Mancata difesa di Roma
| Mancata difesa di Roma |
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10 settembre 1943: I"Granatieri di Sardegna" si apprestano allo scontro contro i tedeschi presso porta San Paolo.
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| Data | 8 settembre - 10 settembre 1943 | ||
| Luogo | Roma | ||
| Esito | vittoria tedesca | ||
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L'espressione mancata difesa di Roma si riferisce agli eventi accaduti nella capitale italiana e nell'area circostante, a partire dall'8 settembre 1943 e nei giorni immediatamente successivi, a seguito dell'armistizio di Cassibile e dell'immediata reazione militare delle forze tedesche stanziate nei dintorni della città nell'ambito della Operazione Achse[2][3]. A causa dell'assenza di un piano organico per la difesa della città e della conduzione coordinata della resistenza militare all'occupazione nazista, la città fu velocemente conquistata dalle truppe della Germania nazista, cui si opposero vanamente e in modo disorganizzato le truppe del Regio Esercito ed i civili, privi com'erano di ordini coerenti e di collegamenti, lasciando sul campo circa 1300 caduti.
Da più parti si incolparono di questa occupazione i vertici militari e politici, accusati di aver volontariamente omesso di disporre quanto necessario perché la città fosse adeguatamente difesa.
Tra le conseguenze dell'occupazione tedesca di Roma vi fu la deportazione di numerosi civili, oltre che i fatti delle Fosse Ardeatine ed altre violenze. La circostanza che il re Vittorio Emanuele III, insieme ai vertici politici e militari, fossero fuggiti a Brindisi, non alleviava la responsabilità (morale, se non altro) dei soggetti preposti alla difesa, quantomeno agli occhi della popolazione, specialmente considerando che attorno a Roma erano comunque presenti truppe italiane per un totale di oltre 80.000 uomini, il cui impiego deciso e coordinato avrebbe potuto contrastare efficacemente i tedeschi nel loro duplice obiettivo di assicurarsi il controllo della capitale italiana e di fare affluire velocemente truppe e materiali di rinforzo in quel momento indispensabili a fronteggiare lo sbarco alleato a Salerno.
Indice |
[modifica] Le truppe schierate attorno a Roma
Subito dopo l'annuncio dell'armistizio, effettuato da Pietro Badoglio via radio alle 19:45 dell'8 settembre 1943, i tedeschi iniziarono le operazioni volte all'occupazione del territorio italiano, inclusa la capitale, e alla neutralizzazione delle truppe italiane schierate su tutti i fronti.
Nella mattinata del 9 settembre le avanguardie tedesche investirono Roma, contrastate in vari punti della cintura urbana e, in qualche caso, a ridosso del centro, dalla reazione spontanea e non coordinata di singoli reparti militari e di civili in armi che, assieme, opposero un'eroica quanto vana resistenza all'urto organizzato e concertato delle truppe germaniche, lasciando sul campo 1.167 caduti tra i militari e circa 120 civili, incluse decine di donne e persino una suora impegnata come infermiera in prima linea[4].
Attorno alla capitale, tuttavia, alla vigilia dell'occupazione tedesca era presente un forte dispositivo di truppe italiane le quali, tuttavia, rimaste senza ordini coerenti e prive di un piano di difesa, furono sopraffatte o disarmate con relativa facilità da truppe germaniche inferiori per numero anche se non per armamenti.
[modifica] Forze italiane
Lo schieramento delle truppe italiane attorno e nella città di Roma poco prima dell'attacco tedesco comprendeva[5]:
Il Corpo d'armata di Roma (generale Alberto Barbieri, comandante anche del presidio militare della capitale), incaricato della "difesa interna" e costituito dalla
- 12ª Divisione fanteria "Sassari"[6] (generale Francesco Zani), su:
- Comando e Compagnia Comando
- 151º Reggimento Fanteria
- 152º Reggimento Fanteria
- 34º Reggimento Artiglieria
- XII Battaglione Mortai
- XII Battaglione Semoventi
- V Battaglione Guastatori di Fanteria
- CXII Battaglione Misto del Genio
- La "Sassari" era una delle pochissime divisioni di fanteria italiane ad essere state convertite secondo il nuovo ordinamento Mod.43, con una buona disponibilità di veicoli corazzati.
