Isola di Montecristo

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Isola di Montecristo
Montecristo islet.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Mar Tirreno
Coordinate 42°20′N 10°19′E / 42.333333°N 10.316667°E42.333333; 10.316667Coordinate: 42°20′N 10°19′E / 42.333333°N 10.316667°E42.333333; 10.316667
Arcipelago Arcipelago Toscano
Superficie 10,39 km²
Altitudine massima 645 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Provincia Livorno Livorno
Comune Portoferraio-Stemma.png Portoferraio
Demografia
Abitanti 2 (2013)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Toscana
Isola di Montecristo

[senza fonte]

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Riserva naturale
Isola di Montecristo
Tipo di area Riserva Naturale Biogenetica
Class. internaz. SIC, ZPS, Diploma europeo delle aree protette
Stati Italia Italia
Regioni Toscana Toscana
Province Livorno Livorno
Comuni Comune di Portoferraio - Livorno
Superficie a terra 1.039,00 ha
Provvedimenti istitutivi DD.MM. 04.03.71/12.12.77
Gestore ex A.S.F.D.
« Citra est Oglasa »
(Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 6,12)
La spiaggia di Cala Maestra

L'isola di Montecristo è situata nel Mar Tirreno e fa parte dell'Arcipelago Toscano. Amministrativamente è inclusa nel comune di Portoferraio e quindi nella provincia di Livorno. Costituisce una riserva naturale statale integrale e fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Montecristo si trova a sud dell'isola d'Elba, a ovest dell'isola del Giglio e del Monte Argentario, a sud-est dell'isola di Pianosa e a est dell'affiorante Scoglio d'Affrica, noto anche come Affrichella e Formica di Montecristo.

L'isola, originatasi dal sollevamento di un plutone sottomarino, è interamente montuosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare ed è costituita quasi esclusivamente da granodiorite con grossi cristalli di ortoclasio. La sommità dell'isola di Montecristo, denominata Monte della Fortezza, è di 645 m.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Anche l'isola di Montecristo, come tutte le isole dell'arcipelago, presenta un clima mite, costantemente ventilato e molto soleggiato con scarsissime precipitazioni (valori medi annui nettamente inferiori ai 500 mm), caratterizzato da inverni mai troppo freddi ed estati con caldo moderato ma non afoso.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

In età classica l'isola era chiamata Oglasa[1](Ωγλασσα in greco), toponimo di origine preromana che in una trascrizione medievale è riportato Oclifa[2]. Durante il Medioevo il nome muta in Monte Christi[3], ossia «Monte di Cristo», verosimilmente a causa del forte contesto ecclesiale e monastico che caratterizzò l'isola a partire dal V secolo d.C., ed in particolare del Monastero di San Mamiliano.[4] Altre fonti riportano che in origine l'isola si sarebbe chiamata Monte di Giove[5] o Montegiove per la presunta esistenza di un tempio romano dedicato al dio Giove, e che solo in seguito alla presenza monastica avrebbe mutato il nome in Monte Cristo. Alcune ipotesi, tuttavia, oggi tendono a far derivare la denominazione Montegiove dal latino iugum («giogo montano»)[6], come documentato nella toponomastica della vicina isola d'Elba. In epoca successiva, Montecristo venne anche chiamata Isola di San Mamiliano[7] in riferimento al santo che vi condusse vita eremitica sino al 460.

La riserva naturale Isola di Montecristo[modifica | modifica wikitesto]

Oggi vivono stabilmente sull'isola, alternandosi ogni due settimane, due agenti del Corpo Forestale dello Stato. Dopo una permanenza di 123 anni, dal 31 dicembre 2012 non ci sono più guardiani residenti che abitavano nella casetta costruita vicino Villa Taylor[8]. La Riserva naturale statale Isola di Montecristo è una riserva biogenetica di 1.039 ettari[9] istituita nel 1971 con decreto ministeriale per tutelare la natura peculiare dell'isola. Oggi ricade nel Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. È stata insignita anche del Diploma europeo delle aree protette nel 1988[10] e riconosciuta come sito di interesse comunitario.[11]

  • non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1000 metri dalla costa.
  • entro 3 miglia è possibile transitare, ma non pescare.
  • eventuali accessi via mare possono avvenire solo a Cala Maestra, con fondale sabbioso, arrivando perpendicolarmente alla costa; esiste tuttavia un piccolo eliporto per le emergenze. Non si può utilizzare l'ancora ma è possibile l'attracco al gavitello o al molo.
  • per arrivare sull'isola è necessario chiedere un permesso al Corpo Forestale di Follonica; il permesso può essere relativo all'accesso o alla visita.

