Sami Modiano

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Samuel Modiano detto Sami (Rodi, 1930) è un reduce dell'olocausto italiano, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sami Modiano nasce nel 1930 nell'isola greca di Rodi, all'epoca provincia italiana. Alla promulgazione delle leggi razziali fasciste nel 1938, frequentava la terza elementare della sua scuola, dalla quale, essendo ebreo, si trovò improvvisamente espulso. In un'isola dove ebrei, cristiani e musulmani convivevano pacificamente fu la prima di una lunga serie di esperienze traumatiche.

« Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo[1]. »

La vita dopo le leggi razziali non è facile: il padre perde il lavoro, la madre muore per una grave malattia, la metà della comunità ebraica di Rodi lascia l'isola nella speranza di trovare salvezza altrove; anche Sami deve lavorare per sostenere la famiglia.[2] La situazione a Rodi rimase tuttavia relativamente tranquilla fino all'armistizio che l'Italia firmò con gli Alleati l'8 settembre 1943. Dopo questa data i tedeschi invasero Rodi e il 23 luglio 1944 prelevarono con un inganno tutti gli ebrei presenti sull'isola, senza che nessuno potesse sfuggire, caricandoli nella stiva di un vecchio mercantile in condizioni disumane. Il viaggio durò da Rodi fino al Pireo: lì vennero caricati sui treni, stipati nel buio soffocante dei vagoni piombati, diretti verso il campo nazista di Auschwitz.[3]

Appena arrivati nel campo, nell'agosto 1944, gli uomini vennero separati dalle donne e Modiano, tredicenne, rimase con suo padre. Di lì a poco vi fu la selezione operata da Josef Mengele. Il suo destino era la morte nella camera a gas, ma il padre Giacobbe riuscì a portarlo nella fila dei superstiti. Il suo numero di matricola fu "B7456", un numero in più di quello del padre, che aveva il numero B7455.[4] Nei mesi successivi Sami perse la sorella Lucia e anche lo stesso padre, che appresa la morte della figlia, si consegnò volontariamente in infermeria ben sapendo quale fine gli venisse riservata.

Lo stesso destino di morte sembrò essere riservato anche a Sami in più di un'occasione, come quando selezionato ancora una volta per il crematorio e in attesa di entrare nella camera al gas, fu salvato solo perché all'arrivo di un trasporto di patate un ufficiale delle SS ebbe bisogno di manodopera per scaricarlo.[5]

Nel campo Modiano strinse amicizia con un altro giovane deportato italiano, Piero Terracina, di soli due anni più grande di lui, proveniente da Roma:

« Fu un'amicizia vera, profonda, fraterna. Avevamo tutti e due bisogno di un punto di riferimento[6]. »

Nel 1945 quando i sovietici erano a poche decine di chilometri dal campo, i tedeschi presero i superstiti e da Birkenau camminarono verso Auschwitz. Durante la marcia Modiano si accasciò a terra senza forze, abbandonando le speranze, ma fu sollevato da due sconosciuti compagni di sventura che lo portarono a destinazione lasciandolo su un cumulo di cadaveri per mimetizzarlo. Al suo risveglio, ormai salvo, vide una casa in lontananza e decise di andarci. Lì trovò altri superstiti del campo fra i quali Primo Levi e l'amico Piero Terracina[7]. Il giorno dopo arrivarono i sovietici. Era il 27 gennaio del 1945.

« Io ero adesso un uomo libero, ma in me non c'è stato nemmeno un secondo di allegria. Io mi sono sentito subito colpevole, un privilegiato[8] »

Modiano era uno dei soli 25 bambini ebrei italiani giunti ad Auschwitz in età inferiore ai 14 anni ad essere sopravvissuti.[9] Dell'intera comunità ebraica di Rodi rimanevano solo 33 uomini e 120 donne.[3]

Il ritorno alla vita e il rientro in Italia, dove Sami non era mai stato prima di allora, sono un percorso arduo e faticoso. Modiani emigra nel Congo Belga dove svolge la propria attività professionale di commercio, si sposa ma si troverà anche esposto a nuovi pericoli con lo scoppio della guerra civile e la conquista del potere di Moubuto.[10].

Cosi' torna in Italia con la moglie, dividendosi tra Ostia e Rodi. Nel 2005 proprio il vecchio amico Piero Terracina lo convince ad accettare l’invito dell'allora Sindaco di Roma Walter Veltroni di prendere parte ad un viaggio ad Auschwitz organizzato per gli studenti dei licei romani.[11] Da allora, in inverno in Italia, Modiano si dedica a far conoscere la sua esperienza ai ragazzi nelle scuole medie e superiori. L'estate invece la trascorre sempre a Rodi dove si occupa dell'antica sinagoga e della piccola comunità ebraica presente nell'isola.[12].

Qualche giorno prima dell'inizio del campionato europeo di calcio 2012 è invitato a guidare la Nazionale italiana di calcio in visita al campo di concentramento-sterminio di Auschwitz insieme con l'amico Piero Terracina e Hanna Kugler Weiss.[13]

Nel 2013 pubblica un libro di memorie, Per questo ho vissuto (Rizzoli: Milano), nel quale descrive l'inferno di Auschwitz e racconta cosa significhi ricominciare a vivere dopo essere sfuggito agli orrori del campo di sterminio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Modiano, Per questo sono vissuto
  2. ^ Modiano, Per questo sono vissuto
  3. ^ a b Shoa, Sami Modiano racconta: "Fui internato ad Auschwitz, la fabbrica dello sterminio ebraico" | tiscali.notizie
  4. ^ S. Agata de' Goti, il ricordo di Sami Modiano sopravvissuto all'olocausto: 'Per i tedeschi ero già morto' - ilQuaderno.it
  5. ^ Maida, p.274
  6. ^ Maida, pp.278-79.
  7. ^ Arringo: Incontro con la Storia: incontro con Sami Modiano
  8. ^ Maida, p.294.
  9. ^ Maida, p.267.
  10. ^ Modiano, Per questo sono vissuto
  11. ^ Testimonianza di Sami Modiano
  12. ^ Modiano, Per questo sono vissuto
  13. ^ .La Nazionale in visita ad Auschwitz . Pacifici: "Fatto storico" | Il Sito di Firenze

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Maida (2013). La Shoah dei bambini, Einaudi, Torino.
  • Sami Modiano (2013). Per questo ho vissuto, Rizzoli, Milano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]