- 2º Battaglione Chimico[7]
- 8º Reggimento del Genio
- XXI Battaglione del Genio
- Aliquote Carabinieri e Battaglione Allievi Carabinieri[8]
- Aliquote della Guardia di Finanza[9]
- Deposito e Battaglione di formazione, 2º Reggimento Bersaglieri
- Deposito e Gruppo Squadroni di formazione, Reggimento "Genova Cavalleria"
- Deposito, 81º Reggimento Fanteria
- Colonna "Cheren" della Polizia Africa Italiana[10]
- Battaglione d'Assalto Motorizzato "A"[11]
- Numerosi reparti logistici, di addestramento e di presidio entro la città di Roma, incluso il personale della difesa contraerea, avieri, marinai e finanzieri.
Corpo d'Armata Motocorazzato (generale Giacomo Carboni), incaricato della "difesa esterna" e costituto dalla
- 135ª Divisione corazzata "Ariete II"[12] (generale Raffaele Cadorna), schierata lungo la direttrice Monterosi-Manziana sul bordo settentrionale del Lago di Bracciano, su:
- Comando e Squadrone Comando
- 10º Reggimento Corazzato Lancieri di Vittorio Emanuele II
- 16º Reggimento Motorizzato Cavalleggeri di Lucca
- 8º Reggimento Lancieri di Montebello (in configurazione di R.E.Co. - Reparto Esplorante Corazzato)
- 135º Reggimento Artiglieria Corazzata
- 235º Reggimento Artiglieria Semovente
- CXXXV Battaglione Semoventi Controcarro
- XXXV Battaglione Misto del Genio
- 10ª Divisione fanteria motorizzata "Piave"[13] (generale Ugo Tabellini), distribuita ad arco immediatamente a nord della città, tra la località di Ottavia sulla via Trionfale, la Giustiniana sulla via Cassia e le due sponde del fiume Tevere, tra via Flaminia e via Salaria nei pressi di Castel Giubileo, su:
- Comando e Compagnia Comando
- 57º Reggimento Fanteria
- 58º Reggimento Fanteria
- 20º Reggimento Artiglieria
- X Battaglione Mortai
- X Battaglione Controcarro
- X Battaglione Misto Genio
- 136ª Divisione corazzata "Centauro II"[14][15] (generale Carlo Calvi di Bergolo), composta prevalentemente da ex camicie nere, ancora in addestramento e ad equipaggiamento ridotto (per quanto fornito dai tedeschi e particolarmente moderno) schierata ad arco a oriente del centro, lungo la via Tiburtina, tra le località di Lunghezza e Monte Celio, poco a occidente di Tivoli, su:
- Comando e compagnia comando
- 131º Reggimento fanteria Carrista
- Reggimento Legionario Motorizzato
- 136º Reggimento Artiglieria
- 136º Battaglione Misto Genio
- elementi in afflusso, 18º Reggimento Bersaglieri (in configurazione di R.E.Co. - Reparto Esplorante Corazzato)[16]
- Questa divisione, originariamente la 1ª Divisione corazzata di Camicie Nere "M", era considerata dal suo stesso comandante come non affidabile nell'eventualità di dover combattere contro i tedeschi: per tale motivo tutti gli ufficiali superiori erano da poco stati sostituiti e si stava provvedendo al rimpiazzo degli ufficiali inferiori e all'amalgama con altri reparti dell'Esercito Regio, e venne dislocata in posizione decentrata rispetto alle difese della capitale senza prendere parte attiva ai combattimenti.