Nel primo caso (accesso) si deve rimanere a Cala Maestra, e sarà possibile visitare solo la Villa Reale, l'orto botanico e il Museo. Il tempo di attesa per ottenere l'accesso è nell'ordine dei mesi. Per quanto riguarda la visita sono ammessi solo 1000 visitatori l'anno ed il tempo medio di attesa per l'autorizzazione è di 3 anni (viene data precedenza a spedizioni scientifiche, associazioni, scolaresche). Le visite guidate si svolgono solo entro i tre sentieri esistenti, tutti molto impegnativi.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Le condizioni che hanno impedito il popolamento di Montecristo hanno favorito la conservazione della flora e della fauna. In particolare, a Montecristo, vivono specie animali e vegetali un tempo diffuse in tutto il Mar Mediterraneo. Di particolare rilievo sono le formazioni di giganteschi esemplari di Erica arborea che coprono i fondovalle e alcuni lecci millenari che rimangono in vita alle quote più alte (Collo dei Lecci). Sull'isola, in un sito umido presso la Grotta del Santo, si ritrova anche la rara felce Osmunda regalis.[12]

Interessante la presenza della vipera meridionale (Vipera aspis ssp. hugyi) ed il discoglosso sardo (un anfibio presente solo in un paio di isole toscane e in Sardegna). In particolare, la sottospecie di vipera presente a Montecristo si trova al di fuori del proprio areale di distribuzione e non è frutto di pura fantasia l'ipotesi che la sua introduzione sul territorio isolano sia dovuta a qualche imbarcazione; basti ricordare che era usanza cartaginese quella di lanciare vipere sulle navi del nemico durante le battaglie[13]. L'isola è, inoltre, luogo di sosta per migliaia di uccelli migratori ed ospita importanti colonie di uccelli marini (di particolare rilievo la berta minore). Montecristo ospita infine l'unica popolazione italiana di capra selvatica.

L'ambiente marino è piuttosto ricco: vi sono praterie di posidonia, anemoni marini, gorgonie, coralli, il pesce luna e, fino alla fine degli anni settanta, erano presenti le foche monache, specie ormai rarissima nelle acque italiane.[14]

La capra di Montecristo[modifica | modifica wikitesto]

L'antica presenza della Capra aegagrus nell'Arcipelago Toscano è documentata nella toponomastica latina e greca di alcune sue isole, come Capraria (Isola di Capraia) e Aigylion (Isola del Giglio). L'esistenza della capra selvatica a Montecristo è testimoniata almeno dalla seconda metà del XVI secolo («...vi sono quantità di capre piccine di pelo raso...»).[15]

Capra di Montecristo (Capra aegagrus)

La Capra aegagrus è diffusa soprattutto in Asia minore e Medio Oriente, ma sono presenti delle popolazioni anche in alcune isole dell'Egeo e a Creta. A Montecristo la Capra aegagrus vive allo stato selvatico, in piccoli branchi che cambiano composizione e numero nei vari periodi dell'anno. Le corna sono ricurve, con la superficie anteriore compressa lateralmente in modo da formare una carena affilata. I maschi adulti presentano mantello bruno chiaro, spesso con riga mulina nera che continua sulle spalle e sulla parte ventrale degli arti; le femmine hanno invece mantello bruno chiaro uniforme.[14]
La capra di Montecristo è una specie a rischio, rimandone infatti soltanto 250 esemplari in natura. Al fine di garantire la salvaguardia della specie, nel dicembre 2012 il Bioparco di Roma ha predisposto un recinto di 1000 m² che ospita cinque esemplari (tre femmine e due maschi), in previsione di eventuali futuri ripopolamenti sull'isola.[16]

