi di colonizzazione dell'isola, all'epoca di proprietà di Carlo Cambiagi, avvennero nel 1840 da parte di due eremiti tedeschi, Augustin Eulhardt e Joseph Keim, che tuttavia desistettero dopo poco tempo. Nel 1843 si succedettero altri personaggi: il giovane tirolese Francesco Adolfo Obermüller e, dopo pochi mesi, il francese Charles Legrand assieme alla propria compagna, con l'intenzione di coltivare l'isola. Sempre durante il 1843 ci furono altri tentativi di colonizzazione agricola da parte del francese George Guiboud, che si risolse con l'ennesimo insuccesso. Nel 1846 alcuni genovesi tentarono invano la stessa impresa, mentre nel 1849 il francese Jacques Abrial riuscì a rendere produttiva l'isola per tre anni. Nel 1852 un inglese, George Watson-Taylor, acquistò l'isola e trasformò Cala Maestra in un vero giardino. I pochi fabbricati moderni di Montecristo risalgono a questo periodo. L'isola fu poi acquistata dal Governo italiano il 3 giugno 1869 per la somma di 100.000 lire dal proprietario Watson-Taylor. Infatti l'isola venne saccheggiata nel 1860 da alcuni esuli italiani residenti a Londra, i quali erano accorsi in Italia per arruolarsi con i garibaldini, ma erano naufragati nei pressi dell'isola. Di fronte all'ingente somma di denaro richiesta dal proprietario in riparazione dei danni, il Governo ritenne più opportuno acquistare l'isola, per altro disabitata. Dopo vari tentativi di colonizzazione, nel 1878, il Governo italiano vi si insediò una colonia penale, succursale di quella di Pianosa. Nel 1899 l'isola divenne una riserva di caccia reale esclusiva per Vittorio Emanuele III, e tale è rimasta fino all'istituzione della riserva naturale nel 1971.[5]

Monastero di San Mamiliano

[modifica] Luoghi d'interesse

Capra di Montecristo (Capra hircus)

[modifica] Curiosità

[modifica] Note

  1. ^ Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) 5º Aggiornamento approvato con Delibera della Conferenza Stato Regioni del 24 luglio 2003 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 144 alla Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 settembre 2003.
  2. ^ Ministero dell`Ambiente - Le aree protette italiane insignite del Diploma
  3. ^ Fonte: SIRA. (URL consultato il 19 gennaio 2010)
  4. ^ Marco Lambertini, Arcipelago Toscano e il Parco Nazionale, Pisa 2002.
  5. ^ Gloria Peria e Silvestre Ferruzzi, L'isola d'Elba e il culto di San Mamiliano, Portoferraio 2010.
  6. ^ Corriere della Sera, 1 agosto 2010.
  7. ^ Angelo Barbuscia, Commemorazione del 59º anniversario della scomparsa di S.M. la Regina Elena, 2011.

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[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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