- 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna"[17] (generale Gioacchino Solinas), disposta ad arco immediatamente sul fianco meridionale della città, tra la Magliana e Tor Sapienza, a controllare le vie Aurelia, Ostiense, Appia e Casilina, su:
- Comando e Compagnia Comando
- 1º Reggimento Granatieri
- 2º Reggimento granatieri
- 20º Reggimento Artiglieria
- XXI Battaglione Mortai
- CCXXI Battaglione Controcarri
- XXI Battaglione Misto Genio
- Reparto Motocorazzato del Comando di Corpod'Armata[18]
- 1º Reggimento Artiglieria Celere "Eugenio di Savoia"[19]
- Deposito e Battaglione di formazione, 4º Reggimento Fanteria Carrista[20]
- 11º Reggimento del Genio
XVII Corpo d'armata (generale Giovanni Zanghieri), incaricato della "difesa costiera" e costituito dalla
- 103ª Divisione fanteria autotrasportabile "Piacenza"[21] (generale Carlo Rossi), disposta nel quadrante sudoccidentale della campagna romana, tra via Ostiense e via Appia, a mezza via tra il lido di Ostia e Albano Laziale, su:
- Comando e Compagnia Comando
- 111º Reggimento Fanteria
- 112º Reggimento Fanteria
- 36º Reggimento Artiglieria
- CXII Battaglione Mortai
- CXII Battaglione Controcarro
- CXI Battaglione Misto Genio
- 220ª Divisione Costiera[22] (generale Oreste Sant'Andrea), schierata tra Orbetello e Fiumicino, su:
- Comando e Compagnia Comando
- 111º Reggimento Fanteria Costiera
- 152º Reggimento Fanteria Costiera
- Quattro Gruppi Squadroni appiedati "Genova Cavalleria"
- CCCXXV Battaglione Fanteria Costiero
- CVIII Gruppo Artiglieria Costiero
- 221ª Divisione Costiera[23] (generale Edoardo Minaja), schierata tra Fiumicino ed Anzio, su :
- Comando e Compagnia Comando
- 4º Reggimento Fanteria Costiera
- 8º Reggimento Fanteria Costiera
- Un Gruppo Squadroni appiedato "Savoia Cavalleria"
- Scuola di Artiglieria di Sabaudia
- Scuola di Artiglieria Costiera di Torre Olevola
- Scuola di Artiglieria Costiera di Gaeta
- 10º Reggimento Arditi
Questi reparti vennero rinforzati il mattino del 9 settembre dall'arrivo del:
- elementi della 7ª Divisione fanteria "Lupi di Toscana"[24], schierati sulla via Aurelia a ridosso di Ladispoli, sul litorale tirrenico nord.
- elementi della 13ª Divisione fanteria "Re"[25], sulla via Cassia, in località La Storta, poco a nord della capitale.
Queste unità facevano parte dell'afflusso delle rispettive divisioni, in viaggio da nord per rinforzare il dispositivo italiano a protezione della capitale, che furono colte dall'armistizio ancora in viaggio e si sbandarono prima di arrivare a destinazione.
Il totale delle forze italiani disponibili per la difesa di Roma ammontava complessivamnte ad 88137 uomini, 124 varri armati, 257 semoventi, 122 tra autoblindo e camionette Sahariane e 615 pezzi d'artiglieria[1]. Si trattava di un complesso di forze di composizione e qualità eterogenea ma numeroso e comprendente unità bene equipaggiate (come la Ariete II e la Sassari) o comunque solidamente inquadrate (come la Granatieri di Sardegna o il 10º Reggimento Arditi), che se utilizzato in modo deciso ed unitario avrebbero potuto contrastare validamente le forze tedesche presenti nell'area.
[modifica] Forze tedesche
Le truppe tedesche, oltre al personale in transito verso sud ed un numero non elevato di effettivi del personale di polizia, collegamento e supporto presente in città e presso le installazioni militari e le vie di comunicazione con il fronte (allora in Calabria, ma nel frattempo avveniva anche lo sbarco alleato a Salerno), erano infatti presenti solo con due grandi unità, così inquadrate :
XI Corpo d'armata aviotrasportato (generale Kurt Student)
- 2ª Divisione Paracadutisti[26] (generale Walter Barenthin), schierata nelle vicinanze dell'Aeroporto di Pratica di Mare, di fronte alla "Piacenza", su:
- 2º Reggimento Paracadutisti
- 6º Reggimento Paracadutisti
- 7º Reggimento Paracadutisti
- 2º Reggimento Artiglieria Paracadutisti
- 2º Battaglione Controcarro paracadutisti
- 2º Battaglione Genio Paracadutisti
- La divisione era stata aviotrasportata senza preavviso dalla Provenza immediatamente dopo il 25 luglio e aveva di fatto assunto il controllo dell'importante scalo aereo immediatamente a sud di Roma.