Endemismi[modifica | modifica wikitesto]

Vegetali:

Invertebrati:

Vertebrati:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età preistorica[modifica | modifica wikitesto]

Al Neolitico antico (VI-V millennio a.C.) risalgono alcuni frammenti di vasellame in ceramica ad impasto, tra cui uno con decorazione impressa cardiale. Nel 1875 Gaetano Chierici rinvenne «...tre schegge di selce dinanzi alla chiesa del convento, alla profondità di un m. in mezzo a terreno sciolto e misto a carboni.»[17]

Età classica[modifica | modifica wikitesto]

Nelle acque di Cala del Diavolo (profondità di 60 metri) giace il relitto di una nave oneraria campana[18] naufragata durante prima metà del III secolo a.C. Al largo di Cala Maestra (profondità di 75 m) è localizzato un altro relitto di oneraria (II secolo d.C.) con un carico di anfore vinarie di forma Pelichet 47 proveniente dalla Francia meridionale. Tracce di frequentazione dell'isola in età romana e tardoromana sono presenti nella Cala di Santa Maria (nel 2012 vi è stato rinvenuto un calice vitreo frammentario di forma Isings 111, insieme a frammenti di anfore di Empoli) e a Cala Maestra; da quest'ultima località, in cui Gaetano Chierici rinvenne «qualche frammento di stoviglie romane, intorno al porto e nella valletta», provengono scorie di riduzione del ferro. Sull'isola, secondo alcune ipotesi - avvalorate dal ritrovamento di un frammento di pavimentazione in opus signinum - si trovava una domus maritima.

Età medievale e post-rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

La storia documentata di Montecristo comincia con la fondazione del Monastero di San Mamiliano edificato, secondo una tradizione già attestata nel Medioevo[19], sui resti di un ipotetico tempio romano dedicato al dio Giove. Nel Monastero sarebbe stato custodito un leggendario Tesoro frutto di donazioni ecclesiastiche; alla stessa epoca risale una cappella absidata costruita all'interno della Grotta di San Mamiliano, dove visse il santo nel V secolo. Le prime due grandi devastazioni subite dal Monastero furono dovute agli attacchi saraceni del 727 e del 1323. Durante il 1534 «all'isola detta Montechristo soggiornava una compagnia di corsali[20] Nell'agosto 1553 Dragut, dirigendosi verso l'Isola d'Elba, espugnò il Monastero decretandone la fine. L'ultimo abate che resse il Monastero fu Federico De Bellis. Da quel momento l'isola di Montecristo rimase disabitata.

