Giorgio Marincola

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« Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori… »
(Giorgio Marincola a Radio Baita, gennaio 1945[1])

Giorgio Marincola (Mahaddei Uen, 23 settembre 1923Stramentizzo, 4 maggio 1945) è stato un partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato nella Somalia Italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria e di Askhiro Hassan, somala della cabila Abgal. Contrariamente alle usanze dell’epoca[2], il padre riconobbe entrambi i figli meticci (oltre a Giorgio, Isabella, nata nel 1925) e li portò in Italia.

Giorgio, emigrato per primo, crebbe a Pizzo Calabro con gli zii, che non avevano figli. Isabella, invece, andò a vivere a Roma, col padre e la moglie italiana, Elvira Floris, sposata nel giugno 1926.

Giorgio si trasferì a Roma, in casa del padre, nel 1933. Qui frequentò il regio liceo Umberto I e per due anni scolastici ebbe come professore di Storia e Filosofia il militante azionista Pilo Albertelli, morto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Nel 1941 si iscrisse alla facoltà di Medicina, con l’intenzione di specializzarsi nelle malattie tropicali, per poi tornare a lavorare nel suo paese d’origine.

Nell’autunno 1943 entrò a far parte di un gruppo di partigiani legato al Partito d'Azione e operò a Roma nella terza zona del Pd’A, settore Salario. In seguito all’arresto di un compagno decise di trasferirsi a Corchiano, in provincia di Viterbo, dove partecipò ad azioni di sabotaggio e scontri armati.

Dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944 si arruolò nello Special Operations Executive e partì per la provincia di Brindisi, dove ricevette l’addestramento militare in diverse basi alleate. Come nome di battaglia scelse Mercurio e gli venne conferito il grado di tenente.

All’aeroporto di San Vito dei Normanni, venne aggregato alla missione Bamon e paracadutato nei pressi di Zimone in provincia di Biella. Sul suo stesso aereo militare viaggiava anche Edgardo Sogno[3].

Il 15 settembre, durante l’attacco a una colonna di automezzi tedeschi, venne ferito ad una gamba e dovette restare fermo per qualche tempo.

Il 17 gennaio 1945, fu imprigionato da un reparto di SS nel carcere di Biella e di lì trasferito a Villa Schneider, presso il comando della polizia militare tedesca. Qui lo costrinsero a parlare durante una trasmissione di Radio Baita. Come già successo ad altri partigiani catturati, Giorgio avrebbe dovuto denigrare la Resistenza[4]. Scelse invece di esaltarla, scagliandosi contro il regime fascista. La trasmissione venne interrotta, “con atroce rumore di percosse”.[5] In seguito a questo episodio, i nazisti lo trasferirono nel carcere "Le Nuove", a Torino, e poco dopo, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, nel Lager di Bolzano.

Quando gli alleati liberarono il lager, il 30 aprile 1945, Marincola si rifiutò di riparare in Svizzera su un mezzo della Croce Rossa. Decise invece di raggiungere la Val di Fiemme, dove i partigiani e la popolazione temevano ancora rappresaglie da parte dell’esercito nazista in ritirata.

Proprio i tedeschi lo uccisero a un posto di blocco, nei pressi dell'abitato di Stramentizzo, il 4 maggio 1945. Morì insieme ad altri 20, tra partigiani e civili, nell’ultima strage nazista sul territorio italiano[6].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Giovane studente universitario, subito dopo l'armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell'agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa.»
— Stramentizzo, 4 maggio 1945

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1946 l'Università La Sapienza gli ha conferito la laurea ad honorem in medicina.

Nel 1964 gli è stata dedicata una via a Biella, nel quartiere Chiavazza, mentre nel 2007 gli è stata dedicata dal comune di Roma una via nel Municipio XX a Cesano.

A Mogadiscio, gli è stata intitolata un’aula della scuola italiana, oggi demolita.

Il 9 settembre 2009 il circolo ANPI Pigneto-Torpignattara di Roma viene intitolato alla memoria di Marincola.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Citato in A.Conti, Missione Bigelow, ORI-sez. Ant, Circolo Culturale Giustizia e Libertà, Roma 1993, p.303.
  2. ^ A.Triulzi, Giorgio Marincola: Una storia esemplare, prefazione a C.Costa, L.Teodonio, Razza Partigiana, 2008
  3. ^ E. Sogno, Guerra senza bandiera, Bologna 1995, p.267
  4. ^ C.Costa, L.Teodonio, Razza Partigiana, pp. 132-133
  5. ^ A.Conti, Missione Bigelow', cit
  6. ^ L. Gardumi, Maggio 1945: A nemico che fugge, ponti d’oro. La memoria popolare delle stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, Trento 2008

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]