- 3ª Divisione Panzergrenadier[27] ((generale Fritz-Hubert Gräser), disposta a nord di Roma di fronte alla "Ariete II", tra Orvieto e il Lago di Bolsena, su:
- 8º Reggimento Panzergrenadier
- 29º Reggimento Panzergrenadier
- 3º Reggimento Artiglieria
- 103º Battaglione Semoventi
- 103º Battaglione Esplorante
- 3º Battaglione Controcarro
- 3º Battaglione Genio
- Kampfgruppe Büsing[28] (distaccato dalla 26. Panzer-Division).
- Si trattava di una unità di recente costituzione (giugno 1943), ancora in fase di addestramento e con organici ed equipaggiamenti ancora parzialmente incompleti.
A queste unità va aggiunto il personale di supporto e protezione del Comando tedesco per il Sud Italia del Feldmaresciallo Albert Kesselring sito in villa Torlonia a Frascati, che tuttavia era stato completamente distrutto in un pesante bombardamento aereo alleato eseguito dalle 12:00 alle 14:00 dell'8 settembre 1943 da parte di 130 B-17 statunitensi. Il bombardamento provocò la morte di circa 500 civili e 200 soldati tedeschi, e devastò la storica cittadina, ma lasciò illeso il comandante nazista e gran parte del suo Stato maggiore. Occorsero comunque diverse ore per ristabilire in pieno i contatti con le otto divisioni tedesche (comprese le due schierate a sud e a nord della capitale) in quel momento agli ordini di Kesselring, sebbene quelle attorno a Roma fossero ben collegate via radio e con telefoni da campo.
Le due divisioni tedesche potevano quindi contare su un totale di 25033 uomini, 71 carri armati, 54 semoventi, 196 tra autoblindo e veicoli blindati, e 165 pezzi d'artiglieria[1]. Queste forze costituivano un insieme dislocato in modo poco omogeneo, con la concentrazione della quasi totalità degli equipaggiamenti pesanti a nord di Roma inquadrati in una divisione di qualità non ancora ottimale, ed una divisione di alta qualità ma con soli armamenti leggeri a sud.
[modifica] I combattimenti
Fu la manovra a tenaglia di queste due unità che convergevano, da sud e da nord, rispettivamente, sulla città, a travolgere in breve tempo la reazione dei pochi reparti che, per iniziativa di singoli ufficiali e con il supporto della popolazione civile, osarono attaccarli da La Storta, alla Montagnola, a Porta San Paolo, e a prendere il controllo della capitale entro breve tempo, mentre le grandi unità italiane nel loro complesso - due volte più numerose di quelle tedesche in quanto a numero di effettivi - restavano paralizzate in mancanza di ordini coerenti e senza collegamenti, e cadevano quindi preda dell'ex-alleato, senza neanche poterlo davvero combattere.
Ciò malgrado, i reparti che di propria iniziativa si opposero all'invasore non si risparmiarono nella difesa estrema della città: 1.167 furono i militari caduti e, tra essi, 10 furono decorati con Medaglia d'oro al Valor Militare, e 27 con Medaglia d'argento al Valor Militare.
[modifica] Monterosi, Bracciano, Manziana
Sulla via Cassia, la divisione corazzata Ariete stava apprestando un caposaldo difensivo, a protezione del quale il sottotenente Ettore Rosso e un gruppo di genieri del CXXXIV Battaglione misto genio stavano posando un campo di mine. All'arrivo del kampfgruppe Grosser[29] della 3ª Panzergrenadier-Division, costituito da una trentina di veicoli corazzati e due battaglioni di fanteria motorizzata, Rosso mise due autocarri di traverso sulla strada a bloccare il passo. I tedeschi intimarono allora di sgombrare la strada entro quindici minuti: Rosso, invece di obbedire, utilizzò il tempo per ultimare lo sbarramento e, all'avanzare dei tedeschi, aprì il fuoco e poi fece brillare lo sbarramento insieme a quattro volontari, i genieri scelti Pietro Colombo, Gino Obici, Gelindo Trombini e Augusto Zaccanti, che aveva tenuto con sé dopo aver rimandato indietro il resto del reparto; nel tempo impiegato dai tedeschi per riorganizzarsi, il caposaldo venne apprestato alla difesa. Nello scontro che ne seguì, il II Reggimento Cavalleggeri di Lucca ed il III Gruppo del 135º Reggimento Artiglieria su obici da 149/19 contrastarono l'avanzata tedesca, con perdite da ambo le parti; il bilancio fu di 4 carri persi, 20 morti e una cinquantina di feriti da parte italiana, altrettanti uomini circa e qualche carro in più da parte tedesca; l'avanzata tedesca fu fermata per il resto della giornata. Per l'episodio, al tenente Rosso fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare ed ai suoi quattro genieri la Medaglia d'argento al valor militare[30]. Questo ed altri episodi di resistenza da parte di elementi della Divisione Ariete II nella zona di Bracciano e della Manziana fecero sospendere gli attacchi della 3ª Panzergrenadier-Division, che, anche a seguito dell'ordine di concentrazione dell'intero Corpo d'Armata Motocorazzato nella zona di Tivoli sul lato orientale di Roma, preferì limitarsi ad aggirare il perimetro difensivo della capitale dal lato occidentale e dirigersi indisturbata a sud verso la zona di Salerno per contrastare gli sbarchi anglo-americani.