Planimetria del Monastero

Al largo di Cala Maestra (profondità di 35 metri) si trova il relitto di un veliero militare del XVI secolo di cui furono clandestinamente recuperati, nel 1969, una colubrina in bronzo con un sacchetto contenente polvere pirica, palle di cannone, due bracciali in bronzo a tortiglione, una statuetta in ceramica a forma di leone stante, olle biansate in maiolica e coperchi in ceramica acroma.[21]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1814 Napoleone Bonaparte fece inviare nell'isola un presidio militare. Durante 1833 il geologo Giuseppe Giuli esplorò l'isola e redasse una descrizione tecnica.[22] I primi tentativi di colonizzazione dell'isola, all'epoca di proprietà di Carlo Cambiagi, avvennero nell'ottobre 1839 da parte di due eremiti tedeschi, Augustin Eulhardt di Nordhausen e Joseph Keim di Reutlingen, che tuttavia, a causa di incompatibilità caratteriali, desistettero dopo poco tempo. Nel 1843 si succedettero altri personaggi: il ventiquattrenne religioso tirolese Francesco Adolfo Obermüller, al quale tuttavia il Granducato di Toscana non dette il permesso di ritirarsi sull'isola, e, dopo pochi mesi, il francese Charles Legrand assieme alla propria compagna, con l'intenzione di coltivare l'isola. I due coniugi si stabilirono all'interno del Monastero, essendo ancora l'isola priva di costruzioni moderne, ma in seguito furono espulsi dal Governo toscano in quanto non riuscirono nella loro impresa agricola. Nell'aprile 1844 ci fu un altro tentativo di colonizzazione agricola da parte del francese Georges Guiboud, che si risolse con l'ennesimo insuccesso. Nel 1846 alcuni genovesi tentarono invano la stessa impresa, mentre nel gennaio 1849 il francese Jacques Abrial, imprenditore domiciliato a Livorno, prese in affitto l'isola riuscendo a renderla produttiva per tre anni e costruendo i primi edifici moderni di Montecristo. Il Governo granducale, nel 1849, inviò sull'isola un distaccamento del Battaglione Insulare; durante lo stesso anno, presso un promontorio della costa occidentale dell'isola - che in seguito a tale episodio fu chiamata Punta dei Fanciulli - vennero uccisi due bambini da dei predoni che avevano precedentemente assalito la tartana sarda Madonna delle Vigne salpata da Genova alla volta di Livorno, sulla quale i due piccoli si trovavano.[23] Nel 1852 un inglese, George Watson Taylor, acquistò l'isola per 50.000 lire e trasformò Cala Maestra in una area verde con giardini terrazzati e specie arboree esotiche, tanto da essere soprannominato Conte di Montecristo.[24] A questo periodo risale la costruzione del caseggiato successivamente chiamato Villa Reale e l'immissione dell'ailanto, specie vegetale che sino ad oggi ha mutato l'assetto vegetazionale dell'isola. Nello stesso anno l'isola fu visitata dall'ingegnere cartografico Giovacchino Callai e dallo storico Vincenzo Mellini[23], che rilevarono e descrissero i ruderi degli edifici storici presenti a Montecristo. Nell'autunno del 1860 l'isola fu saccheggiata da alcuni esuli italiani residenti a Londra, politicamente ostili a George Watson Taylor, che, a bordo del piroscafo Orwell capitanato da Raffaele Settembrini, si stavano dirigendo nell'Italia Meridionale per arruolarsi con i garibaldini. Di fronte all'ingente somma di denaro richiesta da Watson Taylor in riparazione dei danni, il Governo ritenne più opportuno acquistare l'isola. Montecristo fu poi acquistata dal Governo italiano il 3 giugno 1869 per la somma di 100.000 lire dal proprietario Watson Taylor. Probabilmente a tale periodo risalivano alcune sepolture (circa otto) rinvenute a Cala Maestra durante lavori agricoli per la realizazione di un vigneto. Agli inizi del 1870 sull'isola arrivò l'eremita Davide Lazzaretti, che visse all'interno della Grotta di San Mamiliano. Dopo ulteriori tentativi di colonizzazione, nel novembre 1874 il Governo italiano vi insediò una colonia penale agricola con 45 detenuti e 5 guardie carcerarie, succursale di quella di Pianosa, che durò sino al 1884. Nel 1875 a Montecristo si recò il paleontologo Gaetano Chierici che scrisse un'accurata descrizione[25] storica ed archeologica dell'isola. Successivamente, durante il 1889, il Demanio di Livorno concesse in affitto l'isola al marchese fiorentino Carlo Ginori Lisci, che trasformò Montecristo in una riserva di caccia personale; dei numerosi ospiti che si recavano a cacciare settimanalmente sull'isola, partendo da Livorno con lo yacht Urania di proprietà dello stesso marchese, fece parte il poeta Renato Fucini, il musicista Giacomo Puccini e Vittorio Emanuele III. Per avere rapidi collegamenti con Firenze, il marchese istituì a Montecristo un servizio di piccioni viaggiatori. Nel 1899 Carlo Ginori Lisci concesse ogni diritto sull'isola a Vittorio Emanuele III; l'isola divenne una riserva di caccia reale esclusiva per la famiglia Savoia, che vi introdusse mammiferi come cinghiali, mufloni e capre del Montenegro. Durante la seconda guerra mondiale, periodo in cui la Villa Reale fu spogliata di tutti gli arredi, a Montecristo fu installata una postazione militare italo-tedesca. Nel 1949 la Direzione generale del Demanio diede in concessione l'isola ad un consorzio di cooperative di pescatori e affini, la Consorpesca. I diritti di gestione furono poi acquistati dalla società romana Oglasa nel 1953. Nel 1970 la stessa società creò il Montecristo Sporting Club per utenza di elevata condizione sociale, sfruttando la caccia d'inverno e il turismo d'estate. Il 4 marzo 1971 l'isola di Montecristo fu dichiarata Riserva Naturale dello Stato con un decreto emanato dai Ministeri della Marina mercantile, delle Finanze e dell'Agricoltura e Foreste. Nel 1977 la Riserva Naturale fu inclusa nella Rete europea delle Riserve Biogenetiche del Consiglio d'Europa. Con decreti del Ministero della Marina del 1979 e del 1981 è stata anche istituita, sulle acque che circondano l'isola, una zona di tutela biologica per un raggio di 500 metri,[14] poi aumentato ad 1 km.

