Strage di Marzabotto

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Coordinate: 44°18′37″N 11°13′11″E / 44.310278°N 11.219722°E44.310278; 11.219722

« Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dai loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana. »
(Salvatore Quasimodo, epigrafe alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto[1])
Strage di Marzabotto
Eccidio monte sole1.jpg
Resti della chiesa di San Martino di Monte Sole
Stato Italia Italia
Luogo Marzabotto
Obiettivo Popolo
Data 29 settembre - 5 ottobre 1944
Morti circa 1830[2][3]
Responsabili Truppe naziste
Motivazione Azione di rastrellamento contro formazioni partigiane

L'eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe nazi-fasciste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno che comprendono le pendici di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa.
La strage di Marzabotto, con circa 1830 morti (tra cui intere famiglie e molti bambini), è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche e fascisti italiani in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.

Puntuali ricerche[senza fonte][4] edite nel 1994 dal Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto e fondate soprattutto sui dati delle anagrafi dei Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno hanno dimostrato come il dato relativo ai caduti riferito in questo e in altri testi vada diversamente considerato e messo in relazione a un più ampio territorio. Infatti gli eccidi compiuti da nazisti e fascisti colpirono i tre comuni durante l’estate-autunno 1944 e causarono complessivamente la morte di 955 persone. In particolare la strage nazista del 29 settembre - 5 ottobre 1944 fu causa di 770 morti. Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi ebbero poi anche 721 morti per cause varie di guerra. Da qui il dato complessivo accertato dal Comitato Onoranze: 1676 decessi per mano di nazisti e fascisti e per cause di guerra.

Gli avvenimenti[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
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« La nostra pietà per loro significhi che tutti gli uomini e le donne sappiano vigilare perché mai più il nazifascismo risorga. »
(Lapide del cimitero di Casaglia)

Dopo il Massacro di Sant'Anna di Stazzema commesso il 12 agosto 1944, gli eccidi nazifascisti contro i civili sembravano essersi momentaneamente fermati. Ma il feldmaresciallo Albert Kesselring aveva scoperto che a Marzabotto agiva con successo la brigata Stella Rossa, e voleva dare un duro colpo a questa organizzazione e ai civili che l'appoggiavano. Già in precedenza Marzabotto aveva subito delle rappresaglie, ma mai così gravi come quella dell'autunno 1944.

Alcune vittime della strage

Capo dell'operazione fu nominato il maggiore Walter Reder, comandante del 16º reparto corazzato ricognitori (Panzeraufklärungsabteilung) della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, sospettato a suo tempo di essere uno tra gli assassini del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss. La mattina del 29 settembre, prima di muovere all'attacco dei partigiani, quattro reparti delle truppe naziste, comprendenti sia SS che soldati della Wehrmacht, accerchiarono e rastrellarono una vasta area di territorio compresa tra le valli del Setta e del Reno, utilizzando anche armamenti pesanti. «Quindi – ricorda lo scrittore bolognese Federico Zardi – dalle frazioni di Panico, di Vado, di Quercia, di Grizzana, di Pioppe di Salvaro e della periferia del capoluogo le truppe si mossero all'assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole», e fecero terra bruciata di tutto e di tutti.

Nella frazione di Casaglia di Monte Sole la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote, don Ubaldo Marchioni, e tre anziani. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime, di 28 famiglie diverse tra le quali 50 bambini[5]. Fu l'inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. La violenza dell'eccidio fu inusitata: alla fine dell'inverno fu ritrovato sotto la neve il corpo decapitato del parroco Giovanni Fornasini.

Fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, dopo sei giorni di violenze, il numero delle vittime civili si presentava spaventoso: circa 770 morti. Le voci che immediatamente cominciarono a circolare relative all'eccidio furono negate dalle autorità fasciste della zona e dalla stampa locale (Il Resto del Carlino)[6], indicandole come diffamatorie; solo dopo la Liberazione lentamente cominciò a delinearsi l'entità del massacro.