[modifica] Monterotondo
Nel 1943 Palazzo Orsini Barberini fu sede per alcuni mesi dello Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano. Il 9 settembre 1943, a seguito dell'armistizio con gli angloamericani, i tedeschi con un lancio di 800 paracadutisti provenienti da Foggia, guidati dal Maggiore Walter Gericke tentarono la cattura di Roatta, convinti che fosse presente: egli se ne era invece andato immediatamente dopo la dichiarazione di armistizio. La sede fu contesa strenuamente dai reparti italiani dell'esercito (tra questi la "Piave" e la "Re"), dei carabinieri ed anche da cittadini armati, e costò ai tedeschi la perdita di 300 paracadutisti, di cui 48 caduti, mentre gli italiani ebbero 125 caduti e 145 feriti, tra i quali 14 carabinieri.[31]. A seguito di questi fatti furono concesse decorazioni a Vittorio Premoli del 57º Reggimento Fanteria "Piave" (Medaglia d'Oro al Valor Militare), al Carabiniere Giuseppe Cannata, che dopo strenua difesa di un posto di blocco venne colpito a morte (Medaglia d'Argento al Valor Militare), al giovane Ortensi (Medaglia d'Argento al Valor Militare), al Tenente dei Carabinieri Raffaele Vessichelli, comandante di gruppo autonomo mobilitato con il compito di difesa e sicurezza del Palazzo Orsini Barberini (Medaglia di Bronzo al Valor Militare).
[modifica] Sud di Roma
La 2ª divisione paracadutisti tedesca che avanzava da sud riuscì già alle prime ore del 9 settembre a sopraffare la Divisione Piacenza catturandone buona parte del comando, ma subito dopo si trovò di fronte la Divisione Granatieri di Sardegna al completo sotto l'energico comando del generale Gioacchino Solinas. I combattimenti continuarono quindi per circa due giorni ma le più esperte e meglio condotte truppe tedesche ebbero buon gioco a sopraffare o aggirare uno dopo l'altro i capisaldi della divisione. Dopo il Ponte della Magliana toccò alla Montagnola, quindi, la mattina del 10 a Porta San Paolo. Gli ultimi scontri significativi avvennero alla passeggiata archeologica. A nulla servì l'intervento di alcuni veicoli corazzati dei Lancieri di Montebello e del 4º Reggimento Fanteria Carrista che furono colpiti uno dopo l'altro dalla artiglieria controcarro tedesca. Quando fu firmato il cessate il fuoco le truppe tedesche stavano ormai irrompendo incontrastate nel centro storico mentre altre divisioni italiane faticavano a raggiungere la zona degli scontri provenendo da nord.
Subito dopo, tutte le unità del regio esercito nella zona furono disarmate e sciolte, esclusa parte della Divisione Piave, che restò in armi per garantire l'ordine pubblico nell'ambito del "Comando della Città aperta di Roma" (affidato al Gen. Giorgio Carlo Calvi di Bergolo) finché anche queste truppe vennero disarmate dai tedeschi il 23 settembre 1943.