Il Tesoro di San Mamiliano[modifica | modifica wikitesto]

Risale al 2004 la scoperta di un tesoro di monete auree sotto l'altare della chiesa di San Mamiliano a Sovana, composto da 498 solidi in fior di zecca databili agli imperatori Leone I e Antemio, tra il 457 e il 474, quindi poco dopo la morte di Mamiliano. Leggende popolari e tradizioni orali ricordavano la presenza di un tesoro sotto l'altare del Monastero di San Mamiliano a Montecristo, leggende che poi vennero riscritte da Alexandre Dumas nel celebre romanzo del Conte di Montecristo. Almeno due documenti antichi citano la memoria di un tesoro sull'isola: nel 1549 il Granduca di Toscana Cosimo I vi sconsigliava di fare ricerche per la presenza di pirati, mentre una spedizione dalla Corsica nel 1670 scovò solo «...alcuni pignatti e vasi pieni di cenere...».[6] Non appare quindi come un caso che un tesoro si trovasse effettivamente nella chiesa di San Mamiliano, non però in quella di Montecristo ma a Sovana in provincia di Grosseto. Le monete sono state ordinate nel museo di Sovana, inaugurato il 28 luglio 2012.[26]

Monastero di San Mamiliano

I fuochi di Montecristo[modifica | modifica wikitesto]

L'antica usanza di accendere fuochi di segnalazione sulla vetta dell'isola, o nelle immediate vicinanze, è perdurata dal Medioevo sino a tempi relativamente recenti. In un testo del 1787 si legge che «...facendo fuoco Monte Cristo era segno di corsari barbareschi e di perdita di filuga[27] Nel 1875 Gaetano Chierici scrisse che «...per l'erta della costa che separa la Cala Maestra da quella di Santa Maria (...). S'accese l'alta catasta, che divampò rapidamente. Un istante dopo il chiarore d'una gran fiamma apparve di rimpetto: rispondevano al saluto quelli di Pianosa...».[28] Un'altra documentazione del 1877 riporta che «...nel caso in cui occorra domandare soccorso o, per altro imperioso bisogno, comunicare colla vicina Pianosa, sul far della notte vien acceso un gran fuoco sulle alture dell'isola...».[29] Sino ai primi decenni del XX secolo, i fuochi di Montecristo avevano una precisa classificazione: un fuoco corrispondeva a mancanza di viveri, due fuochi corrispondevano alla presenza di un ammalato, tre fuochi significavano il decesso di una persona. Altri fuochi venivano accesi presso le absidi delle chiese tirreniche per comunicare con il Monastero di San Mamiliano; tale uso si perpetuò simbolicamente in Corsica sino alla metà del XX secolo presso la chiesa di San Mamiliano a Moriani.[30]

La leggenda dell'acqua «maledetta»[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione popolare, la limpida acqua che scorre stagionalmente nel Fosso del Diavolo (settore nordoccidentale dell'isola) procurerebbe la morte non immediata di chi la beve.[31]

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Monastero di San Mamiliano
  • Grotta di San Mamiliano
  • Fortezza di Montecristo sulla vetta più elevata dell'isola (645 m)
  • Villa Reale
  • Museo di Storia naturale
  • Orto botanico
  • Mulino idraulico (ruderi) presso la Grotta di San Mamiliano
  • Chiesa di Santa Maria (ruderi) presso l'omonima Cala, localizzata il 6 agosto 2012 dall'arch. Silvestre Ferruzzi.[32] Vincenzo Mellini, nel 1852, la descrisse come «...un piccolo edifizio rettangolare, le cui pareti sono tutte di pietre scalpellate.»[33]Successivamente (1875) per Gaetano Chierici era un «...edificio diroccato (...), opera somigliante alle altre de' Camaldolesi...».