I processi per crimini di guerra[modifica | modifica sorgente]

Al termine della seconda guerra mondiale, Walter Reder fu processato e nel 1951 condannato all'ergastolo. Il 14 luglio 1980 il tribunale militare di Bari gli concesse la libertà condizionale, aggiungendo però un periodo di trattenimento in carcere di 5 anni, "salva la possibilità per il governo di adottare provvedimenti in favore del prigioniero". Il 23 gennaio 1985, il presidente del consiglio Craxi decise di liberare anticipatamente Reder. A suo favore erano intervenuti a suo tempo sia il Governo austriaco che quello tedesco[7]. Morì a Vienna nel 1991[8].

Nel 2006 ha avuto inizio il processo contro 17 imputati, tutti ufficiali e sottufficiali della 16. SS-Freiwilligen-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS[8]. L'istruzione dei procedimenti ha avuto luogo grazie alla scoperta, avvenuta nel 1994, di 695 fascicoli di inchiesta presso la sede della Corte Militare d'Appello di Roma[8]. Questi fascicoli, segnati con il timbro della "archiviazione provvisoria"[8] datata 1960 e conservati in un armadio rivolto verso il muro, il cosiddetto "armadio della vergogna", rimasto chiuso fino alla scoperta avvenuta nel 1994, contenevano i dati riferiti a numerosi ufficiali delle SS responsabili di crimini di guerra dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945[9].

Il 13 gennaio 2007 il Tribunale Militare della Spezia ha condannato all'ergastolo dieci imputati[8][10] per l'eccidio di Monte Sole, ritenuti colpevoli di violenza pluriaggravata e continuata con omicidio.

I condannati, tutti in contumacia, sono:

Il 7 maggio 2008 la Corte Militare d'Appello di Roma ha confermato gli ergastoli della sentenza di primo grado, e ha condannato alla stessa pena Wilhelm Kusterer, il quale era stato assolto in primo grado. Il processo si è concluso con la morte di Paul Albers, l'unico ad aver presentato ricorso in Corte di Cassazione[8].

Alcune foto[modifica | modifica sorgente]

Il parco storico e la Scuola di Pace di Monte Sole[modifica | modifica sorgente]

Nella piccola frazione di Casaglia di Monte Sole don Giuseppe Dossetti volle insediare la comunità religiosa Piccola Famiglia dell'Annunziata.

L'estesa area della strage è stata trasformata in parco storico regionale (Parco di Monte Sole) sia per l'interesse ambientale che per mantenere la memoria storica della Resistenza e degli eccidi nazifascisti.

Nel 1994, cinquantesimo anniversario della strage, viene posta vicino ai resti della chiesa di Casaglia una campana fusa con materiale bellico, donata all'arcidiocesi di Bologna dal vicepresidente della Russia Aleksander Putskoj.

Nel 2002 è stata istituita la Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole per promuovere iniziative di formazione ed educazione alla pace e alla convivenza pacifica fra i popoli.

Lo stato di eccezione[modifica | modifica sorgente]