[modifica] La commissione d'inchiesta
Circa l'accaduto il 19 ottobre 1944 fu insediata una commissione d'inchiesta che il 5 marzo 1945 comunicò le sue risultanze al presidente del consiglio Ivanoe Bonomi ed al ministro della guerra Alessandro Casati. La commissione era presieduta dal sottosegretario alla Guerra Mario Palermo[32], e per questo anche detta "Commissione Palermo", e composta dai generali Pietro Ago e Luigi Amantea[33].
Le risultanze furono coperte da segreto di stato, per esigenze della difesa militare, e solo nel 1965 rese pubbliche[34]. Si compongono di 190 fascicoli contenenti verbali di interrogatorio, relazioni di servizio, altre relazioni, questionari compilati, per circa un centinaio di persone informate dei fatti che furono contattate. Parte del materiale è costituito da relazioni originariamente prodotte per la "Commissione per l'esame del comportamento degli ufficiali generali e colonnelli"[35] oppure per lo stato maggiore, per il SIM o per altri enti militari.
La Commissione attribuì la responsabilità della caduta di Roma ai generali Mario Roatta e Giacomo Carboni.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Medaglie d'oro al Valor Militare individuali
- Serg. magg. Udino Bombieri (10º Reggimento "Lancieri di Vittorio Emanuele II")
- Cap. Orlando De Tommaso (Battaglione Allievi Carabinieri)
- Cap. Francesco Vannetti Donnini (4º Reggimento "Genova Cavalleria")
- Sottoten. Vincenzo Fioritto (4º Reggimento Fanteria Carrista)
- Cap. Romolo Fugazza (8º Reggimento "Lancieri di Montebello")
- Cap. Nunzio Incannamorte (DC Gruppo Artiglieria Semovente)
- Cap. Vincenzo Pandolfo (1º Reggimento "Granatieri di Sardegna")
- Sottoten. Luigi Perna (1º Reggimento "Granatieri di Sardegna")
- Ten. Raffaele Persichetti (1º Reggimento "Granatieri di Sardegna")
- Sottoten. Ettore Rosso (CXXXIV Battaglione Misto del Genio)
- Cap. Camillo Sabatini (8º Reggimento "Lancieri di Montebello")
- Cap. Renato Villoresi (13º Reggimento Artiglieria "Granatieri di Sardegna")
[modifica] Medaglie d'argento al Valor Militare alla Bandiera
[modifica] Note
- ^ a b c d Pafi e Benvenuti 1985, op. cit., p. 257.
- ^ G. Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, p. 426.
- ^ R. De Felice, Mussolini l'alleato. La guerra civile, pp. 82 e 84.
- ^ Cenni Storici sull'8 settembre a Roma dal sito ufficiale del comune di Roma
- ^ Pafi e Benvenuti 1985, op. cit.
- ^ La divisione "Sassari" consisteva in 14500 uomini, 24 semoventi, 80 pezzi d'artiglieria.
- ^ Il 2º Battaglione Chimico consisteva di 1100 uomini, con armamento leggero.
- ^ I Carabinieri presenti a Roma ammontavano a 4500 uomini, con armamento leggero.
- ^ I Finanzieri presenti a Roma ammontavano a circa 2100 uomini, con armamento leggero.
- ^ La colonna "Cheren" consisteva in 858 uomini, 12 carri L6/40, 14 Camionette Sahariene AS42, 6 pezzi d'artiglieria.
- ^ Il Battaglione d'Assalto Motorizzato "A" consisteva in 420 uomini con 32 Camionette Sahariane AS42.
- ^ La divisione "Ariete II" consisteva in 9500 uomini, 45 carri armati, 190 semoventi, 46 autoblindo, 84 pezzi d'artiglieria.
- ^ La divisione "Piave" consisteva in 7500uomini, 4 autoblindo, 80 pezzi d'artiglieria.
- ^ La divisione "Centauro II" consisteva in 6000 uomini, 24 carri armati, 12 semoventi, 4 autoblindo, 44 pezzi d'artiglieria.
- ^ Ex 1ª Divisione corazzata "M", rinominata "Centauro" a seguito della defascistizzazione attuata dal governo Badoglio.
- ^ Gli elementi del 18º Reggimento Bersaglieri presenti a Roma consistevano in 400 uomini, 24 carri armati L6/40 e 4 autoblindo.
- ^ La divisione "Granatieri di Sardegna" consisteva in 12000 uomini e 54 pezzi d'artiglieria.