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Su quest'isola è ambientata una parte del celebre romanzo Il conte di Montecristo, dello scrittore francese Alexandre Dumas. In particolare il protagonista vi trova il leggendario tesoro della famiglia Spada, con il quale realizza la sua formidabile vendetta.
  • Secondo alcuni studiosi, la scrittrice britannica Agatha Christie inizialmente voleva ambientare a Montecristo Dieci piccoli indiani, uno dei suoi romanzi più celebri. La scrittrice, poi, preferì ripiegare su un'anonima isoletta britannica.[34]
  • L'isola è stata, nel 1896, la meta del viaggio di nozze fra Vittorio Emanuele III di Savoia e Elena del Montenegro.[35]
  • Nel 2009 l'Unione Europea ha finanziato un progetto con fondi del programma di finanziamento LIFE dal titolo Montecristo 2010 finalizzato alla lotta alle specie invasive alloctone. Il progetto prevede la eradicazione del ratto nero, presente sull'isola da tempi storici, che minaccia gravemente la riproduzione degli uccelli marini nidificanti, e dell'ailanto, una pianta di origine orientale che si sostituisce alla vegetazione naturale, introdotta all'inizio del Novecento. Il progetto termina nel giugno del 2014 e prevede inoltre azioni a tutela della capra selvatica e per il recupero di habitat prioritari. Ad oggi la eradicazine del ratto è stata eseguita con successo mentre le operazioni di lotta all'ailanto sono tuttora in corso.[36]
  • A gennaio 2012 è stata data notizia che l'isola era invasa da ratti neri, che pare fossero arrivati tramite le navi e i traghetti e che, non trovando antagonisti biologici sull'isola, siano proliferati[37]. Per combattere l'invasione, sono state catapultate sull'isola 26 tonnellate di esche avvelenate, scatenando le proteste degli animalisti, in particolare della LAV, preoccupati per la presenza nelle esche del brodifacoum, principio attivo ad alta persistenza ambientale[38]. L'opera di derattizzazione così effettuata sembra però aver dato esito positivo: da un sopralluogo effettuato sull'isola per verificare la situazione in seguito al lancio delle esche avvelenate non sono emerse situazione critiche per l'ecosistema dell'isola, benché alcuni ambientalisti non si siano detti del tutto soddisfatti dal sopralluogo[39]. Ad agosto 2012 sono state avvistate circa 600 berte minori, che hanno potuto ripopolare i loro nidi grazie all'eradicazione del ratto nero, considerato causa del decremento e dell'estinzione della specie in quanto predatore delle uova e dei pulcini[40].
Veduta aerea dell'isola

