Aldo Finzi (politico)
Aldo Finzi (Legnago, 20 aprile 1891 – Roma, 24 marzo 1944) è stato un militare, dirigente sportivo, politico e partigiano italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Suo padre, Emanuele, era un ricco possidente di Rivarolo Mantovano che, benché educato nella fede ebraica, se ne distaccò, rimanendo un libero pensatore agnostico in materia di religione. Sposò in età avanzata una ragazza di Venezia fervente cattolica, dalla quale ebbe sette figli che fece battezzare ed allevò nel cattolicesimo. Aldo Finzi fu battezzato il 30 giugno 1891[1], studiò a Parma ed iniziò l'attività politica nel 1913 in qualità di consigliere comunale a Badia Polesine. Nel 1915 si arruolò volontario nella prima guerra mondiale e l'8 agosto del 1918 partecipò con Gabriele D'Annunzio al celebre volo su Vienna.
Dopo la fine della Grande Guerra nel 1918, si stabilì a Milano, dove aderì nel 1920 ai fasci di combattimento e fu eletto deputato nel 1921.
Finzi fu fra i partecipanti all'impresa di Fiume. Era presente nella città quarnerina quando accadde lo strano incidente in cui restò ferito D'Annunzio stesso che aveva coniato per lui la locuzione il volo dell'Arcangelo.
Finzi partecipò alla marcia su Roma nel 1922 e in quello stesso anno fu sottosegretario agli interni e vice-capo della polizia, incarico che manterrà fino all'omicidio di Giacomo Matteotti nel 1924 (Mussolini ne addebitò a lui la colpa).
Rimase ininterrottamente deputato del Partito Nazionale Fascista dal 1921 al 1929.
Dopo il matrimonio con Maria Luigia Clementi, nipote del cardinale Vincenzo Vannutelli, si fece interprete della linea normalizzatrice e s'impegnò nel tentativo di inglobare nel fascismo settori del mondo cattolico, della cooperazione e del sindacalismo confederale al fine di garantire la conservazione del vecchio assetto economico e sociale.
Nel 1924, al momento dell'uccisione di Giacomo Matteotti, Finzi era sottosegretario agli interni e venne coinvolto nelle indagini ed epurato insieme a Emilio De Bono, anche a seguito dell'atteggiamento tenuto in occasione dell'ultimo discorso alla Camera dal deputato socialista.
Per chiarire la sua posizione e difendere la propria onorabilità scrisse un memoriale che fu consegnato al fratello Gino Finzi che la diede in visione a parecchi testimoni con l'intenzione di farla pervenire in mano alle opposizioni. Il testo non venne mai trovato, poiché dopo alcuni giorni venne bruciato dallo stesso Gino Finzi per sua stessa ammissione.[2]
Nel 1928 non venne ricandidato alla Camera, e nel 1929 uscì dalla scena politica per diventare il maggiore produttore di tabacco per il Lazio.
Nel 1938 manifestò la propria opposizione ai provvedimenti per la difesa della razza. Nel 1942 fu espulso dal Partito Nazionale Fascista e prese contatti con l'antifascismo. Nel novembre del 1943 aderì al movimento partigiano di Roma guidato da Carlo Andreoni, vicino al Partito Socialista
Arrestato nel febbraio del 1944 e portato a Regina Coeli, fu fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Si parlò di un suo riavvicinamento all'ebraismo negli anni 1942-1943 ed il suo nome figura tra gli ebrei caduti durante la resistenza in una lapide all'ingresso della Sinagoga di Roma.
Presso il sacrario delle Fosse Ardeatine a Roma sulla sua lapide è riportata la dicitura: "Tenente Aldo Finzi" e ogni anno, in concomitanza con l'anniversario dell'inumana strage, l'Aeronautica Militare Italiana depone una corona di fiori in segno di omaggio. Non molti sanno, infatti, che Finzi nei primi anni della sua carriera da deputato riunì un comitato trasversale di parlamentari che su sua iniziativa spinsero affinché l'Arma Aeronautica divenisse una forza armata a sé stante giacché essa era al tempo parte integrante dell'esercito. Alla fine le sue pressioni furono accontentate, e alla nascita dell'Arma Mussolini nominò Finzi Vice Commissario del corpo mantenendo per sé la carica di Commissario. In pratica, però, i poteri decisionali furono riservati direttamente ad Aldo Finzi.
[modifica] Note
- ^ Cfr. Pierluigi Briganti, Il contributo militare degli ebrei italiani alla Grande Guerra 1915-1918, Silvio Zamorani editore, Torino 2009.
- ^ Fonte: Mio fratello Aldo Finzi, di Gino Finzi.
[modifica] Bibliografia
- Domizia Carafoli, Gustavo Bocchini-Padiglione, Aldo Finzi - Il fascista ucciso alle Fosse Ardeatine, Mursia, Milano 2004
- Giovanni Cecini, I soldati ebrei di Mussolini, Mursia, Milano 2008