- ^ Il Rep.Motocorazzato del Com.CdA consisteva in 250 uomini ed 8 semoventi.
- ^ Il 1º Reggimento Artiglieria Celere "Eugenio di Savoia" consisteva in 1200 uomini e 24 pezzi d'artiglieria.
- ^ Il Battaglione di Formazione del 4º Reggimento Fanteria Carrista consisteva in 1700 uomini, 31 carri armati, 11semoventi e 18 autoblindo.
- ^ La divisione "Piacenza" consisteva in 8500 uomini e 44 pezzi d'artiglieria.
- ^ La 220ª divisione consisteva in 4000 uomini e 74 pezzi d'artiglieria.
- ^ La 221ª divisione consisteva in 3800 uomini e 62 pezzi d'artiglieria.
- ^ Gli elementi della divisione "Lupi di Toscana" presenti nella zona di Roma consistevano in 1400 uomini.
- ^ Gli elementi della divisione "Re" presenti nella zona di Roma consistevano in 2500 uomini e 13 pezzi d'artiglieria.
- ^ La 2ª Divisione Paracadutisti consisteva in 8000 uomini, un veicolo blindato e 42 pezzi d'artiglieria.
- ^ La 3ª Divisione Panzergrenadier consisteva in 14885 uomini, 3 carri armati, 42 semoventi, 195 tra autoblindo e veicoli blindati, 99 pezzi d'artiglieria.
- ^ Il Kampfgruppe Büsing consisteva in 2178 uomini, 68 carri armati, 12 semoventi e 24 veicoli blindati, 99 pezzi d'artiglieria.
- ^ Kampfgruppe ("gruppo da combattimento") è una unità di dimensioni variabili, spesso formata in occasione di singole operazioni, che usualmente prendeva il nome dal suo comandante. È caratterizzata dall'essere formata di sole unità da combattimento, senza quindi unità logistiche e di supporto.
- ^ http://www.arsmilitaris.org/pubblicazioni/eroe.pdf
- ^ "Storia & Battaglie", n. 81, giugno 2008.
- ^ Palermo, comunista, aveva ricoperto lo stesso incarico anche nel governo Badoglio a Salerno.
- ^ Entrambi questi generali erano stati nominati senatori durante il fascismo e nel periodo dell'occupazione tedesca di Roma risultavano aderenti alla Repubblica Sociale Italiana.
- ^ In ottemperanza a richiesta del tribunale di Varese e dietro pressione di alcuni deputati. Dinanzi al tribunale di Varese era imputato del reato di diffamazione a mezzo stampa Ruggero Zangrandi, querelato da un giudice dell'Alto commissariato per la punizione dei delitti fascisti in merito ad alcuni apprezzamenti circa la condanna del generale Mario Roatta contenuti in un suo libro. La sollevazione del segreto si rendeva necessaria ai fini dell'accertamento della consistenza delle affermazioni dello Zangrandi.
- ^ Commissione presieduta dal medesimo generale Amantea.
[modifica] Bibliografia
- Mario Roatta, Memoria sulla difesa di Roma, relazione all'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Esercito, Brindisi, 18 gennaio 1944
- Jo Di Benigno, Occasioni mancate, Roma in un diario segreto, S.E.I., 1945
- Alfredo Sanzi, Il generale Carboni e la difesa di Roma visti ad occhio nudo, Vogliotti, 1946
- Siegfrid Westphal, Decisioni fatali, Longanesi, 1958
- Eugenio Dollmann, Roma nazista, Longanesi, 1959
- Piero Pieri, Roma nella prima decade del settembre 1943, in "Nuova rivista storica", agosto 1960
- Silvio Bertoldi, Le guerre parallele, Sugar, 1962
- Alberto Giovannetti, Roma città aperta, Libreria Vaticana, 1962
- Antonio D'Assergio, Memoria sulla difesa di Roma, Penne, 1963
- Enzo Piscitelli, Storia della resistenza romana, Laterza, 1965
- Giuseppe Castellano, Roma kaputt, Casini, 1967
- Benedetto Pafi; Bruno Benvenuti, Roma in Guerra, Roma, Edizioni Oberon, 1985. 8836400167
- Anthony Majanlahti - Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944. Itinerari, storia, immagini, Il Saggiatore, Milano, 2001.