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 6,12
  2. ^ Riccobaldo da Ferrara, De locis Orbis, II, 16, XIII secolo
  3. ^ Archivio di Stato di Firenze, Bolla di papa Gelasio II, 1º ottobre 1118: «beati Mamiliani de Monte Christi monasterii».
  4. ^ Agostino Cesaretti, Istoria del Principato di Piombino, Firenze 1788: «Altri, mossi dal loro esempio, si rifugiarono nel medesimo luogo, di modo che in poco tempo, riuniti tutti insieme, furono in grado di fabbricare un Monastero, che intitolarono Monte Cristo, e così da quel tempo quest'isola si è chiamata Monte Cristo.»
  5. ^ Francesco Aprile, Della cronologia universale della Sicilia, Palermo 1725: «...approdarono ad un'isola, allora appellata Monte di Giove, oggi Monte di Cristo, soggetta al Gran Duca di Toscana.»
  6. ^ a b Gloria Peria e Silvestre Ferruzzi, L'isola d'Elba e il culto di San Mamiliano, Portoferraio 2010.
  7. ^ Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, Firenze 1839.
  8. ^ Foto Montecristo, se ne va l'ultimo custode dell'isola - Repubblica.it
  9. ^ Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) 5º Aggiornamento approvato con Delibera della Conferenza Stato Regioni del 24 luglio 2003 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 144 alla Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 settembre 2003.
  10. ^ Ministero dell`Ambiente - Le aree protette italiane insignite del Diploma
  11. ^ Fonte: SIRA. (URL consultato il 19 gennaio 2010)
  12. ^ Teodoro Coruel, Florula di Montecristo, Milano 1864.
  13. ^ Tesoro per pochi in LinkArte.it, 23 settembre 2009. URL consultato il 12 giugno 2013.
  14. ^ a b c Marco Lambertini, Arcipelago Toscano e il Parco Nazionale, Pisa 2002.
  15. ^ Apollonio Pavolini, Relazione dell'Isola di Monte Cristo, Archivio Segreto Vaticano.
  16. ^ Al Bioparco le capre di montecristo, 5 dicembre 2012. URL consultato il 18 dicembre 2012. sito web Roma Capitale
  17. ^ Gaetano Chierici, Una visita all'isola di Monte Cristo, manoscritto presso la Biblioteca comunale Panizzi di Reggio Emilia.
  18. ^ Il carico, costituito da anfore greco-italiche e da coppe a vernice nera, è conservato presso il Museo archeologico di Portoferraio.
  19. ^ Annales Camaldulenses.
  20. ^ Jacopo Bonfadio, Gli annali di Genova, 1597.
  21. ^ Michelangelo Zecchini, L'archeologia nell'Arcipelago Toscano, 1971.
  22. ^ Giuseppe Giuli, L'isola di Monte Cristo, in Indicator Senese e Grossetano, XI, 16 luglio 1833.
  23. ^ a b Vincenzo Mellini, Isola di Monte Cristo, manoscritto, 1852.
  24. ^ Ersilio Michel, Tentativi di colonizzazione dell'isola di Montecristo, 1925
  25. ^ Manoscritto presso la Biblioteca comunale Panizzi di Reggio Emilia.
  26. ^ A Sovana inaugurazione del museo di San Mamiliano: conterrà il “tesoro di Montecristo”, 28 luglio 2012. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  27. ^ Gazzetta Universale o sieno notizie istoriche, politiche, di scienza, arti, agricoltura, Firenze 1787.
  28. ^ Gaetano Chierici, op. cit.
  29. ^ Enrico D'Albertis, Crociera del Violante comandato dal capitano armatore E. D'Albertis durante l’anno 1876, Genova 1877.
  30. ^ Gloria Peria e Silvestre Ferruzzi, L'isola d'Elba e il culto di San Mamiliano, Portoferraio 2010.
  31. ^ Giovanni Pejrone, Una caccia autunnale nell'isola di Montecristo, Milano 1970.
  32. ^ Tenews, 8 agosto 2012
  33. ^ Vincenzo Mellini, Isola di Monte Cristo, manoscritto, Biblioteca Foresiana di Portoferraio, 1852.
  34. ^ Corriere della Sera, 1º agosto 2010.
  35. ^ Angelo Barbuscia, Commemorazione del 59º anniversario della scomparsa di S.M. la Regina Elena, 2011.
  36. ^ Montecristo 2010
  37. ^ I topi conquistano l'isola di montecristo, Il Corriere della Sera, 12 gennaio 2012. URL consultato il 17 dicembre 2012.
  38. ^ Montecristo , la derattizzazione «aerea» non piace ad ambientalisti e parlamentari, Il Corriere della Sera, 30 gennaio 2012. URL consultato il 17 dicembre 2012.
  39. ^ Isola di Montecristo, la guerra ai topi non ha lasciato segni, Il Tirreno, 3 marzo 2012. URL consultato il 17 dicembre 2012.
  40. ^ Montecristo, 600 berte minori sono pronte a spiccare il volo, Il Tirreno, 10 agosto 2012. URL consultato il 17 dicembre 2012.

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