Lo Stato di eccezione. Processo per Monte Sole 62 anni dopo è un documentario diretto da Germano Maccioni (87 min., 2008; produttori: Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto, Loris Lepri, Germano Maccioni), che ha per oggetto lo svolgimento del processo relativo all'eccidio[11]. Il film è stato proiettato al Festival del cinema di Venezia[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Epigrafe di Salvatore Quasimodo, Comune di Marzabotto. URL consultato il 29-06-2010.
  2. ^ Elenco accertato dei trucidati nella strage di Marzabotto
  3. ^ Elenco accertato dei trucidati nei giorni precedenti o successivi alla strage di Marzabotto [1]
  4. ^ {| id="metadata_content_table" style="border-style: none; margin: 0px; color: rgb(51, 51, 51); font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; background-color: rgb(255, 255, 255);" | class="metadata_value" style="color: rgb(0, 0, 0); padding: 0px 0px 0px 1em;" |Marzabotto: quanti, chi e dove: i caduti e le vittime delle stragi nazifasciste a Monzuno, Grizzana e Marzabotto e i caduti per cause varie di guerra: carta delle località degli eccidi nazifascisti, a cura di Mario Degli Esposti, Luigi Arbizzani, Bruno Bertusi, Ezio Antonioni, Editore Ponte Nuovo, Anno 1994, 229 pagine. |}
  5. ^ Ettore Mo, Con gli scampati nel cimitero della strage in Corriere della Sera, 30 settembre 2004. URL consultato il 31-01-2010.
  6. ^ «Le solite voci incontrollate, prodotto tipico di galoppanti fantasie in tempo di guerra, assicuravano fino a ieri che nel corso di una operazione di polizia contro una banda di fuorilegge, ben centocinquanta fra donne, vecchi e bambini erano stati fucilati da truppe germaniche di rastrellamento nel comune di Marzabotto... Siamo dunque di fronte a una nuova manovra dei soliti incoscienti destinata a cadere nel ridicolo perché chiunque avesse voluto interpellare un qualsiasi onesto abitante di Marzabotto o, quanto meno, qualche persona reduce da quei luoghi, avrebbe appreso l'autentica versione dei fatti» (Il Resto del Carlino, 11 ottobre 1944, come riportato in Wu Ming, 54, Torino, Einaudi, 2002, Pp. 375-376. ISBN 978-88-06-19319-5. ).
  7. ^ Alberto Gaino, A Marzabotto la polemica non si spegne, in La Stampa, 7 gennaio 1985, p. 9; Walter Reder in libertà dopo 40 anni. Improvvisa decisione di Palazzo Chigi, in La Stampa, 24 gennaio 1985, pp.1-2.
  8. ^ a b c d e f Eccidio di Marzabotto - I processi, Associazione vittime eccidi nazifascisti di Grizzana. URL consultato il 31-01-2010.
  9. ^ Marco Imarisio, Class action su Marzabotto in Corriere della Sera, 19 febbraio 2009. URL consultato il 31-01-2010.
  10. ^ Strage di Marzabotto, 10 ergastoli in contumacia in Corriere della Sera, 14 gennaio 2007. URL consultato il 01-07-2010.
  11. ^ Gli enti che hanno promosso il documentario sono: il Comitato Regionale per le Onoranze ai caduti di Marzabotto, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Bologna, gli stessi Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, l’Associazione Familiari delle Vittime delle stragi nazifasciste di Monte Sole e dalla Cineteca di Bologna che lo distribuisce in formato dvd. Vd. anche Lo stato di eccezione.
  12. ^ lostatodieccezione.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, Il Mulino, 2009.
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino (a cura di), Crimini e memorie di guerra, Napoli, l'ancora del mediterraneo, 2004.
  • Carlo Gentile: Le SS di Sant’Anna di Stazzema: azioni, motivazioni e profilo di una unità nazista, in: Marco Palla (a cura di), Tra storia e memoria. 12 agosto 1944: la strage di Sant’Anna di Stazzema, Roma, Carocci, 2003, p. 86-117.
  • Carlo Gentile: Marzabotto, in: Gerd R. Ueberschär (a cura di), Orte des Grauens. Verbrechen im Zweiten Weltkrieg, Darmstadt, Primus, 2003, p. 136-146.
  • Carlo Gentile: Walter Reder – ein politischer Soldat im „Bandenkampf“, in: Klaus-Michael Mallmann/Gerhard Paul (Hg.): Karrieren der Gewalt. Nationalsozialistische Täterbiographien (Veröffentlichungen der Forschungsstelle Ludwigsburg der Universität Stuttgart, Vol. 2), Darmstadt, Primus, 2004, p. 188-195.
  • Luciano Gherardi: Le querce di Monte Sole, Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno (1898-1944), Bologna, Il Mulino, 1986.
  • Renato Giorgi: Marzabotto parla. Venezia, Marsilio Editore, 1999.
  • Lutz Klinkhammer: Stragi naziste in Italia, Roma, Universale Donzelli, 1977, p. 118-141.
  • Marzabotto, quanti, dove, chi, a cura del Comitato regionale per le onoranze di Marzabotto, Bologna, Ponte nuovo, 1995.
  • Jack Olsen: Silenzio su Monte Sole, Milano, Garzanti, 1971.
  • Dario Zanini: Marzabotto e dintorni, Bologna, Ponte Nuovo, 1996.
  • Franco Fontana, La Staffetta. Le guerre non finiscono mai, Bologna, Oltre i Portici, 2007. IVª ristampa, settembre 2010. ISBN 978-88-902765-1-4.
  • Daniele Biacchessi Orazione civile per la Resistenza, Bologna, Promo Music, 2012.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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